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Il Karma e' una Ruota. L'anima e' il suo motore.

Metamedicina 2.0 – Oltre 2000 tra sintomi e malattie spiegate.


Metamedicina 2.0 – Oltre 2000 tra sintomi e malattie spiegate.

 I contenuti di questo dizionario sono ispirati al libro di Claudia Rainville.

 

 Metamedicina 2.0 – Ogni Sintomo è un Messaggio – Consigliato acquistare il libro.

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Dizionario dei Sintomi

Lettera A

 

ABASIA:

incapacità totale o parziale di camminare mentre il tono e la forza muscolare, la sensibilità e la coordinazione restano integre.

Sono forse bloccato dalla paura di andare avanti?

Che cosa mi paralizza?

ABBANDONO :(sentimento e nevrosi dell’abbandono):

In psichiatria, il termine «abbandono» è riferito a una rottura, totale o progressiva, dei legami affettivi che uniscono un individuo alle persone che gli sono care. Può trattarsi del legame di dipendenza naturale di un bambino verso i suoi genitori, o di quello che si crea in un’amicizia o in una relazione di coppia.

La rottura del legame può essere violenta, come nel caso della morte improvvisa di una persona amata o di una partenza inaspettata.

La rottura può essere di ordine affettivo, per esempio nel caso di una mamma che non risponde al pianto del bambino per scoraggiarlo dal fare capricci, o di una mamma o un papà che si rifiutano di accompagnare il loro bambino o di essere presenti a qualcosa che per lui riveste grande importanza. Un bambino che non si sente ascoltato, capito, sostenuto, protetto, che si sente ignorato, rifiutato…

Situazioni di rotture affettive vissute nel passato possono aver fatto nascere un sentimento di abbandono che, a sua volta, ha generato il timore di essere nuovamente abbandonati, o causato una nevrosi dell’abbandono.

La persona che ne soffre vive con l’angoscia di essere lasciata, cosa che la spinge a essere gelosa e possessiva. Nel momento in cui l’individuo amato non sopporta più questi comportamenti soffocanti e desidera creare una distanza per poter «respirare», il sentimento di abbandono viene a galla. La persona ne è sconvolta, pronta a tutto purché l’altra non si allontani. Dopo aver fatto ricorso a ogni genere di stratagemma (suppliche, pianti, minacce) ed essersi resa conto che non può trattenere l’amato, piomba nella tristezza, nell’amarezza, perde l’appetito e talvolta anche la voglia di vivere. Si sente quindi ferita, vittima, priva di valore e cade in depressione.

Per liberarsi da questa nevrosi è fondamentale accogliere il bambino che eravamo in uno dei momenti in cui ha vissuto questa emozione. Attraverso l’immaginazione si può ritrovare il bambino e vedere l’adulto di oggi entrare in quella scena per dirgli che non è solo, che è presente e che non l’abbandonerà mai, che sarà per lui quel papà o quella mamma di cui aveva tanto bisogno, che potrà contare su di lui e che gli darà l’amore che ha tanto atteso dagli altri. Si potrà allora vedere il bambino aprirsi alla vita e ritrovare il desiderio di vivere.1 Vedi anche Depressione.

Mi sono sentito abbandonato?

Da chi?

In quale circostanza?

ABLAZIONE DELLA GHIANDOLA TIROIDEA:vedi anche Ghiandola Tiroidea.

Ho, o avevo, difficoltà nell’affermarmi in ciò che è importante per me?

ABORTO:vedi Gravidanza e suoi problemi.

ACALASIA: vedi Esofago.

ACHILLE (tendine): vedi Tendine d’Achille.

ACIDITÀ GASTRICA: vedi Stomaco.

ACIDO URICO: vedi Artrite gottosa.

ACNE:

dermatosi provocata dall’infiammazione dei follicoli piliferi e delle ghiandole sebacee. Spesso è causata da situazioni in cui si è portati a credere che gli altri non ci vogliano, cosa che spinge poi al rifiuto di se stessi.

→ Acne giovanile del viso:  localizzata soprattutto sulla fronte, sulle guance e sul mento.

Frequente negli adolescenti che dubitano di loro stessi, che hanno difficoltà a integrarsi in un gruppo, che temono il giudizio degli altri. L’adolescenza è il periodo di transizione tra l’infanzia e il mondo adulto. Se alcuni adolescenti rifiutano l’autorità dei genitori, altri invece faticano a uscire dalla loro sfera d’influenza. Il ragazzo che soffre di acne può avere la sensazione di non riuscire a essere se stesso, di dover essere ciò che i suoi genitori si aspettano che sia, ciò che lo pone in una situazione di fragilità nei confronti dei suoi coetanei che considera molto più emancipati. Ciò può indurlo a provare vergogna e a sprofondare ancora di più nel suo problema.

Questo tipo di acne colpisce anche le persone adulte alle prese con la difficoltà di non poter essere se stesse per il timore di non piacere o di essere respinte qualora non rispondano alle attese delle persone vicine o del loro ambiente.

Mi sento messo da parte, non integrato nel gruppo di cui vorrei far parte?

Ho la sensazione di non poter essere me stesso, di dover essere ciò che il mio ambiente si aspetta che io sia?

→ Acne escoriata o severa del volto:  questo tipo di acne lascia segni e cicatrici. Ha le stesse cause di quella giovanile, ma è determinata da un rifiuto più marcato della propria persona.

Un ragazzo che soffre di questo tipo di acne può avere la tendenza a paragonarsi a giovani della sua età che ci sanno fare molto con le ragazze, mentre lui è ancora timido e vergine. Il disagio, l’imbarazzo e il rifiuto di sé può manifestarsi sulla pelle del viso.

Ho la tendenza a rifiutarmi, a pensare che sono meno bello, meno attraente degli altri?

Cerco di isolarmi dagli altri o di proteggermi da coloro che potrebbero voler abusare di me, tenendoli lontani con la mia acne?

Lina ha diciassette anni, ha sviluppato un’acne cistica in seguito a un abuso. Un giorno alcuni ragazzi, passando in macchina e vedendola di spalle, le gridano: «Ehi, bella moretta!» Quando si gira, i ragazzi esclamano: «Oh!» Lina interpreta l’episodio come un rifiuto della sua persona e si allontana ancora di più dagli altri. È in questo periodo che vuole abbandonare gli studi. Più rifiuta se stessa, più l’acne aumenta, più si isola dagli altri. Il giorno in cui Lina imparò a volersi bene e ad accettarsi così com’era, notò che l’acne cominciava a sparire. Meno di sei mesi dopo non ne aveva più del tutto.

→ Acne sulla schiena:

Ho la tendenza a svalutarmi perché non posso dare agli altri il sostegno che si aspettano da me o perché non ricevo il sostegno di cui avrei bisogno per credere in me stesso?

Può essere un sostegno di tipo affettivo, finanziario, accademico o di incoraggiamento da parte dei nostri cari.

→ Acne sul petto:  il petto ha a che fare con il nostro spazio vitale.

Rifiuto me stesso e mi sottovaluto perché sono timido, non occupo in modo sufficiente il mio spazio?

ACROMEGALIA:vedi Ipofisi.

ACUFENE: rumore interno all’orecchio sentito unicamente dalla persona che ne è affetta.

Nel caso di un acufene è importante identificare il tipo di rumore che si sente, ciò che esso rappresenta per noi e capire se ci stiamo mettendo sotto pressione per non ascoltare i nostri bisogni o le emozioni legate a questo rumore.

Una donna sentiva un rumore simile alle cicale, che per lei rappresentavano il periodo delle vacanze. Quando se ne rese conto, capì che non si concedeva il diritto di stare in ozio quando suo marito era al lavoro.

Anch’io ho sofferto di acufene all’orecchio destro, e anch’io sentivo il canto delle cicale. Così come per quella donna, le cicale per me rappresentano l’estate, le vacanze. Nel periodo in cui soffrivo di questo disturbo avevo un gran bisogno di vacanze, ma mi tenevo sotto pressione per finire di scrivere un libro che volevo far pubblicare. Al momento dell’uscita in libreria, finito lo stress da lavoro, il rumore scomparve. Tornò appena ripresi la scrittura di un nuovo libro, ma questa volta, avendo capito il problema, smisi di farmi pressione dicendomi che il libro sarebbe uscito nel momento più opportuno per me.

Una delle mie pazienti mi disse che il rumore che sentiva le dava l’impressione di avere le orecchie tappate. Lo associava quindi a un tappo. Il disturbo era iniziato al rientro dalle vacanze, dopo una discussione con suo marito. Lui sosteneva che quando sarebbero andati in pensione (alla quale mancava poco) avrebbero dovuto ridurre il loro tenore di vita, aggiungendo che non avrebbero più potuto permettersi di avere due vetture, di fare vacanze come quelle che si erano appena presi eccetera. Per lei, la sola idea di non avere più la sua auto equivaleva a perdere la propria libertà. Solo a pensarci si sentiva bloccata. Il tappo corrispondeva al timore di perdere la propria autonomia.

L’aiutai a prendere coscienza del fatto che si trattava solo delle paure di suo marito e che invece lei era una donna dinamica, che aveva sempre avuto ciò che desiderava e che nessuno la obbligava a vivere le cupe proiezioni del marito. Attraverso visualizzazioni mentali l’aiutai a ritrovare il momento in cui si era sentita bloccata dalla paura. Parlò con la donna che era stata, dicendole che avrebbe sempre avuto i soldi di cui avrebbe avuto bisogno, e che non avrebbe condiviso le paure del marito. Incoraggiò anche lui e si liberò da tutti i turbamenti.

Dopo la seduta, la sera stessa l’acufene era scomparsa, mentre un otorinolaringoiatra le aveva consigliato un intervento chirurgico e medicinali da prendere per tutta la vita.

Un’altra paziente sentiva strida di uccelli. Quando le chiesi cosa rappresentassero per lei, mi rispose: «Grida di bambini». «E le grida dei bambini a che cosa ti fanno pensare?» «A quelle di mio fratello quando mio padre lo picchiava.» Si era sentita completamente impotente per non poter aiutare il fratello e continuava a fare pressione su se stessa per non cadere in preda al senso di impotenza che la assaliva nel suo lavoro di aiuto per gli altri.

Un’altra donna ancora sentiva le campane di una chiesa che la riportavano ai funerali della madre. Il rumore corrispondeva alla pressione a cui si era sottoposta e a cui continuava a sottoporsi per non esprimere le sue emozioni.

Ho spesso avuto a che fare con persone che mi hanno riferito di aver sofferto di acufene dopo la morte di un loro caro e nella maggior parte dei casi si trattava di persone che facevano di tutto per non lasciar trasparire le loro emozioni.

Qual è la pressione interna di cui mi carico attraverso i miei monologhi interiori?

Mi dico: «Bisogna che finisca quello che ho iniziato… Devo resistere… Devo riuscirci… Bisogna che continui…» mentre in fondo al cuore vorrei potermi occupare di altro?

Che cosa non voglio sentire nel mio intimo dato che non vedo soluzioni?

È forse il bisogno di fermarmi, di mettere un termine al mio lavoro, di godere un po’ di più della vita, di andare in pensione?

È forse la tristezza che mi pervade, il sentimento di solitudine che mi fa soffrire, la difficoltà che ho a raggiungere la persona che amo?

ADDISON: vedi Ghiandole surrenali.

ADENOCARCINOMA:

tumore maligno di una ghiandola o di un tessuto ghiandolare. Questa patologia è presente soprattutto nel cancro al seno, al colon, al pancreas, ai reni, come anche alle ghiandole salivari e ad altri organi (cfr. il tipo di tumore in questione).

Dipende molto spesso da un grande turbamento emotivo dovuto a un trauma affettivo per la perdita di una persona cara.

Ho vissuto una forte emozione di colpa, di dolore, di rifiuto, di abbandono, di accuse infondate dal mio partner, da mio figlio o da una persona di cui mi sento responsabile?

→ All’utero (per esempio):

Ho vissuto forti emozioni riguardanti il mio ambito famigliare (il mio focolaredomestico, il mio o i miei figli)?

ADENOFLEMMONE:

infezione di una linfoghiandola.

Ho difficoltà ad accettare il fatto che dovrò combattere contro questa malattia?

ADENOIDI o VEGETAZIONI ADENOIDI:

tessuto linfatico della mucosa rinofaringea con funzione di difesa dell’organismo a livello delle vie respiratorie.

→ Aumento delle vegetazioni adenoidi: il sistema linfatico prolifera quando ci si sente minacciati. Questa patologia compare spesso nei bambini che vanno all’asilo o che iniziano la scuola. Ci si potrebbe chiedere se è legata a una sensazione di insicurezza che il bambino prova quando è separato dalla mamma, verificandolo magari anche con lui.

→ Adenoidectomia: asportazione chirurgica delle adenoidi. Può anche essere eseguita assieme a un’amigdalectomia (ablazione delle amigdale o tonsille, vedi Tonsille).

Quali sentimenti viveva il bambino prima della crescita delle vegetazioni adenoidi? Si sentiva forse insicuro? Aveva bisogno di essere rassicurato che la madre lo amava o che non lo avrebbe mai abbandonato?

ADENOMA:

piccolo tumore benigno di una ghiandola formato dall’epitelio di un organo. È sovente legato a una ferita affettiva provocata da una persona che amiamo in modo particolare.

La persona può essere il nostro partner, un genitore, un figlio o un amico…

La ferita può entrare in risonanza con un trauma da rifiuto o da abbandono vissuto nell’infanzia.

Ho vissuto una situazione che mi ha destabilizzato affettivamente, che mi ha profondamente toccato?

ADENOPATIA:

rigonfiamento di uno o più linfonodi localizzati soprattutto nel collo, nelle ascelle e nella regione inguinale, di natura infiammatoria o tumorale (vedi Linfonodi).

ADERENZE:

esistono aderenze fisiologiche normali e aderenze patologiche. Le prime hanno il compito di mantenere gli organi (colon, reni e milza) all’interno del peritoneo.

→ Aderenze patologiche: tessuto fibroso che unisce organi normalmente divisi tra loro.

Benché alcune siano congenite, la maggior parte si forma nei processi di cicatrizzazione di piaghe o bruciature, dopo un intervento chirurgico o un trattamento di crioterapia. Tuttavia, non tutte le persone che si sottopongono a interventi chirurgici sviluppano aderenze, così come è possibile averne in seguito a un intervento chirurgico e non dopo un altro. Ciò può essere spiegato dall’intensità dell’infiammazione che può creare un calore intenso, diverso da una situazione a un’altra e da persona a persona.

I trattamenti di crioterapia ne sono un esempio, e la cosa si spiega abbastanza facilmente. Quando mettiamo un cubetto di ghiaccio sulla pelle, il corpo reagisce aumentando il calore in modo da compensarne la perdita. Un cubetto può avere una temperatura di -20 °C. Possiamo immaginare la compensazione che viene a crearsi a livello dei tessuti quando vengono a contatto con azoto liquido raffreddato a -196 °C. Il corpo reagisce producendo un calore intenso che può far aderire i tessuti gli uni agli altri.

Dopo la nascita di mia figlia, sviluppai un cancro al collo dell’utero. Per cercare di eliminarlo, mi proposero un trattamento di crioterapia. In seguito iniziai ad avere forti dolori addominali, in modo particolare all’avvicinarsi e durante le mestruazioni. Consultai un medico e mi sottoposi a esami, scoprendo che avevo sviluppato aderenze multiple. Come, perché? Il medico non seppe darmi spiegazioni e mi propose un’isterectomia totale. Avevo ventisette anni e desideravo un secondo figlio. Sopportai quindi le aderenze e, con stupore dei medici che mi seguivano, rimasi di nuovo incinta. Alla nascita di mio figlio ebbi la fortuna di incontrare un chirurgo meraviglioso che mi liberò da tutte le aderenze. Fu un intervento che durò molte ore e dal quale ci vollero mesi per riprendermi.

Mi occorsero anni prima di poter fare il collegamento tra questo trattamento e le aderenze, senza tener conto del fatto che quando ero stata dal medico perché avevo perdite di sangue fra una mestruazione e l’altra ero nella fase di guarigione dal tumore (vedi Tumore al collo dell’utero alla voce Utero).

Molte persone credono che un intervento chirurgico sia la soluzione miracolosa per liberarsi dai loro problemi, dimenticando a volte un po’ troppo in fretta gli effetti secondari. Sicuramente gli interventi chirurgici hanno salvato e salvano molte vite, ma talvolta vengono eseguiti inutilmente. Dopo un intervento per asportare la vescicola biliare, mi accorsi di avere due cicatrici. Ne chiesi il motivo all’infermiera. Mi rispose: «Quando si opera l’addome di solito si toglie l’appendicite nel caso si presentassero problemi!» Che potevo dire? Oggi le chiederei se quel medico sarebbe disposto a farsi asportare i testicoli nel dubbio che potessero sviluppare un cancro. Questo è talvolta il prezzo che si deve pagare per imparare a usare il proprio discernimento.

Un giorno un’amica a un Centro di crescita personale mi disse: «Se si proponesse a un malato di cambiare la sua alimentazione, le sue convinzioni e liberarsi dalle emozioni legate alla sua sofferenza per guarire, oppure di sistemare la cosa con un intervento chirurgico, otto persone su dieci opterebbero per l’intervento». Per fortuna questa percentuale tende a diminuire.

→ Se queste aderenze hanno avuto origine da ustioni:

Qual era il senso di colpa che mi ha attirato questa o queste ustioni e queste brutte cicatrici?

AFASIA:

disturbo o perdita della padronanza del linguaggio acquisito che causa difficoltà nel parlare, nello scrivere o nel leggere. L’afasia dipende da una lesione delle due zone cerebrali specializzate nel linguaggio (l’area di Broca e l’area di Wernicke), nonché delle loro connessioni nell’emisfero cerebrale dominante.

→ Afasia di Broca: l’eloquio è lento, segnato dallo sforzo e mal ritmato. Le parole sono limitate all’essenziale.

Ho molta paura a esprimermi di fronte a una persona in particolare o in una determinata situazione?

→ Afasia di Wernicke(o afasia recettiva):  la persona non comprende i comandi orali o scritti.

Ho avuto un trauma nei primi anni di scuola o ho avuto molta paura di non essere in grado di corrispondere a ciò che i miei insegnanti si aspettavano da me?

→ Afasia globale: incapacità o grande difficoltà a parlare, a scrivere o a capire le parole pronunciate o scritte.

Ho vissuto uno shock o una forte emozione che mi ha lasciato senza parole?

→ Afasia dovuta a un incidente cerebro-vascolare o a un trauma cerebrale:

Ho vissuto una paura che mi ha paralizzato?

Il terrore di morire può aver originato un trauma cerebrale e causato di conseguenza un’afasia.

AFFANNO: sensazione di avere il respiro corto.

→ Affanno improvviso:

Che cosa mi fa paura?

→ Affanno che perdura:

Ho paura di perdere ciò a cui tengo?

Ho domandato molto a me stesso?

AFONIA:vedi Corde vocali.

AFTA o ULCERA DELLA CAVITÀ ORALE: vedi Bocca.

AGORAFOBIA:

è la paura di sentirsi male, lontani da un luogo o da una persona che rappresenta la nostra sicurezza. L’agorafobico è spesso claustrofobico. Il timore si manifesta nella paura di tutto: della folla, degli ascensori, delle persone, delle gallerie, delle automobili… Molti non sanno neppure di soffrire di questa fobia. La paura più grande è quella di perdere il controllo e di impazzire. Dietro questa ansia si nasconde quasi sempre un evento traumatico la cui carica emotiva non è stata liberata, sia perché abbiamo sempre voluto sfuggirle, sia per aver voluto mantenere il controllo delle situazioni. Quando però questi due meccanismi non possono più essere utilizzati, l’agorafobia torna in superficie e subentra il senso di panico. Può essere originata da un evento in cui la persona ha temuto di morire, può essere persino legata a un parto difficile. Se il bambino ha avuto paura di morire soffocato, qualsiasi situazione da adulto che gli faccia credere di non avere abbastanza aria risveglierà questo ricordo depositato nella sua memoria emozionale e creerà la condizione di panico. Per esempio, attraversare una galleria, entrare in una grotta, non poter toccare il fondo in una piscina, in un lago o al mare.

Com’è stata la mia nascita?

Ho vissuto un evento traumatico in passato, come un abbandono quando ero piccolo, un ricovero ospedaliero che mi ha allontanato dalla mia famiglia, il morso di un cane malato di rabbia, un rischio di annegamento o un’altra situazione in cui avrei avuto molta paura di morire?2

AIDS:

è necessario distinguere la sieropositività dall’AIDS. La sieropositività è il risultato positivo ottenuto da un test di screening (di cui molti medici ed eminenti studiosi mettono in discussione la validità). Si può benissimo essere positivi a questo test in un Paese e negativi in un altro. Inoltre, diverse affezioni possono contribuire a dare un risultato erroneamente positivo. La paura, l’angoscia o le cure possono avere la meglio sul nostro sistema immunitario e portare a quella sindrome da immunodeficienza acquisita chiamata AIDS.

Non è comunque un caso che una persona si trovi a essere sieropositiva o a sviluppare questa sindrome.

→ Sieropositività:

Devo imparare a sviluppare la mia capacità di giudizio invece di credere a tutto quello che mi viene detto?

Non sarebbe meglio che ascoltassi il mio corpo invece di ascoltare il risultato di un test che molti prestigiosi ricercatori mettono in dubbio?

→ AIDS: La paura di contrarre questa malattia può comportare un crollo del sistema immunitario. Tuttavia questa sindrome può anche dipendere da una forma di autodistruzione collegata al senso di colpa di essere vivi. È intervenendo su questo senso di colpa che si può sperare in una vera guarigione.

Avevo paura di avere questa malattia?

Vivo una forma di autodistruzione perché credo di aver deluso i miei famigliari con la mia nascita o le mie scelte di vita?

Mi porto dentro un senso di colpa per il fatto di essere vivo, perché credo di aver causato la sofferenza, o preoccupazioni ai miei famigliari?

Ho veramente detto «SÌ» alla vita?

Questo «sì» alla vita è stato molto importante per Daniel. Quando l’ho incontrato i medici gli avevano dato tre mesi di vita. Daniel era in una fase di totale autodistruzione. Nell’adolescenza, divenuto consapevole di essere attratto dai ragazzi, aveva sentito i suoi genitori dire: «Gli omosessuali andrebbero messi in un campo di concentramento!» Durante un consulto Daniel mi ha detto: «Mi sono messo io in un campo di concentramento perché voglio distruggermi!» Abbiamo fatto un bellissimo lavoro sulla liberazione delle emozioni per far sì che riuscisse a concedersi il diritto di vivere un’esperienza diversa da quella prospettatagli dai genitori. Dopo quel lavoro, Daniel ha riacquistato del tutto le forze ed è guarito dalle sue pneumopatie. Non avendo però smesso le cure, dopo qualche tempo era arrivato a un punto tale di debolezza fisica da non avere più la forza di alzarsi dal letto. Allora gli sono tornate in mente le mie parole: «Tu vuoi vivere?» Con le poche forze che gli rimanevano Daniel ha urlato: «Sì, sì, voglio vivere!» Questo gli ha dato l’energia per uscire dal letto e prendersi cura di sé, ma soprattutto gli ha dato la forza di credere che poteva farcela. Daniel ha creato in seguito una fiorente azienda e oggi, diciassette anni dopo, è ancora vivo.

ALBINISMO:vedi Depigmentazione.

ALCOLISMO:

si tratta più di una dipendenza dall’alcol che del semplice fatto di bere alcolici o di ubriacarsi. La persona sente continuamente il desiderio di bere e non riesce a reprimere il bisogno di consumare alcolici. Pur di procurarsene, potrà far ricorso alla menzogna, all’inganno, al furto ecc. L’alcolista non possiede più il dominio della propria vita, è schiavo delle proprie pulsioni che lo spingono a volersi ubriacare.

Inizialmente il consumo di alcolici può servire a far dimenticare la sofferenza, ad annegare i dispiaceri, a far sparire quel mondo che ci circonda e che non riusciamo ad accettare. In seguito, l’autodistruzione a cui conduce questo abuso alimenta il rancore che nutriamo verso la persona che riteniamo responsabile della nostra sofferenza, che può essere uno dei nostri genitori, un partner o colui che ci ha abbandonato.

Possiamo anche sprofondare nell’alcolismo per senso di colpa: di vivere, di aver ferito o ucciso involontariamente qualcuno, di aver deluso una o più persone care.

Qual è l’avvenimento o la situazione che mi ha portato a voler annegare le mie emozioni nell’alcol o a volermi autodistruggere?

ALESSIA:

incapacità di riconoscere le parole scritte, con conseguenti difficoltà o impossibilità a leggere un testo. Vedi anche Dislessia.

A quale ricordo può ricondurmi la scrittura o ciò che è scritto?

È forse il ricordo di una lettera che mi ha sconvolto o di un’azione giudiziaria di cui uno dei miei cari o io stesso siamo stati oggetto?

ALGODISTROFIA:

colpisce sia gli arti superiori (spalla, mano) sia i piedi. È caratterizzata da gonfiore (edema), rigidità e dolori articolari. Può aggravarsi fino a creare problemi vasomotori e circolatori (mani fredde con difficoltà di prensione) determinando un’atrofia progressiva del muscolo della mano che assume un aspetto ad artiglio. La malattia si manifesta da sola o accompagna una periartrite o una poliartrite. Può indicare la presenza di sentimenti di impotenza e di svalutazione rispetto alla capacità di portare felicemente a termine un compito a cui si teneva molto (l’educazione di nostro figlio) o di aiutare una persona a noi vicina.

Avrei voluto trattenere con me una persona cara?

Provo la sensazione di essere incapace di trattenere coloro che amo?

Mi sento impotente nell’aiutare o ad avvicinare coloro che amo?

Mi ripeto spesso «non c’è niente che io possa fare»?

Mi sento colpevole di essermi assunto una responsabilità che ha avuto conseguenze negative per una persona cara?

ALIMENTAZIONE: vedi Anoressia, Bulimia, Perdita dell’appetito.

ALITOSI o ALITO CATTIVO:

un alito cattivo può essere indice di abuso di tabacco, di alcol, di consumo di alimenti contenenti aglio o cipolla o di una carenza di igiene del cavo orale. Inoltre, può essere caratteristico di un certo numero di affezioni, per esempio di una malattia del fegato, delle vie respiratorie (bronchi, polmoni) o del canale digerente (stomaco). Può anche esprimere collera repressa o pensieri di odio (vedi Pelle).

L’alitosi può essere collegata a un profondo senso di ingiustizia in cui ci sentiamo impotenti a cambiare le cose, ma per cui proviamo molta rabbia.

Provo collera per una situazione che considero ingiusta?

Provo collera nei confronti di una persona di fronte alla quale preferisco tacere per non parlare troppo?

Rimugino su un dispiacere, una delusione o dei rimproveri che mi vengono rivolti?

ALLERGIA:

di solito le allergie sono provocate da situazioni che non vengono accettate o che risvegliano il ricordo di emozioni dimenticate.

→ Allergia legata a qualcosa che non si riesce più a sopportare: quando si dice: «Non posso più sopportare questa situazione…» il corpo può reagire manifestando un’allergia.

Un giorno una lettrice mi scrisse per confidarmi il modo con cui era riuscita a liberarsi da un’allergia agli occhi che nessun farmaco era riuscito a guarire. Utilizzando gli strumenti della Metamedicina, si era chiesta se, tra le cose che vedeva, c’era qualcosa che la disturbava. Aveva allora preso coscienza del fatto che ciò che la disturbava erano i pezzetti di legno che il marito lasciava sul prato del giardino dopo il suo lavoro di bricolage. Ne parlò con lui che le disse: «Se sono i miei pezzetti di legno che ti danno noia, li metto a posto subito». In seguito l’allergia agli occhi era scomparsa del tutto.

→ Allergia legata a un ricordo sgradevole: un uomo allergico al glicine andò a conoscere i genitori della sua nuova compagna. Entrando nel loro salotto, dopo aver visto un mazzo di glicini su un tavolo, si sentì soffocare e il sudore iniziò a colargli sulla fronte. Sul punto di svenire, disse di essere allergico a quei fiori e la sua compagna si precipitò a gettarli via. Una volta ripresosi, spiegò che il glicine conteneva un allergene che doveva assolutamente evitare. Meravigliata, la sua compagna gli chiese: «Ma anche se si tratta di fiori di seta?» Il mazzo di fiori che aveva provocato quella forte reazione era, in effetti, di stoffa. Quando un ricordo viene risvegliato da un’immagine, un suono, un odore o dal tatto, il cervello non distingue più fra l’immagine memorizzata e quella che ha risvegliato il ricordo.

L’uomo venne in seguito a trovarmi. Quando gli chiesi cosa potesse ricordargli il glicine, mi rispose: «Assolutamente niente». Fu solo in una seduta successiva che si rammentò che nel luogo dove abitava prima che i suoi genitori si separassero, c’era in effetti un grande glicine. Un giorno in particolare – aveva circa sei anni – in cui l’arbusto era in piena fioritura, aveva assistito impotente a una scena di violenza nella quale suo padre aveva picchiato sua madre. Aveva visto il sangue uscirle dal naso. Il glicine gli ricordava quindi l’impotenza di soccorrere la mamma.

La sua crisi allergica esprimeva questo: «Io non voglio più vedere questa scena»; il senso di soffocamento: «Aiutatemi a uscire da questa scena insopportabile».

Il cervello limbico non memorizza solo l’emozione, ma tutti gli elementi che fanno parte dell’episodio.

Quando ci si trova di fronte uno di questi elementi, si viene ricondotti nella scena dolorosa o sgradevole che abbiamo vissuto.

Questo spiega anche il motivo per cui le persone che hanno subito un abuso sessuale non sopportano di essere toccate, neppure in modo amichevole. Per loro, il contatto fisico risveglia a volte inconsciamente quel ricordo e l’equazione che si è prodotta, ovvero: «Essere toccati = mancanza di rispetto».

Tuttavia non sempre si tratta di scene drammatiche, quanto piuttosto di emozioni che non sono state liberate.

Un partecipante ai miei corsi mi confidò che soffriva di pruriti quando faceva la doccia, ma non durante il bagno. Mi disse che, appena l’acqua cominciava a scorrergli sul corpo, si ritrovava alle prese con il prurito. Non ne capiva il motivo visto che, oltretutto, preferiva la doccia al bagno nella vasca. Gli chiesi quando era iniziato il problema. Mi disse che il fatto risaliva a una quindicina di anni prima, quando abitava nella casa dello studente. Aveva una piccola stanza in cui c’era la doccia ma non la vasca.

Lavorando insieme sul periodo in cui era iniziato il prurito che l’aveva portato a ritenere di essere allergico all’acqua della doccia, scoprimmo che, a quel tempo, quello che studiava all’università non gli piaceva e che aveva la sensazione di perdere tempo, ciò che lo poneva in uno stato di esasperazione. In seguito, ogni volta che si trovava a fare la doccia, veniva ricondotto inconsciamente alla sua stanzetta di studente, rievocando l’esasperazione provata allora. Aiutandolo a liberarsi da questa emozione passata, il prurito scomparve e poté così di nuovo godere del piacere di farsi una doccia.

→ Allergia ai fiori primaverili: la fioritura degli alberi in primavera può ricordare l’abbondanza dei fiori ai funerali. Ciò può spiegare perché le persone allergiche ai profumi degli alberi in fiore non hanno problemi con i fiori venduti dai fiorai.

Che cosa possono ricordarmi i fiori?

Forse mi ricordano i funerali? La morte di una persona che amavo o un avvenimento in particolare?

Una delle partecipanti ai miei corsi che soffriva di questa allergia si ricordò una scena avvenuta quando aveva circa sette anni: il padre di una sua compagna di classe era morto. Per essere di conforto alla bambina, l’insegnante aveva invitato i genitori degli alunni al funerale. I bambini camminavano dietro al carro funebre seguiti dagli adulti. La donna rivedeva nei suoi ricordi l’auto nera coperta di fiori e la bimbetta che era a quel tempo e che aveva paura. Avrebbe voluto che sua madre le tenesse la mano, ma non osava venir meno a quanto le era stato richiesto. Durante le sedute, la guidai affinché potesse andare verso la madre e dirle che aveva paura. La madre l’aveva allora presa con sé mentre gli altri continuavano a camminare, senza far caso al fatto che avesse cambiato posto. Dopo questa terapia, la donna non soffrì più di allergia ai fiori. Il ricordo sgradevole di essersi sentita obbligata a respirare il profumo delle corone funebri era stato liberato.

→ Allergia al freddo: si manifesta con edema, rossore e prurito alle mani, al viso e alle orecchie quando la persona si trova in un ambiente con una temperatura vicina a 0 ºC. L’inverno rappresenta la morte, così come la primavera la nascita. Il freddo è legato al senso di solitudine, quindi un’allergia al freddo è da mettere in relazione con questa sensazione, con la distruzione, la morte, e la cosa può riguardare una persona, così come una situazione.

Una donna soffriva di allergia al freddo. Quando aveva un anno sua madre aveva abbandonato il tetto coniugale lasciandola al marito che, a sua volta, l’aveva affidata alla nonna paterna.

L’allergia al freddo era sopraggiunta dopo la morte del marito, che aveva riattivato il ricordo della profonda solitudine legata alla partenza di sua madre.

Un’altra partecipante ai miei corsi aveva iniziato a soffrire di allergia al freddo dopo aver lasciato un uomo che minacciava di suicidarsi. Non poteva accettare di vederlo autodistruggersi, ma allo stesso tempo sapeva bene che, se continuava a stare con lui, rischiava di perdere la salute e la tranquillità.

Un’altra donna aveva cominciato a soffrire di questa allergia nel momento in cui sua madre era stata colpita dal morbo di Alzheimer.

Ho difficoltà ad accettare il degrado della salute fisica o psichica di una persona che mi è cara? Ho paura che una persona a me vicina possa suicidarsi?

Ho difficoltà ad accettare la morte di una persona che amo?

Ho vissuto un’esperienza di abbandono quando ero bambino?

→ Allergie alimentari: anche le allergie alimentari sono collegate a un ricordo. Per esempio, supponiamo che stavamo mangiando spinaci quando ci è stata comunicata la morte di nostro padre: la semplice vista degli spinaci o il loro odore può risvegliare il ricordo dell’episodio e dar luogo all’avversione.

Ci sono tuttavia molte allergie alimentari per le quali non è rintracciabile il ricordo scatenante. Può essere che questi ricordi siano legati a un’incarnazione passata.

Una donna mi raccontò che quando era molto piccola rifiutava qualunque pappa di verdure in cui ci fossero piselli. I suoi genitori erano arrivati a capirlo mostrandole le verdure separatamente. Crescendo, continuava a non poterne mangiare. Un giorno, durante un rilassamento profondo, ebbe alcune immagini di una donna inglese che faceva la domestica e che veniva maltrattata. I piselli erano il pasto dei poveri ed era quello che le davano spesso da mangiare.

→ Allergia al lattosio o ai latticini:  il latte non può che ricondurci alla mamma, poiché dopo la nascita i suoi seni sono pieni di latte, fonte primaria di nutrimento.

Se l’allergia si manifesta in un neonato:

Il bambino si è sentito desiderato da sua madre?

Non avrà avuto la sensazione di sentirsi rifiutato o abbandonato?

È possibile che rifiutando il latte il bambino esprima anche un rifiuto della madre.

Se l’allergia si manifesta in un bambino:

È forse in conflitto con la madre?

Se l’allergia si manifesta in un adulto:

C’è stato un episodio che può aver risvegliato un dolore non risolto con la madre?

→ Allergia al glutine: questo tipo di intolleranza si riscontra nei soggetti affetti da celiachia, anche se ci sono molti casi di persone intolleranti al glutine che non sono celiache.

Le cause psicosomatiche sono sostanzialmente le stesse.

Il glutine è presente in numerosi prodotti alimentari, tra cui il pane. L’intolleranza a esso è spesso associata a problemi riguardanti il denaro, rappresentato appunto dal pane.

Una donna che soffriva di questa intolleranza mi raccontò che i suoi genitori litigavano continuamente a causa dei soldi. Per lei quindi il denaro equivaleva a una fonte di conflitti e tensioni. Inconsciamente, rifiutando il glutine, rifiutava il denaro. Mi disse: «In effetti, rifiutavo il denaro che sembrava essere una priorità per i miei genitori, mentre io ritenevo più importanti altri valori come, per esempio, passare bei momenti con i propri figli».

Un’altra persona che ne era affetta aveva visto sua madre costretta a vivere con un marito violento, non avendo abbastanza soldi per poterlo lasciare. A sua volta la donna si era trovata in una situazione di dipendenza finanziaria per mancanza di lavoro. La cosa che rifiutava era l’essere dipendente dai soldi.

Ho vissuto o sto vivendo dei conflitti in relazione ai soldi?

Sono in contrasto con le persone che hanno soldi?

Le mie difficoltà finanziarie sono legate a un senso di ingiustizia che mi porto dentro?

→ Allergia agli alimenti di origine animale: un amico un giorno mi chiese: «Claudia, è possibile che un neonato sia vegetariano?» Stupita dalla domanda, gli chiesi perché me lo chiedeva. Appresi così che sua figlia era allergica a tutti gli alimenti con cellule di origine animale. «Come reagisce la bambina di fronte ai cereali, al latte di soia e alla frutta?» «Ne va matta!» Non potevo esserne certa, ma ero portata a ritenere che l’anima della bambina fosse stata vegetariana prima di questa incarnazione. Inoltre, era allergica a tutto ciò che conteneva arachidi: le scimmie, a cui si danno noccioline per ammansirle, sono spesso utilizzate come cavie per la preparazione dei vaccini. Mi chiesi se quest’anima non avrebbe potuto essere in contrasto con le brutalità perpetrate ai danni degli animali. Osservando la bambina progredire nella vita, non ho potuto fare a meno di convincermene.

Sono contrario allo sfruttamento degli animali?

Sono rimasto scioccato da immagini che mostravano crudeltà inflitte ad animali?

→ Allergia al pelo degli animali:  le persone con questa allergia molto spesso amano gli animali a cui sono allergiche. L’allergia ha come conseguenza quella di rievocare un ricordo triste, ciò che spiega la lacrimazione e gli starnuti che possono corrispondere al rifiuto del ricordo evocato.

Un ragazzo allergico al pelo di gatto non aveva mai messo in relazione la sua allergia con il gatto del vicino a cui era affezionato da piccolo. Gli piaceva giocarci, lo considerava un amico a cui poteva raccontare tutto. Quando cambiò casa con i suoi genitori, perse la sua amicizia e provò di conseguenza una sensazione di grande solitudine. Ogni volta che vedeva un gatto veniva quindi riportato alla perdita del suo amico d’infanzia.

Una persona, in occasione di un seminario, mi disse: «Ho capito la mia allergia ai gatti! Non ho pianto il gatto che amavo!»

Un ragazzino che soffriva di allergia ai peli di cane ne aveva avuto per anni uno a cui era stato molto affezionato. Quando i suoi genitori si erano separati, lo avevano fatto sopprimere perché né l’uno né l’altro potevano tenerlo nella nuova casa. Ogni volta che vedeva un cane, la sua tristezza per la perdita del cane e per la separazione dei genitori tornava a galla e si manifestava con la lacrimazione e gli starnuti.

Per liberarsi da questa allergia occorre sciogliere la tristezza contenuta nel ricordo che un determinato animale risveglia, ovvero ritornare a quell’episodio e consolare il bambino dicendogli che l’anima dell’animale tornerà nel corpo di un altro animale, che lui potrà amare.

A undici anni avevo preso un gattino la cui mamma era morta durante il parto e l’avevo nutrito con un biberon. Il gatto tutte le notti veniva a dormire ai miei piedi. A quattordici anni la mia famiglia aveva dovuto traslocare e siccome non potevamo portare il gatto con noi, mia madre lo aveva fatto sopprimere. Ne fui molto addolorata. Ebbi altri gatti in seguito, ma nessuno poté sostituire quello dei miei undici anni.

Un giorno, durante uno dei miei seminari, un gatto di qualche anno venne verso di me. Mi seguiva quando uscivo dalla sala e aspettava il mio ritorno. Forse era stato abbandonato dal suo padrone? Forse ne cercava uno nuovo? Non era magro, ma aveva fame. Lo nutrii e finii per adottarlo e, esattamente come il gatto dei miei undici anni, prese a dormire ai miei piedi. Ebbi l’intima sensazione che l’anima del mio gatto fosse tornata da me attraverso il nuovo «arrivato».

Quale ricordo risveglia in me questo animale?

Ho perduto un animale che amavo molto?

Può darsi che io non abbia vissuto il lutto dell’animale che amavo?

Ho mai avuto la sensazione che il gatto o il cane fossero più importanti di me?

Allergia al risveglio:

C’era un tale che si ammalava ogni volta che tornava da sua madre, la quale ancora viveva nella casa della sua infanzia. Il solo fatto di ritrovarsi in quel luogo, richiamava a sua insaputa tristi ricordi del passato, che lo disturbavano.

Un altro soffriva di raffreddore da fieno tutte le volte che tornava l’estate: costui abitava in un appartamento nel centro di una grande città e, d’estate, quel luogo gli diventava insopportabile per la calura soffocante; avrebbe tanto voluto essere in campagna, che gli ricordava le estati della sua infanzia.

Una parrucchiera affetta dallo stesso disturbo non riusciva a capire quale fosse l’origine di questa allergia, che la tormentava da pochi anni soltanto; lavorava in un negozio situato in un centro commerciale, illuminato da luci al neon; al ritorno dell’estate avrebbe tanto voluto godersi il sole, invece di lavorare tutto il giorno senza la luce solare.

Quasi tutte le allergie sono collegate:

– a una situazione che non si accetta;

– oppure a un elemento che risveglia uno ο più ricordi tristi ο che non vogliamo.

Un ragazzo soffriva di un’allergia solamente al momento del risveglio, eppure dopo poco tornava tutto alla normalità. Quell’allergia era collegata a un emozione faticosa: per anni aveva dovuto svegliarsi con totale assenza di gioia per una situazione lavorativa precaria e discontinua, avendo dovuto scegliere un lavoro che era totalmente dissonante dalla sua voglia di creare ed esprimere arte. Ogni volta che il ragazzo si svegliava, dunque, la tristezza per la perdita dell’opportunità di potersi esprimere artisticamente tornava in superficie, manifestandosi con starnuti e lacrimazioni; è ciò che può essere chiamato “fenomeno di risonanza”.

Allergia alla polvere o alle muffe:

Ho difficoltà ad accettare la sporcizia o la presenza di rifiuti?

Ho difficoltà ad accettare l’ambiente in cui vivo?

→ Allergia ai medicinali: 

Ho vissuto un’esperienza sgradevole in uno studio medico o in un ospedale?

Per me «medicinale» è equivalente a «ospedale»?

Ho paura delle malattie o delle infezioni?

→ Allergia agli antibiotici: dopo la scoperta della penicillina da parte di Alexander Fleming gli antibiotici sono stati per lungo tempo considerati un rimedio miracoloso. Con il tempo sono state però scoperte proprietà che vanno ben oltre la loro funzione battericida. Per esempio, ci si è resi conto che potevano risultare attivatori della crescita, ciò che permetteva a un animale destinato alla macellazione di raggiungere più in fretta il peso voluto, procurando un grande risparmio nel caso di animali allevati industrialmente, come i polli. In Europa, il 70 per cento degli antibiotici venduti sono utilizzati per i grandi allevamenti di animali. I residui di questi farmaci vengono assorbiti quotidianamente dai consumatori di carne, con la conseguenza di favorire una sempre maggiore resistenza all’azione degli antibiotici stessi.

→Allergia ai cerotti: 

Ho vissuto un’esperienza sgradevole mentre mi levavano un cerotto?

Per me cerotto equivale forse a mancanza di delicatezza, a brutalità?

→ Allergie stagionali: vedi Rinitiallergiche.

→ Allergia al sole: questa allergia si manifesta attraverso un prurito (pizzicore) simile all’orticaria.

Se l’allergia insorge quando sono in vacanza:

Mi concedo il diritto al piacere di rilassarmi o di permettermi delle vacanze?

Mi sento forse in colpa per essermi concesso delle vacanze mentre i miei cari non possono permetterselo?

Una donna mi raccontò di essere allergica al sole ma che non capiva come mai durante un soggiorno in Africa non ne avesse sofferto. Le chiesi se si fosse recata in Africa in vacanza o per lavoro. Comprese il problema quando mi diede la risposta: «Per lavoro!»

L’allergia al sole può essere molto simile ad altre malattie della pelle, come la vitiligine, il cancro della pelle o la fotofobia. Vedi malattie corrispondenti.

ALLUCE VALGO:

chiamato familiarmente «cipolla», è una deviazione verso l’esterno del primo metatarso situato tra la caviglia e il pollice. Si riscontrano molti casi di questa patologia in donne anziane che hanno avuto difficoltà ad assumere il proprio ruolo nel timore di dispiacere alle persone del loro ambiente o perché si facevano fermare dai «Che diranno gli altri?»

Può anche riguardare persone che non sanno quale sia il loro ruolo. È il caso dei bambini emigrati che non si sentono più a casa propria nel loro Paese di origine né in quello che li ha accolti.

Ho difficoltà ad assumere il mio ruolo?

Mi domando a volte qual è il mio ruolo?

Per me assumere il mio ruolo equivale a impormi, cosa che mi spinge a rimanere da una parte?

ALOPECIA: vedi Capelli.

ALOPECIA AREATA:malattia caratterizzata dalla caduta di capelli o di peli in zone circoscritte della pelle. Nella maggior parte dei casi proviene da una situazione angosciante in cui la persona si sente separata da ciò che rappresenta la sua sicurezza.

→ Alopecia universale: colpisce i capelli, le ciglia, le sopracciglia e tutti i peli del corpo. È molto spesso collegata a un profondo senso di insicurezza: «Non ho più alcuna protezione nei confronti di quello che mi attende o che devo affrontare».

L’alopecia nel bambino può risultare da un senso di insicurezza o di non protezione da parte della madre durante la gravidanza. Può anche colpire il giovane scolaro che ha paura di essere separato dalla madre o dal suo ambiente domestico. Può sentirsi un estraneo in mezzo gli altri, soprattutto se non padroneggia la lingua di insegnamento, sentendosi senza protezione.

Ho vissuto una situazione angosciante in cui mi sentivo solo, senza sostegno e incapace di farmi carico di me stesso?

Vivo un grande senso di insicurezza in relazione all’ambiente in cui progredisco?

ALZHEIMER: vedi Morbo di Alzheimer.

AMEBIASI:vedi Dissenteria.

AMENORREA: è l’assenza di mestruazioni.

Amenorrea primaria:  assenza di mestruazioni in una adolescente nell’età dello sviluppo. Quando una adolescente subisce un abuso, anche se non è ancora mestruata può temere di rimanere incinta. La paura della gravidanza può ritardare la comparsa delle mestruazioni.

Ho subito un abuso?

Se sì, ho avuto paura di rimanere incinta?

Se no, ho paura di essere donna?

Amenorrea secondaria: arresto temporaneo o permanente delle mestruazioni.

Ho difficoltà ad accettare la mia sensibilità, la mia vulnerabilità o la mia condizione di donna?

Mi capita di pensare che preferirei essere un uomo?

Desidero forse mettere fine alla possibilità di avere figli?

AMIGDALE:vedi Tonsille.

AMNESIA:

perdita della memoria o della capacità di memorizzare informazioni. L’amnesia riguarda più sovente la memoria a lungo termine. La perdita della memoria a breve termine si riscontra piuttosto nel morbo di Alzheimer.

Che cosa desidero dimenticare o anche cancellare dalla mia memoria?

ANCHE:

rappresentano ciò su cui ci si appoggia per andare in avanti. Problemi o dolori alle anche sono spesso legati a indecisione. Ci si trova di fronte a un dilemma che fa sì che una parte di sé voglia muoversi verso una nuova situazione mentre l’altra ha paura di perdere la propria libertà o sicurezza. Il risultato è un conflitto di movimento che può colpire le anche ma anche le gambe.

Dolore alle anche:

C’è una situazione che potrebbe avere un’influenza importante sul mio avvenire, nella quale ho paura di avanzare o di impegnarmi?

Può darsi che non mi senta pronto per quello che mi aspetta?

→ Artrosi dell’anca: vedi Artrosi.

→ Frattura dell’anca: vedi Frattura.

→ Lussazione dell’anca: vedi Lussazione.

→ Reumatismo articolare dell’anca nel bambino: colpisce soprattutto i bambini tra i nove e i dodici anni. Non è forse l’età in cui si fanno i richiami dei vaccini ai bambini?

Alcuni di loro reagiscono male alle vaccinazioni multiple, possono avere disturbi della crescita e problemi alle ossa. Quando il corpo affronta la fase di riparazione, il bambino può soffrire di forti dolori alle ossa, chiamati reumatismi articolari che possono a volte essere seguiti da osteosarcoma e/o da una fase leucemica o da una leucemia. Ma qual è il motivo per cui certi bambini sviluppano questa patologia e altri no? Il fatto è che bisogna considerare anche il terreno psicosomatico del bambino.

Il bambino ha forse paura di lasciare il mondo spensierato dell’infanzia per incamminarsi gradualmente verso quello degli adulti? Teme forse di avanzare in un mondo incerto in cui gli si parla dei pericoli che minacciano la terra (i cambiamenti climatici dovuti all’inquinamento dell’aria, l’aumento delle catastrofi naturali, le crisi finanziarie ecc.)?

→ Tendinite all’anca: vedi Tendinite.

ANCHILOSI:

perdita completa dei movimenti di un’articolazione in seguito alla distruzione delle cartilagini e alla fusione delle superfici articolari ossee.

Mi sento forse bloccato in una situazione di cui non vedo la soluzione o perché dubito delle mie capacità?

Bisogna però distinguere tra l’anchilosi come patologia e la sensazione di avere un arto o un’articolazione anchilosati.

Essere anchilosati non è forse come avere la sensazione di avere un peso da portare?

Sto vivendo, o ho vissuto, una situazione troppo pesante, troppo difficile nella quale non potevo più andare avanti al punto da sentirmi le gambe anchilosate, o nella quale non potevo più portare pesi tanto le braccia erano anchilosate?

Infine, per ciò che concerne la sensazione di sentire una parte del corpo anchilosata:

Ho paura di non essere all’altezza di quello che devo fare? (mani anchilosate)

Ho forse paura di riprendere il mio lavoro? (piedi o gambe anchilosate)

Ho paura di avere rapporti sessuali? (bacino, in particolare la zona dell’osso sacro)

ANDROPAUSA:

l’andropausa è, nell’uomo, quello che la menopausa è nella donna. Corrisponde a un periodo della vita in cui si verifica una diminuzione della produzione di ormoni maschili. I disturbi dell’andropausa possono manifestarsi attraverso un calo della libido, problemi sessuali e caratteriali che si accompagnano, talvolta, a stanchezza e a momenti di depressione.

Gli uomini che ne sono colpiti hanno sovente paura d’invecchiare, di perdere la loro potenza sessuale e il loro ascendente sugli altri. A volte hanno bisogno di dimostrare che sono ancora desiderabili o prestanti, e questo li può spingere a cercare una partner più giovane. L’abbassamento del livello delle loro prestazioni sessuali li porta talvolta alla depressione. L’uomo che scopre in sé nuove passioni raramente ne soffre.

Ho paura di invecchiare e di essere meno prestante?

ANEMIA:

diminuzione del numero dei globuli rossi contenuti nel sangue rispetto alla normale quantità presente in condizioni di buona salute. Il loro ruolo è essenzialmente quello di assicurare la respirazione dei tessuti mediante l’apporto di ossigeno. I sintomi dell’anemia sono il pallore della pelle e delle mucose, stanchezza, difficoltà respiratorie e palpitazioni al minimo sforzo.

L’anemia è spesso legata a un sentimento di solitudine o a una mancanza di interesse per la vita.

Mi sento incompreso o solo in mezzo agli altri?

Ho così poca voglia di vivere?

→ Anemia ferropriva: carenza di ferro, componente essenziale dell’emoglobina contenuta nei globuli rossi. Il ferro rappresenta la forza mentre il sangue corrisponde alla vita.

Mi dico spesso «Non ho la forza di continuare…» oppure «Non ho più la forza!»?

Ho la sensazione di non riuscire ad affrontare tutte le difficoltà che incontro nella vita?

→ Anemia mediterranea:  in questo tipo di anemia i globuli rossi sono più piccoli del normale.

Provo un senso di colpa di vivere al punto da godere molto poco la vita?

→ Anemia perniciosa:  è la forma più comune di anemia megaloblastica in cui la mucosa gastrica si rivela incapace di produrre il Fattore Intrinseco, una sostanza che permette l’assorbimento della vitamina B12, indispensabile per la produzione di globuli rossi da parte del midollo osseo. L’anemia perniciosa è spesso legata a una malattia autoimmune che blocca la produzione del Fattore Intrinseco a livello dell’intestino tenue. Vedi Malattie autoimmuni.

Può darsi che io non mi ritenga degno di vivere?

ANEURISMA:

quando l’aumento della pressione del sangue dilata e distende la parete già indebolita di un’arteria si forma un aneurisma.

Mi sento forse stanco, sfinito, stufo di combattere, di dovermi forzare tanto per conservare il mio territorio, per ottenere il riconoscimento delle mie idee, dei miei bisogni o dei miei desideri?

ANGINA (del cavo orale): infiammazione dolorosa dell’istmo della gola e della faringe.

Può darsi che ci si dica: «Preferisco non dire niente piuttosto che fare storie, perché se mi lascio andare a dire quello che penso, rischio di parlare troppo». L’angina viene spesso confusa con la tonsillite. Vedi Tonsille.

Ho tenuto dentro le parole che volevo dire invece che esprimere la rabbia che provavo?

ANGINA PECTORIS:si manifesta con forti dolori al torace che si irradiano alla schiena, alle braccia, alla gola o alla mandibola ed è dovuta a un apporto insufficiente di ossigeno al miocardio durante uno sforzo fisico o in una situazione di stress. L’insufficienza di apporto di sangue al cuore è più in generale dovuta a un problema alle arterie coronarie, ma possono esserci altri fattori, quali un restringimento dell’aorta o un ritmo cardiaco troppo lento o troppo rapido.

L’angina pectoris ha sovente come causa la perdita del proprio territorio, ossia di ciò che riteniamo nostro per gli sforzi fatti per conquistarlo o realizzarlo. Può trattarsi della casa, dell’azienda, della famiglia, del rapporto di coppia, del rapporto con i figli, del lavoro, insomma di ciò a cui teniamo. La perdita può riguardare una parte del nostro spazio, così come quella del nostro partner, di uno dei nostri figli, di una collezione di opere d’arte ecc.

Ho avuto paura di perdere oppure ho perduto ciò che rappresentava il mio territorio, ciò a cui tenevo?

Ho difficoltà ad accettare questo licenziamento o questo pensionamento anticipato?

Mi sento risucchiare le energie da uno dei miei cari?

ANGIOMA:

gli angiomi possono essere congeniti o immaturi, presenti cioè già alla nascita o poco dopo. Fra questi troviamo l’angioma piano. Gli angiomi congeniti, per lo più di colore rosato, sono localizzati sulla fronte, sulle palpebre o sulla nuca e regrediscono progressivamente. Quelli di colore rosso o violaceo, localizzati soprattutto sul volto, chiamati «macchie di vino» o «voglie», tendono invece a mantenersi, scurendo con il passare degli anni.

Gli angiomi maturi derivano da un’affezione o da una malformazione artero-venosa.

Gli angiomi congeniti, detti «macchie di vino», sono per lo più legati a ferite di tipo psicologico, spesso per sentimenti di vergogna o di umiliazione.

Angioma al viso: 

Devo imparare a ignorare l’attenzione degli altri che può far nascere in me sentimenti di vergogna, di svalutazione o farmi sentire diverso?

Angioma alla gamba: una donna con un angioma alla caviglia aveva notato che ogni volta che si trovava in situazioni in cui si sentiva prigioniera, quella parte della gamba si gonfiava e diventava violacea, causandole molta sofferenza. Non trovando alcun nesso con episodi della sua vita, le proposi di esplorare, attraverso uno stato di rilassamento profondo, ciò che la sua anima poteva aver vissuto. Durante la seduta le apparve l’immagine di una giovane donna umiliata e incatenata che veniva bruciata su un rogo. Dopo averla aiutata a sciogliere le emozioni connesse a queste immagini, la donna si liberò dai suoi sintomi dolorosi e l’angioma perse di intensità.

Ho dovuto superare un sentimento di vergogna o di umiliazione?

ANGOSCIA o ATTACCO DI PANICO:

disturbo caratterizzato da una paura intensa di perdere il controllo, di non riuscire più a gestire una situazione o di morire, accompagnato da un senso di dolorosa oppressione, da palpitazioni e stordimento.

La persona colpita non comprende sempre bene ciò che le capita, può avere la sensazione di dover agire con urgenza senza però sapere cosa fare o a chi rivolgersi. Il senso di angoscia può sopraggiungere in modo improvviso, inatteso. Può accadere prendendo l’ascensore, passando su un ponte, attraversando una galleria o di fronte a una qualsiasi situazione che procuri un grande senso di insicurezza.

L’angoscia ha spesso come causa l’affiorare in superficie di una memoria emozionale che la persona ha paura di rivivere.

Così, ogni volta che questa persona si trova in una situazione che le ricorda, anche senza esserne cosciente, l’episodio doloroso o traumatico presente nella sua memoria emozionale, entra in uno stato di panico che provoca i sintomi dell’angoscia, tra cui: difficoltà respiratorie, palpitazioni cardiache, aumento della pressione arteriosa, stordimento, accompagnati a volte da nausea, svenimento o anche paralisi.

Inconsciamente, la persona che ha vissuto un’emozione di questo tipo è convinta che se dovesse rivivere quell’evento traumatico morirebbe, ed è proprio ciò da cui cerca di fuggire. La fuga diventa un meccanismo di sopravvivenza.

A quale ricordo mi può riportare questo senso di angoscia?

– Se l’angoscia è legata alla paura di morire, ci si potrà chiedere: «Ho già avuto paura di morire?»

– Se è legata alla paura di essere abbandonati, ci si potrà chiedere: «Ho già avuto paura di essere abbandonato?»

– Se è legata alla paura di rimanere privi di risorse: «Ho già vissuto una situazione di questo genere?»

Molti ricordi sono annidati nel nostro inconscio.

Anna ha cominciato a soffrire di attacchi di panico in seguito al ricovero del fratello per un infarto al miocardio. L’angoscia la soffoca e non capisce cosa le succede. È convinta di aver accettato la malattia del fratello così come l’operazione che deve fare.

Di fatto, il trasporto in ambulanza del fratello la riporta, a livello inconsapevole, a un episodio registrato nella memoria emozionale: ha quattro anni, c’è la guerra, lei è ebrea. Portano via suo padre, che ama moltissimo, in un camion in cui sono ammassati quasi tutti i componenti della sua famiglia assieme ad altri ebrei. Vorrebbe piangere, vorrebbe gridare «papà», ma ha troppa paura e si nasconde fra la folla.

Per liberarsi dall’angoscia si può lavorare in un primo tempo sulla respirazione, poiché quella lenta e profonda ossigena il cervello, rilassa il cuore e agisce sul plesso solare che è il centro delle emozioni.

Se gli attacchi di panico si ripetono, sarà importante, con l’aiuto di un terapeuta esperto, cercare di ritrovare il ricordo (che molto spesso è stato dimenticato) a essi collegato per scioglierne la carica emotiva.3

ANO: è la parte terminale del sistema digerente. Rappresenta la fine di un processo in corso.

Fissura anale:  patologia sovente legata alla sensazione di essere «seduti fra due sedie», di sentirsi lacerati nella scelta tra due possibilità. Per esempio: vivo con una persona ma mi piacerebbe stare con un’altra.

Mi sento diviso fra due situazioni nell’attesa che una delle due si concretizzi?

→ Fistola anale o ascesso: vedi anche Fistola.

C’è una situazione che riguarda la fine di un processo in corso che mi procura rabbia perché le cose non si concludono come vorrei?

Provo rabbia perché non riesco a vedere la fine di una situazione problematica?

→ Prurito anale: può dipendere dalla difficoltà di lasciar andare qualcosa che consideriamo parte di noi stessi, una cosa o una persona da cui non riusciamo a staccarci. Può trattarsi di un’azienda, della casa, di un figlio, del padre, della madre o di un parente anziano.

Quando il bambino è piccolo e usa il vasetto per la prima volta, gli sembra strano di «gettare via» le feci perché è abituato alla sensazione che siano parte di lui. Allora gli si dice: «Su, dì ciao ciao alla cacchina!» Diventati adulti, la relazione con questa parte del corpo che dobbiamo lasciare andare è stata dimenticata. Ma nel momento in cui ci troviamo in una situazione nella quale non riusciamo a staccarci da una cosa che consideriamo essere parte di noi, veniamo ricondotti alle nostre prime esperienze anali.

Una ragazza soffriva di prurito anale. Inizialmente il medico che l’aveva visitata aveva pensato alla presenza di parassiti, ma gli esami avevano in seguito dato esito negativo. Il padre della ragazza in quel periodo doveva assentarsi per motivi di lavoro e la madre notò che i problemi della figlia corrispondevano alle assenze del marito.

Una delle partecipanti ai miei seminari che soffriva di prurito anale era molto attaccata ai genitori che avevano più di ottant’anni, e temeva il momento della loro morte. Non poteva accettare di doverli lasciare. Bastava che uno dei due si ammalasse perché i suoi pruriti aumentassero.

Che cosa mi preoccupa di ciò da cui mi devo staccare?

Faccio fatica a lasciar andare quella che considero una parte di me stesso?

Per guarirne bisogna imparare a distaccarsi, lasciar andare. Per sapere come, vedi Allergie.

Polipo anale:

Mi sono forse sentito incastrato in una situazione di cui non vedevo la fine?

Una partecipante ai seminari mi interrogò a proposito di questo disturbo che le rendeva difficile l’evacuazione intestinale. Le domandai se per caso non si trovava in una situazione da cui voleva fuggire per il fatto di non vederne la fine. Mi raccontò allora di sua madre che seguiva dei trattamenti di chemioterapia per un cancro alle ossa. Non ce la faceva più ad assisterla e a vederla soffrire così tanto e pensava: «Che guarisca o che muoia, non ce la faccio più a vederla soffrire».

ANORESSIA:

con questo termine si indica una perdita dell’appetito, che può essere temporanea – legata a preoccupazioni di ordine emotivo, o per una malattia – o invece permanente. In quest’ultimo caso si parla piuttosto di anoressia mentale o nervosa, anche se si continua a usare la sola parola «anoressia». La malattia può avere origini diverse, anche se quella di tipo mentale o nervosa, in cui la persona non ha mai fame o mangia senza appetito, esprime una perdita del gusto per la vita. La vita, così come il nutrimento, non interessano più o molto poco.

Ecco alcune cause legate a ciò che chiamiamo anoressia:

– Può essere la paura di ingrassare, di non corrispondere al modello che ci viene dal nostro gruppo di amici.

Sono ossessionata dall’idea di ingrassare?

– Può essere la paura di sentirsi in colpa per quello che si prende, di conseguenza si cerca di prendere il meno possibile.

Anabelle è anoressica. Suo padre continua a dire ai figli: «Mi mangiate tutti i risparmi…» Per Anabelle, l’idea di mangiare equivale all’essere un peso per le economie del padre. Prende quindi il minimo possibile, per lasciare il resto a lui.

Ho paura di prendere troppo spazio o di essere motivo di spese eccessive per gli altri?

– Può essere un bisogno di controllo. Esercitando questa forma di dominio sul proprio corpo, l’anoressico ha l’impressione di poter gestire la propria esistenza e di non lasciarla in mano agli altri.

Nell’intenzione di essere dei buoni educatori, i genitori di Jasmine non si rendono conto del controllo che esercitano sulla vita della figlia. Jasmine pensa: «La sola cosa su cui posso avere il controllo è l’alimentazione, sono io che controllo quello che do al mio corpo».

Sento il bisogno di mettere alla prova i limiti del mio corpo, per provare a me stessa di possedere il controllo della mia esistenza?

– Infine, l’anoressia può essere il segnale di una mancanza di speranza o di gioia di vivere. Ci si può sentire soli, incompresi, abbandonati da coloro che amiamo.

Mi sono sentito rifiutato, incompreso, poco amato, al punto da non aver più fiducia nella vita e di non trovare più ragioni per vivere?

ANORGASMIA:

incapacità o grande difficoltà a raggiungere l’orgasmo. Sembra che in un momento o l’altro della vita il 30 per cento delle donne soffra di questo disturbo sessuale. Nelle donne ai primi rapporti può dipendere dalla mancanza di esperienza dell’atto sessuale o da ansia da prestazione, mentre in quelle che non sono alle loro prime relazioni può essere legata a una difficoltà o alla paura di abbandonarsi al partner. Ciò riguarda soprattutto le donne che che hanno subito un abuso o che hanno avuto molta paura di una figura maschile, spesso il padre.

Una delle partecipanti ai miei seminari non riusciva ad abbandonarsi al suo compagno nonostante lo amasse molto. Lui stesso le faceva notare che era sempre un po’ rigida nei loro rapporti. In terapia mi raccontò che quando era bambina suo padre aveva un atteggiamento iperprotettivo: «Mi sentivo in prigione, tanto limitava la mia libertà. Non potevo allontanarmi da casa per andare a giocare con le mie amiche…» Nella relazione di coppia, una semplice aspettativa del marito corrispondeva per lei a una limitazione della sua libertà. La rigidità era originata dalla paura di perdere la libertà, ed era la causa che le impediva di lasciarsi andare.

Sebbene l’anorgasmia sia più rara negli uomini, nelle relazioni omo- o eterosessuali può esprimersi attraverso una compensazione, ovvero l’uomo raggiunge l’orgasmo solo attraverso la masturbazione o a un rapporto orale. Come ci sono donne che non riescono ad abbandonarsi a un uomo, allo stesso modo ci sono uomini che non riescono a lasciarsi andare con una donna, poiché per loro vale l’equazione «donna = pericolo». Riuscire ad abbandonarsi all’altro implica infatti sentirsi al sicuro.

– Se sono una donna: 

Avevo paura di mio padre o di un uomo che aveva autorità su di me quando ero bambina? Un fratello maggiore può assumere il ruolo di padre.

Ho subito violenze o abusi da parte di un uomo?

Ho paura di perdere la mia libertà, di ritrovarmi in una gabbia dorata?

– Se sono un uomo: 

Avevo paura di mia madre o di mia nonna quando ero piccolo?

Ho subito violenza da parte di una donna?

ANOSMIA:vedi Perdita dell’odorato.

ANSIA:

si tratta di un problema non facilmente circoscrivibile, dovuto alla sensazione di un potenziale pericolo. Per esempio: nostro figlio è in viaggio, doveva telefonarci all’arrivo ma non abbiamo ancora notizie, oppure fuori c’è una tempesta e un nostro famigliare non è rientrato. Ci si può sentire inadeguati o incapaci di agire, e ne consegue l’agitazione interiore.

Questo stato può essere temporaneo: una volta rassicurati, l’ansia scompare. Per esempio, finalmente nostro figlio ci chiama o il nostro famigliare rientra a casa. Ci si sente sollevati.

Quando invece l’ansia perdura, può dar luogo a uno stato di angoscia (vedi Angoscia o attacco di panico) o a forme di nevrosi ossessive (vedi Nevrosi in Malattie mentali).

L’ansia può essere legata a molte paure. Ecco qualche esempio:

  • La paura dell’ignoto, di ciò che non si conosce, può farci sentire in ansia di fronte a un’esperienza nuova con la quale siamo confrontati (prendere l’aereo, lasciare o perdere un impiego, sposarsi, separarsi ecc.).
  • La paura della mancanza, della scarsità, può creare uno stato di ansia per una perdita di guadagno, di rimborsi da fare o di investimenti che perdono valore.
  • La paura della mortepuò far stare in ansia per la malattia.
  • La paura di compiere erroripuò far stare in ansia per una scelta o una decisione da prendere.
  • La paura di essere messi in ridicolopuò spingere a uno stato di ansia se si deve prendere la parola di fronte agli altri.

Le paure della mancanza, degli errori o di essere messi in ridicolo affondano molto spesso le radici in esperienze vissute in età infantile. Per liberarsene è importante ritrovare la situazione esperita per rassicurare il bambino che siamo stati.

Di che cosa ho paura?

Come potrei dominare la paura?

Per uscire da questo stato è fondamentale cercare una soluzione che ci rassicuri o che ci permetta di allentare il controllo che vorremmo avere sulla situazione che ci destabilizza.

Un esempio: mentre mi trovavo all’estero ricevetti una mail di mio figlio contenente propositi disperati. Sapevo che stava attraversando una crisi esistenziale per cui non vedeva più la ragione di continuare a vivere. Tentai di telefonargli ma non mi rispose. Avevo molta paura che si suicidasse e allo stesso tempo mi sentivo impotente a fare qualcosa per impedirlo. Andai a letto, il cuore mi batteva molto forte, mi sentivo opprimere, incapace di dormire. La mia ansia si trasformò in angoscia. Mi rivolsi sia alle mie guide interiori che a quelle di mio figlio, lo affidai a loro dicendo: «Aiutatelo, io non sono in grado di farlo!» e aggiunsi: «Se è ciò che deve sperimentare nella sua evoluzione, va bene, lo accetto!»

Il mio stato di ansia si allentò e mi addormentai. Mio figlio non si suicidò e in seguito mi fu data l’opportunità di aiutarlo.

ANTRACE:

malattia infettiva che si manifesta con la lesione infettiva dell’apparato ghiandolare pilosebaceo causata da spore di stafilococco (stafilococco aureo con spore a grappolo), caratterizzata da un agglomerato di foruncoli o foruncolosi. Vedi Foruncoli.

Sulla superficie della pelle abbiamo dei germi, chiamati saprofiti, gli Staphylococcus epidermidis o stafilococchi bianchi, con riferimento al loro colore in un terreno di coltura.

Il ruolo principale dei germi è quello di trasformare le sostanze. Gli Staphylococcus epidermidis sono responsabili dell’eliminazione delle cellule morte: grazie al loro lavoro di disgregazione siamo in grado di liberare la pelle dalle cellule morte quando ci laviamo.

Avevo, non a caso, presentato un lavoro sullo stafilococco aureo – La lisotipia attraverso i batteriofagi per lo stafilococco aureo – trentacinque anni fa. A quell’epoca, in base a quello che avevo appreso, credevo che ci fossero portatori sani di stafilococco aureo che potevano infettare coloro con i quali entravano in contatto. Per esempio, un’infermiera poteva contaminare i pazienti in una sala operatoria o in una nursery. Il mio lavoro di ricerca aveva lo scopo di identificare portatori sani del batterio all’interno delle strutture ospedaliere, in modo da poter fare un lavoro di prevenzione sui pazienti, in particolare quelli operati e i neonati.

Oggi, dopo dieci anni di lavoro in microbiologia medica e venticinque di ricerche in psicosomatica, ho un approccio completamente diverso. Credo che sia piuttosto la modificazione dell’ambiente (fisico, emotivo, psicologico) a trasformare lo Staphylococcus epidermidis in stafilococco aureo. Non è che un’ipotesi, che si riallaccia anche al polimorfismo cellulare del dottor Antoine Béchamp. I suoi lavori furono purtroppo dimenticati a favore di quelli di Louis Pasteur, che poté beneficiare di importanti appoggi politici e finanziari per sostenere le proprie ricerche. Vedi Infezione.

L’antrace non sarebbe stato così noto se non fosse stato confuso con lo stesso termine che designa invece la «malattia del carbone» o carbonchio, generata dal Bacillus anthracis, e se non avesse avuto una diffusione mediatica in seguito agli eventi dell’11 settembre 2001. Quest’ultima era considerata un’arma batteriologica potenziale già dalla fine della seconda guerra mondiale. È stata forse riportata in auge per creare una maggiore paura nei confronti del terrorismo e giustificare così l’impegno militare?

ANURIA:

blocco totale della produzione di urina da parte dei reni. È la forma acuta di una oliguria (diminuzione della quantità fisiologica di urina prodotta dai reni). Nell’uomo possono esserne causa una stenosi uretrale, un calcolo vescicale, una prostatite o un adenoma della prostata. Nella donna può essere collaterale a un fibroma dell’utero. In assenza di cause fisiche, può esprimere una reazione di chiusura rispetto al posto che speravamo di occupare in ambito famigliare o professionale.

È possibile che io non voglia più il posto che ho tanto desiderato?

AORTA:

è l’arteria principale che si origina dal ventricolo sinistro del cuore con la funzione di portare il sangue ossigenato fino alle diramazioni arteriose periferiche, con esclusione delle arterie polmonari, che lo ricevono dalla via venosa. Il prolungamento dell’aorta nell’addome prende il nome di aorta addominale.

L’aorta rappresenta la madre-nutrice poiché da lei e dalle sue diramazioni periferiche dipende il nutrimento degli organi.

→ Aneurisma dell’aorta: vedi Aneurisma.

→ Aortite: infiammazione della parete dell’aorta.

Mi sono sentito disilluso e indignato perché, malgrado tutti gli sforzi fatti, devo dichiarare bancarotta o ammettere che ho fallito?

→ Rottura dell’aorta:

Può essere che non voglia più ricevere niente da una persona, da un gruppo o da un’azienda che mi ha ferito, o che ha cercato di prevaricarmi o di avere potere su di me?

Ho voluto staccarmi da un legame di dipendenza?

Ostruzione dell’aorta addominale:

Vorrei mettere un freno a una relazione di dipendenza affettiva, finanziaria o professionale?

APATIA o DIMINUZIONE PATOLOGICA DELL’EMOTIVITÀ:

perdita delle motivazioni e indifferenza emotiva associate a stati psicopatici e schizofrenici. L’indifferenza affettiva, assieme a un aumento dell’analisi logica, contribuisce alla tipica formazione del carattere paranoico.

Ho avuto profonde delusioni che mi hanno portato a non credere più a niente e a nessuno?

APNEA DEL SONNO:vedi Sonno (disturbi del).

APPENDICE:l’appendice è il vicolo cieco dell’intestino. Rappresenta un’impasse, una strada senza uscita.

APPENDICITE: infiammazione dell’appendice. Spesso è legata a uno stato di profonda rabbia derivante dal sentirsi in un vicolo cieco, situazione che può far riemergere il ricordo dell’imposizione da parte di un genitore violento o autoritario alla cui volontà non si poteva fare altro che sottomettersi.

Mi sono forse ritrovato in un vicolo cieco che ha fatto sorgere in me un forte senso di ribellione contro le imposizioni di una persona?

Qualcuno ha forse risvegliato, attraverso le sue azioni, una grande rabbia che trattenevo?

Attraverso il suo modo di agire, una persona avrà risvegliato in me una grande rabbia che covavo dentro? Rabbia per essere stato schiacciato, dominato e forse sconfitto?

Un mio compagno aveva avuto grossi problemi con la figura di un padre molto autoritario. Per non comportarsi come lui, non imponeva mai niente a nessuno, aveva un carattere dolce e comprensivo, ma anche molto irresponsabile. Siccome non imponeva niente, non imponeva nulla nemmeno a se stesso. Qualunque responsabilità (come dover pagare delle fatture) era vissuta come un’imposizione. Una volta, mentre stavamo preparandoci a partire per il fine settimana, gli feci osservare che la camicia che indossava non era la più adeguata alla situazione. Gli proposi di mettersene un’altra. Non solo non la cambiò ma, oltretutto, dimenticò la valigia e fu così costretto a indossarla per tutto il fine settimana.

Una persona che ha dentro di sé un simile dolore reagirà in modo violento a una semplice proposta o a un suggerimento. Per esempio, se gli si dice che ci farebbe piacere che facesse una data cosa, penserà che si voglia che la faccia immediatamente e reagirà facendo resistenza. Per queste persone, «proposta = imposizione».

Nel corso di quel fine settimana gli ho senz’altro detto altre cose che lui ha vissuto come imposizioni. Siccome tenevo un seminario e avevo bisogno dell’auto per rientrare, lui non poteva andare via. Ha sicuramente avuto la sensazione di essere in un vicolo cieco poiché, prima del nostro ritorno, ha avuto una crisi di appendicite.

Vedi la storia di François alla voce Peritonite.

APPETITO:

è la sensazione di avere fame. Il mio compagno amava molto ripetere la frase che sentiva sempre dai suoi genitori: «Quando se ne va l’appetito, se ne va tutto».

Mangiare, come respirare, rappresenta la volontà di far entrare la vita in noi, quindi quel modo di dire non può che essere giusto.

Quando ci si trova in una condizione di grande stress si può avere meno appetito. Nel momento in cui si trova una soluzione a quella data situazione e ci si libera della tensione, si può osservare un aumento dell’appetito. Questo indica che siamo in una attivazione del sistema parasimpatico, ovvero nella fase di recupero o di riparazione. Non occorre quindi spaventarsi, i problemi sopraggiungono solo quando si ha la perdita totale o un eccesso di appetito. Vedi Perdita dell’appetito, Anoressia, Bulimia.

ARITMIA:

disturbo del ritmo cardiaco che consiste in un’irregolarità delle contrazioni del cuore. È molto spesso legata a traumi del passato che non sono stati sciolti e che tornano in superficie. Se l’aritmia si manifesta durante il giorno, significa che un elemento scatenante (che ci è apparso privo di importanza) è entrato in risonanza con una forte emozione nella quale ci siamo bloccati. Se si verifica di notte, allora l’evento traumatico è nascosto nel nostro inconscio e sta cercando di tornare in superficie.

Sono bloccato in una situazione traumatica del mio passato?

ARNOLDITE o NEVRALGIA DI ARNOLD:vedi Nevralgia.

ARTERIE:

le arterie sono vasi sanguigni che trasportano il sangue dal cuore ai tessuti. Si possono distinguere:

Aorta: esce dal ventricolo sinistro del cuore, con le sue ramificazioni porta il sangue ossigenato in tutto il corpo, a eccezione dei polmoni. Questa circolazione corrisponde a quello che viene chiamato circolo arterioso sistemico. Vedi Aorta.

Arterie polmonari: sebbene si chiamino arterie, non appartengono alla circolazione sistemica (arteriosa) poiché contengono sangue povero di ossigeno che veicolano dal ventricolo destro del cuore ai polmoni. Formano un sistema di bassa pressione e hanno le pareti più sottili. Si chiamano «arterie» poiché si considera che l’arteria porta il sangue dal cuore ai tessuti, mentre le vene lo portano dai tessuti al cuore. Questo vale anche per le arterie polmonari che trasportano il sangue ai polmoni, per quanto povero di ossigeno.

Carotidi: sono le principali arterie del collo e della testa. Potremmo dire che costituiscono il sistema arterioso periferico della testa, poiché vi è un’arteria destra e una sinistra, che a loro volta si dividono in carotide interna ed esterna. La carotide comune sinistra nasce dall’aorta e sale lungo il collo, a sinistra della trachea. La carotide comune destra segue un percorso simile sul lato destro del collo, ma nasce dal tronco arterioso brachiocefalico. Le carotidi portano sangue ossigenato ai tessuti del collo e della testa.

Coronarie: portano il sangue ricco di ossigeno al cuore per nutrirne i tessuti e le cellule.

Le arterie distribuiscono l’energia, la vita alle cellule attraverso l’ossigeno e le sostanze nutritive che contengono. Rappresentano ciò che diamo o riceviamo dagli altri per mantenere o conservare ciò a cui si tiene. Può essere un rapporto di coppia, l’unità famigliare, il reddito proveniente da un’azienda, la propria casa, un figlio. Di conseguenza un problema a livello delle arterie (a eccezione di quelle polmonari che portano sangue povero di ossigeno) riguarderà le nostre aspettative nei confronti della vita e del nostro ambiente. Vedi Circolazione sanguigna.

ARTERIOSCLEROSI e ATEROSCLEROSI:

il termine «sclerosi» indica la degenerazione fibrosa di un tessuto o di un organo. L’arteriosclerosi è caratterizzata da una perdita di elasticità, dall’ispessimento e dall’indurimento delle pareti arteriose. È spesso associata a depositi di lipidi (colesterolo) sulle pareti interne delle arterie.

Le tensioni emotive che provocano l’ipertensione arteriosa possono danneggiare le pareti arteriose. Il corpo reagisce aumentando il livello di colesterolo per riparare le lesioni createsi. Se i momenti di tensione (interni o esterni) sono troppo frequenti, il processo di riparazione viene sollecitato in misura sempre maggiore creando depositi di colesterolo che contribuiscono alla formazione di placche ateromatose.

L’aterosclerosi è un problema di arteriosclerosi aggravato dalla presenza di placche ateromatose. Colpisce soprattutto le arterie del cuore (ateroma coronarico), l’aorta (aterosclerosi aortica), i vasi sanguigni degli arti inferiori (arterite degli arti inferiori), le arterie dei reni e dell’encefalo.

Considero la vita una lotta?

Trattengo rimpianti che mi fanno soffrire?

Come potrei liberarmi dalle emozioni che mi impediscono di godere pienamente della vita?

ARTERITE:

lesione infiammatoria o degenerativa delle arterie creata da una tensione emotiva molto forte o continua, legata a salvaguardare ciò a cui teniamo (può essere la casa, l’azienda, l’impiego, un congiunto, un bambino o anche la nostra libertà). Le lesioni possono a loro volta provocare un’aneurisma (dilatazione e assottigliamento della parete arteriosa), una rottura (indebolimento della parete) o una trombosi (riduzione dello spazio nel vaso sanguigno con conseguente cattiva vascolarizzazione).

Esistono forme di arterite di natura immunitaria che si ritrovano nel lupus eritomatoso o anche nel morbo di Buerger. Vedi Malattie autoimmuni.

Ho profuso una grande energia nel difendere o conservare ciò a cui tenevo?

Provo delusione, rabbia o scoraggiamento perché non ci riesco?

ARTICOLAZIONI:

un’articolazione è un insieme di elementi attraverso cui due o più ossa si uniscono fra loro. Le articolazioni permettono al corpo di muoversi; senza di esse, saremmo immobili come un albero. Rappresentano dunque il movimento e la flessibilità.

Un dolore in un certo punto di un’articolazione riguarderà quindi ciò che dobbiamo compiere con l’organo in questione. Per esempio, le azioni che facciamo con le mani e le braccia grazie alle spalle, ai gomiti, ai polsi e alle dita, riguarderanno, nella maggior parte dei casi, il nostro lavoro, ciò che svolgiamo manualmente. Invece le anche, le ginocchia, le caviglie e le dita dei piedi riguarderanno le azioni che compiamo per avanzare nella vita.

Così, se non siamo abbastanza flessibili in quello che dobbiamo fare, possiamo avere dolori ai gomiti o alle mani.

Se esigiamo da noi stessi la perfezione e ci svalutiamo per dettagli in ciò che facciamo, potremmo avere conseguenze alle dita.

La mancanza di flessibilità verso se stessi può anche riguardare ciò che ci si impone, e in questo caso saranno le ginocchia a soffrirne.

Se non siamo abbastanza flessibili rispetto a un cambiamento di direzione o se ci svalutiamo per la direzione presa, il dolore sarà sentito maggiormente a livello delle caviglie.

→ Dolore alle articolazioni: 

Sono forse esigente verso me stesso e verso gli altri?

Ho la tendenza a criticarmi e a svalutarmi?

Ho paura della critica o del giudizio degli altri?

Chiedo forse a me stesso di essere perfetto o mi aspetto questo dai miei cari?

→ Articolazioni che scrocchiano: vedi Sinoviale.

ARTRITE:

nome usato per indicare diversi tipi di problemi alle articolazioni come rossori, calori, dolori, gonfiori, rigidità che caratterizzano fenomeni di infiammazione acuta o cronica di un’articolazione. Può essere locale e riguardare una sola articolazione, oppure generale e riguardare più articolazioni.

→ Artrite reumatoide nell’adulto:  è spesso legata a forme di rigidità mentale, per il fatto di non accettarsi o di essere troppo esigenti verso se stessi o verso gli altri. La mancanza di comprensione o di tolleranza verso se stessi o gli altri spinge la persona a svalutarsi e a essere critica nei confronti di coloro che la circondano.

Ho la tendenza a criticarmi?

Ho la tendenza a paragonarmi agli altri e a svalutarmi?

Tendo a essere critico o a nutrire risentimento nei confronti dei miei cari?

Gisèle soffriva di artrite reumatoide al collo e alla schiena. Era una casalinga e, per non sentirsi in colpa per il fatto di stare a casa, si sentiva obbligata a fare tutto da sola, ciò che la faceva sentire una serva. Ogni volta che uno dei figli l’andava a trovare, riprendeva il suo ruolo per sentirsi amata.

Durante una visita del figlio, Gisèle non gli preparò i manicaretti che lui aveva l’abitudine di portarsi a casa. Il figlio le disse: «Diventi avara invecchiando». La cosa la ferì profondamente. Pensò: «Dopo tutto quello che ho fatto in questi anni, ecco come mi ringraziano. Sarei una tirchia, io che non ho mai pensato a me stessa».

Il risentimento che nutriva nei confronti della famiglia sentendosi la serva di casa, si accrebbe dopo questo episodio e prese forma in un’artrite reumatoide alle articolazioni del collo e della schiena.

Quando ho incontrato Gisèle, era malata da più di due anni. Le chiesi chi l’avesse costretta a servire la famiglia in quel modo. Mi rispose: «Io stessa. Molto spesso mio marito mi ha suggerito di assumere un aiuto, ma avevo paura di passare per pigra».

Così si imponeva di fare ogni cosa, biasimando però la propria famiglia. Le dissi: «Come avresti reagito se tuo figlio ti avesse detto: ‘Mamma, tu che mi prepari sempre dei buoni manicaretti da portare via, non capisco perché questa volta non mi hai preparato niente. Stai diventando avara con l’età?’» Mi rispose: «Avrei capito che era stupito dal mio comportamento così diverso e che si stava interrogando sul mio modo di agire». Era esattamente questo, Gisèle lo comprese e si liberò dall’emozione in cui era rimasta bloccata. Imparò a fare le cose per il proprio piacere e non per non sentirsi colpevole o per comprare l’amore dei suoi cari. Accettò l’idea di assumere un aiuto domestico per concedersi del tempo libero e guarì dall’artrite.

→ Artrite reumatoide giovanile: vedi Reumatismo articolare acuto.

→ Poliartrite reumatoide: infiammazione delle articolazioni spesso grave che colpisce più articolazioni e che può comportare la deformazione delle articolazioni delle mani. Sovente è legata a un profondo senso di colpa o a una svalutazione generale della propria persona.

Sono portato a paragonarmi agli altri e a ripetermi che non ce la farò mai a essere così intelligente o così competente?

Mi sono forse sentito incapace di aiutare uno dei miei cari che soffriva?

Mi sono assunto una responsabilità che mi ha fatto sentire in colpa e di cui mi sono molto pentito in seguito?

Denise è la primogenita in famiglia. È stata lei a occuparsi dei fratelli e delle sorelle dopo la morte della madre. Per questo loro hanno preso l’abitudine di contare su di lei per le decisioni che riguardano la famiglia. Un giorno un fratello ebbe un grave incidente con l’auto e andò in coma. I medici dissero che aveva subito gravi lesioni cerebrali, probabilmente irreversibili, e che non era più in grado di respirare, se non artificialmente. Chiesero quindi di scegliere se mantenerlo in vita artificialmente o staccare la macchina.

La famiglia lasciò la decisione a Denise, che però non sapeva cosa fare temendo di non prendere quella giusta. Ripensò a ciò che i medici avevano detto: non vi erano praticamente possibilità di guarigione, ma forti probabilità di conseguenze invalidanti se il fratello fosse uscito dal coma. Pensando a lui, e non volendo prolungare le sue sofferenze, accettò, a nome di tutta la famiglia, che fosse staccata la spina della macchina che lo teneva in vita. Tuttavia, quando le dissero che era deceduto, fu assalita dai dubbi e pensò che forse con la sua decisione lo aveva ucciso. Rimpianse di aver fatto quella scelta. Si disse che avrebbe dovuto aspettare prima di accettare che staccassero la spina. I dubbi, i rimpianti, il senso di colpa si impadronirono di lei. In poco tempo vide le sue mani gonfiarsi e deformarsi.

→ Artrite gottosa o gotta:  malattia caratterizzata dall’aumento della quantità di acido urico nell’organismo che causa dolori articolari intensi, che spesso cominciano nell’alluce del piede ma che possono colpire anche mani, ginocchia e, più raramente, spalle, gomiti, polsi e caviglie.

I dolori iniziano in modo insidioso e aumentano di solito durante la notte, per poi attenuarsi il mattino.

Non si deve confondere la crisi di gotta con la malattia. Una crisi acuta può sopravvenire e sparire durante qualche giorno, mese, anno o non più riapparire.

La malattia, invece, è cronica ed è causata da un eccesso di residui di urati nei tessuti. Chiaramente, se i sintomi non vengono riconosciuti e compresi, le crisi possono evolvere verso la malattia e le sue complicazioni. Colpisce soprattutto le persone sopra i cinquant’anni, mentre le crisi di gotta possono venire a persone di tutte le età, compresi gli adolescenti.

→ Crisi di gotta: la crisi di gotta corrisponde a un’esplosione emotiva, a un «troppo pieno» che vuole dire: «State esagerando!» «Avete superato i limiti della mia sopportazione!»

È la goccia che fa traboccare il vaso. Non si riesce più a dominare la rabbia, la frustrazione che si ha dentro. Cerchiamo di contenerla ma tutto il nostro organismo ne è pervaso.

Questa esplosione, straripamento, si traduce in un aumento improvviso di acido urico nei tessuti, la nostra sudorazione ne è impregnata e le nostre urine ne sono colorate.

Ma cos’è che ci ha causato questa esplosione emotiva?

All’origine può esserci la paura di perdere, di essere abbandonati, di essere sfruttati, usati. Per rassicurarci adottiamo comportamenti iperprotettivi nei confronti delle persone che amiamo. Si può essere spinti a esagerare per poterci sentire amati, dimenticando il rispetto per noi stessi. Quando ci rendiamo conto che queste persone non tengono conto di noi, che non ci rispettano o che non ci prendono in considerazione, esplodiamo.

→ Crisi di gotta all’alluce del piede: l’alluce rappresenta la personalità, l’ego.

È importante per me essere riconosciuto, sentire che ho valore, che sono importante per gli altri?

Tendo a dire o a credere che nessuno mi prende in considerazione o che è ingiusto?

Prima che mi venisse questa crisi, ho forse vissuto una situazione in cui non mi sono sentito rispettato, considerato, se non addirittura escluso, rifiutato o anche usato?

Ho pensato di essere stato uno stupido a crederci ed essere imbrogliato?

Forse mi aspettavo che mi dessero il posto dopo che avevo dato il meglio di me, invece di sentirmi dire che non c’era più bisogno del mio aiuto?

Può darsi che abbia covato una grande rabbia perché non mi sono sentito rispettato da uno dei miei vicino o dai colleghi di lavoro?

Può essere che mi senta molto frustrato per il fatto di non sentirmi integrato nella mia relazione di coppia, nelle mie relazioni famigliari o nella mia bella famiglia?

→ Crisi di gotta alle mani: le mani servono a eseguire gli ordini.

Mi sono arrabbiato per aver perso il dominio di me stesso, imponendo agli altri ciò che io volevo che facessero?

Ho la sensazione che non si rispetti quello che faccio?

Ho vissuto una grande frustrazione per il fatto che non sia stato fatto correttamente ciò che avevo richiesto?

Crisi di gotta alle ginocchia: 

Ho voluto imporre le mie idee per farmi rispettare, perché sono convinto di aver ragione?

Mi impongo forse delle cose che non mi corrispondono e che mi inducono a ribellarmi ai miei cari che non riconoscono quello che faccio per loro?

→ Malattia della gotta: la malattia aggredisce il nostro organismo quando non riusciamo a uscire da una situazione che ci mantiene in uno stato di frustrazione e di cui non vediamo la soluzione. Stringiamo i denti per evitare di esplodere e, quando lo facciamo, ci arrabbiamo con noi stessi per aver perso il controllo. Infatti, spesso è così che si svolge la nostra vita, tra il controllo di se stessi e il controllo che imponiamo a coloro che ci circondano.

Questo controllo ha lo scopo di proteggerci dal dolore, dalle delusioni e dalle sofferenze. Ci risulta difficile esprimere ciò che sentiamo. Vogliamo sembrare forti, mostrare di avere le situazioni sotto controllo, ma in verità siamo molto sensibili e non sappiamo come gestire questa nostra sensibilità poiché temiamo di essere manipolati o usati.

Accade spesso che una persona che soffre di gotta sia cresciuta in un ambiente in cui le veniva continuamente chiesto di rinunciare a se stessa: «Fallo per la tua mamma malata!» le veniva detto, mentre lei avrebbe avuto voglia di uscire coi suoi amici.

L’esplosione può derivare dall’esigenza di avere una propria collocazione, dal diritto di esistere, di essere presi in considerazione, di avere valore agli occhi degli altri.

Tendo a reagire violentemente quando una cosa mi sembra ingiusta o quando mi sento ignorato, escluso, non considerato o rispettato?

Tendo a reagire bruscamente quando si va oltre ciò che avevo domandato o ciò che considero aver diritto di aspettarmi?

Per guarire, la persona che soffre di gotta o di crisi ripetute di gotta deve imparare a esprimere quello che prova prima di arrivare a un «troppo pieno» emotivo. Imparare a rispettarsi, ad allentare la presa, ad accettare il fatto che le cose non vanno sempre come ci si augura e infine ad aver più fiducia negli altri e nella vita.

→ Artriti infettive:  le artriti settiche colpiscono generalmente una sola articolazione, spesso importante, come il ginocchio o l’anca.

Questa forma di artrite può essere legata al fatto di essersi sentiti sminuiti o non rispettati da una persona autoritaria, di fronte alla quale adottiamo esteriormente un atteggiamento sottomesso, che dentro di noi provoca rabbia e senso di ribellione.

Mi sono forse sentito sminuito da una persona che rappresenta o incarna l’autorità?

Mi sono sentito vittima del controllo, dell’abuso o della manipolazione che gli altri hanno potuto esercitare su di me?

Artriti infettive del ginocchio: 

La collera e il senso di ribellione fanno sì che io rifiuti di dar ragione a questa persona o a questa situazione?

→ Artrite delle vertebre o spondilite anchilosante: malattia infiammatoria cronica della colonna vertebrale con anchilosi dolorosa che colpisce soprattutto le articolazioni sacro-iliache e intervertebrali.

Si tratta molto spesso di un senso di svalutazione generale, con bisogno di sostegno affettivo, se riguarda le vertebre dorsali. Se colpisce le articolazioni situate fra osso sacro e ossa iliache, potrebbe trattarsi di una svalutazione di tipo sessuale, e cioè riguardare sia il sesso che la sessualità. Vedi anche Malattie autoimmuni.

Avranno desiderato una femmina, mentre sono maschio (o viceversa)?

Mi è mai stato detto che non valevo niente, che non si poteva contare su di me?

Ho contato sul sostegno dei miei cari per realizzarmi e, siccome non l’ho ottenuto, credo di non valere nulla?

ARTROSI: lesione cronica, degenerativa e non infiammatoria, di un’articolazione. Può riguardare una sola articolazione o più di una, in modo simmetrico. In questo caso si parla di poliartrosi. Le articolazioni affette da artrosi sono doloranti, deformate, scrocchianti e fredde.

Mentre l’artrite è legata a un senso di svalutazione da comparazione, l’artrosi è causata da una svalutazione di sé che affonda nel passato.

Mi sono forse sentito svalutato da uno dei miei insegnanti?

Mi sono trascinato un senso di colpa per anni?

Artrosi della colonna vertebrale:

Mi sono forse sentito svalutato per non averricevuto il sostegno necessario per prendere il mio posto, per farmi una posizione nella vita?

Mi succede di pensare che non ho mai ricevuto il sostegno che mi avrebbe consentito di realizzarmi?

→ Artrosi del ginocchio: 

Faccio forse resistenza a ciò che gli altri mi dicono perché mi sento sempre criticato o denigrato?

Provo forse da tempo una mancanza di flessibilità nei miei riguardi che mi spinge a svalutarmi? Per esempio, mi dico che dovrei dimagrire o smettere di fumare, ma siccome non ci riesco, mi critico e mi svaluto.

Artrosi all’anca: 

Mi sono forse sentito sminuitoper non aver potuto seguire la strada che avrei voluto?

Mi sono forse svalutato perché, avendo paura di affrontare l’ignoto, mi sono accontentato di quello che conoscevo?

→Artrosi al piede: 

Ho sempre avuto paura di andare avanti nella vita?

→Artrosi alle vertebre cervicali: 

Mi sento forse inferiore per non aver compiuto lunghi studi?

Mi svaluto di fronte alla difficoltà che ho di prendere decisioni per paura di non fare la scelta giusta?

ASCELLE o CAVO ASCELLARE:

rappresentano l’appoggio. Non a caso, quando si usano le stampelle, si posizionano nel cavo ascellare.

Riguarda l’appoggio che si riceve o si dà agli altri, oppure coloro che prendiamo sotto la nostra protezione.

Dolore al cavo ascellare: 

Mi sento solo di fronte ai problemi da risolvere?

Psoriasi all’ascella: 

Mi sento forse impotente a dare il mio aiuto a una persona che amo e che soffre?

Può trattarsi di qualcuno che soffre e che rifiuta l’aiuto che vorremmo offrirgli. In questo caso abbiamo contemporaneamente il dolore per non poter entrare in contatto con la persona e il senso d’impotenza per non poterla aiutare.

Il problema può essere anche legato a una persona deceduta.

Mi sento colpevole per non aver potuto sostenere di più questa persona che soffriva e che è morta?

→ Gangli ascellari: vedi Linfonodi. Vedi anche Adenoflemmone, Idrosadenite.

ASCESSO:

concentrazione di pus (accumulo di batteri) che si sviluppa nei tessuti molli, ossei o sotto la pelle.

Indica spesso un accumulo di rabbia o di frustrazione trattenuta senza essere espressa.

La rabbia o la frustrazione possono riguardare una situazione che non ci piace – il comportamento di una persona che ci irrita – o essere invece una forma di rabbia rivolta contro se stessi. La localizzazione dell’ascesso è altrettanto indicativa della causa. Alcuni esempi:

→ Ascesso anale: vedi anche Ano.

C’è qualcosa che riguarda l’esito di una situazione che mi provoca rabbia perché le cose non vanno come vorrei?

Sono arrabbiato perché non riesco a vedere la fine di una situazione problematica?

Ascesso gengivale:

Qual è la rabbia o la frustrazione sulla quale rimugino nei confronti di una situazione che ho subito?

Sono arrabbiato con me stesso per non avere riflettuto abbastanza prima di fare la scelta di cui ora mi trovo a rispondere?

→ Ascesso ai gangli: vedi Adenoflemmone.

→ Ascesso al fegato: vedi Fegato.

→ Ascesso alle ghiandole sudoripare: vedi Idrosadenite.

→ Ascesso alla gamba: può rivelare la rabbia dovuta al sentirsi trattenuti in ciò che vogliamo intraprendere.

La cosa può riguardare cambiamenti alla nostra casa, agli studi, un viaggio, un nuovo impiego ecc.

Provo rabbia nei confronti di una persona o di una situazione che mi frena e che mi blocca rispetto al mio desiderio di andare avanti?

Ce l’ho con me stesso per il fatto di non avere abbastanza coraggio per abbandonare una situazione che non riesco più a sopportare?

Ascesso al seno: il seno destro in una destrimane riguarda le sue relazioni affettive, il seno sinistro il suo aspetto materno.

Un ascesso al seno sinistro in una destrimane può indicare rabbia nei confronti di uno dei suoi figli, mentre quello al seno destro esprime la delusione o la rabbia verso il partner o uno dei famigliari (in una donna mancina tutto andrà letto al contrario: il seno destro riguarderà l’aspetto materno, quello sinistro le relazioni affettive).

Seno sinistro (destrimane):

Provo rabbia o frustrazione verso uno dei miei figli o verso una situazione che riguarda i miei figli?

Seno destro (destrimane):

Provo rabbia o delusione nei confronti di una persona che mi è vicina?

ASCITE:vedi Liquido ascitico.

ASISTOLIA o ARRESTO CARDIACO:

arresto della funzione cardiaca in seguito a infarto del miocardio o per altre cause come: arresto respiratorio, folgorazione, shock anafilattico, emorragia grave, intossicazione, ipotermia. Vedi Emorragia, Infarto del miocardio, Shock anafilattico ecc.

Quando si verifica un arresto cardiaco, all’origine può esserci stato uno shock fisico o emotivo, oppure un profondo sentimento di perdita per qualcosa o qualcuno a cui si teneva in modo particolare.

Ho avuto uno shock di tipo fisico? (Uno shock elettrico, un incidente violento, un farmaco non adatto a me.)

Ho avuto uno shock di tipo emotivo? (L’annuncio della morte di uno dei miei cari, furto, incendio, fallimento economico, tradimento del mio partner ecc.)

ASMA:

malattia respiratoria caratterizzata da crisi di dispnea acuta dovute a un brusco restringimento dei bronchi e dei bronchioli per uno spasmo, un edema o un’ipersecrezione bronchiale. Può essere legata a una sensazione di soffocamento o alla paura di venire abbandonati, oppure a un senso di colpa nei confronti della propria vita.

Ci si può sentire soffocati dall’amore di un genitore, dalle sue aspettative o dai limiti che ci impone. Allo stesso modo si può provare questa sensazione di fronte a una situazione di cui non si vede via d’uscita, in cui ci si sente presi alla gola, come nel caso di un indebitamento, un eccesso di lavoro, troppe responsabilità o di compiti da assumere che possono dare la sensazione di essere senza fiato.

Può anche trattarsi di una forma di dipendenza dall’affetto degli altri. Le crisi di asma possono servire ad attirare l’attenzione di cui crediamo di aver bisogno per vivere. Tuttavia, questo stratagemma finisce per allontanare le persone a cui teniamo anziché avvicinarle. Non è l’adulto, ma il bambino in noi che usa questi mezzi.

Infine, l’asma può derivare da un senso di colpa nei confronti della propria vita.6 Ogni volta che ci si sente felici e che si prova piacere, si scatena una crisi d’asma per sabotare la nostra gioia.

Da chi o da che cosa mi sento soffocare?

Quali sono i vantaggi che ottengo dalle mie crisi d’asma?

È possibile che io soffochi me stesso perché non voglio diventare autonomo affettivamente, perché credo di aver ancora bisogno dell’attenzione degli altri per vivere?

ASPERGILLOMA:

l’aspergilloma è una massa formata da un aggregato di filamenti micotici (funghi) dell’Aspergillus fumigatus, che si localizza su uno dei bronchi o su una lesione preesistente. Vedi Aspergillosi.

ASPERGILLOSI:

malattia dovuta allo sviluppo nel corpo umano di un fungo del genere Aspergillus. L’aspergillosi aggredisce soprattutto i polmoni o i bronchi, più difficilmente altre zone, come quelle oculari, nasali o delle ossa. I funghi si sviluppano su sostanze morte o in decomposizione. Di conseguenza, la persona affetta da aspergillosi o da aspergilloma può avere la sensazione che la vita le sfugga. L’aggettivo che mi venne in mente con una donna che mi aveva consultato per un problema di aspergillosi polmonare era «condannato». Mi disse: «È esattamente quello che dico sempre. In effetti, è così che mi sento da anni».

L’aiutai a liberarsi da questa sensazione e a credere che poteva cambiare la sua vita. Ritrovò il piacere di vivere che non provava da molto tempo. Disse alle infermiere che interrompeva le cure quotidiane. Tolse dalla stanza tutto quello che le ricordava la malattia. Fece nuovi progetti, in breve si sentì rivivere. Qualche mese dopo il fungo, che nessuna cura era riuscita a eliminare, scomparve del tutto.

Ho la sensazione che una parte di me stia morendo o che io piano piano stia morendo?

Ho la sensazione che la vita mi stia sfuggendo e che non possa farci nulla?

Mi sento forse condannato in seguito alla diagnosi che mi è stata fatta?

ASSENZA DI LACRIME: vedi Cheratocongiuntivite secca.

ASTIGMATISMO:

disturbo della vista che causa una visione difettosa, sia da vicino che da lontano. È spesso legato a una sensazione di confusione rispetto a una scelta da fare o a una direzione da prendere. Per esempio: Louis vuol fare il ballerino, mentre i suoi genitori vogliono che studi Legge. Un figlio adottato soffriva di astigmatismo. Avrebbe voluto rimanere con la sua mamma, ma i servizi sociali lo avevano affidato a un’altra famiglia.

Mi sento forse confuso fra ciò che desidero e ciò che ci si aspetta che io faccia?

Ci si può sentire perduti, non volendo vedere la vita com’è. Può darsi che quello che vediamo sia il contrario dell’idea che ci eravamo fatti di una persona o di una situazione.

Sono forse sulla difensiva per una situazione che non vorrei vivere?

Che cosa non vorrei vedere o guardare?

È forse la paura della solitudine che mi tiene aggrappato a questa relazione in cui non sto bene?

È forse il timore che mi possa mancare qualcosa che mi spinge a mantenere questo lavoro o a stare con questa persona che non è più adatta a me?

ASTRAGALO:

osso corto a cui si attacca la tibia e che ha un ruolo essenziale nei movimenti di estensione e di flessione del piede.

Frattura dell’astragalo:

Può darsi che abbia fatto resistenza rispetto al fatto di avanzare verso una nuova situazione che mi faceva paura?

ASTROCITOMA:

tumore del sistema nervoso centrale, formatosi a detrimento degli astrociti (cellule nervose con molte ramificazioni, a forma di stella). Gli astrocitomi più comuni sono i gliomi, che si sviluppano a detrimento delle cellule della nevroglia o tessuto di sostegno degli emisferi cerebrali. Vedi Glioma.

Astrocitoma delle cellule del nervo ottico: 

Ho paura dello sguardo degli altri, di quello che possono pensare o dire di me?

ATASSIA:

mancanza di coordinazione e di agilità che colpisce l’equilibrio e il movimento degli occhi, degli arti e l’elocuzione.

L’andatura è impacciata, incerta, a gambe divaricate, ciò che può far confondere la malattia con l’alcolismo. Può venire da un’intossicazione (da farmaci o da alcol), da un problema all’organo dell’equilibrio nell’orecchio interno, oppure da una lesione del cervelletto.

Ho la sensazione che a un certo punto della vita mi sia perso, senza più sapere quale fosse la mia strada e cosa dovessi fare della mia vita?

Porto in me un senso di colpa verso la mia vita?

ATASSIA DI FRIEDREICH:

malattia congenita rara caratterizzata dalla degenerazione del sistema nervoso del midollo e del cervelletto. Colpisce la capacità di movimento della persona, costringendola su una sedia a rotelle. Mi è capitato di incontrare una persona colpita da questa malattia il cui corpo era deformato da torsioni laterali. Su richiesta della sorella avevo accettato di incontrarla. La sua prima domanda fu: «Perché sono nata così, che cosa ho fatto di male per essere invalida?» Mi venne di risponderle in questo modo: «Tu non hai fatto niente di male, ma forse in un’altra vita eri molto religiosa? Forse eri pronta a soffrire come il Cristo assumendoti la sofferenza degli altri?» Mi rispose: «Quello che dici mi colpisce molto perché, vedi bene come sto, eppure ogni volta che incontro una persona che sta male, penso: ‘Signore, dai a me la sua sofferenza!’ Qualche mese fa potevo ancora utilizzare la mano destra per dipingere, ma da quando è arrivata una nuova degente non riesco più a usarla, ed è la cosa che più mi fa soffrire perché non mi è rimasto più niente con cui divertirmi. E ricordo di averlo chiesto intensamente tanto la vedevo soffrire». Le spiegai che la sofferenza porta con sé insegnamenti che dobbiamo apprendere e che non è possibile farlo al posto degli altri, così come non si può imparare una lingua straniera al posto di un’altra persona. Comprese le mie parole e nello stesso tempo anche qual era la sua lezione. Nei giorni successivi riprese la mobilità della mano e poté riprendere a dipingere.

ATEROSCLEROSI:vedi Arteriosclerosi.

AUTISMO:

è caratterizzato da un distacco dalla realtà che porta alla perdita degli scambi con il mondo esterno e al predominio di un mondo immaginario. Quando compare nel primo anno di vita del bambino, bisogna capire quello che è successo durante la gestazione o se il bambino è stato vaccinato. Vedi Vaccinazione.

La madre ha forse avuto un trauma o è stata affetta da depressione durante la gravidanza?

L’anima potrebbe aver rifiutato la sua incarnazione?

L’autismo in un bambino che ha superato i due anni – o in un adulto – è, nella maggior parte dei casi, legato a una grande sofferenza che lo spinge a ripiegarsi sul proprio mondo interiore per non soffrire. L’autismo nei bambini corrisponde all’Alzheimer nelle persone anziane.

Il bambino che non comunica in alcun modo: 

Il bambino vive forse in un ambiente in cui ci sono conflitti, tensioni?

Può essere che rifiuti di progredire verso un mondo per lui violento?

È possibile che il bambino abbia rifiutato la sua incarnazione.

Il bambino che non parla ma che comunica con altri mezzi: 

Può darsi che per questo bambino parlare equivalga a crescere?

Può darsi che non voglia crescere perché per lui equivale a soffrire?

Forse la madre vuole tenere il bambino come un bebè per proteggerlo meglio?

→ Autismo che perdura nell’adulto: esprime quasi sempre una grande sofferenza da cui la persona non sa come uscire, o un rifiuto di vivere.

AUTOMUTILAZIONE o DERMOGRAFIA VOLONTARIA:

deriva da un senso di colpa, di odio verso se stessi o dalla sensazione di non avere alcun valore. Possiamo essere convinti che se l’altro se ne è andato è per colpa nostra. Ci si può odiare per il fatto di far soffrire una persona, sia con il nostro comportamento, sia perché incapaci di aprire il cuore a qualcuno che ci vuole bene e che farebbe qualsiasi cosa per noi. Pensiamo: «Lui (o lei) merita qualcosa di meglio di me, non merita che io lo (la) faccia soffrire».

Che cosa mi ha portato a odiarmi così tanto?

Ritengo di non essere degno di essere amato?

Di che cosa mi sento così in colpa?

Dizionario dei Sintomi – Lettera A Lettera B

BACINO:

struttura ossea che sostiene la base inferiore del tronco. È formata dall’osso sacro che continua nel coccige e dalle due ossa iliache che formano una linea che si ricongiunge a livello del pube. Il bacino sostiene la metà superiore del corpo e protegge gli organi del basso ventre. La zona del sacro è legata alla sessualità poiché qui sono situati gli organi sessuali. Il coccige è associato alla sopravvivenza e le ossa iliache che formano le anche sono il sostegno delle gambe per procedere.
Il bacino rappresenta la pulsione verso la vita, il motore per proseguire in un rapporto di coppia. Per questo motivo un tumore alle ossa a livello del bacino può essere legato nello stesso tempo a una svalutazione di sé e alla paura che il proprio partner non voglia più continuare la nostra relazione. Vedi anche Osso sacro.
→ Frattura del bacino: vedi Incidente.
A che cosa ho voluto porre fine? Alla mia sessualità, alla possibilità di rimanere incinta o al sostegno eccessivo che i miei cari si aspettavano da me?
BALANITE: vedi Candidosi.

BALBUZIE:

disturbo dell’elocuzione, indica una grande insicurezza
nell’esprimersi. La persona balbuziente può avere molto timore della reazione di qualcuno che le incute soggezione. Il disturbo insorge quasi sempre nell’infanzia.
Il bambino può avere avuto molta paura:
Di dispiacere?
Della reazione di uno dei genitori (essere sgridato, minacciato, rifiutato, ridicolizzato o picchiato)?
Di perdere uno dei genitori nel caso questi sia spesso malato o abbia rischiato di morire?
Liberandosi da un’equazione del tipo: parlare = pericolo, parlare = proibito, parlare = essere messo in ridicolo, il bambino o la persona possono guarire dal disturbo.
Dénise soffriva di balbuzie fin da quando era molto piccola. Aveva avuto molta paura del padre che sfogava la sua violenza nei confronti della moglie e dei figli. A quindici anni lasciò la famiglia per andare a vivere all’estero e smise di essere balbuziente.
BARBA IN UNA DONNA:vedi Virilismo.
BARTOLINO: vedi Ghiandole di Bartolino.
BILE:

la formazione, la concentrazione e l’evacuazione della bile, a partire dal fegato fino al duodeno, avvengono attraverso le vie biliari. Problemi ai dotti biliari sono dovuti sia a paure che a collera («farsi venire un attacco di bile»), oppure a rancore. Vedi anche Coledoco.
Sono in ansia per qualcosa che deve accadere o che devo fare (un esame, un concorso, una risposta…)?
Ho vissuto una situazione che mi ha fatto provare rabbia?
Provo rancore?
BIPOLARITÀ:

come in tutte le malattie mentali, si può distinguere la struttura dalla malattia vera e propria. La bipolarità o disturbo bipolare non fa eccezione: la struttura psicotica presenta sintomi della malattia anche in assenza di un legame con la psicosi. Si può curare mediante la psicoterapia, mentre una psicosi vera e propria necessita di un trattamento psichiatrico.
In una persona psichicamente sana, grazie al corpo calloso vi sono continui scambi fra i due emisferi del cervello.
L’emisfero sinistro corrisponde alla parte maschile, razionale, analitica, mentre quello destro corrisponde alla parte femminile, istintiva e a una visione globale delle cose.
L’emisfero sinistro valuta le cose e le situazioni.
L’emisfero destro le apprezza o le disprezza.
Per esempio, quando facciamo acquisti è la parte sinistra che decide se l’oggetto corrisponde al prezzo richiesto, ma è grazie all’emisfero destro che ci viene o meno il colpo di fulmine per l’oggetto in questione.
Lo scambio fra i due emisferi induce a una conclusione, a una decisione e a un’azione. La conclusione può essere: «vale il suo prezzo» oppure «non vale il prezzo richiesto» (emisfero sinistro) oppure «questo mi piace o questo non mi piace» (emisfero destro). Sono queste motivazioni che ci spingeranno all’acquisto o ci freneranno.
Nella bipolarità, la persona si trova di fronte a una «una scelta impossibile» da fare, causando un sovraccarico di energia in assenza di una soluzione possibile e mandando in corto circuito il cervello. A questo punto si manifestano assenza, confusione mentale e idee deliranti, come se il cervello cercasse di tornare al punto in cui si è bloccato per poter ripartire.


Un esempio: Pauline ha diciassette anni, va a scuola, vuole andare all’università ma rimane incinta. Alla notizia, la madre le dice: «O sposi il padre di tuo figlio o ti butto fuori di casa».
Per Pauline le due alternative sono impossibili visto che non ama quell’uomo («Non voglio sposarlo!»), e siccome non ha soldi si chiede: «Ma dove andrò? Non ho un tetto!»
Sarà la scelta della sopravvivenza ad avere il sopravvento. Si sposa. Da un lato è felice di aspettare un bambino, dall’altro non desidera questo figlio che la costringe a rinunciare ai suoi progetti.
Dopo qualche anno di matrimonio si separa dall’uomo che non ama e cerca un lavoro. Poiché è molto giovane, ha difficoltà a prendere in mano la sua vita e ad assumersi la responsabilità di genitore. Il marito le propone allora di tenere lui la piccola Clara, invece che versarle gli alimenti. La bambina si trasferisce così a vivere con lui, ma la nuova compagna del padre le parla male della madre a ogni occasione.
Clara desidera sentirsi amata dal padre e dalla seconda madre, che chiama «mamma», quindi cade nel gioco paterno, negando e rifiutando la vera madre. Quando ha l’età dell’adolescenza riallaccia i rapporti con Pauline, una madre che non conosce e che riscopre solo ora. Il padre e la matrigna, temendo che voglia lasciarli, raddoppiano le cattiverie nei confronti della madre.
Clara si trova pertanto di fronte a una scelta impossibile che può essere riassunta così: «per avere l’amore di mio padre, devo rinnegare e odiare mia madre» e «per essere amata da mia madre devo rinunciare all’amore di mio padre che mi ha allevato e verso il quale mi sento in debito».
Queste scelte impossibili annullano la sua capacità di scegliere la cosa giusta. Dubita sempre più delle sue azioni che per lei diventano ogni momento di più impossibilità, situazione che la conduce alla depressione e alla malinconia. In alcuni momenti, quando si sente compresa e amata, le torna la forza di credere che sia possibile, raddoppia allora le energie diventando iperattiva, determinata, convincente. Tuttavia, nel momento in cui i suoi sforzi non arrivano dove vorrebbe, cade di nuovo nella depressione. Odia se stessa, è arrabbiata per il fatto di essere così…
Per uscirne, una persona affetta da bipolarità deve poter comprendere la propria storia, scoprire uno o più avvenimenti in cui è stata posta di fronte a scelte impossibili per poter dire al bambino o bambina che era (il bambino interiore): «Si ha sempre una scelta».

Pauline aveva una scelta. Poteva dire a sua madre: «Mamma, è stato un momento di debolezza, non amo quest’uomo. Se non vuoi che abbia un figlio fuori del matrimonio, lo accetto e sono pronta ad abortire, ma io non voglio sposare quell’uomo».
Tutto ciò ovviamente richiede coraggio e capacità di autoaffermazione, cosa che un adolescente vulnerabile non sempre ha. Non si tratta però di analizzare quello che la madre di Clara poteva fare o meno, quanto aiutare la persona che non vede una via d’uscita di fronte a una scelta impossibile a capire che c’è un’altra possibilità, che senza dubbio sua madre non aveva visto.
Anche Clara poteva scegliere. Poteva amare sua madre e suo padre. Non doveva scegliere tra l’una e l’altro. È stata lei a credere di non avere una scelta. Visto che non doveva scegliere, poteva amare il padre, la mamma biologica e la seconda mamma.
Quando i genitori sono in conflitto o si separano, succede spesso che i bambini si sentano obbligati a scegliere tra uno e l’altro, o a sostenere l’uno per negare l’altro, cosa che crea un conflitto tra la loro parte maschile e quella femminile. Talvolta detestano una parte di se stessi a vantaggio dell’altra. Se sono in conflitto con la propria parte maschile, la negheranno dando più importanza a quella femminile e la detesteranno ugualmente quando la vedranno manifestarsi nel proprio partner.
Ecco un esempio: un bambino vede il padre maltrattare la madre. Prende le difese di quest’ultima e odia il padre che la fa soffrire. Se è un ragazzo, vorrà diventare un uomo molto gentile per poter dire: «Non sono come mio padre». Rinuncerà alla sua parte maschile ma, allo stesso tempo, sarà attratto da donne intraprendenti che hanno successo. Siccome queste ultime sono spesso donne d’azione (polarità maschile) si lamenterà del fatto che non venga lasciato spazio alla sua parte maschile e finirà per detestarla così come detestava suo padre e la sua parte maschile. Quest’uomo vivrà in uno stato di turbamento e sconterà un fallimento relazionale dopo l’altro fino a che non avrà unificato le due polarità in sé e non avrà cessato di scegliere tra suo padre e sua madre.
Fino a quando la persona è in grado di riflettere sugli eventi che l’hanno condotta a quello stato di cortocircuito e può fare qualcosa per liberarsene, la guarigione è possibile.
Quando non ha più questa capacità ed è invece ottenebrata da idee deliranti, ci troviamo di fronte a una forma di psicosi maniaco-depressiva, malattia che richiede cure specialistiche con farmaci, somministrati con lo scopo di attenuare i sintomi di eccesso di malinconia, di iperattività e, talvolta, di violenza. L’evoluzione della patologia è scandita da crisi, che finiscono in modo spontaneo e si ripresentano poi sotto forma depressiva, malinconica o di idee deliranti e di agitazione maniacale. Vedi anche Malattie mentali.
Sono stato forse posto davanti a una scelta impossibile da fare?
Talvolta la persona può avere la sensazione che se sceglie uno, tradisce l’altro. Poiché non può risolversi a tradire l’altro, rimane sospesa in questa situazione impossibile che le provoca un malessere sempre maggiore e che manda il suo cervello in cortocircuito.
Posso accettare questo: «Abbiamo sempre una scelta!»?
Qual è la scelta che posso fare per essere in armonia con me stesso?
Se posso fare questa scelta, posso liberarmi dai sintomi della bipolarità.
BLEFARITE:

infiammazione acuta o cronica dei margini palpebrali che diventano rossi e disseminati di piccole scaglie bianche, accompagnata da prurito e da bruciore alle palpebre. In alcuni casi può esserci anche un’infiammazione suppurativa dei follicoli piliferi e delle piccole ghiandole situate alla base delle ciglia che può dare origine ad ascessi. Vedi Fotofobia.
Che cosa mi è difficile accettare e mi crea un sentimento di vergogna?
Una delle mie operatrici mi scrisse a proposito del figlio di una donna che partecipava a un seminario. Il bambino, di due anni e mezzo, aveva dapprima avuto l’orzaiolo e in seguito aveva sviluppato problemi di fotofobia (intolleranza alla luce). Il medico curante l’aveva mandata da un pediatra oftalmologo che aveva diagnosticato una blefarite o rosacea delle palpebre (malattia cutanea cronica). Scoraggiata, la madre non sapeva cosa fare per guarire il figlio, dato che lo specialista aveva detto che si trattava di una malattia incurabile.
Riflettei dapprima sull’orzaiolo di cui il bambino aveva sofferto e mi chiesi cosa avesse potuto vedere da procurargli un sentimento di vergogna. Qualcosa che lui non voleva si vedesse alla luce del giorno (fotofobia) e che gli aumentava il senso di vergogna (blefarite).
A due anni e mezzo di solito i bambini imparano cosa sia la pulizia. Mi chiesi se il bambino non avesse problemi in questo senso e lo suggerii alla mia operatrice. Ne parlò con la madre che le disse: «La cosa mi colpisce perché dico spesso a mio figlio di avvertirmi quando ha bisogno di andare in bagno, ma la maggior parte delle volte me lo dice quando se l’è già fatta addosso».
È molto probabile che il bambino si sia vergognato delle sue mutande sporche.
BLENORRAGIA o GONORREA: vedi Malattie sessualmente trasmissibili o MST.


BOCCA:

la bocca ha diverse funzioni: digerente, essendo l’ingresso dell’apparato digerente; respiratoria, dato che contribuisce con il naso all’entrata e all’uscita dell’aria nell’organismo; fonatoria, poiché, con il contributo della lingua, delle labbra e delle corde vocali prende parte alla parola e al canto.
Infine, grazie ai muscoli che la circondano, permette di esprimere l’affetto attraverso il bacio e prende parte alla sessualità. Per tutte queste ragioni, la bocca rappresenta l’apertura e lo scambio.
Un problema alla bocca riguarderà quindi gli scambi con il nostro ambiente.
→ Stomatite: infiammazione del cavo orale.
Mi sento forse frustrato per il fatto di non ricevere sufficiente nutrimento fisico (cibo, soldi) o affettivo (i baci)?
Può darsi che io non riceva gli scambi affettivi che vorrei avere?
Per esempio, può darsi che io non ami il modo in cui il mio partner mi abbraccia e che questo non mi nutra dal punto di vista affettivo.
→ Afta o ulcera della mucosa orale: ulcerazioni superficiali dolorose a livello della mucosa orale o, più raramente, genitale.
Le afte possono venire da un insieme di frustrazioni e tristezza per essere respinti dalla persona con la quale vorremmo condividere un’intimità fisica (baci) o sessuale (fare l’amore). Possono anche essere causate dal rimuginare con rabbia.
Provo frustrazione e tristezza nella mia relazione?
C’è una situazione che mi provoca rabbia?
→ Bocca secca: mancanza di saliva presente in generale nelle persone che respirano male con il naso e che, di conseguenza, tendono a respirare con la bocca. Un sentimento di solitudine affettiva o la paura corrispondente possono esprimersi con la bocca asciutta.
Mi sento forse abbandonato, lasciato a me stesso?
Può darsi che non riceva il nutrimento affettivo che vorrei?
Posso stare con un uomo che non mi piace abbracciare, ciò che lascia inappagato questo mio bisogno.
→ Cancro alla bocca o del cavo orale: la mucosa orale è costituita da uno spesso strato di cellule epiteliali piatte, pluristratificate, chiamato «epitelio pavimentoso». Le cellule sono simili a quelle dell’epidermide, con la differenza che non sono soggette al processo di cheratinizzazione (strato corneo).
Un cancro alla mucosa orale può essere riferito a un sentimento di privazione.
Ho la sensazione di essermi sempre sacrificato per gli altri o di essere stato privato di ciò che avevo diritto di ricevere?
Privato dell’affetto (baci), privato finanziariamente (soldi), privato materialmente («Dovevo accontentarmi e non chiedere niente»).
Ho vissuto forti emozioni riguardanti il cibo o la mia situazione economica?
Ho forse detto cose come: «È come se mi levassero il pane di bocca», oppure: «È come levare il pane di bocca ai miei figli»?
→ Mughetto o candidosi del cavo orale: infiammazione della mucosa orale e della faringe che si presenta con un’area ricoperta da uno strato biancastro di lieviti del genere Candida albicans. Vedi anche Candidosi.
→ Mughetto del lattante: molto spesso è indice di emozioni che il neonato vive per le difficoltà che incontra nel poppare o perché riceve il biberon senza tenerezza né amore.
→ Mughetto del bambino e dell’adulto: può essere dovuto all’assunzione di antibiotici o per carenze affettive in mancanza di baci.
Sono privo di affetto in questo momento?
BOLLE DA FRIZIONE o VESCICOLE:

separazione tra il derma e l’epidermide colma di un liquido sieroso trasparente, causata da sfregamenti prolungati. La vescica prende parte alla guarigione dei tessuti irritati, quindi non è saggio forarla facendo fuoriuscire il siero poiché l’obiettivo di quest’ultimo è quello di isolare i tessuti per una loro migliore riparazione.
Può darsi che io non mi prenda abbastanza cura del mio corpo?
BORSA SIEROSA:

cavità virtuale o capsula tappezzata da una fine membrana sinoviale le cui superfici scivolano le une sulle altre per facilitare lo scorrimento delle parti alle quali è annessa. Si possono distinguere le borse sottocutanee e quelle che sono collegate ai tendini e ai muscoli delle articolazioni.
Le borse sierose rappresentano la nostra indulgenza, ovvero la capacità di essere tranquilli, di sorvolare sulle questioni o i comportamenti del nostro ambiente. I giudizi, l’irritazione possono dar luogo alla borsite.
→ Borsite: infiammazione della borsa sierosa che provoca gonfiore, dolori, rossori e una sensazione di bruciore. Esprime spesso rabbia verso noi stessi o verso una persona che giudichiamo.
Per esempio, se vediamo nostro figlio di vent’anni passare le giornate davanti al televisore mentre noi non abbiamo mai tempo per rilassarci, possiamo essere assaliti dal senso di frustrazione di lavorare per permettergli di vivere.
Trattengo dentro di me la rabbia per una persona o una situazione che mi fa sentire frustrato o che mi esaspera?
Borsite al gomito:
Sono arrabbiato con me stesso per non avere il coraggio di lasciare una situazione (impiego, relazione di coppia) nella quale non mi trovo bene?
Borsite alla spalla o sottodeltoidea:
Trattengo in me la rabbia per una situazione che non sopporto più o per una persona che mi porta a dire o a pensare: «Lo picchierei»?
→ Borsite al ginocchio: chiamata anche prerotulea (davanti alla rotula), esprime per lo più rabbia contro una persona davanti alla quale dobbiamo inchinarci.
Provo rabbia per una situazione o per il comportamento di una persona che ritengo inaccettabile?
Provo rabbia nei confronti di me stesso perché non riesco a raggiungere gli obiettivi che mi sono fissato?
Borsite all’anca:
Sono arrabbiato con me stesso per non avere sufficiente coraggio per osare impegnarmi in ciò che la vita mi propone?
Borsite al dito indice:
Sono arrabbiato con me stesso per essere stato troppo autoritario?
BORSITE:vedi Borsa sierosa.

BORSITE AI TESTICOLI: vedi Testicoli.

BOTULISMO:vedi Intossicazione alimentare.
BRACCIA: incarnano la nostra capacità di prendere e di eseguire. Rappresentano il prolungamento del cuore, poiché ci permettono di abbracciare coloro che amiamo. Servono inoltre a eseguire gli ordini, tra cui quelli di lavoro.
→ Dolore alle braccia:
È possibile che non abbia accettato la partenza di una persona che avrei voluto trattenere?
→ Prurito alle braccia: è spesso associato a un sentimento di impazienza nei confronti di ciò che facciamo o che ci aspettiamo venga fatto.
Per esempio, una donna chiede al marito di riparare la finestra del bagno. Ogni volta che entra nella stanza e vede che ancora non l’ha fatto, si gratta le braccia.
Che cosa vorrei che andasse più in fretta, che ha a che fare con un lavoro o con quello che faccio?
→ Dolore alle braccia: la sensazione di avere troppo lavoro da svolgere o credere che siamo noi a dover fare tutto può causare dolori alle braccia.
Cos’è che non prendo o che non ho preso?
Che cosa rimpiango d’aver preso?
→ Braccia intorpidite: esprimono il desiderio di rendersi insensibili al bisogno di abbracciare o di essere abbracciati.
Desidero rendermi insensibile al bisogno di ricevere o di esprimere affetto?
Un sacerdote soffriva di intorpidimento alle braccia. Poiché non poteva vivere la sessualità, inconsciamente voleva rendersi insensibile al bisogno di tenere una donna fra le braccia.
→ Formicolio alle braccia: la sensazione che migliaia di formiche corrano sotto la pelle. Le formiche sono note per lavorare molto: non è quello che stiamo facendo anche noi? Il formicolio è un segno precursore della sclerosi a placche. Il corpo forse ci sta dicendo: «Non ne posso più, sono stanco, ho bisogno di riposo»? Se si avverte il messaggio e lo si ascolta, non sarà necessaria una sclerosi a placche per fermarci. Vedi anche Parestesie.
Può darsi che mi sia caricato troppo o che chieda troppo a me stesso?
→ Edema alle braccia: quando ci sentiamo limitati in ciò che si vuole fare, il nostro corpo può manifestarlo occupando maggiore spazio attraverso un edema.
Mi sento forse limitato in ciò che faccio o in ciò che vorrei fare?
Mi sono forse sentita limitata nelle azioni che avrei voluto compiere o nelle scelte che avrei voluto fare?
Molte donne sottoposte ad ablazione della mammella in seguito a un tumore al seno sviluppano un edema nel braccio corrispondente. Forse si sono sentite limitate nella scelta della loro cura. Allo stesso modo è possibile che in seguito all’intervento si sentano limitate in ciò che vorrebbero poter fare a casa, per i figli o per il lavoro.
Perdita di forza nelle braccia:
Penso forse: «Non posso fare altro o è troppo, non ho più la forza di fare così tanto!»?
Mi sento impotente a poter aiutare uno dei miei cari?
Sensazione di bruciore alle braccia:
Provo forse rabbia per una situazione che riguarda il mio lavoro e che non ho accettato?
Tremori alle braccia:
Provo una grande stanchezza per tutto il lavoro che ho appena fatto o che mi resta da fare?


BRIGLIE ADERENZIALI:

sono aderenze fibrose che si formano in seguito a un intervento chirurgico. Possono ostacolare il funzionamento dell’intestino e creare violenti dolori addominali. La soluzione consiste nella loro escissione e rimozione (con il rischio che se ne formino di nuove). Vedi Aderenze.
BRONCHI:

sono la rete di distribuzione dell’aria ai polmoni e comprendono un bronco principale per ogni polmone, che si divide a sua volta da quattordici a diciassette volte, dando luogo a ulteriori ramificazioni sempre più piccole che terminano nei bronchioli. L’aria dei polmoni è contemporaneamente nutrimento e vita. I bronchi rappresentano il nostro tessuto famigliare, il nostro ambiente. Possono essere paragonati a un albero e, non a caso, la loro struttura prende il nome di «albero bronchiale». Un problema ai bronchi riguarderà quindi l’ambiente famigliare o professionale.
→ Tumore ai bronchi: il tumore ai bronchi si forma in seguito a un «troppo pieno» emotivo che impedisce di respirare, e quindi di vivere liberamente nel proprio ambiente. Si può avere la sensazione che non si possa esistere in ciò a cui si aspira, in ciò che si vuole esprimere o in ciò che si vorrebbe vivere. Da piccoli ci si può essere sentiti dominati, soffocati, non rispettati da uno dei genitori, e adesso dal partner o da un superiore nell’ambiente di lavoro.
Ho paura di essere criticato o rifiutato se non rispondo alle attese della persona che amo, ciò che mi induce ad avere la sensazione di esistere più per gli altri che per me stesso?
Mi sento soffocare nel mio rapporto di coppia o nel mio ambiente famigliare o professionale?
Linfonodo all’albero bronchiale:
Ho la sensazione di dover combattere per rimanere in vita?

BRONCHIECTASIA o DILATAZIONE DEI BRONCHI:

aumento, spesso permanente e irreversibile, del volume dei bronchi, le cui pareti risultano quindi alterate.
Mi sono forzato per adattarmi a un ambiente in cui non mi trovavo bene?
BRONCHIOLITE:

infezione acuta dei polmoni che colpisce soprattutto neonati e bambini piccoli e in cui i bronchioli sono la sede dell’infiammazione.
Questo bambino potrebbe sentirsi allontanato dall’ambiente sicuro rappresentato dallasuamamma?
Questo neonato o questo bambino piccolo potrebbe essere arrabbiato a causa dei suoi genitori che litigano sulle cure da fargli?
Il bambino è stato vaccinato? Vedi Vaccinazione.

BRONCHITE:

infiammazione della mucosa dei bronchi. Può darsi che ci si senta vessati, soffocati dall’ambiente famigliare o lavorativo. Può anche trattarsi di un atteggiamento critico verso le persone che abbiamo intorno perché riteniamo di fare il possibile per compiacerle senza riuscire mai a soddisfarle.
Quando avevo sei anni ed ero in un collegio, mi venne una forte bronchite che si trasformò in broncopolmonite. Ripensando al passato, ricordo un evento accaduto prima che mi venisse la bronchite. Era stata servita una torta ai mirtilli. A me piacevano le torte di mele, di ciliegie, ma di torte blu… non ne avevo mai viste. «Questo coso blu non può essere un dessert», pensavo, e mi faceva piuttosto schifo. Feci scivolare con discrezione la fetta di torta nel grembiule per farla sparire. Mentre andavo in bagno, una suora mi sorprese con la torta che gocciolava dalla tasca. Mi portò in una stanza e insistette perché la mangiassi, cosa di cui non avevo nessuna voglia. Al limite della pazienza di fronte al mio rifiuto, me la ficcò in gola per costringermi a mangiarla. Criticai il gesto della suora, la sua mancanza di dolcezza e di comprensione di fronte a una bambina indifesa e rifiutai assieme a lei tutto il pensionato.
Con il lavoro svolto nel corso degli anni sulla liberazione della memoria emozionale, ho avuto modo di perdonarla capendo che certe suore avevano preso i voti più per un desiderio della loro famiglia o per sfuggire a una situazione disonorevole che per vera vocazione, ciò che provocava in loro molte frustrazioni, che scaricavano sui bambini. In quel collegio c’erano anche suore molto buone che erano come vere mamme e di cui conservo un bellissimo ricordo.
Ho vissuto una situazione che mi ha fatto provare una forte rabbia verso il comportamento di una persona del mio ambiente famigliare, scolastico o di lavoro?
Bronchite cronica:
Sto evolvendo in un ambiente molto critico o sono io che critico in continuazione?
Quando si è esigenti verso se stessi lo si è necessariamente verso gli altri. La soluzione consiste nello sviluppare una maggiore indulgenza nei confronti di sé per averne di più verso gli altri.
BRONCOPOLMONITE:

infiammazione dei bronchioli e degli alveoli polmonari. Può essere legata a una forma di scoraggiamento per non riuscire a trovare una propria collocazione o perché tutti gli sforzi per vivere una relazione armoniosa (contesto di vita armonioso) sono vanificati dalla mancanza di cooperazione dei nostri cari. Il non-rispetto dello spazio vitale o di un clima armonioso può far provare a chi lo subisce un sentimento di impotenza, di critica e un profondo scoraggiamento che può indurlo a credere: «Non ci riuscirò mai…»
Provo un senso di scoraggiamento di fronte a una situazione in cui non riesco a farmi ascoltare e rispettare nel mio bisogno di armonia e di spazio vitale?
BRUCIATURE A UN ORGANO O SU UNA PARTE DEL CORPO:

le bruciature possono essere prodotte da incidenti con liquidi o oggetti molto caldi, dal fuoco, prodotti irritanti, corrosivi, attraverso alcuni trattamenti di crioterapia, chemioterapia ecc. Possono riguardare quindi incidenti (vedi la voce corrispondente) o trattamenti.
→Se la bruciatura si produce in seguito a un incidente, può essere legata a un senso di colpa. Per esempio, ci si può sentire in colpa per essere in ritardo nel preparare la cena e ci si brucia cucinando (vedi Incidente).
→ Se le bruciature si sono prodotte in seguito a trattamenti di chemioterapia:
Il trattamento era troppo forte?
Mi rimetto forse troppo a ciò che viene deciso per me, piuttosto che ascoltare quello che il mio corpo vuole farmi capire attraverso questo tumore?
Vi sono bruciature che non dipendono da fattori esterni ma piuttosto da sensazioni che ci fanno dire di una parte del nostro corpo: «Qui mi brucia!» Per esempio: «Mi bruciano le braccia». Queste sensazioni di bruciore sono spesso legate a rabbia, frustrazione o esasperazione. Vedi Infiammazione.
Ecco qualche esempio di bruciature senza cause esterne e senza fase di riparazione.
→ Bruciature al viso:
Ho vissuto un affronto che mi ha fatto provare rabbia?
→ Bruciature alle braccia:
Ho vissuto una situazione che non ho accettato e che mi avrebbe portato a dire o a pensare: «Questo non lo prendo»?
→ Bruciature alla schiena:
Ho la sensazione di dovermi fare carico di tutto e di provarne rabbia?
BRUCIATURE NEI GRANDI USTIONATI:

nella maggior parte dei casi un grande ustionato non si ritiene responsabile di ciò che gli è accaduto. Tende invece a credere che la colpa sia degli altri, ed è comprensibile. Per un bambino ustionato volontariamente con la sigaretta della madre o nell’incendio appiccato da suo padre alla casa in un gesto di disperazione è difficile credere di essere responsabile. Il tema della responsabilità è stato trattato nel mio libro Metamedicina. Ogni sintomo è un messaggio.
Senza spingersi per ora a questi estremi, il grande ustionato può chiedersi se, prima dell’incidente, si è sentito in colpa di pensare a se stesso, o di avere più degli altri o ancora di aver causato sofferenze. Inconsciamente avrebbe potuto volersi imporre una forma di autopunizione, autoprivazione o autodistruzione.1 Vedi anche Incidente.
Anni fa ho conosciuto un grande ustionato che mi si era affezionato. Quando mi raccontò la storia dell’incidente in cui era rimasto ustionato su un terzo della superficie del corpo, riteneva ancora suo fratello responsabile per essersi addormentato al volante, dato che, sapendo che era molto stanco, gli aveva proposto di guidare al suo posto, ma questi aveva declinato la proposta dicendogli: «Scherzi! Solo per venti chilometri…»
Grazie alla fiducia che si era stabilita tra noi, mi raccontò un’altra storia che non aveva mai collegato all’incidente. Era sposato e aveva una bambina di quattro anni che gli era molto attaccata. Prima che accadesse l’incidente, si stava separando dalla moglie. La vedeva soffrire e pensava alla bambina, che avrebbe ugualmente patito per la sua partenza. Si riteneva un egoista che faceva soffrire gli altri per il proprio comodo. Più la separazione procedeva, più si sentiva in colpa.
Prima che fossi ustionato ho vissuto una situazione in cui mi sono sentito in colpa?
Possiamo esserci sentiti colpevoli di avere più degli altri o di dare un dispiacere a una persona che ci amava.
Ci sono forse state cose che mi rimproveravo o di cui ritenevo di non avere diritto?
Avrei dovuto perdonare una persona che mi aveva fatto soffrire?


BRUCIORI DI STOMACO:

Cos’è che non riesco a mandare giù?
Che cosa trovo inaccettabile o troppo ingiusto e che mi brucia (nel senso di farmi provare frustrazione o collera)?
BRUFOLI:

piccole protuberanze di colore rosso che possono contenere pus, spesso correlate a sentimenti di impazienza. Quando sono purulente, è segno che c’è rabbia che ribolle o che ribolliva. Vedi anche Glutei.
Ho provato impazienza o rabbia nei confronti di me stesso, di una persona o di una situazione?
BRUXISMO:ci sono due tipi di bruxismo:
→ Bruxismo centrico: consiste nello stringere i denti senza muovere la mascella. Questo tipo di movimento può provocare dolori alla mascella. Esprime spesso grande collera e anche rabbia trattenuta.
Nutro forse collera o rabbia nei confronti di una persona in particolare?
→ Bruxismo eccentrico: è quello che viene definito «digrignare i denti». Se avviene di giorno ne siamo coscienti, ma di solito si verifica durante la notte. Ne siamo consapevoli quando ce ne parla la persona che dorme con noi.
Questo secondo tipo di bruxismo può esprimere ansia o una forte apprensione. Per esempio, lo studente che ha paura di non saper rispondere correttamente all’esame che lo attende; la persona che teme la visita dell’ufficiale giudiziario.
C’è una cosa di cui ho paura e che mi crea grande tensione emotiva?
Il semplice fatto di parlarne con una persona con cui si ha confidenza può aiutare ad allentare la tensione.
BULIMIA:

forma compulsiva che spinge a mangiare oltre misura o a ingoiare tutto ciò che capita, senza distinzione. Dopo aver ingerito molti alimenti, alcune persone scelgono di vomitare, sia per paura di ingrassare sia per farsi del male. La bulimia sovente è una forma autodistruttiva legata a un sentimento di abbandono o di colpa.
Credo di non essere degno di essere amato?
Credo che sarebbe stato meglio che non fossi mai nato?
Ho l’impressione di non aver causato altro che problemi ai miei cari?
Ho tendenza a credere che è tutta colpa mia?
Nelle adolescenti il disturbo è spesso legato a un’ossessione per la magrezza.
Ho paura di ingrassare o di diventare grassa?
Lidia ha dodici anni. Accompagna la sua mamma dal medico per degli esami di routine. Il dottore le dice: «Sarà necessario tenere d’occhio la dieta di sua figlia, potrebbe avere la tendenza a ingrassare». Lidia non aveva mai pensato neppure per un secondo che potesse avere problemi di peso, ma la frase del medico le fa nascere l’ossessione di ingrassare. Cerca di privarsi di cibo il più possibile, ma siccome è in fase di sviluppo a volte ha così fame che mangia più di quello che le sembra ragionevole. Dopo aver mangiato così tanto la paura di ingrassare riprende il sopravvento e si affretta a rigettare tutto il cibo trangugiato. Le immagini di bellezza associate a una figura molto snella per non dire magra sono responsabili di molti casi di anoressia e di bulimia nelle ragazze.
Ho aiutato Lidia a liberarsi da questa paura e le ho fatto accettare l’idea che poteva mangiare normalmente, senza per questo ingrassare.

BURN-OUT o ESAURIMENTO PROFESSIONALE: senso di stanchezza profonda con esaurimento dovuto a un eccesso di lavoro o a una grande delusione in seguito alla quale si è perduta ogni motivazione. Non si ha più la forza di continuare a questo ritmo o di lottare contro una situazione che appare insormontabile. Vedi Stanchezza.
→ Se si verifica in seguito a un eccesso di lavoro:
Sono convinto che il merito è dovuto agli sforzi?
Cosa cerco di dimostrare a me stesso o agli altri? Valgo qualcosa?
Può darsi che io provi un senso di colpa verso la vita e pensi: «Se gli altri hanno bisogno di me, allora posso vivere»? Con una tale convinzione, è possibile che io non sappia dire di no agli altri e voglia rispondere a tutte le loro attese, al punto che non mi resta più tempo per occuparmi di me stesso?
→Se si verifica in seguito a una profonda delusione:
La mia felicità e il mio valore dipendono dalla stima degli altri?
Può darsi che mi sia intestardito nel voler continuare un rapporto a senso unico?
Mi sono forse intestardito nel voler vincere una causa che era persa fin dall’inizio?
Mi sono forse intestardito a voler conservare un’azienda che rubava tutto il mio tempo, al punto che non me ne restava più per stare con i miei cari o per svagarmi?
BY-PASS:vedi Cuore.

Lettera C

CADUTA DEI CAPELLI o ALOPECIA:

la perdita di capelli può essere diffusa, localizzata, acuta o progressiva. Si tratta sovente di situazioni che possono riguardare una separazione, un sentimento di svalutazione, una mancanza di protezione o un miscuglio di questi sentimenti. La perdita di capelli può anche essere in risonanza con emozioni vissute nell’età dell’infanzia. Per esempio: se nostro padre è stato a lungo disoccupato e non sapeva come riuscire a mantenere la famiglia, e noi a nostra volta ci siamo confrontati con la preoccupazione di perdere il nostro impiego, ciò può risvegliare il senso di insicurezza vissuto da bambini. Vedi anche Alopecia areata.

Ho vissuto emozioni riguardanti un allontanamento, una separazione o la perdita dell’impiego che mi hanno portato a provare una grande insicurezza o a svalutarmi?

CALAZIO e CISTE DELLA PALPEBRA:

piccolo tumore (rigonfiamento), di solito di forma arrotondata, presente sulla rima libera della palpebra inferiore (calazio) o sulla palpebra stessa (cisti). Sono piccoli nodi, bolle di dolore trattenute per ciò che si vede, a cui si assiste. Possono evolvere in congiuntivite se il dolore si trasforma in collera.

Che cosa mi rende triste in ciò che vedo?

Ho vissuto una separazione, una morte?

CALCAGNO:vedi Piedi.

CALCOLI:

provengono dalla cristallizzazione dei nostri pensieri, molto spesso di quelli negativi. Per esempio di rancore, se il problema riguarda il sistema biliare o di paura, se riguarda invece quello renale.

→ Calcoli biliari olitiasi vescicolare:  sono formati da depositi di colesterina, pigmenti biliari e sali di calcio. Vedi anche Coledoco.

Può trattarsi di un grosso calcolo o di molti piccoli. Una persona può averli da anni senza saperlo. Tuttavia, nel momento in cui un calcolo entra nel dotto del coledoco, si hanno forti dolori.

La formazione di calcoli proviene di solito da pensieri negativi verso se stessi, il proprio ambiente o la vita. Si può provare collera, nutrire rancore o temere i giudizi degli altri per il fatto che giudichiamo noi stessi.

Nei confronti di chi provo rancore?

Quali sono i pensieri negativi che nutro nei confronti di uno dei miei cari?

Sono stata operata a ventidue anni per dei calcoli biliari e mi è stata asportata la cistifellea. In quel periodo nutrivo un profondo rancore verso uno dei miei fratelli che ci aveva fatto vivere per anni in un clima di violenza. È andato via di casa che avevo quattordici anni, eppure quando mi sono sposata pensavo ancora: «Se mi tocca, mio marito saprà difendermi!» Era la bambina terrorizzata in me che si esprimeva così, visto che mio fratello aveva smesso ormai da anni di essere violento. A quell’epoca dicevo anche: «Per me può morire, non andrò neppure ai suoi funerali!» oppure: «Se dovesse avere problemi, non alzerò un mignolo per aiutarlo!» Tutto questo ben esprimeva il rancore che continuavo a provare per lui. Dopo aver capito la sofferenza che lui esprimeva attraverso la violenza e aver liberato dalla paura la bambina terrorizzata che era in me, nei suoi confronti mi sono rimasti solo pensieri positivi e rivederlo è un piacere.

CALCOLI ALLA PROSTATA:

sono l’espressione di un accumulo di frustrazioni rispetto ai propri desideri sessuali, ma possono provenire anche da un accumulo di pensieri negativi nei confronti delle donne o di una in particolare, che può essere la compagna o una ex. Vedi anche Prostata.

Ho accumulato molte frustrazioni nell’esprimere la mia sessualità?

Quali sono i pensieri negativi che ho nei riguardi delle donne o del mio valore come uomo?

CALCOLI RENALI:

sono sali di acido urico che, per la loro abbondanza, danno luogo a dei precipitati. Questi possono formarsi nel bacinetto renale per poi passare nell’uretere e nella vescica. I calcoli renali sono spesso legati a una ridotta introduzione di liquidi. Può trattarsi di pensieri negativi verso noi stessi per non essere stati più accorti, o nei confronti di persone dalle quali abbiamo avuto la sensazione di esser stati ingannati o che avevano il potere di rovinarci.

Ho avuto pensieri negativi verso una o più persone di potere che erano in grado di farmi del male o di rovinarmi?

Ho vissuto un lungo periodo nel timore di essere escluso, ucciso, annientato o spodestato?

Antonio ha dei calcoli renali che lo fanno stare molto male. Dentista di buona reputazione, è coscienzioso e competente. Un giorno, uno dei suoi pazienti, convinto di essere stato oggetto di cure onerose con lo scopo di sottrargli denaro, gli fa causa. L’avvocato del cliente lo querela anche presso l’Ordine, che a sua volta lo minaccia di togliergli la licenza di esercitare se non riesce a dimostrare che le cure somministrate al paziente erano giustificate. Il processo dura più di due anni e si rivela molto costoso. Antonio vive questo periodo nel terrore di essere rovinato e di restare senza mezzi di sostentamento, in caso di ritiro della licenza professionale. Vince la causa ma continua a nutrire rancore nei confronti di coloro che avevano rappresentato una minaccia per lui.

CALCOLI URINARI o LITIASI URINARIA:

Ho nutrito pensieri negativi (rabbia, odio, vendetta) nei confronti di persone che non hanno rispettato il mio spazio?

CALLI AI PIEDI o DURONI:

possono derivare dal portare scarpe troppo piccole. La paura di andare avanti fa contrarre i piedi e ciò può causare la formazione di calli. Vedi anche Callosità.

Sull’alluce:

Provo un grande bisogno di proteggermi nelle azioni che intraprendo o nella direzione che ho scelto?

Sul dito mignolo:

Cerco di proteggermi rispetto a quello che posso provare?

CALLO OSSEO:

è un tessuto osseo cicatriziale non vascolarizzato e non infiammatorio che permette all’osso fratturato di risaldarsi e alle due parti di unirsi. Vedi Incidente.

CALLOSITÀ:

è un ispessimento circoscritto della pelle sui palmi delle mani, alle estremità delle dita o ai piedi. Se è presente su un dito del piede, si parla di callo. Le callosità di solito sono causate da pressioni o frizioni ripetute e prolungate che inducono l’epidermide a proteggersi aumentando la cheratinizzazione delle cellule epiteliali.

Perché facciamo tanta pressione sulla penna, sullo strumento musicale o sugli attrezzi che usiamo? Perché camminiamo appoggiandoci di più sulla punta dei piedi o sui talloni?

Alcune persone presentano callosità anche in assenza di frizioni. Possono esprimere un’insicurezza e un bisogno di essere rassicurati o anche protetti.

Callosità alle dita di un musicista:

L’insicurezza circa il mio talento di musicista mi spinge forse a imprimere una maggiore pressione sullo strumento?

Callosità alle mani:

Quando sono apparse le callosità ero preoccupato per il lavoro, avevo bisogno di dimostrare di essere un buon lavoratore?

Callosità ai piedi:

Quando sono apparse le callosità, avevo paura ad andare avanti, verso l’ignoto, di ritrovarmi solo o senza protezione?

CALORE (disturbi provocati dal):

alcune persone sono soggette a frequenti indisposizioni da calore o temono spesso di avere troppo caldo. Se il freddo può ricordare la solitudine, il calore può essere invece associato a una mancanza di areazione, a un senso di soffocamento.

Mi sono forse sentito soffocare nel mio bisogno di libertà, in ambito famigliare o da una persona a cui voglio bene?

→ Caldane o vampate di calore: vedi Menopausa.

CANCRENA:

sotto questo termine si raggruppano differenti processi caratterizzati dalla morte (necrosi) dei tessuti per mancanza di nutrimento o di ossigenazione delle cellule.

→ Cancrena secca o vascolare: in questo tipo di cancrena non c’è infezione bensì mancanza di irrorazione sanguigna. Le cellule, non più alimentate né ossigenate, muoiono. Può essere causata da freddo intenso o da un problema circolatorio tipo arterite, ischemia, tromboangioite obliterante, embolia, in una parte del sistema arterioso o venoso, e colpisce per lo più le estremità (dita, mani, dita dei piedi, piedi). Nel caso di una cancrena si pratica l’amputazione poiché, se non si eliminano i tessuti morti, la cancrena secca si sviluppa in cancrena umida o gassosa in seguito alla trasformazione dei tessuti morti sotto l’azione di batteri e virus.

→ Cancrena umida o infettiva: si sviluppa da una cancrena secca. L’infezione dei tessuti è dovuta al lavoro dei batteri che trasformano i tessuti morti ed è il motivo per cui nella cancrena detta «umida o infettiva» si riscontrano infezioni nelle piaghe necrotizzate. Viene considerata una patologia molto grave a causa dei focolai di necrosi che possono diffondersi ai tessuti circostanti, come un frutto marcio che fa marcire la frutta circostante.

→ Cancrena gassosa: la produzione di gas e l’odore di putrefazione è dovuto a una presenza batterica importante che si attiva per trasformare i tessuti morti.

Qualunque sia il tipo di cancrena, è legata alla morte. Può esprimere:

Non posso più vivere senza la persona che amavo…

Non posso più vivere in un simile clima di sofferenza, di conflitti o di litigi…

Non posso più vivere in un simile ambiente di distruzioni o di guerre.

Questo può farci capire perché si incontrano molte persone affette da questa patologia dopo un terremoto o durante una guerra.

Angela ha avuto una cancrena vascolare al piede sinistro. Era sposata con un uomo che invecchiando soffriva di demenza senile. Non solo non era più in grado di badare a se stesso, ma passava rapidamente dall’irritabilità all’indifferenza con a volte eccessi di violenza verbale. Angela non ce la faceva più a vivere in quella situazione e non ne vedeva una soluzione. Aveva iniziato ad avere problemi di vascolarizzazione nel piede destro. In un primo tempo avevano cercato di ristabilire la circolazione del piede, ma senza esito. Dopo qualche settimana, era apparsa la cancrena nei tessuti del piede. Fu necessario decidere l’amputazione. Nonostante le fosse stata praticata per precauzione un’amputazione fino al ginocchio, la cancrena si diffuse in tutta la gamba.

È possibile che non possa più continuare a vivere nel contesto che mi appartiene in questo momento?

CANCRO:vedi Tumore.

CANDIDOSI:

causata da lieviti del genere Candida albicans, funghi unicellulari che si riproducono per gemmazione. Come tutti i funghi, sono presenti in ambienti umidi in decomposizione (foglie secche, legno marcio e cadaveri). I funghi, come i batteri, svolgono una funzione importante nella trasformazione delle sostanze organiche, ciò che spiega la loro presenza su quelle in decomposizione. Possono svilupparsi dove ci sia una modificazione dell’ambiente fisico (per esempio modificazione del pH vaginale) o di una situazione psicologica dipendente da un sentimento di perdita (di un amore, di stima, di dignità…). Vedi anche Micosi.

Cos’è che non voglio più vivere nella mia sessualità?

Può darsi che non mi conceda il diritto di provare piacere?

→ Candidosi vaginale: chiamata anche moniliasi.

Ho la sensazione di essere un oggetto di cupidigia sessuale per il mio partner?

Ho la sensazione di una mancanza di condivisione nei rapporti sessuali che mi lascia un senso di vuoto?

Per esempio, una donna che aveva di continuo candidosi vaginali, mi diceva: «Ogni volta che avevo rapporti sessuali nei quali mi sentivo più un oggetto che una persona amata, avrei voluto morire».

Mi trascino un senso di colpa verso il sesso che fa sì che io non mi conceda il diritto al piacere?

Una delle partecipanti ai miei corsi soffriva di continue vaginiti. Questo le impediva di trarre piacere dai rapporti sessuali tanto la sua mucosa era irritata, con la conseguenza di non poter vivere una sessualità armoniosa. Aveva consultato un terapeuta che le aveva detto che i suoi problemi provenivano dall’essere stata vittima di un abuso. Lei non ne aveva alcun ricordo, ma lui insisteva, dicendole che aveva nascosto a se stessa il ricordo. Il metodo che le proponeva per liberarsi dal problema implicava pratiche sessuali che non la convincevano. Smise di andare da lui e cercò invece l’aiuto di una donna.

In seguito a quello che mi raccontò del lavoro svolto con quel terapeuta, le chiesi se aveva avuto rapporti sessuali prima del matrimonio. «Sì.» «Come sono andati questi primi rapporti?» «Molto bene, non c’erano problemi. Le mie vaginiti sono iniziate dopo il matrimonio.»

Di solito una persona vittima di abusi incontra molte difficoltà (quanto meno all’inizio) a lasciarsi andare in un rapporto sessuale. I primi rapporti sono in genere difficili. Sospettavo che non fosse stata vittima di abusi. Ma allora, cos’era successo dopo il matrimonio? Scoprii che il turbamento all’origine delle vaginiti era legato a un episodio avvenuto il giorno del matrimonio.

Era vestita di bianco, con il suo bell’abito da sposa, e mentre stava uscendo per andare in chiesa la madre le chiese: «Sei vergine?» Lei rispose: «Sì».In seguito però si era sentita terribilmente in colpa per aver mentito alla madre il giorno delle nozze. Per espiare la menzogna, che riteneva un peccato di fronte a Dio e agli uomini, si era vietata di provare piacere nel sesso. Le chiesi: «Quando hai detto ‘sì’ a tua madre, potrebbe darsi che quel ‘sì’ non volesse dire ‘sì, mamma, sono vergine’ ma piuttosto: ‘Sì, mamma, rispetto le tue idee, ma non ho voglia di rovinare il giorno del mio matrimonio con i tuoi principi’?»

La mia domanda la spinse a vedere quel «sì» non più come: «Siccome ho mentito a mia madre, non merito di vivere una bella sessualità» quanto invece: «Mia madre aveva diritto di avere le sue idee e io di vivere la mia vita come volevo. Io la rispetto e mi rispetto». La aiutai ad andare a dire queste cose alla giovane sposa che era stata e che si era sentita in colpa per aver mentito alla madre. Le sue vaginiti guarirono.

→ Candidosi maschile o balanite: anche gli uomini possono essere colpiti dal fungo Candida albicans, in particolare a livello del glande. La maggior parte ritengono di averla contratta dalla partner. Tuttavia, potrebbero invece chiedersi se pensavano che la loro relazione stesse finendo o si sentivano in colpa per non essere in grado di dare alla partner quello che lei si aspettava da loro.

Prima che iniziasse questa candidosi, può darsi che la mia relazione fosse in fase declino?

Può darsi che mi senta in colpa per voler saziare i miei desideri sessuali a scapito delle aspettative della mia/del mio partner?

CAPELLI:

i capelli rappresentano la bellezza e la forza, ma anche i legami con i nostri cari. Il mio patrigno diceva spesso: «I capelli sono la corona della donna», e aveva ragione, visto che si trovano nella zona del centro coronale. D’altra parte, è il motivo per cui, in alcuni movimenti filosofici o religiosi, ci si rasa la testa in segno di umiltà e di rinuncia al mondo materiale. Altre religioni, come quella dei Sikh, ritengono che capelli e barba siano le antenne della spiritualità, e spingono i fedeli a non tagliarli mai. Senza dimenticare che una capigliatura folta e bella è un segno di vitalità, mentre una capigliatura rada e scialba denota l’opposto. Basta pensare a Sansone, la cui forza era concentrata nei capelli. Vedi anche Cuoio capelluto.

→ Caduta dei capelli: è spesso legata a forti tensioni. L’espressione «C’è di che strapparsi i capelli» esprime bene una situazione in cui non si sa più dove battere la testa. È interessante notare che alcune donne, dopo il parto, perdono molti capelli. Spesso ne è responsabile la paura del parto, insieme alle preoccupazioni create da un bambino di cui non sempre si comprende il pianto.

Cosa mi crea insicurezza in questo momento?

→ Alopecia: è l’assenza o la perdita dei capelli o dei peli, in relazione a un insieme di emozioni legate, allo stesso tempo, a una situazione di separazione, di svalutazione o mancanza di protezione.

Una donna che frequentava i miei seminari mi consultò per una perdita consistente di capelli. In terapia mi raccontò che suo padre aveva sempre vissuto con il timore di rimanere senza lavoro. La sua famiglia aveva vissuto un periodo di disoccupazione piuttosto drammatico. Quando ci siamo incontrate la prima volta, lei si trovava per la seconda volta senza impiego e viveva una grande tensione, insicurezza e disistima. Dopo aver preso coscienza del motivo per cui perdeva i capelli, lavorò su se stessa per ritrovare la fiducia in se stessa e nella vita. I suoi capelli tornarono a crescere.

Ho vissuto forti emozioni riguardanti un allontanamento, una separazione o una perdita d’impiego che possono avermi portato ad aver paura o a sottovalutarmi?

→ Calvizie: negli uomini è un fenomeno che dipende in gran parte da fattori ereditari. È stato osservato tuttavia che gli uomini che utilizzano molto il cervello (basta pensare agli scienziati) hanno spesso i capelli radi o sono calvi. Dato che un uomo ha la tendenza, a causa della muscolatura e dei peli, a produrre maggior calore di una donna, l’aumento di energia al cervello può necessitare una maggiore areazione e fare in tal modo cadere i capelli. Non si deve però generalizzare, visto che i bisogni dell’uno possono essere diversi da quelli di un altro. Vedi anche Cuoio capelluto.

CAPELLI BIANCHI: alcuni li considerano un segno di saggezza ma, per la maggior parte delle persone, corrispondono a una perdita di vitalità. Stress e shock emotivi possono esserne la causa.

Capelli bianchi che appaiono precocemente:

Voglio forse essere più vecchio per avere maggiore forza per difendermi?

Tingere i capelli bianchi: 

Voglio sembrare più giovane della mia età?

CAPILLARI:

piccoli vasi sanguigni che permettono lo scambio fra il sangue proveniente dalle arteriole (sangue ricco di ossigeno) e quello delle venule, carico di anidride carbonica, nonché dei prodotti di scarto metabolico. I capillari rappresentano quindi il passaggio da una tappa a un’altra, ma anche gli scambi con il nostro ambiente.

→ Fragilità capillare:  comporta emorragie sottocutanee che lasciano tracce di ecchimosi.

Mi faccio ferire facilmente?

Trattengo ferite del passato?

→ Può esprimere un senso di vergogna o una Couperose: affezione cutanea dei capillari del volto localizzati sulle guance e sul naso.sensibilità a fior di pelle. Una donna può provare disagio per un eccesso di peso. Un uomo che si ubriaca può provare vergogna, nei confronti dell’ambiente che lo circonda, per i propri comportamenti in stato d’ebbrezza.

Cos’è che mi crea disagio o vergogna nei confronti del mio ambiente?

CARCINOMA:

tumore che si sviluppa a partire dalle cellule epiteliali. Assume nomi diversi a seconda del tessuto colpito. Per esempio, un carcinoma ghiandolare può essere chiamato adenocarcinoma, un carcinoma basocellulare è più conosciuto come basalioma, un carcinoma colangiocellulare prende il nome di cancro del coledoco. Allo stesso modo ci sono carcinomi lobulari, embrionali, microinvasivi ecc. La varietà di nomi può ingenerare confusione in chi non è esperto.

→ Carcinoma colangiocellulare: vedi Coledoco.

→ Carcinoma mammario: vedi Seno.

→ Carcinoma epidermoidale: della bocca, dell’esofago, dello stomaco, dell’intestino, delle fosse nasali, dei bronchi, dei condotti genitali e delle vie urinarie. Vedi Mucose.

CARIE DENTALI:vedi Denti.

CARTILAGINE:

tessuto connettivo che costituisce la maggior parte dello scheletro del feto e che si trasforma progressivamente in tessuto osseo durante lo sviluppo. Nel bambino e nell’adulto le cartilagini si trovano a livello di naso, orecchie e articolazioni. Ne esistono tre tipi principali: la cartilagine ialina, la fibrocartilagine e la cartilagine elastica.

→ Cartilagine ialina:  è un tessuto elastico e resistente allo stesso tempo. Permette uno scorrimento senza frizione all’interno dell’articolazione (soprattutto in quella del ginocchio).

→ Cartilagine fibrocartilaginea o fibrocartilagine:  contiene collagene denso, duro e solido. È la componente principale dei dischi intervertebrali e del setto nasale.

→ Cartilagine elastica:  è più morbida, simile a caucciù. È presente nel padiglione dell’orecchio, nell’epiglottide, negli anelli tracheali e nella punta del naso.

Le cartilagini svolgono il ruolo di ammortizzatori, ovvero hanno la capacità di ridurre la violenza degli impatti e di aiutare nella flessibilità. Rappresentano la nostra capacità di incassare colpi e di essere flessibili verso noi stessi, il nostro entourage, o rispetto alle sfide che dobbiamo raccogliere.

→ Ispessimento della cartilagine tra le costole e lo sterno: vedi Torace.

Ho sentito il peso di una minaccia incombere sulle persone che sono sotto la mia responsabilità: la mia famiglia o i miei impiegati?

Un esempio: la nostra azienda era in perdita e avevamo paura di essere costretti a dichiarare fallimento e a licenziare gli impiegati che per anni si erano dedicati all’azienda. Questa paura ha potuto ingenerare in noi un maggior bisogno di protezione per essere in grado, a nostra volta, di proteggere meglio coloro che dipendevano da noi.

Dolore alla cartilagine del gomito: 

Preferisco sopportare un lavoro che non mi piace piuttosto che rischiare di rimanere senza lavoro?

Dolore alla cartilagine del ginocchio: vedi anche Condropatie.

Tendo a piegarmi troppo rispetto a ciò che gli altri si aspettano da me?

Dolore al menisco: il menisco è una mezzaluna di cartilagine. Ogni ginocchio ne ha due che servono a renderlo stabile alle estremità del femore e della tibia. I menischi sono costantemente sollecitati nei movimenti di flessione con uno sforzo di rotazione. Vedi anche Ginocchia.

Può darsi che rifiuti di piegarmi a tutto ciò che possono volermi imporre?

Manco forse di flessibilità nei confronti di me stesso o degli altri?

Se si pratica uno sport:

Mi permetto di praticare questo sport unicamente per piacere o mi impongo continuamente di inseguire performances?

→ Patologie della cartilagine: vedi Condropatie.

→ Tumore della cartilagine:  vedi Condrosarcoma.

CATARATTA:

opacità del cristallino dell’occhio che perde la trasparenza e diventa bianco, come se fosse un sottile strato di pelle. La cataratta è un velo che mettiamo inconsciamente sugli occhi per non vedere ciò che ci fa soffrire. Per esempio, si può non voler più osservare il proprio viso che invecchia. Può darsi che sia l’ambiente in cui si vive,un luogo di conflitti e di distruzioni o è anche possibile che l’avvenire ci appaia fosco, triste e senza speranza di miglioramento.

Che cosa trovo sconfortante guardare e che preferirei non vedere?

Cosa c’è che mi sembra triste nella vita e che mi fa stare in apprensione per il futuro?

Una partecipante a uno dei miei seminari Liberazione della memoria emozionale soffriva di cataratta da anni. Durante un rilassamento, in cui fu riportata nel passato, si rivide molto piccola con i genitori mentre si nascondeva in una cantina durante un bombardamento della città in cui abitava. Si rese conto di aver sempre temuto che scoppiasse un’altra guerra. Si liberò delle emozioni del passato e della paura di una nuova guerra. Il giorno dopo la seduta ci disse che erano anni che non vedeva in modo così chiaro.

→ Cataratta in un bambino:  un bambino di cinque anni soffriva di cataratta, cosa piuttosto rara poiché questa patologia colpisce in generale gli adulti e con maggior frequenza le persone anziane.

Ci si potrebbe chiedere che cosa abbia vissuto l’anima di questo bambino prima di incarnarsi.

Quest’anima è forse morta in preda a una grande tristezza, per ciò che vedeva o viveva?

Può essersi sentita sola e abbandonata?

CAVIGLIE:

permettono la rotazione del piede. Rappresentano la flessibilità rispetto a una direzione o a un orientamento.

→ Ferite alle caviglie:  indicano sovente un senso di colpa rispetto a un orientamento che si è assunto. Se ci si ferisce giocando o mentre ci si diverte, è possibile che ci si neghi il diritto di provare piacere, perché magari abbiamo visto i nostri genitori che non si concedevano mai un attimo di riposo o perché invece pensiamo a tutto quello che abbiamo da fare mentre ci concediamo un momento di riposo.

Mi sono sentito in colpa per aver voluto seguire il mio orientamento, mentre i miei genitori mi sconsigliavano di farlo?

Mi sono sentito inferiore, soprattutto se dico o penso cose del genere: «Non gli arrivo nemmeno alla caviglia»?

→ Dolori alle caviglie:  sono spesso legati alla sensazione di sentirsi bloccati, trattenuti o scoraggiati dall’avanzare in una direzione a cui teniamo molto. Si può avere l’impressione che gli altri ci mettano i bastoni fra le ruote a meno che non siamo noi stessi che abbiamo paura ad avanzare in una nuova direzione o che ci svalutiamo nella direzione che abbiamo preso.

Che cosa mi impedisce di andare nella direzione che desidero?

Che cosa mi impedisce di essere sereno nella direzione che ho scelto?

→ Distorsione alla caviglia: vedi Distorsione.

→ Edema (gonfiore) alle caviglie:

Mi sento forse limitato nelle mie possibilità di andare avanti?

Mi sento forse limitato nell’avanzare nella direzione a cui aspiro?

CAVO POPLITEO:

si trova dietro il ginocchio. Rappresenta la capacità che abbiamo di piegarci.

Dolori ai cavi poplitei: 

Ho la sensazione di dimenticare me stesso piegandomi troppo di fronte alle aspettative della persona che amo?

→ Ciste ai cavi poplitei: vedi Sinoviale.

→ Psoriasi ai cavi poplitei: vedi Psoriasi.

Tendo a piegarmi troppo di fronte alle aspettative altrui, per far loro piacere, ciò che mi fa provare impazienza o aggressività di cui in seguito mi sento in colpa?

CECITÀ:

è la perdita totale o quasi della capacità di vedere. Può essere congenita o acquisita. In entrambi i casi è possibile che sia legata a un rifiuto di vedere.

→ Congenita: cecità dalla nascita, vedi Malattie congenite.

Cos’è che la mia anima non voleva vedere? Forse la vita che aveva davanti?

→ Acquisita:  cecità sopraggiunta dopo aver avuto la vista per alcuni anni.

Uno dei miei partecipanti era diventato cieco in seguito a un incidente d’auto. Quando gli chiesi cosa avesse vissuto prima dell’incidente, mi disse che era sempre stato magro, ma che l’anno prima dell’incidente aveva iniziato a ingrassare. Più faceva diete e più vedeva il peso aumentare. Mi confidò che prima dell’incidente si era detto più volte: «Non posso più vedermi così grasso!»

Un altro dei miei partecipanti, Jean-Louis, era diventato cieco in seguito a un intervento chirurgico che avrebbe dovuto guarirlo da un glaucoma causato da un forte diabete. Era un uomo con un grande bisogno di autonomia. Suo padre aveva l’abitudine di prendere autonomamente tutte le decisioni che riguardavano i figli, rafforzando la sua convinzione di assumere al meglio il ruolo paterno. Appena Jean-Louis diceva qualcosa, immediatamente suo padre lo correggeva imponendogli il suo modo di vedere. Aveva la sensazione che, accanto a suo padre, non potesse esistere. Durante l’adolescenza contrasse il diabete. Verso i diciannove anni la malattia si aggravò e fu colpito da un glaucoma che ridusse molto le sue capacità visive. Ci vedeva parzialmente da un occhio, ma per lui era importante che vedesse ancora. I medici gli proposero un intervento chirurgico a cui non voleva sottoporsi. Si ritrovò nuovamente in conflitto con il padre, di fronte al quale dovette capitolare. Dopo l’intervento perse completamente la vista. Nelle sedute che feci con Jean-Louis scoprii che aveva escluso il padre dal suo cuore all’età di due anni, in seguito a un episodio di violenza che gli aveva fatto subire. Non si era reso conto che la sua resistenza spingeva il padre a insistere ancora di più. Jean-Louis scoprì che quello che non voleva vedere era proprio l’amore che il padre esprimeva in quello che faceva o voleva per lui e capì che, durante quell’ultimo intervento, era proprio suo padre che non voleva più vedere. Non recuperò la vista, ma riaprì il suo cuore. Si accorse in seguito che il suo fisico necessitava di minori quantità di insulina e che poteva godere di maggiori libertà nella dieta che era tenuto a osservare.

Una donna anziana, diventata cieca, diceva: «Basta così: ne ho viste abbastanza!»

Che cosa non potevo o non volevo più vedere?

CEFALEA:vedi Mal di testa.

CELLULITE:

il termine, associato più frequentemente all’adiposità presente nella maggior parte delle donne, è motivo di confusione poiché, in ambito medico, è usato per indicare patologie tra cui la dermoipodermite batterica non necrotizzante, indicata col nome di erisipela (vedi la voce corrispondente) e la dermoipodermite batterica necrotizzante chiamata fascite necrotizzante (vedi la voce corrispondente). C’è dunque una netta distinzione tra cellulite inestetica e cellulite patologica.

→ Cellulite inestetica: è caratterizzata da una ripartizione diseguale del grasso e da edema (ritenzione di liquidi e di tossine nei tessuti della nuca, della schiena, della pancia, dei glutei e delle gambe). È generalmente legata a una svalutazione sul piano estetico.

Ho la tendenza a criticare una o alcune parti del mio corpo e a svalutare il mio aspetto fisico?

Per esempio, trovo che le mie cosce siano troppo magre o troppo grosse, la pancia troppo grossa o che la pelle delle braccia sia flaccida?

La cosa diventa un circolo vizioso poiché è proprio la svalutazione estetica che crea la cellulite. Si fa di tutto per eliminarla senza rendersi conto che così si fa aumentare o peggiorare proprio ciò su cui focalizziamo l’attenzione. Più cerchiamo di trattarla, più aumenta e più ci si svaluta alla vista dell’odiosa cellulite. L’unica vera soluzione è praticare sport, dato che i muscoli rimpiazzano il grasso. In questo modo se ne vede meno, ci si svaluta meno e si nota che, dopo aver provato una miriade di creme, una più miracolosa dell’altra, si ottengono finalmente risultati positivi.

CERVELLETTO:

il cervelletto svolge un ruolo determinante nel controllo della postura e del movimento: è il centro dell’equilibrio. È composto da una parte mediana, chiamata verme, e da due emisferi laterali. Vedi anche Sindrome cerebellare.

→ Tumore al cervelletto:

Ho la sensazione di aver perso i miei punti di riferimento, la mia ragion d’essere, di avere di fronte un grande vuoto?

Ho perduto ciò che rappresentava il mio equilibrio, la mia sicurezza o una persona su cui potevo contare?

CERVICALI:vedi Schiena.

CHARCOT:vedi Malattia di Charcot.

CHELOIDE:

è una brutta escrescenza di una cicatrice cutanea di forma irregolare, rossa e compatta. Può esprimere un conflitto irrisolto o il riaffiorare di una vecchia ferita.

Ho accettato l’intervento chirurgico e il modo in cui si è svolto o le brutte suture (agrafie) che mi hanno fatto?

A quale ferita può ricondurmi questa cicatrice?

CHERATITE o ULCERA DELLA CORNEA:vedi Ulcera.

CHERATOCONGIUNTIVITE:

infiammazione della cornea associata a una congiuntivite che comporta edema, rossore e talvolta la formazione di una pseudo membrana che può sanguinare.

Cosa vedo che mi fa male?

Cosa non vedo più che mi rende triste?

CHERATOCONGIUNTIVITE SECCA o OCCHIO SECCO:

insufficienza lacrimale persistente che ha come effetto quello di alterare la cornea e la congiuntiva dell’occhio. Vedi anche Ghiandole lacrimali.

Mi sono vietato di piangere perché mi dicevano o mi dicevo: «Devo esser forte, coraggioso, capace di far fronte alle situazioni difficili», o ancora: «Un uomo non piange» ecc.?

Ho giudicato una persona del mio ambiente che usava le lacrime per manipolare gli altri?

CHERATOCONO:

deformazione progressiva della cornea che si assottiglia e assume la forma di un cono, con problemi progressivi di miopia e astigmatismo, spesso collegata al fatto di non vedere più bene quale via si debba seguire. Ci si ritrova in una sorta di nebbia mentale, si perde la fiducia in se stessi e l’avvenire ci spaventa. Può dipendere dall’insistenza dei nostri cari che vorrebbero farci seguire una strada mentre aspiriamo a un’altra.

Ecco un esempio: Julien è appassionato di musica ma la sua famiglia non smette di dirgli: «La musica non rende niente!» Dato che è interessato solo alla musica, Julien non vede un futuro per sé. Doveva imparare a smettere di attendere l’approvazione dei suoi cari e concedersi piuttosto il diritto di seguire la strada che aveva voglia di percorrere.

Può darsi che mi sia detto o ripetuto: «Non vedo un futuro in quello che mi interessa»?

La deformazione della cornea può derivare anche dal timore di vivere una situazione che si considera deplorevole (essere grasso, malato o invalido) in uno dei nostri cari. Un esempio: Audrey è un’adolescente. Un giorno che è dalla nonna e che sta gustando dei dolciumi, la madre le dice: «Audrey, guarda quella donna obesa (indicando una vicina che era appena entrata in casa), se non stai attenta un giorno sarai come lei!» Audrey vive nel timore di diventare come quella donna. Più ingrassa e più la sua cornea si deforma.

In quale situazione non mi vorrei mai vedere?

CHERATOSI PILARE:

caratterizzata dallo sviluppo di piccole placche rugose nella parte superiore delle braccia, nelle cosce e nei glutei. Gli orifizi dei follicoli piliferi sono dilatati da tappi duri di cheratina. I peli interessati possono crescere deformati o non crescere più. Questa patologia colpisce soprattutto i bambini, gli adolescenti e le persone sovrappeso.

Cerco di proteggermi dalle persone che potrebbero facilmente ferirmi?

CHERATOSI SENILE:

proliferazione cutanea rugosa che si presenta con macchie rosate squamose o con piccole proliferazioni verrucose di colore rosso o marrone sulle zone del corpo esposte al sole. Dopo molti anni può evolvere in un tumore della pelle. Vedi Tumore della pelle alla voce Pelle.

Ho subito molte offese?

CIFOSI:

curvatura convessa posteriore della colonna vertebrale, fisiologica nella zona dorsale, patologica quando è troppo accentuata. Può derivare da una malformazione congenita o in seguito ad alcune malattie, come la tubercolosi vertebrale (morbo di Pott), una spondiloartrite, un disturbo dell’ossificazione o una frattura della colonna stessa. Le persone che ne soffrono possono avere la sensazione che la vita sia un fardello pesante da portare, sentirsi schiacciate da un peso (autorità, responsabilità ecc.) o credere di non essere capaci di far fronte alle difficoltà che incontrano.

Ho la sensazione di avere un peso da portare, che la vita sia difficile?

Mi sento forse schiacciato sotto il peso delle responsabilità o da una persona che ha autorità su di me?

CIGLIA:

proteggono l’occhio dalla polvere e dalla luce diretta, oltre a costituire un elemento di bellezza.

→ Caduta delle ciglia o madarosi: accompagna spesso problemi di calvizie.

Mi sento forse senza protezione di fronte a ciò che devo affrontare?

Strapparsi le ciglia e le sopracciglia: 

Mi sento forse assalito dalle mie preoccupazioni e impaziente perché mi trovo in una situazione in cui non posso fare niente?

Ho la sensazione che il tempo non passi abbastanza in fretta?

CINETOSI:

il mal di viaggio può riguardare l’automobile, l’autobus, la nave, l’aereo o anche il treno.

→ Mal d’auto: i problemi in automobile o in autobus (o pullman) riguardano in modo particolare le persone che si sentono sicure solo quando hanno il controllo di ciò che vedono. Se in auto sono sedute sui sedili posteriori e non possono vedere bene la strada si sentono a disagio, ma se sono davanti o sono loro a guidare stanno bene. Il mal d’auto può anche essere legato a episodi emotivi vissuti in auto, per esempio: i genitori che litigano, la vista di un incidente con feriti o morti stesi sulla strada.

Cos’è che mi rende insicuro?

Ho paura dell’ignoto o della morte?

Ho paura di avere un incidente?

→ Mal di mare: lasciare un porto per alcune persone può equivalere ad abbandonare i legami che costituiscono i loro riferimenti. Ciò può creare un disequilibrio dei liquidi nell’orecchio interno e provocare vertigini, nausea, sudori e vomito. Inoltre, in mare a un certo punto può capitare di non vedere altro che acqua attorno a sé. Questa grande distesa può condurre a un senso di vuoto che rappresenta l’ignoto e la morte. Per questo motivo per evitare il mal di mare si consiglia di mantenere lo sguardo sulla linea dell’orizzonte, che diventa allora il punto di riferimento e può bastare a ristabilire l’equilibrio dell’orecchio interno. Se non si può stare sul ponte a guardare l’orizzonte, si può cercare sulla nave una persona o un luogo che rappresenteranno il punto di riferimento durante il viaggio.

Parlavo una volta con mia figlia del mal di mare quando suo padre ci disse: «Ho avuto mal di mare solo una volta in vita mia, ed è stato quando ho preso la nave per il Brasile». Sul momento ne fui molto sorpresa. Non potevo dimenticare il giorno in cui avevamo preso la nave da Madera a Porto Santo. La maggior parte delle persone a bordo soffriva di mal di mare, mentre lui non ne era per niente infastidito. Poi compresi. Quando era partito per il Brasile, aveva lasciato il suo Paese per emigrare in America. Si lasciava alle spalle la famiglia, gli amici e una parte della sua vita, che rappresentavano i suoi riferimenti, mentre in seguito, quando saliva su una nave, era sempre per andare in vacanza e non lasciava legami dietro di sé.

Ho paura di perdere i miei legami (affettivi o economici) o i miei riferimenti (i miei cari, la mia casa o il luogo in cui vivo)?

Ho paura di trovarmi di fronte a un vuoto, un nulla o forse di morire?

→ Mal d’aereo: il mal d’aereo per alcuni è simile a una forma di claustrofobia. L’idea di essere rinchiusi in questo grande uccello di metallo per loro è insopportabile. Per altri sono le turbolenze a creare il disagio. Tuttavia, in un caso come nell’altro, si ritrova la paura di non avere il controllo e di morire. Vedi anche Claustrofobia alla voce Fobia.

Per superarlo bisogna prendere coscienza della paura dentro di sé e munirsi dei mezzi per vincerla. Per esempio, si può affrontare un viaggio di breve durata in un grande apparecchio (per una maggiore stabilità) accompagnati da una persona in cui si ha fiducia.

Ho paura di non avere più il controllo della situazione o di morire?

CIPOLLA:vedi Alluce valgo.

CIRCOLAZIONE SANGUIGNA:

svolge la funzione di distribuzione dell’ossigeno e degli elementi nutritivi ai tessuti e di eliminazione dell’anidride carbonica (CO2), nonché delle sostanze di rifiuto del metabolismo cellulare. L’apparato cardiovascolare rappresenta gli scambi con il nostro ambiente, ovvero tra ciò che riceviamo e ciò che siamo capaci di lasciar andare. Se ci troviamo bene, sentendo di ricevere quello che ci serve per vivere e lasciando andare quello che non ci è favorevole (per esempio le emozioni negative), il sistema circolatorio funzionerà alla perfezione. I problemi sorgono quando ci sono sentimenti di frustrazione per quello che ci aspettiamo dagli altri o quando si tende a trattenere rimpianti, delusioni, rancori, che impediscono alla vita (il sangue) di circolare gioiosamente in noi. Vedi Arterie, Capillari, Ipotensione e Vene.

→ Cattiva circolazione sanguigna: 

Provo delusione o frustrazione per quello che mi aspetto dalle persone a cui tengo o dalla persona che amo?

Ho la tendenza a ricordare l’aspetto negativo delle mie esperienze con gli altri?

Ho difficoltà a superare le ferite di cui ho sofferto con le persone che amo?

CIRROSI EPATICA:vedi Fegato.

CISTE:

cavità anomala che si forma in un tessuto o in un organo e il cui contenuto può essere liquido, semi-liquido o composto da sostanze organiche. Esiste una grande varietà di cisti a seconda dell’organo o del tessuto interessato. Ecco qualche esempio:

→ Ciste sebacea o ciste epidermoide: chiamata anche ciste epiteliale o infundibolare, si presenta sotto forma di un piccolo tumore intradermico o sottocutaneo che si sviluppa lentamente su viso, collo, schiena, braccia, mani, gambe, scroto ecc. Può esprimere un desiderio inconscio di essere toccati.

Ciste sebacea alla testa o alle cervicali: 

Ho la sensazione che non si ascoltino le mie idee?

Ho bisogno dell’approvazione degli altri per i miei progetti?

Ciste sebacea al collo: 

È possibile che non voglia fare i conti con questo bisogno affettivo di cui sento la mancanza?

Un uomo era sposato con una donna che non provava desiderio fisico nei suoi confronti. Questo non gli andava bene, ma per non perderla preferiva non considerare questo aspetto. Più il tempo passava e più la ciste aumentava di volume.

Ciste sebacea alle braccia: 

Ho bisogno di maggiore affetto da uno dei miei cari?

Ho bisogno di essere abbracciato di più?

Ciste sebacea alla schiena: 

Ho bisogno di maggior sostegno da parte del mio ambiente nelle responsabilità che mi assumo?

→ Ciste sebacea al polso: 

Ho bisogno di maggiore comprensione da parte dei miei cari in ciò che faccio?

Ho bisogno di sentirmi accettato nelle mie difficoltà manuali o nella mia invalidità?

Ciste sebacea alla mano: 

È possibile che mi senta solo, lasciato a me stesso in ciò che devo intraprendere o in ciò che faccio?

Ho bisogno di maggior sostegno e incoraggiamento in rapporto a quello che faccio?

Alice ha sviluppato una ciste epidermoide alla mano destra, apparsa dopo che aveva iniziato a occuparsi dell’animazione di serate d’informazione. Avrebbe avuto bisogno di incoraggiamento, dato che non era certa di sapersela cavare.

Ciste sebacea alla gamba: 

Ho bisogno dell’approvazione degli altri per andare avanti?

Ciste sebacea al piede: 

Ho bisogno dell’incoraggiamento dei miei cari per osare abbandonare ciò che rappresenta la mia sicurezza?

Lucia aveva delle cisti sebacee a entrambi i piedi. Sognava di lasciare il suo impiego per mettersi in proprio, ma non si sentiva abbastanza fiduciosa per abbandonare ciò che rappresentava la sua sicurezza.

→ Ciste sebacea allo scroto: vedi Testicoli.

→ Ciste idatidea del fegato: vedi Fegato.

→ Ciste mucoide o sinoviale: piccola formazione tumorale arrotondata, mobile, indolore, che si sviluppa all’estremità delle articolazioni. Si incontra soprattutto sul lato dorsale del polso, ma può anche trovarsi sulla faccia posteriore del ginocchio o nella parte dorsale del piede. Può essere causata da un’ernia del rivestimento sinoviale della capsula articolare (ciste sinoviale) o da una degenerazione del tessuto connettivo periarticolare (ciste mucoide).

Sul lato dorsale dei polsi: 

Ho bisogno di sentirmi accettato con il mio handicap manuale?

Sul lato dorsale dei piedi: 

Ho bisogno di sostegno e di incoraggiamenti per avanzare verso ciò a cui aspiro?

→ Ciste ossea: cavità ovoidale riempita di liquido che si scava nella metafisi delle ossa lunghe, più spesso nel femore.

È possibile che non mi senta incoraggiato ad avanzare verso ciò che mi aspetta e che la cosa sia fonte di dispiacere per me?

→ Ciste ovarica: vedi Ovaie.

→ Ciste pilonidale o sacro coccigea:  infezione dei follicoli piliferi a livello del muscolo ischiococcigeo. Proviene dalla sensazione di essere divisi tra due scelte. Può essere tra quella di consacrarsi al proprio lavoro o al proprio partner.

Mi sento forse diviso nei miei bisogni, nelle mie scelte o desideri?

→ Ciste renale: sacca riempita di liquido all’interno del rene. Sono proliferazioni cellulari che, solidificando, diventano parte del tessuto del rene. Partecipano alla riparazione dei reni danneggiati, sia durante lo stato fetale sia nel corso della vita della persona. Ci si può chiedere se, allo stadio fetale, il bambino non abbia vissuto un grande spavento, oppure in seguito, nel corso della sua esistenza.

Ho spesso la tendenza a sentirmi in ansia, ad aver paura di quello che potrebbe succedermi o di quello che potrebbe succedere in senso generale?

→ Ciste al seno: vedi Seno.

→ Ciste tendinea: i tendini rappresentano ciò che unisce o lega. Una ciste tendinea può essere in relazione al bisogno di liberarsi da ciò che non ci va più bene. Può trattarsi di una scuola, di un lavoro o di una relazione famigliare.

Qual è la situazione da cui mi augurerei di potermi liberare?

→ Ciste tiroidea: può venire dalla tristezza di non poter esprimere i propri desideri perché l’altro o gli altri non ci ascoltano.

Mi sono sentito impotente a esistere in ciò che penso, che dico o in ciò che ha importanza per me?

Ho la tendenza a voler compiacere tutti a scapito dei miei bisogni?

CISTITE:vedi Vescica.

CISTOCELE:

discesa della vescica nella vagina (colpocele anteriore), che può dar luogo a un prolasso vaginale. Colpisce le donne soprattutto dopo la menopausa ed è sovente accompagnato da un colpocele, ossia dal cedimento della volta vaginale e talvolta da un prolasso dell’utero (discesa totale dell’utero nella vagina). È solitamente in relazione al desiderio inconscio di non avere più rapporti sessuali.

Può darsi che abbia voluto mettere fine ai rapporti sessuali con il mio partner?

CLAUSTROFOBIA: vedi Fobia.

CLAVICOLA:

osso lungo a forma di S allungata, che costituisce la parte anteriore della cintura scapolare.

→ Dolore alla clavicola: può essere legato alla sensazione di subire raccomandazioni a cui ci si deve sottomettere e che impediscono di esprimere i nostri bisogni e sentimenti.

Mi sento dominato o schiacciato dagli ordini, dalle idee o dalle aspettative degli altri?

Ho la sensazione di essere davanti a un muro visto che l’altro mi impone le sue idee senza ascoltare le mie?

Frattura alla clavicola:

Ho provato un senso di ribellione verso una persona che mi impone di continuo le sue esigenze?

CLOASMA o MELASMA:

insieme di chiazze irregolari di colore bruno chiaro che appaiono generalmente sul viso, presenti in alcune patologie ma in modo particolare durante la gravidanza, da cui il nome «macchie da gravidanza». Le macchie brunastre sono spesso legate a un sentimento di vergogna o di umiliazione.

Durante la gravidanza ho vissuto una situazione in cui mi sono sentita umiliata o di cui ho provato vergogna?

In passato il disturbo era più frequente a causa dei pregiudizi nei confronti delle ragazze madri, che le spingevano a provare vergogna per essersi sposate incinte o non essere sposate.

COCCIGE:

costituito dalle vertebre coccigee, rappresenta la nostra sopravvivenza. Un dolore, una ferita o un incidente al coccige è spesso il sintomo di un grande stato di ansia per i propri bisogni fondamentali (cibo, alloggio ecc.).

Sono preoccupato per la mia sopravvivenza o per quella dei miei figli?

Ho paura di non poter provvedere ai miei bisogni fondamentali se lascio il mio impiego o mio marito?

→ Frattura del coccige in un bambino: il bambino ha forse temuto per la propria sopravvivenza? Per esempio, nel caso sia stato testimone di una scena nella quale sua madre abbia detto: «Ma come faccio a nutrire i bambini con quello che mi passi?» Nei bambini un dolore al coccige può essere confuso con un dolore alla zona del sacro. Per esempio, in un bambino il dolore al sacro può essere legato a una disistima sul piano sessuale, perché confronta il suo piccolo pene con quello del padre o di altri bambini più sviluppati di lui.

COLEDOCO o VIE BILIARI:

è la parte finale della via biliare principale, costituita dall’unione del dotto epatico (fegato) e di quello cistico (vescichetta biliare). È interessante notare che troviamo il prefisso «col-» nei termini colecistite, colestasi o colesterolo che riguardano le vie biliari, e chiamiamo «coleretiche» le sostanze che stimolano la secrezione biliare. C’è forse un denominatore comune? Di fatto questi termini hanno tutti in comune la radice «col», come nella parola «collera». I problemi alle vie biliari sono quasi sempre legati a collera mista a rancore.

→ Colecistite: infiammazione della vescichetta biliare (chiamata anche colecisti o cistifellea) che causa dolori addominali intensi. Se ne distinguono due tipi, acuta e cronica, e nella maggior parte dei casi è determinata dall’ostruzione di un calcolo (vedi Calcoli biliari alla voce Calcoli) nelle vie biliari. La bile rimasta prigioniera nella cistifellea si concentra e ristagna, provocandone un’irritazione delle pareti. Il corpo cerca di riparare i tessuti ricorrendo ai batteri per eliminare le cellule danneggiate. L’aumento di attività del sistema parasimpatico in questa parte dell’organismo può creare disagio e dolore. La colecistite è legata alla collera e al risentimento.

→ Colecistite acuta: corrisponde a una crisi, spesso chiamata «crisi di fegato». Esprime un «troppo pieno» di emozioni, un insieme di paura, collera e risentimento che una persona o una situazione hanno risvegliato.

Prima che mi venisse questa crisi, mi sono arrabbiato perché non mi sono sentito compreso o rispettato nelle mie richieste?

Per il suo modo di agire, una persona mi ha forse ricordato uno dei miei famigliari che ho odiato per anni per il male che mi ha fatto o che ha fatto subire a coloro che amavo?

→ Colecistite cronica: questa patologia passa spesso inosservata a lungo fino a che non si manifesta in forma acuta. È legata a un risentimento o a un rancore nutriti per anni.

C’è una persona del mio ambiente verso la quale nutro un forte rancore che può spingermi a dire o a pensare: «Quello per me può anche crepare, non me ne importa niente!»?

→ Colestasi:  ristagno di bile nei piccoli canali biliari all’interno del fegato, che causa un particolare tipo di ittero o di alterazione del fegato.

Continuo a nutrire una collera della quale non riesco a liberarmi?

→ Carcinoma colangiocellulare: massa tumorale che si sviluppa a partire dai piccoli dotti biliari intraepatici. Dipende spesso da un sentimento di collera nei confronti di uno dei nostri cari legato a un sentimento di ingiustizia e incomprensione. Per guarirne è importante liberarsi dalla rabbia e dire alla o alle persone verso cui nutriamo questo sentimento ciò che si è provato di fronte alla loro chiusura o ai loro giudizi nei nostri riguardi. Vedi anche Carcinoma.

Ho vissuto una situazione in cui mi sono sentito giudicato e incompreso da una persona per me molto importante?

Nutro rancore verso uno dei miei cari?

COLERA:

infezione acuta dell’intestino tenue provocata da un microorganismo chiamato «vibrione del colera», caratterizzata da forti diarree che possono condurre a una disidratazione rapida e mortale.

Che cosa ho vissuto prima di contrarre questa infezione?

Rifiutavo con forza e collera una particolare situazione?

Può trattarsi della cattiveria di una persona, dell’insalubrità del luogo in cui si vive o della distruzione (per esempio, per un terremoto) che sta intorno a una persona, al suo mondo, alla sua vita.

COLESTEROLO:

elemento lipidico indispensabile alle nostre cellule in quanto componente fondamentale delle membrane cellulari. Prende parte alla produzione degli ormoni steroidei, dei sali biliari, così come al trasporto dei grassi della circolazione sanguigna verso tutti i tessuti dell’organismo. La maggior parte del colesterolo nel sangue viene dal fegato, che lo produce attraverso una grande varietà di alimenti. Una parte passa nel sangue (colesterolemia), un’altra viene eliminata con la bile. Il colesterolo ha inoltre un ruolo importante nella protezione del rivestimento interno dei vasi sanguigni.

Molte persone con un elevato tasso di colesterolo dicono «ho il colesterolo», ritenendo che non sia sano produrne. Quello che non è sano è invece il produrne in eccesso, dato che il surplus può favorire la formazione delle placche ateromatose che, a loro volta, possono condurre all’arteriosclerosi. La sovrapproduzione può dipendere da un’alimentazione troppo ricca di grassi animali, di lipoproteine a bassa densità (LDL), o essere legata a forti tensioni emotive, che a loro volta provocano l’ipertensione arteriosa. Il sangue che circola troppo rapidamente rovina le pareti delle arterie, danneggiandole. Il cervello interviene allo scopo di ripararle, sollecitando un aumento della quantità di colesterolo prodotto dal fegato che va a riparare i danni. Se le tensioni (esterne o interne) sono troppo frequenti, il processo di riparazione viene continuamente sollecitato, con il risultato di creare depositi di colesterolo che contribuiscono alla formazione di placche ateromatose. Vedi Aterosclerosi alla voce Arteriosclerosi.

Modificando l’ alimentazione, diminuendo la quantità di carne o di grasso animale della dieta e imparando a liberare le proprie emozioni, il corpo produrrà lipoproteine ad alta densità (HDL) che proteggeranno i vasi sanguigni.

Ho un’alimentazione ricca di carne?

I pensieri di cui mi nutro sono ad alta frequenza vibratoria (pensieri di pace, di amore, di fiducia) o invece a bassa frequenza (preoccupazioni, paura, collera, rancore o rimpianti)?

COLICHE INTESTINALI:

dolori di intensità progressiva causati da contrazioni. Sono il prodotto di stress e tensioni che creiamo per compiacere gli altri o per timore di dispiacere i propri cari o il datore di lavoro. Possono anche dipendere da patologie legate alla digestione, ginecologiche, urologiche o indicare la presenza di aderenze.

Che cosa mi fa vivere l’attuale stato di tensione?

Le mie coliche dipendono forse da una patologia che dovrei indagare?

 In un bebè: è interessante notare che i bambini allattati al seno raramente soffrono di coliche, che sono invece più frequenti in quelli nutriti artificialmente. Si è attribuita buona parte della colpa all’aria contenuta nel biberon, cosicché sono stati fabbricati e commercializzati biberon da cui essa può essere tolta. Malgrado ciò, alcuni neonati continuano ad avere le coliche. Non sarà forse che il contatto della pelle del bebè con la madre ha l’effetto di rassicurarlo? Il contatto pelle a pelle è molto importante per il nascituro. C’è anche un altro fattore da non trascurare: qualsiasi persona vicina alla mamma può dare il biberon, mentre solo lei può dare il seno. Inoltre i bebè di madri ansiose hanno spesso coliche perché ne avvertono il nervosismo, e questo può trasmettere loro un senso di insicurezza.

Il mio bebè prova forse un senso di insicurezza?

→ In un bambino: hanno a che fare con la paura della reazione di uno dei genitori: che possa arrabbiarsi, sgridare il bambino o punirlo.

COLITE:

infiammazione della mucosa del colon. Può essere acuta o cronica.

Colite acuta:

Sono stato profondamente ferito dall’atteggiamento di una persona a cui voglio bene?

Colite cronica:

In un bambino:

Può essere legata al timore della reazione di uno dei genitori, ciò che porta il bambino a vivere nella paura di non fare la cosa giusta, di non farla abbastanza bene o di venire sgridato.

In un adulto:

Questo tipo di colite può degenerare nella forma ulcerosa o in rettocolite emorragica. Il genitore in questo caso può essere sostituito dalla figura del datore di lavoro, da quella della propria clientela o del proprio pubblico (per esempio se si è cantanti o attori).

Esigo da me stesso costantemente la quasi-perfezione, per essere certo di non essere rifiutato?

Ho paura di uno dei miei genitori?

Ho ancora paura di una figura che rappresenta l’autorità?

COLITE ULCEROSA:soventeriguarda una scelta da fare tra ciò che si desidera e ciò che i nostri cari si aspettano da noi. Scegliere quello che si vuole fare può equivalere a causare dispiacere o a perdere il loro amore, mentre optare per quello che loro desiderano per noi può equivalere a perdere se stessi. La scelta può apparire impossibile, da cui la sensazione di sentirsi dilaniati tra le due alternative.

Mi sento forse dilaniato dalla decisione che devo prendere?

Ho vissuto una situazione che è stata per me una vera e propria lacerazione?

COLLO:vedi Vertebre cervicali alla voce Schiena.

COLLO DELL’UTERO:vedi Utero.

COLON:

è chiamato anche intestino crasso e il suo compito principale è quello di assorbire l’acqua e i sali minerali delle sostanze che gli pervengono e di ammassare quelle non digeribili in modo da espellerle sotto forma di escrementi, chiamati anche feci o deiezioni. Vedi Colite, Costipazione, Diarrea, Diverticolite, Polipi… Vedi anche Intestino.

→ Colon irritabile: sindrome da colonpatia spastica in cui si hanno dolori addominali e disturbi di transito intestinale (costipazione, diarrea o ambedue, in alternanza).

Mi trovo confrontato con una persona o una situazione che mi crea insicurezza?

Se accompagnato da costipazione:

Ho paura di creare dispiacere, se non dico o faccio ciò che ci si aspetta da me?

Se accompagnato da diarrea:

Provo un sentimento di rifiuto verso la persona che esercita un controllo su di me o che mi tiene nel timore di essere rifiutato se non rispondo alle sue attese?

→ Tumore del colon: colpisce la mucosa intestinale o alcune parti dell’intestino crasso, come il retto. Ciò che ci tocca profondamente e che riguarda le nostre relazioni con gli altri colpisce la mucosa. Inoltre, il colon è posto a livello del plesso solare, che corrisponde al centro emozionale. Si può vivere con una paura viscerale (dei visceri, appunto) di mancare del necessario, aver paura di perdere l’amore dei nostri cari se non rispondiamo alle loro aspettative.

Ho provato forti emozioni nelle relazioni con i miei cari (bambini, ex partner, suoceri, amici ecc.)?

Mi sono forse sentito incastrato sul piano affettivo tra persone che amo (tra mio padre e mia madre, tra il mio nuovo partner e i miei bambini, tra mia moglie e la mia famiglia ecc.)?

Sono in uno stato di continua ansia per la mia situazione economica?

Mi sono forse sentito macchiato, denigrato o infangato?

Un uomo che aveva avuto un cancro al colon diceva, parlando della suocera: «Mi sveglio odiandola!» Un altro, che aveva ugualmente sviluppato questa patologia, mi raccontò quello che sua madre gli aveva detto a proposito della sua nascita. Il parto era stato difficile e l’espulsione ancora di più: l’ostetrico aveva usato il forcipe. La madre non voleva, ma il medico le aveva detto: «Se non lo tiro fuori, le marcirà nella pancia». L’uomo aggiunse: «Non ho mai capito perché ho sempre avuto paura di marcire dentro, finché mia madre non mi ha raccontato questo episodio della mia nascita».

→ Colotomia: ablazione chirurgica di tutto o di una parte del colon (intestino crasso). Viene praticata in modo parziale in caso di diverticolite severa o recidiva (vedi Diverticolite) o per togliere un tumore maligno, per esempio un polipo. In caso di colotomia parziale, si taglia la parte malata e si ricongiungono le parti sezionate. La colotomia totale viene a volte praticata in caso di rettocolite ulcerosa (vedi la voce corrispondente).

Chanel è figlia unica. Fin da piccola sente sua mamma ripeterle che probabilmente lascerà suo padre. Siccome lo ama molto, non vuole che i genitori si separino. Si convince che il suo amore basterà a tenerli insieme. In tal modo però si sente stretta tra i due nelle loro liti. La sua posizione diventa insostenibile, le viene un primo polipo che le viene tolto chirurgicamente. Sentendosi ancora più incastrata nella relazione con i genitori, sviluppa un secondo polipo dieci mesi dopo, nello stesso posto, ma questa volta è maligno. L’intervento prevede perciò una colotomia e la chemioterapia. Fino a questo intervento non aveva mai visto il nesso tra i polipi e la sua situazione famigliare. Dopo averne ricercato la causa, mi disse: «Per me, il colon assomiglia a un cordone ombelicale. È il cordone con i miei genitori che ero incapace di tagliare, ho avuto bisogno di un aiuto esterno per farcela».Ridiede ai genitori la responsabilità della loro felicità, lasciandoli liberi di divorziare o di restare insieme. Non ebbe più polipi.

Ho voluto forse tagliare il cordone ombelicale con i miei genitori o un rapporto che mi legava a una persona senza che io vedessi il perché?

Ho forse vissuto una brutta situazione?

→ Colostomia: intervento chirurgico che, in seguito a una colotomia, è finalizzato a creare un’apertura nella parete addominale per inserire un ano artificiale. La colostomia è praticata quando il retto o l’ano non possono più svolgere le loro funzioni.

Ho provato forti emozioni per l’esito di un progetto o di una situazione?

Ho la sensazione di aver subito una cattiveria o qualcosa di ignobile da uno dei miei cari?

→ Parassitosi intestinale: vedi Parassiti intestinali.

COLONNA VERTEBRALE:vedi Schiena.

COMA:

stato di incoscienza profonda e di assenza di reazioni. Può essere la conseguenza di un trauma cranico, di un tumore, di un ascesso cerebrale o di un’emorragia cerebrale.

Il coma provocato da un incidente può essere legato a un forte senso di colpa, a causa del quale non ci si concede più il diritto di vivere (vedi Incidente). Come conseguenza di un tentativo di suicidio può dipendere dal desiderio di fuggire da una sofferenza che non si riesce più a sopportare. Quando, infine, è causato da un’emorragia cerebrale, può essere legato al desiderio di porre fine a una grande tristezza per non aver vissuto la propria vita, l’amore, i propri sogni.

Prima di entrare in coma:

Ho provato un forte senso di colpa?

Ho voluto fuggire da una situazione che trovavo troppo difficile da vivere e per la quale non vedevo una soluzione?

COMEDONI:

piccoli ammassi di scarti cellulari e di sebo che ostruiscono un follicolo pilosebaceo. Sono presenti soprattutto nelle persone con pelle grassa o sofferenti di acne. Vedi Acne e Pelle.

COMMOZIONE CEREBRALE e FRATTURA DEL CRANIO:

un colpo violento alla testa può provocare una frattura del cranio e causare svenimento o vertigini. Può essere legato a un senso di colpa riguardante il nostro potere decisionale, così come essere conseguenza di una disistima sul piano intellettuale.

Mi sono sentito in colpa di fare solo di testa mia o di aver imposto le mie idee?

Tendo a pensare o a dire che non valgo niente, che non capisco o che non ce la farò?

COMPULSIONE:

spinta irrefrenabile a compiere un’azione (mangiare, bere alcolici, fumare, drogarsi, avere relazioni sessuali, giocare d’azzardo, lavorare, fare shopping, passare le ore ai video giochi ecc.) anche se la si disapprova. Lo si esprime dicendo: «È più forte di me!», «È più forte della mia volontà!»La compulsione mira a nascondere un vuoto o a fuggire uno stato d’animo insostenibile. Per esempio, mentre si gioca, si può essere talmente presi da non provare più il senso di solitudine o di noia. Questo spiega perché col tempo la repressione di questa azione genera stati di angoscia. Vedi Alcolismo e Bulimia.

Qual è il vuoto che cerco di colmare?

Qual è la sofferenza che cerco di far scomparire?

Per anni ho sofferto di un senso di vuoto interiore che ho cercato di riempire a volte con le patatine (mio padre soffriva di alcolismo), a volte facendo solitari, lavorando o viaggiando…

Mi capitava di avere quelle che chiamavo «crisi di noia acuta». In quei momenti mi annoiavo molto, ma senza sapere di chi o di che cosa. Poteva capitarmi quando avevo accanto mio marito. Le crisi sono durate fino a quando ho capito che cosa provocava queste sensazioni. All’inizio pensavo che dipendesse da mio padre, deceduto quando avevo sei anni.

Ci è voluto un grande lavoro su me stessa per scoprire alla fine che ero io la causa della mia noia. Mi ero talmente persa a cercare di essere quello che credevo che gli altri si aspettassero da me da non sapere più chi fossi, quanto valevo e cosa poteva rendermi felice. Così come un neonato dipende dalla poppata della madre, io dipendevo dall’attenzione degli altri. Ed è stato guarendo dalla ferita legata all’abbandono (vedi Tumore) e tornando verso ciò che sono veramente, che amo incondizionatamente, che ho ritrovato me stessa e che non ho più avvertito il senso di vuoto che mi ha accompagnato per tanti anni.

Il miglior modo per liberarsi da una compulsione nefasta per la salute consiste nel riempire il vuoto che si prova attraverso un’attività che riesca a suscitare in noi un grande entusiasmo o una passione salutare.

CONDILOMA:

è un piccolo tumore benigno, arrotondato, presente nelle mucose e in modo particolare intorno al bordo degli orifizi naturali (vulva, ano). È sovente legato a un senso di colpa riguardo la sessualità. Può anche esprimere rabbia nei confronti di uomini che abusano sessualmente dei più deboli. Vedi anche Vagina.

Provo forse un senso di colpa o un senso di rabbia nei confronti dell’atto sessuale?

CONDROPATIE:

patologie che comportano un assottigliamento e un indebolimento della cartilagine, più spesso quella della rotula. Le cartilagini sono come ammortizzatori. Più un’automobile prende colpi, più chiede aiuto ai suoi ammortizzatori: lo stesso succede per il corpo.

→In una persona che pratica sport:

Mi impongo lunghe ore di allenamento?

→In una persona che non pratica sport:

Tendo a sopportare le dimenticanze e le mancanze di rispetto dei miei cari nei miei riguardi per non turbare l’armonia famigliare?

→ Condropatie delle ginocchia: patologie dovute all’usura delle cartilagini delle ginocchia. Forti dolori si avvertono talvolta scendendo o salendo le scale.

Che cosa mi sono imposto e ho subito per essere gradito, per evitare conflitti o per essere amato?

CONDROSARCOMA:

rigonfiamento di un tessuto cartilagineo (costituito da cellule della cartilagine) e di tessuti embrionali. Può essere primitivo, ovvero formato dalla degenerazione di un condroma (piccolo rigonfiamento cartilagineo). Colpisce soprattutto il torace e le costole (vedi Sarcoma). Un condrosarcoma può trarre origine da un incidente in cui la cartilagine di una costola è stata urtata o fratturata.

Ho subito un colpo o un grande shock?

Mi sono forse sentito in colpa per il fatto di abbandonare coloro che contavano su di me?

CONGESTIONE DELLE VIE RESPIRATORIE:vedi Raffreddore.

CONGIUNTIVITE o INFEZIONE DELL’OCCHIO:

è l’infiammazione delle membrane che rivestono la parte esterna dell’occhio e quella interna delle palpebre. Questa patologia è legata a emozioni dovute a ciò che si vede. Può trattarsi di tristezza unita a un sentimento di impotenza nell’assistere alla sofferenza di uno dei propri cari senza poter fare niente. Può anche esprimere rabbia rispetto a ciò che si è visto, oppure si può avercela con noi stessi per non riuscire a vederci chiaro in una situazione che stiamo vivendo o in una posizione che dovremmo prendere.

Ho difficoltà ad accettare ciò che vedo o quello che non vedo più?

Sono arrabbiato con me stesso per non essere in grado di vederci chiaro in ciò che sto vivendo o che devo fare?

CONTUSIONE: vedi Ecchimosi.

CONVULSIONI:

movimenti involontari e a scatti degli arti, del viso e degli occhi. Le crisi convulsive sono solitamente associate all’epilessia (vedi la voce corrispondente) ma possono essere anche conseguenza di un’intossicazione da farmaci, di un violento shock, concomitanti a una forte febbre – convulsioni ipertermiche – o a disturbi metabolici – ipoglicemia. Le convulsioni sono la conseguenza di una sovrastimolazione del sistema simpatico, seguita da un brusco rilassamento muscolare dopo una tensione eccessiva o un sovravoltaggio cerebrale.

La sovrattivazione del sistema neurovegetativo (Simpatico e Parasimpatico) può provenire da un’emozione molto forte, da una eccessiva richiesta di adattamento a una sostanza estranea (germi, farmaci) o da un eccessivo squilibrio (ipoglicemia, ipocalcemia, iper o ipotermia…) dell’organismo. Vedi anche Shock anafilattico ed Epilessia.

Ho vissuto una situazione che può aver sollecitato il mio organismo oltre le sue forze?

CORDE VOCALI:

le corde vocali sono due e formano una piccola sporgenza sulla parete laterale della laringe. Rappresentano la capacità di esprimersi.

→ Disfonia: modificazione del timbro in cui la voce è roca o rotta.

→ Voce roca o rotta: può dipendere da un evento traumatico a seguito del quale nella memoria emozionale è stato registrato: parlare = pericolo.

Per anni ho avuto la voce roca senza spiegarmene la ragione. Spesso mi veniva chiesto se ero raffreddata. Me ne sono liberata quando ho potuto stabilire il rapporto con un episodio vissuto all’età di sette anni. Mio padre era deceduto. Mia madre, per farsi aiutare nel compito di educatrice, aveva attribuito a mio fratello maggiore il ruolo di padre. Ahimè, mio fratello di diciassette anni non aveva la maturità per assumersi questo ruolo e noi non l’accettavamo. Un giorno che eravamo a tavola mia sorella maggiore gli disse qualcosa. Lui la prese molto male e per la rabbia le lanciò in pieno viso il suo bicchiere. Schizzò sangue, mia madre si mise a gridare e io rimasi raggelata da questa scena drammatica. A mia insaputa avevo registrato nella memoria emozionale «parlare = pericolo». Finché ho vissuto con mio fratello, ho continuato ad avere tonsilliti, al punto da dovermi far operare. Le infiammazioni alla gola sono cessate improvvisamente appena se ne è andato di casa. Tuttavia mi era rimasta una voce roca, che tradiva la paura che ancora avevo di esprimermi. In me c’era però una paura ancora più grande, ovvero che l’altro si arrabbiasse. Anche quando volevo dire qualcosa al mio partner e temevo che la prendesse male, cominciavo la frase dicendo: «Posso dirti una cosa?»Lui in questo modo pensava tra sé: «Se mi chiede il permesso, è perché non mi piacerà!» e assumeva istintivamente un atteggiamento difensivo. Per anni mi sono chiesta che cosa avessi fatto di male per attirare uomini suscettibili, senza rendermi conto che era il mio modo di fare che li spingeva a comportarsi così.

Ho eliminato il problema grazie al lavoro sulla liberazione della memoria emozionale, e cioè andando a ritrovare in quell’episodio, attraverso l’immaginazione, la bambina terrorizzata che ero stata. L’ho rassicurata e l’ho aiutata a esprimere a suo fratello quanta paura di lui aveva avuto.1 In seguito a questo lavoro ho notato che il timbro della voce si è andato schiarendo. Inoltre, quando iniziavo una frase con «Posso dirti una cosa…»capivo che avevo paura della reazione del mio partner e dicevo piuttosto: «Voglio dirti una cosa, ma ho paura che tu la prenda male». Così facendo, il mio partner cercava di rassicurarmi. Sono anni che non ho più la voce roca.

Per me, «parlare» equivale a «pericolo»?

Se sì, a quale episodio può ricondurmi questa equazione?

Voce rauca:

Che cosa ho paura di dire?

Se è accompagnata da grande stanchezza:

Cos’è che mi rende spossato?

Ho la sensazione di condurre una battaglia alla quale non vedo soluzione?

→ Mancanza di voce o afonia: si manifesta di solito dopo una forte emozione che giunge inaspettata e che ci lascia senza parole.Può essere legata alla paura, alla rabbia, al dolore o anche a una grande gioia. La parola può essere un meccanismo di fuga. Si può parlare di tutto e di niente per occupare la mente e non avvertire l’insicurezza o il dispiacere che si ha dentro. Quando si perde la voce, si è costretti a tacere per ascoltare e sentire quello che succede dentro di sé.

Ho vissuto una forte emozione che mi ha lasciato senza voce?

Può trattarsi di una situazione in cui non si arriva a capire cosa sia successo. Per esempio, una donna sposata da anni torna a casa e trova una lettera sul tavolo di cucina nella quale il marito le dice che non tornerà più, che la sua vita ora è altrove. Per lei è un dolore grandissimo e perde la voce.

Ho represso una forte emozione perché preferivo tacere o perché mi sentivo incapace di esprimere quello che provavo?

→ Nodulo alle corde vocali: è spesso legato a un misto di collera, tristezza e senso di impotenza rispetto alla possibilità di esprimersi.

Ho represso forti emozioni di dolore e di collera durante una conversazione con uno dei miei cari che mi hanno spinto a pensare o a dire: «Non voglio parlargli mai più!»?

Provo un senso di impotenza rispetto al potermi esprimere?

CORION:

Tessuto connettivo, formato da lamine connettivali o elastiche. Per capire cosa sia il corion, si potrebbe iniziare dicendo che il nostro corpo è rivestito da una pelle esterna, l’epidermide, che sotto l’epidermide si trova il derma, e sotto questo l’ipoderma. Disponiamo anche di una pelle interna che riveste la maggior parte degli organi, basti pensare a quella dentro la bocca. Questo tipo di rivestimento è chiamato mucosa. È presente nella maggior parte delle cavità e dei canali del corpo umano: esofago, stomaco, intestini, fosse nasali, bronchi, dotti genitali e urinari, oltre che nella parte interna delle labbra e delle palpebre. Sotto questa pelle interna si trova un tessuto connettivo denso, costituito da lamine connettivali o elastiche, da cellule e da vasi, che svolge la funzione di sostegno e che viene chiamato corion. Il corion è dunque per la mucosa, quello che il derma è per l’epidermide. Inoltre, possiamo considerare il corion come la prima pelle del nostro corpo, dato che in ostetricia il corion indica un tessuto mesenchimatoso, ovvero un tessuto connettivo giovane, che forma intorno all’embrione un involucro protettivo dotato di moltissimi vasi che permettono gli scambi gassosi e nutritivi fra madre e bambino.

Quando un cancro si sviluppa a livello del corion, si parla di corionepitelioma.

Corionepitelioma o tumore del corion:

Ho sentito incombere una minaccia su uno dei miei organi, sulla mia salute o sulla mia vita?

James aveva ottenuto un impiego molto importante nel Madagascar. Tuttavia, dopo pochi mesi in questo nuovo Paese ebbe un incidente all’occhio destro che richiese tre interventi chirurgici per tentare di rincollare la retina. Vedi Incidente.

James lo ritenne un episodio sfortunato e continuò il suo lavoro in Madagascar. Qualche tempo dopo avvertì un piccolo nodulo nella parte sinistra dell’addome. Consultò il medico che, dopo avergli fatto fare una serie di esami, scoprì che si trattava di un tumore della mucosa intestinale, un corionepitelioma, situato vicino all’anca sinistra. All’epoca in cui James mi scrisse a questo proposito, non avevo ancora compreso il legame esistente tra ciò che stava vivendo e lo sviluppo del tumore. Oggi sarei portata a credere che aveva avuto molta paura di perdere l’occhio destro. Ma per quale motivo il tumore era sorto nell’intestino e non nell’occhio? Perché lo aveva colpito a livello del plesso solare, il centro emozionale. A volte, parlando di questa emozione, si dice: «Aver avuto una paura viscerale di…»

CORONARIE: vedi Cuore.

CORTISOLO o CORTISONE:vedi Ghiandole surrenali.

COSCIA:

parte dell’arto inferiore situata tra l’anca e il ginocchio. Formata dal femore su cui si attaccano diversi muscoli, è irrorata da molti vasi sanguigni, di cui il principale è l’arteria femorale, ed è percorsa dal nervo sciatico e dal nervo crurale. La coscia rappresenta la forza o l’energia per andare avanti. Vedi anche Nervo sciatico.

→ Strappo dei muscoli ischio-crurali: il muscolo ischio-crurale è uno dei più importanti della coscia.

Ce l’ho con me stesso per non aver avuto il coraggio di lasciare ciò che mi impediva di andare avanti?

  • Nervo crurale: chiamato anche nervo femorale, percorre la parte anteriore della coscia. I fasci nervosi emergono dalle zone più basse del midollo spinale, scendendo lungo il femore dove si ramificano e si dirigono verso la pelle e i muscoli anteriori della coscia. Il nervo crurale ha la funzione di innervare i muscoli per la contrazione del quadricipite, che permette tra l’altro l’estensione del ginocchio.

Cruralgia o dolore al nervo crurale: 

Ho la sensazione di non godere di ciò che ho?

Provo una certa frustrazione per non poter godere di ciò che è a mia disposizione perché ho un lavoro da finire o degli impegni da rispettare?

Per esempio, abitiamo vicino al mare ma non ci andiamo mai perché troppo impegnati, oppure abbiamo una bella casa ma ci stiamo pochissimo, oppure abbiamo soldi ma non ne approfittiamo per fare ciò di cui abbiamo voglia.

Cruralgia che colpisce l’inguine o la zona genitale: 

Provo un senso di frustrazione per il fatto di dormire accanto alla persona che amo ma di non avere mai rapporti sessuali con lei?

COSTIPAZIONE: è legata al fatto di trattenersi.

– Ci si trattiene perché si è troppo impegnati. Si ritarda il momento di ascoltare il bisogno. Può indicare che stiamo facendo passare gli altri o il nostro lavoro davanti a noi.

– Ci si trattiene per paura di disturbare o per paura di dispiacere. Per esempio, si può pensare: «Se dico questo e a lui non fa piacere, magari si arrabbia o si chiude in sé. Se faccio così e a lui non piace, forse mi critica o mi rimprovera. Se mi comporto nuovamente così, magari mi lascia».

I bambini che soffrono di costipazione spesso temono di dispiacere un genitore o un insegnante esigente. La paura di causare dispiacere è legata direttamente a quella di non essere amati o di venire abbandonati. È per questo motivo che chiediamo a noi stessi di essere perfetti o di rispondere alle attese del nostro ambiente.

Certe donne soffrono di costipazione quando hanno una relazione, ma non quando è finita. Oppure ne soffrono con il partner ma non quando sono in vacanza senza di lui. Queste donne incontrano spesso difficoltà a essere se stesse in una relazione, poiché credono di essere obbligate a corrispondere alle attese del partner.

Allo stesso modo ci si può aggrappare a convinzioni, idee o principi che ci inducono a chiuderci nei confronti di una o più persone del nostro ambiente.

Mi aggrappo a idee, convinzioni, principi, o a un ricordo che mi impedisce di lasciare la presa?

Mi trattengo dall’agire temendo la reazione dell’altro o quello che gli altri possono dire o pensare?

Mi trattengo per il timore di perdere la persona che amo?

→ Costipazione cronica: può dipendere dal fatto di trattenersi nel provare piacere, di non approfittare appieno della vita. Si può avere questo atteggiamento quando riteniamo che i nostri genitori si siano sacrificati per noi per tutta la vita o se crediamo di aver causato loro problemi o sofferenza.

Annette soffre di costipazione cronica. Mi scrive un po’ disperata perché anche i lassativi non sono più efficaci. Nella sua lunga lettera mi racconta di avere due sorelle malate di distrofia muscolare e che quando era bambina sua madre le ripeteva spesso mentre si stava divertendo con le amiche: «Dovresti vergognarti di pensare a divertirti mentre le tue povere sorelle possono a malapena muoversi!»Quando sua madre le parlava così, Annette si sentiva colpevole di aver avuto piacere stando con gli amici. In seguito aveva imparato a trattenersi nel modo di vivere.

Dovette ritrovare la piccola bambina che viveva in lei (nei suoi ricordi) per dirle che trattenendosi dal vivere non apportava niente alle sorelle, mentre concedendosi il diritto alla vita poteva offrire molto a tutti coloro che le erano vicini, comprese loro che non avevano certo bisogno di avere altra sofferenza intorno.

Mi trattengo dal vivere?

Provo un senso di colpa nei confronti del piacere o un senso di colpa di vivere?

Tendo a vivere più nella speranza di un futuro felice invece di approfittare di ciò che la vita mi offre al presente?

Infine, la costipazione cronica può anche avere come causa il timore di ciò che gli altri possono dire o pensare di noi, ciò che può indurre a trattenersi di continuo per mantenere l’immagine di una persona di buona educazione.

Ho difficoltà a lasciar andare l’immagine di me che voglio dare agli altri?

Per guarire dalla costipazione occorre imparare a lasciare la presa, superare la paura della reazione dell’altro e concedersi il diritto di vivere appieno la propria vita.

COSTOLE:

abbiamo dodici paia di costole, ciascuna attaccata a una vertebra. Dieci sono rigide, tra le quali sette attaccate allo sterno e tre alle costole sottostanti; le due paia restanti sono chiamate «costole fluttuanti». Esse sono l’equivalente di un corsetto che protegge gli organi più vulnerabili e rappresentano il sostegno nei confronti di coloro che proteggiamo.

Contusione alle costole:

Può darsi che non mi sentissi all’altezza di aiutare gli altri?

Prima che io tenessi il mio primo corso di crescita personale, caddi dalle scale nel Centro di Crescita Personale dove seguivo dei corsi di formazione. Ebbi tanto dolore che facevo fatica a muovere il braccio dal lato che avevo battuto. Cercai di comprenderne la causa, poi vidi il nesso con la scala: ero caduta in fondo alle scale. Mi si accese una lampadina: non mi sentivo all’altezza di iniziare il corso. Parlai allora alle mie costole, dissi loro che avevo capito e che avrei fatto del mio meglio. Chiesi aiuto alle mie guide spirituali per affrontare il compito. Dopo aver preso coscienza di questo e aver fatto il lavoro su me stessa, con mio grande stupore potei muovere il braccio.

Frattura di una costola fissa: 

Mi sono sentito in colpa per aver abbandonato coloro che contavano sulla mia presenza o sul mio sostegno?

Jacques ha un’azienda. È un periodo di grande tensione per tutti gli impiegati perché c’è molto lavoro. Ha però promesso ai suoi figli di accompagnarli a Euro Disney. Parte quindi un po’ a malincuore, vedendo il sovraccarico di lavoro che lascia ai dipendenti. Lungo la strada perde il controllo dell’auto. Rimane ferito solo lui e riporta la frattura di due costole fisse. Intraprendendo il viaggio era felice di far piacere ai figli, ma si sentiva colpevole di abbandonare la sua équipe.

Dolore alle costole fluttuanti:

Temo di non essere competente nell’aiuto che potrei dare agli altri?

→ Dolori intercostali: fra le costole sono situati i muscoli intercostali che prendono parte ai movimenti di espansione e contrazione della gabbia toracica durante la respirazione.

Per me vivere è forse uno sforzo continuo?

Ho l’impressione di dover fare molti sforzi per proteggere coloro che amo?

COUPEROSE:vedi Capillari.

CRAMPI:

contrazioni involontarie e dolorose di un muscolo. Sono di conseguenza legati a stati di tensione originati da paura. A seconda della localizzazione, indicano il tipo di tensione che si prova. Per esempio, i crampi alle dita sono sovente associati alla tensione cui ci si sottopone perché tutto sia perfetto fin nei più piccoli dettagli, mentre quelli alle braccia possono dipendere da una tensione eccessiva in ciò che si sta compiendo o che si vorrebbe compiere. I crampi alla testa (contrazioni alle tempie) indicano uno stato mentale di eccessiva tensione causata da troppe preoccupazioni.

Di che cosa ho paura?

Che cosa mi crea tensione in questo momento?

→ Crampi dello scrittore: riguarda la tensione che si ha per ciò che si scrive.

In uno studente:

Ho paura di errori di ortografia in ciò che scrivo?

Ho paura che quello che scrivo non sia abbastanza buono?

In uno scrittore:

Dubito del valoredi ciò che sto scrivendo?

Ho paura della critica o delle ripercussioni che può suscitare ciò che scrivo?

→ Crampi del musicista: esprimono la tensione impiegata per suonare correttamente e bene.

Ho paura di sbagliare una nota?

Ho paura di non suonare abbastanza bene?

Cosa ho bisogno di dimostrare a me stesso o agli altri?

Crampi muscolari:

  • Crampi del corridore: vedi Polpaccio.
  • Crampi dello sportivo: colpiscono soprattutto polpacci e cosce nei corridori, ma possono anche colpire altri muscoli a seconda della disciplina praticata.

Ho paura di non essere abbastanza competitivo?

Cosa ho necessità di dimostrare a me stesso o agli altri?

→ Crampi addominali: vedi Coliche intestinali.

CRANIO (frattura):vedi Commozione cerebrale.

CRISI:

manifestazione acuta, intensa e violenta che, nella maggior parte dei casi, è una soluzione biologica dell’organismo per andare verso la guarigione. Per esempio:

Crisi sudorale: intense sudorazioni che richiedono molti cambi di abito e che sono frequenti dopo un intervento chirurgico. Servono a liberare l’organismo dalle tossine dei farmaci.

Crisi urinaria: si manifesta attraverso l’emissione di molti litri di urina e indica spesso l’evoluzione favorevole di un’infezione virale, come per esempio l’epatite.

CRISI (di origine emotiva):la crisi di tipo emotivo sopraggiunge quando la persona è preda di forti emozioni continue da cui non sa come liberarsi.

Questo tipo di crisi corrisponde a quello che possiamo chiamare un «troppo pieno» emotivo, che si esprime con le parole «non ne posso più». Ecco qualche esempio:

→ Crisi d’angoscia: vedi Angoscia.

Non ne posso più di avere tanta paura… Fate qualcosa, tiratemi fuori da ciò che mi terrorizza.

Crisi d’appendicite: vedi Appendicite.

Non ne posso più di subire le vostre imposizioni, le vostre aspettative nei miei confronti.

Crisi di angina pectoris o crisi di cuore o cardiaca (senza essere un infarto):  vedi Cuore.

Non ne posso più di vivere nel timore di perdere ciò a cui tengo.

Crisi di epilessia: vedi Epilessia.

Non ne posso più di aver paura e di essere incapace di intervenire per cambiare le cose.

Crisi di fegato:  vedi Coliche epatiche alla voce Fegato.

Non ne posso più di essere così poco capito, giudicato o criticato.

→ Crisi di gotta: vedi Artrite gottosa.

Non ne posso più che abbiate così poca considerazione per me!

Non ne posso più del fatto che mi manchiate di rispetto lavorando male o non prendendovi cura delle cose che vi metto a disposizione!

Crisi isterica:  vedi la voce corrispondente.

Non ne posso più del fatto che non mi sentano, che non mi capiscano.

CRISI DI TETANIA o DI SPASMOFILIA:

spasmi e contrazioni muscolari accompagnati da difficoltà respiratorie. La crisi di spasmofilia è ciò che si può chiamare un ritorno dell’onda di shock: una situazione, una storia che ci viene raccontata, un film o il modo di fare di una persona riportano alla superficie un ricordo custodito nella memoria emozionale. La conseguenza è una forte tensione interiore. La crisi di spasmofilia viene innescata dal cervello allo scopo di liberare la tensione eccessiva.

Prima che mi venisse questa crisi, c’è stata una situazione, una storia, un film o il comportamento di una persona che mi avrebbe potuto far reagire così intensamente?

Se sì, questa situazione, questo film o questa storia possono ricordarmi una situazione passata in cui ho avuto molta paura e sono rimasto come «tetanizzato» perché mi sentivo incapace di agire?

Per esempio, una persona che avrebbe voluto gridare, ma che per la paura è rimasta senza voce, o che avrebbe voluto liberarsi da ciò che veniva costretta a subire, ma a cui la paura impediva di muoversi o di agire. Vedi Angoscia.

CROHN:vedi Morbo di Crohn.

CROSTE DA LATTE:vedi Ghiandole Sebacee.

CRUP:

infiammazione della laringe, della trachea e dei bronchi, che si riscontra più sovente nei bambini, da non confondere con il falso Crup. Si usa quindi il nome di vero Crup per indicare una difterite laringea che può mettere in pericolo la vita del bambino. Vedi Difterite.

Il bambino prova un grande senso di insicurezza, misto a rabbia, che non sa come esprimere?

CRURALE: vedi Nervo crurale alla voce Coscia.

CUOIO CAPELLUTO:

→ Cuoio capelluto secco: il cuoio capelluto secco, che si desquama, è spesso segno di aridità della mente: la persona può avere la tendenza a lasciare che gli altri decidano per lei.

Ho l’abitudine di lasciare decidere gli altri per me?

 Cuoio capelluto grasso: è molto spesso segno di un’attività troppo intensa del pensiero, incentrato sulle proprie preoccupazioni personali.

Nel caso di cuoio capelluto secco, la persona dovrebbe far lavorare di più la propria materia grigia. Nel caso del cuoio capelluto grasso, dovrebbe invece moderarne l’attività occupandosi di altre cose in modo da rilassare la mente.

Sono troppo assorbito dai miei pensieri, dalla ricerca di soluzioni o dalle mie preoccupazioni?

Prurito al cuoio capelluto:

Sono preoccupato e impaziente per le risposte che devo dare o le soluzioni da trovare?

→ Eczema al cuoio capelluto: vedi Eczema.

→ Alopecia areata: vedi Capelli.

→ Forfora:  cellule morte in gran numero che si staccano sotto forma di squame bianche visibili. Vedi Dermatite seborroica alla voce Dermatite.

Ho la sensazione di mancare di appoggio per ciò che penso o provo?

Ho paura di essere colto in fallo se non prendo la decisione giusta o se sbaglio nel giudicare le cose?

→ Psoriasi al cuoio capelluto: vedi Psoriasi.

→ Tigna del cuoio capelluto: vedi Micosi.

CUORE:

al tempo stesso muscolo e pompa, il cuore rappresenta la nostra motivazione a vivere. Se si ha l’impressione di non dover fare molti sforzi per vivere, si richiede poco lavoro al cuore. Se invece si ha la sensazione che tutto richieda uno sforzo, che la vita sia una continua lotta, se si accetta l’idea che, per essere coraggiosi, si debba lavorare molto, senza mai fermarsi o lamentarsi, si potrebbe chiedere al nostro cuore uno sforzo eccessivo e in tal modo sfiancarlo.

I problemi al cuore riguardano gli sforzi che facciamo per vivere per difendere ciò a cui teniamo. Inoltre, le emozioni negative hanno un effetto sfavorevole sul suo buon funzionamento. Ogni volta che proviamo una simile emozione, creiamo un blocco di energia nella zona del plesso solare (centro emozionale). Questo fa diminuire l’energia disponibile di cui il nostro organismo necessita per sopravvivere. Il cuore, allora, interviene pompando più forte per far circolare l’energia.

Possiamo osservare questo fenomeno quando proviamo paura. L’energia si blocca a livello del plesso solare, il cuore pompa molto velocemente e il respiro diventa più rapido. Se l’emozione è troppo intensa, può esserci anche perdita di coscienza provocata da una mancanza di energia, per qualche istante, al cervello. Se la mancanza dura troppo a lungo, può insorgere lo stato di coma. Quindi, qualunque emozione derivata da paura, angoscia, colpa, rabbia e persino una gioia troppo grande possono danneggiare il cuore provocando malesseri e problemi cardiaci. Invece la pace, la serenità, la gioia di vivere possono garantirci un cuore perfettamente sano.

Angina pectoris:

Ho paura di perdere ciò a cui tengo (un figlio, un partner, la casa, l’azienda, il lavoro ecc.)?

Ho perduto ciò che mi consentiva di vivere (il mio impiego, le mie entrate, i miei fondi pensione ecc.)?

Angina pectoris cronica: 

Vivo nella paura costante di perdere ciò a cui tengo?

Ho la sensazione di dover stare sempre in guardia, attento alle spese famigliari o ad assicurare la sopravvivenza della mia azienda?

→ Infarto del miocardio:  il miocardio è irrorato dalle arterie coronarie. Se per qualche ragione le cellule di questo muscolo non possono essere alimentate con l’ossigeno, muoiono e si necrotizzano. L’infarto del miocardio sopravviene quando una zona più o meno estesa del muscolo cardiaco (miocardio) si necrotizza. Se l’area colpita è molto estesa, il funzionamento della pompa cardiaca può risultarne alterato, dando luogo a un’insufficienza cardiaca.

Un grande stress emotivo legato a una perdita o alla paura di perdere ciò a cui teniamo molto (una persona, un’azienda, una casa, un impiego ecc.) genera un aumento della pressione arteriosa. Questa a sua volta fa salire il livello di colesterolo per proteggere le arterie che rischiano l’usura per l’aumento della circolazione sanguigna. Il colesterolo alto può a sua volta provocare l’insorgere di placche aretomatose che possono bloccare una coronaria causando una trombosi in una delle arterie che irrorano il cuore. L’ostruzione priva una zona del muscolo cardiaco dell’apporto di ossigeno, causando l’infarto del miocardio.

Può anche darsi il caso di un ritorno dell’onda di shock. Ovvero, può capitare che dopo un lungo periodo di grande stress per la paura di perdere ciò a cui teniamo, la situazione torni serena. Il rilassamento dallo stress può originare un grave spasmo a livello delle arterie coronarie che può bloccare temporaneamente l’alimentazione delle cellule del miocardio, e da qui l’infarto. A seconda dell’intensità o della durata del blocco l’infarto potrà essere fatale o meno alla persona che ne è colpita.

Monia mi scrisse per chiedermi consiglio: «Avrei bisogno del suo aiuto per capire quello che mi succede. Ho solo trentasette anni, ma non posso più fare attività fisica, mi basta salire le scale per rimanere senza fiato. Sono ingrassata. Vorrei tanto ritrovare l’energia che avevo prima di ammalarmi». Monia aveva aperto una piccola libreria che funzionava bene. Spinto dal successo dell’attività della moglie, Jean-Alain le proprose di investire nella pubblicazione di libri di cui lui si sarebbe occupato. Per farlo, dovettero ricorrere a grossi prestiti. La casa editrice non raggiunse gli obiettivi auspicati, impedendo loro di rimborsare il creditore principale, che li minacciò di pignorare il magazzino per recuperare il credito. Per Monia la libreria era il suo bambino, non riusciva ad accettare l’idea di perdere i frutti di anni di lavoro. Per oltre un anno tentò di salvarla, vivendo in uno stato di stress continuo. Infine, si presentò la soluzione: trovò un compratore disposto a rilevare la libreria. Il giorno in cui firmò i documenti di vendita lo stress l’abbandonò, ma la sera fu presa da forti dolori al petto che le impedivano di respirare. È ciò che possiamo chiamare un ritorno dell’onda di shock: ebbe un infarto al miocardio, da cui si riprese. I sintomi che aveva quando mi scrisse appartenevano all’azione del suo parasimpatico, «parasimpacotonia» o fase di riparazione dell’organismo che, per poter procedere alla riparazione, riduceva al minimo le sue forze.

Ho raddoppiato gli sforzi per salvare la mia azienda, conservare la mia casa, avere l’affidamento di mio figlio…?

Ho la sensazione di aver dovuto lottare per conservare o recuperare ciò a cui tenevo, al punto da trascurare la mia salute e il mio benessere?

L’infarto può anche dipendere da una paura generata dall’influenza di un medico che cerca di proteggere il suo paziente. Si tratta di una patologia chiamata «iatrogena». Vedi Malattie iatrogene.

Una partecipante ai miei seminari aveva avuto un infarto del miocardio senza aver mai sofferto di angina o aver temuto di perdere ciò a cui teneva. Nella seduta mi raccontò che due anni prima di essere colpita dall’infarto era stata dal medico per una visita di controllo, raccomandata dal suo datore di lavoro. Uscendo dallo studio, si era accesa una sigaretta e il medico le aveva detto: «Se continui a fumare, tra due anni ti verrà un infarto!» Cosa successe? Nel subconscio, ogni volta che si accendeva una sigaretta, la frase del medico le tornava in mente, così come la conclusione: «sigaretta = infarto». Ebbe un infarto esattamente due anni dopo la «predizione». La forza del pensiero o quella della prognosi?

→ Insufficienza coronarica: mancanza di sangue al miocardio, dovuta al restringimento delle arterie che lo irrorano.

Credo che la vita sia una lotta?

Mi sento forse spossato dalle battaglie che ho dovuto affrontare?

Ho la sensazione che uno dei miei cari risucchi la mia energia?

→ Ostruzione della vena cava: un’ostruzione è un intasamento, un ostacolo che si forma in un vaso sanguigno, che causa un danno o anche l’arresto della circolazione. Le vene cave superiori sono tronchi venosi che assicurano il ritorno del sangue al cuore, nell’atrio destro. La vena cava superiore raccoglie il sangue venoso della regione sovradiaframmatica, quella inferiore il sangue della regione sottodiaframmatica. Un problema con una vena cava riguarderà le difficoltà che incontriamo nella vita. Prima di questa ostruzione:

Ho avuto la sensazione di passare la vita ad affrontare difficoltà e di non poterne più?

→ Pacemaker: vedi Stimolatore cardiaco.

→ By-pass:  intervento chirurgico volto a ristabilire la circolazione sanguigna in un’arteria ostruita da un trombo (più spesso un ateroma). L’intervento consiste nel prelevare un tratto di una vena del paziente per creare una deviazione alla circolazione del sangue nell’arteria colpita: si innesta sull’arteria un ponte venoso, sopra e sotto il trombo. In generale si applica un by-pass a livello delle carotidi (arterie del collo, che irrorano la testa), delle arterie femorali (cosce) o, nel caso di un attacco alle coronarie, si procede a un by-pass aortocoronarico. Vedi anche Circolazione sanguigna e Colesterolo.

Prima di aver bisogno di un by-pass, che cosa stavo vivendo sul piano emotivo?

Provo difficoltà a esprimere le mie emozioni?

Tendo a tenermele dentro e, talvolta, a sentirmi bloccato?

CUTICOLE:vedi Unghie.

 

Lettera D

 DALTONISMO:

difficoltà congenita a distinguere in modo chiaro i colori, in particolare il verde e il rosso. Ci si potrebbe chiedere cosa abbia vissuto l’anima del bambino prima di nascere.

Una delle partecipanti a un mio seminario, daltonica, soffriva di problemi psichici. Era stata da molti terapeuti, senza riuscire però a liberarsi dai disturbi comportamentali che la mettevano in condizione di sentirsi spaventata da qualunque situazione le generasse insicurezza. Durante una seduta, le proposi di lasciar affiorare le immagini che si presentavano alla sua coscienza senza giudicarle, mantenendo una posizione di testimone. Vide una donna di una quarantina d’anni, con indosso un chador, che veniva picchiata dal marito. Si sentiva rinchiusa nella sua sofferenza, senza possibilità di uscirne, piena di odio verso il marito. La donna aveva avuto un padre che l’aveva maltrattata e che aveva odiato allo stesso modo. Come quella della vita precedente, anche lei si era sentita completamente sola nella sua sofferenza, senza nessuno che potesse ascoltarla o aiutarla. Sua madre era morta quando lei aveva nove anni e suo padre le aveva fatto vestire i panni della madre, fino al punto da portarla nel suo letto e abusarne ogni notte. Una volta provò a parlarne con un’insegnante, che si affrettò a dirle di non raccontare cose del genere, che se la cosa si fosse risaputa avrebbe creato problemi a molte persone e che lei non voleva essere immischiata in simili storie. Da quel giorno non ne parlò più con nessuno.

Aiutai la donna (quella che lei aveva visto nelle visioni di vite anteriori) a rendersi conto che avrebbe potuto cercare aiuto invece di credere di non poter uscire da una tale situazione di dolore e, allo stesso tempo, la incoraggiai a perdonare quell’uomo. Quando la condussi a lasciare il corpo per andare verso la luce, vide la donna che si toglieva il chador e ritrovava la libertà. Aiutai poi la bambina di questa vita a capire il motivo per cui aveva vissuto quelle esperienze, affinché potesse integrare le lezioni che appartenevano alla sua evoluzione, che erano quelle di perdonare gli uomini che le avevano causato sofferenza e di non lasciarsi più maltrattare. Dopo le sedute, cambiò completamente. Le persone del suo ambiente stentavano a riconoscerla. Era finalmente emersa dalla condizione di animale spaventato e dalla tristezza in cui viveva da anni. Qualche tempo dopo seppi che iniziava a distinguere un po’ meglio i colori.

Può darsi che la mia anima abbia vissuto solo il lato triste della vita prima di questa incarnazione?

Quando il problema del daltonismo riguarda solo il rosso, si può pensare che questo sia il colore del sangue. Ci si potrebbe allora chiedere se non vi sia stato un trauma legato alla presenza di sangue (per esempio una guerra) in una precedente incarnazione. Vedi anche Malattie congenite.

DECALCIFICAZIONE DELLE OSSA o DEMINERALIZZAZIONE DELLA STRUTTURA OSSEA:

fino ai trentacinque anni il nostro corpo produce un numero maggiore di cellule ossee rispetto a quelle che usa. Fra i trentacinque e i cinquant’anni l’apporto e l’usura dello scheletro è più o meno equilibrato. Dopo i cinquanta, la perdita può essere più rilevante in funzione di diversi fattori. Certe persone conservano una schiena bella dritta fino a un’età avanzata mentre altre presentano un’incurvatura della colonna e una fragilità delle ossa prima dei sessant’anni. Quali sono questi fattori?

Il primo è legato alla quantità di calcio contenuto nell’organismo. Non si tratta solo di consumare alimenti che contengono calcio, bisogna anche poterli assorbire. Una carenza di vitamina D può impedire un buon assorbimento di questo minerale. Allo stesso modo, avere un basso contenuto di fosforo o magnesio nell’organismo può contribuire alla decalcificazione delle ossa ed è per questo che si consiglia di assumere magnesio dopo i cinquant’anni. Infine, la stima di se stessi: una mancanza di stima del proprio valore di donna o di madre dopo la menopausa può esporre maggiormente al rischio di osteoporosi (vedi Menopausa). Una svalutazione della propria persona può dar luogo a un tumore delle ossa, osteolisi, che rende le ossa fragili (vedi Ossatura).

Ho forse una carenza di calcio, magnesio o vitamina D?

Ho tendenza a sminuirmi?

DEMENZA SENILE:

declino delle facoltà mentali che si presenta in alcune persone anziane. La persona colpita può non ricordare eventi molto recenti, perdersi in luoghi familiari, dimenticare perché si è recata in un determinato luogo, confondere date e giorni o non comprendere quanto le accade intorno.

Inizialmente, la persona può tentare di mascherare i disturbi della memoria attraverso la fabulazione, inventando cioè delle storie per colmare i vuoti di memoria. Dopodiché possono comparire comportamenti molto spiacevoli per le persone che le sono accanto (urinare in pubblico, macchiare i vestiti mangiando ecc.). Questi sono segni evidenti della malattia, a cui possono aggiungersi richieste irragionevoli, accuse, violenze verbali o fisiche. L’aggravamento può anche abbinarsi a una psicosi paranoide e depressiva e all’insorgenza di idee deliranti.

L’irritabilità o l’ansia possono lasciare il posto all’indifferenza o al totale mutismo. Le abitudini igieniche peggiorano, l’eloquio diventa incoerente. Le persone affette da demenza senile ritornano all’infanzia e richiedono cure specializzate.

La senilità può derivare da una malattia vascolare, Alzheimer, ipertensione, restringimento o ostruzione delle arterie intracerebrali. La senilità è al contempo una riduzione delle facoltà cerebrali e una forma di ribellione. Colpisce in maniera particolare le persone molto dipendenti dai famigliari o coloro che vivono con un coniuge che tende a decidere al posto loro.

DENTI:

riguardano le nostre decisioni e la nostra capacità di afferrare nuove idee.

→ Carie: patologia dei denti che procede dalla periferia verso il centro distruggendo progressivamente lo smalto e la dentina. Le carie dentali sono legate a tensioni emotive ed è indicativo sapere quale sia il dente colpito. Per esempio, una carie tra gli incisivi centrali o sugli incisivi stessi può rivelare una forte tensione vissuta dal bambino che si sente diviso tra i genitori, in cui l’uno cerca di denigrare l’altro o quando l’uno occupa la posizione del carnefice e l’altro quello della vittima. Vedi più avanti il nesso con i vari denti.

Chi è per me fonte di tensione emotiva e che mi fa temere quello che potrebbe capitare?

I bambini che vivono in un clima di tensioni famigliari o che temono che i genitori si separino sono soggetti a un numero di carie superiore a quelli che vivono in un clima sereno.

→ Mal di denti generale: il mal di denti è spesso legato alla paura dei risultati di una decisione che si deve prendere o di un progetto da seguire. Secondo quali denti sono coinvolti si comprende meglio a quale situazione può essere legata la paura. Vedi Dentizione.

Ho paura di sbagliarmi, di prendere una decisione sbagliata, di non poter tornare indietro, di farmi imbrogliare, di non riuscire?

Ho paura dei risultati?

Un mal di denti può dipendere dalla paura di perdere il dente o i denti che fanno male.

Sono in ansia per la cura che mi hanno proposto o fatto su uno o alcuni denti?

→ Mal di denti che perdura: un mal di denti che perdura con dolori alla mascella può indicare la paura di afferrare la vita o di rivivere una situazione traumatica per la quale si continua a nutrire rabbia o collera al ripensarci.

Una giovane donna aveva forti dolori ai denti e niente riusciva ad alleviarli. Era stato deciso di estrarne una buona parte. Nonostante ciò, continuava ad avere dolore anche dove i denti non c’erano più. Questa persona era stata vittima di un abuso e, pur avendo un marito comprensivo, continuava a temere di subire violenza. Mi disse che dormiva con pantaloni aderenti per avere la sensazione di essere protetta. Per lei, la parola «uomo» significava «pericolo».

C’è forse una situazione che ha potuto risvegliarmi una forte paura o qualcosa che mi può avere terrorizzato nel passato?

→ Ascesso dentale: vedi Ascesso.

→ Dente rotto: può trattarsi di un senso di colpa che riguarda una decisione presa senza essersi consultati con qualcuno o che invece non è stata presa.

Mi sento in colpa per aver preso una decisione riguardante la mia vita di coppia o il mio gruppo di lavoro senza essermi consultato prima?

 Denti che cadono o parodontite: fenomeno chiamato anche piorrea alveolare o malattia di Fauchard, caratterizzato dalla distruzione progressiva e irreversibile dei tessuti parodontali. Se non viene curata, conduce a un indebolimento progressivo dei denti e alla loro conseguente caduta.

Sono roso dai dubbi per quel che riguarda la mia relazione, il mio successo personale o il mio impiego?

Ho accanto una persona che mi induce a dubitare di me stesso, tanto che non oso più prendere alcuna decisione per paura di sbagliarmi?

→ Assenza di denti ed estrazione di più denti: ho spesso notato che le persone che hanno perso molti denti in seguito a un incidente o a estrazioni, tendono spesso a lasciar prendere le decisioni agli altri oppure erano cresciute in un ambiente in cui erano sottoposte all’autorità di un genitore che decideva per loro. Comprendere questo non restituisce i denti perduti, ma può aiutare a far capire alla persona l’importanza di prendere le proprie decisioni da sola per salvare quelli che le rimangono o favorire l’impianto di quelli nuovi.

→ Digrignare i denti:  vedi Bruxismo.

→ Stringere i denti: vedi Bruxismo.

→ Toccarsi i denti con le dita: certe persone hanno l’abitudine, quando sono preoccupate, di toccarsi o afferrarsi gli incisivi superiori con le dita.

Provo un senso di insicurezza riguardo ai risultati cui aspiro?

DENTIZIONE:

è l’insieme dei denti presenti nella mascella superiore e in quella inferiore ed è composta da venti denti nella dentizione primaria e da trentadue in quella permanente.

La mascella superiore riguarda ciò a cui aspiriamo. Se la persona è idealista, sognatrice o nutre grandi aspirazioni, i denti dell’arcata superiore possono essere sporgenti. L’apparecchio dentale usato in ortodonzia per correggere questo difetto svolge un po’ il ruolo di far rientrare la persona nei ranghi perché sia come tutte le altre.

La mascella inferiore riguarda il modo in cui realizziamo le nostre decisioni. Se i denti sono rivolti verso l’interno, è possibile che la persona abbia spesso dubitato di se stessa, ciò che ha potuto indurla a preferire una posizione arretrata. L’apparecchio dentale usato per ovviare al difetto ha la funzione di «tirarla fuori» da quella posizione.

Il lato destro riguarda ciò che è conciso, concreto, il mascolino, il padre, il razionale.

Il lato sinistro riguarda invece ciò che è sfumato, astratto, il femminile, la madre, l’emozionale.

  • Gli incisivi centrali superiorinel bambino corrispondono ai genitori. Il dente incisivo di destra (11: primo dente della prima arcata) corrisponde al padre, quello di sinistra (21: primo dente della seconda arcata) alla madre. In un adulto l’incisivo superiore destro corrisponde invece al maschile e quello sinistro al femminile.

→ Carie degli incisivi centrali superiori: frequente nei bambini che vivono una grande tensione emotiva con un genitore o con entrambi.

Una bambina aveva carie sui due incisivi centrali superiori. Quando era nata, sua madre, non trovandola bella, aveva avuto un gesto di repulsione nei suoi confronti. A due anni il padre, su cui la bambina aveva riversato tutto il suo amore, era andato via di casa. La bambina provava rabbia verso entrambi i genitori.

→ Carie fra gli incisivi centrali superiori: frequente nei bambini e negli adolescenti che hanno la sensazione di dover scegliere fra il padre e la madre.

Jade, a cui la madre parlava continuamente male del padre, aveva sviluppato una carie fra i due incisivi centrali superiori. Il conflitto continuo tra i genitori, malgrado fossero divorziati ormai da anni, la turbava poiché si sentiva incapace di farlo cessare.

  • Gli incisivi laterali superiori,posti accanto ai centrali (ovvero 12 e 22), rappresentano la capacità di prendere le distanze dai propri genitori. La paura dell’autorità, di non piacere o di lasciare il nido famigliare può colpire questi denti.
  • Gli incisivi centrali inferiori(32 e 42) sono legati alle azioni o alle decisioni dei genitori alle quali i figli devono rispondere. I genitori che lasciano sufficiente libertà ai figli non creano problemi, mentre i figli di quelli che impongono le proprie scelte possono essere affetti da carie. Negli adulti questi denti corrispondono al modo in cui vengono vissuti gli aspetti maschile e femminile nella vita quotidiana. Si può tuttavia essere adulti e affidarsi ancora ai propri genitori.
  • I canini compaiono con i denti permanenti,ovvero fra i sette e i quattordici anni. Sono i denti dell’individualizzazione, la fase in cui il bambino si stacca gradualmente dai genitori per sviluppare la propria personalità.
  • I canini superiori (13 e 23) rappresentano la capacità di distacco dai genitori. Un problema a questi denti può esprimere la paura di lasciare i genitori o il loro modello per affermare la propria personalità.
  • I canini inferiori(33 e 43) rappresentano la determinazione a portare avanti i nostri progetti. Un problema a questi denti può esprimere la paura di proseguire nei progetti che si vorrebbe sviluppare.

→ I premolari: gli incisivi centrali rappresentano i genitori, con gli incisivi laterali ci si allontana da loro, con i canini si esprime la propria individualità, con i premolari ci si afferma, si mettono in pratica i progetti che si vogliono realizzare. Nel bambino o nell’adolescente che non può concretizzare i propri desideri, questi denti potranno andare incontro a problemi, mentre nell’adulto la paura dei risultati del progetto che sta elaborando potrà trovare espressione in dolori ai premolari. A destra, ciò riguarderà l’aspetto conciso, il maschile, a sinistra l’aspetto artistico.

Un esempio: mentre scrivevo uno dei miei libri dovetti farmi devitalizzare il premolare 44, situato nell’arcata inferiore destra. Mentre il dolore al dente era molto forte stavo facendo molta pressione su me stessa per terminare il libro nei tempi previsti per la pubblicazione e temevo di non riuscire a rispettare la scadenza. Soffrivo anche di acufene, disturbo che sparì dopo la pubblicazione del libro.

  • I primi premolari superiori: ovvero il 14 e il 24, rappresentano ciò che si vuole.
  • I primi premolari inferiori: ovvero il 34 e il 44, rappresentano la concretizzazione delle proprie azioni.
  • I secondi premolari superiori: il 15 e il 25, rappresentano ciò che si possiede, ovvero i talenti, l’abilità, la creatività. Se non si può esprimere la propria creatività, saranno questi denti a esprimerlo.
  • I secondi premolari inferiori:  il 35 e il 45, rappresentano l’uso delle proprie possibilità. Riguardano dunque il lavoro. Una mancanza di incoraggiamento in ciò che si fa può colpire questi premolari.

→ I molari:  compaiono intorno ai sette anni e riguardano i rapporti, gli scambi con gli altri.

  • I primi molari superiori: ovvero il 16 e il 26, rappresentano il posto occupato in seno alla famiglia, al gruppo di amici o di persone cui si appartiene.
  • I primi molari inferiori:ovvero il 36 e il 46, rappresentano il bisogno di essere riconosciuti dagli altri.

Chantal si era fatta togliere il primo molare superiore sinistro (il 36) perché le faceva molto male. Solo dopo aver scoperto il linguaggio dei denti capì il nesso con ciò che stava vivendo. Sua madre si era risposata e Chantal, che viveva con lei, si trovava in una situazione di conflitto con il patrigno perché aveva la sensazione di non esistere più per sua madre da quando lui era entrato nella loro vita.

Frédérique aveva avuto un ascesso al molare inferiore destro (il 46). Aveva cercato di realizzare il progetto di un coro con un gruppo di amiche che studiavano canto con lei. Aveva profuso molte energie in questa iniziativa, per poi rendersi conto che non aveva raccolto nient’altro che malcontento. Fréderique aveva un forte senso di frustrazione per essere ancora al punto di partenza dopo quanto aveva investito nel progetto.

  • I secondi molari superiori:  ovvero il 17 e il 27, rappresentano il modo in cui si viene percepiti dagli altri.
  • I secondi molari inferiori: ovvero il 37 e il 47, rappresentano il modo in cui il proprio lavoro e ciò che si è realizzato vengono percepiti dagli altri. Vedi Gengive.

→ I terzi molari o denti del giudizio: compaiono tra i diciotto e i venticinque anni.

  • Dente del giudizio superiore destro:  ovvero il 18, rappresenta il modo con cui ci si integra nel mondo in cui si è incarnati. Un problema con la nostra incarnazione può portare problemi ai denti.

Se ci si fa estrarre il 18 forse si ha bisogno di integrarsi di più nel mondo materiale. Forse avevamo imparato a rifugiarci nei sogni, nella speranza, per sopravvivere alla situazione di sofferenza in cui ci trovavamo a evolvere, dicendoci che un giorno sarebbe stato diverso…?

  • Dente del giudizio superiore sinistro: ovvero il 28, rappresenta il modo con cui ci si integra nel mondo in cui stiamo evolvendo (il mondo delle idee, del pensiero, il mondo filosofico o spirituale). La paura di essere rifiutati dagli altri se non pensiamo come loro può portare problemi a questo dente.
  • Dente del giudizio inferiore sinistro: ovvero il 38, rappresenta la capacità di difendere le proprie idee, di far valere il proprio punto di vista o di poter esprimere ciò che si prova. Se ce lo si fa estrarre, può darsi che dovevamo staccarci dalle imperfezioni di questo mondo o dall’idiozia umana per vedere, al di là della sofferenza, la divinità presente in ciascuno.
  • Dente del giudizio inferiore destro:  ovvero il 48, rappresenta l’energia dispiegata per integrarsi nel mondo della materia. Se ce lo si fa estrarre, forse dovevamo staccarci dalla materia per interessarci di più alle cose spirituali.1

→ Dente del giudizio incluso:

Il 18: Ho difficoltà a trovare una collocazione in questa vita?

Il 28: Ho paura di non piacere o di essere rifiutato dalle persone del mio ambiente se non aderisco alle loro idee o se non vado nella direzione che vogliono per me?

DEPIGMENTAZIONE:

assenza o distruzione della melanina prodotta dai melanociti, che dà il colore alla pelle e all’iride. Gli occhi blu, per esempio, sono privi di melanina mentre quelli neri ne hanno molta. La melanina è un pigmento che aumenta con l’esposizione al sole. La sua funzione è quella di proteggere il corpo dagli effetti nocivi dei raggi ultravioletti che possono danneggiare la pelle. Per questo motivo le persone che abitano in regioni in cui il sole è molto forte sviluppano una maggiore pigmentazione della pelle rispetto a quelle che vivono più a nord o sono meno esposte al sole. Il colore della pelle è stato e rimane oggetto di pregiudizi razziali oltre a essere considerato un criterio di bellezza. Al nord si è belli se si è abbronzati, mentre al sud lo si è se si ha un incarnato pallido, e ciò spiega perché tante persone di pelle chiara fanno di tutto per essere abbronzate esponendosi al sole o frequentando i solarium, mentre quelle che si sentono troppo scure sono disposte a correre grandi rischi per schiarire il loro colore.

→ Zone depigmentate della pelle: dal momento che la melanina ha la proprietà di proteggerci dai raggi ultravioletti del sole, rappresenta la protezione nelle nostre relazioni e nei confronti di quegli aspetti di noi stessi che possono essere vulnerabili. Un attacco alla nostra vulnerabilità può dare origine a zone depigmentate.

Una madre mi chiese: «A cosa può essere dovuta una macchia bianca (che è piuttosto una zona depigmentata) sulla schiena di mia figlia?» Le chiesi quando era apparsa e mi rispose che l’aveva dalla nascita. Mi raccontò che verso la fine della gravidanza le era stato fatto un prelievo di liquido amniotico con l’aiuto dell’ecografia. Nel momento in cui era stato introdotto il lungo ago la bambina aveva avuto un movimento come di arretramento.

Ci si potrebbe chiedere se la bambina non aveva vissuto l’intrusione nel suo ambiente come una minaccia per la sua vita.

→ Vitiligine: patologia caratterizzata dalla presenza di zone di pelle completamente bianche, circondate da altre iperpigmentate. La vitiligine rivela nella maggior parte dei casi emozioni legate a una separazione nella quale si ha avuto la sensazione di essere stati ingannati. Si può aver vissuto la sensazione di essere imbrogliati o che ci si sia approfittati di noi.

Marie-Reine ha sviluppato una vitiligine dopo essersi separata. Suo marito, anche se molto ricco, aveva predisposto le cose in modo che lei non ricevesse praticamente niente. Parlando del marito e degli avvocati, diceva: «In questo divorzio mi sono fatta defraudare».

Jean-Daniel ha una compagna più anziana di lui che ama come una madre. Lei lo considera il figlio che non ha avuto e lo nomina erede dei suoi beni. Le viene un infarto e, durante la degenza in ospedale, un’amica le fa credere che Jean-Daniel vuole solo i suoi soldi. Quando la va a trovare, lei lo informa che ha modificato il testamento e gli fa discorsi basati sulle parole dell’amica. Si crea una rottura dolorosa tra Jean-Daniel e la donna, che muore qualche tempo dopo. Dopo la sua morte, Jean-Daniel nota una perdita dei pigmenti della pelle e la formazione di macchie bianche sul viso e sulle mani.

Ho vissuto un dolore per una perdita o una separazione nella quale ho avuto la sensazione di essere stato ingannato?

Ho provato un senso di impotenza nei confronti di ciò che era stato deciso per me?

→ Albinismo: gli albini (persone affette da albinismo) nascono con un colore della pelle e dei capelli molto chiaro, quasi bianco, dovuto all’assenza di melanina (che protegge la pelle dalle radiazioni ultraviolette). Ci si potrebbe chiedere che cosa abbia potuto vivere l’anima di queste persone prima di incarnarsi.

È possibile che quest’anima sia stata perseguitata per motivi di razzismo, dovuto al colore della pelle?

È possibile che abbia avuto difficoltà ad accettare il fatto di essere diversa dagli altri?

DEPOSITO DI CALCIO NELLE ARTICOLAZIONI:

può essere la conseguenza di pensieri negativi nutriti nei confronti di una persona (spesso rivestita di autorità) a cui non si vuole dare ragione.

Ho pensieri negativi come: augurare la morte o la rovina a una persona a cui serbo rancore?

DEPRESSIONE:

un insieme di sentimenti di tristezza, disperazione, perdita del gusto di vivere. Può essere momentanea, per esempio dopo la morte di una persona cara, il furto di un oggetto di notevole valore affettivo, una grande delusione, la dichiarazione di fallimento o un licenziamento. Sopravviene quando si è portati a credere che niente e nessuno potrà sostituire la persona che abbiamo perduto o quando ci sentiamo distrutti, annichiliti di fronte al fallimento di una relazione, di un’attività o di un sogno che si accarezzava. Ci cadono le braccia e sprofondiamo nella tristezza.

Che cosa può avermi tolto il gusto di vivere?

 Depressione cronica: è quasi sempre legata a un fenomeno di risonanza, cioè si verifica quando una situazione di sofferenza entra in risonanza con un ricordo infelice che giace nella memoria emozionale. Vedi anche Abbandono.

Lisetta perde la madre all’età di otto anni. Viene allevata dalla nonna, che però muore quando lei ha quattordici anni. Lisetta si rifugia nello studio e nelle grandi ambizioni che nutre. A ventiquattro anni conosce Christophe. Tra loro nasce un grande amore, ma Lisetta vive continuamente nell’angoscia di venire abbandonata, con la conseguenza di soffocare Christophe che mette fine al loro rapporto alcune settimane prima del fidanzamento ufficiale. La perdita di Christophe riporta Lisetta al sentimento di abbandono vissuto con sua madre e poi con la nonna. Sprofonda in un pessimismo totale: «Che senso ha vivere, se devo perdere coloro che amo?» pensa.

La persona che vive un sentimento di abbandono non comprende, nella maggior parte dei casi, che è lei che abbandona se stessa lasciandosi andare, perdendo ogni interesse per la vita, e che è appunto questo che deve imparare: trovare la forza di vivere per se stessa e non lasciarsi più andare. Accogliere il bambino che si è stati e che si è sentito abbandonato può essere di grande aiuto.

Margherita aveva perso il marito in un incidente automobilistico e, qualche anno dopo, il figlio in seguito a una grave malattia. Erano gli uomini della sua vita. Dopo la morte del figlio non le interessava più niente, sprofondava nella depressione senza vedere una luce in fondo al tunnel. Prese parte al seminario «Liberazione della memoria emozionale». Durante il corso, le chiesi: «Perché credi di aver vissuto questi avvenimenti? È possibile che tu dovessi imparare a non vivere attraverso gli altri, bensì a darti sufficientemente valore per avere il desiderio di vivere per te stessa?» Nel corso del nostro incontro le dissi: «Sai, lasciarsi andare non richiede alcuno sforzo, ma per risollevarsi ce ne vuole invece molto, e questa è la differenza fra vivere e sopravvivere. Cosa scegli: continuare a essere una morta vivente o afferrare l’opportunità di iniziare una nuova vita?» Margherita scelse di vivere e iniziò una nuova vita.

Che cosa mi ha portato a questa depressione?

Avevo la sensazione di non poter più provare gioia e amore?

Quale altra scelta avrei potuto fare, invece di lasciarmi andare?

Che cosa potrebbe motivarmi a lasciare questo stato?

DERMATITE:

affezione cutanea più o meno diffusa che provoca lesioni all’epidermide e al derma e che si presenta con rossori e squame. È frequente soprattutto al cuoio capelluto, al viso e alle gambe. È legata a un insieme di sentimenti di disistima, vergogna e rifiuto di sé.

→ Dermatite seborroica del cuoio capelluto: il cuoio capelluto ricopre la testa che rappresenta l’intelletto, le conoscenze, i saperi. Una dermatite al cuoio capelluto può esprimere un senso di vergogna per quello che non si conosce. Vedi anche Micosi.

Mi vergogno di non sapere quello che la maggior parte delle persone conosce?

Un uomo soffriva di dermatite seborroica al cuoio capelluto. Si lavava continuamente i capelli per eliminare le squame così antiestetiche. Non sapeva guidare, mentre i suoi fratelli e gli amici avevano tutti un’auto e, per questo fatto, si disistimava.

Un ragazzo soffrì dello stesso problema fino al momento in cui ebbe i primi rapporti sessuali. Tutti i suoi amici ne avevano già avuti quando lui era ancora vergine, e ogni volta che ne parlava con loro si vergognava per il fatto di non intendersene.

→ Dermatite seborroica del volto: il viso rappresenta l’individualità, l’immagine che si ha di se stessi e lo sguardo che gli altri posano su di noi. Una dermatite al volto può esprimere il fatto di vivere un conflitto di separazione tra la persona che sappiamo di essere e quella che ci sentiamo in obbligo di mostrare agli altri. Si può provare vergogna per non essere autentici.

Un professore che ne soffriva mi disse: «È vero che, intellettualmente parlando, talvolta non mi sento onesto nell’insegnare cose che io per primo non condivido, ma sono obbligato a seguire il programma. Ne va del mio impiego».

Provo un sentimento di vergogna per non avere il coraggio di sostenere le mie convinzioni?

Mi sento forse colpevole per il fatto di indossare una maschera, di non essere sincero?

→Dermatite alle gambe:

Mi vergogno di avere così tanta paura ad andare avanti?

DERMATITE DA CONTATTO: vedi Allergie.

DERMATITE MICROBICA alle gambe:

Sono arrabbiata con me stessa per non aver avuto il coraggio di lasciare il mio partner e di aver fatto vivere una situazione infernale ai miei figli?

DERMATOSI:

tipologia di lesioni che rientrano nel quadro dell’eczema. Esprimono sovente una mancanza di contatto fisico. Per esempio:

  • Se si sviluppano vicino alle labbra, la persona ha forse bisogno di essere baciata?
  • Se appaiono sulla pancia, può essere per la mancanza di abbracci della persona amata?
  • Se appaiono a livello del pube, può darsi che la persona senta la mancanza di rapporti sessuali?

Mi mancano gesti di affetto, espressi da contatti fisici?

DERMOGRAFISMO:

reazione particolare della pelle che diventa gonfia e arrossata subito dopo un leggero graffio o uno strofinìo prolungato.

Ho la sensibilità a fior di pelle?

→ Dermografismo volontario: vedi Automutilazione.

DESIDERIO SESSUALE:

in una persona che inizia una relazione si risveglia il desiderio sessuale. Ci si può chiedere cosa succede in presenza di un calo o di un’ assenza del desiderio.

Amo veramente questa persona o amo piuttosto ciò che mi dà?

Alcune persone talvolta fanno un transfert sul partner del genitore che avrebbero voluto, della relazione che avrebbero desiderato avere con lui. Per esempio, un uomo che si è sentito abbandonato dalla madre potrà sentirsi attratto da una donna materna e responsabile. Una donna a cui è mancata la presenza del padre potrà sposare un uomo protettivo o più vecchio di lei. In questo tipo di relazione c’è in generale poco desiderio, dato che di solito non si hanno rapporti sessuali con i genitori. È un tipo di relazione che può apparire molto stabile e armoniosa, ma non è raro che la persona che vede nel partner un genitore abbia una relazione extraconiugale.

Vedo più un padre che un amante nel mio compagno?

Vedo più una madre che un’amante nella mia compagna?

DIABETE:

malattia in cui il pancreas non secerne a sufficienza o non produce affatto insulina, l’ormone necessario all’utilizzo del glucosio per rispondere ai bisogni energetici cellulari e per permetterne il deposito nel fegato e nelle cellule adipose. Nel diabete il livello di glucosio del sangue si alza in modo anomalo (iperglicemia) provocando un’eccessiva eliminazione di urina, nonché una sete e una fame intense. Si distinguono diversi tipi di diabete, di cui i principali sono:

  • Diabete di Tipo 1 (diabete magro), chiamato anche diabete insulino-dipendente;
  • Diabete di Tipo 2 (diabete grasso), chiamato anche diabete non insulino-dipendente.

→ Diabete insulino-dipendente: è legato alla distruzione delle cellule beta del pancreas, ciò che provoca una carenza totale di insulina. Si manifesta di solito nei bambini o negli adulti sotto i trent’anni, senza antecedenti né sovrappeso. L’insorgenza è generalmente rapida. I primi sintomi sono una forte sete e urine abbondanti, associati a un dimagramento dovuto alla carenza d’insulina.

Questa patologia è per lo più legata a una grande tristezza per non poter esistere per quello che si pensa o che si è. Tutte le proprie idee o i desideri vengono rifiutati, si deve agire secondo quello che dicono il padre o la madre, ciò che può far provare collera, rancore e soprattutto dispiacere per non essere riconosciuti nel proprio valore personale.

In un bambino:

Un bambino che soffre di diabete può avere la sensazione di non poter vivere la propria vita, di dover rispondere alle aspettative che i genitori hanno nei suoi confronti. Alcuni genitori desiderano educare così bene il proprio figlio che, con le loro esigenze, finiscono per privarlo di ogni forma di autonomia.

In un adolescente o in un giovane:

Ho avuto la sensazione che non posso o non potevo esistere per quello che sono?

Provo forse rancore verso un genitore dal quale mi sono sempre sentito vessato o sminuito?

Ho un sentimento di tristezza per non essere stato riconosciuto per chi sono veramente?

In una donna incinta:

→ Diabete gestazionale: è legato a una grande tristezza vissuta durante la gravidanza.

Ho ricevuto una notizia o vissuto una situazione che mi ha molto rattristato?

Ho forse la sensazione di non poter vivere la gravidanza come avrei voluto?

 Diabete non insulino-dipendente:  è legato a una disfunzione del pancreas tanto nella funzione glicemica che in quella digestiva. È presente soprattutto negli adulti sedentari (sopra i quarant’anni) con un eccesso di peso, da cui l’appellativo di «diabete grasso». Può rimanere stazionario per anni e poi degenerare con complicazioni se la persona eccede nel cibo. In questo tipo di diabete la produzione di insulina è insufficiente per rispondere ai bisogni dell’organismo.

È molto spesso espressione di una grande carenza affettiva e, allo stesso tempo, di una forte difficoltà a chiedere affetto o a esprimerne il desiderio.

Manco forse di gioia, di piacere o di stima nel mio lavoro, nel mio rapporto di coppia o nella mia vita in generale?

Ho vissuto una situazione che ha guastato la mia felicità o che mi ha tolto la speranza in giorni migliori?

 Diabete insipido:  è caratterizzato da polidipsia (sete intensa con impulsi irrefrenabili verso ogni tipo di liquido) e da poliuria (emissione di grandi quantità di urina, che può arrivare fino a dieci-quindici litri al giorno) oltre ad altri sintomi meno importanti. Nel complesso può essere indice di un deficit dell’ormone antidiuretico postipofisario.

La vescica e l’urina sono legate alla nozione di territorio: l’animale marca il suo territorio urinando.

Sono forse in lotta per una parte di territorio che mi spetta, per esempio un’eredità?

Un giovane che soffriva di questa malattia cercava di recuperare la parte di eredità cui aveva diritto. Siccome il padre si era risposato, aveva lasciato tutto alla nuova moglie e ai figli che aveva avuto da lei. L’uomo, nato dal primo matrimonio, si era sentito spossessato di tutto, compresa la casa della sua infanzia.

→ Diabete renale: in questo tipo di diabete, presente in alcune patologie dei reni, gli zuccheri vengono eliminati attraverso le urine mentre la glicemia rimane normale. È causato dal malfunzionamento dei tubuli contorti dei reni che non riassorbono gli zuccheri. Può essere di tipo idiopatico o avere origini ereditarie.

Le mie insicurezze mi rovinano il piacere di vivere?

DIAFRAMMA:

è il muscolo a forma di cupola che separa il torace dall’addome, il principale per l’inspirazione e l’espirazione. Svolge un ruolo fondamentale nella respirazione, nel riso, nel canto, ma anche nell’espulsione (defecazione e parto). Il diaframma, come gli altri muscoli, rappresenta lo sforzo in generale ma, in quanto legato alla respirazione, rappresenta gli sforzi che si fanno per vivere.

→ Lacerazione del diaframma:

Ho la sensazione di non avere il diritto di esistere?

Dolore al diaframma:

Può darsi che non mi senta in diritto di provare i sentimenti o le emozioni che ho in me?

È possibile che mi senta incapace di esprimere i miei sentimenti o le mie emozioni?

Cindy ha tredici anni e ha forti dolori al diaframma. Prima che le venissero, aveva confessato al padre di essere innamorata di un suo compagno e aveva subìto per questo una bella ramanzina. Il padre si era arrabbiato e le aveva detto: «Cindy, ascoltami bene: non si possono provare sentimenti d’amore alla tua età. Sei troppo giovane!» Cindy lo aveva così interpretato: «Non va bene, è proibito!» Aveva creduto che il padre le vietasse di provare sentimenti, ed era questo che le faceva male.

→ Dolore al diaframma e alla settima vertebra dorsale: uno dei miei studenti, fisioterapeuta, mi disse che esiste una relazione tra la settima dorsale, il diaframma e il plesso solare. Nel suo lavoro aveva osservato che molte persone con dolori al diaframma avevano problemi anche a quella vertebra. Basandomi su quello che la settima vertebra dorsale e il diaframma rappresentano, ho formulato questa domanda:

È possibile che io mi senta incompreso o abbandonato e che allo stesso tempo mi senta incapace di parlarne con chicchessia?

 Ernia diaframmatica o ernia iatale: ernia dell’orifizio esofageo causata dalla salita di una parte dello stomaco che spinge il sacco peritoneale verso il torace. Se il trattamento farmacologico si rivela inefficace, l’intervento chirurgico assicura la chiusura parziale dell’orifizio esofageo e il fissaggio dello stomaco nella cavità addominale.

In un neonato:

Viene dato a questo bambino il diritto di piangere o invece uno dei genitori esige che sia fatto tacere?

Una persona il cui figlio soffriva di ernia iatale mi confessò che talvolta lei e suo marito mettevano i tappi nelle orecchie per non sentirlo piangere, non sapendo più cosa fare per calmarlo.

In un bambino o in un adulto:

Mi sono forse sentito limitato nell’espressione dei miei sentimenti e delle mie emozioni?

→ Singhiozzo: contrazione improvvisa e spasmodica del diaframma. Il singhiozzo viene quando non ce lo si aspetta. Se si mangia troppo velocemente senza rendersene conto o si respira troppo rapidamente mentre si ride, tutto questo può provocare una piccola contrazione del diaframma e dare luogo al singhiozzo.

Può essere legato a limiti o divieti presenti a livello dell’inconscio (non mangiare troppo, non bere troppo, non parlare troppo, non ridere troppo, non dire certe cose…) di modo che, quando li superiamo o li infrangiamo, il singhiozzo ci richiama all’ordine. Per scoprire quale sia il limite, si può provare a prestare attenzione a quello che è successo prima che venisse il singhiozzo.

Qual è il divieto che questo singhiozzo mi vuole indicare?

La soluzione consiste spesso nel trattenere il respiro per un po’. Questo esercizio ha per effetto di rilassare il diaframma e far cessare il singhiozzo.

DIALISI:

nei casi di insufficienza renale, è una tecnica utilizzata per eliminare l’eccesso di liquidi e di sostanze di scarto del metabolismo contenute nel sangue. Il prefisso «di-» fa riferimento al numero due, ed è ciò infatti che avviene con la dialisi: non c’è più un solo circuito, ma due, uno all’interno e un altro all’esterno.

Ho la sensazione di aver solo sfiorato la mia vita o l’amore?

Uno dei partecipanti ai miei seminari mi raccontò che, prima di avere problemi con i reni, aveva condotto una vita che per lui non aveva più senso. Aveva chiesto con tutte le sue forze che un avvenimento importante potesse cambiargli l’esistenza. La malattia dei reni lo aveva costretto a ritornare verso le cose essenziali, l’amore di sua moglie e dei suoi cari.

DIARREA:

è spesso legata a una persona o a una situazione di cui ci si vorrebbe disfare in tutti i modi.

Da quale persona o situazione vorrei essere liberato il più rapidamente possibile?

– Una situazione di ascendente?

– Una situazione che reputo ingiusta?

– La mia posizione famigliare?

Di solito il primo figlio è quello a cui si chiede di dare l’esempio, il bambino di mezzo è quello che cerca la sua collocazione e l’ultimo è quello che finisce di consumare gli abiti dei primi.

– È forse perché sono una ragazza mentre i miei fratelli hanno tutti i diritti e privilegi?

– C’è forse paura in me?

– Sono forse critiche che mi rivolgono?

– Sono forse idee che non condivido per niente?

– È per una persona di cui dico: «È un rompiscatole!»

→Diarrea nella persona malata di tumore o di AIDS:

Che cosa rifiuto o di cosa vorrei liberarmi il più rapidamente possibile?

– Forse la malattia che mi ha colpito?

– Forse i trattamenti che mi propongono e che devo seguire?

→ Diarrea infettiva o enterocolite pseudomembranosa: è dovuta alla proliferazione del batterio Clostridium difficile (presente nell’intestino) che si verifica quando la maggior parte degli altri batteri dell’intestino sono stati eliminati a causa degli antibiotici. Questo batterio quindi produce una tossina che ferisce la parete intestinale. È possibile che le persone le cui feci contengono sangue dopo un periodo di antibiotici soffrano di questo tipo di diarrea.

Devo forse essere prudente nell’uso degli antibiotici?

 Diarrea del viaggiatore:  vedi la voce corrispondente.

DIARREA DEL VIAGGIATORE:

insieme di disturbi intestinali con diarrea e dolori addominali talvolta accompagnati da febbre (vedi anche Dissenteria). La maggior parte delle persone che ne sono colpite tendono ad attribuirla a un’infezione da germi. Tuttavia, basta fare qualche domanda a uno di loro per scoprire quello che harifiutato durante il viaggio. A volte si tratta delle condizioni meteorologiche, dell’inadeguatezza dei posti in rapporto al prezzo, dell’insistenza dei commercianti o di una generica sensazione di sfruttamento del turista.

Può darsi che avessi paura di ammalarmi durante il viaggio?

Ci sono cose che rifiutavo durante il viaggio?

Mio marito e io stavamo facendo un viaggio in Indonesia. Avevamo mangiato le stesse cose eppure la diarrea del viaggiatore ha colpito solo lui. Quando ne abbiamo parlato, mi ha confessato che il disturbo era iniziato quando non ce la faceva più a sopportare il caldo soffocante. Inconsciamente rifiutava quel Paese a causa del calore per lui così fastidioso. Pochi giorni dopo il nostro rientro, tutto è tornato alla normalità.

Durante quel viaggio avevamo conosciuto una grande viaggiatrice, una donna di sessantanove anni che adorava muoversi al di fuori dei circuiti turistici. Ci raccontava che le capitava spesso di trovarsi in condizione igieniche pessime, ma che si adattava a quella situazione di disagio vivendola come l’occasione per una bella avventura. Qualunque cosa mangiasse in quelle condizioni prive di igiene, non si ammalava mai.

È possibile che non mi conceda il diritto di provare piacere?

È possibile che non mi sia concesso di godere di quel viaggio?

Raccontandomi di un recente viaggio nella Repubblica Dominicana, una paziente mi disse: «Sono stata ammalata 5 giorni. Ho avuto la dissenteria. Ogni volta che parto per un viaggio mi ammalo!» Prima le risposi: «Un bel tempismo…» e poi proseguii dicendole: «È possibile che tu non ti conceda il diritto di provare piacere?» La domanda parve interessarla: in effetti i suoi genitori, che avevano lavorato duro per tutta la vita, non si erano mai concessi di andare in villeggiatura.

Il senso di colpa nei confronti del piacere e del godimento ha radici profonde, oserei quasi dire radici che appartengono all’inconscio collettivo. La religione cattolica ci ha insegnato che Gesù ha sofferto ed è morto a causa dei nostri peccati. Chi vuole seguirlo deve essere pronto a portare la croce. Questi insegnamenti non potevano che lasciarci un senso di colpa, ancora più forte verso tutto quello che riguarda il piacere. Eppure, come si può immaginare di rendere felice una persona se non lo si è a propria volta?

Se Gesù avesse detto: «Se volete seguirmi, fate in modo che la vostra vita sia utile agli altri»… una vita utile non può essere una vita fatta di sofferenze, anzi… È importante provare gioia in quel che si fa, e questo per il bene comune.

DIFFICOLTÀ DI EREZIONE: vedi Impotenza.

DIFFICOLTÀ RESPIRATORIE:

→ Occasionali:

Da un punto di vista fisico: possono essere dovute a sostanze chimiche che irritano le vie respiratorie, come per esempio certi pesticidi.

Ho respirato prodotti irritanti?

Da un punto di vista psicosomatico (senza motivi esterni): possono essere dovute al fatto di pretendere di essere perfetti. Non si sopportano le proprie mancanze o incompetenze per paura di essere criticati o rifiutati. È anche possibile che si abbia paura del proprio intuito e si blocchino le vie delle percezioni. Vedi Soffocamento.

→ Croniche: vedi Enfisema polmonare.

DIFTERITE:

caratterizzata dalla formazione di false membrane all’ingresso delle vie respiratorie. Il batterio in questione è il Corynebacterium diphteriae o bacillo di Klebs-Löffler. Sono presenti colonie di questo batterio negli alimenti avariati o mal conservati (farine ammuffite o latte andato a male).

Questa malattia si riscontra in situazioni di povertà, dove fa caldo e non c’è possibilità di conservare gli alimenti al fresco. I casi di difterite in Paesi in cui le condizioni di igiene permettono una buona conservazione degli alimenti sono da attribuire al vaccino antidifterico che può causare casi di difterite atipica. Si osserva che non c’è un solo tipo, ma bensì molti tipi di difterite (sia per l’origine – orzo, grano, segale – sia per la forma conica iniziale) e che l’anatossina del vaccino somministrata per proteggersi funziona contro un solo tipo.

Ho consumato del cibo mal conservato?

Ho fatto una vaccinazione antidifterica?

DIGRIGNARE I DENTI: vedi Bruxismo.

DIMINUZIONE DEI LIVELLI DI PIASTRINE: vedi Trombocitopenia.

DIMINUZIONE DEL LIVELLO DI GLOBULI BIANCHI:vedi Leucopenia.

DIMINUZIONE DELL’UDITO:

una diminuzione dell’udito non implica sordità, ma può condurvi. Può essere legata a un desiderio di proteggersi da quello che gli altri potrebbero dire o da quello che potremmo sentire. Può anche indicare una mancanza di ascolto. Vedi anche Udito debole alla voce Orecchio.

Concentro l’attenzione sull’altro mentre lo ascolto o penso invece a quello che voglio dirgli?

Ho paura della critica o del giudizio altrui?

Ho paura di quello che sento o leggo attraverso i media?

DISAGIO DI VIVERE:

è un vuoto dell’anima, una sofferenza che porta a rifiutare la vita, a volerla fuggire o a distruggerla. È in stretta relazione con le carenze affettive e i traumi famigliari dell’infanzia e talvolta anche allo stato fetale. Può anche conseguire da un accumulo di situazioni di sofferenza che porta a pensare o a dire: «La vita non è altro che sofferenza» (vedi «Il disagio di vivere e come liberarsene» nel volume Metamedicina. Ogni sintomo è un messaggio).

DISCALCULIA:

difficoltà di apprendimento o di utilizzo delle regole del calcolo. Come nella dislessia, anche qui riscontriamo uno stato di confusione nella persona colpita. Vedi anche Dislessia.

La confusione può essere in rapporto ai fratelli o sorelle del bambino o dell’adolescente. Quando il bambino impara a contare, conta se stesso, poi il papà, la mamma, il fratello, la sorella. Quando il padre e la madre hanno altri figli che non vivono insieme, il bambino può restare confuso, così come nel caso in cui i nonni si siano risposati, e può chiedersi: «Quanti fratelli e sorelle, o quanti nonni e nonne ho?»

Una terapeuta mi disse che lavorava con bambini che avevano difficoltà di apprendimento. Quando si occupava di un bambino con problemi di dislessia o di discalculia, lo aiutava a mettere ordine tra i propri fratelli. A questo scopo, gli faceva disegnare una casa con tutti i membri della famiglia. In questo modo c’era la dimora del papà e della mamma con i figli che appartenevano a questa casa, poi c’era quella dell’altra mamma o dell’altro papà, con i relativi membri. Così facendo tutto diventava più chiaro.

La confusione, tuttavia, può provenire da quello che si è o non si è autorizzati a dire. Per esempio, il papà ha due famiglie, ma non bisogna raccontarlo in giro. Per liberarsi da questo problema bisogna aiutare il bambino o la persona che ne soffre a individuare ciò che è all’origine della confusione e a fare chiarezza.

Che cosa è o era per me fonte di confusione?

DISCESA DELL’UTERO:vedi Prolasso genitale, Utero.

DISCESA DELLA VESCICA o CISTOCELE: vedi Prolasso genitale.

DISCO INTERVERTEBRALE:

giunzione di natura fibrocartilaginea che unisce due vertebre. Il disco ha forma di cuscinetto biconvesso che corrisponde alle facce inferiore e superiore dei corpi vertebrali. Ogni disco intervertebrale è costituito da un segmento periferico fibroso e duro aderente alla vertebra e da una parte centrale rotonda, gelatinosa, elastica, nella quale si trova un nucleo più denso, chiamato «nucleo polposo». La funzione dei dischi intervertebrali è di garantire la mobilità della colonna vertebrale oltre ad assorbire i colpi grazie a un sistema di ammortizzazione. La patologia dei dischi più comune è l’ernia discale. Vedi anche Cartilagine.

→ Ernia discale: sporgenza di un disco intervertebrale in un canale rachideo che corrisponde all’espulsione parziale del nucleo gelatinoso. L’ernia si forma per lo più tra la quarta e la quinta vertebra lombare, talvolta tra la quinta lombare e la prima sacrale, causando una compressione del nervo sciatico.

È molto sovente legata alla sensazione di sentirsi intrappolati sul piano finanziario. Si ritiene di non poter lasciare il proprio impiego perché è la nostra unica fonte di guadagno. Ci si può sentire intrappolati sul piano finanziario per gli impegni che si devono assumere. Si può provare questa sensazione perché altri dipendono economicamente da noi, ciò che può indurci a pensare: «Non posso abbandonarli». Infine, ci si può sentire intrappolati da un impegno preso.

Tenevo un seminario in una località di mare. Tra i partecipanti c’era una coppia il cui marito guardava spesso fuori dalla finestra pensando: «Mi piacerebbe tanto poter approfittare delle vacanze, giocare a tennis, invece di stare rinchiuso in questa stanza». Tuttavia non lo diceva. Aveva accettato di seguire il corso per far piacere alla moglie, che ci teneva molto. Nei giorni successivi parlò con il compagno di una partecipante, che non prendeva parte al seminario e che era anche un bravo tennista. Si misero d’accordo per una partita dopo il corso. Durante la notte gli venne un forte dolore nella parte bassa della schiena, che attribuì a un falso movimento. Il dolore aumentò al punto che al mattino riusciva a muoversi solo con grande difficoltà. Venne comunque al seminario perché voleva capire cosa gli stava succedendo. Si mise steso perché non era neppure in grado di sedersi. Gli chiesi se si sentiva intrappolato in una situazione. Esitando un po’, mi confessò che era contento di essere presente al corso, ma che avrebbe tanto voluto poter giocare a tennis. Comprendendo che aveva paura di dispiacermi e di deludere la moglie rinunciando al seminario, gli dissi: «Se fossi convinto che non cambierebbe niente nella stima che ho per te e per l’amore di tua moglie, che cosa sceglieresti?» Mi rispose: «Andrei a giocare a tennis!» Allora, con un grande sorriso, gli dissi: «Bene, allora vai a giocare a tennis!» In serata fu di nuovo in grado di sedersi e il giorno dopo era sul campo di gioco.

Mi sento prigioniero di una struttura (professionale o famigliare) o di un impegno nel quale mi sento trattenuto e di cui mi vorrei liberare?

Mi sento intrappolato sul piano finanziario?

Quali sono le paure che mi impediscono di andare verso ciò che voglio?

DISFAGIA: vedi Esofago.

DISFONIA: vedi Corde vocali.

DISIDRATAZIONE:

i fattori che possono inaridire la nostra pelle sono diversi, tra questi il sole, il freddo, l’aria condizionata, i lunghi viaggi in treno o in aereo. Si parla di disidratazione con riferimento a una eccessiva diminuzione dei liquidi nei tessuti organici, che si manifesta sotto forma di secchezza della pelle e delle mucose, di sete intensa, di oliguria e, nei casi gravi, di disfunzionamento cerebrale e di collasso circolatorio. Una perdita di liquidi in seguito a una sovraesposizione termica, accessi di vomito ripetuti o forte diarrea fanno perdere al corpo oltre i liquidi di cui ha bisogno anche gli elettroliti (sodio, potassio, calcio) necessari all’equilibrio osmotico e alla trasmissione degli stimoli nervosi.

La perdita di liquidi è molto pericolosa nei neonati, dato che l’acqua rappresenta l’80 per cento del loro peso corporeo. Se un bambino di cinque chili perde mezzo chilo in ventiquattro ore, ha perso il 10 per cento del suo peso. Ecco perché una gastroenterite in un neonato, in un bambino o in una persona molto magra può essere mortale. Vedi Gastroenterite.

DISLESSIA:

difficoltà nell’apprendimento della lettura, che persiste anche dopo il periodo scolastico, caratterizzata dal confondere alcune lettere. Vedi Discalculia.

Come nella discalculia o nella disortografia, siamo di fronte a una situazione di confusione a cui può aggiungersi un sentimento di vergogna. Il bambino può vergognarsi di avere difficoltà a esprimersi o a scrivere correttamente. La confusione può essere originata da situazioni diverse con le quali il bambino può trovarsi confrontato. Per esempio, il bambino che vive in un clima di violenza mentre i suoi compagni vivono in nuclei famigliari armoniosi, può avere la sensazione di non essere nella norma e averne vergogna.

La confusione, come nel caso della discalculia, può essere in rapporto ai fratelli. Quando il padre o la madre hanno altri figli che non vivono con il bambino, questi può restarne confuso, così come nel caso in cui i suoi nonni si siano risposati, e può chiedersi: «Ma quanti fratelli e sorelle, o nonni e nonne ho?»

Può esserci confusione anche in rapporto a quello che è il vero padre del bambino.

Julie-Anne ha iniziato ad avere problemi di dislessia all’età di nove anni. È a quell’epoca che una delle sue cugine, indicandole un uomo seduto in un caffè, le dice: «Vedi quell’uomo, è lui tuo padre!» Julie-Anne resta senza parole e nell’incomprensione più totale, chiedendosi come mai sua madre non le avesse mai detto niente. A questo punto, nella sua mente si genera la confusione: «Ma allora», si dice, «se quest’uomo è mio padre, quello che io chiamo papà non è mio padre e quello che io credevo fosse mio fratello, non è mio fratello…» Non riesce più a trovare la propria collocazione all’interno della famiglia. Inoltre, pensa di non avere il diritto di parlare di queste cose e ne prova vergogna. Julie-Anne si è liberata dal disturbo quando è riuscita a collocare ogni persona al proprio posto e a liberarsi dal senso di vergogna.

La confusione può essere generata dalla discrepanza tra ciò che un bambino prova e ciò che viene espresso. Per esempio, una madre che nasconde al figlio la tristezza che prova, concentrandosi per aiutarlo a fare i compiti, crea una situazione di confusione fra gli emisferi destro e sinistro nel bambino, ovvero fra la sua logica e quello che invece percepisce.

Che cosa è vero, quello che mi dice mia madre o quello che sento?

Chi è o chi era alle origini della mia confusione?

→ Dislessia o disortografia attraverso l’inversione di alcune lettere: alcuni genitori si confidano con il proprio figlio, senza rendersi conto che questo può creare una confusione di ruoli nel bambino che non sa più chi sia il genitore.

Si sono forse invertiti i ruoli?

È possibile che il bambino abbia la sensazione di essere il genitore di suo padre o di sua madre?

Il bambino ha un genitore sostitutivo, che può essere un fratello maggiore, uno zio o una zia?

DISORTOGRAFIA:

difficoltà nell’apprendimento dell’ortografia. Si distinguono tre modalità di apprendimento: visuale, uditivo e cinestesico. Lo studente visuale ha bisogno di vedere quello che è scritto, impara cioè attraverso le immagini. Siccome gli esempi formano immagini nella sua testa, un esempio vale mille parole. Questo tipo di studente incontra invece grosse difficoltà a comprendere concetti astratti, cosa che non succede con quello uditivo che, al contrario, ha bisogno di ascoltare le lezioni per impararle. Non ha dunque problemi con le lezioni orali. Per lui le parole sono come musica, e per questo ha più facilità con l’ortografia. Il cinestesico impara meglio attraverso il gioco e l’esperienza diretta. Guarda come fa il suo insegnante e lo imita. È il suo modo di imparare.

Quando un insegnante uditivo spiega le regole della grammatica a un alunno visuale, se non gli fornisce esempi che rappresentino ciò di cui sta parlando, questi non sarà in grado di comprendere. Allo stesso modo, se un insegnante chiede ai propri alunni di fare un dettato, il bambino visuale incontrerà necessariamente molte difficoltà con la grammatica. Se invece di aiutare un alunno a capire, seguendo il metodo a lui più congeniale, gli si dice che è una nullità e lo si sgrida, questi potrà trovarsi bloccato nell’apprendimento dell’ortografia. Questa difficoltà, chiamata disortografia, può anche essere associata alla dislessia e alle sue cause. Vedi Dislessia.

Ho vissuto emozioni durante l’apprendimento dell’ortografia nei miei primi anni di scuola?

DISPAREUNIA: orgasmo doloroso. Vedi Vagina.

DISPLASIA:

anomalia nello sviluppo di un tessuto o di un organo che dà luogo a difformità (di forma o volume) o a un cattivo funzionamento.

→ Displasia mammaria: rende uno o entrambi i seni duri, disturbo che può essere doloroso. Esprime sovente pensieri negativi nei confronti della propria femminilità.

Penso che gli uomini siano più rispettati delle donne?

Mi capita di pensare che avrei preferito essere un uomo?

Ne ho abbastanza delle mestruazioni o degli inconvenienti legati alla menopausa?

DISSENTERIA:

è un insieme di gravi disturbi intestinali, diarrea liquida, talvolta con sangue, dolori addominali, ulcerazioni della mucosa con febbre che provoca rapidamente una disidratazione. Può dipendere da un’amebiasi (ameba), una salmonellosi (salmonella) o una shigellosi (shigella). Qualunque sia il microorganismo che ne è all’origine, la dissenteria è spesso legata a una situazione in cui ci si sente prigionieri e che si rifiuta fortemente.

È possibile che mi senta prigioniero di una situazione che rifiuto?

Si riscontrano casi di dissenteria soprattutto nei Paesi in cui vige una dittatura. Tuttavia questa patologia può colpire anche un viaggiatore che si senta prigioniero di circostanze che sopravvengono nel corso del viaggio.

La prima volta che sono stata in India ho avuto in due occasioni i sintomi di una dissenteria diagnosticata come amebiasi. All’inizio avevo creduto di aver contratto un’infezione da germi presenti nel cibo che avevo consumato. È stato dopo un po’ di tempo che sono riuscita a comprendere l’origine del disturbo. L’infezione era iniziata un po’ dopo il mio arrivo all’ashram di Prasanthi Nilayam, a nord di Bangalore. Nell’intraprendere il viaggio mi ero lasciata tutto alle spalle. Mi era stato detto che avrei visto un grande maestro spirituale. Delusa nelle mie aspettative di incontrarlo, cominciai a provare un senso di rifiuto anche nei confronti della mancanza di comodità del luogo, nonché della severità dei suoi responsabili. Non avevo che un desiderio, quello di andarmene, cosa che non ero in grado di fare perché aspettavo il biglietto aereo per poter proseguire il viaggio. Partii che stavo male. Visitai un dottore che mi prescrisse alcune medicine. Nel corso del viaggio ebbi di nuovo gli stessi sintomi. In questo caso mi sentivo prigioniera in una camera di albergo che non potevo lasciare dato che aspettavo del denaro per poter ripartire. Provavo un senso di rifiuto verso questa situazione, e mi tornò la diarrea con i crampi addominali. Questa volta, però, compresi il legame fra le due situazioni. Accettai l’esperienza che stavo vivendo, ne guardai persino i lati positivi e diarrea e crampi cessarono senza dover ricorrere a farmaci.

È possibile che i germi presenti nel cibo che consumavo non avrebbero avuto conseguenze se il mio terreno psichico non fosse stato favorevole al loro sviluppo?

DISTACCO DELLA RETINA: vedi Retina.

DISTOCIA: parto difficile. Vedi Parto.

DISTONIA:

patologia muscolare caratterizzata da contrazioni involontarie e dolorose che possono colpire una parte o tutti i muscoli del corpo e che provoca difficoltà nei movimenti della persona colpita. È una malattia autoimmune; vedi Malattie autoimmuni.

→ Distonia della mano: vedi anche Crampi dello scrittore alla voce Crampi.

Ho vissuto un’esperienza che mi può aver spinto a dubitare delle mie capacità e a temere di non essere più in grado di fare meglio di quello che ho già fatto?

DISTORSIONE o SLOGATURA: lesione traumatica di un’articolazione provocata da un movimento violento o da una torsione che causa uno stiramento dei legamenti o, nei casi gravi, la loro rottura. Questa patologia riguarda soprattutto caviglie e ginocchia.

I legamenti rappresentano i nostri legami, ciò che ci trattiene.

Nel caso di una distorsione, è spesso per qualcosa da cui ci si vorrebbe liberare.

→ Distorsione alla caviglia:

In un bambino:

Il bambino si sente trattenuto nel suo bisogno di godere della compagnia dei suoi amici?

Il bambino si sente colpevole per il fatto di infrangere un divieto dei genitori?

Ecco un esempio di quando avevo undici anni: volevo accompagnare mia sorella e un’amica che facevano una gita in bicicletta. Chiesi il permesso alla mamma che mi rispose: «Assolutamente no, sei troppo piccola, tu resti qui». La risposta per me era priva di senso, visto che mia sorella aveva solo un anno più di me. Sulla strada del ritorno pioveva, un’automobile sbandò e mi investì. Ebbi una leggera commozione cerebrale, una distorsione alla caviglia sinistra e la rottura del muscolo del gluteo.

Avevo fatto di testa mia (commozione cerebrale), mi ero sentita in colpa per aver disobbedito alla mamma facendo quello che mi aveva proibito di fare (distorsione) e mi sono sculacciata da sola (muscolo del gluteo).

In un adulto:

Mi sono sentito trattenuto dagli impegni mentre avrei voluto avere tempo per me stesso, per rilassarmi e fare ciò di cui avevo voglia?

Mi sono sentito trattenuto dai miei principi e colpevole di andare verso le scelte del mio cuore?

Il mio inconscio ha voluto dirmi «Non troppo in fretta!»?

→ Distorsione al ginocchio:  vedi Ginocchia.

DISTROFIA:

disturbo legato all’approvvigionamento di sostanze da parte di un tessuto, di una ghiandola o di un organo, dovuto a una cattiva circolazione, a una lesione dei nervi, a una carenza di proteine catalitiche (enzimi specifici), che ha per conseguenza una modificazione della forma, del volume e del funzionamento dell’organo colpito. L’atrofia e l’ipertrofia sono forme diverse di distrofia.

DISTROFIA MUSCOLARE:

sviluppo anomalo di cellule muscolari che può comportare debolezza muscolare o paralisi. La distrofia muscolare, che indica un problema di trasmissione degli impulsi nervosi, si manifesta con contrazioni spasmodiche e involontarie dei muscoli, simili a crampi. Nella maggior parte dei casi è congenita. Vedi Malattie congenite.

→ Distrofia muscolare di Duchenne: malattia ereditaria causata dalla mutazione di un gene responsabile della produzione di distrofina. La trasmissione avviene tra madre e figlio. Si sviluppa in modo progressivo: la debolezza muscolare colpisce prima le gambe e le anche. I ragazzi che ne soffrono cadono spesso, hanno difficoltà a correre, a salire le scale, se non addirittura ad alzarsi da una sedia; camminano spesso sulla punta dei piedi e hanno polpacci poco sviluppati. La debolezza crescente finisce per rendere difficoltoso il camminare e per imporre l’uso di una sedia a rotelle. Infine, tutti i muscoli perdono forza, anche quelli che servono alla respirazione e al battito cardiaco. Vedi Malattie congenite.

→ Distrofia muscolare focale: questo tipo di distrofia muscolare coinvolge il sistema nervoso e si manifesta con contrazioni spasmodiche e involontarie della nuca e della testa che somigliano a crampi. Le contrazioni visibili e palpabili di un muscolo o di una sua parte sono accompagnate da posture anomale secondarie delle articolazioni colpite, che si attenuano stirando il muscolo. Non si producono durante una fase di riposo ma dopo un uso ripetuto del muscolo.

Chi può avermi fatto provare una così grande tensione interiore?

Come si è svolto il mio periodo fetale e la mia nascita?

DISURIA: vedi Urina.

DITA:

rappresentano i dettagli e la destrezza. I perfezionisti hanno sovente problemi alle dita (ferite, bruciature e tagli). Questi piccoli incidenti sono spesso riferiti a sensi di colpa per dettagli di cose che si fanno tutti i giorni. Si è scontenti di se stessi per essere andati troppo in fretta, per essere in ritardo, per non aver utilizzato lo strumento giusto, per non aver fatto di meglio ecc. Vedi anche Patereccio o Giradito.

→ Crampi alle dita:  corrispondono sovente alla tensione causata dall’idea di volere che tutto sia perfetto fin nei minimi dettagli.

→ Prurito alle dita:  esprime impazienza verso se stessi per dettagli che sono insignificanti. È ciò che chiediamo anche agli altri: se non fanno le cose a modo nostro o secondo le nostre aspettative, proviamo un senso di insofferenza, che può manifestarsi con prurito alle dita.

→ Intorpidimento delle dita:  può esprimere il desiderio di rendersi insensibili a dettagli che per noi sono importanti. Vedi anche Parestesie.

Uno dei partecipanti ai miei seminari aveva il dito medio e l’anulare intorpiditi. Il sintomo era più forte la notte e non riusciva a comprenderne la causa. Gli chiesi come andava la sua relazione: si era separato da quasi un anno e viveva da solo. Parlando, scoprii che per lui la sessualità poteva esistere solo all’interno di un rapporto di coppia. Inconsciamente voleva rendersi insensibile al bisogno che provava di vivere la sessualità. Fu necessario che si liberasse dall’idea che la sessualità non poteva esistere al di fuori di una relazione stabile.

Prendendo in considerazione il dito interessato, ci si potrà allora chiedere:

Qual è il bisogno che non voglio ascoltare?

→ Giradito: vedi Patereccio.

→ Rigidità alle dita:  può essere in relazione con la paura di sbagliare, può esprimere rigidità o inflessibilità per i dettagli. Il disturbo è associato in modo particolare a problemi di artrite.

Ho paura di essere criticato?

Ho paura di essere sminuito, di non essere amato o apprezzato se quello che faccio non è perfetto?

Tendo a pretendere la perfezione da me stesso?

 Scrocchiare le dita:  può esprimere una certa forma di aggressività repressa.

  • POLLICE: rappresenta la pressione e l’appoggio. Serve a mettere pressione, a spingere, ad apprezzare (pollice in alto) o a disprezzare (pollice in basso).

Dolore al pollice:

Ho paura di esercitare troppa pressione sulle persone?

→Ferita al pollice:

Mi sento colpevole per aver esercitato pressione su una persona?

→Pollice che si screpola e che sanguina:

Mi faccio pressione, in quello che compio, per compiacere una persona che per me rappresenta l’autorità (genitore, insegnante, datore di lavoro) e provo tristezza per il fatto di non essere apprezzato?

  • INDICE: rappresenta l’autorità. Chi punta l’indice è spesso colui che ha rifiutato l’autorità, ma che la esprime a sua volta.

L’indice corrisponde all’intestino crasso. Per questa ragione i bambini che hanno paura di dispiacere colui che rappresenta l’autorità soffrono spesso di coliche, coliti e costipazione.

→ Indice dolorante o rovinato: esprime un problema con l’autorità.

→Borsite all’indice:

Sono arrabbiato con me stesso per essere stato troppo esigente o autoritario?

→ Taglio o ferita all’indice:

Mi sono forse sentito colpevole per aver esercitato la mia autorità su uno dei miei cari (coniuge, figlio, genitore o anche su un animale)?

  • MEDIO:rappresenta la sessualità e il piacere, corrisponde all’apparato genitale. Sessualità e piacere vanno di pari passo.

→ Medio dolorante o rovinato:  spesso è segno di mancanza di autostima sessuale o di senso di colpa rispetto al provare piacere.

Un uomo (destrimane) soffriva di verruche al dito medio sinistro. Aveva tentato a più riprese di eliminarle bruciandole, ma riapparivano sempre. Gli feci alcune domande per capire se poteva esserci qualcosa di cui si era vergognato che riguardasse la sfera sessuale. In un primo tempo non gli venne in mente niente. Fu solo gettando uno sguardo al passato che gli tornò quel sentimento di vergogna legato al padre che aveva abusato delle sue sorelle. Una parte di lui si vergognava di appartenere al genere maschile che abusa dei più deboli. Quando fu in grado di fare la distinzione tra essere un uomo e vivere una sofferenza che porta ad abusare di una donna o di un bambino, si liberò dell’equazione: «essere un uomo = essere un vile». Liberandosi dal sentimento di vergogna e perdonando suo padre, le verruche sparirono definitivamente.

Quali sono le emozioni che provo nei confronti della sessualità?

  • ANULARE: rappresenta i legami, le unioni. È il dito dell’anello.

→ Anulare dolorante o rovinato:  indica una difficoltà, presente o passata, nella relazione di coppia. Vedi anche Intorpidimento delle dita in questa voce.

Quali sono le emozioni che provo verso un rapporto di coppia?

  • MIGNOLO: rappresenta la famiglia. Corrisponde al cuore.

→ Mignolo dolorante o rovinato:  è sovente segno di una disarmonia in famiglia, di una mancanza d’amore o di un segreto di famiglia.

Un uomo si era tagliato il tendine del dito mignolo. Quando era giovane, aveva messo incinta una ragazza. Dato che non si era sentito pronto ad assumersi le responsabilità di sposo e di padre, l’aveva aiutata ad abortire. In seguito non ebbe più figli. Conservò segretamente il rimpianto di non averla aiutata a dare alla luce quel bambino.

→ Ferirsi il dito mignolo:

Mi sento forse in colpa nei confronti di un membro della mia famiglia?

DITA DEI PIEDI: se i piedi rappresentano il nostro avanzamento nella vita, le dita dei piedi rappresentano il nostro avanzamento verso il futuro.

Dolori alle dita:

Mi preoccupo per dettagli futuri? Cosa succederà se non potrò fare in tempo questo o quello?

→ Ferite alle dita: vedi anche Incidente.

Mi sento forse in colpa rispetto a dettagli che hanno a che vedere con il futuro?

Ho forse bisogno di più tempo per me stesso, che non mi concedo?

→Crampi alle dita:

Mi preoccupo per dettagli futuri?

→ Dita a martello: assomigliano all’artiglio di un gatto. Sono sovente un segno di insicurezza nel nostro desiderio di avanzare nella vita.

Provo un senso di insicurezza rispetto all’avvenire che mi porta a voler avere il controllo di tutto e ad aggrapparmi a quello che conosco?

→ Funghi o micosi alle dita: vedi Micosi.

C’è una parte di me che è morta, contemporaneamente a una o più persone care, e che non mi permette più di andare avanti?

  • ALLUCE: rappresenta la nostra personalità, il me-io, il nostro ego.

→ Dolore all’alluce: può venire da una mancanza di considerazione (non è stato tenuto conto di noi) o da una mancanza di rispetto (ci sono state imposte cose, non è stata rispettata la nostra proprietà o l’impegno che era stato preso…). Il dolore può evolvere in gotta. Vedi Artrite gottosa alla voce Artrite.

Tendo ad arrabbiarmi quando non mi sento rispettato?

È importante per me che gli altri tengano conto di me?

Ho la tendenza a voler controllare gli altri o le situazioni?

→Ferirsi o rompersi l’alluce:

Mi sono forse sentito in colpa per essermi imposto o aver imposto il modo in cui volevo che le cose fossero fatte?

→ Alluce a martello:

Ho paura di affermarmi?

Mi concedo il diritto di esistere?

→ Gotta: vedi Artrite gottosa alla voce Artrite.

  • SECONDO DITO:rappresenta la direzione che si segue. Se è ben dritto, la persona sa dove sta andando. Ciò denota determinatezza. Se, al contrario, non è dritto, può esserci indecisione riguardo la direzione da seguire o nella quale ci si è impegnati.

→Secondo dito a martello:

Mi sono forse trattenuto dal prendere la direzione che mi sarebbe piaciuta, perché non mi sentivo sufficientemente sicuro?

Ho la tendenza a frenarmi piuttosto che a correre dei rischi?

  • TERZO DITO:rappresenta la sessualità, il piacere e la creatività.
  • QUARTO DITO:rappresenta la sfera affettiva, ossia i legami con i genitori, con il partner.
  • MIGNOLO:rappresenta l’ascolto interiore.

Farsi amputare o tagliarsi il mignolo:

Ho voluto tagliare i ponti con le mie intuizioni o le mie premonizioni che mi fanno paura?

Ferirsi il mignolo:

Mi sono forse sentito in colpa per aver avuto questo presentimento o questa intuizione riguardante un evento futuro?

Callosità o callo al mignolo:

Cerco di proteggermi rispetto a quello che posso presentire?

DIVERTICOLITE:

infiammazione dei diverticoli (piccole ernie) della mucosa intestinale. È spesso legata a un sentimento di rabbia per il fatto di sentirsi trattenuti all’interno di uno schema di relazioni da cui si vorrebbe uscire e, allo stesso tempo, si teme di causare dispiacere se si osasse porre fine alla situazione.

Una mia lettrice mi disse che aveva capito il motivo per cui le era venuta una diverticolite: un uomo si era legato molto a lei e la ricopriva di doni. Più lei tentava di fargli capire che non poteva ricambiare il suo amore, più lui raddoppiava l’ardore per conquistarla. La paura di fare del male la tratteneva in una situazione di stallo.

Provo rabbia nei confronti di una relazione nella quale mi sento trattenuto o prigioniero?

DIVERTICOLOSI:

formazione di diverticoli sulla parete del colon. Sono piccole sacche che si sviluppano sulla parete dell’intestino e che possono raggiungere le dimensioni di un pisello. La mucosa forma così una specie di ernia. La patologia esprime sovente la sensazione di sentirsi intrappolati in una relazione. Ci si può sentire responsabili della felicità dei nostri cari o in debito nei loro confronti, rimanendo prigionieri della relazione. Può trattarsi di un rapporto di coppia che non ci corrisponde più o di quello con i genitori che limita la nostra libertà. Vedi anche Colon.

Mi sento intrappolato in un rapporto di cui vorrei liberarmi?

DOLORE:

il dolore può essere in relazione con un blocco di energia o essere conseguenza di un incidente, di un intervento chirurgico, di una chemioterapia… Può anche essere amplificato durante un processo volto a riparare dei tessuti malati.

La rabbia e la paura hanno la caratteristica di bloccare l’energia nella zona interessata. Per esempio, un forte dolore all’anca può essere in rapporto con il timore di andare verso un cambiamento importante della propria vita, ma può anche essere legato a un sentimento di rabbia nei confronti di una o più persone che ostacolano il nostro cammino.

Il mio dolore corrisponde più a un blocco di energia o alla riparazione di un tessuto o di un organo del mio corpo?

Quale nome o quale situazione potrei associare al mio dolore?

DOLORE AL FEGATO:

problemi al fegato possono essere provocati da ansia, preoccupazioni (tra cui quella dei soldi), si può temere di rimanere privi di ciò che è essenziale (lavoro, casa, cibo), oppure ci può essere un rifiuto ad adattarsi in cui si prova rabbia e ribellione. Vedi anche Fegato.

Cos’è che mi crea ansia?

Qual è la situazione a cui non riesco ad adattarmi?

DOLORI MUSCOLARI: vedi Muscoli.

DOLORI OSSEI:vedi Osteopatia.

DROGA: vedi Tossicodipendenza.

DUODENO: vedi Intestino.

DURONI: vedi Calli ai piedi.

1 Gli studi di Michèle Caffin hanno permesso all’Autrice di approfondire le sue ricerche sui denti. Per saperne di più sul linguaggio dei denti, cfr. Michèle Caffin, Quello che i denti raccontano di te, Amrita, 2006.

Lettera E

 ECCESSO DI PESO: ci può essere più di una causa alla base di un eccesso di peso e talvolta più cause concomitanti. Ecco le principali:

→ Eccesso di peso in un bambino: l’eccesso di peso in un bambino può dipendere dall’alimentazione.

Il bambino si riempe di bibite gassate o di cibi ricchi di grassi e zuccheri?

Nel caso non sia un problema di alimentazione:

Il bambino si è sentito abbandonato, o ha creduto di non essere desiderato?

Il suo eccesso di peso può voler dire: «Ho bisogno di sentire di avere un posto specifico per me in questo mondo». Può darsi che mangi per riempire un vuoto affettivo. Può anche esprimere il bisogno di essere notato, come se con il peso in più potesse dire: «Sono qui, non sono abbastanza grosso perché mi vediate?» È possibile che il peso (la massa di grasso) sulla sua pancia gli dia un senso di protezione, come se potesse allontanare gli altri da sé per proteggersi?

→ Eccesso di peso in un’adolescente:

L’adolescente è stata vittima di abusi o di contatti incestuosi?

L’adolescente vittima di un abuso può avere come equazione: «essere bella o desiderabile = pericolo», mentre «essere grassa e non attraente = protezione».

Se si dice a una persona che ha dentro di sé tale equazione, «Sei dimagrita, come sei bella!», questa riprenderà subito i suoi chili persi e talvolta anche di più di quelli originari.

→ Eccesso di peso in una persona sposata: a volte ho sentito dire: «Prima di sposarmi ero snella…» Che cosa è successo per farla ingrassare?

Può darsi che l’eccesso di peso corrisponda alla mia «assicurazione fedeltà», nel senso che, non sentendomi bene nel mio corpo, non rischio di cadere nella tentazione di essere attratta o di attrarre qualcuno che si interessa a me?

→ Eccesso di peso che esprime un bisogno di spazio: la sensazione di non avere spazio sufficiente può portare a un eccesso di peso: il corpo esprime il bisogno prendendo più spazio.

Lo spazio può essere inteso in senso fisico (avere una stanza per sé) o affettivo (essere importanti per la persona che si ama).

Ci sono persone che ingrassano ogni volta che hanno una relazione e che perdono i chili presi quando questa finisce.

Può darsi che quando ho una relazione di coppia tendo a dimenticare me stesso per rispondere a quelle che ritengo essere le attese del mio partner, e che provo una mancanza di spazio per me?

Julien ha iniziato a ingrassare dopo la morte del fratello. Di fronte alla sofferenza della madre, aveva la sensazione di non esistere, che solo suo fratello fosse stato importante per lei. Si sentiva abbandonato e pensava che non ci fosse spazio per lui nel cuore della madre.

Ho la sensazione che mi manchi spazio, nel mio appartamento o in casa?

Ho la sensazione di non avere uno spazio nella mia famiglia, nel mio lavoro o per una persona molto importante per me?

Accade spesso che le donne che hanno questo problema di spazio dimagriscano durante la gravidanza perché in quel momento si concedono il diritto di pensare a se stesse, essendo in gioco la vita del loro bambino. Gli altri possono attendere, il bebè ha la priorità. Dopo la gravidanza riacquistano il loro eccesso di peso dato che ricominciano a non aver cura di se stesse per occuparsi degli altri.

Può darsi che mi senta indispensabile per gli altri al punto che non mi rimane più molto tempo per occuparmi di me stessa? E cos’è questo spazio-tempo che mi manca?

→ Eccesso di peso legato a una situazione che ci pesa o a un eccesso di responsabilità: alcuni sostengono la propria famiglia, controllando che non le manchi niente. Avevo un’amica che cucinava per tutti. In casa aveva cinque frigoriferi. Quando i suoi figli venivano nel week-end, se ne andavano con vivande per tutta la settimana. E anche noi, che eravamo i suoi amici, avevamo diritto alle sue buone marmellate di fragoline di bosco.

La donna soffriva di un eccesso di peso senza rendersi conto di tutte le responsabilità di cui si faceva carico. Alcune persone si assumono le responsabilità dei propri impiegati, lavorando senza sosta per garantirne il salario. Alla lunga le responsabilità diventano un peso di cui non sanno come liberarsi. È ciò che il loro corpo esprime.

Cos’è che mi pesa?

– Sarà l’eccesso di responsabilità di cui mi faccio carico?

– Saranno le difficoltà dei miei cari che pesano troppo su di me?

– Sarà il mio partner, la mia famiglia, la mia azienda, il mio impiego?

→ Eccesso di peso per bisogno di attenzioni:  una persona fuori dalla norma attira lo sguardo. Molte persone obese o con un problema di peso hanno avuto, in un momento o in un altro, la sensazione di non avere un proprio ruolo. Pur di ottenere l’attenzione possono fare molte cose: parlare a voce molto alta in pubblico, pagare bevute al bar, portare molti anelli e catene d’oro. «Mi hai visto…?!»

Ho bisogno di essere visto, notato?

Qualcuno sceglie di occuparsi degli altri. Nell’ambiente che frequentano sono apprezzati, e questo è ciò che desiderano, ma appena dimenticano se stessi, anche gli altri li dimenticano.

Do agli altri quello che io stesso avrei bisogno di ricevere?

Ho bisogno che mi sia dato uno spazio per me?

→ Eccesso di peso legato alla compulsione: la compulsione si traduce nel bisogno imperativo di fare una cosa e nella difficoltà a sottrarvisi. Molte persone si esprimono così: «È più forte di me!» oppure «Supera la mia volontà!»

Non ci si costringe solo nell’alimentazione. Alcuni hanno atteggiamenti compulsivi nei confronti dell’alcol, del sesso, degli acquisti, del gioco (carte, azzardo, slot machine ecc.). Dietro questi comportamenti si nasconde una mancanza o una sofferenza. Per esempio, quando si gioca, si può essere talmente assorbiti da non sentire più la solitudine o la noia. Con il sesso e l’alimentazione si tratta soprattutto di un vuoto affettivo che si cerca di colmare. I dolciumi (cioccolatini, caramelle, torte) e gli alimenti salati (patatine, pop corn) ci riportano spesso a momenti di festa, felici, che inconsciamente vorremmo ritrovare. Vedi anche Bulimia e Compulsione.

Ho un bisogno imperativo di mettere cibo in bocca?

Qual è il vuoto che cerco di colmare?

La mia felicità dipende dagli altri?

→ Eccesso di peso legato a un’ossessione: «Si finisce per ingigantire ciò su cui concentriamo la nostra attenzione». Questa frase è molto importante perché riguarda la maggior parte delle persone con un eccesso di peso.

La persona ossessionata dal suo eccesso di peso ci pensa fin dal risveglio. Alzandosi pensa: «Che cosa posso mettermi oggi?» ricordando che tre quarti dei suoi abiti sono troppo stretti. Poi pensa alla colazione, a quello che può e non può permettersi di mangiare. Per strada, poi al lavoro, pensa che deve trovare più tempo per fare del movimento ripetendosi: «Devo dimagrire», «Ho così tanti chili da perdere!» ecc. Passa così metà della giornata a pensare al suo eccesso di peso, e l’altra metà al fatto che ha fame, senza rendersi conto che più ci pensa, più il suo sovrappeso aumenta.

Talvolta questo accade anche per la paura di diventare come una persona che soffriva di un eccesso di peso e a cui siamo stati paragonati: «Sei come mia zia. Anche lei aveva solo qualche chilo di troppo a vent’anni, ma poi è stata grassa per tutta la vita!»

Oppure ci si ripete: «Appartengo a una famiglia di obesi!»

La paura di ingrassare può condurre la persona a essere ossessionata dalle calorie e questa ossessione può bastare a farle prendere chili. Certuni dicono: «Ingrasso con l’acqua!» non riuscendo a capire come mai ingrassino mangiando così poco.

Una partecipante ai miei seminari me lo confermò raccontandomi questo episodio: «Ho vissuto qualche anno negli Stati Uniti. Durante quel periodo non mi sono più preoccupata del peso visto che la maggior parte delle persone che mi circondavano erano corpulente. Dopo un po’ mi sono resa conto che gli abiti mi erano diventati larghi malgrado non avessi fatto alcuna dieta. Ne ero felicissima. Tornata in Francia, ho ricominciato a preoccuparmi del peso e in poco tempo ho ripreso i chili che avevo perso».

Dal momento che facciamo ingigantire quello su cui concentriamo l’attenzione, le suggerii di mettere più energia a pensare alla Divinità che era in lei, ripetendosi la frase: «Faccio aumentare la Divinità che è in me e perdo i chili di troppo!»

Si può ugualmente spostare la nostra ossessione su qualcosa che ci sia favorevole, come un progetto a cui teniamo in modo particolare.

Sono forse ossessionato dal mio eccesso di peso?

→ Eccesso di peso per reazione:  la reazione a una persona può esprimersi in forma di resistenza. Per esempio, una madre dice sempre alla figlia: «Stai attenta alla linea!» «Non mangiare così tanto!» «Se ingrassi, quale uomo ti vorrà?» E la figlia di rimando pensa: «Mi amerà come sono e anche grassa!» «Non voglio essere amata per il mio corpo ma per quello che sono!»

Sovente si diventa come la persona con cui si era in opposizione. Si può essere in contrasto per paragoni del tipo: «Sei come tua madre…» Se la madre soffriva di un eccesso di peso, la reazione può condurci ad avere la stessa problematica.

→ Eccesso di peso per solidarietà: una persona vede l’amato soffrire per un eccesso di peso. Per alleviarne la sofferenza può a sua volta voler ingrassare per potergli dire: «Non sei solo con questo problema. Anch’io ho un eccesso di peso».

Ho voluto condividere il problema di eccesso di peso di una persona?

→ Eccesso di peso che diventa una scusa: una donna sposata con un alcolizzato si dice: «Sono obesa e lui mi accetta così, quindi posso sopportare il suo alcolismo!» Ma allo stesso tempo pensa: «Se fossi magra lo lascerei!» Il suo peso diventa allora la scusa per rimanere in quella situazione, poiché dietro di esso c’è la paura di ritrovarsi sola e di doversi mantenere.

Preferisco mentire a me stessa piuttosto che dover affrontare ciò che mi spaventa?

→ Eccesso di peso legato a regimi drastici: non c’è niente di più ingrassante di un regime drastico. All’inizio può essere incoraggiante perdere peso rapidamente. Ma ci si dimentica la differenza tra la perdita di peso e la perdita di grassi. La diminuzione di liquidi può farci credere di aver perso peso, ma sono i grassi che dobbiamo eliminare quando siamo in sovrappeso.

Inoltre, riducendo l’apporto calorico assunto quotidianamente l’organismo si abitua a lavorare con meno calorie. Appena si ricomincia a dargli un po’ più di nutrimento, di cui non ha bisogno, trasforma questo surplus in grassi di riserva. In questo modo le diete che fanno dimagrire rapidamente all’inizio possono far aumentare di peso in seguito. Non sarebbe meglio cercare la causa e rimediarvi gradualmente?

 Eccesso di peso per identificazione (con salute, ricchezza, bellezza…):  ci sono persone per le quali l’eccesso di peso non è un problema poiché per loro corrisponde a essere in uno stato di salute.

All’età di ventiquattro anni ero in Grecia con mio marito e mi capitò di aver bisogno di un medico. Quando fummo da lui, si voltò verso mio marito e gli disse: «Tua moglie avrebbe bisogno di prendere almeno dieci chili!» Ero lontana dal pensare di essere magra, stavo molto bene con i miei cinquanta chili ma, per le persone di questo piccolo villaggio in Grecia, essere grassi era un segno di salute.

Per altre, un eccesso di peso può essere segno di ricchezza, soprattutto se sono circondate da persone denutrite. Per altre ancora è un segno di bellezza. Basta guardare i quadri del Rinascimento per vedere come le donne erano ben tornite. Mi ricordo di una paziente che non avrebbe voluto dimagrire per niente al mondo. Suo padre, che l’amava moltissimo, l’aveva sempre chiamata: «La mia bella grassa bambolina», e questa era l’immagine che le piaceva.

Infine, ci si può identificare con una persona in sovrappeso che si ammira, e volerle assomigliare. Vedi anche Bulimia.

«La soluzione è nella causa.»

→ Eccesso di peso sulla pancia: vedi Meteorismo.

ECCHIMOSI: nota anche come «livido». Frequente nelle persone che si sentono colpevoli di tutto e di niente e che si autopuniscono urtando negli oggetti.

Mi sono sentito colpevole di qualcosa?

ECLAMPSIA:vedi Gravidanza e Parto.

ECZEMA:affezione eritematovescicolosa. È generalmente collegata a emozioni che riguardano la perdita di contatto con la persona amata. Può trattarsi di assenza, partenza, separazione o di lutto. Può anche riguardare il fatto di sentirsi separati da un luogo o da ciò a cui si aspira.

L’eczema nei bebè e nei più piccoli sopraggiunge spesso dopo lo svezzamento, quando si perde il contatto con la pelle della mamma, o anche per la sua assenza prolungata se riprende il lavoro.

Eczema alla nascita:

Il bebè potrebbe aver temuto di perdere la madre o ne è stato separato troppo in fretta?

Attorno alla bocca del bebè:

Il bebè si è forse sentito separato dal seno della madre? O qualcun altro gli dà il biberon, mentre lui vorrebbe che lo facesse la sua mamma?

→ Sul sederino del bebè:

Chi gli cambia i pannolini? Forse il bebè vorrebbe che fosse la mamma a occuparsene?

Per curare l’eczema di un bebè o di un bambino piccolo è importante che la mamma lo rassicuri sull’amore che nutre per lui. Se è costretta ad assentarsi, gliene spiegherà il motivo, rassicurandolo sul fatto che non lo abbandonerà mai. Inoltre, è importante che dedichi del tempo a lui solo, prodigandogli anche carezze. Per un bebè il contatto fisico con la madre è fondamentale.

Se il bambino si gratta molto al momento di addormentarsi, è possibile che abbia paura di essere separato dalla madre. Forse si sente insicuro quando si trova solo nella stanza buia; si può allora lasciare aperta la porta della sua cameretta o prenderlo con sé per aiutarlo pian piano a essere tranquillo.

Eczema nel bambino o nell’adulto:

→ Eczema al cuoio capelluto:  dilemma tra il desiderio di essere notato (riconosciuto) e quello di non sapere come fare a integrarsi nel proprio gruppo di appartenenza.

Mi sento diverso dagli altri, incompreso, incapace di farmi accettare e amare dai miei compagni di classe o dai miei colleghi di lavoro?

→ Eczema alle palpebre: vedi anche Palpebre.

Ho così bisogno di riposo da avere difficoltà a concedermelo in questo momento?

→ Eczema alle orecchie: questo eczema può essere confuso con l’orticaria, anche se quest’ultima provoca pruriti più intensi. È legato a una tristezza causata dal non poter più sentire una persona cui si voleva bene o dal non essere ascoltati. L’orticaria alle orecchie è invece dovuta a un senso di esasperazione causato dal sentire o vedere una persona con la quale non abbiamo nessuna voglia di avere a che fare.

Sono triste perché non sento più una persona che mi era cara?

Penso forse che nessuno mi ascolti?

Una ragazza aveva sviluppato un eczema alle orecchie dopo la morte del nonno. Per aiutarla a liberarsi dal dolore della perdita, le proposi una terapia: in stato di rilassamento, le feci visualizzare una bella strada di campagna, un paesaggio, ascoltare il canto degli uccelli, sentire il calore del sole… Appena la sentii profondamente rilassata, le dissi: «Guarda: là dove la strada incontra l’orizzonte, guarda in quella direzione, vedrai una persona». La ragazza vide suo nonno. Le suggerii di dirgli tutto quello di cui avrebbe voluto parlargli. Lui le rispose attraverso di me: «Non sono più come mi vedevi una volta, ma ti sono sempre vicino. Quando vorrai parlarmi, non dovrai far altro che chiudere gli occhi, pensarmi e, ascoltando quello che ti dice il cuore, sentirai le mie parole come le stai sentendo adesso». Dopo questa seduta, l’eczema sparì del tutto.

Nel bambino, l’eczema che colpisce gran parte del corpo può esprimere una mancanza di coccole o essere legato all’allontanamento o alla separazione dalla mamma o da una persona che gli dona affetto.

Jade ha nove anni. Ogni giorno, quando torna da scuola, va a trovare i suoi nonni a cui è molto affezionata. Un giorno suo padre ha una discussione violenta con il nonno a seguito della quale non vuole più che la figlia vada a trovarlo. Un po’ di tempo dopo questo divieto, Jade sviluppa un eczema sulle gambe e poi anche sulle braccia. Si sentiva privata del contatto con i suoi nonni.

Nell’adulto, l’eczema che copre gran parte o tutto il corpo può essere dovuto al fatto di essersi sentiti allontanati, rifiutati o abbandonati da una persona che rappresentava la nostra fonte di affetto.

Ho vissuto il dolore della separazione o la perdita di una persona cara?

Ho paura di essere separato o di perdere una persona a cui tengo molto o di restare solo?

Eczema al viso:

Ho la sensazione di non poter essere me stesso?

Eczema al naso:

Ho la sensazione che gli altri non vedano chi io sia veramente?

È possibile che non mi senta riconosciuto nel mio giusto valore?

Eczema al collo:

Vorrei che i miei cari si interessassero alle cose a cui mi interesso io?

Eczema al seno:

Ho difficoltà a separarmi dal mio bambino?

Eczema nella parte alta della schiena:

Forse non mi sento sostenuto o spalleggiato?

Eczema alle braccia:

Può essere che abbia la sensazione di dover fare tutto da solo, di non poter contare su nessuno per aiutarmi?

→ Eczema ai gomiti:  vedi anche Psoriasi.

Vorrei che le cose fossero diverse?

→ Eczema alle mani:  si fa una cosa mentre ci si augurerebbe di poterne fare un’altra. Se la pelle tende a screpolarsi e a sanguinare potrebbe trattarsi di una mancanza di gioia sentendosi costretti a svolgere un compito che non ci dà alcuna soddisfazione, o non potendo fare ciò che ci renderebbe felici.

Il lavoro che svolgo corrisponde veramente a ciò che vorrei fare?

Una giovane soffriva da dieci anni di eczema alle mani. Solo una crema a base di cortisone riusciva a darle un po’ di sollievo. La giovane non amava occuparsi della casa, ma credeva che essere una buona madre volesse dire essere presente per i suoi figli. Di conseguenza si limitava a fare un lavoro di aiuto domestico da un vicino per poter essere in casa quando i figli rientravano da scuola. Doveva cambiare il suo modo di vedere per riconoscersi il diritto di intraprendere degli studi per poter fare ciò di cui aveva veramente voglia.

Eczema alla mano sinistra di un destrimane o destra di un mancino:

Ritengo di non essere sostenuto in quello che ho da fare?

Eczema alle gambe:

Sono nel luogo in cui desidero stare?

Eczema ai cavi poplitei (dietro le ginocchia):

Può darsi che non mi senta compreso e che abbia la sensazione di dovermi sempre piegare alle esigenze altrui?

→ Eczema ai piedi: ci si è potuti sentire impediti di raggiungere una persona cara o di seguire la strada a cui si aspirava. Per esempio, un giovane sogna di poter avere una formazione che si consegue solo all’estero. La madre, che è molto legata a lui, non accetta che il figlio si allontani. Per non procurarle un dispiacere, il figlio rinuncia al suo sogno e sviluppa un eczema sui piedi.

Mi sento ostacolato nell’avanzare lungo la strada a cui aspiro?

Eczema agli organi genitali (o intorno):

Mi sento allontanato dal mio partner?

Sono addolorata per la separazione da colui che amavo?

Mylène soffre da cinque anni di un eczema intorno alle labbra della vagina. Qualunque crema utilizzi, non riesce a fermarlo. Alla mia domanda se abbia vissuto una separazione, dapprima risponde di no, nella convinzione di aver risolto le sue emozioni passate.

Mylène viveva ancora nel dolore legato alla separazione dall’uomo che amava. Non aveva capito, e continuava a non capire, come fosse possibile che lui l’amasse e l’avesse lasciata. Il giorno della sua partenza, che non aveva mai dimenticato, le aveva detto che l’amava e avevano anche fatto l’amore.

Per aiutarla a liberarsi dal dolore della separazione da quell’uomo, la riportai in stato di rilassamento in quella scena, dove però questa volta l’uomo le diceva: «Ti amo, per niente al mondo vorrei farti del male, sei sempre stata così buona con me, mi hai incoraggiato, sostenuto quando ne avevo bisogno, ma non sono abbastanza innamorato di te per decidere di sposarti e non voglio far nascere in te desideri che non sarei in grado di esaudire. È per questo che ho deciso di porre fine alla nostra relazione. Ti auguro di cuore di incontrare l’uomo che saprà veramente amarti». Dopo questo lavoro Mylène comprese ciò che quell’uomo aveva cercato di dirle con le parole «ti amo». Accettò e si liberò del suo dolore. L’eczema guarì.

EDEMA:gonfiore diffuso di un tessuto sottocutaneo in seguito a infiltrazione di liquido sieroso. È originato spesso dalla sensazione di sentirsi limitati nel proprio desiderio di procedere. Per esempio, mi piacerebbe cambiare lavoro, ma non ne ho i mezzi o non possiedo i diplomi necessari. Ci si può anche sentire limitati da una persona, dal nostro ambiente o anche dal tempo.

→ Edema al braccio: vedi Braccia.

→ Edema alle gambe: possiamo avere le gambe gonfie a fine giornata perché non smettiamo di pensare a tutto quello che ci resta da fare e al fatto che è già ora di andare a dormire.

Mi sento forse limitato nei miei desideri di libertà?

Mi sento forse limitato nel tempo per riuscire a fare quello che vorrei?

È possibile che mi senta diviso tra il desiderio di avanzare e il timore di dispiacere o di deludere?

Edema ai piedi:

Mi sento forse limitato nelle mie possibilità di avanzamento?

→ Edema al testicolo:

Mi sento forse limitato nell’espressione della mia mascolinità?

EIACULAZIONE PRECOCE: problema abbastanza diffuso negli uomini che può risalire a diverse cause. Negli adolescenti o nei giovani può essere dovuto alla difficoltà di gestire la propria eccitazione o all’ansia rispetto alle proprie prestazioni sessuali.

Negli uomini che hanno superato i venticinque anni può essere legata a una ricerca inconsapevole delle sensazioni provate nelle prime esperienze sessuali, che corrisponde a un’eccitazione rapida, un miscuglio di piacere e di senso di colpa legato a tabù sessuali per il fatto per esempio di masturbarsi.

L’eiaculazione precoce può rivelare una sensazione di insicurezza nei confronti del partner (paura di deludere, di essere lasciato per un’altra persona, che gli venga rimproverato di non essere all’altezza delle aspettative).

Può essere anche dovuta al fatto di vedere nella propria compagna una madre più che un’amante. Molti uomini a cui da piccoli è mancata la presenza o l’affetto della mamma sono attratti da donne attente e responsabili, con le quali si sposano. Con il tempo, soprattutto dopo la nascita di un bambino, finiscono per vedere nella loro compagna la madre più che l’amante, e questo li priva di risorse. È il caso di Didier. Con sua moglie soffre di eiaculazione precoce, ma non con le sue amanti, con le quali non ha problemi. Sul piano affettivo, è ancora un ragazzo che ha bisogno della mamma che trova in sua moglie, ma è con altre donne che si sente un uomo e con cui può esprimere la sua sessualità.

Infine questo problema può anche indicare la difficoltà ad assumere il proprio ruolo maschile. L’uomo che si sente dominato dalla sua partner può avere la sensazione di non occupare la sua posizione dominante e ciò può sottrargli le energie sessuali.

Ludovico non aveva mai sofferto di eiaculazione precoce fino al suo incontro con Karine. E neppure comprendeva la ragione di ciò che gli accadeva, visto che si sentiva molto attratto da lei. Dopo qualche anno Karine, esasperata da questa difficoltà nella loro vita sessuale, decide di interrompere la relazione. Ludovico si consola tra le braccia di un’altra donna che gli lascia completamente il ruolo dominante, e Ludovico si rende conto di non soffrire di eiaculazione precoce. Rivede Karine e le racconta la sua esperienza con l’altra donna. Karine rimane stupita, e improvvisamente capisce che il problema che aveva sempre creduto appartenere a Ludovico riguardava invece anche lei. Ne discutono, e Ludovico ammette che Karine era talmente dominante nel loro rapporto di coppia da creargli difficoltà a calarsi nel suo ruolo di uomo. Karine allora capisce, riprendono la relazione ma questa volta lei abbandona il ruolo maschile per assumere quello femminile. Il problema è risolto.

Che cosa mi provoca il problema dell’eiaculazione precoce?

– Mi crea una diminuzione del piacere?

– Mi sento in colpa di donare piacere sessuale?

– Ho la sensazione di aver preso il posto di qualcun altro?

– Questo problema mi permette forse di abbreviare la mia relazione?

Mi crea problemi nella mia relazione di coppia?

– Ho paura di non essere all’altezza delle attese della mia partner, cosa che mi crea molte tensioni?

– Mi sento costretto a rispondere alle sue aspettative?

– Ho difficoltà a rivestire il mio ruolo maschile nella relazione di coppia?

– Nella mia compagna vedo forse una madre più che un’amante?

ELEFANTIASI:malattia caratterizzata dalla presenza di un grosso edema su uno o entrambe le braccia (o gambe), più raramente sullo scroto, e da un ispessimento della pelle che assume un aspetto «pachidermico». È causata dall’alterazione della circolazione linfatica o venosa. Più frequente in Africa (dovuta a certe specie di filarie che possono provocare un’ostruzione circolatoria), è talvolta associata a un tumore al seno.

L’edema è per lo più legato al fatto di sentirsi limitati. Se a questo aggiungiamo un profondo senso di impotenza e di colpa, si può arrivare all’elefantiasi.

Margarita abita in una grande casa e, poiché sua madre si sente molto sola, le viene l’idea di proporle di vivere insieme. Sarebbe stato facile ricavarle un piccolo studio. Nonostante le argomentazioni e i tentativi per convincerlo, suo marito rifiuta di accogliere la suocera che viene così ricoverata in una casa per anziani, dove muore dopo due mesi. Margarita si sente in colpa, non può fare a meno di pensare che se avesse potuto prenderla con sé, sua madre non sarebbe morta. Qualche mese dopo le viene un tumore al seno che si complica con un’elefantiasi del braccio.

Ho vissuto un grande sentimento di impotenza di fronte a un’azione che avrei voluto compiere?

ELOCUZIONE RAPIDA:le persone che parlano in modo molto veloce e a volte incomprensibile sono sovente quelle cui non era permesso esprimersi quando erano piccole. Hanno così imparato a tacere o a parlare molto rapidamente, al punto di non concedersi il tempo necessario ad articolare le parole e riflettere su quello che stanno dicendo, ciò che spiega la loro incoerenza. Il problema nasce soprattutto dalla paura di non avere il tempo di ascolto sufficiente per potersi esprimere: «Ho molte cose di cui vorrei parlare, ma siccome ho paura di non avere abbastanza tempo per dirle, lo faccio in fretta». Questo ricorre molto di frequente in terapia. Aiutare le persone a prenderne coscienza permette loro di esprimersi meglio in seguito.

In passato mi è stato sovente impedito di esprimermi?

Ho avuto paura di esprimermi per paura di non piacere, di essere messo in ridicolo o perché mi sentivo insicuro?

EMANGIOMA ALLA PALPEBRA:malformazione costituita da una proliferazione di vasi sanguigni.

Voglio chiudere gli occhi su una situazione che mi addolora?

EMATOMA:ristagno di sangue (coagulato) in seguito a rottura di vasi sanguigni in un tessuto, per uno shock o una collisione violenta in un punto del corpo (vedi Ecchimosi). Poiché gli ematomi dipendono per lo più da incidenti, sono molto spesso legati a un senso di colpa.

Nei confronti di chi o di che cosa mi sarei sentito colpevole?

→ Delle dita: vedi Dita.

Mi sono forse sentito colpevole per dettagli quotidiani?

→ Ematoma sotto un’unghia: per esempio sotto l’unghia dell’indice.

È possibile che mi senta in colpa per aver abusato della mia autorità?

→ Delle dita dei piedi:

Mi sono forse sentito in colpa per dettagli del futuro?

Per esempio: sotto l’unghia dell’alluce.

È possibile che mi sia sentito in colpa per aver voluto fare le cose a modo mio senza tener conto del parere di uno dei miei cari?

EMATURIA😮 sangue nelle urine, proviene nella maggior parte dei casi da una reazione secondaria a un problema che ha colpito i reni (pielonefrite, glomerulonefrite), la vescica (cistite) o l’uretra (uretrite). Può anche dipendere dalla presenza di cisti, tumori o calcoli renali. Vedi Reni, Urina e/o Uretrite alla voce Uretra.

Ho vissuto emozioni riguardanti il mio spazio che mi hanno colpito profondamente?

EMBOLIA: ostruzione di un vaso sanguigno da parte di un corpo estraneo (embolo) che può essere: un ammasso di batteri, di colesterolo, un frammento di sostanze tumorali o una bolla d’aria. Spesso si tratta di un coagulo di sangue proveniente da una trombosi.

Mi sto trascinando da tempo un problema che non riesco a risolvere e che mi blocca?

→ Embolia cerebrale: possono formarsi dei coaguli nelle cavità cardiache, aderire alle pareti, poi spostarsi verso le arterie del cervello e provocare un danno circolatorio di natura ischemica o emorragica. Vedi Incidente vascolare cerebrale.

→ Embolia polmonare: frammenti di un trombo staccato (coagulo di sangue) da una vena profonda (spesso di una gamba) che migra verso le arterie polmonari ostruendole. Può indicare un profondo stato di disperazione. La persona colpita, prima che le venisse l’embolo, può aver pensato: «A cosa serve vivere se nessuno sente la mia sofferenza!» Può dipendere anche da un senso di colpa per il fatto di essere vivi se ci si crede responsabili della sofferenza o della morte di una persona cara.

Mi sento abbandonato o incompreso dalla o dalle persone che amo?

Mi sento colpevole per non aver potuto fare niente per salvare una persona che mi era molto cara?

Mi sento colpevole della sua morte e non mi concedo il diritto di vivere?

EMICRANIA:dolore intenso che colpisce un solo lato della testa. Sopravviene sotto forma di crisi ed è accompagnato da nausea e talvolta vomito.

Le emicranie sono sovente in risonanza con una situazione emotiva vissuta in passato in cui ci si è sentiti costretti o minacciati. La paura di rivivere la situazione può far nascere in noi una tensione legata a un pericolo potenziale. Può trattarsi di subire un’influenza, di abuso o di impotenza. Così, ogni volta che ci si sente minacciati o costretti a fare cose controvoglia il disturbo si manifesta. La nausea e il vomito che lo accompagnano esprimono il rifiuto. Si può rifiutare il fatto di doversi sottomettere per ottenere ciò di cui si ha bisogno (bisogno affettivo o materiale). Vedi anche Mal di testa.

Ho vissuto una situazione di coercizione, di minaccia alla mia libertà o alla mia vita?

Cos’è che può risvegliare in me questo timore?

→ Emicrania che sopravviene ogni volta che potremmo provare piacere o essere felici: queste emicranie sono legate a un senso di colpa per il fatto di vivere. Così, quando si vive un momento felice, è come se una piccola voce interiore ci sussurrasse: «Tu non dovresti essere così felice, non dovresti nemmeno essere lì!» Allora arriva l’emicrania che rovina tutto il piacere.

Cosa ha potuto far nascere questo senso di colpa per essere al mondo?

Emicrania durante le mestruazioni:

Per me essere donna equivale a essere dominata, abusata o non rispettata?

Porto forse in me l’equazione essere donna = pericolo?

Una partecipante ai miei seminari soffriva di emicranie ogni volta che le venivano le mestruazioni. Alla domanda: «È possibile che per te essere donna equivalga a pericolo?» si mise a piangere. Le lasciai raccontare il ricordo che vi era collegato. Aveva subito un abuso da un amico del padre. L’aiutai a liberarsi dalle emozioni e a comprendere che, se aveva vissuto quell’esperienza, forse era perché doveva imparare a farsi rispettare. Poté aiutare la ragazzina che era stata a dire a quell’uomo ciò che provava. Poi, tornando verso di lei, le promise che non avrebbe mai più permesso di mancarle di rispetto. Dopo questo lavoro, si liberò completamente dalle emicranie.

L’emicrania può anche essere l’espressione di un senso di colpa nei confronti del piacere. Ci si può sentire in colpa per essere favoriti rispetto a coloro che amiamo e che consideriamo svantaggiati. Così, ogni volta che si prova gioia o piacere, inconsciamente si cerca di farla finire rapidamente o di rovinarla (per esempio il piacere di essere in vacanza, con degli amici a cui vogliamo bene ecc.).

Mi sento in colpa per il fatto di ricevere tanto dalla vita rispetto ai miei cari (padre, madre, fratello o sorella)?

EMIPLEGIA:vedi Paralisi.

EMOFILIA:malattia ereditaria caratterizzata da emorragie. Dato che colpisce soprattutto i maschi, pur essendo trasmessa per via femminile, ci si potrebbe interrogare spostandoci sul piano dell’anima del soggetto colpito: queste persone hanno subito prima di questa incarnazione profonde ferite da persone di sesso femminile?

Come sono le mie relazioni con l’altro sesso?

EMORRAGIA:importante perdita di sangue collegata a una grande perdita di gioia nella propria vita. La zona del corpo in cui si verifica l’emorragia è legata alla perdita di gioia. Ecco qualche esempio:

Emorragia digestiva:

Ho vissuto una grande perdita di gioia in relazione a una situazione che considero ingiusta?

→ Emorragia al naso: vedi Naso.

Ho vissuto grandi perdite di gioia nella vita?

→ Emorragia all’utero: vedi Metrorragia.

EMORROIDI:varici o dilatazione delle vene dell’ano e del retto. Sono sovente legate al fatto di costringersi a rimanere in una situazione in cui non si sta bene. Le emorroidi che sanguinano rivelano una perdita di gioia a causa delle pressioni a cui ci sottoponiamo.

In quale situazione ho la sensazione di forzarmi a vivere o a fare quello che non mi piace?

ENANTEMA:caratterizzato dalla comparsa di macchie rosse sulle mucose durante o nel caso di un’eruzione cutanea visibile, situata per lo più all’interno delle guance e della gola. L’enantema è per le mucose quello che l’esantema è per la pelle. Si tratta spesso di una fase di ricostruzione del tessuto epiteliale colpito. Questa fase può essere sgradevole e talvolta dolorosa.

Prima di aver avuto l’enantema:

Ho provato rabbia?

Mi sono sentito in colpa per aver detto qualcosa di cui in seguito mi sono pentito?

ENCEFALITE:infiammazione dell’encefalo, spesso associata a una meningite. Vedi Meningite.

→ Encefalite virale:  può essere provocata da un virus estraneo al sistema nervoso: influenzale, herpes, varicella, morbillo, rosolia, orecchioni ecc. Vedi la malattia corrispondente.

→ Encefalite acuta post infettiva dell’infanzia: l’infezione può sopravvenire nel corso di tutte le malattie infettive dell’infanzia, in modo particolare con morbillo, pertosse e difterite. Può assumere diverse forme: convulsioni, paralisi, alterazione delle percezioni sensoriali, disturbi psichici (vedi Infezione). Se ne può guarire completamente, ma spesso comporta postumi (epilessia, emiplegia ecc.).

→ Encefalite traumatica: insieme di sintomi osservati in alcuni atleti che praticavano la box.

Ho paura di riportare conseguenze alla testa a seguito dei pugni che ricevo?

→ Encefalite non infettiva: abbiamo temuto che il nostro cervello venisse danneggiato dalla malattia, paura di perdere il controllo o paura di una malattia mentale? Vedi Malattie mentali e Infezione.

Prima di avere questa encefalite, ho avuto molta paura per la mia testa o per il mio equilibrio mentale?

ENDOMETRIOSI: vedi Utero.

ENDOMETRITE:vedi Utero.

ENFISEMA POLMONARE:aumento del volume degli alveoli polmonari con la distruzione della parete alveolare che comporta l’impossibilità degli stessi di svuotarsi completamente durante l’espirazione. È caratterizzato dalla sensazione di mancanza d’aria, di essere senza fiato dopo il minimo sforzo. È presente soprattutto nelle persone di una certa età che per gran parte della vita si sono inibite il loro bisogno di spazio. Si sono trattenute dal vivere la propria vita per non deludere, per non venir meno ai principi stabiliti o per rispondere alle attese delle persone che le circondavano.

Sento di non respirare nella mia relazione di coppia, nella mia famiglia o nel mio ambiente di lavoro?

Che cosa sto aspettando per concedermi lo spazio che mi permetterebbe di avere un po’ più di libertà?

ENTERITE: vedi Gastroenterite.

ENURESI:minzione involontaria notturna. Può essere importante distinguere l’enuresi che manifesta un bisogno di spazio da quella causata dalla paura. La prima rivela un problema della vescica, mentre la seconda è legata a un’iperattività della funzione renale.

→ Enuresi per bisogno di spazio:  riguarda i bambini che hanno la sensazione di aver perduto ciò che rappresenta il loro territorio (il letto, un peluche), che lo sentono invaso per la presenza di un altro bambino che non rispetta le loro cose, che avvertono di non avere un posto all’interno della famiglia o di averlo perduto per l’arrivo di un altro figlio.

Succede spesso che un bambino «pulito» dopo la nascita di un fratellino o di una sorellina abbia di nuovo bisogno dei pannolini. Gran parte delle mamme crede che sia per voler essere trattato come un bebè, senza capire che questo fatto esprime piuttosto la paura del bambino di aver perso il suo posto all’interno della famiglia. La mamma che lo capisce potrà rassicurare il bambino dicendogli che occupa sempre lo stesso posto nel suo cuore. Può anche fargli disegnare un grande cuore in cui ciascuno avrà il proprio spazio.

Il bambino può anche sentire il proprio mondo invaso da uno dei genitori che gli confida i suoi problemi di adulto.

Per aiutare un bambino che soffre di enuresi, è importante fargli prendere coscienza del suo ruolo in famiglia, del suo spazio o del suo territorio. Poi verificare insieme se ha la sensazione di non occupare il proprio posto, se sente il suo spazio invaso o non rispettato.

→ Enuresi legata alla paura: quando una persona ha paura, viene stimolato il sistema simpatico che attiva il ritmo cardiaco, aumentando la circolazione sanguigna e di conseguenza il lavoro dei reni. La paura stimola nello stesso tempo la secrezione di adrenalina o di noradrenalina che causa il rilassamento dei muscoli della vescica.

Ci sono sempre più bambini che soffrono di questo tipo di enuresi, poiché molti vivono in un clima di insicurezza con tutto quello che sentono dire dagli adulti sulle crisi finanziarie ecc.

Ci sono poi le esigenze dei genitori, che vogliono che il figlio si realizzi, ma che non sempre si rendono conto che possono farlo vivere nel timore di far loro dispiacere. Inoltre, se un genitore si arrabbia perché il figlio ha bagnato il letto, questo si trasforma in un circolo vizioso per cui il bambino sprofonda sempre più nelle sue paure.

È quindi importante parlare con il figlio per sapere se la sua enuresi rivela un problema di spazio o di paure.

Se è legata alla paura, la soluzione è quella di rassicurarlo e, se ne sono la causa, di allentare le proprie esigenze nei suoi confronti.

Un’enuresi può prolungarsi fino all’età adulta ma è sempre il bambino dentro di noi che ha paura o che ha bisogno di spazio. Lo si può allora rassicurare andandolo a ritrovare, attraverso l’immaginazione, in un momento in cui ha avuto molta paura di essere sgridato, picchiato o abbandonato.

EPATITE:vedi Fegato.

EPATOMA:vedi Fegato.

EPICONDILITE:vedi Gomiti.

EPIFISI:vedi Ghiandola pineale.

EPIGLOTTIDE:cartilagine situata nella parte superiore della laringe dietro la lingua che ricopre la glottide. Nel processo di deglutizione, quando gli alimenti sono pronti per passare nell’esofago, l’epiglottide chiude l’ingresso alle vie respiratorie per impedire che il cibo vada nella laringe. Finita la deglutizione, chiude quindi l’ingresso della faringe per riaprire le vie respiratorie. Potrebbe essere paragonata a un ponte levatoio, che fa passare a volte le imbarcazioni e a volte le vetture. Rappresenta l’assimilazione. Occorre tempo per lasciar passare o l’uno o l’altro.

→ Soffocamento: quando si mangia troppo in fretta o si viene a conoscenza di una notizia che ci causa una forte emozione mentre stiamo mangiando, l’epiglottide può non chiudersi in tempo e lasciar passare degli alimenti nella laringe, ostruendo le vie respiratorie e causando il soffocamento.

Può darsi che non conceda abbastanza tempo a me stesso o per assimilare ciò che avviene in me?

→ Epiglottite: infiammazione dell’epiglottide che colpisce generalmente la laringe e una parte della faringe. Provoca difficoltà nella deglutizione (per inghiottire) che determina un accumulo di saliva, che a sua volta disturba la respirazione. È una delle manifestazioni più gravi della laringite (infiammazione della laringe).

La si incontra soprattutto nei bambini e nelle persone anziane. Nei bambini è spesso associata con il batterio Haemophilus influenzae. Tuttavia, come in numerose infezioni, ci si potrebbe chiedere quale sia la causa e quale la conseguenza. Vedi Infezione.

In un bambino:

Il bambino prova forse rabbia nel sentirsi continuamente spinto dai genitori a mangiare: «Smetti di giocare, mangia, mangia…» gli si dice.

Il bambino prova forse rabbia per il fatto di non potersi esprimere?

In un adulto:

Sono arrabbiato perché non mi si lascia tempo a sufficienza per mangiare o per esprimermi?

In una persona anziana che ha difficoltà ad alimentarsi:

Sono arrabbiato perché cercano più di rimpinzarmi che di farmi mangiare?

EPILESSIA:caratterizzata da convulsioni o da alterazioni temporanee di una o più funzioni cerebrali. Le crisi epilettiche sono classificate in due grandi categorie: quelle generalizzate, che provocano la perdita di coscienza e coinvolgono tutto il corpo, e quelle parziali (l’epilessia temporale, per esempio) che invece non alterano la coscienza.

L’epilessia è anche conosciuta sotto i nomi di «grande male» e «piccolo male».

→ Il grande male: in questa manifestazione della crisi epilettica la persona grida, perde conoscenza, il corpo dapprima si irrigidisce, poi cade in preda a convulsioni incontrollabili. La respirazione all’inizio si blocca, poi è irregolare. Passata la crisi, i muscoli si distendono e la persona può perdere il controllo della vescica e degli intestini, essere confusa e disorientata. Può avere mal di testa e voglia di dormire. Qualche ora dopo potrebbe non avere più alcun ricordo di quanto successo. Se la crisi invece si prolunga, può essere fatale.

Il grande male è legato a una grande paura che non si riesce a gestire. Questa intensa emozione crea un «iperstress», l’equivalente di una sovratensione. Per non morire (poiché è questo che può accadere) il cervello toglie la corrente causando la perdita di coscienza. Le convulsioni sono l’allentamento muscolare da questo stress eccessivo o dalla sovratensione cerebrale. Bisogna quindi cercare l’origine della tensione. Nella maggior parte dei casi la si ritrova in una situazione vissuta in modo drammatico, come essere scampati a un annegamento, a un incendio o a un incidente dove ci sono stati dei morti, o per aver vissuto una guerra. È per questo che si avvertono le persone operate o che hanno subito incidenti con gravi traumi cerebrali del rischio di epilessia. Può trarre le sue origini anche dall’infanzia.

→ Il grande male nel bambino:  può essere causato da visioni notturne che il bambino non riesce a spiegarsi e che lo angosciano (vedi Sonno) o da conflitti tra i suoi genitori che provocano in lui il terrore di perderli.

Un bambino vede i suoi genitori litigare, la madre piangere mentre il padre esce di casa sbattendo la porta. Ha paura, è incapace di riportare indietro il suo papà e di consolare la mamma: tutto questo gli provoca un’enorme angoscia. Vorrebbe fare qualcosa per aiutare i genitori, ma allo stesso tempo se ne sente incapace. In seguito, ogni volta che si troverà sopraffatto dalla paura e dall’incapacità di agire avrà una crisi epilettica. Questa gli permetterà di liberarsi dall’eccesso di stress.

Ho vissuto una situazione in cui mi sono sentito travolto dalle emozioni e nello stesso tempo bloccato nell’agire?

→ Il piccolo male o l’assenza: comporta una perdita di coscienza che dura una trentina di secondi, priva di movimenti anormali. Può anche passare inosservata, la persona può sembrare semplicemente assente, presa da una fantasia o disattenta. Questo tipo di epilessia riguarda soprattutto i bambini. Può dipendere dalla difficoltà di accettare la propria incarnazione: l’anima del bambino si dibatte tra il desiderio di incarnarsi e il suo contrario, ciò che spiega le «assenze» che sarebbero l’equivalente di un autismo occasionale.

Mi è capitato di conoscere una bambina con questo problema. Alla mia richiesta di fare un disegno della sua famiglia si era ritratta, diversamente da come aveva raffigurato i suoi genitori, senza i piedi. Dopo aver lavorato un po’ con lei, le chiesi nuovamente di farmi un disegno. Questa volta si disegnò assieme al suo angelo che la aiutava in questa incarnazione. In questo disegno si era ritratta con i piedi. Avrebbe accettato di scendere in questa vita? Dopo questo lavoro terapeutico, le crisi diminuirono senza però sparire del tutto.

Esitavo tra la crisi isterica e il bisogno di attenzioni che la bambina cercava attraverso le sue crisi. Proposi ai genitori di non offrirle maggiori attenzioni durante questi episodi, ma piuttosto quando era allegra e ben presente. Continuai comunque a interessarmi di lei e scoprii un altro aspetto del problema: era figlia unica e i suoi genitori avevano molti problemi che rendevano loro la vita difficile.

Fu allora che compresi che la bambina aveva paura di diventare adolescente e poi adulta. A dieci anni era sulla soglia dell’adolescenza e si trovava confrontata con un’ambivalenza che il suo cervello non poteva reggere, che si poteva riassumere in questo: «Non voglio crescere, ma il mio corpo mi fa diventare grande. Voglio impedire al mio corpo di crescere». Il cervello riceve degli ordini ingestibili (tu mi fai crescere ma io non voglio crescere) che lo mandano in corto circuito, e da qui l’assenza o la perdita di coscienza.

Un’amica psicologa mi aveva fatto un esempio di doppi messaggi che il cervello non sa come trattare mandandolo in corto circuito: una donna regala due cravatte al marito, una blu e una rossa. Per farle piacere lui porta quella blu. La moglie allora gli chiede: «Non ti piace il rosso?» Per un momento l’uomo non sa cosa rispondere, e questo è quello che succede durante i momenti di assenza. Il cervello può ricevere al contempo due informazioni contraddittorie del tipo: «Voglio stare con le persone che mi circondano e non voglio stare qui».

Ebbi poi l’occasione di rivedere il padre della bambina e gli raccontai del caso di una persona che presentava disturbi del sonno e che aveva sofferto di epilessia da piccola, come conseguenza di visioni notturne. Fu allora che si ricordò che la bambina, quando era molto piccola, quando doveva andare a letto diceva di avere paura dei mostri. Loro non capivano che cosa volesse dire. Capirono meglio con le mie spiegazioni. È importante notare che l’epilessia può essere dovuta non a una sola, bensì a un insieme di cause.

È possibile che questo bambino possa non aver voluto nascere?

È possibile che questo bambino non abbia voglia di crescere?

Verificare anche se il bambino ha avuto visioni notturne che lo hanno terrorizzato.

EPITELIOMA:vedi Pelle.

EREZIONE, problemi di:vedi Impotenza.

ERISIPELA:dermo-ipodermite acuta, non necrotizzante, che riguarda il derma e l’ipoderma. La comparsa è spesso improvvisa, accompagnata da febbri, brividi e da una sindrome simil-influenzale, con l’apparizione dopo qualche giorno di un eritema caldo (placche rosse), doloroso ed edematoso. L’85 per cento delle erisipele si trovano sugli arti inferiori, il 10 per cento sul viso, più raramente su altre parti del corpo.

L’erisipela appartiene al gruppo delle dermo-ipodermiti assieme all’eritema nodoso e alla fascite necrotizzante. L’eritema nodoso si distingue per la presenza di noduli, la fascite necrotizzante per la necrosi dei tessuti affetti.

Lo streptococco beta emolitico del gruppo A è spesso presente, anche se non sempre. Forse si sono confuse le cause con le conseguenze? Vedi Infezione e Fascite necrotizzante.

Al viso:

Mi sono sentito in colpa o mi sono vergognato per essermi arrabbiato?

Ho subito un affronto che avrebbe potuto essere per me l’equivalente di uno schiaffo?

→ Agli arti inferiori:

Ho subito una forma di violenza che per me è come se fossi stato picchiato?

Ho nutrito rabbia per il fatto che mi impedivano di andare avanti?

ERITEMA:con questo termine si indica la comparsa di un rossore sulla pelle o sulle mucose dovuto alla dilatazione dei capillari sottostanti. Si differenzia da una porpora (micro emorragia all’interno della pelle) o da una dermatosi (malattia della pelle). L’eritema indica solitamente una reazione all’esposizione al sole, al freddo, ad alcune sostanze chimiche (coloranti, solventi ecc.) o a certi farmaci.

Di fronte a quale sostanza o medicamento reagisco?

ERITEMA DA PANNOLINO DEL NEONATO:alcuni neonati sono più sensibili di altri al contatto sgradevole di un pannolino umido o sporco.

Il bebè può essere infastidito per il fatto di essere lasciato con un pannolino bagnato o sporco?

ERITEMA NODOSO:patologia caratterizzata da un’eruzione dolorosa di placche e di noduli sulle gambe, di aspetto rossastro all’inizio, che assume successivamente una colorazione verdastra, giallastra e blu. Vedi Erisipela.

Può essere legato alla paura e al trattenersi dal procedere verso una nuova tappa della propria vita. In un adolescente, per esempio, questo può essere l’andare verso il mondo degli adulti.

Mi trattengo dall’avanzare verso cambiamenti importanti della vita che mi fanno paura?

ERNIA:consiste nell’uscita di un viscere dalla cavità che lo contiene allo stato normale. Esprime un desiderio di rompere, di lasciare una situazione in cui ci si sente intrappolati. Per esempio: l’uomo che dopo un divorzio si vede costretto a pagare gli alimenti per un lungo periodo, la persona infelice in una relazione di coppia che è convinta di non potersi separare ecc.

→ Ernia crurale: una porzione dell’intestino (sacco peritoneale) si infila sotto l’arcata crurale attraverso cui l’arteria e la vena femorale passano dall’addome alla coscia. L’ernia forma una sporgenza, una tumefazione nella parte interna della piega della coscia nella donna. Gli uomini soffrono per lo più di ernie inguinali.

Mi sento forse intrappolato nella mia relazione di coppia perché non posso permettermi di lasciare il mio partner, mentre avrei voglia di vivere altre esperienze?

→ Ernia iatale o diaframmatica: vedi Diaframma.

→ Ernia discale: vedi Disco intervertebrale.

→ Ernia epigastrica o della linea alba: una parte dell’intestino forma una sporgenza in una zona situata tra l’ombelico e la punta dello sterno. Questa patologia è tre volte più frequente negli uomini.

È possibile che io senta invaso da mia madre o da mia moglie ciò che considero il mio spazio segreto (i miei sentimenti)?

→ Ernia inguinale: più frequente nell’uomo, si sviluppa nel canale inguinale, dove passa il cordone spermatico per l’uomo e il legamento rotondo per la donna. L’ernia inguinale esprime molto spesso difficoltà di comprensione con il proprio partner. Ci si può sentire intrappolati nel rapporto di coppia.

In un uomo:

Ho difficoltà ad assumere il ruolo di uomo poiché la mia compagna vuole sempre dirmi quello che devo fare o decidere al mio posto?

Mi sento intrappolato nella mia relazione di coppia o nel matrimonio?

In una donna:

Può darsi che non mi senta sostenuta dal mio partner e allo stesso tempo costretta nella relazione di coppia che vivo con lui?

Ernia al testicolo:

In un ragazzo: può essere in relazione al fatto di non sentirsi accettato come tale (vedi Dolore ai testicoli alla voce Testicoli). Può anche dipendere dal sentirsi intrappolati in una situazione senza via di uscita riguardante la propria mascolinità.

Un esempio: una donna è stata ferita durante l’infanzia da un uomo (il padre, il fratello, il nonno ecc.), il dolore che ha dentro di sé nei confronti di quell’uomo la spinge a denigrare di continuo gli uomini e, di riflesso, suo figlio (che ama) dicendogli cose come: «Sei una nullità!» «Sei un ragazzaccio!» Il ragazzo può sentirsi rifiutato dalla madre e pensare che non lo ha desiderato, oltre a provare un senso di inferiorità nei confronti delle donne. Crescendo, a sua volta porterà in sé questo dolore nei loro confronti e, come la madre con gli uomini, cercherà di sminuire e di dominare le donne per avere la sensazione di essere loro superiore, cosa che gli provocherà molte difficoltà nelle relazioni.

In un adulto:

Mi sento forse intrappolato nel mio ruolo di uomo o nel riconoscimento dei miei attributi maschili?

→ Ernia ombelicale: vedi Ombelico.

ERUTTAZIONE o RUTTO:emissione rumorosa di aria proveniente dallo stomaco. Nei bebè si ha quando hanno succhiato il latte troppo in fretta. Nell’adulto il motivo può essere simile nel caso abbia mangiato troppo voracemente. Può anche essere legato alla presenza di gas nello stomaco. Vedi Stomaco.

Ho la tendenza a mangiare troppo o troppo rapidamente?

Sono teso o preoccupato quando mangio?

ESANTEMA:caratterizzato da eruzioni cutanee di colore rosso o rosa, accompagnate da macchie o maculo-papule (macchie rosse piatte) nel morbillo e nella rosolia; da vescicole nel caso dell’herpes; da eruzioni circoscritte, leggermente in rilievo, nella scarlattina; da pustole nella varicella; da piccole pustole nell’erisipela.

Tuttavia, qualunque sia la forma che assumono queste eruzioni cutanee, corrispondono alla fase di «riparazione». Per ricostituire i tessuti epiteliali danneggiati, il cervello aumenta l’azione dei capillari nelle zone interessate. Questi trattengono una quantità maggiore di globuli rossi per avere più ossigeno e talvolta anche un maggior numero di globuli bianchi per fagocitare i batteri che trasformano la materia nei tessuti danneggiati. Questo provoca rossori, pruriti, dolore e a volte una sensazione di bruciore. Vedi la malattia corrispondente.

ESAURIMENTO PROFESSIONALE:vedi Burn-out.

ESOFAGO:prima parte del canale digerente che va dalla faringe al cardias all’ingresso dello stomaco, ha la funzione di far passare cibi liquidi e solidi, masticati, allo stomaco.

Rappresenta la nostra capacità di accogliere e lasciar passaregli alimenti ma anche le idee o le situazioni.

Problemi all’esofago sono di conseguenza segno che ci è difficile ricevere o accettare una situazione.

→ Acalasia: difficoltà nell’avanzamento del cibo verso lo stomaco, dovuta a un problema di apertura dello sfintere (cardias) che collega l’esofago allo stomaco; ha come effetto di rendere sempre più difficile e dolorosa la deglutizione, oltre a provocare dolori dietro lo sterno.

Mi sono forse sentito giudicato, ridicolizzato o umiliato di fronte a un gruppo di persone?

Vivo continuamente nel timore di essere sminuito o umiliato in quello che posso dire, al punto che quando mi viene fatta una domanda, la gola mi si chiude e mi fa male?

→ Dolore o nodo all’ingresso dell’esofago: può essere in relazione alla paura di ingrassare. Si ha difficoltà ad accogliere il nutrimento che ci si porta alla bocca o anche a ricevere tutte le cose buone che la vita ci offre. Ci si può sentire troppo appagati rispetto agli altri.

Mi sento in colpa per il fatto di mangiare cose che non fanno bene al mio corpo?

Ho difficoltà ad accogliere tanta felicità o tanti doni tutti assieme?

Ho paura del giudizio degli altri?

→ Dolore all’esofago: può essere in relazione a una situazione che si considera ingiusta, che non si può accettare, o a una situazione in cui ci si sente presi alla gola.

C’è una situazione che faccio fatica ad accettare o che mi preoccupa?

→ Varici esofagee: dilatazione delle vene dell’esofago.

Ho la sensazione che tutti gli sforzi che faccio per essere riconosciuto non mi causino che problemi, mentre altre persone, che ne fanno molti meno di me, ricevono apprezzamenti e riconoscenza? Trovo questa situazione ingiusta e inaccettabile?

Roger soffre di varici all’esofago e bruciori di stomaco. Ha un fratello che viene soprannominato «il genio» perché riesce molto bene a scuola. Lui invece è dotato di una capacità di cavarsela abbastanza eccezionale ma, qualunque cosa faccia, i genitori non ci fanno caso, gli elogi vanno sempre al fratello. Roger lo trova molto ingiusto e fa fatica a mandar giù il fatto che si notino meno i suoi sforzi del talento di suo fratello. Grazie al suo impegno e alla capacità di sapersela cavare, ottiene un posto importante in una grande azienda, ma ecco che si trova con persone che hanno diplomi molto più prestigiosi del suo. Sebbene nell’azienda occupi una posizione da dirigente, Roger si sente tenuto in minore considerazione dell’ultimo diplomato assunto, ciò che gli fa provare molta rabbia e un senso di ingiustizia. Poiché queste emozioni sono in risonanza con eventi della sua infanzia, gli effetti ne risultano amplificati.

Roger si liberò dei problemi all’esofago quando prese coscienza di quanto lui si fosse sempre sottostimato. Quando fu in grado di riconoscere che aveva capacità che nessun diploma gli avrebbe mai potuto dare e che nessuno aveva messo in discussione la sua competenza, eccetto lui stesso, le sue varici all’esofago si attenuarono e lo stomaco si calmò.

→ Esofagite: infiammazione acuta o cronica della mucosa esofagea. Esprime rabbia nei confronti di una persona che secondo noi beneficia di privilegi o di una situazione che si considera inaccettabile o ingiusta. Si può pensare o dire: «Non l’ho digerita» o «È una pillola difficile da mandar giù». «È troppo ingiusto!»

C’è una situazione che mi fa provare rabbia perché la considero ingiusta e inaccettabile?

Tumore all’esofago:

Mi sento preso alla gola da una situazione per la quale non vedo via di uscita?

Réjean ha un tumore all’esofago. È l’unico figlio maschio e suo padre ripone in lui tutte le speranze che un giorno gli succeda nel lavoro. Ha l’impressione che i suoi bisogni e desideri non abbiano importanza, che l’unica cosa che conta sia la sopravvivenza dell’azienda di famiglia. Anche se è malato, suo padre gli detta tutto ciò che deve fare. Réjean si sente preso alla gola dal padre a dall’azienda. Trova ingiusto che le sorelle abbiano tutti i benefici e lui soltanto i problemi.

Quando comprende che è il timore di dispiacere che gli ha impedito di esprimere i suoi bisogni e desideri, si libera del fardello che credeva di essere costretto a portare. Fa delle scelte per il suo benessere e guarisce.

ESOFTALMO:vedi Ghiandola tiroidea.

ESPETTORAZIONE: secrezioni prodotte con la tosse e gli starnuti. Vedi Raffreddore e Bronchite.

→ Espettorazioni con sangue: vedi Tubercolosi.

ESTREMITÀ FREDDE:indicano una cattiva circolazione sanguigna, un problema alla tiroide, una paura o una sensazione di solitudine. Vedi Freddolosità, Ipotiroidismo, Circolazione sanguigna o Morbo di Buerger.

In un momento specifico:

Di che cosa ho paura?

In un caso cronico:

Quali sono le emozioni di cui non riesco a liberarmi?

Sono forse associate a una patologia (malattia)?

Lettera F

 

FALLIMENTI RELAZIONALI CONSECUTIVI: vedi Bipolarità.

FALSA GRAVIDANZA: vedi Gravidanza e i suoi problemi.

FALSO CRUP o LARINGISMO STRIDULO: infiammazione e restringimento delle vie aeree che provoca una tosse cavernosa, rauca, accompagnata da stridore (nell’inspirazione simile a un fischio) e dispnea (difficoltà respiratoria). Il falso crup in un bambino piccolo può essere legato a un misto di paura (essere abbandonato) e rabbia perché non si risponde ai suoi pianti. Per esempio, si lascia piangere il bambino nella sua camera o nel lettino per non rispondere a quelli che si ritengono solo capricci o per non viziarlo, secondo quello che dicevano le nostre madri: «Se il tuo bebè ha mangiato bene, lo hai cambiato e piange, lascialo fare perché se vai da lui finirai per viziarlo e avrai problemi in seguito!» In passato anche alcuni pediatri incoraggiavano a lasciar piangere il bambino, sostenendo che questo aiutava a sviluppare i polmoni.

Il falso crup può esprimere emozioni di paura e di rabbia vissute dal bambino, che non è in grado di verbalizzare. Questo spiega il motivo per cui, quando i genitori lo confortano, il bambino si calma, così come i suoi sintomi.

Il bambino si sente incompreso nel manifestare il pianto?

È possibile che il bambino provi un senso di insicurezza quando non vede più la mamma?

FARINGITE: la faringe rappresenta la comunicazione e il passaggio delle idee dalla testa fino al cuore. Di conseguenza, un problema a questo organo esprime una difficoltà di comunicazione. Vedi anche Gola.

Sono stato sommerso da un’emozione di rabbia?

Ho represso un sentimento di rabbia?

FASCITE NECROTIZZANTE o DERMOIPODERMITE ACUTA, NECROTIZZANTE: al di sotto dello strato di grasso ipodermico si trova un’aponeurosi detta «aponeurosi superficiale». Nelle dermoipodermiti come l’erisipela e l’eritema nodoso non vi è necrosi.

Nella sindrome di Meleney la dermoipodermite è necrotizzante come nel caso della fascite. Ciò che la distingue è il fatto che in questo caso l’aponeurosi viene difficilmente attaccata, mentre nella fascite l’aponeurosi superficiale si necrotizza. In essa i batteri non si nutrono della carne, come si potrebbe pensare, bensì liberano necrotossine. All’inizio si riteneva che responsabile del processo fosse lo streptococco beta-emolitico del gruppo A, ma in seguito sono stati scoperti altri batteri presenti in questa patologia, tra cui lo stafilococco aureo, il Clostridium perfringens (che produce necrotossine), il Vibrio vulnificus, lo Pseudomonas aeruginosa (spesso incriminato nelle infezioni nosocomiali o ospedaliere).

La fascite necrotizzante è una cancrena dei tessuti che compongono il derma, l’ipoderma e l’aponeurosi superficiale. È caratterizzata dalla morte dei tessuti che vanno in cancrena in seguito a mancanza di nutrimento o di ossigeno. Vedi Cancrena.

Se pensiamo ai batteri e ai virus presenti in un cadavere in decomposizione, diremmo forse che sono questi ad aver ucciso la persona? Non penseremmo piuttosto che i batteri presenti sul cadavere prendono parte solo alla trasformazione della materia, per decomporre i tessuti?

È possibile che possa capitare la stessa cosa quando i tessuti si necrotizzano?

Ma cos’è che conduce i tessuti alla necrosi? Alcune ricerche hanno dimostrato che non sono i batteri che li distruggono, bensì il sistema immunitario che libera radicali liberi contro i propri tessuti. Probabilmente la fascite necrotizzante non è classificata tra le malattie autoimmuni perché se ne attribuisce la causa allo streptococco beta-emolitico del gruppo A (vedi Malattie autoimmuni). Ma qual è il terreno psicologico della persona che ne è colpita?

Una donna aveva perduto il marito che amava. Per colmare la dolorosa solitudine sposò un vedovo che si trovava nella stessa situazione. Quando i conflitti con il secondo marito crebbero, pensò: «Non posso più di vivere in questo modo. Non posso vivere senza l’uomo che amavo!» Le venne una fascite necrotizzante alle gambe e morì.

Un uomo politico colpito da questa malattia aveva l’abitudine di ripetere: «La politica mi consuma la vita!»

È possibile che io non fossi più in grado di vivere in un ambiente di critiche, conflitti o di negativismo, e che questo lentamente mi uccideva?

Ho pensato di non aver più voglia di proseguire la mia vita senza quella persona che amo o che amavo?

FEBBRE: innalzamento della normale temperatura del corpo. Dopo una vaccinazione, la comparsa della febbre ha lo scopo di distruggere i microorganismi iniettati. Quando accompagna una patologia come tonsillite, laringite, faringite, bronchite, vaginite, può esserci della rabbia che bolle dentro di noi.

Ho vissuto un’esperienza che mi ha fatto provare rabbia?

FEBBRE DA FIENO: vedi Riniti allergiche.

FEBBRE DELLE LABBRA o FEBBRE SORDA: vedi Herpes labiale alla voce Herpes.

FECONDITÀ (problemi di):vedi Sterilità.

FEGATO: uno degli organi interni più grandi e più importanti, che da solo funziona come una fabbrica chimica regolando livelli e concentrazioni della maggior parte delle sostanze chimiche nel sangue. Situato sotto il diaframma, è formato da due lobi principali. Riceve il sangue ossigenato dall’arteria epatica e quello carico di sostanze nutritive dalla vena porta, che drena la totalità del sangue proveniente dall’intestino. Il sangue carico di sostanze di scarto lascia il fegato attraverso la vena sovraepatica. Le cellule epatiche producono la bile che esce dal fegato attraverso i canali biliari. All’interno dell’organo i piccoli canali biliari, l’arteria epatica e le venule portali si riuniscono a formare lo spazio portale. Il fegato assicura molte funzioni vitali che appartengono al nutrimento, alla creazione di riserve di sostanze, alla trasformazione delle sostanze tossiche, alla difesa e all’immunità. Senza fegato l’organismo non può sopravvivere, ed ecco perché appartiene agli organi vitali come il cervello, i polmoni, il cuore e i reni.

Le patologie che riguardano il parenchima del fegato, ovvero la sua parte funzionale, sono in relazione a emozioni legate a una carenza, visto che è il fegato che ha il compito di formare riserve e distribuire nutrimenti all’organismo. Per il nostro corpo è come una banca.

Il sistema biliare, ossia la cistifellea e i canali biliari, rappresenta la capacità di adattarsi. Quando il modo di fare di una persona o una situazione ci danno sui nervi, la rabbia che insorge in noi può colpire il sistema biliare.

→ Ascesso del sistema biliare del fegato:

Ho provato una grande rabbia riguardo a una situazione che ritengo ingiusta?

Tumore al fegato:

→ Tumore primario del fegato: ci sono due tipi di tumori primitivi del fegato: l’adenocarcinoma epatico, che si sviluppa a detrimento del parenchima del fegato, e l’epitelioma colangiocellulare, a danno delle cellule parietali dei canali biliari.

→ Adenocarcinoma epatico: è in relazione a un eccesso di emozioni riferite a un senso di mancanza nei nostri bisogni vitali o alla paura di morire di fame. Quando si apprende che la caratteristica dei tumori al fegato è quella di utilizzare al massimo un nutrimento limitato, si comprende meglio l’analogia tra il senso di mancanza e la comparsa del tumore.

Ne ho abbastanza di vivere continuamente in ristrettezze, con il timore di non avere soldi o cibo?

Ho vissuto forti emozioni riguardanti i risparmi che mettevo da parte da anni, un’eredità che mi spettava?

→ Epitelioma colangiocellulare: questo tumore riguarda le relazioni con gli altri, più spesso situazioni di ingiustizia.

Ho provato rabbia o rancore nei confronti di una situazione che reputo ingiusta?

→ Tumore secondario del fegato o tumore metastatico del fegato: si tratta di una patologia che colpisce il sistema portale, ovvero il sistema che permette al fegato di usare i nutrimenti che giungono dall’intestino tenue o dalle riserve. In questo tipo di tumore accade spesso che la persona non voglia più alimentarsi. Il cervello, temendo che l’organismo muoia di fame, attiva la funzione di stoccaggio del fegato, ciò che può originare una o più localizzazioni tumorali. Il cancro secondario del fegato esprime sovente il desiderio di porre fine alla propria vita poiché la persona colpita non sopporta più di soffrire. Del resto, se la si ascolta, dice: «Ne ho abbastanza di soffrire», o: «Ne ho abbastanza delle vostre cure, tanto vale farla finita…»

È possibile che non abbia più voglia di lottare perché non credo più né alle cure né alla guarigione?

→ Cirrosi: distruzione dell’architettura del fegato e fibrosi (indurimento). È una forma di autodistruzione legata a un senso di colpa per il fatto di vivere oppure a rancore.

Colpisce soprattutto gli alcolisti che si distruggono con l’alcol per nutrire il loro rancore nei confronti di un parente (spesso la madre) che li ha abbandonati o «castrati» nelle loro iniziative. Sono consapevoli dell’autodistruzione in cui affondano ma scaricano la colpa su qualcun altro. È colpa del loro padre o della loro madre… poi dopo è colpa della loro moglie… se sono arrivati a quel punto.

Mi sento in colpa di far soffrire le persone che amo con il mio alcolismo?

Ho nutrito rancore nei confronti di un genitore che mi ha picchiato, abbandonato, rovinato o che mi ha messo alla porta?

È possibile che dovessi imparare a perdonare?

→ Coliche epatiche o crisi di fegato: crisi dolorosa che si manifesta attraverso la distensione dell’albero biliare e che inizia spesso dopo un pasto. Il dolore è di solito violento e può evolvere tra fasi acute a fasi di tregua. Esprime una grande rabbia per sentirsi disprezzati, incompresi o non rispettati nei propri bisogni. Vedi anche Crisi.

Mi sono forse sentito umiliato, disprezzato, incompreso, non rispettato?

→ Dolori o male al fegato:

Provo ansia per le necessità di sostentamento mie o dei miei figli?

Provo rabbia nei confronti di situazioni o atteggiamenti di uno dei miei cari, che non posso accettare?

→ Emangioma epatico:

Ho provato molta tristezza in seguito a una situazione che ho trovato ingiusta?

→ Epatite: infiammazione del fegato che provoca la distruzione delle cellule epatiche. Vedi anche Itterizia. Può essere acuta o cronica.

→ Epatite acuta: somiglia più a una crisi, contrariamente all’epatite cronica, che perdura. Può essere causata da un consumo eccessivo di alcol, di farmaci o da un’infezione virale (epatite A, B o C). Si manifesta con l’ittero (itterizia) accompagnato da disturbi tra cui nausea, dolore alla parte superiore destra dell’addome, indolenzimenti muscolari o dolori articolari.

L’epatite esprime molto spesso una grande rabbia nei confronti di un genitore (sovente è il caso dell’alcolista), un sentimento di ingiustizia, una discriminazione che si è subita, o può essere legata al fatto di trovare ingiusta la vita. Gli omosessuali, che costituiscono un gruppo a rischio per questa patologia, vivono spesso situazioni di discriminazione.

Provo rabbia perché mi sento vittima di un’ingiustizia o di una discriminazione?

Può anche dipendere dalla reazione a un farmaco.

Ho avuto una reazione a un vaccino o a un farmaco?

→ Epatite cronica: caratterizzata da lesioni diffuse con alterazione e necrosi delle cellule epatiche e formazione di cicatrici fibrose che danneggiano l’architettura del fegato. Dipende spesso da una rabbia nutrita nei confronti di una o più persone che si dovevano occupare del nostro nutrimento (materiale o intellettuale) e che non l’hanno fatto o l’hanno fatto male. Può anche riguardare la vita, che si considera ingiusta.

È possibile che nutra rabbia nei confronti di un genitore, di un professore o di un datore di lavoro?

Penso che la vita sia ingiusta, che alcuni hanno tutto e altri niente o che trascorrono la vita a lavorare sodo per guadagnare poco?

→ Epatite virale: dal momento che i microorganismi svolgono un ruolo nella trasformazione della materia, la presenza virale nelle epatiti sarà la conseguenza o la causa? Vedi Infezione e testimonianze alla voce Miofascite macrofagica.

→ Epatoma: nasce nelle cellule del parenchima del fegato, ovvero nelle cellule che con le loro secrezioni assicurano le funzioni endocrine ed esocrine del fegato. Questo tumore può essere benigno (adenoma solitario) o maligno (adenocarcinoma, epatocarcinoma, angiosarcoma…).

Sono preoccupato di restare senza nutrimento?

Si potrebbe ritenere che solo le persone con difficoltà finanziarie vivano con il timore di rimanere senza soldi e di non avere da mangiare per sé e per i propri figli. Ma non è sempre così. Una mia partecipante, finanziariamente agiata, aveva intrapreso un viaggio per venire al corso. I suoi bagagli erano pieni di cibo. Stupita, le assicurai che sarebbe stata nutrita bene in albergo. Mi disse che fin da piccola era ossessionata dalla paura di non avere cibo. Nel corso di una regressione vide l’immagine di una bimbetta che era morta di fame.

→ Ciste idatidea del fegato: tumore dovuto allo sviluppo nel parenchima del fegato di un parassita, la Taenia Echinococcus unicellulare allo stadio larvale, chiamato embrione esacanto.

Ho mangiato cibo o bevuto acqua contaminati?

È possibile che mi sia sentito usato o costretto a vivere una situazione che non mi confaceva?

→ Calcoli al fegato: vedi Calcoli biliari alla voce Calcoli.

FEMORE: osso lungo della coscia. Rappresenta la potenza nell’azione. La frattura può riguardare la parte della testa, del collo, la diafisi (porzione intermedia) o i condili (estremità inferiori che scaricano il peso del corpo sulle ginocchia).

 Frattura del corpo del femore:

È possibile che abbia vissuto un conflitto con uno dei miei cari?

→ Frattura della testa o del collo del femore nelle persone anziane: questa frattura è frequente nelle persone anziane, in particolare dopo la morte del partner o in seguito alla partenza di un figlio su cui potevano appoggiarsi. Esprime il bisogno di essere sostenuti. Si nota abbastanza spesso che queste persone, se vengono lasciate a loro stesse, muoiono nei sei mesi che seguono la frattura.

È possibile che mi senta perduto senza la persona che amavo?

Ho bisogno che ci si occupi di me e non so come chiederlo?

→ Osteosarcoma del femore: vedi Osteosarcoma.

FERRO: presente circa al 60 per cento nell’emoglobina e legato a una glicoproteina prodotta dal fegato, la ferritina, svolge la funzione di favorire l’ossigenazione del sangue (trasporto dell’ossigeno nell’emoglobina), partecipa al buon funzionamento del sistema immunitario, lotta contro i radicali liberi (responsabili tra l’altro dell’invecchiamento precoce delle cellule) e riduce il senso di stanchezza.

→ Mancanza di ferro o ipoferritinemia:

Ho la sensazione di non avere abbastanza forze per far fronte ai rischi della vita?

Manco di entusiasmo andando verso qualcosa di nuovo?

Una persona che aveva una carenza di ferro diceva: «Non riesco a decollare!» parlando di un progetto che aveva a cuore.

→ Eccesso di ferritina o iperferritinemia: la ferritina permette in ugual misura il deposito di ferro nella milza, nel midollo osseo e nel fegato.

Può darsi che mi assuma troppe incombenze per avere consensi nel mio ambiente?

Si può osservare che una iperferritinemia non è necessariamente legata a un eccesso di ferro, bensì può venire dalla distruzione di cellule del fegato (citolisi epatica). Si può avere un’anemia del sangue e ciononostante un tasso di ferritina superiore alla norma. In questo caso vanno controllate le transaminasi, enzimi che aumentano in caso di sofferenza epatica.

Ho fatto un vaccino per l’epatite B?

FIBROMA TUBARICO: vedi Tube di Falloppio.

FIBROMA UTERINO: vedi Utero.

FIBROMIALGIA: sindrome (insieme di sintomi) di dolori muscolo-scheletrici con sensazioni di formicolio e di intorpidimento delle estremità.

I pazienti che ne sono affetti asseriscono di avere male dappertutto oltre a soffrire di una grande stanchezza generale, aggravata da disturbi del sonno profondo che li costringono a rallentare le attività quotidiane e di lavoro.

Questa malattia è al centro di un dibattito all’interno del corpo medico (perlomeno in Francia) per stabilire dove indirizzare le persone che ne soffrono: a un reumatologo, a un neurologo, a uno psicologo o a uno psichiatra, dato che gli specialisti sembrano rilanciarsi la palla? La difficoltà nasce dal fatto che nessuno degli esami clinici mostra infiammazioni a qualsivoglia livello nella persona che ne è colpita.

Di recente alcuni ricercatori hanno scoperto che i pazienti affetti da fibromialgia presentano un disturbo del sonno, particolarmente della fase 4, corrispondente al momento in cui i muscoli di solito si distendono. L’insufficienza o mancanza di rilassamento muscolare fa ritenere che questa patologia potrebbe rientrare tra le miopatie (vedi Miopatie). La diagnosi di fibromialgia viene talvolta confusa con quella di miofascite macrofagica, i cui sintomi sono molto simili, vedi la voce corrispondente.

Per quanto riguarda il terreno psicologico della malattia, è spesso legato a un senso di svalutazione nei confronti degli sforzi compiuti per essere compresi, accresciuto dalla convinzione che è per propria colpa che gli altri non capiscono. La persona che ne soffre può pensare: «Non ce la farò mai a farmi capire». Allo stesso tempo ritiene di non essere degna di essere amata, ciò che la induce a essere dura verso se stessa, arrivando a volte fino al punto di farsi violenza.

Ho la sensazione che non arriverò mai a farmi capire dalle persone che sono importanti per me?

Mi sento colpevole per le difficoltà che ho nel rapporto con gli altri?

Si può guarire dalla fibromialgia? Conosco persone che ci sono riuscite. Per guarire sarà necessario aiutare il corpo sia sul terreno fisico che psichico.

Terreno fisico: privilegiare il riposo, un’alimentazione sana, ricca di antiossidanti (tè verde, vitamine A, C, E, frutti, legumi, cereali e noci), con cloruro di magnesio, Clorella,1 che è un’alga che ha la proprietà di eliminare i metalli pesanti (piombo, mercurio) e omega-3. La polpa di una foglia di aloe appena tagliata è un meraviglioso antinfiammatorio.

Terreno psicosomatico: può giovare liberarsi dalle emozioni legate a sentimenti di svalutazione, impotenza e scoraggiamento che possono farci sentire vittime.2

FIBROSI CISTICA o MUCOVISCIDOSI: caratterizzata da secrezioni anomale di muco e da un’infezione delle vie respiratorie ricorrente. Vedi Malattie congenite.

FIMOSI: restringimento anomalo dell’orifizio del prepuzio che impedisce l’uscita del glande.

È stata forse desiderata una femmina?

Il bambino ha forse avuto paura di prendere un posto di ragazzo?

FISSURA ANALE:èspesso in relazione alla sensazione di stare seduti tra due sedie, di essere in attesa che le cose cambino. Per esempio, vivo con una persona ma preferirei stare con un’altra.

Mi sento diviso tra due situazioni in attesa che una di esse si concretizzi?

FISTOLA: collegamento anormale tra un organo interno e la superficie del corpo o tra due organi. Può essere congenita (presente alla nascita) o acquisita (conseguenza di una malattia dei tessuti).

→ Fistola congenita: bisogna scoprire cosa ha vissuto la madre durante la gravidanza. Il feto avrebbe forse voluto sfuggire a un sentimento o a una situazione di disagio?

→ Fistola acquisita: indica un malessere interiore dal quale si vorrebbe fuggire. Il luogo in cui è localizzata è indicativo del significato della patologia. Per esempio, una fistola anale può esprimere un senso di malessere perché le cose non si concludono.

Una fistola arterovenosa può esprimere un malessere interiore legato a quello che si riceve o che ci si aspetta (sangue arterioso) e quello da cui ci si deve liberare (sangue venoso). Per esempio, provo un senso di malessere perché aspetto di trovare l’amore, ma vivo nel rancore e non sto bene nella pelle.

→ Fistola tracheo-esofagea nel neonato: nella maggior parte dei casi è la conseguenza di una malformazione congenita con problema di comunicazione fra la trachea e l’esofago del bambino. Ne consegue difficoltà nell’inghiottire la saliva e, nell’alimentarsi, il rischio che gli acidi dello stomaco penetrino nei polmoni.

Come è stato il periodo fetale del bambino?

Come è andata la sua nascita?

Può darsi che il bambino sia stato separato troppo in fretta dalla madre?

→ Fistola anale: canale anormale che unisce la zona perineale con il canale anale.

Può darsi che io provi rabbia perché le cose non hanno l’esito che vorrei?

Provo rabbia perché non vedo la fine di una situazione problematica?

FLATULENZA o GAS INTESTINALE: sono spesso indicativi dell’aggrapparsi a una situazione o a qualcuno che non è più benefico per la persona, ma che rappresenta una sicurezza affettiva o materiale. Il gas può anche essere la conseguenza di paure.

Di cosa ho paura?

A che cosa mi aggrappo?

FLEBITE o TROMBOFLEBITE: infiammazione di una vena, spesso accompagnata da coagulo. Può indicare che non si riesce a superare le difficoltà o che si vive una delusione dopo l’altra, di modo che tutta la nostra gioia rimane bloccata.

Passo la vita a risolvere problemi?

Provo forse molte delusioni o frustrazioni da parte del mio partner o di persone che per me sono importanti?

Mi trattengo forse dall’avanzare verso situazioni gradevoli per paura di rimanere ancora deluso?

Marjolaine partecipa a uno dei miei seminari. Propongo una festa per il sabato successivo. All’annuncio di questa novità, la sua gamba inizia a bruciare, si arrossa e si gonfia. Mi dice che sono anni che si fa curare per questo problema ma che non è mai stata trovata né la causa né il rimedio. Le chiedo quando è stata l’ultima volta che si è manifestata la flebite prima di questo episodio. Mi dice che è stato il 24 dicembre precedente. Era stata invitata dalla cugina per la vigilia. Mentre era per la strada in auto con suo marito, avevano avuto dei problemi meccanici che li avevano costretti a tornare indietro. La cosa era finita in una lite. Mi confessa allora: «Non ho mai avuto un bel Natale». Per lei, festa equivaleva a delusione ed è per questo che, quando ne avevo parlato, la paura di rimanere delusa era tornata in superficie, portandosi dietro i sintomi della flebite.

L’ho aiutata a liberare le emozioni di delusione che aveva vissuto da bambina quando, davanti all’albero di Natale, attendeva con tanta eccitazione il regalo che era destinato invece a sua sorella. Tutto il gruppo le organizzò la più bella delle feste. La flebite guarì.

FLEMMONE: infiammazione acuta o subacuta del tessuto connettivo che può evolvere o meno in un ascesso.

Ho provato rabbia per il fatto che i miei sforzi non vengono riconosciuti?

Il bambino a cui viene un flemmone alla mano può provare rabbia verso un genitore o un insegnante che non tiene conto di tutti gli sforzi che fa per avere buoni voti e che non fa che rimproverarlo.

FOBIA: paura smisurata, istintiva e ossessiva di un pericolo imminente. I bambini che sono cresciuti in un clima di insicurezza, di paura o di violenza hanno imparato molto spesso a usare il «controllo» per sopravvivere. Diventati adulti, quando una situazione sfugge al loro controllo e si sentono minacciati per la loro vita, la salute o le relazioni affettive, l’ansia si impossessa di loro. Se questa perdura o aumenta, può dare luogo a fobie o nevrosi fobiche. Vedi anche Nevrosi alla voce Malattie mentali.

→ Claustrofobia: angoscia di non avere aria, di restare intrappolati in uno spazio chiuso come l’ascensore, la metropolitana, l’aereo, una grotta o un tunnel. La claustrofobia può avere origine al momento della nascita. Un parto difficile o il cordone ombelicale attorno al collo di un bebè possono spiegare i sintomi della claustrofobia.

Molte persone dicono di aver paura dell’acqua ma, nella maggior parte dei casi, si tratta di una forma di claustrofobia. La paura di non avere aria sott’acqua li fa andare in panico appena non toccano più il fondo. Il bambino che ha assistito al recupero di una persona annegata può esserne rimasto traumatizzato al punto da essere incapace di nuotare dove non si tocca.

Come è avvenuta la mia nascita?

Ho già vissuto una situazione traumatica che mi ha potuto far temere di restare intrappolato o chiuso? (Per esempio la porta di un bagno che non si riesce più ad aprire.)

→ Fobia degli ascensori: ossessione di rimanere chiuso in un luogo. Può anche essere collegata con un sentimento di essere stato soffocato dall’amore di un genitore possessivo.

Ho paura di ritrovarmi prigioniero di un luogo o di una persona?

Per me, amare equivale forse a essere soffocati?

→ Fobia degli animali: è la paura morbosa di certi animali. Può avere origine da un evento traumatico che si è vissuto, un film che si è visto, oppure essere legato a un trauma che la nostra anima ha vissuto prima di questa incarnazione.

→ Fobia della defenestrazione: paura del vuoto, del nulla, che dà una sensazione di vertigini.

→ Fobia specifica: la persona che ne soffre teme di commettere un atto terribile come quello di uccidere il suo o i suoi figli. Si tratta sovente di una persona che si è imposta un controllo totale e che ha quindi paura delle reazioni imprevedibiliche potrebbe avere.

→ Fobia dei mezzi di trasporto: disturbi provocati dal movimento possono causare nausea e vomito in automobile, autobus, treno, nave, aereo ecc. Questa fobia è molto spesso collegata alla paura dell’ignoto e, in particolare, della morte. Vedi Cinetosi.

→ Fobia delle situazioni: l’eritrofobia, per esempio, è una paura eccessiva di arrossire, che è quasi sempre collegata a un evento traumatico in cui si è provato vergogna o in cui ci si è sentiti umiliati.

→ Fobia degli oggetti: per esempio, di oggetti a punta e taglienti come i coltelli e le forbici. Queste paure possono riportarci a un evento drammatico o a immagini traumatiche viste in un film.

Uno dei miei partecipanti era cuoco e aveva la fobia dei coltelli. Li usava sul lavoro, ma non ne aveva a casa. Se ne liberò il giorno in cui poté liberarsi dall’emozione che vi era legata. Un giorno suo padre, arrabbiato, aveva preso un coltello da cucina e aveva minacciato di ucciderlo. Controllando come poteva le sue emozioni, gli aveva detto: «Fallo, uccidimi!» La frase aveva avuto l’effetto di fermare il padre, che aveva immediatamente realizzato la portata della sua collera. La vista dei coltelli in una casa aveva come effetto quello di risvegliare le emozioni legate a quell’evento registrato nella sua memoria emozionale e di far scattare il suo sistema inibitore di azione.3

Per liberarsi da una fobia bisogna ritrovare, per quanto possibile, l’evento che l’ha originata, il o i sentimenti provati, le emozioni. Bisogna reincontrare la persona o il bambino che eravamo in quella scena o in quelle immagini drammatiche per rassicurarlo e permettergli di esprimere quello che prova. Se non si è mai fatto un lavoro di questo genere, è meglio consultare un terapeuta qualificato.4

FOLLIA: vedi Malattie mentali.

FOLLICOLITE: infiammazione del follicolo pilifero. Vedi Peli.

FORFORA: vedi Capelli.

FORMICOLIO: sensazione di avere migliaia di formiche che camminano sotto la pelle. Le formiche sono note per essere grandi lavoratrici. Non è forse quello che faccio in questo momento?

È possibile che mi sia assunto un carico eccessivo o che chieda troppo a me stesso?

È uno dei primi sintomi della sclerosi a placche, in cui la paura del fallimento può indurre a lavorare oltre il bisogno di riposo del corpo.

Il formicolio può presentarsi anche quando il corpo ha bisogno di procedere alla riparazione di un tessuto. Per esempio, in caso di ipotermia il cervello attiva la circolazione sanguigna per apportare calore. Se a una persona si è mozzato il fiato per un forte spavento, il cervello fa aumentare il respiro, ciò che può portare a iperventilazione accompagnata da formicolii. Si osserva questo fenomeno anche nella guarigione di una dermatite o in certe miopatie. Vedi anche Parestesie.

Ho paura di perdere coscienza?

Ho paura di quello che mi succede se non sento più le braccia o le gambe?

Può darsi che il mio corpo stia riparando ciò che gli ho fatto sopportare, il freddo, un’intossicazione da farmaci o una vaccinazione?

Ho vissuto forti emozioni riguardanti la perdita di una persona cara?

FORUNCOLI: ammasso di pus che forma una protuberanza all’interno di un tessuto o di un organo. Sono spesso conseguenza di un sentimento di rabbia. Si deve tener conto del punto del corpo in cui si manifestano.

→ Sulla schiena:

Sono arrabbiato al pensiero di essere io a dover fare tutto?

→ Sui glutei: un partecipante ai miei seminari aveva regolarmente foruncoli sui glutei. Faceva il rappresentante e passava il suo tempo in auto. Non amava più il suo lavoro: più passava il tempo, più provava frustrazione e rabbia ogni volta che rimaneva bloccato in un imbottigliamento.

Provo rabbia perché ho la sensazione di non essere nel posto giusto, di non fare ciò che avrei veramente voglia di fare?

Provo rabbia quando mi trovo bloccato negli ingorghi del traffico?

→ Sulle labbra della vagina:

Provo rabbia nei confronti del mio partner? Vedi Ascesso.

FORUNCOLOSI: disturbo caratterizzato dalla comparsa simultanea o ripetuta di foruncoli.

Ribollo di rabbia verso una persona o una situazione?

→ Al viso:

Ho subito un affronto che mi ha fatto molto arrabbiare?

FOTOFOBIA: il termine «fotofobia» significa «paura della luce», per quanto si tratti piuttosto di un’intolleranza alla luce. Può accompagnare una congiuntivite, una cheratite o una blefarite (vedi la patologia corrispondente). Può essere collegata all’imbarazzo che gli altri vedano ciò che non ci piace di noi, per esempio la contrazione esagerata delle palpebre o la deviazione di un occhio, uno strabismo o un eccesso di peso. La fotofobia può anche essere legata alla paura che sia rivelato pubblicamente qualcosa di cui ci si vergogna.

Una giovane che aveva subito abusi da parte del padre soffriva di fotofobia. Aveva paura che le sue compagne di classe venissero a sapere quello che le succedeva a casa. Vedi anche Blefarite.

Cos’è che mi crea imbarazzo in ciò che gli altri possono vedere di me?

Di cosa ho paura che possa essere rivelato pubblicamente?

FRATTURA: normalmentecausata da un incidente o da un atto violento. Nel primo caso può essere in relazione a un senso di colpa, di svalutazione o esprimere il desiderio di mettere fine a quello che si stava facendo. Se la frattura si verifica mentre ci si sta divertendo, è possibile che si ritenga di non avere il diritto di provare piacere. Vedi anche Incidente. L’ubicazione dell’osso fratturato è ugualmente indicativa. Ecco qualche esempio:

→ Bacino: il bacino corrisponde alla regione sacrale, ovvero la zona sessuale e della gestazione.

Mi svaluto sul piano sessuale o per il fatto di non avere figli?

È possibile che con questa persona abbia voluto mettere un freno alla mia vita sessuale?

→ Caviglia o piede:

Mi sento forse colpevole di aver preso questa direzione?

Inconsciamente ho forse voluto interrompere un’attività o un lavoro che non mi corrispondevano più, ma di cui non vedevo soluzione?

→ Colonna vertebrale: è sovente legata a un sentimento di svalutazione che porta a voler mettere un freno a quello che si fa.

Ho vissuto un senso di ribellione nei confronti di una persona autorevole, che invece di assecondarmi rendeva i miei sforzi ancora più difficili?

Avevo bisogno che ci si occupasse maggiormente di me?

→ Costola: le costole sono l’equivalente di un corsetto che protegge gli organi più vulnerabili. Rappresentano anche la protezione nei confronti di coloro che proteggiamo.

Mi sono forse sentito colpevole per aver abbandonato coloro che contavano su di me?

→ Cranio:

È possibile che mi sia sentito in colpa per aver fatto di testa mia o agito senza tener conto delle raccomandazioni di uno dei miei cari?

→ Femore:

Ho vissuto un conflitto con uno dei miei cari? Vedi Femore.

→ Mascella: la mascella insieme ai denti svolge la funzione di masticare gli alimenti, è in relazione quindi con l’«addentare» la vita.5 Vedi anche Mascella e Lussazione della mascella alla voce Lussazione.

Mi sono arrabbiato con me stesso per essere stato così aggressivo?

→ Mano: le mani riguardano ciò che si tocca, si fa o si esegue.

  • Mano destra in un destrimane o sinistra in un mancino:

È possibile che io non voglia più fare questo lavoro?

  • Mano sinistra in un destrimane e mano destra in un mancino:

Avevo bisogno di un aiuto che non chiedevo?

→ Naso: il naso riguarda al tempo stesso l’aria che respiriamo e l’odorato. Una frattura del naso che limita l’ingresso dell’aria può essere indice di un senso di colpa verso la vita o di una difficoltà ad accettarla. Vedi Naso.

È possibile che provi un senso di colpa per il fatto di vivere?

C’è forse una parte di me che non accetta di vivere in questo mondo, per come è fatto?

→ Dita dei piedi: riguardano in generale i dettagli che si riferiscono al futuro, ma ogni dito ha un significato particolare. Vedi Dita dei piedi. In generale:

Può darsi che mi sia sentito in colpa nel procedere in una direzione, mentre i miei cari non mi incoraggiavano?

Avevo bisogno di rallentare o di interrompere le mie attività?

→ Polso: può esprimere una resistenza alle direttive che ci diamo o che ci imponiamo.

Mi è stato chiesto di fare una cosa che è contraria alle mie scelte o in cui non mi sento rispettato per il mio giusto valore?

→ Rotula: in molti casi può esprimere il rifiuto di piegarsi davanti a una persona o a una situazione da cui ci si sente dominati.

Di fronte a chi rifiuto di piegarmi?

→ Tibia: indica uno stato di ribellione nel sentirsi trattenuti nell’avanzare nella direzione desiderata.

Mi sento trattenuto nell’avanzare nella direzione che desidero?

Può darsi che non voglia più procedere nella direzione in cui mi ero impegnato?

Questa frattura mi offre la scusa che mi serviva per porre fine a ciò che non mi va più bene?

→ Anca: vedi Anche.

Mi sentivo colpevole per essermi impegnato in questa direzione?

→ Nelle persone anziane: la frattura può esprimere il bisogno che i propri figli si occupino più di loro o che li aiutino ad avanzare in questa fase della loro vita.

FREDDO: vedi Freddolosità e Allergia al freddo in Allergie.

FREDDOLOSITÀ: tendenza ad avere freddo o a mal sopportare un abbassamento della temperatura. Più si è numerosi in una stanza e più fa caldo, mentre quando si è soli in una stanza priva di fonti di calore si ha freddo. Il freddo in queste situazioni sarà in relazione alla solitudine, il caldo al fatto di essere circondati da persone.

Coloro che asseriscono di essere freddolosi hanno per lo più vissuto un abbandono o la solitudine nell’infanzia. Può esserci stata l’assenza di un genitore, spesso il padre, dato che la figura paterna è associata al sole e quella materna alla terra.

Mi sento spesso solo?

Ho vissuto il lutto del genitore che ho perduto?

Ho paura di ritrovarmi solo sul piano affettivo?

Ho sofferto di questo disturbo per anni fino a quando ho compreso il legame e ho trasformato l’equazione che ne era conseguita, ovvero: freddo = solitudine, abbandono.

A sei anni sono stata mandata in collegio. Una notte la tosse che avevo impediva di dormire alla suora del nostro dormitorio, che mi mandò a sedermi in classe. Le finestre erano socchiuse, avevo freddo e mi sentivo sola e abbandonata. Mi sentivo così persa che non ho nemmeno pensato a chiudere le finestre. Per guarire da questo doloroso ricordo mi sono rilassata profondamente e ho visualizzato l’episodio. Poi mi sono vista, l’adulta di oggi, entrare in quell’aula, ritrovare la bambina di sei anni che ero. Le ho proposto di aiutarla a chiudere le finestre. Mi sono vista prenderla tra le braccia e stringerla perché stesse ben calda. Quando era ben calda, l’ho portata fuori a giocare nella neve, per mostrarle come il freddo potesse essere stimolante.

Con questo lavoro di immaginazione mentale ho trasformato l’equazione freddo = solitudine, abbandono, in freddo = attivazione, stimolazione dell’energia. In seguito mi sono resa conto di essere molto meno freddolosa e che amavo anche le docce fredde, mentre prima preferivo i bagni caldi. Io, che non osavo entrare in una piscina la cui temperatura non fosse almeno di 25 ºC, mi stupisco ora ad apprezzare l’acqua fredda, che trovo stimolante.

FRIGIDITÀ: mancanza di desiderio sessuale o incapacità di provare piacere in un rapporto sessuale. Sebbene sovente accompagnata dall’assenza di orgasmo, è diversa dall’anorgasmia (vedi voce corrispondente). La frigidità riguarda più le donne, ma colpisce anche gli uomini. Può essere legata a un disgusto per i rapporti sessuali derivato da immagini molto negative della sessualità. Può trattarsi di immagini pornografiche ripugnanti per la sensibilità di un bambino o di discorsi negativi fatti dalla madre. Vedi anche Desiderio sessuale. Può inoltre dipendere da una carenza di amore per il proprio partner. Spesso la donna dirà: «Voglio bene a mio marito ma non ne sono innamorata».

Mi trovo ad affrontare dei tabù o un certo disgusto nei confronti della sessualità?

Sento la mancanza di desiderio nei confronti del mio o della mia partner?

FRONTE: rappresenta il modo di usare il nostro pensiero. Per esempio, una fronte quadrata corrisponde in generale a una persona che pone l’accento su ciò che è logico, analitico e razionale. Se è tonda, denota piuttosto una personalità intuitiva, dotata di grande immaginazione. La fronte obliqua appartiene alle persone coraggiose nel loro modo di pensare.

→ Ascesso alla fronte:

Ho provato rabbia perché non si è tenuto conto delle mie idee o perché i miei suggerimenti sono stati rifiutati?

→ Ferita alla fronte:

Mi sento colpevole per aver fatto di testa mia?

→ Brufolo in fronte:

Ho provato un senso di impazienza nel tentativo di trasmettere le mie idee a una o più persone che non erano disponibili ad accettarle?

Ho troppe idee per la testa, e questo mi rende impaziente?

FUSO ORARIO: vedi Sonno, disturbi del.

1 Reperibile nei negozi di alimenti biologici e naturali.

2 Si raccomanda il seminario di «Liberazione della memoria emozionale».

3 Per il funzionamento della memoria emozionale cfr. dell’Autrice Nati per essere felici, non per soffrire: metamedicina delle relazioni affettive, Amrita, 2006.

4 Gli operatori di metamedicina raccomandati sul sito www.metamedicina.com sono qualificati in questo tipo di lavoro.

5 In francese si usa l’espressione «mordre la vie» (lett. «mordere la vita») che non ha un corrispettivo in italiano (N.d.T.).

Lettera G

 

GAMBE: rappresentano la capacità di andare avanti.

→ Dolori alle gambe:

I dolori alle gambe sono spessoDizionario dei Sintomi – Lettera G alla paura di lasciare una situazione per andare verso una nuova. Alcuni esprimono questa paura dicendo: «Si sa quel che si lascia ma non quel che si trova!»

Può anche essere l’espressione della resistenza a un cambiamento. Per esempio, si sta bene in un posto e non si ha voglia di andarsene, ma si è costretti.

Ho paura di lasciare o perdere ciò a cui tengo?

Ho paura di impegnarmi in un nuovo percorso?

→ Difficoltà a camminare o a correre:

Mi vieto di avanzare perché mi sento in colpa per la scelta che ho fatto o per l’azione che ho intrapreso?

Ho paura di deludere o di creare dispiacere se vado nella direzione che desidero?

GAMBE PESANTI: è sovente conseguenza di un’insufficienza venosa superficiale che può essere dovuta al lavoro. Lavoriamo molte ore seduti? La mancanza di esercizio favorisce il ristagno del sangue nelle vene degli arti inferiori, così come quando si lavora molte ore in piedi o in un luogo in cui fa caldo. Tuttavia è anche possibile che lo si esprima dicendo: «Questa situazione mi pesa!»

Mi pesa il quotidiano in questo momento?

Che cos’è che mi pesa in ciò che mi attende?

È possibile che mi senta limitato nel mio avanzamento professionale o nel mio cammino?

GAS INTESTINALI: vedi Flatulenza.

GAS NELLO STOMACO: vedi Stomaco.

GASTRITE: infiammazione della mucosa dello stomaco, sovente in relazione a un sentimento di rabbia per non sentirsi rispettati o perché si considera ingiusta la situazione che si incontra.

Qual è la situazione che non posso digerire e che mi suscita molta rabbia?

GASTROENTERITE: infezione della mucosa dello stomaco e dell’intestino in seguito all’azione di un germe esterno di origine virale, batterica, parassitaria o di una enterotossina, accompagnata spesso da diarrea e vomito che possono comportare la disidratazione dell’organismo. È sovente conseguenza di un rifiuto radicale nei confronti di una situazione che non si può accettare. Può trattarsi di una situazione in cui ci si è sentiti usati, traditi, trattenuti, minacciati, in pericolo ecc. Questo può colpire nel più profondo dell’essere al punto da togliere persino il gusto di vivere.

A un partecipante di un seminario che dovevo tenere, ma per il quale dovetti essere sostituita all’ultimo momento, venne una gastroenterite causata dalla mia assenza. Ebbe una reazione violenta. Aveva vissuto la mia assenza come una cattiveria da parte mia. Si era sentito manipolato, tradito, non rispettato. Questo era in risonanza con esperienze vissute con sua madre. Dal momento che io rappresentavo un’autorità (come sua madre quando era un bambino) rivisse la situazione con rabbia e rifiuto. La cosa gli aveva suscitato anche il desiderio di morire. Questo era ciò che manifestava attraverso la gastroenterite.

Cosa ho rifiutato con forza?

Che cosa mi colpisce nel più profondo dell’essere?

In un bebè:

Il bambino rifiuta con forza quello che percepisce come indifferenza da parte dei genitori perché lo lasciano piangere nel suo lettino? Questo può arrivare fino al punto da togliergli il gusto di vivere?

È possibile che il bambino abbia creduto di aver fatto soffrire la madre con la sua nascita e sentirsi per questo colpevole?

Il bambino ha forse reagito male a una vaccinazione?

GELONI: edema pruriginoso rosa-violaceo alle dita dei piedi, delle mani o al viso dovuto a una vasocostrizione periferica della pelle in un clima freddo. Vedi anche Allergia al freddo in Allergie.

Ho la tendenza ad aspettare che gli altri si prendano cura di me?

Ho una natura temeraria?

GENGIVE: formano la parte di mucosa orale che riveste le mascelle in cui sono impiantati i denti. Problemi con le gengive riguardano il dubbio e l’esitazione. Si può rimandare continuamente una decisione, ci si «sgonfia», demotiva, e le gengive si gonfiano. Può riguardare un’azione da intraprendere: si valutano i pro e i contro, ci si domanda se questo non ci costerà ancora di più, cosa potrà portarci…

Un esempio: un amico musicista mi consultò per un gonfiore della gengiva che ricopriva due suoi molari, il 46 e il 47. Il 46 corrisponde al bisogno di essere riconosciuti dagli altri, il 47 al modo in cui il nostro lavoro e ciò che realizziamo vengono percepiti dagli altri (vedi Dentizione).

La gengiva gli si era gonfiata dopo aver scoperto che una persona aveva copiato parte delle sue opere e le aveva pubblicate in un Paese in cui non era ancora conosciuto. Voleva citarla in giudizio, ma esitava a farlo considerando il tempo che avrebbe perso e i soldi che ci sarebbero voluti. Si diceva che era forse meglio investire quel tempo per scrivere cose nuove e usare i soldi per la pubblicità, e così ritornava ogni volta sulla sua decisione. Si «sgonfiava» e la sua gengiva gonfiava. L’esitazione durò sei mesi. Dopo il nostro incontro, decise di passare all’azione e difendere i propri diritti. Dopo questa definitiva decisione, la gengiva si sgonfiò e non si rigonfiò più.

L’esitazione o il dubbio possono venire da predizioni che si sono avute. Ci si trattiene dall’agire, si preferisce aspettare. Il dubbio ci rode e le gengive si gonfiano. È bene ricordare che qualunque predizione non è altro che una previsione. Si decide e gli eventi accadono. Si dice: «Aiutati che il ciel t’aiuta».

Quali sono i dubbi che mi impediscono di passare all’azione?

Qual è la decisione che rinvio e quale ne è la ragione?

→ Gengivite: infiammazione delle gengive.

Sono arrabbiato con me stesso per il fatto di esitare sempre?

Provo rabbia nei confronti di una persona che cerca continuamente di farmi dubitare di quello che ritengo sia il mio potenziale, o che spegne ogni volta il mio entusiasmo?

→ Parodontite: vedi anche Parodontolisi.

Quali dubbi mi rodono e mi impediscono di afferrare quello che ho scelto di fare?

→ Sanguinamento delle gengive: esprime tristezza per una decisione, che può essere compensata con un meccanismo di consolazione.

Un esempio: i genitori di Jonathan traslocano, quest’ultimo deve lasciare il suo ambiente, i suoi amici e il cane che ama poiché dove vanno a stare non accettano cani. La decisione dei genitori gli causa una profonda tristezza.

Allo stesso modo questo sentimento può essere in relazione alla decisione che ci è stata imposta di vivere in un collegio, in una famiglia di accoglienza o con i nonni.

A quattordici anni sanguinavo molto dalle gengive. Il dentista consultato lo attribuì al fatto che mangiavo troppe patatine fritte. In effetti in quel periodo, ogni volta che ero triste o emozionata, mangiavo patatine perché in precedenza avevo memorizzato patatine = consolazione. Ma da cosa cercavo di consolarmi così tanto? Scrivendo questo libro, mi è venuto in mente che fu precisamente a quell’età che mia madre, mia sorella e io ci eravamo trasferite per andare a stare con mio fRatello che aveva aperto un ristorante. Temendo che le persone credessero che veniva servita loro carne di gatto se ne vedevano girare uno per la cucina (che era in comunicazione con il nostro appartamento), mia madre a mia insaputa aveva fatto sopprimere il mio. Avevo nutrito quel gatto con i piccoli biberon delle mie bambole (la sua mamma era morta dopo il parto), dormiva ogni notte con me, era la mia fonte di affetto. Il sanguinamento delle gengive corrispondeva a tutta la tristezza legata alla decisione della mamma di far uccidere il mio gatto.

Che cos’è questa tristezza che provo in relazione a una decisione che ho preso, che non ho preso o che mi è stata imposta?

GHIANDOLA PINEALE o EPIFISI: è una piccola ghiandola endocrina conica, mediana, attaccata all’estremità posteriore del terzo ventricolo, corrispondente alla regione delle fontanelle in un neonato. Produce la melatonina (derivato della serotonina prodotta dai tessuti nervosi), chiamata l’ormone del sonno poiché viene prodotta in risposta all’assenza di luce e partecipa alla regolazione dei ritmi cronobiologici. Oltre alla sua funzione di ormone e alla sua interazione con le altre ghiandole, partecipa anche al sistema immunitario come antiossidante catturando i radicali liberi. Corrisponde al centro coronale (settimo chakra) e rappresenta la quiete. L’aureola intorno alla testa dei santi rappresenta giustamente l’energia di questo centro. La meditazione e lo yoga ne favoriscono l’equilibrio mentre preoccupazioni costanti di ordine materiale possono destabilizzarla. È attraverso questa ghiandola che possiamo metterci in connessione con il divino che è dentro di noi.

L’armonia del mio corpo è stata forse turbata da sostanze chimiche o tossiche?

La mia pace mentale è stata turbata da grandi preoccupazioni?

→ Medulloblastoma della ghiandola pineale: vedi Medulloblastoma.


GHIANDOLA TIROIDEA: questa ghiandola a forma di farfalla, situata nella parte anteriore del collo, è detta endocrina perché, a partire dalle sue cellule, produce ormoni che sono mandati direttamente nel sangue: T3 (tri-iodotironina) e T4 (tiroxina o tetra-iodotironina).

Gli ormoni tiroidei servono ad adattare gli organi alle condizioni esterne. Quando la loro produzione è scarsa si parla di ipotiroidismo. Al contrario, quando il tasso di ormoni T3 e T4 prodotti dalla tiroide è elevato, si parla di ipertiroidismo.

Questa ghiandola è responsabile della crescita e del metabolismo e dipende dall’ipotalamo che stimola l’ipofisi a produrre l’ormone TSH. A sua volta, quest’ultimo stimola la tiroide a produrre gli ormoni tiroidei.

La tiroide è situata a livello del centro faringeo, rappresenta la capacità di esprimersi attraverso le parole e le azioni, cioè di esprimere la nostra creatività, chi siamo, quello che siamo capaci di fare.

I problemi alla tiroide sono spesso legati a una difficoltà di esprimere i propri bisogni o al desiderio di voler mostrare quello che si è capaci di fare. Ci può essere ugualmente un senso di colpa profondo che fa sì che si impieghino grossi sforzi con scarsi risultati.

→ Ciste della tiroide: può derivare dalla tristezza per il fatto di non poter esprimere i propri desideri perché l’altro non ci ascolta.

Mi sono sentito incapace di esistere in ciò che penso, in ciò che dico o in ciò che è importante per me?

Mi sono trovato di fronte alla chiusura della persona da cui volevo farmi capire?

Marcel ha una ciste alla tiroide. Gli chiedo: «Hai avuto difficoltà a esprimerti?» Marcel scoppia in lacrime e mi dice: «Non riesco a esprimere i miei desideri, non vengo mai ascoltato». Marcel era sposato a una donna dal carattere dominante, tanto che si era detto: «A che pro, non mi ascolta mai!» Era totalmente incapace di esprimere i suoi desideri, cionondimeno amava sua moglie. Era solo questo aspetto che non gli piaceva. Per sopravvivere aveva quindi imparato a tacere. È la stessa cosa che aveva vissuto con la madre.

Marie, sua moglie, aveva temuto l’autorità del padre e, per sopravvivere, aveva imparato a «controllare» tutto. Doveva superare la paura degli uomini per smettere di dominare Marcel e per permettere alla donna che era in lei di accogliere il suo sposo. Per quel che riguarda Marcel, doveva perdonare la madre. Aveva attratto una donna simile a lei per meglio comprenderla. Doveva allo stesso modo prendere il suo posto invece che aspettare il permesso degli altri per essere se stesso.

→ Ipertiroidismo: caratterizzato da un iperfunzionamento della ghiandola tiroidea che produce troppi ormoni tiroidei, cosa che ha spesso per conseguenza uno stato di iperattività, nervosismo, agitazione, evacuazioni frequenti e un’accelerazione del ritmo cardiaco, perdita di peso malgrado un appetito normale o aumentato, gozzo, esoftalmo nel morbo di Basedow. Quando si è ipertiroidei, è come se fossimo attaccati a una corrente di alimentazione di 250 volt.

Nell’ipertiroidismo c’è una certa determinazione a raggiungere i propri obiettivi a detrimento del proprio bisogno di riposo, e ciò spinge a dover attingere alle proprie riserve di energia. Questa determinazione può avere le sue radici nella paura, si dice a se stessi: «Non posso fermarmi, bisogna che resista, altrimenti…» Può anche essere legata al desiderio di dimostrare agli altri ciò che si è capaci di fare, cosa che genera in noi uno stress che ci rende iperproduttivi fino a che raggiungiamo lo sfinimento e lo scoraggiamento che fanno passare alla fase ipotiroidea.

Ho preteso molto da me stesso per avere successo, per dimostrare ciò di cui ero capace, per essere amato o perché mi ritenevo indispensabile?

→ Morbo di Basedow: deriva dall’iperfunzionamento di tutto o di una parte del parenchima tiroideo. Questa patologia presenta complicazioni cardiache (tachicardia costante) e oculari (esoftalmo con lacrimazione, diplopia e fotofobia). Si tratta di una malattia autoimmune (vedi Malattie autoimmuni).

Come era la nostra situazione psicologica per permettere alla malattia di colpirci? Eravamo continuamente sovreccitati?

Prima di essere colpito da questa malattia è possibile che fossi continuamente stressato o che vivessi in modo accelerato?

È possibile che non mi conceda il diritto di vivere?

Una giovane donna presentava tutti i sintomi del morbo di Basedow. La sindrome era iniziata dall’adolescenza. Sua madre soffriva di un problema di sovrappeso che le causava, secondo quello che le avevano detto, problemi cardiovascolari. Non smetteva di ripetere che era sempre stata magra, che aveva cominciato a ingrassare dopo la nascita della figlia. All’epoca vedevo questa povera ragazza che cercava di guarire con tutti i mezzi. Ero testimone impotente della sua sofferenza. Oggi sarei portata a credere che questa giovane donna aveva capito: «È per causa mia che la mamma soffre… non ho quindi il diritto, io, di stare bene!» Sua madre non comprese mai l’effetto che le sue parole potevano avere sulla figlia poiché senza dubbio le diceva solo per giustificare il suo aumento di peso che era molto più dovuto a uno stile di vita troppo sedentario.

Se la persona si svaluta a causa di un problema di esoftalmo (occhi sporgenti) la malattia può evolvere con complicazioni reumatologiche (periartrite e osteoporosi).

Per la persona che non si ferma mai perché si crede indispensabile, la parola chiave per guarire da questa malattia è «rallentare», cercare dei mezzi che l’aiutino ad acquisire la calma mentale e concedersi il tempo di vivere. La meditazione e lo yoga possono aiutare.

La persona che non è particolarmente sovreccitata potrà chiedersi se si è sentita in colpa di vivere e consultare un terapeuta qualificato per aiutarla a liberarsi da questo senso di colpa.1

→ Esoftalmo: caratterizzato da un aumento di volume dei tessuti molli dei globi oculari, che dà l’impressione che gli occhi vogliano uscire dalle orbite in una persona affetta da ipertiroidismo. L’esoftalmo si accompagna solitamente a un edema delle palpebre.

È possibile che voglia talmente riuscire (la mia guarigione, la mia relazione di coppia, la mia azienda) che ci metto tutta l’energia (tutt’occhi) per non farmi sfuggire niente?

→ Gozzo: gonfiore o ipertrofia della tiroide, risultato di un ipertiroidismo. Esprime il punto a cui abbiamo potuto spingerci per raggiungere gli obiettivi o per non mollare.

Ho forse preteso troppo da me stesso per rispondere ai bisogni di coloro che contavano su di me, convincendomi che ero coraggioso?

Sono arrivato al limite delle mie energie per non mollare, per provare a me stesso o agli altri ciò di cui ero capace?

Gaëlle soffre di gozzo tiroideo. A quattordici anni il padre la mette alla porta dopo aver avuto un grosso conflitto con lei. Questo la costringe a lasciare gli studi e a entrare nel mercato del lavoro. Promette a se stessa di vendicarsi del padre ottenendo più successo di lui. Gaëlle non ha mai ascoltato la sua stanchezza perché la sua determinazione e il desiderio di vendicarsi le procurano una grande energia, ma ora sente le ripercussioni di tutti questi anni di sforzi.

→ Ipotiroidismo: consiste in una ridotta attività della ghiandola tiroidea che non produce una sufficiente quantità di ormoni tiroidei che attivano il metabolismo. Se la quantità di questi ormoni è insufficiente, il metabolismo funziona al rallentatore: il ritmo cardiaco sarà più lento, ciò che causa una circolazione sanguigna meno buona provocando freddolosità, estremità fredde assieme a costipazione, debolezza muscolare, edema al volto, pallore della pelle, voce roca e grave ecc. Si prova una grande stanchezza e tutto ciò che si fa richiede un grosso sforzo e ci sfinisce rapidamente. Si potrebbe dire che si è attaccati a una corrente di alimentazione di 70 volt.

L’ipotiroidismo può esprimere una condizione di scoraggiamento – «A che pro, non ci riuscirò, nessuno mi capisce!» –, un senso di colpa per il fatto di vivere o un rancore trattenuto.

Dorothée ha trentotto anni. Si lamenta di una carenza continua di energie. Soffre di insonnia cronica. Da un anno prende un farmaco antidepressivo poiché il suo sfinimento è stato confuso per una depressione. Ignora di soffrire di ipotiroidismo malgrado tutti i sintomi rivelatori che ha. Ecco la sua storia.

A otto anni, i suoi genitori ospitano un pensionante. Questi cerca tutte le occasioni possibili per stare da solo con lei. In quelle occasioni, cerca di convincerla a masturbarlo. Siccome ha paura, Dorothée si piega ai suoi desideri. Lui la minaccia dicendole di non parlarne con nessuno. Dorothée vive un senso di colpa e di rabbia verso i genitori che non si accorgono di niente. Trent’anni più tardi conservava ancora questo segreto, che non aveva mai rivelato a nessuno.

Liberandosi del suo senso di colpa, del rancore verso quest’uomo e verso i suoi genitori che non erano intervenuti, liberò le sue energie bloccate, ritrovò il sonno, lasciò gli antidepressivi e poté godere di una salute che non aveva più avuto da anni.

Ho la sensazione che nessuno mi capisca, che malgrado tutta la mia buona volontà non ce la farò?

Porto un senso di colpa che non ho mai osato rivelare?

Nutro rancore nei confronti di una persona?

→ Nodulo tiroideo: si tratta di un rigonfiamento alla tiroide, in relazione spesso a un insieme di impotenza e frustrazioni per non potersi esprimere, perché la persona che si vorrebbe avvicinare si è chiusa oppure oppone resistenza.

Ingrid sviluppò un nodulo alla ghiandola tiroidea dopo uno scambio telefonico con la madre. Riagganciando, in collera, Ingrid si disse: «È inutile cercare di parlarle, in ogni modo mi rende sempre responsabile di quello che succede. Non voglio mai più parlarle!»

Quando ci incontrammo era senza voce e mi parlò del nodulo per il quale doveva essere operata. Si rese conto, mentre ne discutevamo, che aveva sempre avuto la sensazione di essere di fronte a un muro ogni volta che parlava con sua madre, cosa che la portava a spendere molte energie per farsi capire. Dopo aver preso coscienza della propria impotenza a cambiare la madre, le proposi di telefonarle in mia presenza, ma questa volta solo per farle sapere che le voleva bene e senza l’intenzione che sua madre fosse diversa. Sentendosi accettata, la madre l’accolse con una migliore disposizione d’animo. Riattaccando, il timbro di voce di Ingrid era cambiato. Non ebbe bisogno di farsi operare.

→ Tiroidite: infiammazione della ghiandola tiroidea.

Prima che mi venisse questa tiroidite, ho forse provato una grande collera per il fatto di non potermi esprimere in ciò che rivestiva importanza per me?

→ Tiroidite di Hashimoto: malattia autoimmune che provoca la distruzione della ghiandola tiroidea da parte del sistema immunitario. Può essere il risultato di un’infezione virale. Vedi Malattie autoimmuni.

Prima di soffrire di questa patologia della tiroide, ho avuto una malattia virale (influenza, raffreddore) o ho fatto un vaccino?

GHIANDOLE DI BARTOLINO: ghiandole situate lateralmente e posteriormente rispetto all’orifizio della vagina. Le due ghiandole svolgono un ruolo importante nella lubrificazione della vagina durante l’eccitazione sessuale.

→ Bartolinite: infiammazione acuta o cronica delle ghiandole di Bartolino che causa dolori nella parte posteriore della vulva e al perineo e che si manifesta con la comparsa di gonfiore o tumefazione di una o di entrambe le ghiandole.

Sono forse arrabbiata perché il mio partner non tiene conto del mio piacere o dei miei desideri sessuali?

Secchezza vaginale: mancanza di lubrificazione della mucosa vaginale durante i rapporti sessuali. Può derivare da un ipofunzionamento delle ghiandole di Bartolino ed essere legata a paure nei confronti della sessualità, a una diminuzione di desiderio per il sesso o per il partner.

Frequente in menopausa, può dipendere dalla paura di essere meno desiderabili o da un calo della libido. Può anche sopravvenire in seguito alla rottura con un partner con cui c’era grande intesa sul piano sessuale.

Desidero meno il mio partner?

Sono ancora innamorata del mio ex?

Mi sono sentita in colpa per il fallimento della mia relazione?

La liberazione dai timori e dai rimpianti e la riattivazione del desiderio può far passare il disturbo, anche in menopausa.

GHIANDOLE LACRIMALI: secernono un liquido alcalino che prende il nome di lacrima. Le lacrime proteggono la cornea e impediscono lo sviluppo della flora microbica negli strati esterni dell’occhio. È importante sapere che la funzione lacrimale aumenta durante una fase di recupero o di riparazione. Questo spiega perché, quando siamo molto stanchi, possono lacrimarci gli occhi senza che si sia tristi. Accade spesso, dopo un parto molto lungo o dopo un intervento chirurgico, che si pianga. La cosa viene spesso confusa con la tristezza data dall’ambiente ospedaliero, mentre si tratta della fase di recupero o di riparazione. Le lacrime hanno l’effetto di liberare tossine, sciogliere tensioni e calmare la mente.

→ Secchezza oculare o sindrome dell’occhio secco: l’educazione che abbiamo ricevuto ci ha insegnato a trattenere le emozioni. Ci veniva detto: «Non piangere, poi le cose si aggiustano», o: «Guarda quello che sembri quando piangi», o ancora: «Un uomo non piange». Oppure veniva associato il coraggio al fatto di non piangere. Si diceva per esempio di una persona che aveva subìto un lutto che era molto brava se non aveva pianto durante i funerali, che piangere era un segno di debolezza. Questo spiega il motivo per cui molte persone hanno grosse difficoltà a lasciar uscire le lacrime o perché si scusano quando piangono. Il fatto di trattenere le lacrime fa spesso gonfiare le ghiandole lacrimali, che a sua volta provoca il gonfiore delle pupille. Al contrario, fa bene piangere perché troppe lacrime appesantiscono il cuore. Piangere lo alleggerisce oltre a permettere al cervello di allentare le tensioni. Certe persone si sono talmente trattenute dal piangere che talvolta hanno la sensazione di non avere più lacrime. Nel loro reprimersi possono anche avere ostruito i canali escretori delle lacrime. Impedirsi di piangere può comportare problemi cardiaci per le emozioni che rimangono represse nella persona.

Un mio partecipante che soffriva di ipertensione e di problemi cardiaci mi confidò che aveva seguito diverse strade per riuscire a liberarsi dell’eccesso di emozioni che aveva dentro senza trovare quella giusta. Gli chiesi cosa potessero rappresentare le lacrime per lui. Gli venne in mente che a sei anni aveva perduto il padre in un incidente d’auto. Nella camera funebre aveva visto sua madre piangere e aveva pensato: «Non sono che lacrime di coccodrillo». I suoi genitori litigavano di continuo e sua madre diceva sempre che se avesse avuto soldi lo avrebbe lasciato. A partire da quell’episodio, piangere per lui significò versare lacrime di coccodrillo. Questa equazione registrata nella sua memoria emozionale gli impediva di esprimere liberamente il suo dolore. Lo portai a comprendere che la madre forse non piangeva la morte del marito ma la situazione nella quale questo evento la metteva o forse si era forzata a piangere per non passare per una donna senza cuore nei confronti delle persone che non conoscevano la sua situazione. La comprensione che aveva registrato a sei anni, ovvero piangere = essere disonesti si trasformò. Comprese che la madre non aveva pianto per ipocrisia ma per dispiacere legato alla situazione o per paura di quello che gli altri potevano pensare di lei. Poté allora accettare l’idea che piangere significava esprimere il proprio dolore. Trasformando questa convinzione registrata nel suo cervello limbico, si liberò del suo blocco emotivo e si concesse il diritto di vivere le emozioni che aveva represso e che si manifestavano sul piano della digestione e della circolazione.

La difficoltà in un adulto di lasciar andare le lacrime può essere anche legata al fatto che da bambino veniva picchiato e gli veniva proibito di piangere, dicendogli che sarebbe stato ancora peggio se lo avesse fatto. Può anche essere che si sia stati presi in giro quando si piangeva o è anche possibile che non volevamo essere visti come persone fragili o che manipolavano gli altri con le proprie lacrime.

Chi mi ha insegnato a trattenere le lacrime o a impedirmi di piangere?


GHIANDOLE SALIVARI: ce ne sono sei, ovvero le due parotidi, le due sottomandibolari e le due sottolinguali. Loro funzione è di secernere la saliva per mantenere l’umidità della bocca, facilitare lo scivolamento degli alimenti e discioglierli, cosa che permette di gustarli. La saliva attiva anche la digestione degli alimenti farinacei e zuccherati. È ancora nella bocca che il sistema nervoso prende le particelle più sottili di cui ha bisogno. Le persone che soffrono di depressione tendono a inghiottire senza masticare, privando in questo modo il proprio sistema nervoso di certe sensazioni piacevoli, cosa che accentua la loro patologia. La persona depressa trarrebbe vantaggio dal mangiare più lentamente. Prendersi il tempo di gustare il cibo è apprezzare le cose buone della vita. Questo spiega il motivo per cui se si perde il gusto di vivere non si ha più fame. Vedi Perdita dell’appetito.

Essere impediti di mangiare o di bere (di assimilare) può dar luogo a patologie tra cui il tumore.

→ Tumore delle ghiandole salivari sottomandibolari:

Dico spesso: «Non ho niente da mettere sotto i denti»?

→ Calcolo della ghiandola salivare:

Ho nutrito pensieri negativi nei confronti di una persona che mi avrebbe lasciato senza risorse o che mi avrebbe preso ciò che conservavo preziosamente da anni?

→ Calcolo della ghiandola parotide:

Ho la sensazione di levare di bocca il pane ai miei figli o che mi si levi il pane di bocca?

Ho paura di non riuscire a nutrire i miei figli?

→ Parotite epidemica: meglio conosciuta col nome di orecchioni. Vedi Orecchioni.

→ Ipersalivazione:

In un bambino piccolo:

L’ipersalivazione legata a una sovrattivazione delle ghiandole salivari con l’uso del succhiotto in un bambino piccolo può esprimere un bisogno di affetto, tenerezza o sicurezza. Se penso a quello che hanno vissuto i miei figli, la spiegazione si applica bene. Ho allattato mia figlia fino al sesto mese. Non ha mai voluto un succhiotto e non ha mai avuto bisogno di bavaglini mentre mio figlio non l’ho allattato che per qualche settimana a causa dei miei problemi di salute dopo il parto. A quell’epoca ero così stanca che mi capitava di usare un peluche per reggere il biberon, perché potesse poppare senza che dovessi stargli accanto. Beveva allora dal suo biberon a una velocità impressionante e si metteva a piangere ancora prima che avessi lasciato la sua stanza. Credevo che avesse ancora fame e gli preparavo un altro biberon. È stato solo dopo molti anni che ho capito quello che voleva esprimere: voleva che restassi accanto a lui, ma a quell’epoca non lo comprendevo. Gli è certamente mancata quella presenza rassicurante da parte mia. Il suo bisogno di suzione era una forma di compensazione a questa carenza affettiva; ha avuto bisogno di un bavaglino per anni. Oggi suggerisco alla mamma sfiancata da un parto difficile che non può dare il seno al bambino, di prenderlo nel letto per dargli il biberon. In questo modo il bebè può trarre beneficio dalla sua presenza rassicurante.

È possibile che il bambino abbia vissuto uno stress legato alla paura di essere abbandonato o esprima una mancanza di amore, di tenerezza o di sicurezza affettiva?

In un adulto:

Quando siamo in parasimpaticotonia, cioè in fase di riposo o di recupero, si verifica un aumento della salivazione. Così, più intensa è stata la fase di attività (simpaticotonia) più la fase di recupero è amplificata, e questo può dar luogo a una ipersalivazione.

Un esempio: quando affrontiamo un lungo viaggio in aereo che ci priva del sonno abituale può capitare che, quando siamo addormentati, della saliva macchi il piccolo cuscino e che delle lacrime ci bagnino il viso. Questi sintomi appartengono alla fase di parasimpaticotonia.

Un bisogno di gustare maggiormente sensazioni piacevoli (di cibo o legate al piacere sessuale) può manifestarsi ugualmente con un’ipersalivazione. Tuttavia, se questa si verifica durante il sonno, può esprimere il timore inconscio di essere rifiutati o abbandonati.

Ho bisogno di ricevere più segni di affetto?

→ Iposalivazione: carenza di saliva presente di solito nelle persone che respirano male dal naso e che, per questo motivo, tendono a respirare dalla bocca. La mancanza di gusto per la vita, la solitudine o la paura possono seccare la bocca.

Mi sento forse abbandonato, lasciato a me stesso a fronteggiare le mie difficoltà?

GHIANDOLE SEBACEE: minuscole ghiandole della pelle che producono una sostanza lubrificante, il sebo, che riversano nei follicoli piliferi. Un eccesso di sebo porta alla seborrea, la dermatite seborroica (vedi Dermatite o Acne). Il sebo rappresenta l’olio affettivo della pelle. Se si è troppo monopolizzati dalle persone che ci vogliono bene, si può avere la sensazione di non avere il tempo o lo spazio per sé. In questo caso si riceve troppo olio affettivo e la pelle può essere grassa. Nel caso inverso, se si viene lasciati a se stessi si può essere carenti di questo olio affettivo che la presenza delle persone che ci vogliono bene ci porta. La pelle mancante di esso diventa secca.

→ Seborrea: secrezione eccessiva di sebo, responsabile dell’aspetto unto del viso e dei capelli grassi.

– Al viso:

Ho bisogno di un po’ più di tempo o di spazio per me?

– Al cuoio capelluto:

Ho bisogno di più spazio o tempo per riflettere o essere solo con i miei pensieri?

Mi sento talvolta invaso dai consigli e dai suggerimenti dei miei cari?

→ Crosta lattea nel bebè: affezione del cuoio capelluto dovuta a un’iperattività delle ghiandole sebacee che danno luogo a una seborrea abbondante.

Ci sono molte persone attorno a questo bebè?

– Se sì, può essere che il bambino si senta invaso da tutte quelle persone mentre vorrebbe starsene solo con la mamma?

Se è solo con la mamma:

– Si sente forse invaso da una mamma inquieta?


GHIANDOLE SUDORIPARE: secernono il sudore durante il processo di traspirazione. La funzione principale della sudorazione è quella di raffreddare le superfici delle zone del corpo in cui la temperatura è elevata per mantenere una temperatura costante del corpo.

È normale sudare quando la temperatura ambiente aumenta o quando abbiamo la febbre. Se la temperatura ambiente è temperata o fredda e se non siamo ammalati, la sudorazione può dipendere da uno stato di tensione, nervosismo, paura di sentirsi giudicati o da una difficoltà a esprimere le proprie emozioni.

  • Se la sudorazione riguarda le ascelle o le mani:ci può essere tensione in relazione a qualcosa che ci viene chiesto di fare, per esempio un esame medico, presentarsi a un concorso o per un impiego, parlare in pubblico ecc.

Che cosa mi rende insicuro rispetto a ciò che mi può essere chiesto?

  • Se la sudorazione riguarda soprattutto i piedi:può esservi tensione, preoccupazione nei confronti della direzione che si vuole prendere o in rapporto a ciò in cui ci si è impegnati.

Che cosa mi rende insicuro in questo momento della mia vita?

  • Se la sudorazione riguarda tutto il corpo:

Ho paura di essere colto in flagrante o di essere giudicato?

Un uomo aveva una relazione extraconiugale con la segretaria. Ogni volta che avevano rapporti sessuali, anche in una stanza climatizzata, era completamente ricoperto di sudore come se uscisse da una sauna: era diviso tra l’attrazione per la sua segretaria e la paura che venisse scoperta la sua infedeltà.

GHIANDOLE SURRENALI: le surrenali si trovano alla sommità dei reni e sono composte da una parte interna – la medullo-surrenale – e una esterna – la cortico-surrenale.

La medullo-surrenale produce due ormoni simpaticomimetici: la norepinefrina (o noradrenalina) e il suo derivato metilato, l’epinefrina, meglio conosciuta con il nome di adrenalina. Questi ormoni sono neurotrasmettitori, ovvero permettono il passaggio dell’impulso nervoso da una cellula nervosa a un’altra cellula nervosa o dell’organismo. Prendono parte al funzionamento del sistema nervoso simpatico che è uno dei due sistemi di fibre del sistema neurovegetativo o sistema nervoso autonomo, ovvero il sistema automatico previsto per regolare le diverse funzioni del corpo (digestione, circolazione del sangue, riparazione dei tessuti ecc.).

Il sistema simpatico ha la funzione di mantenerci nello stato di veglia e di reazione: in caso di pericolo reale o immaginario (paure) accelera il ritmo della respirazione e del cuore per portare una maggiore quantità di sangue ai muscoli e favorire così l’azione. Quindi, maggiore è la paura o il livello di stress, maggiore è la quantità di adrenalina e noradrenalina prodotta dalle surrenali.

La cortico-surrenaleproduce tre gruppi di ormoni ovvero i mineralcorticoidi, i glucocorticoidi e i corticoidi sessuali.

Nel gruppo dei mineralcorticoidi si trova l’aldosterone, il corticosterone e il desossicortisone che svolgono una funzione essenziale nell’equilibrio idro-elettrolitico (ritenzione del sodio, aumento del riassobimento dei liquidi ed eliminazione del potassio) e nel regolare il volume sanguigno e la pressione arteriosa.

Nel gruppo dei glucocorticoidi si trovano:

  • I glucocorticoidi naturali che sono prodotti dall’organismo, ovvero il cortisone e l’idrocortisone (o cortisolo). Svolgono un’azione sul metabolismo dei protidi in dipendenza dei quali stimolano la neoglucogenesi, da cui la loro azione iperglicemizzante. Fanno aumentare la riserva di lipidi oltre a svolgere un ruolo molto importante nella diminuzione dello stress, un’azione antiallergica e antinfiammatoria. I corticoidi naturali sono utilizzati essenzialmente nell’ormonoterapia di sostituzione delle insufficienze surrenali.
  • I glucocorticoidi di sintesi svolgono un’attività maggiore per permettere una migliore azione antinfiammatoria. Sono utilizzati nelle terapie antinfiammatorie, immunosoppressive, antiallergiche.

I farmaci chiamati cortisone sono corticoidi di sintesi del genere: prednisone e metilprednisolone a effetto breve o betametasone, dexametasone, cortivazolo a effetto prolungato.

  • I corticoidi sessuali, androgeni nell’uomo, estrogeni nella donna, contribuiscono allo sviluppo dei caratteri sessuali.

Le ghiandole surrenali svolgono un ruolo importante nella sopravvivenza e nell’adattamento continuo dell’organismo.

Per esempio, quando ci si trova confrontati con un pericolo reale o potenziale (la paura), la medullo-surrenale si attiva per produrre adrenalina e noradrenalina al fine di aumentare l’azione del sistema simpatico così da predisporci all’azione. L’aumento di attività del simpatico per permetterci di fronteggiare un pericolo o una situazione di stress richiede molto all’organismo. Dopo questa richiesta è prevista una fase complementare che ha come scopo quello di aiutare a riprendersi dallo stress ed è qui che interviene la cortico-surrenale per riportare l’organismo allo stato normale.

Il ritorno alla modalità «normale» è talvolta doloroso, tanto più se uno o più tessuti sono stati aggrediti. Il corpo, per poter riparare, può aver bisogno di attivare la circolazione nella parte colpita e questo può causare un’infiammazione. L’uso di un cortisone di sintesi mira a diminuire il processo infiammatorio per apportare sollievo.

Si potrebbe dire che il cortisone e l’idrocortisone di sintesi sono per le infiammazioni quello che gli antibiotici sono per le infezioni.

Questi farmaci che sono fra i principali della moderna farmacopea sono molto spesso quanto di meglio i medici possiedono per dare sollievo ai sintomi dolorosi o angosciosi dei loro pazienti. Per quanto eccezionali siano, non sono privi di rischi e di effetti secondari. Vedi Infiammazione.

L’assunzione di corticoidi (cortisone di sintesi) a breve termine non pone in generale problemi. È l’uso a lungo termine che fa sorgere dubbi perché, in eccesso, questi corticoidi hanno un effetto immunosoppressivo sulle difese immunitarie ovvero riducono o annullano la funzione del sistema immunitario, cosa che ha per effetto quello di favorire le infezioni oltre a poter condurre alla sindrome di Cushing, vedi la voce corrispondente.

Eppure la natura offre antinfiammatori naturali senza effetti collaterali che si potrebbero somministrare alle persone che soffrono di patologie articolari, problemi della pelle (applicazione locale) o edema cerebrale (per via orale). Si tratta della pianta dell’Aloe vera.

→ Sindrome di Cushing: in questa sindrome, come nel morbo di Cushing, vi è un eccesso di glucocorticoidi. Bisogna tuttavia distinguere la sindrome dalla malattia.

La sindrome:caratterizzata da sintomi quali viso arrotondato, obesità del tronco, schiena incurvata, arti che si atrofizzano, ossa che si indeboliscono, che possono essere generati da un eccesso di farmaci (cortisone di sintesi) somministrati per alleviare sintomi legati a un’insufficienza renale, a una malattia infiammatoria o a un adenoma ipofisario (tumore al cervello). Vedi sopra l’antinfiammatorio naturale.

Sono stato sopraffatto dalla paura di morire?

→ Morbo di Cushing:corrisponde a un iperfunzionamento della ghiandola cortico-surrenale contrariamente al morbo di Addison, che consiste invece in un ipofunzionamento della stessa. Nel morbo di Cushing vi è un’ipersecrezione di idrocortisone che causa atrofia muscolare e obesità del tronco, del collo e del viso, ipertensione arteriosa, disturbi del ciclo mestruale nelle donne, strie porpora accompagnate talvolta a un diabete zuccherino (mellito). Il morbo di Cushing può dipendere da uno sviluppo eccessivo delle ghiandole surrenali (tumore delle surrenali) o da una stimolazione anomala delle stesse da parte dell’ACTH (ormone adrenocorticotropo).

È possibile che io abbia la sensazione di non saper più come gestire le mie emozioni, quali azioni intraprendere, e che non mi senta compresa nei miei bisogni di affetto e di comprensione?

Emma è timida e riservata, per cui ha poche relazioni con gli altri. Il mattino del suo matrimonio suo padre, dubitando che suo genero sia l’uomo giusto, le dice: «Figlia mia, se sei infelice, non venire a piangere, sei tu che l’hai voluto». Emma non tarda a rendersi conto dell’errore commesso nello sposare quell’uomo, ma non può tornare indietro, ha sentito suo padre dirle: «Non venire a piangere…» Così va avanti in un rapporto in cui non ha voglia di procedere, tenendo dentro quello che sente, senza sapere che decisione prendere. Non ha i mezzi per andarsene né può sperare di avere aiuto. È dentro l’inazione e al limite delle emozioni. Il suo addome si gonfia e i muscoli inferiori si atrofizzano, soffre d’ipertensione. Solo dopo molti esami le viene diagnosticato il morbo di Cushing.

→ Morbo di Addison o insufficienza surrenale lenta: questa patologia è caratterizzata da una pigmentazione brunastra della pelle e della mucosa della bocca chiamata melanodermia (dovuta a un’attività importante dell’ipofisi che compensa l’insufficienza delle surrenali). Comporta anche ipotensione arteriosa, astenia, dolori lombari, dimagramento e disturbi digestivi.

In questa malattia si incontra spesso una distruzione graduale delle due ghiandole cortico-surrenali. La distruzione può essere dovuta all’esaurimento della componente corticale che è una malattia autoimmune che produce anticorpi antisurrenali o può essere associata ad altre malattie autoimmuni (la tiroidite di Hashimoto per esempio) o ad altre malattie che colpiscono le ghiandole surrenali. Vedi Malattie autoimmuni.

In ogni caso, essendo che il deficit riguarda in origine le surrenali, l’ipofisi di rimando produce l’ACTH (l’ormone adrenocorticotropo) per cercare di far lavorare le surrenali.

Se pensiamo di non aver preso la decisione corretta, la giusta direzione e che non possiamo più tornare indietro, possiamo sentirci bloccati nell’azione. Non ci sarà secrezione da parte della medullo-surrenale né compensazione della cortico-surrenale che smette di produrre il cortisone creando un grande senso di stanchezza. Quest’ultima vuole indurci a fermarci (soprattutto se abbiamo la sensazione di correre in ogni direzione) affinché si possa ritrovare la propria strada. Rimettendosi in moto, la cortico-surrenale può riprendere la sua attività. Ritrovare il proprio cammino vuol dire ritrovare la via della tranquillità che permette di avanzare.

Sono forse bloccato nell’agire e mi sento confuso, dubito della direzione presa e non voglio prenderne una nuova per paura che non sia ancora quella buona?

Mi sono forse sentito sfinito e scoraggiato di girare in tondo e di non sapere come uscirne?

→ Insufficienza surrenalica acuta: in questo caso i disordini metabolici sono aggravati da disturbi digestivi (vomito ripetuto, dolori addominali), nervosi (sindrome meningea, delirio, convulsoni) e cardiovascolari. Questa patologia può presentarsi nel decorso del morbo di Addison, ma è più vicina a una crisi scatenata da un’intossicazione alimentare, da farmaci o dalla sospensione improvvisa di una cura prolungata a base di corticoidi.

In questa crisi si ritrova spesso rabbia per il fatto di essersi sbagliati, di aver fatto una cattiva scelta di alimenti, di cure o di medici. Si rifiuta tutto in un blocco, si prova senso di colpa, di scoraggiamento e la paura di morire. Si è al limite delle emozioni.


GINOCCHIO: è un’articolazione importante che permette di piegare le gambe e di chinarci. Rappresenta allo stesso tempo la flessibilità, la sottomissione e l’umiltà.

→ Patologia della cartilagine del ginocchio: vedi Condropatie.

→ Ferita al ginocchio:

Prima di ferirmi, mi sentivo in colpa per il fatto di voler avere ragione?

→ Dolore al ginocchio: nella maggior parte dei casi ha a che fare con conflitti di sottomissione. Sia rifiutiamo di piegarci sia ci imponiamo cose per paura di dispiacere o di non essere amati.

Ho difficoltà ad accettare le osservazioni o i suggerimenti degli altri?

Sono stato troppo conciliante nel passato e non abbastanza ora?

È possibile che il mio inconscio mi dica: «Non ti piegare troppo in fretta di fronte a questa decisione»?

→ Difficoltà a piegare le ginocchia: mancanza di flessibilità perché si ritiene di aver ragione. Nella maggior parte delle religioni genuflettersi rappresenta un atto di umiltà.

Mi sono convinto di aver accettato una situazione o una decisione mentre in verità non ho fatto altro che cedere per salvare la faccia o guadagnarmi la pace?

→ Strappo del menisco: il menisco è un disco cartilaginoso a forma di mezzaluna presente in diverse articolazioni. Quella del ginocchio ne comprende due, la cui funzione principale è collegata ai legamenti che li mantengono in posizione per poter ridurre le frizioni durante i movimenti.

Ho provato un senso di ribellione perché mi si voleva trattenere dal fare quello che avevo deciso?

→ Dolore al menisco: vedi Cartilagine.

→ Versamento al ginocchio: vedi Sinoviale.

C’è qualcuno del mio ambiente che vuole sempre aver ragione, cosa che mi fa provare rabbia?

→ Distorsione al ginocchio:

Ho voluto porre un termine a quello che mi veniva imposto o che mi si voleva imporre?

Una persona mi raccontò di aver avuto una distorsione mentre andava a un incontro con un uomo nel quale aveva molta fiducia, per parlargli di un progetto al quale aveva lavorato molto. Le domandai se, di fronte a questa persona, assumeva un atteggiamento sottomesso. Mi rispose di sì. Le chiesi: «È possibile che il tuo inconscio abbia voluto dirti: ‘Non così veloce, rischi di dare il tuo potere a questa persona e di ritrovarti in una posizione di sottomissione’?» Mi confermò che era quello che lei stessa aveva scoperto in seguito.

→ Ginocchia bloccate: 

Che cosa impongo a me stesso o agli altri e per cui rifiuto ogni compromesso?

→ Ginocchia che cedono: vedi Iperlassità.

→ Ginocchia intorpidite:

Voglio rendermi insensibile rispetto a ciò che mi stanno imponendo?

Per esempio, cerco di convincermi che la cosa non mi disturba mentre in realtà faccio resistenza.

→ Ginocchio valgo: spostamento dell’asse della gamba verso l’esterno rispetto alla coscia. Può esprimere insicurezza a procedere nella vita assieme a un bisogno di proteggersi.

– In un bambino:

La madre ha provato sensazioni di insicurezza durante la gravidanza?

Il bambino si sente insicuro?

– In un adulto:

È possibile che abbia paura di andare avanti?

Ho già avuto paura di essere vittima di abuso?

→ Ginocchio varo: spostamento dell’asse della gamba verso l’interno rispetto alla coscia che crea l’effetto di gambe ad arco.

– In un bambino:

Il bebè si sarà sentito pressato a uscire? Avrà iniziato a camminare troppo presto? Si sarà sentito spinto a farlo e non abbastanza sostenuto?

– In un adulto:

Ho la sensazione di non aver avuto tutto il sostegno di cui avrei avuto bisogno per andare più lontano nella vita?

→ Gotta al ginocchio: vedi Artrite gottosa alla voce Artrite.

→ Artrosi del ginocchio: vedi Artrosi.

GIRADITO: vedi Patereccio.

GLAUCOMA: dovuto a una pressione oculare eccessiva, può danneggiare il nervo ottico e portare alla cecità. Può essere legato al rifiuto di guardare la vita in seguito a una pressione emotiva di lunga data non perdonata. È frequente nelle persone anziane che dicono: «Ne ho viste abbastanza». Vedi anche Cecità.

Chi è per me fonte di grande pressione emotiva in ciò che vedo?

Sono forse le esigenze di una persona nei miei confronti?

Si tratta forse di una situazione spiacevole di cui non vedo la fine?

GLIOBLASTOMA: tumore dell’encefalo a sviluppo rapido che si origina a partire dalle cellule gliali. Vedi Glioma.

GLIOMA: tumore cerebrale che si sviluppa a danno delle cellule gliali. Il cervello è composto per il 10 per cento di neuroni e per il 90 per cento di cellule gliali che formano la glia. Hanno la funzione di sostenere, alimentare, partecipare alla cicatrizzazione dei tessuti cerebrali, oltre a proteggere i neuroni che concorrono alla trasmissione degli stimoli nervosi (le informazioni) nell’organismo. Contrariamente ai neuroni, le cellule gliali si riproducono e si moltiplicano.

Un glioma che appare isolato, senza cioè che si siano prodotti altri tumori in altre parti del corpo, può essere in relazione con una persona che, nel suo bisogno di proteggerci per rassicurarci, ci impedisce di esistere nella nostra individualità (idee, scelte, sogni). Si produce allora un edema al cervello. Il liquido contenuto in esso, col tempo e col ripetersi di questi limiti imposti, ristagna formando una gelatina che si trasformerà in un tumore chiamato glioma.

Mi sento, da anni, limitato nelle mie capacità di prendere le decisioni e seguire le mie aspirazioni?

Può anche trattarsi di una o più cicatrici cerebrali.

Un glioma che compare dopo un primo o un secondo tumore è piuttosto legato al rifiuto di una prognosi sfavorevole. La persona può dirsi: «Non posso morire, i miei bambini hanno ancora troppo bisogno di me, devo trovare una soluzione!» Si produce allora un’iperattività a livello della glia che provoca una moltiplicazione di cellule gliali per formare un tumore che potrà essere un glioma o un glioblastoma.

Ho vissuto un grande stress per voler trovare delle soluzioni per guarire?

GLOMERULONEFRITE: vedi Reni.

GLOSSITE: vedi Lingua.

GLOSSODINIA: vedi Lingua.

GLUTEI: formati da muscoli coinvolti nella funzione locomotoria. Sono anche i cuscini di protezione delle ossa del bacino in posizione seduta. I glutei stanno al corpo come il pollice sta alla mano e l’alluce al piede. Rappresentano il potere, l’inattività e il riposo.

Il potere:

Sedendomi accanto a una persona, se ho i glutei grossi la costringo a farmi spazio.

Una persona con un bacino ampio e grossi glutei può in passato essersi sentita limitata nel suo ambiente. Crescendo o attraverso le esperienze fatte, ha quindi compensato fisicamente. Un bacino ampio può esprimere il bisogno di avere una propria collocazione.

I glutei alti sovente sono legati a un desiderio di accrescere il proprio potere (frequenti nelle persone di pelle nera).

I glutei piccoli, piatti e stretti possono essere associati al desiderio di passare inosservati, frequente in alcuni omosessuali.

I glutei ben arrotondati possono esprimere la capacità di avere potere sugli altri. La persona può avere attitudini da leader, capacità di dirigere o di dominare il prossimo.

L’inattività:

 Ascesso al gluteo:

Ho forse provato rabbia per dover restare seduto per ore in questo luogo mentre avrei preferito trovarmi altrove?

→ Brufoli al gluteo:

Ho forse provato impazienza per essere rimasto seduto ad aspettare, quando avevo molte cose da fare?

→ Prurito ai glutei:

Sono impaziente di alzarmi e lasciare questa sedia? Per esempio, se si è sull’autobus, in treno o in aereo e si ha molta fretta di arrivare.

→ Pizzicore ai glutei: può essere in relazione al fatto di sentirsi costretti a restare seduti mentre si vorrebbe essere altrove. Il problema riguarda in generale persone che svolgono un lavoro sedentario o studenti che devono trascorrere molte ore ad ascoltare i professori mentre preferirebbero fare altre cose.

→ Foruncoli al gluteo: vedi Foruncolosi.

Il riposo:

 Dolori ai glutei in posizione seduta: il dolore può talvolta risalire fino alla schiena.

Ho paura che mi si creda un fannullone?

Mi concedo il tempo di riposare?

Ho la sensazione di perdere tempo?

Quando sono seduto, penso a tutto ciò che mi rimane da fare?

GOLA o FARINGE: questo canale muscolo-membranoso mette in comunicazione le fosse nasali e la bocca (in alto) con la laringe e l’esofago (in basso). Rappresenta la comunicazione.

→ Mal di gola (senza infiammazione): spesso legato alla paura di esprimersi o a un’emozione di collera non espressa. Può anche dipendere dalla paura di essere messi in ridicolo o, ancora, di ferire qualcuno con le nostre parole. Questo timore può portare a trattenersi nell’esprimerci e manifestarsi con un edema (gonfiore) alla gola.

Una donna che aveva mal di gola da mesi comprese la causa del suo disturbo parlando con me. Aveva un figlio tossicodipendente. Avrebbe tanto voluto aiutarlo. Mi disse: «Ho talmente paura di non trovare le parole giuste e dire qualcosa che potrebbe ferirlo che preferisco tacere». Un’altra donna che aveva una voce molto bella si ritrovava con un mal di gola ogni volta che doveva cantare in pubblico perché aveva molta paura dei commenti degli altri.

→ Mal di gola con infiammazione o angina: infiammazione dell’istmo faringeo e della faringe.

Ho represso le mie parole invece che tirare fuori la rabbia che avevo dentro?

Può essere che ci si sia detti: «Preferisco tacere piuttosto che fare tante storie perché, se mi lascio andare a dire quello che sento dentro, rischio di dirne troppe»?

 Pizzicore in gola:

Ho paura a esprimere le mie idee di fronte a una persona autorevole?

Ho paura di essere criticato, messo in ridicolo o rifiutato a causa di quello che potrei esprimere?

→ Flusso di liquido siero-mucoso nella gola:

Qual è la tristezza che non esprimo?

→ Sensazione di avere qualcosa bloccato nella gola:

C’è qualcosa che rimane incastrato, che non passa in ciò che esprimo o che vorrei esprimere?

Anni fa assunsi una redattrice per aiutarmi a lavorare a un mio manoscritto. Mi era stata raccomandata dalla persona che avrei voluto ingaggiare ma che non era disponibile in quel momento. Essendo buone le prime prove, le offrii il contratto. Dal secondo capitolo mi resi conto che non andava bene, non era il mio stile di scrittura. Ciò che desideravo era che lei correggesse i miei testi e non che li riscrivesse. Ebbi allora la sensazione di avere qualcosa in gola e la cosa mi durò per tutta la nostra collaborazione. Il disturbo non mi impediva di parlare né di mangiare, era per lo più una sensazione spiacevole. Dissi alla persona che me l’aveva consigliata: «C’è qualcosa che non va, che urta». Lei mi incoraggiò a persistere. Quando ne ebbi avuto abbastanza, e realizzai che il suo lavoro non mi si confaceva non perché non fosse competente ma per il fatto di non rispettare i miei testi, misi fine alla nostra collaborazione. La sensazione spiacevole in gola sparì.

→ Voce rauca: vedi Afonia.

GOMITI: rappresentano il mutamento di direzione rispetto a quello che facciamo o che ci piacerebbe fare. Può riguardare l’aspetto lavorativo o quello affettivo. Un dolore al gomito può esprimere il timore che la propria situazione non cambi o un senso di costrizione per dover prendere una direzione che non si desidera. Per esempio, si viene mandati a lavorare in un nuovo ufficio mentre si stava bene in quello in cui si era da anni. Vedi anche Cartilagine.

Mi svaluto in relazione a un cambiamento di direzione che ho intrapreso o che mi hanno imposto sul lavoro?

Sto facendo resistenza rispetto a un cambiamento di situazione nel mio lavoro o nel mio rapporto di coppia?

Ho paura di ritrovarmi senza mezzi o di invecchiare da solo?

→ Dolore che dal gomito sale fino alla spalla:

Ho paura di assumermi responsabilità, temo di non essere all’altezza?

→ Epicondilite: infiammazione della regione dell’epicondilo nella parte esterna del gomito, dove alcuni muscoli si attaccano al tendine dell’avambraccio. La patologia è strettamente legata alla rabbia verso chi ci trattiene a fare un lavoro che non ci corrisponde più, ma da cui ci si sente dipendenti.

Vorrei poter lasciare il mio lavoro?

Cos’è che mi disturba e che vorrei veder cambiare nel mio lavoro?

Un’infermiera soffriva di epicondilite al gomito destro. Quando partecipava ai miei seminari stava bene, ma quando doveva incontrare il medico per discutere del suo ritorno al lavoro il gomito le faceva molto male. Aveva bisogno di quel lavoro per vivere, ma non era più quello che voleva fare. La malattia le permetteva di vivere entrambe le situazioni.

→ Epicondilite laterale: detta anche «gomito del tennista». Vedi anche Tendinite.

Mi disistimo per non essere più competitivo o non aver vinto?

Ho paura di non farcela?

GONFIORE: vedi Edema.

GONORREA: vedi Malattie sessualmente trasmissibili.

GOTTA: vedi Artrite gottosa alla voce Artrite.


GOZZO: vedi Ghiandola tiroidea.

GRAVIDANZA E SUOI PROBLEMI:

→ Bruciori di stomaco:

Ne ho abbastanza dell’eccesso di consigli e attenzioni dei miei cari o di una mancanza di riguardi da parte loro nei confronti del mio stato?

→ Costipazione:

Ho paura di perdere il mio bambino?

→ Prurito dell’addome alla fine della gestazione:chiamato anche herpes gestationis. Nonostante il nome, questo fastidioso prurito non ha niente a che vedere con l’herpes. Si tratta di una dermatosi che colpisce solo le donne incinte.

Sono impaziente di partorire perché non sopporto più di vedermi così grossa?

Ne ho abbastanza dei disagi di questa gravidanza?

→ Eclampsia: vedi Parto.

→ Aborto spontaneo: molto spesso legato al fatto che la donna (talvolta in modo inconscio) non desidera il bambino o non si sente pronta. Può anche darsi che l’anima del bambino non si senta pronta a incarnarsi e decida di ripartirsene.

Può dipendere da quello che si è vissuto precedentemente a questa vita. Se, per esempio, ci si era sentiti impotenti a salvare uno o più bambini, è possibile che in questa vita si riviva quel sentimento di impotenza nell’aborto. Tutto questo è solo a titolo di ipotesi.

Qual è il sentimento che questo aborto risveglia in me?

→ Gravidanza extrauterina ectopica: vedi Tube di Falloppio.

→ Maschera della gravidanza: vedi Cloasma.

→ Mola idatiforme: tumore benigno formato a partire dai tessuti gestazionali all’inizio di una gravidanza in cui l’embrione non è riuscito a svilupparsi normalmente. Può esprimere confusione nel desiderio di un figlio.

Desideravo veramente questa gravidanza?

→ Nausea e vomito: non tutte le donne incinte soffrono di nausea e di vomito. Tra quelle che ne soffrono la maggioranza ne è colpita solo al primo trimestre. Tuttavia vi sono alcune donne che hanno questi disturbi durante una gran parte della loro gravidanza.

  • Al primo trimestre:

Alcuni attribuiscono le nausee a un’ipersensibilità olfattiva accresciuta dall’aumento di estrogeni. Il naso è associato alla vita poiché l’aria che entra nelle nostre narici corrisponde alla vita e anche la gravidanza riguarda una piccola vita in divenire.

Ci sono forse delle cose che possono maggiormente darci noia in relazioneall’arrivo del bambino?

Ecco un esempio: se il partner ha l’abitudine di lasciare in giro i suoi vestiti e noi li raccogliamo senza farci caso, può essere che avendo un maggiore bisogno di riposo questo ci disturbi di più. La nausea è un disturbo digestivo.

Il vomito può invece indicare il fatto che ci sia un rifiuto, sia del proprio stato sia del bambino, così come si può rifiutare una gravidanza «accidentale». Si può provare lo stesso sentimento verso la propria situazione (la situazione economica precaria in cui si vive, stare con i genitori o i suoceri, dover rinunciare agli studi ecc.).

Che cosa rifiuto nella mia situazione attuale per accogliere questa nuova vita?

Ho paura delle ripercussioni che questa gravidanza avrà nella mia relazione di coppia o nella mia vita?

  • Vomito durante gran parte della gestazione:Ines ha sofferto di vomito durante quasi tutta la gravidanza. Incinta di un uomo che faceva piccoli lavoretti mentre lei era senza un impiego, si domandava come sarebbero riusciti a nutrire il bambino. Rifiutava la difficile situazione in cui doveva trascorrere la gravidanza e quello che la attendeva dopo la nascita del bambino.

Che cosa rifiuto rispetto alla gravidanza o al bambino che aspetto?

→ Edema: l’edema alle gambe o ad altre parti del corpo è spesso legato al fatto di sentirsi limitate dal proprio stato nel desiderio di andare avanti o fare quello che piace: ballare, fare sport o fare l’amore.

Mi sento limitata dalla mia gravidanza?

 Placenta previa marginale:

Ho voluto abbreviare la gravidanza?

GRAVIDANZA ISTERICA:

Desidero così tanto essere incinta?

GUANCE: designano allo stesso tempo il muscolo che serve ad aprire e chiudere la bocca, a masticare, come anche la mucosa del cavo orale che riveste l’interno delle guance. Vedi anche Mascella.

→ Mordersi l’interno delle guance:

Ce l’avevo forse con me per quello che avevo appena detto?

GUILLAIN-BARRÉ:vedi Sindrome di Guillain-Barré.

1 Nel sito della Metamedicina si può trovare una lista di terapeuti qualificati (www.metamedicina.com).

 

Lettera H

 HERPES: disturbo caratterizzato da un’eruzione cutanea che si presenta sotto forma di vescicole raggruppate sopra un nucleo di infiammazione, di solito doloroso. Ci sono diversi tipi di herpes:

→ Herpes labiale: caratterizzato da un’eruzione cutanea sulle labbra. È importante osservare quello che è successo prima che si presentasse.

Ho vissuto una situazione di frustrazione in cui mi sono trattenuto dall’esprimere la mia rabbia?

Mi è dispiaciuto di essermi arrabbiato per ciò che mi è stato detto?

L’herpes labiale può anche essere in relazione con un senso di frustrazione legato al desiderio di abbracciare o di essere abbracciati. Si può essere arrabbiati con se stessi per essersi lasciati conquistare sessualmente troppo facilmente o avere un vivo dispiacere per non aver potuto abbracciare un’ultima volta la persona che si amava e che è morta.

Ho vissuto una situazione che mi ha fatto provare rabbia che non ho saputo gestire o per la quale sono arrabbiato con me stesso?

Mi sento rifiutato o respinto dalla persona che desidero tanto abbracciare?

C’è una persona che mi dispiace di non aver potuto abbracciare un’ultima volta?

→ Herpes genitale:

Sono arrabbiato con me stesso per aver avuto questo rapporto sessuale?

Forse per me sesso deve essere uguale ad amore, mentre sesso senza amore «non sta bene»?

Ho la sensazione di essermi lasciata sedurre troppo facilmente?

→ Herpes all’occhio: 

È possibile che ce l’abbia con me stesso per essermi arrabbiato a causa di ciò che vedo che mi frustra o non mi piace?

→ Herpes gestationis: vedi Gravidanza e suoi problemi.

→ Herpes circinato: vedi Micosi.

→ Herpes zoster: vedi la voce corrispondente.

HERPES ZOSTER FUOCO DI SANT’ANTONIO: malattia di origine virale caratterizzata da un’eruzione di vescicole disposte sull’arco riflesso dei nervi sensitivi. Riguarda le emozioni legate a una separazione che ha causato una grande tristezza o una profonda ferita.

→ Herpes zoster che si sviluppa inizialmente nella regione dorsale per poi diffondersi attorno o sotto i seni:

Ho forse vissuto un senso d’impotenza davanti alla sofferenza di una persona a me cara?

Sono arrabbiato con me stesso per non essere riuscito a fare di più per aiutare una persona cara che è morta?

Léa mi consulta per il suo herpes zoster iniziato all’altezza della settima dorsale e diffusosi poi sotto i seni. Le chiedo se prima che comparisse aveva per caso vissuto una forte situazione emotiva con uno dei suoi figli. Mi racconta che l’herpes era iniziato al rientro di un breve soggiorno a casa del figlio, in cui aveva visto la nuora trattare duramente il suo nipotino. Questo fatto l’aveva ovviamente addolorata e avrebbe tanto voluto fare qualcosa per il piccolo. Le domando come si era sentita al momento della partenza, e lei mi risponde in lacrime: «Avevo la sensazione di abbandonarlo».

Un’altra persona mi chiede un consulto medico per un dolore che avverte in un punto preciso della schiena e che si irradia poi verso le costole. Mentre mi mostra dove sente male, riconosco che si tratta dell’arco riflesso e dunque chiedo se le è capitato di pensare che avrebbe potuto fare qualcosa di più per qualcuno che amava e che forse è già deceduto. A quel punto inizia a piangere e a parlarmi di sua nonna. Quest’ultima soffriva di Alzheimer e poiché vederla soffrire le procurava un grande dolore lei non era quasi mai andata a trovarla. Dopo la morte della nonna, rimpiangeva di non esserle stata d’aiuto e non riusciva a perdonarselo.

Alla fine le ho proposto di visualizzare questa situazione: «Immagina per un momento che una delle tue amiche più care ti dica: Sono arrabbiata con me stessa per non essere venuta a trovarti quando hai subito quell’intervento chirurgico. Non perché tu non conti per me, anzi, ma non avrei sopportato di vederti soffrire. Ti chiedo scusa».

«La perdoneresti?»

«Sì, certo.»

«E perché?»

«Perché avrei capito che per lei era una situazione troppo dolorosa.»

«E se questa amica fossi tu, saresti in grado di dire a te stessa le parole che avresti detto alla tua amica?»

È stato allora che ha capito, dopodiché si è liberata dal senso di colpa e dall’herpes zoster.

→ Herpes zoster nella zona del retto e dei genitali:

Ho forse vissuto una situazione che mi ha molto rattristato da parte del mio partner sessuale?

Un esempio: un compositore crea una bellissima musica per la donna che ama. Quando gliela suona, lei rimane un po’ fredda, come se la cosa non la riguardasse. Il compositore ne rimane ferito perché non si sente considerato nell’espressione dei propri sentimenti.

→ Herpes zoster al trigemino: vedi anche Nevralgia.

Ho forse subito un’offesa che mi ha ferito profondamente?

 

Lettera I

ICTUS: danno vascolare su base ischemica o emorragica di solito correlato all’ispessimento della parete dell’arteria. È legato al fatto di dispiegare molte energie per difendere o conservare ciò a cui si tiene. Se ci si aggrappa, se si resiste di fronte a qualunque alternativa o se ci si chiude a essa, ne può derivare un blocco dell’energia che può manifestarsi nell’ostruzione di una delle arterie.

C’è una situazione che non voglio assolutamente lasciare e per la quale rifiuto di accettare compromessi?

IDROFOBIA: si tratta della paura dell’acqua. Spesso le sue radici si ritrovano nell’infanzia, poiché i bambini sono impressionabili. Assistere a un annegamento, guardare un film in cui persone muoiono affogate può sviluppare l’idrofobia. Può esserci un legame con la nascita, se il bambino ha avuto paura di restare senz’aria mentre era nel liquido amniotico. Infine, può darsi che l’anima della persona affetta da idrofobia abbia già vissuto un’esperienza di annegamento. Per liberarsene bisogna sciogliere le emozioni legate a queste immagini e imparare a respirare in un ambiente acquatico.

Sono rimasto impressionato quando ero bambino da un racconto o da immagini di annegamento?

IDROSADENITE: ascesso delle ghiandole sudoripare.

Provo forse rabbia nei confronti di una persona o di una situazione che mi fa «sudare» o che mi richiede molti sforzi?

ILEITE: vedi Morbo di Crohn.

IMPETIGINE: infiammazione superficiale della pelle caratterizzata da piccole bolle, che colpisce soprattutto i bambini.

È possibile che il bambino abbia provato rabbia per il fatto di essere trascurato a favore di un’altra persona o di un altro bambino?

IMPOTENZA: o difficoltà sessuali nell’uomo. Sono di vario tipo:

→ Difficoltà di erezione: possono sopravvenire:

  • Quando un uomo vede la sua compagna come sua madre (così come voleva resistere alla madre altrettanto può cercare ora di fare con la moglie).
  • Quando un uomo serba rancore nei confronti della ex partner sessuale perché lo ha ingannato o lasciato.
  • Quando un uomo si è sentito umiliato sessualmente.

Mario ha la sua prima esperienza sessuale con una donna più vecchia che si burla della sua inesperienza e che gli chiede una nuova prestazione. Si sente umiliato e non rispettato. L’esperienza è per lui più traumatica che piacevole. In seguito, ha difficoltà ad avere erezioni durante gli scambi amorosi. Non riesce ad averne se non masturbandosi in solitudine. Si libera da questa difficoltà grazie all’amore di una compagna comprensiva. Inoltre deve trasformare il significato che aveva dato dell’atto sessuale, che si riassumeva in: «non essere prestanti = essere ridicoli» in una nuova equazione che è: «atto sessuale = atto d’amore, comunione, condivisione».

Serbo ancora rancore nei confronti di un’ex partner?

Mi sento colpevole di provare piacere con la mia nuova compagna?

Mi sento forse bloccato nella mia sessualità?


→ Impossibilità o assenza di eiaculazione durante la penetrazione: esprime la difficoltà dell’uomo ad abbandonarsi a una donna, sia perché ha troppe preoccupazioni, sia perché si tiene sulle sue a causa di ferite sul piano emotivo o anche per il bisogno di dominare o di conservare il suo potere maschile.

Di cosa ho paura?

Cosa mi manca perché mi senta a mio agio?

→ Problemi di penetrazione: gli uomini che hanno questo problema sono stati sovente testimoni dei lamenti della madre che diceva al marito: «Mi fai male», o ai pianti della sorella abusata dal padre.

Ho giudicato mio padre?

Ho paura di fare del male alla mia partner?

Provo un senso di colpa nei confronti di mia madre?

INCIDENTE: cadere, bruciarsi, ferirsi, essere colpiti da un oggetto, scontrarsi con un veicolo, in poche parole tutto ciò che può ostacolare o impedire di compiere le proprie attività abituali, può rivelare un desiderio inconscio di voler porre fine a un lavoro o a una situazione per i quali non si vede alcuna soluzione.

Può trattarsi ugualmente di una situazione in cui abbiamo paura di fallire. L’incidente diventa allora il mezzo o lo strumento necessario per porre fine alla situazione.

C’è un’attività che volevo lasciare, una situazione alla quale volevo sottrarmi?

Jeannette lavora come infermiera nel reparto di psichiatria. Ogni giorno che passa, il suo lavoro le sembra sempre più pesante. Non sopporta più di vedere come sono trattati i pazienti del suo reparto. Purtroppo, per lei non è disponibile un’altra sistemazione. Durante un fine settimana, mentre sta svolgendo dei lavori in casa, cade e si frattura la seconda vertebra lombare: si ritrova immobilizzata a letto per settimane. L’incidente le permette di interrompere quel lavoro che non riusciva più a sopportare, ma che manteneva per necessità economiche.

Se l’incidente è un ostacolo alla fruizione di qualcosa di piacevole, se impedisce di approfittare di qualcosa o di condividere momenti felici, si cerca forse inconsciamente di privarsi di qualcosa o non ci si vuole concedere momenti di piacere o di felicità.

Porto in me il senso di colpa di vivere, di avere più degli altri, una vita migliore dei miei genitori, tanto più se si sono sacrificati per me?

Può essere una manifestazione di un senso di colpa che rovina la nostra gioia, salute, felicità o possibilità di successo. Può anche darsi che si sia un po’ troppo perfezionisti e che si pretenda la perfezione da noi stessi.

Mi sentivo in colpa per concedermi questo piacere prima che mi accadesse l’incidente?

Ho la tendenza a cercare la perfezione?

→ Incidente alle dita:

Mi sentivo in colpa per dei dettagli della quotidianità?

Per esempio, essere in ritardo per preparare da mangiare, essersi sbagliati nelle misure facendo dei lavoretti in casa ecc.

Se l’incidente ci procura sofferenza, cercavamo forse inconsciamente di punirci o di autodistruggerci per cose o azioni di cui ci rimproveriamo?

Vediamo un esempio: qualcosa ci colpisce in un occhio. Possiamo considerarlo un evento sfortunato. Ma se ci fermiamo a riflettere, possiamo chiederci:

Cos’è successo prima che quella cosa mi colpisse l’occhio? Quali erano i miei pensieri? Mi rimproveravo per ciò che vedevo o constatavo attorno a me?

Se, per esempio, vedessi mio figlio scontento del fatto che il mio cambio di impiego ci ha costretti a trasferirci in un’altra città, potrei pensare che, a causa della mia scelta, ho fatto soffrire il mio bambino.

Può anche riguardare una lettera che ho ricevuto da una persona cara che mi rivolge dei rimproveri e che mi spinge a pensare: «Non avrei dovuto affrontare la cosa in questo modo…»

Mi sono forse rimproverato o sentito colpevole per qualcosa in particolare prima che capitasse questo incidente?

Infine, se piccoli infortuni o incidenti sovente possono essere legati al senso di colpa, possono però anche essere il segnale di una rabbia che proviamo e che rivolgiamo contro noi stessi, invece che verso gli altri.

Marlène mi domanda il significato di un piccolo incidente che le è capitato mettendo il bagaglio a mano nella cappelliera dell’aereo: si è schiacciata un pollice. Le domando se, prima di salire nell’aereo, può essersi sentita colpevole di qualcosa. Mi risponde: «Non credo, ero invece arrabbiata per quanto mi avevano chiesto al controllo della sicurezza». «Quando sei arrabbiata, hai l’abitudine di rivolgere la rabbia contro te stessa?» Marlène sorride e mi dice: «È quello che faccio sempre, non voglio essere cattiva». Comprende così il suo incidente al pollice.

INCIDENTE VASCOLARE CEREBRALE: vedi Ischemia.

INCISIVI: denti anteriori (quattro in alto e quattro in basso). Vedi Dentizione.

INCONTINENZA: emissione involontaria di urina. Il disturbo riguarda soprattutto le persone che sentono invaso il proprio territorio e che si esprimono talvolta in questo modo: «Non mi sento a casa in casa mia!» o: «Non ho più un mio spazio dopo che mio marito è andato in pensione o che mio figlio è tornato a casa». Le persone anziane, messe all’ospizio, presentano spesso problemi di incontinenza. È possibile che sentano il proprio spazio invaso dall’intrusione nella loro stanza del personale curante?

Mi sento forse invaso nel mio spazio?

Mi sento invaso dalle richieste degli altri, al punto da non avere più tempo per rilassarmi?

INDIGESTIONE: termine di uso comune usato per descrivere i sintomi di un’intolleranza alimentare che può manifestarsi con bruciori di stomaco, nausea e vomito.

Prima che facessi questa indigestione, ci sono state forse parole, dei comportamenti di uno dei miei cari o una situazione che mi è molto dispiaciuta?

Che cosa avrei rifiutato?

INDOLENZIMENTO:è un dolore alla schiena, in modo particolare nella regione lombare, che può insorgere a seguito di un eccesso di lavoro o di sforzo fisico. Può anche accompagnare uno stato influenzale o un’altra malattia virale.

Tendo a chiedere troppo a me stesso?

Può darsi che per me riposo, rilassamento = pigrizia?

Ho avuto genitori che non si fermavano mai e che mi facevano sentire in colpa quando non facevo niente?

INFARTO DEL MIOCARDIO o CRISI CARDIACA: vedi Cuore.

INFEZIONE: consiste in un insieme di reazioni dell’organismo provocate da uno o più microorganismi come batteri, virus, parassiti o funghi. Il ruolo dei germi è principalmente la trasformazione della materia. Ne esistono due tipologie, ovvero i germi (o microbi) eterogeni e i germi autogeni.

  • I germi eterogeneisono esterni al corpo. Possono penetrare nell’organismo attraverso ferite o tagli, inoculazione (vaccinazione) o per ingestione (acqua non potabile, alimenti scaduti o conservati). Ci si può difendere con una buona igiene, un’alimentazione a base di prodotti freschi o ben conservati ed evitando tutti i tipi di contaminazione. Se tuttavia si viene colpiti da un virus del tipo «influenza atipica», è bene ricordare che i virus difficilmente resistono a un aumento di calore. Non bisogna dunque temere l’innalzamento della temperatura corporea e magari, se è il caso, favorirla, per esempio con un bagno caldo o una bevanda calda, per poi sdraiarsi a letto coprendosi bene per favorire la sudorazione.
  • I germi autogeniinvece non sono estranei al corpo. Siamo noi stessi a produrli quando il nostro ambiente interiore, fisico o psichico, si modifica. Intervengono per riparare e pulire i tessuti colpiti.

Un esempio: una donna è arrabbiata perché il marito ha trascorso la serata con gli amici mentre si rifiuta di uscire con lei. Pensa: «Non ha mai tempo per me, ma per i suoi amici lo trova sempre!» La collera altera il suo ambiente interiore e colpisce in modo particolare la mucosa vaginale (la cosa le fa vivere una profonda delusione nei confronti del suo partner sessuale). Per riparare l’alterazione del tessuto (terreno) creata dall’emozione della collera, il corpo fa appello a germi autogeni, ovvero a batteri o lieviti che sviluppa lui stesso a partire dai miliardi di microzimi di cui è costituito.

Dopo Pasteur, i germi ci sono stati presentati come facenti parte sia di specie simbiotiche (che vivono in simbiosi con il nostro corpo) sia patogene (responsabili delle infezioni). I germi patogeni sono ancora considerati come nemici, responsabili dei nostri disturbi (tonsillite, vaginite, cistite ecc.), che devono essere distrutti il più rapidamente possibile.

Capire che non sono tanto i germi che bisogna eliminare (se, ovviamente, stiamo parlando di quelli autogeni) quanto piuttosto trasformare il nostro ambiente interiore (fisico o psichico), apre le porte a una migliore gestione di una perfetta salute. Invece di optare per la guerra ai germi, si sceglie l’approccio della pace nell’ambiente psichico, che può avere solo ripercussioni favorevoli nel nostro ambiente fisico interno che chiamiamo metabolismo.

Con questo nuovo approccio (già proposto da un grande ricercatore come Antoine Béchamp, vissuto all’epoca di Pasteur) se ho un’influenza, un raffreddore, una vaginite, una tonsillite o una malattia infettiva, prima di dare la colpa ai germi vado a ricercare che cosa ha potuto modificare il mio terreno interiore e permettere la loro comparsa nell’organismo. In questo modo, agendo sul mio terreno fisico (evitando tutte le forme di contaminazione) e psicologico per ristabilire l’equilibrio, la pace e l’armonia, smetto di mantenere un terreno favorevole al loro sviluppo. Naturalmente, se la loro azione è troppo violenta e dà luogo a manifestazioni dolorose o insopportabili, l’assunzioni di antibiotici è certamente indicata (vedi anche Antrace e Fascite necrotizzante).

Si può anche dare il nome di infezione a un processo di riparazione di un tessuto. Per esempio, una donna vive una profonda delusione amorosa da parte dell’uomo con il quale condivide la propria sessualità. Questa ferita affettiva può colpire il collo dell’utero, creando un piccolo tumore ulcerato. Quando la ferita affettiva si attenua, il corpo fa appello ai batteri autogeni per eliminare le cellule colpite e riparare i tessuti. La comparsa di leucorrea, accompagnata da perdite di sangue, può essere confusa con una vaginite e suscitare preoccupazione per un tumore al collo dell’utero. Se si fa un PAP test in quel momento, lo striscio può presentare cellule atipiche che sono quelle che, giustamente, il corpo sta eliminando. Per assicurarsene, si potrà chiedere alla paziente se, prima della comparsa della leucorrea, abbia vissuto una profonda delusione amorosa che avrebbe però già superato nel frattempo. Se questa è la situazione, siamo sicuramente di fronte a una fase di riparazione dei tessuti e la cosa migliore è lasciare che il corpo svolga il suo lavoro di guarigione, che di solito non dura più di quindici giorni.

INFEZIONE NOSOCOMIALE o OSPEDALIERA: si tratta di un’infezione contratta nel corso di un ricovero ospedaliero. È possibile che non dipenda tanto da una carenza di igiene quanto da una frequenza vibratoria?1 Sovente, infatti, è proprio negli ospedali più asettici che si riscontrano queste infezioni.

Abbiamo forse la sensazione che in questi ospedali la tecnologia abbia soppiantato la qualità delle cure?

È possibile che vi sia della rabbia per la mancanza di gentilezza, di comprensione, per i trattamenti fatti da certe infermiere o l’accanimento terapeutico di certi medici?

Ho provato rabbia per le cure che mi sono state prodigate?


INFIAMMAZIONE: quando un tessuto subisce un’aggressione come un intervento chirurgico, un trattamento radioterapico, un colpo di sole, una bruciatura, una collisione con un oggetto, il cervello interviene per procedere alla riparazione di uno o più tessuti colpiti e, per fare ciò, fa ricorso a cellule specializzate, i mastociti. Essi liberano una sostanza detta «istamina» che attiva la circolazione sanguigna nella parte del corpo interessata, inducendo un aumento del calore e un arrossamento della pelle nel punto in cui questa attività è più intensa. A loro volta, i capillari sovraccaricati da questo surplus di sangue liberano un surplus di liquido (linfa interstiziale) che si infiltra nei tessuti e crea un gonfiore «tumorale», dolori e talvolta pruriti dovuti alla stimolazione delle terminazioni nervose locali. È ciò che chiamiamo infiammazione.

Inoltre l’infiammazione si accompagna nella maggior parte dei casi a un accumulo di leucociti che contribuiscono al risanamento e al ripristino dei tessuti danneggiati, e svolge quindi un ruolo di riparazione e di difesa dei tessuti in seguito a un’aggressione.

Le aggressioni possono venire da elementi esterni: il contatto con certe piante o certe sostanze, oppure da shock accidentale oppure indotto (radioterapia, intervento chirurgico…). O anche da emozioni che hanno come conseguenza quella di amplificare l’azione del sistema linfatico.

Un esempio: quando proviamo una grande rabbia il ritmo cardiaco aumenta, la circolazione sanguigna si intensifica, diciamo che ci bolle il sangue nelle vene. A seconda dell’intensità, la rabbia può generare un aumento del calore nell’organo interessato e tradursi in una sensazione di bruciore, gonfiore dei tessuti colpiti, accompagnato a volte da febbre. In seguito a questo turbamento emotivo, osserviamo che siamo colpiti da un’infiammazione, ovvero da una malattia che termina con il suffisso «-ite» come un’otite, laringite, sinusite ecc. L’infiammazione o la malattia è di fatto la fase di riparazione dall’alterazione che ha subito il tessuto durante l’aumento di attività del simpatico «simpaticotonia», quando abbiamo sentito il sangue ribollire nelle vene. Il senso di bruciore associato all’infiammazione corrisponde all’attività intensa (aumento della circolazione sanguigna e/o aumento dell’attività batterica e virale) nei tessuti allo scopo di procedere alla loro riparazione.

L’infiammazione è dunque la risposta a un’aggressione e mira alla riparazione del tessuto colpito.

L’aumento di attività richiesta da un processo di riparazione è tuttavia dolorosa. Gli antinfiammatori non sono utilizzati per combattere l’infiammazione quanto per ridurne l’intensità, poiché non dobbiamo dimenticare che l’infiammazione fa parte di un processo che mira alla guarigione del tessuto o dell’organo interessato.

Gli antinfiammatori chiamati corticosteroidi sono per le infiammazioni ciò che gli antibiotici sono per le infezioni. Entrambi svolgono un’azione di riduzione dell’attività di riparazione del tessuto danneggiato. Lo scopo è far diminuire il dolore. Voler eliminare rapidamente o completamente l’infiammazione denota una mancanza di comprensione del funzionamento del nostro organismo.

Immaginiamo che una parte della nostra casa sia stata danneggiata da un albero caduto sul tetto. Il nostro assicuratore ci manda una squadra di operai. Questi fanno un baccano tale da essere invivibile. Diminuiamo la loro attività mandandone via una parte in modo che il lavoro sia svolto in modo meno intenso. Ma che succede se mandiamo via tutti gli operai? Chi riparerà il danno? Se nessuno procede alla riparazione i danni rischiano di aggravarsi.

La stessa cosa succede nel nostro corpo. È importante sapere che esistono piante che svolgono un’azione antinfiammatoria naturale, senza alcuna controindicazione. È il caso dell’aloe vera, una succulenta molto facile da coltivare in appartamento. Il liquido di una foglia appena tagliata dà risultati favolosi in poco tempo.

Sono stato in contatto con una sostanza sconosciuta per me sbagliata (cibo, farmaco, vaccino, minerali, piante ecc.)?

Ho vissuto un’esperienza in cui mi sono sentito aggredito, non rispettato, non considerato e che mi avrebbe fatto provare rabbia?

INFLUENZA: ci sono due tipi di infezioni, ovvero quelle da germi autogeni e quelle da germi eterogeni e la stessa cosa succede con l’influenza. Quella che dipende da germi autogeni si sviluppa a partire da virus prodotti dal corpo. Questo tipo di influenza si sviluppa quando siamo molto stanchi e il corpo ha bisogno di riposo. Viene talvolta confusa con un’infreddatura ma, a differenza di questa, i sintomi (febbre, indolenzimento, problemi alle vie respiratorie) sono più intensi. Una vera influenza costringe a stare a letto.

→ Influenza da germi autogeni: 

Avevo molto bisogno di riposo che non ho ascoltato, perché ero preso dai miei doveri materiali, professionali o famigliari?

Mi sono forse fatto violenza per continuare?

Cos’è che questa influenza mi porta o mi obbliga a fare?

→ Influenza da germi eterogeni: queste influenze dipendono da fattori contaminanti. Sono del genere influenza stagionale, aviaria, suina (vedi Infezione).

INFORTUNIO, SINISTRO: vedi Incidente.

INGUINE: piega di flessione della coscia sull’addome. L’inguine unisce la regione sessuale (i genitali) alla zona «azione» (le gambe).

Un problema all’inguine può indicare una difficoltà nell’agire legata al proprio partner sessuale. «Io voglio agire in modo libero ma il mio partner non smette di dirmi quello che devo fare e come lo devo fare.» Vedi Ernia.

→ Dolore inguinale:

Ho paura di prendere posizione nei confronti del mio partner sessuale?

→ Strappo inguinale in uno sportivo:

Avevo bisogno di dimostrare a me stesso o al mio partner che potevo farlo?

Strappo inguinale senza incidente muscolare:

Ho voluto staccarmi, in ciò che ho fatto, dalle raccomandazioni del mio partner?

→ Psoriasi inguinale:

Mi sento incapace di mantenere l’armonia nel mio rapporto di coppia? Vedi Psoriasi.

INSONNIA: vedi anche Sonno, disturbi del.

→ Insonnia passeggera: può essere conseguenza di tensioni, preoccupazioni, inquietudini che inducono una predominanza del sistema simpatico che ci tiene svegli.

Cos’è che mi preoccupa o che mi crea ansia in questo momento?

→ Insonnia cronica: è quasi sempre legata a un senso di colpa. Perciò, di fronte a un problema di insonnia tenace, ci converrà cercare il senso di colpa che è in noi.

Per esempio, il senso di colpa per non aver potuto fare niente, o di aver fatto qualcosa che rimpiangiamo, di non aver agito al momento giusto, di aver ignorato qualcosa che era molto importante.

Mi sento forse in colpa per aver fatto soffrire mia madre nascendo?

Mi sento forse in colpa per averle imposto un matrimonio infelice perché era incinta?

Mi sento forse in colpa per la sofferenza o la morte di uno dei miei cari?

Mi sento forse in colpa per non essere intervenuto in aiuto di uno dei miei cari che si è suicidato?

Qual è il maggior senso di colpa che posso avere?

→ Insonnia nei bambini: vedi Sonno, disturbi del.

→ Insonnia nelle persone anziane: può essere legata alla paura di morire. Quando andiamo a dormire, perdiamo il contatto con le persone che ci sono care e gli oggetti che ci appartengono. È esattamente ciò che accade quando moriamo. La differenza tra la morte e il sonno risiede nel fatto che, al risveglio, ritroviamo lo stesso veicolo (il corpo fisico), mentre morendo lo lasciamo definitivamente. Le persone anziane hanno spesso paura di questa tappa di transizione che chiamiamo morte.

Ho paura di morire?

Ho paura di non rivedere più coloro che amo?

INSUFFICIENZA CORONARICA: vedi Cuore.

INSUFFICIENZA RENALE: vedi Reni.

INTERTRIGINE: o affezione delle pieghe della pelle, si manifesta con irritazione, arrossamenti, secchezza e screpolature della pelle tra le dita delle mani o dei piedi e nelle pieghe inguinali. Vedi anche Micosi.

Il disturbo può presentarsi nel caso di candidosi, eczema o psoriasi, ma anche indipendentemente da queste malattie. Riguarda in generale emozioni legate a dolore da separazione (partenza, morte), ma può anche riguardare il fatto di sentirsi separati da quello che ci piacerebbe fare o da un luogo in cui si vorrebbe essere. È anche possibile che ci si senta divisi tra ciò che si sta vivendo e ciò che si vorrebbe vivere.

→ Tra le dita:

Sono triste di non tenere più la mano della persona che amavo?

Rinuncio a una parte di ciò che mi piace fare per rispondere alle attese di coloro che amo?

→ Tra le dita dei piedi:

Può darsi che mi addolori il fatto di dover andare avanti senza la persona che amavo?

Mi trovo in un luogo mentre vorrei essere altrove?

Se vi è sanguinamento, può esserci la tristezza di non stare più con la persona che si amava.

→ Alle pieghe inguinali: 

Sono triste per aver perso il mio partner?

Ho rapporti sessuali con la persona che desidero veramente?


INTESTINO: porzione del canale digerente che va dal piloro all’ano. Si divide in intestino tenue e intestino crasso o colon. Rappresenta la capacità di trattenere e di lasciare andare. Ci sono cose buone da trattenere e altre che è meglio lasciare. Problemi all’intestino riguardano quindi le paure (di mancare o di dispiacere), convinzioni che ci portano alla ritenzione (costipazione, gas intestinali) o a una non accettazione, o ribellione, che ci fa rifiutare tutto (diarrea, malattia di Crohn). Ci si può sentire presi da una situazione (diverticolite) o si può incontrare difficoltà a lasciare andare (prurito anale).

Intestino tenue

L’intestino tenue è situato dopo lo stomaco e si divide in tre parti: il duodeno, il digiuno e l’ileo. Prende parte alla digestione e all’assorbimento intestinale grazie alle secrezioni biliari e pancreatiche che lo penetrano e alla mucosa ricoperta di numerosi villi intestinali che moltiplicano in maniera considerevole la superficie totale di scambio e di assorbimento delle sostanze nutritive con il sangue e la linfa.

Il glucosio, gli amminoacidi, gli acidi grassi a catena corta e il glicerolo passano dal canale intestinale ai vasi sanguigni.

Gli acidi grassi a catena lunga e i trigliceridi (ricostituiti dalla parete degli enterociti dopo la digestione dei trigliceridi alimentari) passano nei vasi linfatici. L’acqua, i sali minerali e le vitamine possono passare in entrambi i tipi di vasi.

I disturbi che colpiscono l’intestino tenue riguardano situazioni che non possiamo accettare, che rifiutiamo (morbo di Crohn), che ci rodono (ulcera del duodeno) o che ci fanno vivere in una situazione di privazione (cancro).

→ Ulcera dell’intestino tenue: può colpire tanto il duodeno quanto l’ileo ed è sovente legata a una rabbia che ci rodeperché non si riesce ad accettare una situazione che ci mantiene in un certo stato di privazione. Può essere legata al fatto di vedere la propria madre lasciarsi andare perché ci si occupi di lei mentre abbiamo un sacco di cose da fare; il proprio marito spendere buona parte del salario per ubriacarsi; il proprio figlio oziare tutto il giorno davanti alla televisione invece di cercarsi un lavoro visto che siamo noi a provvedere ai suoi bisogni, o ancora di essere in ristrettezze mentre il partner paga una cifra elevata per gli alimenti della ex moglie che si rifiuta di trovarsi un lavoro.

Vivo ogni giorno una situazione che mi costringe a privarmi e che mi fa provare un senso di frustrazione e di rabbia?

È possibile che io non abbia accettato la spartizione dell’eredità di famiglia?

→ Tumore dell’intestino tenue: è quasi sempre collegato a grandi ansie per il denaro, perché è con esso che ci si può procurare il cibo e ciò di cui si ha bisogno per vivere.

Ho passato momenti di grandi preoccupazioni finanziarie e paura di mancare del necessario?

Ho vissuto una situazione che considero ignobile?

Duodeno: riceve la poltiglia di alimenti semi-digeriti, chiamata chimo, proveniente dallo stomaco. I problemi al duodeno hanno a che fare con emozioni legate a una diminuzione di soldi, che può riguardare un indebitamento, alimenti da pagare, un’eredità o ciò che doveva spettarci dopo un divorzio.

→ Dolore al duodeno:

Ho paura di trovarmi in ristrettezze se mi indebito nell’acquisto di quest’auto o di questa casa?

Ho paura di dover assicurare le necessità di questa persona?

Digiuno:è il segmento intermedio che trasporta rapidamente gli alimenti digeriti dal duodeno all’ileo grazie ai movimenti peristaltici e di conseguenza contiene pochissime sostanze alimentari.

Ileo:la maggior parte dell’assorbimento dei nutrimenti utili si svolge nell’ileo prima che si passi nel cieco dell’intestino crasso.

→ Tumore dell’ileo:

Mi sono forse sentito espropriato di ciò che avevo impiegato anni a guadagnare?

→ Ileite: vedi Morbo di Crohn.

Colon o intestino crasso

Situato tra l’intestino tenue e il retto, il colon è un serbatoio in cui si accumulano i residui del bolo alimentare. È anche il luogo in cui numerose sostanze vengono riassorbite, in particolare l’acqua, i glucidi e certi farmaci (supposte). L’intestino crasso riguarda la capacità di lasciare ciò che non è più necessario. Respingere tutto in blocco senza discernimento non può che manifestarsi con la diarrea. Vedi Colon e Diarrea.

→ Briglie aderenziali: una briglia peritoneale è una sorta di aderenza fibrosa tra una porzione dell’ansa intestinale e il peritoneo parietale. Le briglie possono avere origine da un intervento chirurgico all’addome (appendicectomia o isterectomia per esempio). Disturbano la libera mobilità dell’ansa intestinale e possono comportare una torsione della stessa e impedire la normale evacuazione delle feci. Vedi anche Aderenze.

Sono forse alle prese con principi o divieti che mi impediscono di lasciarmi andare a essere me stesso?

→ Tumore del colon: vedi Colon.

→ Costipazione: vedi Costipazione.

→ Occlusione intestinale: arresto parziale o completo del transito intestinale a causa di una torsione dell’intestino, una briglia che ostacola il transito normale, un tumore, una malattia infiammatoria, una diverticolite, ascaridi, tenia, o può anche essere conseguenza di un’invaginazione provocata da un’ernia (inguinale o crurale).

Può anche essere associata all’assenza o alla scomparsa dei movimenti peristaltici (movimenti di contrazione dei muscoli intestinali): si parla allora di occlusione funzionale o paralitica che può provenire da un intervento chirurgico all’addome, da abuso di farmaci o da un’infiammazione intra-addominale. Infine l’occlusione può dipendere da un deficit circolatorio intestinale che può causare un infarto di origine arteriosa o venosa con conseguente distruzione dei tessuti che compongono le pareti intestinali.

Qualunque sia la causa, un’occlusione intestinale è sempre grave ed è necessario identificarne la causa. Vedi la patologia relativa.

Può darsi che non mi concedessi più il diritto di vivere?

Mi sono forse chiuso alla sfera affettiva?

Ho la sensazione di aver fallito, che tutti i miei sforzi mi abbiano portato a un fiasco penoso?

→ Sangue nelle feci: vedi Sanguinamenti.

INTOLLERANZE ALIMENTARI: vedi Allergie.

INTOSSICAZIONE ALIMENTARE: si manifesta con nausea e vomito, crampi addominali, diarrea, che corrispondono agli sforzi che fa l’organismo per liberarsi dalle sostanze nocive che ha ingerito.

Il maggior numero di casi di avvelenamento o intossicazione alimentare sono dovuti al consumo di alimenti contaminati da batteri (shigella, salmonella, Escherichia coli, Clostridium) o da tossine come l’enterotossina dello stafilococco aureo, che è la più comune.

Il più delle volte l’intossicazione si risolve dalle due alle otto ore dopo l’ingestione dell’alimento contaminato. Tuttavia alcune intossicazioni possono essere più gravi e a volte anche mortali se la tossina attacca il sistema nervoso, come nel caso di:

– tossina di Clostridium botulinum, che causa il botulismo (il batterio può svilupparsi nei barattoli non ermetici, nei salumi fatti in casa o nei cibi sotto sale confezionati in modo non corretto);

– alcuni funghi velenosi come l’Amanita phalloides che contengono la muscarina;

– alcuni pesci o molluschi che contengono un piccolo organismo marino chiamato dinoflagellato.

Prima di avere l’intossicazione alimentare ho avuto la sensazione che una o più persone tra quelle che mi sono vicine mi avvelenassero l’esistenza?

Uno dei miei pazienti ebbe un’intossicazione alimentare dopo aver mangiato un panino in un centro commerciale. Alla mia domanda se aveva avuto l’impressione che qualcuno gli stesse avvelenando l’esistenza, mi raccontò di aver iniziato a far ristrutturare la sua casa e che gli operai gliela avevano trasformata in un vero immondezzaio che non sopportava e che gli dava la nausea. Non essendo rispettato il suo ambiente, aveva la sensazione che gli avvelenassero l’esistenza.

→ Intossicazione alimentare a una festa o a un matrimonio:

Mi sono sentito colpevole per aver provato piacere?

Talvolta si prova inconsciamente un senso di colpa nei confronti del piacere, e questo può derivare dall’aver visto i propri genitori lavorare molto e concedersi poco. Nel momento in cui si ha la sensazione di avere più di quello che hanno ottenuto loro dalla vita, può accadere che inconsciamente si voglia rovinare ciò che ci rende felici, per esempio macchiando o strappando un abito che ci piace e a cui teniamo molto, rovinando la nostra automobile nuova, ammalandoci durante le vacanze, in poche parole impedendo a noi stessi di fruire di ciò che potrebbe procurarci piacere. Vedi Diarrea del viaggiatore.

Se si tratta di un’intossicazione alimentare che attacca il sistema nervoso, ci si potrà chiedere se prima di ingerire quell’alimento, quel fungo, quel pesce o quel mollusco, ci siamo fatti o siamo stati oggetto di rimproveri che hanno fatto sorgere in noi un forte senso di colpa.

Ho avuto la sensazione che qualcuno mi avvelenasse la vita?

IPERATTIVITÀ: o sindrome ipercinetica. Caratterizzata da un aumento dell’attività motoria, impulsiva e disordinata, accompagnata da grida e da reazioni aggressive, al punto che il bambino non ha più la calma necessaria per poter prestare attenzione a ciò che gli viene detto, cosa che non può che creargli difficoltà di apprendimento a scuola. Il disturbo può dipendere da un problema neurologico. Tuttavia, se si osserva il genitore di un bambino iperattivo, si nota che questi si sente spesso completamente sopraffatto dai comportamenti eccessivi del figlio e si rifugia in una forma di indifferenza o di supplica nei suoi confronti. Ci si potrebbe chiedere se il bambino iperattivo con le sue provocazioni voglia dire: «Non vedete allora che esisto? Occupatevi di me!» Quello che non comprende è che le sue azioni caotiche e provocatorie fanno sì che nessuno lo possa più sopportare e che si ritrovi quindi sempre più ignorato.

Ciò di cui il bambino ha maggiormenete bisogno è di una dolce fermezza da parte dei genitori, ovvero di un’educazione in cui si senta considerato, ma anche guidato con polso fermo.

IPERCALCIFICAZIONE: deposito al di sopra della media di sali di calcio (fosfati) nei tessuti ossei e nei denti, che in condizioni fisiologiche ne garantiscono la durata. Nel caso di una patologia, questi depositi possono apparire in altri tessuti sotto forma di microcalcificazioni (vedi Microcalcificazioni). Negli organi cavi l’ipercalcificazione può comportare la formazione di calcoli (vedi Calcoli). Può anche essere un modo di guarigione, come nei tessuti cicatriziali.

Mi sono forse indurito?

Sono forse rigido nelle mie convinzioni?

IPEREMOTIVITÀ :l’emotività è la capacità di reagire a ogni stimolo sensoriale, emozionale o a qualunque modificazione del proprio stato psichico, affettivo o sociale. L’iperemotività è un’amplificazione dell’emotività, che può dar luogo a una grande ricchezza espressiva, ma anche comportare reazioni inadeguate ed eccessive se non è dominata. In situazioni di sofferenza emozionale ripetute, l’iperemotività può condurre alla psicosi. Imparare a dominare le proprie emozioni è la chiave per dominarla.

Ho talvolta reazioni eccessive che rimpiango in seguito?

Mi capita di esplodere e di tornare con un mazzo di fiori per farmi perdonare?

IPERLASSITÀ o IPERMOBILITÀ: si tratta di una mobilità eccessiva di alcune articolazioni. A seconda dei tessuti interessati, si parla di iperlassità legamentosa, articolare o cutanea. L’iperlassità, che può facilitare le contorsioni, a volte si traduce in articolazioni troppo lasche che possono dar luogo a lussazioni.

Ho la tendenza a oscillare tra gli estremi, vale a dire che in certi momenti sono troppo conciliante o dipendente da coloro che amo, e in altri troppo rigido e indipendente?

→ Iperlassità delle ginocchia:

È possibile che a volte mi piego troppo alle attese degli altri e che quando mi sento soccombere mi ribello e divento intrattabile?

→ Iperlassità delle braccia:

Può darsi che non ho misura in ciò che faccio o nel mio lavoro?

Per esempio: sia che non faccia granché sia che non mi fermi mai, è in ogni caso possibile che sia a volte troppo conciliante e che quando sento che ci si approfitta della mia gentilezza o che non vengo rispettato, diventi intransigente.

IPERMETROPIA: disturbo della vista in cui l’immagine si forma dietro la retina. Richiede agli occhi della persona che ne è affetta sforzi di adattamento per vedere gli oggetti. Quando il soggetto è giovane di solito vede bene da lontano mentre la visione da vicino è sfuocata.

Gli sforzi dell’ipermetrope sono possibili solo fino a un certo punto. Oltre possono dar origine a mal di testa e talvolta a strabismo. L’ipermetropia si corregge con lenti convesse. Può derivare da tensioni dovute a insicurezza, per esempio un bambino che è lasciato solo a casa in assenza dei genitori.

Sono forse in tensione per una situazione che mi provoca insicurezza?

IPERSALIVAZIONE: vedi Ghiandole salivari.

IPERTENSIONE: detta anche «pressione alta», l’ipertensione indica una condizione in cui la pressione arteriosa è alta. Il carico emotivo è troppo forte e il barometro interiore si alza. Può essere legata a forti emozioni (paure, collera, angosce)o a emozioni di lunga data, per esempio la nascita di un bambino illegittimo, un aborto, uno stupro, un rovescio di fortuna…

Devo confrontarmi con una situazione che mi crea molta tensione emotiva?

Conservo un segreto emotivamente pesante, che non ho mai rivelato a nessuno?

Tendo a reprimere le mie emozioni?

IPERTIROIDISMO: vedi Ghiandola tiroidea.

IPERTROFIA TISSUTALE o ORGANICA: corrisponde all’aumento di volume di un tessuto o di un organo. Può essere indotta, in seguito a esercizi per la muscolatura, con lo scopo di aumentare la massa muscolare. Può essere successiva a un’infezione o a una distruzione cellulare importante, come nel caso di un’adenopatia (gonfiore dei linfonodi) o di una splenomegalia (aumento di volume della milza). Può anche essere dovuta a un’ipertrofia cellulare, chiamata iperplasia come nel caso di un tumore o dipendere da un edema (gonfiore) in un tessuto o in un organo. Vedi la patologia relativa.

IPERVENTILAZIONE: si manifesta soprattutto quando la persona ha molta paura di morire. Può manifestarsi, per esempio, quando si teme una sofferenza fisica (malattia, parto) o prima di un intervento chirurgico.

Ho paura di morire?

IPOACUSIA: vedi Diminuzione dell’udito.

IPOCONDRIA: falsa convinzione di essere affetti da una malattia grave malgrado le rassicurazioni dei medici. Può esprimere il bisogno che ci si occupi di noi. Tuttavia può anche essere una forma di ossessione della mente che ha molta paura della malattia.

Ho bisogno di questo espediente perché ci si occupi di me?

È la mia mente a dominarmi al punto che non posso gestire i pensieri che mi angosciano?

IPOESTESIA (INSENSIBILITÀ): anomalia nella trasmissione delle informazioni tra il cervello e i recettori della pelle o condizione conseguente alla compressione di un nervo o di un’arteria. Vedi anche Sclerosi a placche.

 Torpore alle braccia:

Voglio rendermi insensibile al bisogno che ho di avere qualcuno tra le braccia?

→ Torpore alle mani:

Mi sento impotente ad aiutare qualcuno che mi è vicino e che soffre?

→ Torpore alle dita: vedi Dita.

→ Torpore alle gambe o ai piedi:

Ho l’impressione di ristagnare in una situazione o di non riuscire a procedere dal punto in cui mi trovo?

IPOFISI: soprannominata ghiandola pituitaria, regola tutte le altre ghiandole. Produce diversi ormoni tra cui: l’ormone antidiuretico che favorisce la ritenzione dei liquidi nell’organismo, l’ormone tireotropo o TSH che regola il funzionamento della tiroide, l’ormone gonadotropo che regola la maturazione del follicolo ovarico e il funzionamento dei testicoli, l’ACTH che regola il funzionamento della corteccia surrenale e la prolattina che stimola le ghiandole mammarie nella produzione del latte. Poiché l’ipofisi è collegata al cervello, svolge un ruolo importante all’interno del sistema nervoso.

Allo stesso modo è ancora l’ipofisi che capta l’ossigeno e la forza vitale (il prana) contenuti nell’aria che respiriamo e che li redistribuisce a tutte le cellule del corpo. Il centro frontale è in relazione diretta col centro cardiaco e col plesso solare. In questo modo, più acquietiamo il centro frontale attraverso respirazioni profonde (ma senza sforzo) o con la meditazione, più armonizziamo il centro cardiaco (centro dell’amore) con il plesso solare (centro delle emozioni) e in questo modo calmiamo il sistema nervoso.

La ghiandola ipofisi rappresenta l’equilibrio e la capacità di padroneggiare le situazioni della nostra vita.

Quando perdiamo questa padronanza perché ci lasciamo possedere dalla paura, perché non crediamo più in noi stessi o nella vita, può crearsi un disequilibrio all’interno del nostro organismo. L’ipofisi compensa favorendo l’aumento o la diminuzione degli ormoni di cui è responsabile. Uno squilibrio negli ormoni ipofisari può anche essere legato a un abuso di alcuni farmaci.

→ Adenoma ipofisario: gli adenomi dell’ipofisi possono dar luogo a fenomeni di gigantismo, acromegalia o alla sindrome di Cushing. Vedi Ghiandole surrenali.

Cercavo disperatamente soluzioni per vincere la mia impotenza nei confronti delle mie difficoltà, dei miei sintomi o della mia malattia?

→ Acromegalia: caratterizzata da un’ipertrofia dell’ossatura del cranio, del viso, delle mani e dei piedi.

Ho avuto la sensazione di non essere sufficientemente forte per difendermi, che bisognerebbe che fossi una superdonna o un superuomo per occupare il mio posto in questa vita?

→ Iperprolattinemia: la prolattina è un ormone prodotto dalle cellule del lobo anteriore dell’ipofisi che stimola lo sviluppo del seno nell’adolescente e la produzione di latte in risposta alla suzione del neonato nella puerpera. Un’iperprolattinemia nella donna può comportare disturbi del ciclo mestruale che vanno dall’amenorrea alla scomparsa dell’ovulazione mentre, nell’uomo, può portare a una ipofertilità (diminuzione della produzione di ormoni sessuali maschili), problemi di impotenza e un aumento del volume dei seni (ginecosmatia).

Nella donna:

È possibile che non voglia bambini?

Nell’uomo:

I miei genitori avevano forse voluto una figlia quando sono nato?

Ho problemi di identificazione col mio sesso?

→ Produzione di latte al di fuori dell’allattamento: 

Ho un grande desiderio di essere madre o di avere un altro bambino?

IPOGLICEMIA: insieme di disturbi legati all’abbassamento del livello di glucosio nel sangue al di sotto del valore minimo necessario al buon funzionamento del metabolismo. L’ipoglicemia può esprimere un sentimento di solitudine, di tristezza, insomma una mancanza di gioia di vivere. Può darsi che non ci si senta compresi, incoraggiati o sostenuti negli sforzi che si fanno per riuscire negli studi, nel lavoro o nella relazione di coppia. E ciò può indurci a dubitare del nostro valore.

Mi sento solo in una relazione affettiva che non mi nutre?

Ho paura di accogliere la felicità e il successo e di perderli di nuovo?

Dubito del mio valore?

IPOSALIVAZIONE: vedi Ghiandole salivari.

IPOTENSIONE: opposta all’ipertensione. I battiti della vita sono deboli, non si ha più voglia di lottare. Ci si sente soli, abbandonati a se stessi, scoraggiati.

Cos’è che mi fa vivere una tale tristezza o un tale scoraggiamento?

Ho perduto la motivazione per vivere?

IPOTIROIDISMO: vedi Ghiandola tiroidea.

ISCHEMIA: arresto della circolazione sanguigna (acuta o cronica e massiva o parziale).

 Ischemia acuta: provocata dall’interruzione improvvisa della circolazione arteriosa in seguito a una rottura vascolare, una compressione arteriosa o una trombosi (interruzione per un embolo). L’arresto della circolazione comporta una mancanza di ossigenazione e di nutrizione dei tessuti che necrotizzano tanto più rapidamente se l’organo colpito ha una funzione prioritaria per la sopravvivenza dell’organismo (cuore, polmoni, cervello, reni).

A livello degli arti e dei tessuti superficiali, l’ischemia è responsabile di piaghe da decubito (da letto o da sedia a rotelle) o di cancrene.

→ Ischemia parziale: causata da una diminuzione del flusso sanguigno o da una compressione lenta di un’arteria o da una riduzione del suo suo calibro (arteriosclerosi, placche ateromatose).

→ Ischemia cerebrale o incidente vascolare cerebrale: breve interruzione della circolazione sanguigna in una parte del cervello che provoca disturbi momentanei della visione, della parola, della sensibilità o della motricità. Se l’ischemia si prolunga oltre le ventiquattro ore, si parla di incidente vascolare cerebrale che si manifesta con perdita di coscienza, paralisi e perdita della sensibilità.

Ho vissuto uno shock o una forte emozione che mi ha preso alla sprovvista, riferito a ciò che considero una perdita inestimabile?

Può trattarsi di un pignoramento da parte di un ufficiale giudiziario, un licenziamento, una separazione, un lutto, la perdita della propria azienda o anche di una situazione che ha risvegliato questa forte emozione.

ISTERIA: vedi Crisi isterica alla voce Crisi (di origine emotiva).

ITTERIZIA O ITTERO: itterizia è il termine comune usato per descrivere l’ittero che si caratterizza per una colorazione gialla della pelle e della sclera (bianco dell’occhio). Ci sono tre tipi principali di ittero: emolitico, epatocellulare e ostruttivo.

 Ittero emolitico del neonato: conseguenza di una distruzione massiccia dei globuli rossi, che dipende da un’incompatibilità sanguigna tra la madre e il bambino.

→ Ittero epatocellulare: vedi Epatite.

→ Ittero ostruttivo: può essere legato a un rifiuto della propria vita o di se stessi. Può anche esprimere rabbia verso una situazione che non possiamo accettare.

Ho tendenza a nutrire pensieri di rabbia?

→ Ittero non emolitico del neonato: presente alla nascita in un terzo dei bambini nati a termine e in quasi tutti i prematuri nati in ospedale. Più raro quando il parto avviene in un centro nascita o in un contesto non ospedaliero. Si può anche osservare la presenza di più itteri con un’ostetrica e meno con un’altra. Può esprimere la rabbia del neonato in rapporto al suo arrivo in questo mondo.

Come è avvenuta la nascita del bambino?

Si è forse sentito strappato dalla madre o separato troppo rapidamente da lei?

IVG o INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA: l’interruzione volontaria di gravidanza non è una malattia ma, se viene vissuta con senso di colpa, può essere all’origine di varie patologie che riguardano l’utero, le ovaie e talvolta il seno.

Ho avuto molte partecipanti ai seminari alle prese con un profondo senso di colpa per avere abortito. Il mio modo di aiutarle consiste nel proporre loro un’analogia.

«Viaggi su una strada e vedi una persona che fa l’autostop. Non sei nella disposizione di far salire una persona nella tua auto e passi oltre, lasciandola continuare a fare autostop. Ti senti in colpa?»

La maggior parte delle donne risponde: «No».

«Perché?»

«Perché la persona che fa l’autostop si assume il rischio di un rifiuto.»

La stessa cosa succede a un’anima che si presenta, anche lei si assume il rischio di un rifiuto. Inoltre, accade spesso che l’anima ritorni, se non nel bambino successivo, sovente nella stessa famiglia.

Per liberarsi dal senso di colpa, si può parlare con quella piccola anima e spiegarle che non era lei che non si desiderava, ma era la situazione che non ci permetteva di accoglierla, e domandarle di ritornare.

1 L’Autrice parla di frequenze vibratorie nel primo capitolo di Metamedicina. Ogni sintomo è un messaggio, Amrita, 2000.

 

 

 

Lettera K

 

KAPOSI: vedi Sindrome di Kaposi.

KILLIAN: vedi Polipo di Killian.

 

Lettera L

 

LA PEYRONIE: vedi Malattia di La Peyronie. 

LABBRA (della bocca):rappresentano la capacità di aprirsi e di esprimersiverbalmente (con la parola) o non verbalmente (con il movimento delle labbra, vedi il bacio). Problemi alle labbra potranno perciò essere legati a quello che si riceve o non si riceve, a ciò che si esprime o non si esprime. Il labbro superiore è associato al lato femminile, quindi all’aspetto emotivo, quello inferiore al lato maschile, quindi all’aspetto razionale, analitico.

→ Ferita alle labbra: spesso in relazione a piccoli sensi di colpa perché ce l’abbiamo con noi stessi peraver detto qualcosa.

Si può dire o pensare: «Ho parlato troppo», o: «Avrei dovuto tacere».

→ Labbra secche: l’inverno e il freddo possono seccare le labbra e creare delle screpolature. Succede lo stesso quando si vive una mancanza di calore umano, quindi le labbra secche possono essere in relazione con un sentimento di solitudine. Non si ha nessuno da abbracciare, si manca di calore nel cuore.

Mi sento solo?

Provo tristezza nel mio bisogno di comunicare o di essere abbracciato?

→ Labbra screpolate che sanguinano: sono sovente in relazione al fatto di vivere una perdita di gioia (sanguinamento) per il desiderio che si ha di condividere, oppure di abbracciare una persona amata. Questa manifestazione è frequente nei bambini con genitori separati o in persone che vivono male la propria solitudine.

Mi sento triste per non poter comunicare o per non poter abbracciare la persona che amo e da cui sono lontano?

Provo tristezza per non avere una persona con cui condividere baci, confidenze e piaceri?

→ Labbra intorpidite: indicano una paura di rispondere o di replicare, così come possono tradurre un desiderio di rendersi insensibili al bisogno di essere abbracciati.

Qual è il bisogno di espressione che reprimo?

→ Tumore alle labbra:

Ho vissuto forti emozioni di vergogna o umiliazione in ciò che ho potuto esprimere?

→ Herpes alle commessure delle labbra: vedi Herpes.

Mi sono forse sentito colpevole per aver detto qualcosa che ha messo a disagio la persona che amo?

LABBRA (dei genitali):vedi Vulva.

LABBRO LEPORINO o SCHISI LABIOPALATINA: malformazione congenita caratterizzata da una fessura nel labbro superiore e da una divisione del palato. Vedi Malattie congenite.

La malformazione può avere origine prima del concepimento del bambino o durante la gestazione.

Cosa è successo durante la gravidanza della madre?

Ha forse vissuto un trauma legato al fatto di dire qualcosa?

È stata forse picchiata?

LABIRINTITE: infezione interna dell’orecchio, vedi Malattia di Ménière.

C’è un rumore che mi esaspera?

Ho la sensazione di avere troppo da fare al punto che mi esce dalle orecchie?

LACRIME: secrezioni acquose salate prodotte dalle ghiandole lacrimali.

→ Perdita di lacrime o occhio secco: vedi Ghiandole lacrimali.

→ Lacrimazione o eccesso di lacrime: indice di una grande tristezza legata a emozioni che perdurano. Vedi Allergie e Secrezione siero-mucosa.

Qual è il dispiacere che ho dentro?

LARINGE: condotto cartilagineo, rivestito internamente da una mucosa, che contiene le corde vocali. Le persone che hanno paura di essere respinte o di non essere amate hanno sovente paura di esprimersi, cosa che può rendere più fragile questa parte del loro organismo.

→ Strozzarsi: è sovente il sintomo di un’idea che non è passata, a meno che non si tratti di un’emozione che torna in superficie e che si cerca di fermare.

Quando uno dei partecipanti ai miei seminari si strozza con la saliva durante una conferenza, gli propongo di mettere la mano destra sulla gola e di dirsi: «Mi apro alle nuove idee o a ciò che vuole rivelarsi».

LARINGITE: infiammazione della laringe che può essere legata alla paura di dire qualcosa a una persona che incarna l’autorità. Si trattiene quello che si vuole dire e si prova rabbia per non potersi esprimere. Vedi anche Corde vocali.

Ho provato frustrazione o rabbia per non poter esprimere ciò che avevo da dire?

Mi sento in colpa per aver detto qualcosa che ha dato dispiacere o ha ferito una persona del mio ambiente?

LEBBRA: chiamata anche morbo di Hansen, è una malattia infettiva che colpisce i nervi (principalmente le gambe), le mucose e la pelle. È presente soprattutto in Paesi in fase di sviluppo.

Ho la sensazione di essere decaduto, di essere un reietto per la società?

LEDDERHOSE: vedi Morbo di Ledderhose.

LEGAMENTO: vedi Distorsione. I legamenti rappresentano ciò che ci trattiene.

LEUCEMIA:

Secondo la medicina classica o allopatica:

Con il termine leucemia si designano forme diverse di tumore (leucemia linfoblastica, mieloblastica ecc.) caratterizzate da una massiccia proliferazione nel sangue di leucociti giovani (blasti) provenienti dal midollo osseo. Se ne distinguono due forme: la forma cronica, che si manifesta più che altro negli adulti, e la forma acuta, che colpisce soprattutto i bambini e che evolve molto più rapidamente.

Secondo la Metamedicina:

La Metamedicina si riallaccia all’approccio della Nuova Medicina di Ryke Geerd Hamer (vedi Tumore) ma non si ferma al conflitto che, nel caso delle ossa, secondo il dottor Hamer è spesso un conflitto di svalutazione.

Il conflitto ha un dominio molto ampio. Una persona può sminuirsi quando si sente impotente, un’altra se si sente colpevole, un’altra perché dubita del proprio valore, un’altra ancora quando subisce un fallimento… Sono quindi molti i sentimenti che possono essere raggruppati all’interno di un «conflitto di svalutazione».

La Metamedicina evita le generalizzazioni, utilizzando invece delle chiavi per aiutare la persona a scoprire il o i sentimenti che ha provato, le emozioni che quel sentimento ha suscitato e le ripercussioni psicosomatiche che ne sono conseguite. Inoltre, aiuta le persone a trasformare i sentimenti per liberarsi dalle emozioni che hanno originato il malessere o che le mantengono in uno stato di malattia e sofferenza.

→ Leucemia mieloblastica: si riferisce alla presenza nel sangue di cellule blastiche che producono i globuli rossi, le piastrine e i granulociti (neutrofili, eosinofili e basofili).

Si sviluppa in seguito a un problema a livello del tessuto osseo, molto spesso confuso con dolori delle ossa.

Alla base di questa patologia può esserci un sentimento di impotenza e di svalutazione. Si può avere la sensazione di non essere stati riconosciuti e apprezzati per il proprio valore o che, qualunque cosa si faccia, non ci si arriverà mai.

Serge-Antoine è in cura per una leucemia. Volendo avere tutte le possibilità di guarire, ha scelto di ricercarne la causa. Gli chiedo cosa era successo prima che gli fosse diagnosticata la malattia. Mi racconta che aveva frequentato una donna che amava molto ma della quale non si sentiva all’altezza. Lei studiava medicina mentre lui non aveva conseguito nemmeno il diploma di maturità. Era musicista ma non riusciva a vivere con la sola musica. Mentre la frequentava, soffriva di dolori nella regione lombare. L’aveva poi lasciata per un’altra, musicista come lui. Anche lei viveva di piccoli contratti, ma insieme avevano deciso che non erano i soldi che contavano, ma piuttosto essere felici e fare quello che piaceva loro. Con lei il sentimento di svalutazione si era attenuato e il suo corpo aveva potuto quindi iniziare la fase di riparazione. Aveva forti dolori articolari che lo avevano spinto a consultare un medico. Quest’ultimo gli aveva fatto una serie di esami che avevano rivelato la presenza di una leucemia mieloblastica (LAM). Potrebbe darsi che la leucemia di Serge-Antoine corrispondesse al lavoro di riparazione delle ossa, legato al conflitto di svalutazione (senso di inferiorità) che aveva vissuto prima di incontrare la sua nuova compagna?

Che cosa stavo vivendo prima che mi diagnosticassero la leucemia?

Ho vissuto un profondo senso di svalutazione?

→ Leucemia linfoblastica: è riferita alla presenza nel sangue di cellule blastiche che producono i linfociti, ovvero i globuli bianchi capaci di costituire anticorpi e di partecipare al sistema immunitario.

Si sviluppa in seguito a un problema a livello del tessuto osseo che può passare inosservato. Ma in questo caso il terreno psicosomatico può essere stato legato a un sentimento di svalutazione e di impotenza che ci fa credere che la vita sia una lotta continua.

Che cosa stavo vivendo prima che mi scoprissero la leucemia?

Ho forse avuto la sensazione che non ce l’avrei fatta a vincere il mio avversario?

La leucemia che prende parte alla riparazione delle ossa colpite è successiva alla risoluzione di un conflitto.

È possibile che la leucemia sia iniziata dopo che il mio avversario se ne è andato o che la mia lotta è finita?

 Leucemia nei bambini o leucemia acuta: nei bambini o negli adolescenti la leucemia può svilupparsi in seguito a un tumore delle ossa non diagnosticato. La vaccinazione multipla può preparare l’ambiente per un cancro delle ossa nei bambini in piena fase di crescita, soprattutto in quelli il cui sistema immunitario non è sufficientemente forte o sviluppato per difendersi dai virus e da sostanze tossiche come il mercurio, l’alluminio e la formaldeide, contenute nei vaccini iniettati.

Ricordiamo in ogni caso che la leucemia partecipa alla riparazione dei tessuti connettivi colpiti e che la cosa migliore da fare è aiutare l’organismo del bambino privilegiando il riposo, un’alimentazione più possibile naturale (alimenti freschi, di preferenza biologici, germogli, germi di grano, spirulina ecc.), trattamenti energetici, insomma tutto quello che può aiutare il corpo a rigenerarsi.

Durante una conferenza una donna mi consultò in merito alla leucemia del figlio e le dissi queste cose. Alla fine, un’altra donna si avvicinò e mi disse: «Ho una bambina che a tre anni ha avuto la leucemia, abbiamo fatto quello che lei ha suggerito ora a questa persona. Mia figlia è completamente guarita, ora ha sette anni e sta bene».

→ Fase leucemica: si tratta di una fase di riparazione di un tessuto osseo. In essa, il midollo osseo viene sollecitato per riparare l’osso colpito, ciò che può dar luogo a un aumento dell’ematopoiesi delle cellule immature del sangue (presenza di blasti su uno striscio del sangue della persona malata).

Ho forse avuto dolori o problemi alle ossa prima che mi fosse diagnosticata questa fase leucemica?

LEUCOPENIA: diminuzione dei globuli bianchi che porta all’agranulocitosi, che si manifesta con una grande sensibilità alle infezioni. Se la leucemia corrisponde al brandire le armi, la leucopenia è piuttosto il deporle.

Non si ha più voglia di combattere, si è persa fiducia nella vita. All’inizio, nella leucemia cronica, si produce un aumento del numero dei globuli bianchi che può evolvere verso una leucemia acuta in cui il sangue non contiene più leucociti normali ma solo cellule giovani, i blasti. L’abbassamento consistente del numero dei polinucleari comporta infezioni multiple. Quindi, all’inizio della malattia si ha la sensazione di aver dovuto combattere, mentre alla fine non si ha più voglia di lottare. Si depongono le armi.

Mi sento forse incapace di difendermi?

Preferisco rinunciare alla lotta ritenendo che, comunque, non posso fare niente?

LEUCOPLASIA: irritazione della mucosa orale, della lingua, della faringe o della laringe, che si manifesta con piccole placche bianche che possono essere più o meno dolorose e che possono sanguinare facilmente.

Quali sono le parole che trattengo, che non oso esprimere e che mi fanno male?

Ho la sensazione che mi si nascondano le cose, che mi si menta o che non mi si dica ciò che dovrei sapere?

LEUCORREA o PERDITE BIANCHE: la leucorrea può essere prodotta da un’ipersecrezione del muco cervicale o essere costituita da muco, da numerosi globuli bianchi o leucociti nel caso delle vaginiti. Vedi Infezione e Vaginite.

LICHEN PLANUS: malattia cutanea caratterizzata da un’eruzione di papule rosee o violacee, brillanti, molto pruriginose, che appare sulla pelle dei polsi, delle caviglie e dei genitali. Le strie bianche sulla lingua completano l’eruzione. Il forte prurito le rende molto fastidiose oltre che antiestetiche. Colpisce soprattutto soggetti nervosi.

Mi sento forse legato mani e piedi nella mia relazione di coppia?

Cos’è che non riesco a esprimere e che continua a ronzarmi dentro?

→ Lichen scleroatrofico: dermatosi della pelle e delle mucose che colpisce in modo particolare le zone genitali. Si manifesta con prurito, bruciori durante la minzione o i rapporti sessuali. I sintomi sono accompagnati da decolorazione caratteristica delle mucose che assumono una tinta madreperlacea o avoriata o da piccole papule color madreperla, isolate o in gruppi sulla pelle. Si può provare la sensazione che una parte della propria vita sessuale stia morendo.

Avevo in terapia una giovane che ne soffriva. Fin da piccola aveva l’abitudine di masturbarsi. Poiché non sceglieva bene il momento in cui farlo, doveva confrontarsi con la riprovazione dei suoi cari. Finì per credere che, siccome non era bene, non lo avrebbe più fatto. Aiutai la ragazza a liberarsi del senso di colpa e a identificare il bisogno che compensava attraverso la masturbazione, incoraggiando la madre a essere affettivamente più presente per la figlia.

Ho la sensazione di non avere più una vita sessuale?

Mi sono forse vietato di vivere la mia sessualità per un senso di colpa?

LINFA: liquido che circola nell’organismo occupando gli spazi tra le cellule, drenato nei vasi linfatici. La linfa interstiziale (intercellulare) è il risultato del filtraggio del sangue attraverso le pareti dei capillari sanguigni. La sua funzione è quella di portare alle cellule elementi provenienti dal sangue e di riportare a quest’ultimo gli scarti cellulari. La linfa vascolare circola in un sistema chiuso che è il sistema linfatico, una importante via di drenaggio dei tessuti e del canale digerente. Il corpo umano contiene circa venti litri di linfa contro soli cinque litri di sangue.

La linfa svolge un ruolo di difesa e di scambio. Problemi legati a essa riguarderanno di conseguenza gli scambi con il nostro ambiente e il nostro bisogno di protezione.

Mi sento impreparato e senza difese nei rapporti con i miei cari?


LINFATISMOpallore e astenia (mancanza di forze,stanchezza e spossatezza).

Considero la vita una lotta nella quale ho deposto le armi?

LINFOEDEMA: accumulo di linfa nei tessuti che comporta il gonfiore di un arto (braccio, gamba). Il linfoedema è causato dall’ostruzione o dalla distruzione dei vasi responsabili della circolazione della linfa.

Sono in lotta con me stesso per quello che voglio fare (il braccio) o dove voglio andare (la gamba), per quello che mi impongo o che gli altri mi impongono?

Ne ho abbastanza di essere confrontato con i limiti che mi vengono imposti?

Mi sento in colpa per non aver preso posizione in difesa della o delle persone che contavano su di me?

Monique aveva sviluppato un tumore al seno seguito da un linfoedema al braccio dopo la morte della madre. Aveva una casa grande, sapeva come creare uno spazio confortevole per la madre conservando l’intimità con il proprio compagno. Quest’ultimo si era però opposto fermamente, di modo che si era dovuta decidere a mettere la madre in una casa per anziani, dove era morta dopo un solo mese dall’arrivo. Monique aveva provato un profondo senso di colpa, soprattutto non smetteva di ripetersi: «Se soltanto mi fossi imposta, se avessi fatto rispettare la mia scelta, mia madre non sarebbe morta. Avrebbe potuto vivere ancora molti anni accanto a me».

LINFOMA: proliferazione di cellule del tessuto linfoide che si riscontra soprattutto nel sistema linfatico e nella milza. Esistono due tipi di linfoma, quello Hodgkin, caratterizzato dalla presenza di alcune cellule anomale (cellule di Reed-Sternberg) e quello non-Hodgkin, chiamato anche linfosarcoma.

→ Linfoma o linfosarcoma:

Ho la sensazione di dover lottare per conservare ciò che mi spetta di diritto?

Vivo conflitti nel mio ambiente (famigliare o di lavoro) nei confronti dei quali mi sento senza difese?

Ho l’impressione di dover lottare per venire ascoltato e perché siano rispettate le mie scelte di vita?

Louis ha sviluppato un linfoma. Da anni lavora per la stessa azienda e si è costituito una clientela che ha trasformato il suo lavoro in un piacere. La sua società decide però di modificare gli incarichi e affida la sua zona a una persona appena assunta. Louis si oppone, si spiega, ma niente da fare. La società ritiene che, tenuto conto della sua esperienza, sia più utile per sviluppare un nuovo settore. La decisione rappresenta per Louis un grave torto, di fronte al quale si sente impotente. Iniziano allora i problemi di salute, stanchezza, spossatezza, raffreddore e ingrossamento dei linfonodi. Infine gli viene diagnosticato un linfoma non-Hodgkin. In pochissimo tempo constata un aumento dei gangli del collo, di cui uno grosso come un uovo. Gli viene proposto l’intervento e la chemioterapia. Louis sceglie la via dell’autoguarigione.

Dopo aver compreso le cause e aver fatto le sue scelte per ritrovare la serenità nell’ambiente professionale, vede i suoi linfonodi diminuire. Sei mesi dopo aver iniziato il lavoro su se stesso, tutti i gangli sono tornati alla normalità.

Julien ha diciannove anni. Gli è stato diagnosticato un linfoma. La mamma della sua ragazza gli parla di me. Quando ci incontriamo, gli chiedo se non ha avuto la sensazione di dover lottare contro una situazione. Mi racconta che lotta sia contro il tempo sia contro la madre che gli fa pressione perché finisca l’università mentre lui è contento del suo lavoro part time. I corsi, i suoi lavori e l’impiego non gli lasciano praticamente più tempo per vedere la sua ragazza o per godersi un po’ la vita. Ogni volta che prova a parlare con la madre per dirle che per lui non è importante avere o meno una laurea, deve sempre confrontarsi con la sua insistenza. Per lei Julien potrà fare quello che vorrà una volta terminata l’università.

Vedevo già la scena, dopo le sue difficoltà a farsi valere con la madre, doveva ora imporsi al medico che già insisteva perché facesse dei trattamenti di chemioterapia. Dopo il nostro incontro, parlò con il padre della sensazione di dover lottare contro la madre per farsi ascoltare e lui accettò di spalleggiarlo. Allora la madre si piegò e accettò che lasciasse l’università, ma non volle mettere in discussione la rinuncia ai trattamenti di chemioterapia. Julien vi si sottomise come si era sottomesso ai corsi universitari, ma più proseguiva nei trattamenti più le cose andavano male. Infine comprese che doveva imparare ad affermarsi e non lasciare che gli altri decidessero per la sua vita. Prese quindi la decisione di porre fine ai trattamenti e di occuparsi della sua salute. Guarì.

→ Linfoma ai polmoni:

Forse che la mia vita è una lotta?

 Linfoma di Hodgkin morbo di Hodgkin:noto anche con il nome di linfogranulomatosi maligno, colpisce principalmente i linfonodi e la milza. Il morbo di Hodgkin si caratterizza per una proliferazione dei tessuti linfoidi e per un aumento del volume dei linfonodi.

Ho paura di vivere un fallimento se perdo la battaglia per quello che ritengo mi spetti di diritto?

Ho la sensazione che la mia vita sia un’eterna lotta?

LINFONODI: o gangli linfatici, fanno parte del sistema linfatico che contribuisce alla difesa e alla salute del corpo. Sono stazioni di drenaggio in cui convergono numerosi vasi linfatici. La loro funzione principale è quella di liberare la linfa e i linfociti da particelle estranee, da resti cellulari e da microorganismi (virus, batteri…). Sono anche responsabili della produzione e dello stoccaggio delle cellule che fanno parte del sistema immunitario.

In caso di infezione o di una importante distruzione cellulare i linfonodi si gonfiano per poter accogliere una maggiore quantità di linfociti e di macrofagi per trattenere i resti cellulari e fagocitare i batteri. La crescita dei linfonodi prende il nome di adenopatia. Il sistema linfatico rappresenta l’esercito dentro il corpo, i linfonodi le postazioni di difesa (vedi anche Milza). In maniera figurata, potremmo dire che queste postazioni svolgono il ruolo di fermare il nemico (filtro) e di ripulire il terreno dopo un attacco (intervento dei macrofagi). Quando il combattimento è intenso, occorre aumentare gli effettivi e i linfonodi si gonfiano.

Eliminare queste postazioni di difesa non è sempre la soluzione migliore. Non sarebbe meglio trovare la soluzione al conflitto?

Il nemico può essere reale o immaginario.

→ Adenopatia a livello del collo, ascella, inguine o di tutti e tre:

Il nemico è reale nel caso di:

– un’infezione da germi esterni (vedi Infezione);

– una malattia autoimmune;

– una chemioterapia. L’aumento degli scarti cellulari risultanti dalla distruzione massiccia di cellule attraverso sostanze citotossiche mette in sovraccarico le stazioni di filtraggio costringendole a far ricorso a un numero maggiore di macrofagi, e ciò fa gonfiare la stazione, ovvero il linfonodo.

Il nemico può essere immaginario.

Per esempio, se si dice a una persona che ha un cancro: «Lei ha un nemico dentro il suo corpo. Ora è necessario che lotti per eliminarlo». In questo caso il nemico non è reale poiché un nodulo al seno se non viene disturbato non provoca un aumento di linfociti e di macrofagi se non c’è un’infezione o una distruzione massiccia di cellule. A meno che non si aumenti il livello di distruzione delle cellule con la chemioterapia o la radioterapia. In modo naturale, per eliminare tumori cancerosi che non hanno più ragione di essere, il corpo fa ricorso a germi autogeni. Si tratta allora della fase di riparazione e, siccome non c’è da muovere guerre, l’esercito non ha bisogno di essere sollecitato. I linfonodi si gonfiano solo nel caso in cui ci sia una battaglia o molto lavoro di pulizia da fare.

Una partecipante ai miei seminari mi raccontava di aver avuto un cancro al seno, ma che i suoi gangli ascellari non si erano mai gonfiati. Aggiunse: «Quando il medico mi disse che avrei dovuto combattere, gli risposi: ‘Se devo combattere, non comincio nemmeno!’» Non vedeva il tumore come un nemico. Per lei, la malattia stava cercando di farle capire qualcosa di importante. La cercò, la comprese e guarì completamente.

Mi ripetono «Devi lottare!»?

Ho la sensazione di condurre una battaglia o di dovermi battere per preservare la mia salute o la mia vita?

Sento pesare su uno dei miei organi una minaccia per la salute o per la vita?

Per guarire occorre cercare l’origine del turbamento all’interno del nostro corpo e scoprire come ritrovare la pace. Vedi la patologia legata al gonfiore dei linfonodi.

→ Adenopatia in una persona sieropositiva o malata di AIDS:

Sento la mia vita o la mia salute minacciate?

Ho la sensazione di condurre una lotta quotidiana contro questa malattia?

→ Necrosi dei linfonodi:

Ho la sensazione di aver perso la battaglia, che il nemico (la malattia) stia per annientarmi?

LINGUA:è formata da diciassette muscoli e svolge un ruolo importante nella masticazione, nella deglutizione e nella fonazione. Problemi alla lingua possono riguardare tanto difficoltà di espressione del pensiero quanto disgusto per il cibo o paura di mangiare per timore di ingrassare.

→ Anchiloglossia o problema del filo della lingua: malformazione minore nella bocca che comporta una diminuzione della mobilità della lingua a causa del frenulo troppo corto.

Ho provato la paura di esprimersi che viveva mia madre?

→ Glossite: infiammazione della lingua.

Ce l’ho con me stesso per quello che ho detto?

Ho pensato che avrei fatto meglio a rigirarmi sette volte la lingua in bocca prima di parlare?

→ Glossodinia: sensazione spiacevole, fastidiosa o dolorosa che colpisce la punta, i lati o tutta la lingua.

Cos’è che trattengo e non oso dire o che ho paura di dire?

→ Tumore alla lingua:

Ho rimpianto amaramente ciò che ho potuto dire o che non ho detto?

Che cosa mi sono così tanto trattenuto dal dire?

Mi sono forse sminuito con quello che ho potuto dire?

→ Lingua intorpidita:

È possibile che mi auguri di non aver più voglia di mangiare?

 Lingua spessa:

Mi trattengo dal dire ciò che penso per paura di essere ridicolizzato o che l’altro si arrabbi?

→ Lingua spessa e fissurata:

Mi concedo il diritto di esprimere i miei sentimenti e le mie emozioni?

→ Lingua che brucia:

Mi trattengo dall’esprimere la rabbia che ho sulla punta della lingua?

Può darsi che il fatto di mangiare sempre il solito cibo o cibo senza sapore possa provocarmi rabbia?

Ce l’ho con me stesso per il fatto di lasciarmi prendere dalla golosità?

 Perdita del gusto: è legata a una perdita del gusto di vivere che annulla il gusto per il cibo. Vedi anche Perdita del gusto.

Mi vieto di gustare le cose buone della vita?

Ho perduto il gusto della vita?

Provo forse un senso di colpa verso il piacere?

→ Mordersi la lingua:

Mi sento in colpa per ciò che ho appena detto o ciò che stavo per dire?

Non ci hanno forse insegnato a girarci sette volte la lingua in bocca prima di parlare?

LIPOMA: tumore che si sviluppa a partire dal tessuto adiposo (grasso). Può essere l’espressione di una svalutazione sul piano estetico. Per esempio, nel caso del seno di una donna, può darsi che non piaccia perché troppo grande, troppo piccolo, non abbastanza sodo, cadente o sciupato da smagliature.

Ho la tendenza a criticarmi o a dare giudizi sul mio corpo?

LIPOTEMIA: sensazione di perdita di coscienza, spesso associata a sensazioni di angoscia, di debolezza, con nausea, sudorazione, ronzio nelle orecchie, disturbi della vista…

Qual è l’emozione che mi ha tanto turbato?

LIQUIDO ASCITICO: il liquido ascitico è una raccolta (non purulenta) di liquido nella cavità peritoneale (o peritoneo), causata da una infiammazione o da una cirrosi del fegato (vedi Peritoneo). Il liquido ascitico serve a isolare l’organo colpito dall’involucro che lo riveste (peritoneo) per riparare i tessuti dell’organo stesso. Svolge la stessa funzione del liquido che si forma in occasione di una bruciatura, che isola il derma dall’epidermide per procedere alla riparazione del tessuto colpito.

Il liquido ascitico non è una patologia quanto piuttosto una soluzione biologica che il corpo adotta in un processo di guarigione. I problemi sopraggiungono quando la raccolta di liquido diventa troppo abbondante poiché crea una distensione dell’addome (ventre gonfio), dolori addominali e talvolta disturbi respiratori.

Se il disagio diventa difficilmente sopportabile per il paziente, viene consigliato di procedere a prelievi per recare sollievo per poi cercare la causa dell’infiammazione dell’organo interessato.

Prima che mi venisse una distensione dell’addome per un eccesso di liquido ascitico, ho forse vissuto un’esperienza che mi ha fatto provare uno shock o una grande rabbia?

Ho sentito pesare su uno o più organi del mio corpo una minaccia a causa di un intervento chirurgico per togliermi uno o più visceri?

Maryse ha avuto un tumore che le è costato l’asportazione dell’utero e di una parte della vagina. Durante la remissione, le sono stati fatti gli esami di controllo in seguito ai quali è stata informata della presenza di cellule cancerose nella vescica, di cui le viene proposta l’asportazione. Per lei è uno shock, sente i suoi organi minacciati. Prende tempo per riflettere e decide di cercare altri mezzi di guarigione. Rifiuta l’intervento e decide di conservare la vescica. Passata la minaccia, il corpo inizia una fase di riparazione mediante la produzione di grandi quantità di liquido ascitico.

LIQUIDO PLEURICO: vedi Travaso.

LIQUIDO SINOVIALE: vedi Sinoviale.

LITIASI: vedi Calcoli.

LIVIDI: vedi Ecchimosi.

LOMBAGGINE: chiamata comunemente «mal di schiena», rappresenta spesso una forma di ribellione per il fatto di sentirsi impotenti di fronte alle difficoltà e al peso della vita.

Ho paura di dover portare finanziariamente un peso eccessivo?

È possibile che il mio lavoro mi pesi ma, non sapendo cos’altro potrei fare, lo sopporti?


LOMBALGIA: mal di schiena nella zona lombare dipendente essenzialmente da due tipi di disturbo: vertebrale o genitale-urinario.

→ Le lombalgie di origine vertebrale: possono avere cause fisiche (stanchezza dovuta a un lavoro che impone di passare molte ore seduti spesso in posizione scomoda, posizione in piedi prolungata e sollevamento di oggetti pesanti) ma, in assenza di queste ragioni, ci si può chiedere se non si vive invece un senso di insicurezza sul piano materiale.

Si può temere di perdere l’impiego, di non riuscire a pagare i propri debiti, di non potersi concedere delle vacanze o la casa che si desidera.

Ci si può sminuire nei confronti di quelli che guadagnano più di noi o che hanno più successo.

Cos’è che mi crea ansia sul piano materiale?

Cos’è che mi potrebbe creare un senso di insicurezza sul piano finanziario?

→ Quando accompagna i dolori mestruali: si tratta nella maggior parte dei casi di dolori a livello del sacro che si irradiano nella regione lombare. Può essere in relazione con un rifiuto della propria femminilità perché può esserci un’equazione del tipo: essere una donna = essere al servizio dell’uomo o di non avere la stessa libertà di cui godono gli uomini.

Ho difficoltà ad accettare la mia condizione di donna?

Mi sento meno presa in considerazione per il fatto di essere una donna?

LOMBARE: si riferisce ai lombi, regione delle vertebre lombari, comunemente chiamata parte bassa della schiena. Mio nonno, come altre persone della sua generazione, diceva di aver male ai reni, o che si era «sderenato», parlando di questa zona, senza dubbio per identificazione con i reni che sono situati a quest’altezza. Ma un dolore ai reni è in realtà una lombaggine.

LOMBOSCIATALGIA: unione di una lombalgia e di una nevralgia sciatica. Vedi Nervo sciatico.

Ho paura di quel che può succedere se non ce la faccio a pagare ciò che devo?

Ho paura di lasciare o perdere il mio impiego?

LORDOSI: curvatura convessa anteriore (infossamento nella zona lombare) della colonna vertebrale. In certi momenti la curvatura può venire accentuata per ristabilire l’equilibrio della struttura ossea, come nel caso del peso del bambino nella pancia di una donna.

Se la curvatura si accentua molto (iperlordosi), la lordosi può risultare patologica e dovrà essere curata da chinesiterapeuti e specialisti della postura.

Si può tuttavia verificare se la persona non si sia sentita svalutata, denigrata o spintonata.

Mi sono sentito svalutato, denigrato?

Ho avuto l’impressione di essere spinto di continuo perché facessi sempre di più?

LUPUS ERITEMATOSO:malattia autoimmune causata da una disfunzione del sistema immunitario, che può portare a una malattia della pelle a tendenza invasiva e distruttiva. Ve ne sono due tipi:

→ Lupus eritematoso cronico: caratterizzato da eritema, arrossamenti soprattutto al viso, come ali di farfalla, simile al disegno sul muso dei lupi, da cui il nome della malattia. In questo tipo di lupus, il terreno psicosomatico nella maggior parte dei casi rivela un attacco alla propria integrità.

Ho la sensazione di essere il brutto anatroccolo della famiglia?

→ Lupus eritematoso sistemico: presenta le stesse caratteristiche a livello del volto ma, in più, è accompagnato da un’alterazione grave dello stato generale (febbre variabile, dolori articolari, attacchi ai reni, al cuore, alla pleura). L’evoluzione della malattia può durare molti anni. Nel lupus si ritrova molto spesso un attacco all’integrità della persona con rabbia rivolta verso se stessi.

Un esempio: Jasmine abita con i genitori. Una domenica, mentre si concede una mattinata di relax, sente il rumore di un tosaerba. Guarda dalla finestra e vede suo padre che sta tosando il prato anche se non glielo ha chiesto. Sente montare la rabbia. Quando è sul punto di arrabbiarsi, si ricrede dicendosi che è cattiva a nutrire simili pensieri nei confronti del padre, che vuole sempre rendersi utile. Jasmine deve imparare a farsi rispettare ma, siccome non sa come fare, non dice niente e se la prende con se stessa per la rabbia che prova nei confronti di persone che decidono sempre per lei.

Ce l’ho con me stesso perché mi arrabbio con coloro che mi amano?

Vedi anche Malattie autoimmuni.

LUSSAZIONE: spostamento (slogatura) delle due estremità ossee di un’articolazione fino al punto da perdere contatto tra loro. Anche la sublussazione è uno spostamento, ma lascia le estremità ossee parzialmente in contatto. Una lussazione parziale o totale ha a che vedere con un’opposizione (le ossa non sono più allineate), il corpo dice: «Non sono d’accordo!»

→ Lussazione del braccio:

È possibile che non fossi d’accordo con quello che mi si chiedeva di fare?

Ho pensato: «Non concordo con il vostro modo di fare le cose»?

→ Lussazione della spalla:

È possibile che non sia stato d’accordo che mi venissero lasciati portare tutti gli oneri o le responsabilità mentre gli altri si divertivano?

Ho provato una sensazione di ribellione pensando: «Sono io a dovermi occupare di tutto, mentre loro non fanno niente!»

→ Lussazione del femore:

È possibile che non sia stato d’accordo di andare avanti o di essere guidato in questo modo?

Mi sono forse opposto a una persona che cercava di prendere il posto che occupo?

→ Lussazione della mascella (o mandibolare o temporo-mandibolare):

Ho forse voluto esprimere il mio disaccordo per il modo in cui ci si rivolgeva a me?

Una partecipante ai miei seminari che aveva avuto una lussazione della mascella e a cui posi questa domanda mi rispose: «I miei genitori mi parlavano sempre attraverso parabole!»

→ Lussazione dell’anca:

In un neonato:

Il bambino ha forse espresso con il proprio corpo il suo disaccordo per la sua venuta al mondo?

Per esempio, se si spinge sulla pancia della mamma per forzarlo a nascere o se si utilizzano strumenti per farlo uscire più in fretta.

In un adulto:

Sono forse in contrasto con una persona che per me incarna l’autorità e che cerca di dirigere la mia vita?

In una persona anziana:

Può darsi che non voglia più avanzare in questo modo nella vita?

Se si tratta di una persona che è stata sistemata in un ricovero per anziani:

Mostra un conflitto nei confronti del modo in cui è trattata o in cui sono trattati i pazienti?

Lettera M

MACCHIE AI POLMONI: vedi Polmoni.

MACCHIE SCURE SUL VISO: chiazze della pelle pigmentate e piatte, prevalentemente di colore marrone più o meno scuro. Sono collegate a situazioni in cui ci si è sentiti colpiti nella propria integrità e hanno determinato un senso di vergogna, di umiliazione e talvolta anche di rancore.

Ho forse vissuto una situazione in cui mi sono sentito umiliato, denigrato o ingannato e che mi ha lasciato un senso di vergogna?

Sofia, sette anni, è in classe con i suoi compagni. A un certo punto una bambina dice: «Maestra, la mela che avevo portato per merenda non c’è più». La maestra inizia a cercare negli armadietti degli alunni e trova la mela in quello di Sofia. Sofia si stupisce perché non aveva affatto preso la mela della compagna. Tutti credono comunque che la ladra sia lei, e la bambina prova una grande vergogna. Come se non bastasse, la maestra decide di convocare a scuola la madre che, arrabbiatissima con la figlia, la schiaffeggia davanti alla maestra. Dopo questo fatto Sofia ha iniziato ad avere macchie rosse su tutto il corpo, poi le sono comparse macchie scure sul viso.

→ Macchie scure durante la gravidanza o maschera della gravidanza: vedi Cloasma.

MAGREZZA: stato di una persona che ha pochi grassi e poca massa muscolare. Può essere dovuta a una sottoalimentazione fisica (mancanza di cibo) o a una mancanza di nutrimento affettivo. Può anche essere associata a una paura irragionevole di ingrassare o essere collaterale a problemi di anoressia o bulimia.

Una persona magra, senza per questo essere sottoalimentata, può esprimere dolore per un rifiuto che la può indurre a rifiutare se stessa e/o aggrapparsi alla persona che ama. Con questo atteggiamento, che è quello di aspettarsi tutto dall’altro, la persona continua ad attirare situazioni di rifiuto che la portano a isolarsi per proteggersi dalla sofferenza. Di conseguenza, anche se mangia molto per riempire un vuoto affettivo, gli alimenti che consuma di fatto non la nutrono perché la scarsità di scambi con gli altri la lascia sottoalimentata sul piano affettivo. Vedi anche Anoressia e Bulimia.

Ho paura di ingrassare?

Mi sento solo e incompreso?

Manco forse di amore?

MAL D’AEREO: vedi Cinetosi.

MAL D’AUTO: vedi Cinetosi.

MAL DI MARE: vedi Cinetosi.

MAL DI PANCIA: vedi Coliche intestinali.

MAL DI TESTA: la testa contiene il computer centrale che ci permette di entrare in contatto con il mondo materiale. Gli organi dei sensi sono i recettori.

La testa rappresenta la nostra autonomia, ma anche la nostra individualità attraverso il viso, oltre alla nostra spiritualità, in quanto racchiude i centri di energia superiori (chakra) grazie ai quali possiamo assumere la padronanza della nostra vita e prendere coscienza della nostra natura divina.

Il mal di testa può avere cause diverse. Può essere di breve durata, provocato da un’iperattività del pensiero o da un’eccessiva tensione cui ci si sottopone per voler capire tutto (frequente negli studenti), controllare tutto o trovare per forza la soluzione a un problema.

Tuttavia, nella maggior parte dei casi i mal di testa dipendono da paura, soprattutto di ciò che non si controlla. Per esempio:

– la paura di ciò che può succedere a uno dei nostri cari che soffre;

– la paura di non superare un esame, un concorso;

– la paura della malattia;

– la paura di dichiarare fallimento ecc.

Cos’è che mi crea insicurezza o tensione in questo momento?

Di che cosa ho paura?

→ Mal di testa violento e cronico: questo disturbo può dare la sensazione che la testa stia per scoppiare. Si può anche avere l’impressione che il cervello sia una massa gelatinosa che si sposta rimbalzando. Tale sensazione può essere causata da un edema alla testa legato a una sensazione di limitazione o di subire un’influenza.

I mal di testa che tornano regolarmente o che perdurano sono per lo più associati a un evento del passato in cui ci si è sentiti prigionieri o in pericolo (pericolo di essere mandati in un riformatorio, di essere rinchiusi, di perdere la libertà ecc…). Ciò può averci indotti a vivere continuamente sotto controllo per tutto ciò che diciamo o facciamo per non dispiacere agli altri. E quando la negazione dei nostri bisogni diventa insopportabile, il mal di testa ci consente di dire: «Lasciatemi stare, ho mal di testa». Possono anche essere in relazione a un profondo senso di colpa perché ci crediamo responsabili della sofferenza o della morte di una persona.

Lea ha tredici anni. Sua zia le chiede di sorvegliarle il bambino che dorme nel passeggino. Siccome non c’è da fare niente, Lea chiude la porta a chiave e va a giocare con un’amica dicendosi che tanto non si sarebbe svegliato prima di un’ora o due. Quando la zia torna, il neonato sta piangendo ma nessuno può andare da lui perché Lea si è presa la chiave. Appena rientra, Lea trova la zia in collera e il bambino cianotico per il pianto e pensa: «Ho rischiato di ucciderlo!» In seguito Lea vive continuamente nel timore di fare qualcosa che potrebbe recare danno agli altri.

Ho vissuto un’esperienza traumatica in cui ho temuto per la mia libertà, la mia vita o quella di un’altra persona?

→ Mal di testa violenti che evolvono in emicranie: sono per lo più associati a paura e a insicurezza o a un evento del passato in cui ci si è sentiti minacciati. L’espressione «avere una spada di Damocle sulla testa» esprime bene questa situazione. Vedi anche Emicrania.

Il mal di testa di Samaël si era manifestato quando aveva circa dodici anni. Si ricordava più o meno il periodo in cui era iniziato, ma non lo aveva mai messo in relazione con un evento che aveva vissuto a quell’età. Come la maggior parte degli adolescenti, Samaël esprimeva il suo bisogno di individualità con piccole ribellioni nei confronti delle aspettative dei genitori. Una sera li sorprese a discutere della possibilità di metterlo in un istituto correzionale. Samaël ebbe talmente paura da divenire in seguito molto sottomesso, rinunciando alla propria individualità per rispondere alle aspettative dei genitori. Loro non parlarono mai più dell’istituto, ma la paura aveva dato origine alla seguente equazione: «Se non mi conformo a ciò che gli altri si aspettano da me, rischio di essere rifiutato e di perdere la libertà». Trent’anni dopo l’episodio, in Samaël la paura era ancora ben presente e gli causava violenti mal di testa ogni volta che si credeva obbligato ad agire in un dato modo per non rischiare di perdere la propria sicurezza e la libertà.

Si liberò dei mal di testa che evolvevano in emicranie andando, con il mio aiuto, a rassicurare il ragazzino dodicenne che era stato, comprendendo che le parole del padre volevano solo dire: «Non so più cosa devo fare con Samaël, non so più come prenderlo!» e che se avesse voluto iscriverlo a quell’istituto, non lo avrebbero comunque accettato perché non era un delinquente. Una volta rassicurato il ragazzino, smise di aver paura di dispiacere gli altri, poté esprimere meglio i suoi bisogni, e i mal di testa scomparvero.

Cos’è che mi crea insicurezza?

Mi sono forse già sentito minacciato?

MALARIA o PALUDISMO: malattia parassitaria grave che si presenta con febbre alta e, in certi casi, con complicazioni renali, epatiche, cerebrali e del sangue che possono essere mortali. La causa della malattia viene attribuita a un parassita, il plasmodium, trasmesso dalle zanzare.

Ci si potrebbe tuttavia chiedere la ragione per cui in un dato ambiente alcuni individui ne siano colpiti e altri (la maggioranza) no. Si tratta forse di una questione di resistenza, o piuttosto di frequenza vibratoria? Qual è dunque questa frequenza?

Può esserci la paura di contrarre la malattia, ma anche la sensazione di essere sotto il controllo di una persona o di un sistema che ci avvelena la vita.

È interessante notare che nella parola «malaria» si trova il prefisso «mal» e il suffisso «aria» che può esser tradotto in «aria malsana».

Mi sento forse prigioniero di un ambiente malsano?

Mi sento forse sotto l’influsso di un sistema o di una persona che limita la mia libertà?

Si trova un maggior numero di zanzare dove ci sono rifiuti, sporcizia o sostanze organiche in decomposizione. Questi ambienti chiusi che assomigliano a ghetti sono molto spesso l’equivalente delle paludi dove normalmente proliferano.

Fornire zanzariere alle persone che vivono nelle zone a rischio è certamente il primo passo, molto lodevole, ma ci si potrebbe chiedere se è sufficiente. Non sarebbe meglio aiutarle a prendere coscienza del legame tra l’ambiente malsano e la malattia, per poi aiutarle a scioglierlo?

Un sacerdote ruandese che mi aveva posto la domanda mi disse, dopo la mia spiegazione: «È molto vero, Claudia, incontro di continuo persone con questa malattia, ed è proprio ciò che stanno vivendo».

MALATTIA CELIACA: nella malattia celiaca si riscontra una carenza di assorbimento a livello della mucosa dell’intestino tenue che comporta complicanze (rachitismo, osteoporosi, anemia, tetania ecc.) e un’intolleranza intestinale a una molecola proteica (la gliadina) contenuta nel glutine. È caratterizzata da feci anomale, aumento del volume dell’addome (provocato dall’abbondanza di materie fecali) che contrasta con una magrezza o un dimagramento e la presenza di grassi nelle feci. Vedi Allergia al glutine in Allergie.

MALATTIA DI BRIGHT GLOMERULONEFRITE CRONICA: alcune malattie renali acute incurabili conducono irrimediabilmente all’insufficienza renale cronica in tempi molto variabili. Si può definire l’insufficienza renale cronica come la riduzione irreversibile della filtrazione glomerulare dovuta alla degenerazione dei nefroni. È sovente in relazione a un senso di profonda delusione rispetto a ciò che ci si attendeva dalla vita, che può portare a chiudersi alla vita e all’amore. Vedi anche Reni.

Ho vissuto una profonda delusione rispetto a quelli che erano i miei ideali o il mio progetto di vita?

Cos’è che trattengo e che mi avvelena l’esistenza?

MALATTIA DI CHARCOT: vedi Sclerosi laterale amiotrofica (SLA).

MALATTIA DI CHARCOT-MARIE-TOOTH: o CMT, raggruppa una serie di malattie neurologiche classificate secondo la parte del nervo colpita (mielina o assone) e secondo la modalità di trasmissione. Comporta disturbi della deambulazione e una frequente deformazione dei piedi (piedi cavi). La malattia può manifestarsi fin dall’infanzia ma ugualmente svilupparsi in età adulta in seguito a vaccinazione. Evolve lentamente ma può anche progredire a ondate. Poiché colpisce prima i piedi, può avere a che fare con difficoltà a procedere nella vita. Si può essere chiusi alle proprie emozioni (piedi cavi) e vivere un profondo senso di impotenza a far rispettare le proprie sceltee il proprio modo di voler vivere la vita. Vedi anche Malattie autoimmuni.

Ho avuto la sensazione che non potevo fare quello che volevo, che non potevo fare altro che sottomettermi alle disposizioni degli altri?

MALATTIA DI DUPUYTREN: patologia della mano che colpisce l’anulare e il mignolo che si contraggono verso il palmo e non possono essere stesi né da soli né con l’aiuto dell’altra mano. Può colpire una o entrambe le mani. L’anulare concerne le unioni e il mignolo i figli.

Ho la sensazione di aver mancato al mio impegno matrimoniale?

Mi sono forse sentito impotente nell’aiutare mio figlio o il mio congiunto?

Quando Walter si sposa, non esita a ripetere di fronte al sindaco le seguenti parole: «Prometto di amarla e di accudirla fino a che morte non ci separi!» parlando della sua sposa. Gli anni passano e un giorno si rende conto che sua moglie mostra segni di alcolismo. La cosa lo addolora, ha la sensazione di aver fallito, di non essere riuscito a renderla felice. È l’inizio della sua malattia, che si aggrava dopo la separazione e che gli richiederà interventi chirurgici per permettergli di stendere le dita.

Anche Carmen ha sofferto di questa malattia dopo il suicidio del figlio. Si è sentita del tutto impotente a poterlo aiutare.

MALATTIA DI FAUCHARD-BOURDET: vedi Parodontolisi.

MALATTIA DI HODGKIN: vedi Linfoma di Hodgkin alla voce Linfoma.

MALATTIA DI KAHLER: vedi Midollo osseo.

MALATTIA DI LA PEYRONIE: la malattia si presenta con un indurimento dei corpi cavernosi del pene, provocando dolore durante l’erezione o una deviazione del pene eretto. Allo stato rilassato, la persona può talvolta avvertire la presenza di piccoli noduli nell’asta del pene.

La malattia può essere associata a quella di Dupuytren (fibrosi palmare che comporta difficoltà nella flessione delle dita), di Ledderhose (flessione plantare che comporta la flessione delle dita), diabete, ipertensione arteriosa o artrite (vedi le voci corrispondenti).

Nella maggior parte dei casi è in relazione a un divieto di vivere una sessualità serena con una nuova partner perché si è convinti di non essere riusciti a rendere felice la compagna precedente.

È possibile che non mi conceda il diritto di essere felice nella mia nuova relazione?

MALATTIA DI MÉNIÈRE: squilibrio nella pressione del labirinto uditivo con vertigini, ronzii nelle orecchie (acufene), abbassamento dell’udito.

Questa malattia può raggruppare diversi sentimenti. Le vertigini possono essere in relazione al fatto di aver perso i propri riferimenti, di non saper più bene dove siamo. Il ronzio può essere legato alla pressione cui ci si sottopone per raggiungere un obiettivo prefissato o per non sentire le emozioni che abbiamo dentro. La perdita dell’udito può esprimere il rifiuto di ascoltare quello che succede in noi o quello che le persone intorno possono cercare di dirci.

Robert è sulla cinquantina. Si è impegnato nell’acquisto di una grande casa. Ma ecco che il suo lavoro lo opprime ogni giorno di più, ha la sensazione che la vita non sia che lavoro. Vorrebbe avere la possibilità di fermarsi e godere un po’ di più delle sue giornate, ma si ripete che non può e che ha degli obblighi da assolvere. Si mette sotto pressione per continuare. Ha ronzii insopportabili nelle orecchie, al punto che il medico gli propone un intervento chirurgico per distruggere il labirinto uditivo per via transtimpanica in modo da diminuirne l’intensità. Accetta, ma il risultato si limita a un importante abbassamento dell’udito. Robert doveva ascoltare quello che provava, trovare soluzioni invece che imporsi così tanta pressione per continuare a lavorare. Vedi Acufene.

Ho la sensazione di non sapere più a che punto sono, cosa devo fare e allo stesso tempo di mettermi troppa pressione per raggiungere l’obiettivo fissato, senza ascoltare ciò che provo o di cui ho veramente bisogno?

MALATTIA DI PAGET DELLA MAMMELLA: lesione della pelle, simile a un eczema, che si presenta con arrossamento persistente, con secrezione o formazione di croste, a sviluppo cronico, con sanguinamento e distruzione della mammella a favore del tumore. La malattia si origina nella ghiandola mammaria per poi diffondersi all’esterno alla pelle della mammella. È per lo più legata a emozioni da separazione che riguardano il «proprio bambino»anche se quest’ultimo è ormai adulto. Vedi anche Tumore al seno alla voce Seno.

Ho vissuto un conflitto con mio figlio che ci avrebbe allontanati l’uno dall’altro?

MALATTIA DI PAGET DELLE OSSA: malattia delle ossa che colpisce soprattutto le persone sopra i cinquant’anni. La malattia si presenta con un disequilibrio nell’eliminazione e nel rinnovamento delle cellule ossee e porta a una deformazione delle ossa dovuta a un’ipertrofia in lunghezza e larghezza di quelle colpite. Può riguardare sia le ossa degli arti inferiori sia quelle del cranio che vanno espandendosi rispetto a quelle del viso, facendole apparire quindi più piccole e dando loro un aspetto simile al volto di una scimmia. A queste deformazioni si aggiungono disturbi vasomotori e cardiovascolari.

Mi sono sentito svalutato dal mio ambiente?

MALATTIA EMOLITICA DEL NEONATO: vedi Itterizia.

MALATTIA (o SINDROME) DI RAYNAUD: disturbo della vasomotricità arteriosa che evolve attraverso fasi di crisi scatenate dal freddo o dalle emozioni che provocano la contrazione improvvisa delle piccole arterie che irrorano le dita delle mani e dei piedi e talvolta del pene. La vasocostrizione rende le estremità bianche, poi violacee e soprattutto fredde. A ciò si aggiungono i disturbi della sensibilità: sensazione di intorpidimento e di rigidità (soprattutto alle mani) e impressione di bruciore e punture di spilli.

Questa patologia è sovente in relazione a sentimenti di impotenza, di colpa e di chiusura per proteggersi dalle sofferenze. La persona colpita può pensare: «Ho fatto di tutto per aiutare la persona che amavo senza riuscirci, quindi sono inadeguato ad aiutare coloro che soffrono», oppure: «Ho voluto aiutare quelle persone a cui volevo bene e loro non mi hanno capito, mi hanno invece fatto solo del male, non voglio più rivederle…» A ciò può aggiungersi un sentimento di inutilità accompagnato da un profondo scoraggiamento che porta la persona a pensare: «A cosa servo?»

Se la malattia colpisce soprattutto le mani:

È possibile che mi sia sentito impotente o inadeguato ad aiutare una persona che stava soffrendo, che è morta o che si è suicidata?

Se colpisce le mani e i piedi:

Ho paura di essere di nuovo deluso o ferito da coloro che ho aiutato?

Se colpisce anche il glande:vi può essere un insieme di delusione, rabbia e impotenza a raggiungere la donna che si amava. Un insieme di amore e odio verso le donne che riteniamo responsabili della nostra sofferenza.

È possibile che non abbia più voglia di farmi coinvolgere in una relazione amorosa, di concedermi a una donna?


MALATTIE AUTOIMMUNI: malattie legate a un disfunzionamento del sistema immunitario. In una malattia autoimmune si nota che gli anticorpi destinati a proteggere i tessuti di un organo si rivoltano contro le cellule degli stessi tessuti come se fossero corpi estranei. Per questo motivo si parla di «autoanticorpi». Ci si potrebbe chiedere se i tessuti attaccati dagli anticorpi non siano stati prima di tutto contaminati con sostanze estranee inoculate nell’organismo delle persone malate.

Un esempio: alcuni vaccini come adiuvante utilizzano lo squalene, un lipide presente in grandi quantità nell’olio di fegato di squalo e in quantità minori (0,1-0,7 per cento) nell’olio d’oliva o in quello di cereali. Nel nostro corpo è presente nel sebo, nel sistema nervoso e nel cervello. È un intermediario essenziale nella biosintesi del colesterolo.

Il consumo di olio d’oliva permette al sistema immunitario di riconoscere lo squalene come una molecola d’olio prodotta dal nostro corpo oltre a offrirci le sue proprietà antiossidanti. L’introduzione dello squalene per via orale è accettata bene dal corpo. I problemi sopraggiungono quando viene iniettato, dato che si tratta di un ingresso anomalo che induce il sistema immunitario ad attaccare lo squalene presente nell’organismo e non solo l’adiuvante contenuto nel vaccino.

Dopo una vaccinazione con lo squalene, il sistema immunitario cercherà di distruggere questa molecola dovunque la trovi, compresi i luoghi in cui è introdotta in modo naturale e dove è indispensabile per il sistema nervoso. Questo può farci capire perché si dice che, in una malattia autoimmune, gli anticorpi di una persona si rivoltano contro i suoi tessuti. Vedi Miofascite macrofagica.

Ecco cosa diceva già negli anni Sessanta il professor Louis Claude Vincent: «Moltiplicando i vaccini, aumentiamo il rischio di introdurre antigeni simili a molecole dell’organismo iniettato, generando in tal modo malattie autoimmuni la cui frequenza non cessa di crescere».1

Anche la nostra alimentazione si allontana sempre più da quello che è necessario al buon funzionamento del nostro organismo. Per produrre di più, si è fatto sempre più ricorso alle colture OGM (organismi geneticamente modificati) per ottenere maggiori quantità di cereali (riso, grano), soia, patate, oli, per non parlare di tutti i sottoprodotti derivati. Gli OGM alla lunga possono alterare la mucosa intestinale. Vedi Meteorismo.

Il mio patrigno aveva l’abitudine di ripetermi: «Quando ci si rivolta contro la natura, la natura si rivolta contro di noi!»

Ci si potrebbe però chiedere per quale motivo non tutte le persone a cui sono stati iniettati vaccini contenenti adiuvanti abbiano sviluppato una malattia autoimmune. Bisogna ricordare che c’è l’agente nocivo e il terreno. Alcune persone che attraversano un periodo di grande stanchezza o di stress emotivo possono presentare un terreno più favorevole allo sviluppo di queste malattie. E c’è il fattore tempo: quando una persona sviluppa una malattia autoimmune molti mesi dopo il vaccino, si è nel frattempo dimenticata di averlo fatto.

Secondo molti ricercatori, gli adiuvanti come il Thimerosal (mercurio), l’idrossido di alluminio o lo squalene possono continuare ad agire nel corpo durante un lungo periodo dopo l’inoculazione. Le reazioni possono essere progressive e reazioni neurologiche possono apparire nel corso del tempo. Vedi Miopatie.

C’è inoltre il terreno psicologico. Un senso di colpa per il fatto di vivere può indurci verso un’autodistruzione inconscia.

Véronique soffriva di una tiroidite autoimmune di Hashimoto. Aveva solo un fratello che amava molto mentre la madre, che soffriva di depressione, si era suicidata. Dopo la sua morte, aveva visto il fratello sprofondare a sua volta nella depressione. Aveva tentato come poteva di risollevargli il morale ma lui si chiudeva a quello che gli diceva. Qualche giorno prima di suicidarsi le aveva lasciato un messaggio esplicito. Véronique in quel momento stava vivendo un periodo di sfinimento e non rispose. Si sentì enormemente in colpa per non essere intervenuta e si negò il diritto di vivere.

Per aiutarla a liberarsi dal senso di colpa la portai, attraverso un lavoro di immaginazione mentale, a comunicare con il fratello, a cui chiese perdono. Lui le rispose: «Non devi chiedermi perdono, sono io a doverlo chiedere a te per tutto il male che ho fatto con il mio gesto. Tu non avresti potuto aiutarmi perché io non volevo aiuto, avevo perso fiducia nella vita. La vita non mi interessava più. Qualunque cosa mi avessi detto o fatto, non sarebbe cambiato niente. Se ora vuoi aiutarmi, vivi la tua vita, vivila pienamente, vivila per noi due. Questo potrà aiutarmi a perdonare me stesso…»

Provo un senso di colpa che fa sì che non mi conceda il diritto di vivere?

Ho fatto un vaccino contenente adiuvanti?

Ecco una lista di malattie autoimmuni conosciute:

  • Malattia di Berger: anticorpi anti-glomerulari del rene
  • Morbo di Basedow:anticorpi anti-recettori TSH
  • Tiroidite di Hashimoto: anticorpi anti-tireoglobuline, anti-tireoperossidasi
  • Mixedema primario: anticorpi anti-tireoperossidasi
  • Malattia celiaca: anticorpi anti-endomisio, anti-gliadina, anti-transglutaminasi
  • Rettocolite emorragica: anticorpi anti-citoplasma dei neutrofili
  • Morbo di Crohn: anticorpi anti-saccharomyces cerevisiae
  • Cirrosi biliare primitiva: anticorpi anti-mitocondrio del complesso della piruvato deidrogenasi
  • Colangite sclerosante primitiva: anticorpi anti-citoplasma dei neutrofili
  • Anemia di Biermer(anemia perniciosa): anticorpi anti-cellule parietali, anti-fattore intrinseco
  • Lupus eritematoso: anticorpi anti-DNA nativo, anti-Sm
  • Sindrome di Crest: anticorpi anti-centromero
  • Diabete insulinodipendente di tipo 1: anticorpi anti-cellule Beta del pancreas
  • Sclerodermia sistemica: anticorpi anti-SCL-70
  • Pemfigo volgare: anticorpi anti-desmogleina
  • Pemfigoide bolloso: anticorpi anti-glicoproteina integrina (adesione cellula-matrice)
  • Epidermolisi bollosa acquisita: anticorpianti-collagene IV
  • Dermatite erpetiforme: anticorpi anti-gliadine, anti-endomisio
  • Miastenia: anticorpi anti-recettori dell’acetilcolina (AchR)
  • Sindrome miastenica di Lambert-Eaton: anticorpi anti-canali del calcio voltaggio dipendenti (VCGG)
  • Polimiosite: anticorpi anti-Jo 1
  • Sindrome di Sjögren: anticorpi anti SS-A e anti SS-B

Di seguito un’altra lista di patologie che molti professionisti della salute considerano malattie autoimmuni. Tuttavia per alcune di esse al momento si ha solo il sospetto che lo siano.

  • Anemia emolitica autoimmune
  • Aplasia midollare
  • Arterite temporale (arterite a cellule giganti)
  • Artrite idiopatica giovanile
  • Dermatomiosite
  • Demielinizzazione fulminante
  • Distonia
  • Encefalomielite acuta disseminata
  • Granulomatosi di Wegener
  • Granulocitopenia
  • Epatite autoimmune cronica attiva 
  • Infertilità autoimmune
  • Lupus eritomatoso discoide (LED)
  • Morbo di Addison idiopatico
  • Narcolessia
  • Nefropatia da IgA
  • Nefropatia membranosa idiopatica
  • Nefrosi lipoidea
  • Policondrite atrofizzante 
  • Retinocoroidopatia tipo Birdshot
  • Porpora trombocitopenica idiopatica
  • Reumatismo psoriasico
  • Sarcoidosi
  • Sclerosi a placche
  • Sclerosi laterale amiotrofica (SLA)
  • Spondilartrite anchilosante
  • Sindrome da anticorpi antifosfolipidici
  • Sindrome di Churg-Strauss
  • Sindrome da affaticamento cronico
  • Sindrome di Goodpasture
  • Sindrome di Guillain-Barré
  • Sindrome Opsoclono Mioclono
  • Sindrome nefrotica
  • Sindrome di Reiter
  • Uveite anteriore acuta

Si può guarire da una malattia autoimmune?

Lavorare sul terreno psicosomatico che ha permesso alla malattia di svilupparsi può sicuramente aiutare.

Sul piano dell’organismo: un’amica farmacista mi aveva parlato di un prodotto di nome Clorella, contenente un’alga che avrebbe la proprietà di eliminare i metalli pesanti (piombo, mercurio) grazie a un processo attraverso il quale la molecola dell’amminoacido dell’alga avrebbe la capacità di circondare gli ioni dei metalli per poi eliminarli attraverso i reni.

Un amico che coltiva la spirulina ha però richiamato la mia attenzione su un aspetto riguardante i sali di alluminio contenuti in alcuni vaccini. «La clorella è una microalga (diversamente dalla spirulina che è un cianobatterio) e una delle sue proprietà è effettivamente quella di aiutare a eliminare i metalli pesanti, che sono il piombo, il mercurio e il cadmo. L’alluminio è certamente tossico ma non è un metallo pesante, è anzi molto leggero, e non sono certo che la clorella, come la spirulina, sia di aiuto per la sua eliminazione. Il processo di eliminazione mi è invece sconosciuto.»

Anche la polpa fresca della pianta di aloe vera ha proprietà antinfiammatorie straordinarie.2

MALATTIE CONGENITE: malattie presenti al momento della nascita. Possono essere ereditarie attraverso i geni che portano la malattia o possono essere conseguenza di sofferenza o shock vissuti dalla madre o dal feto durante la gestazione, oppure essere legate a una sofferenza dell’anima del bambino vissuta prima di questa incarnazione. Qualunque ne sia la causa, la malattia ha la sua ragion d’essere. Porta con sé un insegnamento che l’anima dovrà integrare nel corso della sua incarnazione, come tutte le anime d’altronde, salvo che in questo caso la lezione è direttamente legata alla malattia. Vedi Daltonismo.

→ Infermità congenita:

L’anima di questo bambino è venuta per imparare a superare i suoi limiti?

MALATTIE DEGENERATIVE:

Ho rinunciato di fronte a una situazione di cui non vedevo la soluzione o davanti alla malattia stessa perché non si sa come aiutarmi a guarire o perché ho creduto a una diagnosi di incurabilità?

Léa soffriva del morbo di Parkinson da più di sette anni. Tutti i suoi medici erano stati categorici: si trattava di una malattia degenerativa e non poteva sperare in alcuna remissione. Quando venne a trovarmi si muoveva con difficoltà con l’aiuto di un bastone, le tremavano le mani e aveva molti dolori alle ossa e ai muscoli. La aiutai a identificare la causa della malattia e a perdonarsi una situazione passata di cui conservava rimpianti e sensi di colpa. Nella settimana che seguì notò un netto miglioramento della sua situazione, non ebbe più bisogno di usare il bastone e i tremori diminuirono. Vedi Morbo di Parkinson.

In una testimonianza, mi scrisse: «Sono in grado di constatare l’evoluzione della guarigione che si opera nel mio corpo e i giorni in cui va un po’ meno bene ho questo pensiero meraviglioso che mi aiuta: so che ci saranno ancora momenti in cui starò bene».

MALATTIE GENETICHE:queste malattie sono dovute ad anomalie di uno o più cromosomi che comportano un deficit di funzionamento di determinate cellule dell’organismo. Le cellule producono le proteine, l’attività e la struttura di ciascuna di esse è determinata dall’informazione genetica contenuta in un gene. Se questo è alterato, coinvolge la cellula in un malfunzionamento che può manifestarsi, a qualunque età, sotto forma di malattia.

Tra le malattie genetiche si trovano sia patologie benigne o leggermente invalidanti (per esempio, il daltonismo) sia estremamente gravi (per esempio la mucoviscidosi). In entrambi i casi la caratteristica comune è generalmente di essere una malattia a vita e che in alcuni casi può essere trasmessa ai figli, essendo inscritta nei geni della persona. Vedi Malattie congenite.

MALATTIE IATROGENE: non si tratta di patologie in sé, ma sono conseguenti a cure mediche o a diagnosi oscure da parte dei medici che dimenticano che quello che per loro è prevenzione, per i loro pazienti può essere angoscia. Vedi anche Ciste renale alla voce Ciste.

Alcuni esempi: Martine accompagna la madre dal medico. Un anno prima, la donna era stata colpita da un tumore al seno che aveva richiesto una mastectomia. Nello studio, il medico si rivolge a Martine e le dice: «Se fossi al posto tuo, mi farei togliere i due seni e mettere una protesi. Le donne cui viene un cancro al seno hanno sovente figlie colpite da questo tipo di tumore». Queste parole hanno un effetto shock su Martine. Le viene l’angoscia di avere un tumore al seno mentre, prima della visita, il pensiero non l’aveva mai sfiorata. Inizia a esaminarsi attentamente e finisce per scoprire dei piccoli noduli, ma ha troppa paura per andare da un medico. Quando la incontro per la prima volta, mi dice che non può più dormire sulla pancia, che il seno le fa troppo male. In terapia Martine prende coscienza delle manifestazioni della sua paura. Le spiego le cause principali del tumore al seno in modo che comprenda ciò che ha portato sua madre a sviluppare la malattia. Si sente rassicurata, si calma e accetta l’idea che, senza causa, non può esserci effetto. Si libera completamente della paura. Due mesi dopo mi annuncia che in seguito al nostro incontro i dolori sono spariti e che non sente più le piccole cisti.

Caroline è in cura per un tumore al seno. In occasione della sua prima visita il dottore le consiglia di fare un Pap-test. Qualche tempo dopo, le telefona per raccomandarle di prendere un appuntamento per una colposcopia. Non comprendendone la ragione, Caroline gli chiede il motivo. Il medico le risponde: «È perché abbiamo trovato delle cellule atipiche nel suo striscio». Per Caroline cellule atipiche significa cellule cancerose. Pensa allora: «Il mio tumore ora si sta estendendo… sono finita…» L’angoscia di morire l’attanaglia, non riesce più a dormire. La madre è morta di un cancro al seno. Qualche mese dopo le viene fatta una radiografia dei polmoni, in seguito alla quale il medico la informa che presentano delle macchie rotonde. Questa è per lei la conferma che il cancro si è esteso.

Caroline sviluppa un cancro ai polmoni, poi al cervello e muore. Quando il medico le aveva raccomandato di fare una colposcopia, per lui non era che un normale controllo di routine e quando le aveva detto di aver trovato cellule atipiche nello striscio, non aveva idea fino a che punto ciò potesse turbarla perché, se lo avesse saputo, non glielo avrebbe detto per telefono e le avrebbe spiegato che cellule atipiche non significa cellule cancerose. Quella che può essere una cosa ovvia per una persona non lo è necessariamente anche per l’altra.

Come ho già raccontato nella voce Cuore, una partecipante ai miei seminari aveva avuto un infarto al miocardio, tuttavia non aveva mai sofferto di angina né aveva temuto di perdere ciò a cui teneva. Durante il nostro incontro, mi raccontò che due anni prima che le venisse l’infarto era andata dal medico per una visita di controllo, raccomandata dal suo datore di lavoro. Uscendo dallo studio si era accesa una sigaretta e il medico le aveva detto: «Se continui a fumare così, entro due anni ti verrà un infarto!» Cos’era successo? A livello del suo subcosciente, ogni volta che si accendeva una sigaretta, le tornava in mente la frase del medico con la conclusione: «sigaretta = infarto». Le venne un infarto esattamente due anni dopo la previsione.

Il potere del pensiero o il potere della prognosi?

MALATTIE INFANTILI:vedi Morbillo, Orecchioni, Pertosse, Rosolia, Scarlattina, Sesta malattia, Varicella.

MALATTIE MENTALI:nella malattia mentale si deve fin dall’inizio distinguere la nevrosi dalla psicosi. In psicologia, si insegna che la nevrosi attiene alla gestione della fase edipica mentre la psicosi è più arcaica, al di qua di Edipo.Più semplicemente, si potrebbe dire che nella nevrosi la persona è cosciente della sua sofferenza, mentre nella psicosi non lo è, convinta che siano gli altri ad avere problemi e a creare difficoltà.

→ Nevrosi: disturbi della personalità senza lesioni organiche dimostrabili.

Secondo Freud, nella nevrosi si possono classificare i seguenti disturbi psicologici: isteria, nevrosi ossessiva, nevrosi d’angoscia, nevrosi attuale, nevrastenia e psiconevrosi.

Secondo Arthur Janov, la nevrosi è un processo di sopravvivenza che immerge l’individuo in una dimensione irreale per proteggerlo da una realtà intollerabile e inassimilabile. Non distingue tipi diversi di nevrosi. Secondo lui derivano tutti da problemi prenatali, nascita laboriosa, carenze affettive ecc. Inoltre, a suo avviso, più il trauma è precoce più la nevrosi è importante, segnata da orme indelebili, più sarà difficile estirparla.

Bisogna comunque fare una distinzione tra la nevrosi come malattia e una struttura nevrotica.

Un esempio: la nevrosi d’angoscia diventa malattia quando la persona vive angoscia e ansia nel quotidiano, al punto da influenzare anche le sue parole, e la mantiene in uno stato di tristezza, di ripiegamento su se stessa, di mancanza di gusto per la vita, provocando disturbi del sonno, dell’alimentazione e altri di tipo psicosomatico. Una struttura nevrotica, invece, può essere occasionale e passeggera. In conseguenza di emozioni per una perdita o un lutto tutti possono vivere una fase di nevrosi d’angoscia, senza per questo soffrire di una malattia mentale. Vedi Nevrosi ossessiva.

→ Nevrosi come malattia: caratterizzata dall’associazione di ossessioni diverse e dagli atteggiamenti difensivi quali i rituali ossessivi. Presenta quattro caratteri principali:

– L’automatismo:la vita mentale si svolge spontaneamente, come se fosse indipendente dalla coscienza e dalla volontà del soggetto.

– L’incoercibilità:l’automatismo del pensiero assume un carattere obbligatorio, inevitabile, la persona non vi si può sottrarre.

– La lotta interiore:la persona cerca di ostacolare questo automatismo incoercibile del suo pensiero con altre rappresentazioni mentali. Questa lotta incessante, obbligatoria, impegnativa, poco efficace e sfiancante, assorbe tutta la sua energia e spiega la rilevanza dell’astenia (esaurimento).

– La coscienza della malattia:la persona è perfettamente consapevole della propria malattia che cerca, per quanto può, di mascherare agli altri.

→ Psicosi: tra le psicosi, si trova la psicosi maniaco-depressiva (bipolare) o malinconica (unipolare), la schizofrenia, la paranoia, la psicosi allucinatoria cronica.

→ Psicosi maniaco-depressiva: oscilla tra malinconia e accesso maniaco. Malinconia nel senso di uno stato depressivo, con svalutazione di sé e idee deliranti o suicide. Maniaco nel senso che è accompagnata da iperattività, dinamismo, esaltazione. L’evoluzione è fatta di accessi, che svaniscono spontaneamente e recidivanti sia sotto forma depressiva, malinconica, sia di agitazione maniacale. Vedi Bipolarità.

→caratterizzata da una dissociazione della vita psichica con trasformazione profonda della personalità, perdita del contatto vitale con il mondo esterno, ripiegamento su un mondo interiore autistico in cui dominano comportamenti e discorsi discordanti, incoerenti e con idee deliranti o allucinazioni (soprattutto uditive). Include due versanti:

Schizofrenia:

è Un versante negativo: è l’alterazione della personalità isolata dal mondo esterno che si manifesta nella sindrome da dissociazione.

Un versante positivo: è la ricostruzione dell’io e del mondo in un delirio paranoide.

Per poter fare una diagnosi di schizofrenia, la persona deve mostrarsi profondamente separata dalla realtà e dare segni di personalità frammentata per almeno sei mesi. Inoltre, durante questo periodo bisogna che soffra di allucinazioni, di idee deliranti o di disturbi gravi del pensiero.

La schizofrenia è sovente originata da una situazione di influenza in cui il bambino si sente incapace di esprimere la propria personalità e la propria autonomia. Può darsi che abbia avuto la sensazione che gli si tarpassero le ali ogni volta che voleva prendere il volo. Per sopravvivere il bambino o il giovane può scegliere di ritrarsi in un mondo interiore autistico, cioè chiuso ermeticamente e impenetrabile.

Ho rinunciato a essere me stesso per tentare di essere come qualcun altro?

Ho rinunciato a essere me stesso sotto l’influenza di una persona?

→ Paranoia: è caratterizzata da idee persistenti, convinzioni sbagliate o da ossessioni riguardanti persone o avvenimenti che la persona colpita riferisce a se stessa.

Un paranoico costruisce poco a poco un cumulo di credenze fondate sulla propria interpretazione di osservazioni o avvenimenti casuali. I temi principali sono la persecuzione e la gelosia. Per quanto riguarda la persecuzione, una persona che soffre di paranoia può credere che gli altri vogliano farle del male, ciò che la induce a rimanere costantemente sulla difensiva. Riguardo alla gelosia, può essere convinta che il proprio compagno la tradisca, la respinga. Interpreta le parole e gli atti del partner in funzione delle sue paure, e ciò malgrado tutte le dimostrazioni di amore e di fedeltà che questi può cercare di darle. La persona affetta da paranoia continuerà a credere che il proprio partner la repinga o l’abbia respinta in quella data occasione.

Ecco un esempio di discorso paranoico.

Un uomo va a fare la spesa con la sua compagna. Quando escono da un grande magazzino, le chiede: «Perché guardavi i ragni?»

Stupita gli risponde: «Quali ragni? Non ho visto nessun ragno!»

«Ho visto che li guardavi.»

«Ma ti ripeto, non ho visto nessun ragno.»

«Perché non vuoi ammettere di aver visto dei ragni?»

«Non so neppure di cosa tu stia parlando, te lo dico un’altra volta che non ho visto nessun ragno.»

«Perché non vuoi riconoscerlo? Ho visto che li guardavi.»

Sconcertata, e volendo porre fine a una discussione che non porta da nessuna parte, gli dice: «Ascolta, se vuoi torniamo indietro e mi fai vedere i ragni che ho guardato, non so neppure a cosa stai alludendo!»

La coppia torna indietro. C’è una decorazione messa per Halloween in cui c’è una grande tela di ragno con tanti piccoli ragni. Indicandola, le dice: «Quei ragni là, erano quelli che guardavi, te ne ricordi ora!» Lei li nota per la prima volta ma, per mettere fine alla discussione, gli risponde: «È possibile in effetti che li abbia guardati senza farci caso!»

In realtà è lui che li ha guardati, non lei. Ma la sua insistenza per aver ragione di quello che la sua mente gli fa credere porterà la sua compagna a dubitare di quello che lei stessa dice, pensa, fa o prova, e ciò crea nel partner di un paranoico un senso di destabilizzazione che alla lunga diventa insopportabile.

In quasi tutti i paranoici si trova una ferita da tradimento da parte di uno o talvolta entrambi i genitori, ma per ragioni diverse. Per esempio, un ragazzo ha potuto sentirsi tradito dal padre che lo picchiava e dalla madre che non faceva niente per difenderlo. Poiché non può fare affidamento su coloro che dovevano amarlo e proteggerlo, per lui diventa molto difficile aver fiducia negli altri. Da qui nasce una predisposizione alla diffidenza che lo rende sospettoso e suscettibile.

Si guarisce dalla paranoia?

Nella psicosi, si ritrova la struttura e la malattia. La struttura psicotica presenta sintomi della malattia senza che vi sia un legame con la psicosi stessa. Si può curare una struttura psicotica con la psicoterapia, mentre la psicosi intesa come malattia necessita di un trattamento psichiatrico in cui le possibilità di guarigione sono piuttosto basse.

Se la persona che presenta sintomi di paranoia può esserne consapevole e riconoscere i giochi della sua mente, può arrivare a riprendere padronanza di se stessa e non sviluppare la malattia. Per riuscirvi, bisogna che sia in grado di prendere le distanze tra ciò che dice la mente e ciò che sceglie di accettare come verità.

Come dominare la propria mente? Ecco un esempio: mio figlio non mi ha telefonato per il mio compleanno. La cosa mi rattrista. La mia mente fa questo discorso: «Dopo tutto quello che ho fatto per mio figlio, non trova neppure cinque minuti per farmi una telefonata. I suoi amici sono certamente più importanti di me». E continua: «Se avesse avuto bisogno di soldi, mi avrebbe sicuramente chiamato…» «Quando avrà bisogno, si cercherà un altro fornitore…» La mia mente può continuare in questo modo fino a portarmi a decidere di non parlare con mio figlio o anche di rinnegarlo. Se vado in questa direzione, le redini sono tenute dalla mia mente.

Se voglio riprendere la padronanza dei miei pensieri, devo riconoscere il gioco della mente e dirle, rivolgendomi a lei: «È così, cara mente, monta pure la tua maionese, io nel tuo gioco non ci casco. Se ho voglia di parlare con mio figlio il giorno del mio compleanno, è un mio bisogno, e posso telefonargli io». E passo all’azione telefonando a mio figlio per avere sue notizie e dirgli che avevo voglia di farmi piacere parlando con lui in questo giorno speciale per me.

Mio figlio mi risponde: «Che giorno è oggi? Sono talmente preso dal lavoro in questo momento, lavoro quasi giorno e notte, che non ho più la nozione dei giorni. Sono contento che tu mi abbia chiamato, non avrei voluto mancare l’occasione di augurarti un buon compleanno».

La malattia mentale è ben radicata quando una persona si identifica completamente con la sua mente, non ha più la capacità di prenderne le distanze e rifiuta di ammetterlo. In questo caso, cercherà continuamente di convincere gli altri che ha ragione in quello che crede, che invece è quasi sempre completamente sbagliato.

→ Paura della malattia mentale: ci sono molte persone che vivono segretamente con questo timore. La paura può derivare da paragoni fatti tra un bambino e un genitore che soffre di una malattia mentale. Si può dire per esempio al bambino: «Sei come tuo padre!» e parlare del padre dicendo che era un malato di mente. Può trarre origine anche dalla sensazione di perdere il controllo della propria vita. Non si capisce quello che ci succede, non si riesce più a dominare le proprie angosce e si teme di venire colpiti da una malattia mentale. Questo è frequente nelle persone che soffrono di agorafobia (vedi la voce corrispondente).

Per liberarsene si potrà cercare di comprendere la sofferenza della persona di cui si diceva che soffriva di una malattia mentale. E anche riconoscere che il fatto di vivere emozioni non significa automaticamente essere affetti da una malattia mentale.

Tenevo una conferenza e, durante la pausa, una giovane venne verso di me per parlarmi della sua amica: Joyce era uscita dal servizio psichiatrico quel pomeriggio ed era andata dall’amica per dirle che voleva farla finita con la sua vita. Sapendo che quella sera tenevo una conferenza, l’amica l’aveva trascinata con sé perché potesse parlarmi. Alla fine della conferenza incontrai Joyce. Le era stato detto che soffriva di un grave disturbo psichiatrico e che avrebbe dovuto prendere farmaci per tutta la vita. Poiché mi sembrava sana di mente, le dissi che era possibile che fosse alle prese con forti emozioni che non sapeva come gestire, ma che non per questo era malata. Le proposi il seminario di «Liberazione della memoria emozionale». Durante il suo svolgimento, prese coscienza del conflitto di competizione che viveva con la madre, che cercava continuamente di distruggere la sua personalità e non esitava a farla ricoverare per il minimo motivo. Dopo il seminario Joyce imparò a farsi valere di fronte a lei e riprese fiducia in sé. Si cercò un lavoro che le permettesse di proseguire i suoi studi. Poiché non aveva soldi per pagare il seminario, ci mettemmo d’accordo che lo avrebbe pagato quando avesse potuto. Due anni dopo ricevetti un assegno con la cifra dovuta con queste parole: «Grazie veramente di cuore. Il seminario è stato il miglior investimento della mia vita».

Cos’è che mi ha potuto indurre a temere di soffrire di una malattia mentale?

MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI o MST: malattie che provengono sovente da sensi di colpa nella sfera sessuale, in rapporto con convinzioni derivanti dall’educazione religiosa o famigliare; sensi di colpa per avere avuto rapporti sessuali solo per il piacere dei sensi, per avere rapporti con una persona dello stesso sesso ecc.

Queste malattie sono principalmente: gonorrea, sifilide, infezioni da clamidia, herpes genitale, tricomoniasi, ftiriasi pubica, condiloma genitale.

Provo un sentimento di vergogna o di colpa nei confronti della sessualità?

Posso vergognarmi di avere un padre omosessuale o una madre di scarsa moralità.

Posso vergognarmi del modo in cui vivo la mia sessualità.

Posso sentirmi in colpa per aver tradito il partner.

Posso vergognarmi o sentirmi colpevole per essermi lasciato andare a pratiche perverse o sadomasochiste.

Si può notare che persone che vivono una relazione di coppia armoniosa, che siano eterosessuali o omosessuali, sono raramente soggette a queste malattie.

Sono forse alle prese con un senso di colpa sessuale?

→ MST negli omosessuali: vedi anche Omosessualità.

Provo un senso di colpa o di vergogna nel vivere la mia omosessualità? Vedi AIDS.

MALESSERE GENERALE o DOLORI DAPPERTUTTO: vedi Fibromialgia.

MANCANZA DI FERRO: vedi Ferro.

MANI: servono a eseguire un ordine o delle funzioni. Le mani rappresentano la nostra abilità così come la capacità di donare e di ricevere.

→ Dolori alle mani: può voler dire che ci sentiamo insicuri nel compito che stiamo svolgendo. Possiamo temere di non esserne all’altezza.

Provo insicurezza in ciò che faccio?

Ho paura di essere inadeguato o di non sapere come fare?

È possibile che mi senta impotente a poter aiutare la persona che amo e che soffre?

Una partecipante ai seminari che aveva molto male alle mani non aveva messo in relazione i suoi dolori con quello che stava vivendo, fino a che non ne parlammo insieme. Aveva un compagno che vedeva soffrire e che avrebbe tanto voluto aiutare ma non sapeva in che modo, e questo le faceva provare un grande senso di impotenza. Dopo aver visto il legame tra le due cose, chiese al suo compagno se voleva il suo aiuto, al che lui rispose di no. Capì che non poteva aiutarlo, che non era lei che lo poteva fare. Smise di sentirsi impotente e i dolori cessarono.

Mano sinistra, mano destra:

La mano destra in un destrimane – e sinistra in un mancino – è quella che esegue gli ordini. Riguarda quindi più quello che si fa, mentre la sinistra per un destrimane – e la destra nel mancino – è la mano che aiuta l’altro. Quindi un problema alla mano che aiuta può essere legato alla paura di chiedere aiuto in quello che si sta compiendo.

→ Dolore alla mano che aiuta:

Ho difficoltà a chiedere aiuto o credo di non potermi aspettare aiuto dagli altri?

→ Intorpidimento delle mani: vedi anche Intorpidimento alle voci Dita e Braccia.

A che cosa voglio rendermi insensibile?

Forse al mio senso di impotenza per non poter aiutare una persona che soffre?

Forse al mio desiderio di cambiare lavoro?

Forse al mio bisogno di toccare o di essere toccato?

Se l’intorpidimento riguarda la mano che aiuta:

Voglio forse rendermi insensibile al mio bisogno di chiedere aiuto?

 Formicolio alle mani: vedi Formicolio.

→ Frattura del metacarpo frattura della mano: il metacarpo è quella parte della struttura ossea della mano compresa tra il polso e le dita che costituisce il palmo. Vedi anche Metacarpo.

Mi sono sentito in colpa per avere eseguito male un ordine?

Ne avevo abbastanza del mio lavoro?

Mi sono sentito in colpa per aver preso qualcosa che non mi apparteneva?

→ Mani fredde: vedi Circolazione sanguigna, Freddolosità, Ipotiroidismo alla voce Ghiandola tiroidea e Malattia di Raynaud.

Quali sono le emozioni che mi pervadono?

→ Sindrome canalare del tunnel carpale: vedi Tunnel carpale.

→ Tremore delle mani: vedi anche Tremori e Morbo di Parkinson.

Ho paura di non essere abbastanza abile?

→ Malattia di Raynaud: vedi la voce corrispondente.

→ Malattia di Dupuytren: vedi la voce corrispondente.

MANIA: vedi Nevrosi ossessiva.

MASCELLA: le mascelle, i denti e le gengive rappresentano la capacità di afferrare la vita, le nuove idee. Quando si ha paura o non si ha fiducia in sé riguardo ai risultati delle proprie azioni, si può aver male alle mascelle, ai denti o alle gengive.

→ Dolore alle mascelle: può essere passeggero, perché ci siamo sforzati di sorridere durante la giornata quando non è nelle nostre abitudini. Il dolore continuo può essere in relazione a collera o rabbia che ci spinge a serrare i denti per trattenerci dall’esplodere. Può anche essere legato alla paura di prendere una decisione – timore che non sia quella buona – o a un sentimento di svalutazione della nostra capacità decisionale. Dolori persistenti alle mascelle possono comportare il consumo prematuro dei denti. Vedi Bruxismo.

Provo rabbia per essere stato sfruttato, manipolato o perché ci si è approfittati di me?

Credo forse di non prendere mai la decisione giusta?

→ Frattura della mascella: vedi Frattura.

→ Lussazione della mascella: vedi Lussazione.

MASTITE: infiammazione del seno provocata nella maggior parte dei casi dall’ostruzione dei dotti galattofori, che causa coaguli nel seno talvolta molto dolorosi. In una donna senza figli può essere legata alla paura di non poter avere figli (se li desidera e non riesce a rimanere incinta). In un’altra, quando ci sono conflitti all’interno della coppia, può essere legata alla paura di andare incontro a una separazione. Nella madre che allatta può trattarsi di ansie nei confronti del neonato: inconsciamente può aver paura di perderlo o che gli capiti qualcosa.

Ho paura di perdere le persone che mi sono care?

Ho paura di non avere bambini?

MASTOIDITE: infiammazione dell’osso mastoideo.

Cos’è che ho udito e che non ho accettato?

È forse qualcosa di sminuente nei miei confronti o che riguarda uno dei miei cari?

MEDULLOBLASTOMA: in origine i medulloblastomi erano classificati nei gliomi, mentre ora fanno parte dei tumori neuroectodermici primitivi (PNET) e rappresentano il 30 per cento dei tumori al cervello dei bambini. Ho letto recentemente che in Francia ci sono da 1,5 a 2 casi ogni 100.000 abitanti, con sessanta nuovi casi ogni anno. Questo non poteva non riportarmi alla mente un articolo che avevo letto a proposito di un ragazzo affetto da medulloblastoma.

«Alexander ha fatto sedici vaccinazioni prima dei diciassette mesi. A quattro mesi ha manifestato disturbi del sonno, molto nervosismo, piangendo e gridando più volte durante la notte con periodi di spasmi e convulsioni. In seguito sono apparse infezioni alle orecchie e mal di pancia. A un anno le gambe si sono ricoperte di un eczema. Gli è stata prescritta una crema al cortisone che non ha dato alcun risultato. Il bambino ha continuato cionondimeno a ricevere i richiami dei vaccini. Quando ha cominciato a vomitare, il pediatra ha sospettato un’infezione virale. A due anni è stata scoperta la presenza di un tumore al cervello, un medulloblastoma. Dopo due interventi durati sedici ore i genitori sono stati costretti a sottoporlo a chemioterapia. È morto tre mesi dopo.»

Un’analisi del tessuto tumorale prelevato dal suo cervello rivelò la presenza del virus della scimmia SV40. Come avrebbe potuto Alexander essere venuto in contatto con quel virus?

Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento il vaccino antipolio iniettato in milioni di bambini era contaminato con questo virus, che era considerato cancerogeno. Il vaccino fu in seguito ritirato dal commercio, tuttavia ancora oggi in molti tumori si ritrova questo virus. L’SV40 è spesso associato al medulloblastoma, il tumore al cervello con la maggiore frequenza in pediatria. È una coincidenza? Nel 1997, nel corso di una conferenza sull’SV40, alcuni ricercatori hanno sottolineato «l’enorme aumento dell’incidenza dei mesoteliomi nella seconda parte del Ventesimo secolo, coinciso con l’inoculazione inopportuna del vaccino antipolio contaminato con l’SV40 a milioni di persone». Hanno aggiunto che si riscontra un maggior numero di tumori cerebrali nei vaccinati che nei non vaccinati.

Gli scienziati cominciano a capire che l’inoculazione di miliardi di virus in un organismo è un evento anomalo che genera nel corpo una reazione anomala. Se il sistema immunitario di un bambino è sufficientemente sviluppato e forte, sarà in grado di fronteggiare l’aggressione. Ma se non è abbastanza forte o se reagisce violentemente all’improvvisa invasione virale, può non essere più in grado di contrastare un’altra aggressione.Vedi Vaccinazione.

Mio figlio ha fatto molte vaccinazioni?

MELANOMA MALIGNO: si sviluppa a partire dalle cellule che producono la melanina, pigmento sintetizzato dai melanociti per proteggere il corpo dagli effetti nocivi dei raggi solari.

La persona affetta da melanoma maligno può essersi sentita aggredita o profanata nella sua integrità o in ciò che aveva di più sacro, e può in seguito essersi chiusa in se stessa per proteggersi, non liberando le emozioni che aveva in sé.

Sono stata colpita nella mia integrità o invasa in ciò che era la parte più intima del mio essere?

Ho la sensazione che ciò che avevo di più sacro sia stato infangato?Può trattarsi della mia relazione di coppia, del rapporto con il mio bambino, della mia appartenenza religiosa ecc.

→ Melanoma alla schiena:

Ho vissuto un tradimento come una pugnalata alle spalle?

Uno dei partecipanti ai miei seminari, affetto da un melanoma localizzato soprattutto sulla schiena, aveva sviluppato questa patologia dopo che la moglie gli aveva confessato di aver avuto un’avventura con uno dei suoi amici. Per lui il matrimonio era la cosa più sacra e vedeva il corpo della moglie come un tempio. Viveva questa situazione allo stesso tempo come un tradimento e una profanazione del sacramento del matrimonio.

→ Melanoma al ginocchio: 

Mi sono forse sentito denigrato da una o più persone alle quali rifiuto di dar ragione?

 Melanoma al piede:

È possibile che mi sia sentito denigrato per la strada che ho intrapreso?

Hanno forse cercato di infangare la reputazione della persona con la quale ho una relazione?

Un uomo aveva lasciato la donna che aveva sposato per mettersi con un’altra. La famiglia non aveva accettato la sua scelta e aveva riversato il suo astio sulla nuova compagna, oltraggiandola con tutte le villanie possibili. L’uomo soffriva per le offese alla donna che amava e con la quale aveva deciso di condividere la vita.

→ Melanoma alla testa: la testa rappresenta le idee, i progetti, le attività che gestiamo.

Ho la sensazione di esser stato denigrato nel mio ruolo di capo, di direttore, di insegnante o dirigente?

MENINGITE: infiammazione delle meningi che può essere acuta (se sopravviene rapidamente) o cronica (se si sviluppa gradualmente). Le meningi sono le membrane che rivestono il cervello (meningi cerebrali) e il midollo spinale (meningi midollari).

Contrariamente a quello che si può credere, la meningite non è dovuta solo alla presenza di agenti infettivi nell’organismo. Può essere legata ad altre patologie come un tumore, una reazione autoimmune del tipo sarcoidosi come il lupus eritematoso ecc. Se è infettiva, bisognerà distinguere ancora la meningite a germi autogeni da quella a germi eterogeni. Vedi Infezione.

→ Meningite a germi autogeni: le meningi sono involucri incaricati di proteggere il cervello. Se viene minacciato, il cervello, attraverso il cervelletto, risponde con una proliferazione cellulare e quando la minaccia è passata ordina l’intervento di batteri autogeni (prodotti dal corpo) per ridurre la moltiplicazione cellulare, che serve ad aumentare la protezione. La riduzione cellulare si traduce in un’intensa attività, dolorosa e soprattutto preoccupante. Gli antibiotici sono richiesti se il lavoro dei batteri è troppo importante. Questo tipo di meningite colpisce in particolare gli adulti.

Ho forse avuto molta paura per il mio cervello?

→ Meningite a germi eterogeni: queste meningiti colpiscono più i bambini. Fanno seguito a infezioni virali eterogene (estranee al corpo) legate a un’influenza, a una malattia infantile o a un vaccino.

Il terreno psicosomatico che permette lo sviluppo di germi in questa parte dell’organismo può essere associato alla paura della morte. Per esempio, un neonato o un bambino piccolo può aver avuto molta paura di morire se nessuno si era reso conto di quanto stesse soffrendo.

Può anche essere legato a un senso di colpa verso la vita. Il bambino può credere di aver fatto soffrire la madre con la propria nascita o di averla fatta ammalare. Si può credere che avremmo dovuto essere noi a morire piuttosto che uno dei nostri cari.

→ Meningite a reazione autoimmune: vedi Malattie autoimmuni.

MENISCO: vedi Cartilagine.

MENOPAUSA: corrisponde all’interruzione definitiva delle mestruazioni. Questa tappa nella vita di una donna è altrettanto naturale di quella in cui appaiono le mestruazioni. I problemi che sopravvengono in questa fase (vampate di calore, tendenza alla depressione, irritabilità, aumento di peso, secchezza vaginale ecc.) sono sovente legati al timore di invecchiare, di essere meno desiderabili o di diventareinutili.

Ci sono anche credenze diffuse che con la menopausa una donna non produca più ormoni per cui, se vuole proteggere l’elasticità della pelle e la solidità delle ossa, debba far ricorso a un trattamento ormonale. Questo è ciò che era stato fatto credere a mia madre, che a sua volta cercava di farci credere. Mia madre ha sofferto molto di vampate di calore e ha dovuto seguire un trattamento ormonale.

Quando sono entrata a mia volta in menopausa, ho creduto di dover mettere una pietra sulla mia giovinezza e all’inizio ho sofferto di alcuni piccoli disturbi, tra cui le vampate di calore. Poi ho considerato l’evento con distacco e ho rigettato tutte le credenze legate alla menopausa. Ho parlato al mio corpo dicendogli che accettavo che smettesse di produrre gli ormoni propri della fecondazione (follicolina e progesterone), ma che contavo su di lui per continuare a produrre quelli di cui avevo bisogno per conservare la mia femminilità e bellezza. Mi ripetevo: «Io non invecchio, divento più bella!» Mi sono così liberata dalla paura di invecchiare e, poco tempo dopo aver fatto questo lavoro, ho cessato di soffrire di vampate di calore. Non ho avuto alcun bisogno di trattamenti ormonali e non ho sofferto di menopausa.

Quali sono le paure che nutro all’idea di invecchiare?

Ho paura di invecchiare e di essere meno attraente o che il mio compagno sia attratto da una donna più giovane?

Credo di dover mettere una pietra sulla mia giovinezza e sulla mia bellezza?

Ho paura di diventare inutile, di ritrovarmi sola?

MENORRAGIA o MESTRUAZIONI ABBONDANTI: sanguinamenti eccessivi durante il ciclo mestruale. Può trattarsi di una perdita di gioia per non poter partorire. La si riscontra spesso nella donna che usa la spirale e che non la accetta. Una partecipante ai seminari aveva perso conoscenza durante l’inserimento della spirale. In effetti quella donna desiderava ardentemente avere un bambino ma, poiché il marito era contrario, aveva accettato per amor suo questo metodo contraccettivo. Tuttavia lo rifiutava, ed era questo che le causava molti dolori, problemi alle ovaie e mestruazioni abbondanti.

Cos’è che mi causa una perdita di gioia nella mia femminilità?

MESOTELIOMA: tumore che si sviluppa a danno dell’epitelio che copre le membrane sierose di organi come la pleura per i polmoni, il pericardio per il cuore, il peritoneo per l’addome, le borse per i testicoli e la cavità vaginale che deriva dal mesoderma. Si ritrova soprattutto a livello della pleura. Può passare inosservato ed essere scoperto durante un versamento pleurico che indica che il corpo è in fase di riparazione.

Questo tumore riguarda in particolar modo emozioni legate allo stesso tempo a ciò che ci tocca in profondità e a ciò che può rappresentare una minaccia per uno dei nostri organi. Per esempio, ci viene proposto un intervento chirurgico delicato oppure veniamo informati sulla presenza di noduli sui nostri polmoni.

→ Mesotelioma pleurico: 

Ho avvertito un pericolo per la mia salute o per la mia vita?

MESTRUAZIONI: sono una funzione naturale originata dalla rottura di vasi sanguigni nella mucosa uterina quando non vi è stata una fecondazione. Le mestruazioni rappresentano la femminilità ein modo particolare essere donna, poiché segnano la fine dell’infanzia in una ragazza.

→ Dolori mestruali: i dolori mestruali possono provenire da idee sbagliate, trasmesse da una donna (cugina, zia, nonna…), secondo cui le mestruazioni sono una fatalità che ritorna tutti i mesi con il suo carico di disagi, dolori e altri inconvenienti. Quando ero piccola, per parlare di mestruazioni si diceva «essere malate».

I dolori mestruali possono esprimere una difficoltà ad accettare la propria condizione femminile, sia perché si è vista la propria madre dominata, annullata e sottomessa dal proprio padre, sia perché i nostri fratelli godevano di privilegi a noi non concessi, o anche perché si percepisce quanto sia difficile prendere il proprio posto in un mondo governato in gran parte da uomini.

È possibile che abbia accettato l’idea che essere una donna equivalga a soffrire?

Possono anche essere in relazione a un abuso sessuale. La ragazza o la donna può allora rifiutare la propria femminilità, che per lei equivale a essere vulnerabile, e ogni mese, quando il corpo le ricorda di essere donna, tornano tutte le emozioni legate a quell’abuso.

Carole aveva dolori al ventre, nella parte bassa della schiena e alle gambe ogni volta che le venivano le mestruazioni. Testimone della sottomissione della madre nei confronti di suo padre, aveva registrato nella sua memoria emozionale le seguenti equazioni: «uomo = dominazione, potere» e «donna = sottomissione, impotenza». Malgrado l’aspetto femminile, aveva una mente molto maschile e pensava: «Io non sarò mai al servizio di un uomo e non permetterò mai a un uomo di dominarmi», senza rendersi conto che si comportava come gli uomini che aveva giudicato. Le mestruazioni le ricordavano ogni mese che era una donna. Quando parlava con il medico dei suoi dolori, lui le diceva: «Questo significa essere donna», e ciò la rendeva ancora più furibonda. Carole si diceva: «Se è questo che significa essere donna, soffrire ogni mese per poter mettere al mondo dei figli, soffrire durante la gravidanza, soffrire durante il parto per poi essere angosciata dai propri bambini, allora questo tipo di vita non lo voglio davvero!» In conseguenza dei dolori mestruali, sviluppò un’endometriosi che la portò a sottoporsi a un’isterectomia totale con ablazione delle tube di Falloppio.

Carole ha potuto accettare la sua femminilità quando ha capito che essere una donna non ha niente a che vedere con la sottomissione e che sua madre aveva senza dubbio imparato che, per essere una buona moglie, doveva essere sottomessa e rimettere tutto il potere nelle mani del marito.

Ho rifiutato la mia condizione di donna o quella di mia madre?

Serbo rancore nei confronti di un uomo in particolare o degli uomini in generale?

Per liberarsi dai dolori mestruali è necessario liberarsi dalle idee sbagliate riguardanti le mestruazioni, se è questo il caso. Riconciliarsi con il proprio principio femminile vedendo tutti gli aspetti positivi della femminilità. Infine, accettareche, se abbiamo vissuto un abuso, forse dovremmo imparare a farci rispettare? Ciò che non esclude di esprimere alla persona che ha abusato di noi tutto il male che ci ha fatto. Lo si può fare visualizzando la scena dell’abuso e guardandoci manifestare a quella persona tutta la sofferenza che abbiamo dentro, per poi vederla mentre ci dice che non si era resa conto fino a che punto poteva farci del male. Questo percorso può essere fatto con l’aiuto di un terapeuta esperto nel lavoro di liberazione della memoria emozionale.

→ Ritardo nella comparsa delle mestruazioni in una ragazza: vedi Amenorrea.

→ Sindrome premestruale: insieme di disturbi fisici ed emotivi che appaiono nella donna una settimana o due prima del ciclo. Colpisce soprattutto le donne che non si sentono comprese dal compagno o dal marito.

Nel mondo animale, in alcuni periodi di stress, la femmina prova il bisogno istintivo che il maschio si occupi di lei, che la copra quando è in calore, che vegli sul suo nutrimento e sulla sua sicurezza, in modo che non abbia altre preoccupazioni che quella di portare a termine la gravidanza.

La stessa cosa succede nella donna. A un certo punto del suo ciclo è più sensibile, più vulnerabile. È in questi momenti che prova un maggior bisogno di essere compresa dal partner. Se riceve le sue attenzioni, tutto va bene. In caso contrario, può essere irritabile e nervosa.

Ho il sostegno e la comprensione della persona che amo?

→ Impazienza al momento del periodo mestruale: una delle mie partecipanti ai seminari provava un senso di impazienza subito prima del ciclo. Si ricordò di quanto era stata impaziente di avere le mestruazioni. Tutte le sue amiche le avevano avute a dodici o tredici anni, mentre lei aveva quindici anni e non le erano ancora venute. Aveva molta fretta di diventare donna a sua volta. Prendendo coscienza di quello che aveva vissuto, si liberò dall’impazienza che durante il ciclo la rendeva irritabile nei confronti del suo ambiente.

METACARPO: vedi Mani.

METASTASI: le metastasi sono sovente chiamate a torto «tumore diffuso». Molte persone credono che quando il loro tumore è entrato in metastasi vuol dire che si è diffuso e credono di essere sul punto di morire, mentre si tratta di un nuovo tumore legato a nuovi shock, che può guarire se la persona riesce a liberarsi dalle emozioni che lo hanno originato.

La parola «metastasi» deriva dal greco «metastasis» che significa «cambiamento di luogo». Secondo la medicina classica, le metastasi sono focolai secondari generati dal tumore originario, e una metastasi può formarsi nelle ossa a partire da un tumore al seno oppure nei polmoni a partire da un tumore al colon. Sostiene anche che possono diffondersi da un punto all’altro dell’organismo attraverso cellule trasportate dalla circolazione sanguigna, linfatica o attraverso una cavità naturale del corpo, come tra le pareti esterne e interne della membrana peritoneale che riveste l’addome.

Si potrebbero nutrire dubbi su queste convinzioni, visto che sono fondate su ipotesi. Affinché delle cellule cancerose possano raggiungere zone lontane dal focolaio tumorale non hanno altra scelta che prendere la via arteriosa dato che, nel sistema venoso e linfatico, il sangue e la linfa scorrono dalla periferia verso il centro, cioè verso il cuore.

Ora, molteplici esperimenti fatti sia con animali sia con uomini per trovare cellule cancerose nel sangue arterioso non hanno mai avuto successo. Inoltre, è estremamente raro osservare un cancro secondario in un animale.

Ancora più interessante è constatare che quasi tutti gli organi possono essere colpiti da tumori primari, mentre quelli secondari (per metastasi) colpiscono principalmente organi come le ossa, i polmoni, il fegato e il cervello.

Si sente sovente parlare di donne con un tumore al seno che sono state in seguito colpite da un cancro alle ossa, ai polmoni o al fegato e infine al cervello. Ma è molto raro che si produca il contrario, ovvero che un cancro ai polmoni evolva in cancro al seno. Lo stesso per gli uomini: raramente si vedrà un uomo avere un cancro ai polmoni per poi svilupparne uno ai testicoli, mentre il contrario, ovvero un tumore ai testicoli come tumore primario seguito da un tumore ai polmoni come secondario, è molto frequente.

La medicina allopatica (classica) postula anche che i tumori benigni non generano metastasi.

Prendiamo il caso di una donna che ha appena consultato il medico per un piccolo nodulo che ha notato nel seno. Che succederà se lui le dice: «Ho una buona notizia per lei, non è che un lipoma, un piccolo tumore benigno»? La donna avrà paura di morire o si sentirà sollevata? Se, al contrario, il medico le dice: «Ho una triste notizia da darle, ha un tumore al seno», l’annuncio la solleverà o aumenterà lo stress che già c’era? Potrà forse causare uno shock, un nuovo grave stress? Se, in più, la donna chiede al medico: «Potrei morirne?» e lui, volendo essere sincero, le risponde: «È purtroppo il tumore con la maggiore mortalità nelle donne, ed è per questo che si deve intervenire rapidamente», questa risposta potrebbe generare la paura di morire e dar luogo a noduli sui polmoni? Vedi Tumore ai polmoni alla voce Polmoni.

È possibile che una donna colpita da un tumore al seno, che ne ha subito l’ablazione così come la perdita di capelli, si senta svalutata e possa pensare: «Ora come potrà desiderarmi un uomo, priva di un seno e senza capelli?»? E che questo sentimento di svalutazione abbia una ripercussione sulle ossa, in particolare quelle del bacino (osso sacro) che corrisponde alla zona sacrale, luogo dei rapporti sessuali? Vedi Tumore alle ossa alla voce Ossatura.

Sarebbe plausibile pensare che una persona che abbia sofferto molto in seguito a due interventi chirurgici, trenta radiografie e dodici sedute di chemioterapia, e che venga informata che il cancro non è stato debellato e che è necessario intensificare i trattamenti di chemioterapia, reagisca dicendo a se stessa e al medico: «Basta, ne ho abbastanza, non ne posso più. Tanto vale farla finita adesso!» Può darsi che questa rinuncia equivalga per il corpo a non voler più ricevere niente? Il rischio di morire di fame può spingere il fegato a immagazzinare nutrimento producendo grossi noduli che potranno essere diagnosticati come un tumore al fegato? Vedi Tumore al fegato alla voce Fegato.

Le metastasi non sono forse dei tumori secondari dovuti a nuovi grossi shock che hanno ripercussioni sull’organo interessato?

→ Ai polmoni: una grande tensione che induce la persona ad avere molta paura di morire.

→ Alle ossa: una grande tensione che induce la persona a un sentimento di svalutazione: «A che servo ormai?» «Quale uomo ormai si interesserà a me?»

→ Al fegato: una grande tensione che porta la persona ad abdicare, a non voler più vivere.

→ Al cervello: una grande tensione che porta la persona a cercare senza sosta soluzioni per non morire.

METATARSO: vedi Piedi.

METEORISMO: gonfiore della pancia che può essere o meno accompagnato da gas intestinali e le cui cause possono essere diverse, la prima delle quali è l’alimentazione. Per esempio, l’assunzione di cibi provenienti da colture OGM (organismi geneticamente modificati) può avere conseguenze sulla mucosa del tratto gastrointestinale.

Uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Lancet ha nuovamente posto attenzione al problema degli OGM. L’articolo descrive l’esperimento di alcuni ricercatori con due gruppi di topi, uno dei quali nutrito con patate OGM, l’altro con patate non modificate. Trascorso un certo periodo è stato osservato che il primo gruppo di topi presentava un ispessimento della mucosa gastrica, diversamente da quello nutrito con patate non OGM che non aveva subito alterazioni.3 Un numero sempre maggiore di alimenti modificati sta entrando nella composizione dei cibi che consumiamo quotidianamente.

La seconda ragione può risiedere nella mancanza di esercizio fisico: un lavoro che costinge a stare seduti per ore può favorire il disturbo. Al contrario, il camminare svolge un ruolo importante per i movimenti peristaltici dell’intestino.

In alcune donne il gonfiore di pancia può essere inconsciamente associato alla gravidanza. Una partecipante ai miei seminari che aveva una pancia molto gonfia mi disse: «I momenti in cui mi sono sentita più rilassata e felice li ho avuti durante le gravidanze». Inconsciamente voleva tornare al periodo in cui era stata così bene.

Una mia operatrice aveva notato che la sua pancia si gonfiava ogni volta che prendeva parte ai seminari di liberazione della memoria emozionale. «Partorisco a ogni seminario assieme ai miei partecipanti!» mi disse. Per partorire bisognava che fosse incinta. La semplice parola «parto» può influire sul nostro subconscio, che può indurci a un comportamento da donna incinta, anche nel caso di un uomo.

Infine, il gonfiore può essere anche legato a un problema di flatulenza, vedi la voce corrispondente.

Com’è la mia alimentazione?

Faccio abbastanza esercizio?

Dico spesso «Ogni volta è come un parto»?

Ho paura ad agire?

METRORRAGIA: sanguinamento al di fuori del periodo mestruale generato dall’endometrio dell’utero, in generale in relazione a un senso di tristezza che riguarda il proprio focolare domestico (l’utero) o la propria famiglia.

Alexandra doveva subire un’isterectomia nelle settimane successive al nostro incontro. Mi chiese quale poteva essere la causa dei suoi sanguinamenti. Da anni faceva ricerche per ritrovare la propria madre naturale e alla fine l’aveva rintracciata. Le aveva scritto per informarla del suo desiderio di incontrarla. La lettera era tornata con la dicitura: «trasferita senza lasciare recapito». Dopo il ritorno della lettera erano iniziati i sanguinamenti. La indussi a pensare di affidare la sua richiesta all’Universo e che, se era preferibile che non la rivedesse, lo avrebbe accettato, in caso contrario l’avrebbe ritrovata. Fu ciò che fece. Le perdite di sangue cessarono e non ebbe bisogno di un’isterectomia. Quando la incontrai un anno dopo, Alexandra mi confidò che aveva ritrovato sua madre che a quell’epoca viveva negli Stati Uniti. Alla fine era riuscita a conoscerla.

Chi è che ha potuto togliermi la gioia del mio focolare domestico o della mia famiglia?

Ho la sensazione di perdere sempre coloro che amo?

MICOSI: patologia caratterizzata dalla presenza di funghi dermatofiti o di lieviti del genere Candida. I funghi appartengono al regno vegetale e si differenziano dagli altri vegetali per il bisogno di nutrirsi di residui vegetali (cellule e tessuti in decomposizione), di animali o di esseri umani morti.

La micosi cutanea più comune è quella dei piedi, meglio conosciuta come «piede d’atleta». Tuttavia questi funghi microscopici (o lieviti) possono colpire altre parti del corpo. Quando si diffondono sul cuoio cappelluto si parla di «tigna», sulla mucosa della bocca si parla di «mughetto», sulle unghie di «onicomicosi», sulla pelle di «herpes circinato», «intertrigine», «Pitiriasi versicolor». Nella donna, se si diffonde nella vagina si parla di «vaginite da Candida albicans o candidosi vaginale». Nell’uomo, se colpisce la punta del pene (glande) si parla di «balanite» (vedi Candidosi).

Le micosi possono dipendere da un trattamento antibiotico. Se non si tratta di antibiotici, sovente possono essere in relazione con un dolore da abbandono, da separazione, legato a una mancanza di amore e/o alla partenza (morte) di una persona cara (può anche essere un animale). La micosi esprime quindi: «Mi addolora essere trattato senza tenerezza né amore!» «Mi fa male aver perduto questo amore che mi nutriva… l’amore di una persona o dei miei cari».

→ Tigna: patologia caratterizzata dalla presenza di un fungo dermatofita che può colpire il cuoio capelluto, i peli o la barba. I bambini e gli animali da compagnia ne sono particolarmente soggetti.

In un bambino:

Il bambino ha perso un animale da compagnia che amava molto?

In un adulto:

È possibile che la perdita di un animale da compagnia risvegli il ricordo della morte di un animale amato?

In un animale da compagnia:

L’animale si è forse sentito trascurato dai suoi padroni o abbandonato?

→ Mughetto: infiammazione della mucosa della bocca e della faringe sotto forma di erosioni coperte da uno strato biancastro, che rivela la presenza dei lieviti del genere Candida albicans.

→ Mughetto del neonato: dipende spesso da emozioni provate dal neonato che riceve un biberon senza tenerezza e affetto.

 Mughetto del bambino e dell’adulto: può essere causato dall’assunzione di farmaci o da una carenza affettiva per carenza di baci.

Vivo in questo momento una situazione di carenze affettive, di baci?

→ Onicomicosi o funghi delle unghie: patologia della cheratina dell’unghia che rivela la presenza di lieviti del genere Candida albicans o di un altro fungo microscopico (dermatofiti). Le unghie più spesso colpite sono l’alluce e il mignolo del piede. Le unghie riguardano la protezione della nostra sensibilità (dita delle mani) e la protezione dei passi che facciamo nella vita (dita dei piedi).

Su un’unghia delle mani:

Ho perduto quella persona gentile che mi aiutava o che si prendeva cura di me?

Su un’unghia dei piedi, dell’alluce o del mignolo: 

Ho perduto la persona o coloro che rappresentavano il mio rifugio, con cui avrei voluto continuare a camminare nella vita?

→ Piede d’atleta: è caratterizzato da lesioni cutanee soprattutto tra le dita, sotto la pianta e sul lato interno dei piedi. Sono dolorose e accompagnate da forti pruriti, la pelle è arrossata, vescicolosa e con tagli sotto il dito o le dita colpite.

Si è creduto a lungo a una infezione prodotta da un fungo microscopico favorito dagli ambienti umidi (piscina, sauna, prato o scarpe umide a causa di una forte traspirazione dei piedi). Ma qual è il terreno psicosomatico che gli ha permesso di svilupparsi?

Si è forse fatto confusione, come in tante infezioni, tra la causa e la conseguenza? Per saperlo bisogna interrogare la persona colpita.

Il piede d’atleta è per lo più riferito alla partenza di una o più persone ed esprime spesso: «Mi fa troppo male andare avanti senza di lui, di lei o di loro…!»

Tra il terzo e il quarto dito del piede:

Provo tristezza di non poter essere con la persona che amo?

È possibile che la lontananza dal mio partner possa rinfocolare un dolore da separazione che ho già vissuto?

Tra il quarto e il quinto dito del piede:

È possibile che la lontananza di un membro della mia famiglia mi faccia provare tristezza?

Ho la sensazione di aver perso i miei amici?

È possibile che la partenza di questa persona possa risvegliare un dolore legato alla morte di uno dei miei genitori?

→ Pitiriasi versicolor: patologia benigna provocata dalla eccessiva proliferazione di un fungo appartenente al gruppo dei lieviti del genere Malassezia, chiamati anche Pytirosporum. Si manifesta con macchie pigmentate o depigmentate della pelle. Questi lieviti (Malassezia) si incontrano anche nella dermatite seborroica del cuoio capelluto e nelle follicoliti da Pytirosporum. Il nome versicolor si riferisce al cambiamento di colore delle macchie in funzione della pigmentazione del paziente. Questa patologia può esprimere: «Mi rattrista che non teniate conto di quello che penso o di quello che provo!»

Ho la sensazione di contare molto poco per la persona o le persone che amo?

→ Herpes circinato: micosi della pelle glabra. Si presenta come una macchia rotonda, rossa e squamosa, che si estende progressivamente, con la zona centrale che diventa più chiara e cicatriziale, mentre quella periferica è rossa, squamosa o vescicolosa. È la più comune delle epidermofiti, sia nel bambino sia nell’adulto.

In un bambino:

Ho la sensazione che sto perdendo il mio migliore amico o amica?

In un adulto:

Ho la sensazione che le relazioni con i miei cari (amici, famiglia, colleghi ecc.) si stiano rovinando?

Ho la sensazione che la mia relazione di coppia stia finendo?

MICROCALCIFICAZIONI: microscopici depositi di calcio che possono svilupparsi sia nel seno sia a livello dei tendini.

 Microcalcificazione nel seno: vedi Seno.

→ Microcalcificazione dei tendini: vedi Tendini e legamenti.

MIDOLLO OSSEO: la parola midollo fa riferimento alla parte molle al centro di un organo. Così la parte molle al centro di un osso è chiamata midollo osseo. Esso è responsabile dello sviluppo e della riparazione delle ossa. La sua funzione principale è quella di produrre le cellule immature che si sviluppano dando origine alle cellule del sangue: i globuli rossi, incaricati di trasportare l’ossigeno; le piastrine che coagulano per formare una barriera quando si rompe un vaso sanguigno; i globuli bianchi che partecipano alle difese immunitarie.

Rappresenta la nostra capacità di evolvere nella vita. Quando progrediamo in maniera armoniosa, sia nei rapporti con gli altri sia nel modo di affrontare le difficoltà o di proteggere il nostro territorio, il midollo è sano e svolge bene la propria funzione. Quando invece pensiamo di essere incapaci di difenderci dalle avversità oppure permettiamo continuamente agli altri di ferirci, allora il midollo può esserne colpito al punto da sviluppare un tumore.

Mi è forse stato detto che sono un buono a nulla, una nullità, incapace di portare a termine un impegno?

Credo di essere incapace di superare le difficoltà?

→ Leucemia mieloblastica linfoblastica: vedi Leucemia.

→ Mieloma: tumore del midollo osseo che, quando diventa multiplo, prende il nome di malattia di Kahler-Bozzolo. Sul piano fisicopuò essere successivo a una malattia virale, a un cancro delle ossa o a una reazione a sostanze estranee (adiuvanti).

Sul piano del terreno psicosomatico può essere legato a una perdita di convinzioni, di riferimenti fondamentali. La persona che ne è affetta può avere la sensazione di essersi persa, di aver perduto il senso profondo della vita, di viverlo come un fallimento rispetto alle sue scelte di vita?

Ho la sensazione di aver sbagliato strada, di avere ignorato quanto c’era di più importante per me?

MIDOLLO SPINALE: il midollo spinale corrisponde alla parte del sistema nervoso situato nel canale midollare (all’interno della colonna vertebrale). Misura circa quarantacinque centimetri di lunghezza e si estende dalla base della testa fino al bacino. È collegato al cervello attraverso il bulbo rachideo e termina in basso nella cauda equina, chiamata anche filum terminale.

La funzione del sistema nervoso centrale consiste nel ricevere le informazioni sensoriali provenienti da organi come gli occhi, le orecchie e altri recettori del corpo, nell’analizzarle e nel trasmettere un ordine che genera una risposta adeguata (la risposta può essere l’attivazione di uno o più muscoli).

Il sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale) e il sistema nervoso periferico (nervi cranici senso-motori, nervi rachidei e sistema enterico) sono paragonabili all’impianto elettrico di una casa. Il cervello riceve l’alimentazione elettrica e il midollo spinale corrisponde al pannello di controllo a cui arrivano a da cui partono tutti i fili elettrici importanti per fornire la casa di elettricità. Se sopraggiunge un problema a una connessione, una zona della casa potrà restare senza corrente o essere alimentata in modo insufficiente. La stessa cosa succede con il midollo spinale. Il midollo spinale riguarda quindi il potenziale di comunicazione con ciò che ci circonda.

Un disturbo del midollo spinale comporterà quindi problemi a livello della trasmissione delle informazioni cervello-organo, paralisi se vi è perdita di contatto (vedi Paralisi) o patologie neuromotorie se il contatto è disturbato. Vedi Patologie neuromotorie.

→ Patologie del midollo spinale:

Mi sono preso cura della mia salute?

Per prendersi cura della propria salutebisogna provvedere a dare al corpo tutto ciò che per lui è salutare ed evitare quanto possibile di dargli sostanze che potrebbero essere nocive. Per farlo può essere utile imparare ad ascoltare il linguaggio del proprio corpo.

MIELOMA: vedi Midollo osseo.

MILZA:è un organo linfoide, fragile (contenuto in una capsula), e ciò può spiegare la frequenza delle lesioni traumatiche. Il suo ruolo è quello di liberare il sangue dai globuli rossi vecchi e la linfa dai leucociti e dalle piastrine deteriorate. La milza appartiene al sistema linfatico, ovvero il sistema di difesa dell’organismo. Esso è composto da un’armata (i cui soldati sono i leucociti e i macrofagi) mentre la linfa e i vasi sanguigni corrispondono alle strade che percorre l’armata all’interno del corpo. Le munizioni sono gli anticorpi, mentre i linfonodi sono le postazioni di difesa. La milza è il cimitero in cui si seppelliscono i morti.

Di conseguenza un problema con la milza riguarderà spesso delle battaglie perdute.

→ Rottura della milza: 

Ho provato un senso di rivolta per aver fallito così penosamente?

 Lesione della milza: 

Ce l’ho con me stesso per aver fallito nei miei tentativi di presentare un progetto che consideravo strepitoso?

Ho la sensazione di aver fallito nella mia relazione di coppia, nel mio ruolo di padre o madre o, ancora, di aver sbagliato tutto nella vita?

Ho la sensazione di aver sfiorato il successo, di aver mancato un’occasione unica?

→ Ablazione della milza o splenectomia:

Mi sono forse sentito obbligato a deporre le armi?

Mi trovo di fronte a una sconfitta o alla constatazione di un fallimento totale?

→ Linfoma della milza: vedi Linfoma.

Ho la sensazione che la lotta o gli sforzi che ho fatto per difendere la mia posizione siano stati vani e mi abbiano lasciato di fronte a un fallimento?

→ Splenomegalia: aumento del volume della milza dovuto a un iperfunzionamento della stessa in seguito al sopraggiungere di un numero eccessivo di cellule deteriorate (cadute in combattimento) per un’infezione virale (mononucleosi), batterica (brucellosi, tifo o altro), parassitaria (leishmaniosi viscerale, malaria) o una malattia del fegato. La splenomegalia è successiva a una grande battaglia che abbiamo dovuto sostenere. Può essere stata contro se stessi, per esempio con la mononucleosi ci si fa spesso violenza fisica (non ascoltando i bisogni del corpo) per aver successo (vincere la nostra battaglia).

Prima che mi venisse la splenomegalia:

Ho forse raddoppiato gli sforzi per difendere il posto che era mio o che mi spettava di diritto?

Ho forse raddoppiato gli sforzi per non essere sconfitto?

MIOFASCITE MACROFAGICA:è caratterizzata da dolori muscolari, articolari, da un’astenia importante e molto invalidante, un rallentamento delle facoltà cognitive, uno stato di grande debolezza e molti altri sintomi che non consentono più di svolgere le incombenze quotidiane (faccende domestiche, guidare un’auto) o di continuare a lavorare. Le persone che ne sono affette hanno poche energie e, a seconda dello svolgimento della giornata, sono spesso obbligate a riposarsi per recuperare l’energia che manca loro per poter arrivare in fondo. Il decorso procede verso la cronicità, responsabile di una debolezza muscolare associata a spossatezza generale. Le persone affette da questa patologia in precedenza erano sovente molto attive.

La miofascite macrofagica è una malattia recente, ma può essere la chiave per spiegare molte patologie dell’ordine delle miopatie.

«Tutto inizia nell’agosto del 1998: il professor Romain Gherardi e la sua équipe annunciano sulla rivista britannica Lancet la scoperta di una nuova patologia muscolare infiammatoria di origine sconosciuta, che battezzano con il nome di miofascite macrofagica (MFM), che colpisce uomini e donne di ogni età. I venticinque casi censiti in Francia all’epoca presentano tutti gli stessi sintomi clinici principali: dolori muscolari e stanchezza con un po’ di febbre. Sintomi poco specifici che rendono la diagnosi molto più difficile. Tuttavia le numerose biopsie muscolari (prelievi di cellule) praticate sui pazienti mostrano la presenza di una concentrazione anomala di cellule immunitarie, i macrofagi, nella membrana muscolare (la fascia). Queste cellule si infiltrano e dissociano le fibre muscolari, senza distruggerle.»

All’epoca la causa dell’invasione rimane sconosciuta, ma il sovrannumero di macrofagi lascia prevedere due possibili origini: una tossica e l’altra infettiva. Dopo aver annunciato la scoperta della nuova malattia al CDC (Center for Diseases Control) di Atlanta, negli Stati Uniti, i medici si lanciano sulla pista dell’identificazione dell’agente infettivo e conducono in parallelo una ricerca a partire dal Servizio nazionale francese di salute pubblica. Due mesi più tardi la prima pista di ricerca trova un elemento di risposta al centro di miopatia di Bordeaux, diretto dal professor Patrick Moretto: «Avevamo osservato delle inclusioni cristalline nei macrofagi senza poterne determinare l’esatta natura», spiega Romain Gherardi. «Tuttavia l’analisi di queste inclusioni cristalline ha rivelato, con nostra grande sorpresa, che si trattava di cristalli di idrossido di alluminio.» Che ci fanno lì dei sali di metallo? Poiché la tossicità dell’alluminio è dimostrata, i ricercatori cercano di stabilire un legame tra i cristalli di alluminio e la virulenza della risposta immunitaria.

Nella maggioranza dei pazienti, la reazione infiammatoria era localizzata nel muscolo deltoide (muscolo della spalla) negli adulti, e nel quadricipite nei bambini. «Due punti così precisi da risultare quindi evidente che le lesioni avevano un rapporto con la vaccinazione», spiega Romain Gherardi.

Dal mese di marzo del 1998 l’Istituto nazionale di Monitoraggio Sanitario francese (InVS) avvia un’inchiesta per rispondere alla domanda: «la miofascite macrofagica può essere una reazione anomala all’iniezione di un vaccino a sali di alluminio?»

La ricerca è condotta dal gruppo di ricerca sulle malattie muscolari acquisite e disimmunitarie (GERMMAD) su pazienti che avevano fatto certe vaccinazioni.

Risultato: nell’aprile 1999 cristalli di alluminio vengono trovati nei macrofagi delle biopsie muscolari di questi pazienti. I macrofagi sono una varietà di globuli bianchi di grossa taglia che intervengono nel processo immunitario fagocitando (imprigionando e digerendo) batteri, lieviti, scarti cellulari o sostanze estranee. Tra il 94 e il 100 per cento dei pazienti aveva avuto almeno un’iniezione di vaccino contenente alluminio nei dieci anni precedenti la biopsia. L’analisi degli antecedenti della vaccinazione è stata effettuata tenendo conto dei vaccini che potevano contenere idrossido di alluminio, notoriamente i vaccini contro l’epatite A e B e contro il tetano, ciò che conduce a un’associazione tra la presenza di alluminio nelle lesioni istologiche e l’iniezione di vaccini contenenti alluminio.4

I sintomi della miofascite macrofagica sono molto simili a quelli della fibromialgia. Vedi Fibromialgia e Miopatie.

Sono forse due nomi diversi per indicare la stessa patologia? Ho interrogato molte persone che erano state affette da fibromialgia e tutte mi hanno confermato di aver fatto il vaccino contro l’epatite B prima della comparsa dei primi sintomi, ma è stato solo dopo molti anni di sofferenze e di incertezze che è stata diagnosticata loro una fibromialgia.

Qualche testimonianza.

«Sì, avevo fatto il vaccino contro l’epatite B. Dopo la vaccinazione ho mostrato i sintomi di un’epatite grave al punto che sono dovuta andare al pronto soccorso. Gli enzimi del fegato erano talmente aumentati che il medico non sapeva come avrei potuto cavarmela. Ed è stato in seguito che sono stata affetta dai sintomi della fibromialgia. Non avevo mai fatto l’accostamento tra il vaccino che mi era stato iniettato e questa malattia.»

«Il datore di lavoro di mio marito ci ha costretti a farci vaccinare prima di partire per l’Africa. Ho avuto quattro iniezioni per l’epatite B più un richiamo della polio. Un bel cocktail! All’inizio, dato che lavoravo molto, attribuivo i miei problemi alla stanchezza, poi però ho provato dolori sempre più diffusi che mi hanno costretto a diminuire le mie attività tanto il minimo sforzo mi sfiancava. I medici non sapevano cosa avessi e non è stato che anni dopo l’inizio delle ricerche fatte per capire i miei dolori che si è potuto stabilire una diagnosi. Soffrivo di fibromialgia.»

Sono stato vaccinato precedentemente la comparsa dei primi sintomi di questa sindrome?

Come guarirne? Vedi Malattie autoimmuni.

MIOMA UTERINO: vedi Fibroma uterino alla voce Utero.

MIOPATIE o MALATTIE DEI MUSCOLI: vedi Muscoli.

MIOPIA: disturbo che riduce la capacità visiva da lontano. Ci si può sentire minacciati o non abbastanza sicuri. L’avvenire ci spaventa.

Cos’è che mi fa paura in rapporto al futuro?

Temo di non rivedere una persona, degli amici o un luogo che amo?

→ Miopia nel bambino: può essere legata alla paura di perdere uno dei genitori. Se, per esempio, uno dei genitori parte (in viaggio o se ne va di casa) e il bambino non sa se tornerà.

Un bambino di quattro anni aveva un padre che aveva passato la sessantina e che quando non si sentiva in forma continuava a ripetergli: «Il papà è vecchio!» Il bambino lo interpretava come se volesse dire che sarebbe morto presto. Mostrò problemi all’occhio sinistro (lato emotivo), poi subentrò la miopia.

→ Miopia e glaucoma: vedi Glaucoma.

Cosa c’è in ciò che vedo che trovo difficile e che mi fa temere il futuro? È forse la malattia del mio partner o di uno dei miei cari?

MIOSARCOMA: si tratta di un rigonfiamento formato da fibre connettive. Un leiomiosarcoma si sviluppa in un muscolo liscio (muscolo involontario, come per l’utero e per il canale digerente). Un rabdomiosarcoma si sviluppa invece in un muscolo striato (a movimento volontario). I muscoli hanno a che fare con gli sforzi inconsci (muscoli lisci) o consci (muscoli striati); così un miosarcoma è spesso legato a emozioni che riguardano gli sforzi che si fanno per essere amati o riconosciuti. Vedi anche Miopatie e Sarcoma. Prima della sua comparsa:

Ho vissuto emozioni legate a sforzi che facevo per avere successo o essere amato?

MOLA IDATIFORME: vedi Gravidanza e suoi problemi.

MOLLUSCO CONTAGIOSO: si tratta di un piccolo tumore benigno della pelle, isolato o multiplo, che si sviluppa a livello dell’epidermide o che può penetrare profondamente nel derma. Ha l’aspetto di una perla con una piccola depressione centrale. Questa patologia della pelle viene attribuita a un virus che si moltiplica all’interno di una lesione e che può produrre materia organica. La si ritrova soprattutto al viso, ma anche al collo, sotto le ascelle ecc.

Il trattamento (raschiamento seguito da elettrocoagulazione, crioterapia) può lasciare cicatrici. Come la maggior parte delle malattie della pelle, riguarda le nostre relazioni con gli altri.

Presi in terapia una bambina che soffriva da qualche anno di questa malattia. Il nome stesso di questi piccoli tumori mi incuriosiva, tanto più che la madre mi disse che la bambina non poteva sopportare l’odore di un porto di mare o del pesce. Le chiesi se la figlia avesse dei ricordi legati al mare. Mi disse che, dopo il divorzio, quando la bimba aveva solo tre anni, aveva avuto un compagno che aveva frequentato per cinque anni e che aveva come hobby la pesca in alto mare. Parlai con la bambina, che mi raccontò di una giornata in mare con quell’uomo. Lo raccontò con una tale precisione che la madre ne fu stupita, aggiungendo: «L’ha portata una sola volta!» Fu in seguito alla rottura del rapporto con quell’uomo che la figlia sviluppò la malattia. Questo mi fece pensare al bambino allergico ai cani, la cui semplice vista gli ricordava quello che amava e che aveva perduto. Verificai con la bambina se il pesce o l’odore di un porto potesse ricordarle quell’uomo. Seppi così che lo amava come un padre. Aveva vissuto la perdita del primo padre di cui aveva pochi ricordi, e non aveva vissuto quella del secondo. La affidai a una delle mie operatrici che l’aiutò a liberare le emozioni legate all’allontanamento del suo secondo padre e a vivere il dolore della perdita. Dopo la terapia il Mollusco contagioso scomparve del tutto.

Ci sono emozioni legate a una persona che amavo e che ho perduto, di cui non ho elaborato la perdita?

MONGOLISMO:malattia genetica chiamata anche trisomia 21 o sindrome di Down che si manifesta con caratteri somatici tipici e un ritardo mentale. Una persona possiede normalmente ventitré paia di cromosomi. Nel caso della trisomia una di queste coppie è triplice. Nella sindrome di Down è il cromosoma 21 a esserlo. Le persone affette da questa sindrome hanno comportamenti infantili.

Che cosa avevano da imparare o da insegnarci?

Vedi Malattie congenite.

MONILIASI: vedi Candidosi.

MONONUCLEOSI: infezione virale acuta caratterizzata da una forte ipertermia, faringite e tumefazione dei gangli linfatici o linfonodi con aumento del volume della milza. Colpisce soprattutto le persone che si fanno violenza per raggiungere dei risultati, gli adolescenti o i giovani che chiedono molto a se stessi a detrimento delle necessità di riposo del loro corpo.

Olga ha la mononucleosi. Segue un corso di preparazione per essere accettata alla facoltà di medicina. Sa che solo quelli che avranno una media di almeno novanta su cento saranno accettati e lei vuole far parte di questo gruppo di eletti. Per riuscirci, studia fino allo sfinimento. La mononucleosi la costringe a rallentare perché non ha più l’energia per tenere il ritmo cui si era sottoposta. Ne parliamo e accetta di studiare in modo più ragionevole dicendosi: «Se quello è il mio posto sarò accettata. Altrimenti, vuol dire che forse non è la cosa adatta a me». La sua mononucleosi guarisce.

Mi sono forse fatto violenza per raggiungere dei risultati o per essere competitivo?

MORBILLO:è caratterizzato dalla comparsa di febbre e polso rapido, il viso del bambino appare gonfio, secrezioni di muco o muco-purulente scendono dal naso che è arrossato, le palpebre sono gonfie con lacrimazione costante, seguita da un’eruzione cutanea caratteristica che inizia dietro le orecchie, si estende al viso, al torace e agli arti per poi diffondersi su tutto il corpo. L’eruzione è costituita da macchie tonde rosse o rosa, da tre a sei millimetri. Questa patologia, molto diffusa nel passato, è oggi meno frequente nei Paesi sviluppati ma è tuttora diffusa nei Paesi in via di sviluppo.

Poiché colpisce soprattutto i bambini, ci si può chiedere cosa vivevano i bambini di un tempo rispetto a quelli di oggi. È la domanda che mi sono posta. Mi sono detta che il bambino di una volta era spesso trattato con molta meno considerazione di quello di oggi. Le famiglie erano più numerose, non si aveva tanto tempo per ascoltare i bambini, senza contare che c’era la convinzione che i bambini dovessero essere «raddrizzati», ciò che presupponeva che dovessero obbedire ai loro genitori o ai loro insegnanti senza possibilità di esprimere il loro parere.

Oggi (nei Paesi sviluppati) sono spesso i bambini a fare la morale ai genitori. I bambini dei Paesi in via di sviluppo vivono forse oggi ciò che hanno vissuto i bambini delle generazioni passate? Risiedo in un Paese in via di sviluppo. È interessante osservare che quello che i giovani vivono qui è quello che io stessa vivevo alla loro età, e quello che vivono i loro genitori è lo stesso che vivevano i miei.

Quindi, per il morbillo, è possibile che possa colpire il bambino che prova rabbia verso un insegnante severo, che non gli permette di esprimersi e che ciò gli faccia provare tristezza per essere separato dalla dolcezza o dalla protezione della madre? È nondimeno quello che i suoi sintomi esprimono.

I giorni a casa con le tenere cure della mamma lo condurranno alla guarigione. Se dopo la malattia l’insegnante si mostrerà più gentile, questo non potrà che mettere un termine alla malattia.

In caso contrario, se il bambino continua a trovarsi al cospetto di un insegnante severo che gli urla contro, il disturbo può trasformarsi in otite o in un’infezione bronco-polmonare e può anche avere complicazioni come dolori addominali, diarrea e vomito.

Prima di dare frettolosamente la colpa al virus (che ha solo la funzione di trasformare la materia) non sarebbe più saggio parlare con il bambino che ha il morbillo per sapere quello che stava vivendo prima che ne avesse i sintomi?

MORBO DI ADDISON: vedi Ghiandole surrenali.

MORBO DI ALZHEIMER: degenerazione nervosa a sviluppo inarrestabile caratterizzata da una diminuzione del numero delle cellule nervose con atrofia cerebrale. Il primo stadio è rappresentato da una perdita crescente della memoria in cui la persona colpita sollecita l’aiuto dei suoi cari.

Nel secondo stadio si verifica una perdita severa della memoria, in particolare per gli avvenimenti recenti, con perdita del senso del tempo e dell’orientamento anche in luoghi familiari. In seguito compare la difficoltà a trovare la parola giusta (disfasia). L’ansia aumenta, i cambiamenti di umore sono improvvisi e imprevedibili e si notano cambiamenti nella personalità.

Nel terzo stadio la persona è disorientata e confusa e presenta sintomi di psicosi paranoide. Iniziano a comparire forme di incontinenza urinaria e fecale. Alcuni diventano esigenti, sgradevoli, talvolta violenti se non addirittura asociali, altri invece docili e remissivi.

Il morbo di Alzheimer è molto simile alla demenza senile e per questo non può essere diagnosticato con certezza se non dopo una biopsia cerebrale. La malattia colpisce soprattutto le persone che non si sentono più in grado di affrontarele difficoltà del loro quotidiano o che devono confrontarsi con una situazione senza vie di uscita. Poiché di fatto non sono pronte a morire ma non riescono più a sopportare una situazione per loro penosa, il morbo di Alzheimer diventa una via di uscita.

Una donna malata di Alzheimer aveva detto alla figlia prima di ammalarsi: «Ora tocca a te occuparti di me!» Senza dubbio aveva sacrificato gran parte della sua vita per gli altri e ora voleva che fossero loro a occuparsi di lei.

Un uomo che soffriva di Alzheimer aveva perso la moglie con la quale aveva vissuto per più di trent’anni. Dopo un periodo di solitudine dolorosa, aveva accettato di risposarsi. Ma la nuova compagna, diversamente dalla moglie, lo limitava in tutto quello che voleva fare e cercava di controllarlo di continuo. Non poteva prendere in considerazione un divorzio e non sopportava quella situazione. Fu così che sviluppò gradualmente la malattia.

Per difendersene nel modo migliore si deve rimanere attivi sul piano mentale usando le proprie facoltà di riflessione (meditare), di analisi, di apprendimento ed evitare nell’età della pensione di mettersi in situazioni senza via di uscita.

MORBO DI BASEDOW: questa malattia è provocata da un eccessivo funzionamento della tiroide e deve il suo nome al medico tedesco Karl von Basedow che la descrisse nel 1840. È caratterizzata dalla presenza del gozzo, da esoftalmo, tachicardia permanente, dimagramento, tremori, disturbi dell’umore (irritabilità, instabilità), disturbi vasomotori (sudori, vampate di calore), disturbi genitali (impotenza, frigidità, amenorrea), così come da una grande stanchezza. Vedi Ghiandola tiroidea e Malattie autoimmuni.

MORBO DI BUERGER o TROMBOANGIOITE OBLITERANTE: detta anche malattia di Leo Buerger, dal nome del primo medico che l’ha descritta. È caratterizzata dall’infiammazione della tonaca intima (parete interna dell’arteria) che comporta un’ostruzione progressiva delle arterie di medio e piccolo calibro, ostacolando la circolazione del sangue nelle estremità (mani e piedi) che diventano dapprima intorpidite e dolenti, poi fredde. Si formano piaghe che finiscono per andare in cancrena e richiedere l’amputazione della parte colpita.

– Se riguarda le mani:

Provo forse un senso di colpa per non aver fatto quello che ritengo avrei dovuto fare?

– Se riguarda i piedi:

Può darsi che non volessi più andare avanti in una situazione in cui non potevo più vivere?

È stato osservato che le vittime di questa malattia erano in gran parte fumatori e si è avanzata l’ipotesi che le sigarette giocassero un ruolo. Ci si potrebbe tuttavia chiedere se quelle persone non fumassero proprio perché vivevano una situazione insostenibile. È interessante osservare che quando un fumatore sperimenta un’emozione ricorre subito alla sigaretta.

MORBO DI CROHN o ILEITE: patologia dell’intestino tenue che colpisce in modo particolare l’ileo, caratterizzata da un’infiammazione acuta, cronica, necrotizzante e cicatrizzante. Le persone che soffrono del morbo di Crohn spesso, per sentirsi amate, si sentono obbligate a rispondere a ciò che i loro cari si aspettano da loro, e ciò le porta a oscillare tra sottomissione e ribellione.

Ho vissuto o vivo una situazione famigliare che mi fa provare molta rabbia o un senso di ribellione perché mi sento costretto a rispondere ad aspettative che ledono la mia libertà?

MORBO DI CUSHING: vedi Ghiandole surrenali.

MORBO DI HANSEN: vedi Lebbra.
MORBO DI HODGKIN: vedi alla voce Linfoma.

MORBO DI LEDDERHOSE: patologia dell’aponeurosi della pianta dei piedi in seguito alla formazione di piccoli noduli fibrosi duri davanti ai tendini flessori del piede. Questa malattia è simile a quella di Dupuytren che riguarda le mani; anche in quel caso la presenza di noduli fibrosi duri comporta una retrazione dell’aponeurosi che impedisce l’estensione dei tendini di alcune dita, più sovente l’indice e il mignolo. L’equivalente della malattia di Dupuytren e di Ledderhose è la malattia di La Peyronie per il pene, caratterizzata dall’indurimento dei corpi cavernosi.

Il morbo di Ledderhose è più spesso legato a un senso di colpa che fa sì che non ci si conceda più il diritto di avanzare liberamente nella vita. Inconsciamente è come se ci si volesse mettere una palla al piede. Vedi anche Malattia di Dupuytren e Malattia di La Peyronie.

Se si accompagna alla malattia di Dupuytren:

Mi sono sentito impotente ad aiutare una persona che stava male o a rendere felice il mio partner di modo che ora mi creo un sacco di ostacoli per impedirmi di avanzare in ciò che potrebbe rendermi felice?

Se si accompagna alla malattia di La Peyronie:

Mi sono forse sentito impotente a rendere felice il mio partner e ora non mi permetto più di vivere una nuova relazione?

MORBO DI LOU GEHRIG: vedi Sclerosi laterale amiotrofica e Malattie autoimmuni.

MORBO DI PARKINSON: degenerazione di cellule nervose della sostanza nigra del tronco dell’encefalo che colpisce il tono muscolare e il movimento. È caratterizzato da tremori delle mani e della testa, da rigidità e una progressiva riduzione dei movimenti. Parlando di questa malattia, si potrebbero usare le parole «on-off» per la perdita e la ripresa di comunicazione tra le cellule nervose. È quello che succede nella persona colpita, in cui c’è una dualità tra l’azione intrapresa e il dubbio sulla stessa. Per esempio può pensare: «Bisognava che lo facessi, ma non avrei dovuto…» innescando un conflitto di movimento. Vedi anche Malattie degenerative.

Mi domando ancora se ho agito bene?

Provo forse rimpianti per aver fatto qualcosa che ha danneggiato una o più persone innocenti?

Mia nonna soffriva del morbo di Parkinson. A quell’epoca non avrei mai immaginato che la malattia potesse avere un’origine di natura emotiva. La consideravo molto più una fatalità. È stato proseguendo nelle mie ricerche che credo di averne trovato la causa. Tuttavia solo mia nonna potrebbe confermarlo, ma ci ha lasciati quando avevo diciotto anni. Sul letto di morte, tirò mia madre per il vestito e le disse: «Laura, non posso portarmi il segreto nella tomba. Tuo figlio non è morto: sono io che ho firmato le carte perché fosse adottato».

Prima del matrimonio mia madre aveva dato alla luce un bambino in una casa per ragazze madri. Aveva rinunciato a farlo adottare chiedendo se c’era la possibilità di pagare la pensione fino al giorno in cui avesse potuto riprenderlo. Mia nonna, temendo che la presenza del bambino nuocesse al matrimonio della figlia, aveva invece creduto di fare la cosa giusta firmando lei stessa i fogli per l’adozione. Quando mia madre si presentò con mio padre per riprendere il figlio, il responsabile la informò che era morto.

Mia nonna aveva forse vissuto gran parte della sua vita nel dubbio di quello che aveva fatto e nel rimpianto di aver preso quella decisione? Il gesto fatto sul letto di morte ce lo fa credere.

MUCOSE:rappresentano la nostra sensibilità. Noi abbiamo una pelle esterna, l’epidermide. Al di sotto troviamo il derma, e ancora sotto l’ipoderma. Allo stesso modo all’interno del corpo abbiamo una pelle (pelle interna) che riveste la maggior parte dei nostri organi e che non chiamiamo epidermide, bensì mucosa. Questa pelle riveste la maggior parte delle cavità e dei canali del corpo umano: bocca, esofago, stomaco, intestini, fosse nasali, bronchi, condotti genitali e urinari. Riveste anche l’interno delle labbra e delle palpebre.

Le patologie delle mucose sono legate a emozioni nelle relazioni con il nostro ambiente che ci toccano profondamente.

→ Cancro delle mucose o carcinoma epidermoide: vedi anche Carcinoma. È per lo più in relazione a shock o emozioni che ci toccano profondamente nelle relazioni con il nostro ambiente. Per esempio: la perdita di una persona cara, un conflitto seguito da una separazione, una disputa famigliare, un’accusa infondata, sentimenti di rifiuto, di incomprensione… VediTumore.

Ho vissuto con uno dei miei cari emozioni che mi hanno profondamente ferito?

MUCOVISCIDOSI: vedi Malattie congenite.

MUGHETTO: vedi Bocca.

MUSCOLI: i muscoli rappresentano lo sforzo e la motivazione.

→ Strappo muscolare:

Ho provato un senso di colpa per aver voluto fare a modo mio?

Ho vissuto una forma di ribellione nei confronti della poca considerazione che ho avuto rispetto agli sforzi che ho fatto?

→ Dolori muscolari o mialgie: possono essere legati alla paura. Per esempio, un dolore nei muscoli delle gambe esprime nella maggior parte dei casi la paura di andare avanti. Le mialgie possono anche indicare una grande stanchezza, un bisogno di riposo. Vedi anche Miopatie.

Una mialgia alle cosce può essere confusa con una cruralgia. Vedi Coscia.

I miei dolori muscolari sono forse legati alla stanchezza, a una perdita di motivazione o a una paura?

→ Miopatia o malattie dei muscoli: le miopatie sono raggruppate nella famiglia delle malattie neuromuscolari che si caratterizzano per una degenerazione del tessuto muscolare. In questa grande famiglia si trovano dei sottogruppi quali: miopatie primitive, miopatie congenite, miopatie infiammatorie croniche, miopatie metaboliche, miopatie mitocondriali… Sono però meglio conosciute queste denominazioni: distrofia muscolare, fibrosi, miopatia, miosite, dermatomiosite, miastenia…

Ogni medico, qualunque sia il suo campo, ogni terapeuta, qualunque sia la sua pratica, così come ogni infermiere non può che giungere alla stessa conclusione: «Ci sono sempre più persone affette da miopatie».

Queste miopatie si presentano sotto diverse patologie, quali fibromialgia, sclerosi a placche, dermatomiosite, malattie autoimmuni quali: distonia, miastenia, sindrome di Guillain-Barré per non citare che queste, ma la lista sarebbe ancora lunga.

Nel 1996 un’amica psicologa mi chiedeva: «Da qualche tempo noto sempre più casi di fibromialgia nella mia regione. Secondo te a cosa può essere dovuto?»

A quell’epoca non ero in grado di risponderle, ma non avevo dimenticato la sua domanda. Continuando le ricerche su questo problema, mi sono chiesta se poteva esserci un legame con le vaccinazioni praticate per via intramuscolare. Mi ricordavo che in passato i vaccini venivano somministrati per via sottocutanea. Ho dunque cercato quando era avvenuto il cambiamento ed ecco quello che ho trovato.

«In occasione della campagna contro il virus dell’epatite B lanciata nell’aprile del 1994, le raccomandazioni erano: ‘Questo vaccino deve essere iniettato per via intramuscolare. L’iniezione sarà fatta nella regione deltoidea (muscolo della spalla) negli adulti, e nel quadricipite nei bambini’», consiglia il Vidal, la «bibbia» dei medici in materia di prescrizioni, per esempio, per il vaccino Engerix B o il vaccino GenHevac B Pasteur.

I medici che hanno fatto iniezioni a pieno ritmo hanno finito per adottare questo nuovo modo di iniettare per tutti gli altri vaccini (tetano, polio ecc.). Di conseguenza, «si può affermare che la campagna d’informazione orchestrata per il vaccino dell’epatite B ha cambiato il modo di vaccinare in Francia. Siamo passati da una vaccinazione sottocutanea a una intramuscolare», spiega Daniel Levy-Bruhl, dell’Istituto nazionale di Monitoraggio Sanitario francese. «Con la pratica intramuscolare, l’idrossido di alluminio (uno degli adiuvanti del vaccino per l’epatite B) viene introdotto in profondità nell’organismo. L’adozione di questa tecnica coincide inoltre con l’apparizione dei primi casi di miofascite macrofagica, i cui sintomi sono molto simili a quell della fibromialgia.»5

Vedi Miofascite macrofagica.

Dopo questa campagna di vaccinazione contro l’epatite B, i casi registrati di sclerosi a placche in Francia sono passati da 2.500 a 85.000. E c’è anche il problema del sovradosaggio del vaccino: i sovradosaggi potrebbero spiegare la comparsa di mialgie e artralgie, cioè di dolori muscolari e articolari di cui si lamentano le persone colpite?

Per conoscere la risposta basterà interrogare gli interessati. Ecco il genere di discorsi che i terapeuti sentono regolarmente.

«Dopo una serie di nove vaccini in sei mesi, di cui tre per l’epatite B e due per l’epatite A, per poter andare all’estero con mio marito per il suo lavoro, mi ritrovo a cinquant’anni con una miopatia tossica evolutiva e incurabile.»

Non bisogna tuttavia dimenticare il terreno fisico (resistenza dell’organismo) e quello psichico nello sviluppo delle miopatie. Prima che si sviluppasse la miopatia:

È possibile che mi sentissi esaurito per tutti gli sforzi che dovevo fare per essere ascoltato, compreso o per ottenere i risultati che desideravo?

È possibile che mi sentissi scoraggiato e con un profondo senso di svalutazione?

→ Miopatia di Duchenne: vedi Distrofia muscolare.

→ Miastenia o debolezza muscolare: si tratta della perdita della forza muscolare.

Ne ho abbastanza di lottare o fare sforzi per guarire, per essere capito o averla vinta?

→ Miatonia: è la perdita del tono muscolare. Con l’avanzare degli anni si nota che i muscoli perdono tono, diventano più flaccidi. Ciò sarà più marcato nelle persone che perdono il dinamismoche hanno spesso i giovani? Può darsi che conservando il dinamismo potremo conservare più a lungo il tono muscolare?

Ho perso il dinamismo che avevo o la motivazione nei confronti di un’attività a cui tenevo o della vita stessa?

→ Miosite: infiammazione di un tessuto muscolare.

Ho la sensazione che la mia vita non sia altro che lavoro?

Ne ho abbastanza di dover fare continuamente sforzi per ottenere ciò che desidero?

Mi sento obbligato a fare un lavoro per il quale non sono sufficientemente motivato?

Lettera N

 NARCOLESSIA: disturbo del sonno caratterizzato da una sonnolenza diurna con attacchi di sonno che sopravvengono più volte al giorno e che possono durare da qualche secondo a più di un’ora. La narcolessia si accompagna sovente alla catalessi, caratterizzata da una perdita del tono muscolare senza che vi sia perdita di coscienza. Può denotare una mancanza di gusto per la vita e un desiderio inconscio di evadere nel sonno. Vedi anche Sonno.

Manco di motivazioni in questo momento della vita?

NASO: nella Bibbia è scritto: «Dio insufflò nelle sue narici il soffio di vita e l’Uomo divenne un’anima vivente». Il naso rappresenta quindi la vita e la nostra capacità di sentire o provare.

→ Anosmia: vedi Perdita dell’odorato.

→ Dolore al naso:

Ho paura di ciò che la vita mi riserva?

Ho paura della critica o del giudizio degli altri nei miei confronti?

→ Naso che cola con congestione nasale e mucosità: vedi Raffreddore.

→ Naso che cola senza mucosità (liquido chiaro): vedi Secrezione siero-mucosa.

→ Tumore al naso: vedi Epitelioma basocellulare alla voce Pelle.

→ Riniti sporadiche o difficoltà occasionali a respirare dal naso (con sensazione di naso tappato): può esprimere la paura di essere criticati o rifiutati.

All’inizio, quando tenevo i primi corsi di crescita personale, notavo che ogni tanto avevo la sensazione di naso chiuso. Ne attribuivo la colpa al tappeto che c’era nella sala e pensavo si trattasse di una reazione alla polvere. Poi mi spostai in un altro locale dove non c’era tappeto, ma il disturbo si ripropose. Fu allora che ne cercai la causa. Essendo intuitiva, percepivo l’interesse o meno dei miei partecipanti. Quando diminuiva, sopraggiungeva il disturbo. Presi consapevolezza del fatto che chiedevo a me stessa di essere perfetta poiché temevo le critiche. Ringraziai il mio naso per il messaggio e accettai che le critiche, anche negative, mi consentissero di migliorare. Permisi a me di non essere perfetta e ai partecipanti di non essere d’accordo con quello che dicevo, accettando che potessero aver bisogno di tempo per integrare quanto proponevo. Il problema scomparve.

Il naso, essendo alla base del centro frontale, è legato al nostro intuito, ci fa «pre-sentire» le cose. Ecco perché respirare bene dal naso aiuta l’intuizione. Può anche darsi che la persona abbia paura del suo intuito e blocchi le vie del suo sentire.

Cos’è che ho paura di provare?

Ho paura delle critiche o dei giudizi degli altri?

→ Rinite cronica o difficoltà cronica a respirare dal naso: è sovente in relazione a un rifiuto della vita legato a un dolore di incarnazione.

  • Se riguarda una sola narice:per esempio la destra in un destrimane, può essere dovuto al fatto di non sentirsi desideratio sufficientemente amati.
  • Se riguarda la sinistra:può essere che ci si sia sentiti minacciati o in pericolo anche prima di nascere. Per un mancino è il contrario.
  • Se si presenta soprattutto la mattina:la difficoltà a respirare dal naso la mattina è spesso in relazione alla nostra nascita, poiché il mattino rappresenta l’arrivo in questa vita. Il mattino può anche riguardare la nostra nuova vita, quella dopo un cambiamento importante come un matrimonio, la nascita di un figlio, la partenza o la morte della persona che si amava, la perdita del proprio lavoro ecc. La nuova vita può essere più felice, più triste o più difficile.

Per esempio, se il nostro partner è morto. La sua dipartita può corrispondere per noi a una nuova vita e può essere che sia la nuova vita senza di lui a essere per noi difficile da accettare.

Ho accettato questa vita?

Ho difficoltà ad accettare la mia nuova vita?

Ci sono molte persone che non respirano bene dal naso senza esserne consapevoli. Hanno imparato a compensare respirando dalla bocca. Quando avevo dei partecipanti ai seminari con questo problema me ne rendevo conto dall’intonazione della voce. Se chiedevo loro se avevano problemi a respirare dal naso, molti rimanevano stupiti dalla domanda. Chiedevo loro, quindi, di chiudere la bocca e di respirare e allora se ne rendevano conto.

Avere problemi a respirare dal naso in modo cronico è spesso legato a una difficoltà ad accettare la vita, il mondo in cui ci si è incarnati. Inconsciamente, è possibile che si rifiuti questa vita.

Io stessa ho sofferto di questo rifiuto, che mi è costato tre operazioni chirurgiche. Nella prima, a sei anni, mi hanno tolto le adenoidi. Secondo il medico il fatto di non respirare bene dal naso mi portava a respirare l’aria fredda (d’inverno) e mi provocava polmoniti. Dopo l’intervento, non ebbi più polmoniti ma continuavo a respirare soprattutto dalla bocca. A venticinque anni mi feci visitare per questo problema ancora persistente. La responsabilità fu attribuita al setto nasale, che era deviato e che ostruiva la narice sinistra. La soluzione consisteva in un intervento chirurgico per correggere il difetto. Un primo intervento non diede i risultati sperati. Fu necessario farne un secondo, ma il problema persisteva. A trentacinque anni, mentre facevo ricerche sulle cause psicosomatiche delle malattie, vidi il nesso tra il naso e la vita e compresi che non avevo mai accettato veramente questa vita. Rifiutavo questo mondo di conflitti, di guerre e di sofferenze. Prendendone coscienza, mi rivolsi a quella parte di me che rifiutava la vita e le dissi: «Finché non accetterai questo mondo, non potrai essergli utile. Se lo accetti com’è, potrai lavorare per renderlo migliore, e il tuo passaggio sulla terra non sarà stato inutile». Avevo appena dato alla parte che rifiutava la vita una motivazione per starci. In seguito questa motivazione non mi ha più lasciato e non ho più avuto problemi a respirare dal naso.


→ Deviazione del setto nasale: la deviazione può essere estetica, senza ostacolare la funzione respiratoria. In morfopsicologia, il naso è situato nella regione del viso relativa al sociale. Come la prua di una nave che naviga sull’oceano, indica il modo in cui avanziamo nella vita. Per fare qualche esempio, se abbiamo la tendenza ad adattarci il naso sarà sicuramente curvo. Se siamo intraprendenti e audaci avremo di certo un naso arcuato (con una gobba). Se abbiamo un carattere infantile avremo invece un piccolo naso all’insù.

Il setto nasale potrà indicarci se ci siamo allontanati da un genitore rispetto all’altro. Il lato destro del viso è associato al maschile, il padre, mentre il sinistro rappresenta il femminile, la madre. Un equilibrio tra il padre e la madre ci manterrà un naso diritto. Una deviazione a sinistra può indicare un allontanamento dal padre a favore della madre, mentre a destra sarà piuttosto un allontanamento dalla madre a vantaggio del padre.

Se la deviazione è congenita e ostruisce una delle narici, può essere dovuta al fatto di non essersi sentiti desiderati(destra in un destrimane) o minacciati di morte prima della nascita (sinistra in un destrimane, il contrario per un mancino), per esempio se la madre pensava a un aborto o voleva suicidarsi… Se sono ostruite entrambe le narici, è possibile che non si abbia avuto molta voglia di nascere o che non si sia accettata questa vita. Vedi Difficoltà respiratorie.

Mi sono sentito desiderato o invece minacciato prima di nascere?

Mi sono concesso il diritto di vivere?

→ Deviazione del setto nasale in seguito a un incidente o a una frattura del naso:

Provo un senso di colpa per il fatto di vivere, di possedere più degli altri, di avere una vita migliore dei miei genitori, tanto più se si sono sacrificati per me?

Provo un senso di colpa per il fatto di vivere, per il fatto di aver creduto di avere fatto soffrire mia madre nascendo o per non aver dato che preoccupazioni ai miei genitori?1

→ Polipo: vedi Polipo di Killian.

→ Sanguinamenti dal naso: riguardano una o più perdite di gioia nella nostra vita. Se ogni volta che si prova un po’ di gioia sopraggiungono situazioni in cui si viene feriti da parole cattive, malmenati o respinti come se non si avesse alcun valore, queste situazioni possono toglierci completamente la gioia di vivere.

  • Per sanguinamenti frequenti:

Chi mi ha tolto tutta la gioia di vivere?

Marina soffre spesso di sanguinamenti dal naso. Ha un fratello di sei anni più grande di lei, geloso dell’affetto che i genitori le dimostrano. Ogni volta che Marina riceve un giocattolo, suo fratello glielo rompe. Con il tempo, la semplice presenza del fratello basta a rovinarle la gioia di vivere. Per aiutare Marina i genitori dovevano capire fino a che punto il loro figlio si era sentito rifiutato a favore della sorella, in modo di poter essere in grado di rimediare.

  • Per sanguinamenti occasionali:

Cos’è che mi ha tolto tutta la gioia di vivere?

Sabrina è ospite del collegio frequentato da mia figlia Karina. Al ritorno al convitto, ha dei sanguinamenti dal naso così forti che le suore vogliono mandarla all’ospedale. Sabrina dice loro: «Aspettate, vado prima a trovare Karina, so che sua madre tratta le cause dei malesseri e delle malattie nel suo libro». Karina le legge il passaggio relativo ai sanguinamenti dal naso. «Perdita della gioia nella mia vita», «Ma non vivo che questa!» Sabrina le racconta quello che era successo il giorno prima. Era il suo compleanno e la madre le aveva preparato una bella tavola e una torta. Rivolgendosi al compagno, gli aveva detto: «Potresti almeno augurarle un buon compleanno!» Lui aveva risposto: «Dei tuoi figli, me ne infischio…!» La frase le aveva rovinato il piacere della festa. Sabrina aveva la sensazione di non valere molto agli occhi della madre se permetteva a quell’uomo di parlare così, e ciò la rendeva molto infelice. Karina le disse: «È vero che è triste ciò che vivi a casa tua, ma non ci stai che due giorni la settimana, mentre qui ne trascorri cinque. Se cerchi di trovare la gioia in questi cinque giorni, avrai la forza di non lasciarti ferire negli altri due. Qui siamo tutte tue amiche e le suore fanno del loro meglio perché tu stia bene». Sabrina sorrise, e i sanguinamenti cessarono.

NAUSEA: sensazione caratterizzata da un forte desiderio di vomitare.

Cos’è che mi ripugna?

Cos’è che non ho digerito bene?

Cos’è che rifiuto?

→ Nausea in gravidanza: vedi Gravidanza e suoi problemi.

NEFRITE: vedi Reni.

NERVI: vedi Nevralgia.

NERVO CRURALE: vedi Coscia.

NERVO SCIATICO: chiamato anche ischiatico, dal greco iskhion che significa anca. È il nervo più grosso e più lungo del corpo umano. Innerva gli arti inferiori assicurando la mobilità delle anche, delle ginocchia, delle gambe, delle caviglie e dei piedi. Ne assicura anche la sensibilità grazie ai recettori presenti nella pelle. È costituito da due radici nervose che provengono dal midollo spinale. La prima esce tra la quarta e la quinta vertebra lombare, la seconda tra la quinta lombare e la prima sacrale. Una volta riunite, vengono raggiunte da altre radici nervose provenienti dal sacro. Il nervo così formato attraversa il gluteo (zona sacrale) poi scende lungo la faccia posteriore della coscia, del ginocchio, lungo il lato del polpaccio per poi raggiungere la caviglia. Un dolore a livello di questo nervo è chiamato «sciatica o crisi sciatica». Il dolore può essere avvertito lungo tutto il percorso del nervo o soltanto su una parte.

→ Se il dolore è sentito lungo il tragitto del nervo (coscia, gamba, caviglia): nella maggior parte dei casi esprime la paura di andare verso una situazione incerta che ci angoscia, come la paura di ritrovarsi soli, di perdere l’impiego, di non aver soldi per pagare i conti ecc. Ci si dice: «Cosa succederà se… non posso più pagare l’affitto… se lascio il mio lavoro… se parte… se muore…» La paura ha l’effetto di paralizzare l’energia condotta attraverso lo stimolo nervoso lungo il percorso del nervo e questo blocco crea il dolore.

Cosa temo di più che mi possa succedere?

Alberta soffre di una dolorosa sciatica. Ha iniziato un nuovo lavoro che le piace molto ma che non le fa guadagnare abbastanza per partecipare alle spese di casa. Suo marito se le assume quasi per intero ma non è contento del suo impiego. Alberta si sente in colpa e si nega il diritto di procedere in ciò che la renderebbe felice. Come molte altre persone, pensa: «Non posso essere felice se non lo è anche lui». Ha paura di quello che potrebbe capitare se avesse successo nel lavoro che ama mentre il suo compagno non è contento del suo. «Potremo continuare a stare bene insieme?» si domanda. Quando ne prende coscienza, ne parla con il compagno che la rassicura dicendole che quello che desidera è la sua felicità e che quando guadagnerà bene in ciò che le piace i ruoli potranno invertirsi. Sarà lei ad assumersi le spese domestiche e lui potrà trovarsi qualcosa che gli piace. Alberta si libera del senso di colpa nel procedere in quello che la appassiona. La sua sciatica guarisce.

Se si può aver paura del fallimento, a volte si può temere anche il successo e la riuscita. È sempre la paura di ciò che succederà.

Se la sciatica è accompagnata da un’ernia discale:

La paura di avanzare verso una nuova situazione può essere accresciuta da paure sul piano economico. Il dolore allora si fa sentire nella regione lombare e può dar luogo a un’ernia discale.

Mi sento forse intrappolato in questo lavoro perché ho troppa paura di ritrovarmi senza risorse se lo lascio?

 Paralisi sciatica: 

Sono paralizzato dalla paura di quello che può succedere se lascio il mio lavoro, il mio partner o ciò che rappresenta la mia sicurezza?

Un’infermiera era a letto da settimane con una paralisi sciatica. Voleva lasciare il lavoro, ma temeva di restare senza mezzi. Poi pensò: «In ogni modo, se perdo la salute non potrò più lavorare. La salute vale più del denaro che mi procura!» Decise di fidarsi della vita e lasciò il lavoro. Nei giorni successivi riprese a camminare.

Se il dolore è localizzato principalmente nel gluteo:

Può essere collegato alla nostra relazione di coppia e riguardare i rapporti sessuali. Se per esempio il partner ha difficoltà di erezione o mostra segni di impotenza, si può temere di non poter più condividere la sessualità.

Ho paura che non si possano più avere rapporti sessuali?

Se il dolore è localizzato principalmente al polpaccio:

Può essere legato alla paura di non avere abbastanza tempo per finire un lavoro, completare un progetto o per concedersi delle vacanze di cui si ha molto bisogno…

Sono forse preoccupato del fatto che il mio progetto non procede abbastanza in fretta e ho paura di quello che può succedere se non riesco a finirlo in tempo?

Per guarire da queste sciatiche bisogna prendere consapevolezza della paura che ci pervade. Parlare al proprio organo, dirgli che abbiamo capito, che ora ce ne occupiamo, e poi cercare soluzioni per liberarsi dell’angoscia di quello che può succedere.

Frasi come: «Non so come, ma ora me ne tiro fuori…» «Non so né come né quando, ma ci riuscirò…» possono aiutare.

Ci si può anche chiedere: «Se capitasse questo, cosa potrei ancora fare…» Lasciando andare le tensioni nervose, il nervo sciatico si calma e l’energia circola di nuovo. La sciatica mette alla prova la nostra fiducia nella vita.

NERVO VESTIBOLARE (infiammazione):vedi Sistema vestibolare.
NERVOSISMO: condizione di insicurezza.

Cos’è che mi crea ansia?

Cosa potrebbe aiutare a rilassarmi?

→ Nervosismo cronico:

È possibile che chieda a me stesso di essere perfetto o che non mi permetta di sbagliare, cosa che mi mantiene in uno stato di stress continuo?

NEURINOMA AL SENO: piccoli tumori benigni localizzati a livello delle terminazioni nervose. Esprimono un’avversione a essere toccati, palpeggiati, soprattutto al seno.

Una delle partecipanti ai miei seminari che scoprì la causa dei suoi neurinomi, esclamò in questo modo: «Ora ho capito la causa dei miei noduli!» Quella donna era stata spesso palpeggiata dai fratelli.

Ho vissuto emozioni forti in relazione all’esser toccata senza rispetto sul seno?

NEUROMOTORIE: vedi Patologie neuromotorie.

NEUROPATIA: malattia dei nervi periferici che collegano il sistema nervoso centrale (encefalo e midollo spinale) alle ghiandole, agli organi dei sensi, ai muscoli e agli organi interni. I sintomi sono principalmente parestesie (formicolii, intorpidimento, perdita della sensibilità), dolore e/o indebolimento muscolare a seconda dei nervi colpiti. Le parestesie sono la conseguenza di una patologia del sistema nervoso ma possono anche esprimere un desiderio di rendersi insensibili a ciò che ci fa soffrire e a cui non si vede soluzione. Vedi anche Miopatie.

→ Neuropatie idiopatiche: Laura mi consulta per un problema di neuropatia idiopatica (di causa sconosciuta). Ha una perdita di sensibilità con intorpidimento che interessa gambe (fino alle ginocchia), mani e lingua. A cosa vuol rendersi insensibile? È sposata a un uomo che le offre un’agiatezza economica apprezzabile, ma non lo ama. Non ha voglia di baciarlo (la lingua), di toccarlo (le mani) ma, allo stesso tempo, si convince che alla sua età non può pensare a una separazione. I suoi sintomi le ricordano quello che non vuol percepire, dato che non vede soluzioni a quello che sta vivendo.

Che cosa non voglio percepire per non soffrire?

NEVO: termine che designa una malformazione cutanea, congenita o acquisita, che si presenta sotto forma di macchie – pallide, brune, color caffè o come lentiggini – chiamate «nei» quando sono costituite da pigmenti di melanina. Quando hanno invece l’aspetto di una macchia di vino, dipendono da una malformazione capillare. Ci sono tuttavia molti altri tipi di nei (melanoma giovanile benigno, nevo di Sutton, nevo tuberoso, nevo blu ecc.). Quando colpiscono solo l’epidermide, possono dipendere da ferite con i propri cari. Quando colpiscono il derma, le ferite possono essere in relazione con emozioni legate a mancanza di rispetto, bruttura o umiliazione che ci hanno lasciato un sentimento di vergogna (vedi Macchie scure sul viso). Quando il nevo cresce, assume una forma irregolare, cambia colore o sanguina è molto probabile che la ferita che lo aveva generato si sia riaperta. Si può togliere il nevo con la chirurgia, ma si può fare la stessa cosa con la ferita interiore? Se questa è stata eliminata, la rimozione del nevo sarà un problema di ordine estetico. Se invece non lo è stata, c’è il rischio di comparsa di uno o più nuovi nevi, questa volta maligni. Vedi Melanoma maligno.

A quale ferita questo o questi nevi possono ricondurmi?

NEVRALGIA: dolore acuto, intenso, con fitte o bruciori che possono essere intermittenti o continui lungo il percorso di un nervo a livello delle radici (cioè nel punto in cui trae origine dal sistema nervoso centrale) o nella zona che innerva. Il dolore si manifesta nella maggior parte dei casi con crisi più o meno intense, talvolta con la persistenza di una sensazione dolorosa tra le crisi. I nervi sono come fili elettrici che alimentano di energia il nostro corpo. Quando si verifica un cortocircuito nella rete di distribuzione, il filo colpito si scalda e i tessuti, che dovrebbero ricevere l’energia, ricevono invece piccole scariche elettriche, o un sovrappiù di calore, o una carenza di energia. Sono queste variazioni a provocare le fitte, i bruciori o i dolori acuti nei tessuti alimentati da questi fili elettrici (i nervi). Ecco un modo fantasioso per spiegare cosa sia la nevralgia.

Ma che cosa ha originato il cortocircuito o che cosa lo suscita? La rabbia legata alla frustrazione, una profonda delusione o la paura hanno l’effetto di bloccare l’energia, creando un sovraccarico nei punti di giunzione dei nervi che può portare uno dei fili a scaldarsi. Può dipendere anche da una intossicazione alimentare o da farmaci.

Qual è la paura o la frustrazione che blocca la mia energia?

Vedi l’organo interessato.

→ Nevralgia nella coscia: vedi Coscia.

→ Nevralgia nella gamba: vedi Nervo sciatico.

→ Nevralgia di Arnold: il nervo di Arnold si origina dalla branca posteriore della seconda radice cervicale, ovvero dal midollo spinale a livello del collo. Questa patologia si manifesta con dolori molto forti (fitte, bruciori) che partono dalla nuca e si irradiano fino alla sommità della testa. Vedi anche Mal di testa.

Ho la sensazione di dover diffidare della manipolazione che gli altri possono esercitare su di me?

 Nevralgia facciale del trigemino o nevrite del trigemino: il trigemino è un nervo che si origina dal quinto paio dei nervi cranici. Include una radice sensitiva che porta la sensibilità facciale e una radice motoria relativa ai muscoli della faccia. Questa nevralgia si manifesta con episodi di dolore intenso, lancinante, che colpiscono le guance, le labbra, le gengive e il mento da un solo lato del viso.

Mi preoccupo per coloro che amo?

Ho paura che non ce la facciano, che falliscano o che soffrano?

Ho paura di quello che gli altri possono dire o pensare in merito a un fallimento riguardante uno dei miei figli?

NEVRASTENIA (esaurimento nervoso):vedi Burn-out.

NEVRITE: la parola «nevrite» è formata dalla radice «nevr-» e dal suffisso «-ite» e significa letteralmente l’infiammazione di un nervo, ma viene anche utilizzata per indicare malattie non infiammatorie, come le neuropatie che sono affezioni di nervi periferici.

NEVRITE DEL TRIGEMINO: vedi Nevralgia.

NEVRITE OTTICA: infiammazione del nervo ottico che si manifesta con un rapido abbassamento della vista di un occhio e con dolori del bulbo oculare. La nevrite ottica è spesso in relazione con una situazione che vediamo e che ci fa male.

Chiesi a Dominic se, prima che gli venisse la nevrite ottica, avesse visto qualcosa che avesse potuto ferire la sua sensibilità. Mi rispose affermativamente, dicendomi che nel periodo in cui ne era stato colpito vedeva la moglie che amava innamorata di un altro uomo. Aggiunse: «Mi addolorava vederla felice, perché io ero infelice».

La nevrite ottica si incontra talvolta associata ai sintomi della sclerosi a placche, anche se da sola non è sufficiente per stabilire una diagnosi di sclerosi. Quando però vi è associata, bisogna cercare se ciò che ci fa soffrire può essere in relazione con una sensazione di impotenza, di svalutazione o di fallimento. Per esempio, si può vedere il proprio figlio soffrire e credere di esserne responsabili, di non essere riusciti a renderlo felice. Vedi anche Sclerosi a placche.

Cos’è che vedo che mi fa male o mi fa soffrire?

NEVROSI OSSESSIVA: consiste in una difficoltà a dominare la propria mente. Cene sono di molti tipi. Non bisogna confondere un comportamento nevrotico con lo stato mentale nevrotico che corrisponde alla malattia. La nevrosi ossessiva si traduce in un bisogno imperativo di fare una cosa e nella difficoltà a sottrarvisi. Molti la esprimono così: «È una mania!» «È più forte di me!» Vedi anche Compulsione e Fobia. Ecco qualche esempio:

→ Lavarsi continuamente le mani:

Cerco forse di liberarmi da una sensazione di essere stato insudiciato?

Ho paura di essere contaminato o di trasmettere la malattia?

→ Contare di continuo tutto ciò che è alla nostra portata:

Ho bisogno di rassicurarmi che non mancherò di niente?

→ Verificare più volte che le porte siano chiuse a chiave:

Ho paura di essere derubato?

Ho paura che si attenti alla mia vita?

NISTAGMO: corrisponde a un’oscillazione ritmica orizzontale, verticale o rotatoria di uno dei globi oculari. Se ne distinguono diversi tipi. Per esempio, quello acquisito, di origine neurologica (sclerosi a placche, tumori del cervello, coinvolgimento del cervelletto), è accompagnato da disturbi all’udito. Vedi Sistema vestibolare.

La patologia può esser legata al fatto di volersi muovere su troppi fronticontemporaneamente. Si può volere il controllo su tutto per rassicurarsi.

Un bebé, fasciato come una piccola matrioska, non ha che gli occhi da muovere per controllare ciò che gli succede intorno. Potrà cercare di scorrere rapidamente le immagini intorno a sé per cercare la presenza rassicurante della madre. In seguito utilizzerà questo gesto di sopravvivenza ogni volta che sarà preoccupato. Ciò spiega il fatto che il nistagmo aumenti quando il bambino vive delle emozioni.

Tendo a voler controllare tutto per rassicurarmi?

Ho vissuto una situazione di grande insicurezza venendo al mondo?

NODULI: rigonfiamenti cutanei o sottocutanei di origine infiammatoria, adiposa, fibrotica o calcifica che colpiscono soprattutto la gola. Riguardano gli ostacoli che si avvertono o che ci poniamo.

→ Alle corde vocali: vedi Corde vocali.

→ Al cervello: vedi Glioma.

→ Alla ghiandola tiroidea:

Mi sento frustrato per non potermi esprimere come vorrei?

 Alle mani: vedi Malattia di Dupuytren.

→ Ai piedi: vedi Morbo di Ledderhose.

→ Al pene: vedi Malattia di La Peyronie.

NUCA: rigidità, vedi Rigidità della nuca e Mal di testa.

NUMERI: (difficoltà con):vedi Discalculia.

NUTRIZIONE: vedi Alimentazione.

1 Per saperne di più sul senso di colpa nei confronti della vita e su come liberarsene, vedi «Il senso di colpa e le sue ripercussioni», in Metamedicina. Ogni sintomo è un messaggio.

Lettera O

 OBESITÀ: vedi Eccesso di peso.

OCCHI: vedi anche altre malattie degli occhi, tra cui Astigmatismo, Cataratta, Miopia, Presbiopia e altre.

→ Dolore agli occhi:

Che cosa non posso vedere?

→ Dolore agli occhi legato alla luce: vedi Fotofobia.

→ Allergia agli occhi:

Sono triste perché non posso più rivedere una persona che amavo?

Cosa vedo nella mia vita quotidiana che faccio fatica ad accettare?

→ Vedere dei punti neri:vedi Punti neri davanti agli occhi.

OCCLUSIONE INTESTINALE: vedi Intestino.

ODORATO: vedi Perdita dell’odorato.

ODORE CORPOREO: vedi Pelle.

OLIGURIA: scarsa emissione di urina rispetto alla quantità di liquidi assorbiti. Vedi anche Anuria.

Tendo a rassegnarmi facilmente invece che cercare di difendere il mio spazio?

OMBELICO:è quello che resta del cordone ombelicale. È il legame con la madre.

→ Dolori all’ombelico: 

Ho paura di perdere l’amore di mia madre se prendo le distanze da lei?

Ho paura di tagliare il cordone ombelicale con mia madre?

→ Ernia ombelicale:

In un neonato:

Può esprimere il rimpianto per essere uscito dal ventre materno e il senso di costrizione per doversi fare carico della vita che lo attende.

In un adulto:

È possibile che mi senta bloccato dalle aspettative che mia madre nutriva nei miei confronti?

OMOSESSUALITÀ: l’omosessualità in sé non è una malattia. Ha certamente le sue cause, ma soprattutto la sua ragion d’essere. Addolora solo le persone che non l’accettano. È in primo luogo e soprattutto un’esperienza da vivere, diversa dall’eterosessualità ma che mira a uno stesso fine.

Il fine ultimo dell’essere umano è quello di tornare alla sua divinità iniziale. Per poterlo fare, deve realizzare la fusione dei suoi due principi, yin (femminile) e yang (maschile). Così, quello che viene chiamato in generale uomo è un’anima con un veicolo (corpo) yang e una psiche yang (pensieri maschili, è attivo, audace, diretto, è il protettore, colui che dona). Per integrare la propria polarità femminile, è attratto da una donna con un veicolo yin e una psiche yin (è passiva, sollecita, che ascolta, è la protetta, colei che riceve). Se un uomo ha un veicolo yang ma una psiche yin, la legge della polarità lo porta a essere attratto da una donna che ha un veicolo yin ma una personalità yang. Se l’uomo si mette a coltivare di più la propria personalità yang, è possibile che la sua compagna, da parte sua, liberi di più il proprio lato yin. Questo fenomeno si verifica spesso nelle coppie che fanno un cammino assieme. Se uno solo dei due fa dei cambiamenti mentre l’altro reagisce resistendo, la legge della polarità che univa la coppia è automaticamente trasformata, e la stessa legge li porta ora a respingersi esattamente come i poli negativo e positivo si attraggono, mentre due poli dello stesso segno si respingono. In questo modo uno dei due partner può essere attratto da un’altra persona che entra in risonanza con la sua nuova polarità.

Cosa succede nel caso dell’omosessualità? A operare sono gli stessi principi. Se la donna rifiuta il proprio principio femminile yin, lo cercherà in un’altra donna, sia sul piano fisico sia su quello psichico. La donna che ha rifiutato la sua immagine a favore di quella di un uomo, è attratta da una forma femminile. Una mia cara amica lesbica, con un aspetto mascolino, mi raccontava del modo in cui lei trovava belle le donne. Avendo organi femminili, ma la psiche e la fisionomia molto mascolini, è di conseguenza attratta da una persona molto femminile con una psiche yin. Questo è il principio che la sua anima cerca di integrare, e la stessa cosa accade negli uomini.

Non bisogna confondere l’omosessualità con le esperienze omosessuali. L’omosessualità, ricordiamolo, è un’esperienza che alcune anime devono vivere nel corso della loro incarnazione terrena, mentre può succedere che certe persone si volgano a esperienze omosessuali in seguito a situazioni emotive traumatiche.

È ciò che porta un gran numero di persone a ritenere, nella loro ignoranza, che tutti gli omosessuali abbiano vissuto esperienze traumatiche nell’infanzia che li avrebbero fatti «deviare» verso l’omosessualità, ma non è così. Può nondimeno accadere che un’anima che deve vivere un’esperienza omosessuale abbia anche incontrato una situazione simile per rafforzare la propria esperienza. Ecco qualche esempio:

Huguette viene violentata dal padre a sette anni. È a quest’età che rifiuta gli uomini, senza tuttavia ripudiare la propria femminilità. Dal momento che rifiuta il principio maschile nell’uomo, lo ricerca in una donna dall’aspetto mascolino. Quando l’ho incontrata, si era sottoposta all’inseminazione artificiale per avere una gravidanza. Mi disse che non sopportava nemmeno l’introduzione dell’ago. Fatto strano, il suo corpo produceva anticorpi contro gli spermatozoi: uccideva le sostanze maschili come avrebbe voluto uccidere il padre. Al contrario, la sua compagna, di aspetto molto mascolino, in famiglia era la terza figlia mentre la madre avrebbe desiderato fortemente un maschio. Avendo creduto che si desiderava un maschietto e non una bambina, durante lo stato fetale aveva rifiutato il suo principio femminile per coltivare di più quello maschile. Era di conseguenza il principio femminile quello che cercava in un’altra donna.

Francis è stato picchiato da suo padre quando era bambino. Nei suoi riguardi la madre era dolce e comprensiva. Rifiuta quindi il suo principio maschile a favore di quello femminile che sviluppa dentro di sé. Si sente attratto dai bei ragazzi virili, ma ciononostante rifiuta di accettare questo suo aspetto. Sposa perciò una donna dal carattere molto yang, mascolina, che decide tutto, che porta i soldi a casa mentre lui si occupa delle faccende domestiche e dei pasti. Un giorno la lascia per andare a vivere con un uomo. Francis cerca il principio maschile che lui stesso deve imparare a valorizzare.

Quando Jean-Claude era bambino sua madre era molto malata. Era consapevole dei rapporti sessuali che il padre imponeva alla madre nonostante la malattia. «La violentava persino sul letto di morte», mi raccontava. Anche Jean-Claude rifiuta questo aspetto della sua mascolinità. Verso i ventitré anni si fidanza con una ragazza molto bella, ma è incapace di avere rapporti sessuali con lei. Consulta un sessuologo che gli chiede se aveva provato l’esperienza con un uomo. Ed è quello che fa Jean-Claude. Non torna più dalla fidanzata e vive la sua sessualità con uomini yin. Per Jean-Claude penetrare una donna equivale a violentarla e agire come suo padre, da cui deriva la sua incapacità di avere rapporti sessuali con l’altro sesso per quanto adori il genere femminile e trascorra più tempo con le donne che con gli uomini.

Quando nasce Daniele, il padre in pratica è sempre assente. La madre desiderava una bambina che fosse per lei una compagna. Questa compagna sarà Daniele che, per compiacere la madre, fa valere di più il suo aspetto femminile. Adulto, è attratto da uomini molto mascolini che hanno l’età del padre. Ricerca suo padre, oltre al suo aspetto mascolino.

Antony è sposato con Gilberte da diciannove anni e hanno due bambini. È il quarto figlio della sua famiglia. Prima che nascesse, i suoi genitori si auguravano di tutto cuore di avere una figlia. Quando nasce Antony è una delusione. Già da bambino gli viene detto quanto siano delusi dal fatto che non sia femmina. Inconsciamente, Antony rifiuta la sua componente maschile e coltiva di più quella femminile. Durante l’adolescenza si sente attratto dai ragazzi e ciò gli fa paura. Incontra Gilberte, una ragazza dolce che gli si lega profondamente. Antony si sposa presto, sia per non dispiacere a Gilberte sia per convincersi di non essere omosessuale. Dopo dodici anni di vita in comune inizia ad avere esperienze omosessuali, attratto da ragazzi belli e dolci. In loro cerca il piccolo bambino interiore cui non aveva permesso di esistere. Quando ne prende coscienza e accetta di provare queste attrazioni senza però coltivarle, la sua preferenza si sposta su Gilberte e sull’affetto per i figli perché quella è la sorgente della sua felicità.

Ho riportato tutti questi esempi per far capire a tutti coloro che rifiutano se stessi o che hanno paura dell’omosessualità, a coloro che la giudicano, ai genitori con figli omosessuali, che l’omosessualità non è una malattia ereditaria, fisica o mentale. Non è altro che la ricerca del principio complementare che l’essere umano deve sviluppare.

Se un omosessuale comprende e integra il principio di cui è alla ricerca in una persona dello stesso sesso, è possibile che in seguito diventi eterosessuale. Ma ciò che è importante non è essere eterosessuali piuttosto che omosessuali. Ciò che conta è sapere che l’altro è lì per aiutarci a valorizzare le qualità complementari alle nostre affinché si possa, a nostra volta, coltivarle e arrivare così a essere psichicamente yin e yang, e poco importa quale sia la nostra componente predominante.

In questo modo coltiveremo le due componenti del nostro essere che ci condurranno verso l’armonia, e questo è esattamente quello che due eterosessuali o due omosessuali devono fare insieme. Che siano attratti consciamente o inconsciamente, la ragione rimane la stessa. Quanti omosessuali ignorano queste verità e vivono nel senso di colpa e nel rifiuto della propria persona, nella vergogna di essere etichettati come emarginati. Ci si può sorprendere che siano la categoria più colpita dalle MTS e dall’AIDS? Comprenderlo potrebbe evitare loro molte sofferenze.

OPPRESSIONE POLMONARE: vedi Cuore.

Qual è la situazione che mi opprime in questo momento della mia vita?

ORECCHIO: organo dell’udito e dell’equilibrio che comprende l’orecchio esterno, quello medio e quello interno. Le orecchie rappresentano la recezione e l’apertura.

→ Orecchio esterno e medio: permettono di captare i suoni. Riguardano le informazioni che riceviamo dagli altri o dall’esterno.

→ Orecchio interno: permette l’analisi dei suoni e la loro propagazione verso il cervello, oltre a svolgere un ruolo nell’equilibrio. L’orecchio interno riguarda maggiormente l’ascolto di noi stessi e l’equilibrio in questo ascolto. Vedi Acufene, Labirintite, Malattia di Menière.

 Orecchie a sventola: molto spesso sono un segno di spirito indipendente.

→ Eczema alle orecchie: vedi Eczema.

→ Dolore all’orecchio: vedi Otalgia.

→ Udito debole: proviene per lo più da una mancanza di ricettività (non si ascolta quando gli altri ci parlano, si pensa invece a quello che si vuole dire loro).

Le persone di tipo visivo pensano molto velocemente e, di conseguenza, quando il loro interlocutore parla, tendono a troncargli il discorso per esprimere quello che pensano. Se la persona non è consapevole di questa tendenza e non la corregge, con il tempo può osservare una diminuzione dell’udito.

In certe coppie anziane si può notare in una delle due persone un importante abbassamento dell’udito, mentre l’altra presenta difficoltà di eloquio. Sovente uno parla al posto dell’altro e l’altro ascolta al posto del primo.

Una diminuzione dell’udito può anche provenire dal bisogno di proteggersi rispetto a quello che gli altri ci possono dire.

Ho notato spesso che quando il mio compagno, in un accesso di rabbia, mi rovesciava addosso cose che non pensava veramente, mi chiudevo istintivamente per non sentirle.

Può anche venire dalla paura di essere criticati. Anche in questo caso si può smettere di ascoltare quando si è criticati. Vedi anche Sordità.

È possibile che non ascolti sufficientemente bene gli altri?

Chi o che cosa non voglio sentire?

Per migliorare il proprio udito bisognerà prestare più attenzione a ciò che gli altri ci dicono o a ciò che sentiamo. Inoltre si prenderà coscienza di ciò a cui siamo portati a chiuderci.

→ Tappi di cerume: accumulo di cerume nel condotto uditivo esterno. Rappresentano i tappi che vogliamo metterci nelle orecchie per non più sentire una o più persone.

Ho paura di sentirmi colto in fallo perché mi sento in colpa?

Il bambino che soffre di tappi di cerume può avere la sensazione che i suoi genitori si aspettino da lui che sia perfetto. È possibile che voglia chiudersi di fronte alle loro spiegazioni, alla loro morale, alla loro critica o rabbia che lo fanno sentire in colpa.

Un bambino piccolo che soffriva di otite sierosa con tappi di cerume aveva l’abitudine di mettere le manine sulle sue orecchie quando la madre gli parlava. La donna, che voleva educare bene il figlio, non si rendeva conto che non gli concedeva il diritto di essere un bambino.

Un altro bambino che soffriva di un’otite media acuta con tappi di cerume si metteva allo stesso modo le mani sulle orecchie quando sua madre si arrabbiava con lui o lo sgridava.

→ Otite: ampiamente trattato alla voce Otite.

per lo più sierosa o mucopurulenta, proveniente dall’orecchio medio. Otorrea: secrezione

Se la secrezione è sierosa:

Provo tristezza in ciò che sento, in ciò che amerei sentire ma che non sento o che non sento più?

Se la secrezione è mucopurulenta:

C’è forse un misto di tristezza e di rabbia in ciò che sento attorno a me?

→ Orticaria alle orecchie: può essere confusa con un eczema ma, rispetto a questo, provoca pruriti maggiori.

È possibile che non possa più sopportare di ascoltare una persona che non ho voglia di sentire?

ORECCHIONI: tra i problemi che riguardano le ghiandole salivari, il più frequente è senza dubbio quello chiamato anche «parotite». L’infezione delle parotidi colpisce soprattutto i bambini. Questi hanno talvolta la tendenza a sputarsi addosso, cosa che gli adulti fanno raramente, a meno che non abbiano veramente voglia di sputare in faccia a qualcuno.

All’epoca in cui mia figlia ha avuto gli orecchioni, mio figlio aveva l’abitudine di sputarle in faccia per difendersi. Gli orecchioni possono essere in relazione con la rabbia per il fatto di farsi sputare addosso o anche per il desiderio di rispondere sputando in faccia a qualcuno, da cui l’espressione «sputare veleno».

Ho la sensazione di essermi fatto sputare addosso?

ORTICARIA: eruzione di papule biancastre o rosa pallido (simili a punture di ortica) accompagnate da pruriti e da una sensazione di bruciore. Può essere abbinata a un’allergia ed è quasi sempre collegata a una situazione in cui ci si sente separati da ciò che si desidera e obbligati a sopportare una situazione che ci esaspera. Quando si vuole veramente qualcosa, si trova sempre la soluzione. In caso contrario, si accampano delle scuse.

Qual è la situazione che desidererei vivere e quella che non riesco più a sopportare?

→ Orticaria alle orecchie:

Ho forse la sensazione di dover ascoltare una persona che invece non ho voglia di sentire?

→ Orticaria attorno al collo:

Vivo forse una situazione di ambivalenza tra bisogno di libertà e desiderio di impegnarmi con una persona o con un gruppo?

ORZAIOLO: foruncolo della ghiandola pilosebacea della radice di un ciglio. È spesso in relazione con situazioni di vergogna o di umiliazione rispetto a ciò che si vede. Vedi anche Blefarite.

Da adolescente ho sofferto di orzaioli. All’inizio delle mie ricerche sulle cause probabili del malessere e delle malattie, credevo avessero a che fare con la rabbia che si prova per quello che si vede poiché, quando ne soffrivo, provavo un sentimento di collera nei confronti di uno dei miei fratelli maggiori che ci teneva in un clima di violenza. Tuttavia, proseguendo nelle mie ricerche, ho scoperto che i miei orzaioli dipendevano piuttosto da quello che vedevo e che mi procurava un senso di vergogna.

A quell’epoca, avevo difficoltà con le regole della grammatica, per cui facevo molti errori di ortografia. Nei due anni che ho sofferto di orzaioli ho avuto lo stesso professore. Questi non si faceva scrupolo di umiliarmi davanti a tutta la classe leggendo tutti i miei errori, credendo senza dubbio che ci avrei messo più impegno. Alla fine dell’anno scolastico incontrai la zia di un’amica che era guaritrice. Mise il suo anello d’oro sul mio orzaiolo e mi disse: «Vattene, e non dirmi grazie!» Non ho mai più avuto orzaioli. Le attribuii il merito della guarigione. Senza nulla toglierle, devo ammettere che, dopo il suo incontro, abbiamo traslocato e non ho più vissuto situazioni umilianti per l’ortografia. Ho spesso pensato: «Che paradosso! Io che venivo umiliata per i miei errori di ortografia oggi sono apprezzata per quello che scrivo!» Un amico a cui raccontavo questo, aggiunse: «Non si può aver successo che attraverso un paradosso!»

Cos’è che osservo o che vedo che mi provoca rabbia o vergogna perché mi sento umiliato?

È forse la negligenza di uno dei miei genitori (della propria persona, della cura della casa o dei suoi figli)?

OSSATURA: struttura per uso sia statico sia dinamico, ovvero una struttura architettonica che assicura un buon sostegno, ma che può allo stesso modo permettere il movimento. La struttura ossea esprime il modo in cui ci poniamo nei confronti della vita. Se abbiamo fiducia in noi stessi e nella vita, la schiena sarà dritta. Se siamo disfattisti, sarà curva.

Inoltre la struttura ossea rappresenta i sistemi organizzativi nei quali evolviamo, ovvero le strutture parentali, educative, sociali, professionali. Le ossa rappresentano anche la struttura dei pensieri, dei principi e delle credenze.

→ Tumore generalizzato delle ossa: può essere legato a una svalutazione globale della propria persona o riguardare una situazione in cui ci si è sentiti completamente distrutti affettivamente o professionalmente.

Provo un profondo senso di fallimento?

Mi sono forse sentito completamente distrutto?

→ Tumore di un osso: caratterizzato dalla morte degli osteociti, viene chiamato anche «osteolisi».

Il tumore alle ossa è sovente legato a una profonda svalutazione di sé. Ci si sminuisce perché ci si paragona agli altri che consideriamo migliori di noi o che hanno avuto più successo di noi. Forse eravamo continuamente sminuiti dai nostri genitori e ora siamo noi a sminuirci dicendoci che non siamo intelligenti o che siamo dei buoni a nulla.

Fase di riparazione di un cancro delle ossa. Vedi Osteosarcoma.

Ho la tendenza a svalutarmi?

Mi sono forse sentito svalutato nelle mie azioni o agli occhi degli altri, o in ciò che rivestiva una grande importanza per me nella mia vita?

→ Tumore secondario delle ossa chiamato anche metastasi delle ossa:spesso in relazione a una svalutazione di sé, in seguito alle conseguenze o alle cure di un tumore primario. Per esempio:

In seguito a un tumore al seno, e che colpisce in modo particolare le ossa del bacino:

È possibile che mi sia sentita svalutata, meno desiderabile per l’ablazione di un seno o per la perdita dei capelli?

Ho pensato che nessun uomo mi vorrà con un seno in meno e con delle brutte cicatrici sul petto?

In un uomo, se il tumore alle ossa segue quello della prostata:

È possibile che abbia pensato che non valgo più niente come uomo?

 Ossa che scrocchiano: vedi Sinoviale.

OSSIURI: vedi Parassiti intestinali.

OSSO SACRO: il sacro, o osso sacro, è un osso importante della cintura pelvica. Fa parte della zona sacrale, luogo dell’unione sessuale. I problemi al sacro sono dunque sovente legati a una svalutazione sessuale o a preoccupazioni sul piano sessuale. Vedi anche Sclerosi a placche del bacino alla voce Sclerosi a placche.

→ Dolore al sacro:

Per una donna:

Mi svaluto perché mi sento meno desiderabile delle altre donne, perché non riesco a lasciarmi andare in un rapporto sessuale o perché non ho una vita sessuale?

Ho paura di dover rinunciare a una sessualità soddisfacente a causa dei problemi sessuali del mio partner?

Per un giovane:

È possibile che mi svaluti sessualmente perché sono ancora vergine?

Per un bambino:

Questo bambino si svaluta forse per il fatto di avere un pene più piccolo di quello di suo padre o dei suoi compagni?

→ Tumore all’osso sacro:è legato molto spesso a unasvalutazione sul piano della sessualità. È frequente nelle donne che, avendo subito una mastectomia, pensano: «Adesso come posso essere ancora desiderabile per mio marito o per un eventuale partner?»

Questo tumore si trova più raramente nelle donne che si sentono ben appoggiate dal loro coniuge.

Mi sono forse sentita svalutata e sessualmente meno desiderabile?

OSTEITE: processo infiammatorio delle ossa che si manifesta con dolori intensi o persistenti.

Prima che mi venisse questa malattia, ho provato una grande collera o rabbia nei confronti di una persona che per me rappresentava l’autorità?

OSTEOMIELITE: patologia delle metafisi delle ossa lunghe.

Ho provato rabbia perché cercavano di limitare la mia libertà di azione?

OSTEOPATIE: un problema a livello delle ossa e del midollo può denotare, a seconda della zona colpita e della specificità della patologia interessata:

– Una mancanza di flessibilità verso di sé o gli altri se riguarda le articolazioni. Si può pretendere da se stessi di essere competititvi o perfetti e denigrarsi se non si riesce a esserlo.

– Un sentimento di impotenza e di svalutazione se si tratta di scoliosi, di osteoporosi, di dolori alle ossa, articolari, di tumore alle ossa (osteolisi).

– Una mancanza di sostegno affettivo o materiale, se colpisce la colonna vertebrale.

– Un senso di colpa nei confronti del piacere, se la patologia ci impedisce di fare attività che ci renderebbero felici.

→ Dolori alle ossa: possono esprimere un blocco dell’energia. La pauradi andare avanti può colpire le anche, le gambe e i piedi. La paura di non essere abbastanza competenti in ciò che ci prendiamo come responsabilità o che facciamo può dar luogo a dolori a livello delle spalle, delle braccia e delle mani. Anche la rabbia può bloccare l’energia, per esempio: la rabbia che rimastichiamo può provocare dolori alle mascelle; la rabbia verso quanto ci viene imposto può causare dolori alle ginocchia…

Scrivendo questo libro, a un certo punto ho avuto molto male all’anca sinistra. Sapevo che un dolore all’anca è sovente in relazione con la paura di avanzare verso qualcosa che può cambiarci la vita. Riflettevo, ma non riuscivo a trovare il messaggio che il dolore cercava di trasmettermi.

Poi partii per Bali e, nel corso del viaggio, incontrai un grande guaritore. Siccome non riuscivo a liberarmi dal dolore, accettai il suo aiuto. Mi fece una pressione molto forte su una coscia per sbloccare l’energia. In seguito non avevo più dolore all’anca, ma l’avevo alla coscia: mi aveva lasciato un bel segno blu. Dicevo, scherzando, che aveva cambiato posto al dolore. Tuttavia aveva detto qualcosa alla sua assistente, chiedendole di tradurmelo. Dopo la seduta, mi disse: «Secondo lui stai provando rabbia nei confronti di alcuni partecipanti ai tuoi seminari, ma devi accettare che non siano pronti a comprendere…» Vedendo il mio stupore, cercò di aggiustare meglio le parole: «Può essere un senso di delusione…» Accettai meglio la parola «delusione».

Al ritorno dal viaggio, stavo parlando con il mio compagno quando il dolore mi tornò in maniera intensa. Allora pensai di voler sentire quello che il dolore cercava di dirmi. Mi misi in uno stato di ascolto passivo. E mi venne: «Sì, sono arrabbiata, e anche molto arrabbiata…» Ero infatti arrabbiata con una persona che aveva partecipato ai miei seminari e della quale avevo molta stima. Ma non volevo provare rabbia nei suoi confronti. Ero arrabbiata perché avevo la sensazione che mi avesse lasciato cadere come una vecchia ciabatta in un progetto importante che riguardava la direzione del mio lavoro. Riflettendo sulla situazione, vidi tutte le sue buone intenzioni. Non mi aveva lasciato cadere, si era semplicemente tirata indietro perché i nostri punti di vista erano diversi. Capii che aveva pensato: «Se non vuole ciò che posso darle, non c’è niente che io possa fare». La mia rabbia si spense, così come il dolore all’anca.

Dolori alle ossa negli adolescenti in fase di crescita possono voler esprimere un bisogno di incoraggiamento per avanzare negli studi e nella loro vita?

È possibile che non riceva il sostegno di cui avrei bisogno in questo momento che sto vivendo, o nella tappa che sto attraversando?

OSTEOPOROSI: malattia caratterizzata da una eccessiva fragilità delle ossa dovuta a una perdita di tessuto osseo e a un’alterazione della microarchitettura che rende le ossa porose. Colpisce più spesso le donne dopo la menopausa e può essere in relazione con un sentimento di svalutazione accumulato nel corso degli anni ma che si intensifica con l’invecchiare. Ci si può essere sentite schiacciate, provare la sensazione di aver subito per tutta la vita e di non aver realizzato granché di importante.

Può anche riguardare un senso di svalutazione perché ci si sente inutili in questo momento. Fintanto che i figli avevano bisogno di noi ci si sentiva utili, ma ora che non è più così ci si può sentire completamente inutili.

Cos’è che mi avrebbe portato a svalutarmi?

Cosa potrei fare per migliorare la stima di me stessa?

OSTEOSARCOMA: patologia del tessuto connettivale caratterizzata da una moltiplicazione eccessiva del tessuto osteoformatore proveniente dal midollo osseo, dal periostio o dalla membrana fibrosa. Colpisce principalmente le ossa lunghe (femore, tibia, perone, omero) dei bambini e degli adolescenti. Secondo l’origine del tessuto che lo costituiscono, si distinguono tre tipi di osteosarcoma:

→ Osteosarcoma mielogeno: le cellule che lo costituiscono provengono dal midollo osseo.

→ Osteosarcoma periosteo: le cellule che lo costituiscono provengono dal periostio.

Il periostio contiene i vasi sanguigni che portano i nutrimenti indispensabili alla riparazione delle ossa. Facilita anche il processo di riparazione servendosi dello strato esterno per depositare nuove cellule ossee che vanno ad aggiungersi al tessuto osseo già esistente.

→ Osteosarcoma parostale: il luogo di origine è situato sulla parte esterna del periostio (membrana fibrosa alla periferia dell’osso, che prende parte alla sua crescita e vascolarizzazione).

L’osteosarcoma per la medicina classica (allopatica) è considerato come un tumore maligno delle ossa. Secondo Ryke Geerd Hamer (Nuova Medicina Germanica) si tratta invece di un proliferazione cicatriziale dell’osso. Ciò che andrebbe nella direzione del lavoro di Hamer è il fatto che questa patologia è spesso scatenata da una rottura spontanea dell’osso di cui si dice: «Il tumore ha consumato la quasi totalità dell’osso».

Se l’osso si è consumato, se è fragile e passibile di rottura, è perché c’è stata un’osteolisi. L’osteosarcoma appartiene piuttosto ai tentativi che il corpo fa per riparare le ossa colpite da osteolisi.

Mi sono chiesta perché nella medicina allopatica si considera l’osteosarcoma come un tumore delle ossa. Mi sono detta che forse si è attribuita la riparazione dell’osso al callo osseo (tessuto calcareo che partecipa al consolidamento di un osso fratturato) dimenticando che un osso come il femore non è formato solo da calcio, ma anche dal periostio che contiene i vasi sanguigni che nutrono l’osso, partecipando, attraverso i globuli rossi che lui stesso produce, all’ossigenazione dei tessuti. È quindi possibile che, se la riparazione riguarda la parte calcarea, si formi un callo osseo mentre, se riguarda il periostio, possa dar luogo a una forma di proliferazione cicatriziale.

C’è anche la definizione di cancro data dalla medicina classica, che si riassume in una proliferazione di cellule atipiche. Ora, il dottor Hamer ha dimostrato che, a seconda dell’origine del tessuto, la fase attiva di un tumore e la fase di riparazione possono essere diverse. Quindi, in un tessuto adenoideo in fase attiva, si trova una moltiplicazione cellulare che produce un nodulo, un tumore compatto, mentre nella fase di riparazione c’è una riduzione del tumore attraverso i batteri autogeni. Vedi Infezione.

In un tessuto connettivale è invece il contrario: in fase attiva c’è una riduzione cellulare (nel caso di un tumore delle ossa o osteolisi c’è una perdita di tessuto osseo), mentre nella fase di riparazione si assiste a una moltiplicazione delle cellule.

L’osteosarcoma può essere successivo a un incidente in cui si è stati urtati, si è subita una frattura, o a un tumore delle ossa caratterizzato dalla morte delle cellule ossee che rende le ossa fragili e scrocchianti.

Un tumore alle ossa può essere passato inosservato e la fase di riparazione aver fatto suonare l’allarme, essendo molto dolorosa perché accompagnata da fitte e da un’infiammazione delle ossa chiamata reumatismo infiammatorio.

Nel corso di questa fase il midollo osseo può venire sollecitato per rigenerare l’osso producendo un aumento dell’ematopoiesi di cellule giovani del sangue (presenza di blasti su uno striscio sanguigno di una persona malata), che prende anche il nome di leucemia o fase leucemica. Vedi Leucemia.

Prima che sviluppassi l’osteosarcoma:

→ Al femore:

Ho vissuto un forte contrasto con uno dei miei cari, in cui mi sono sentito sminuito?

→ Alla tibia:

Mi sono forse sminuito o sentito svalutato perché non potevo raggiungere gli obiettivi che mi ero fissato o che gli altri si aspettavano da me?

→ Al braccio:

Mi sono sentito sminuito nel lavoro o nella responsabiltà che avevo assunto?

In un adulto:

Prima che mi venisse l’osteosarcoma, ho avuto una frattura o ho vissuto un periodo di forte svalutazione di me stesso?

In un bambino o in un adolescente:

Il bambino ha forse subito una frattura?

Il bambino ha vissuto un problema di svalutazione (a scuola o nei confronti di uno dei fratelli o sorelle)?

Il bambino è stato vaccinato?

Alcuni bambini reagiscono male alle vaccinazioni multiple, che possono creare disordini nel loro processo di crescita e colpire le ossa. Quando il corpo intraprende la fase di riparazione, il bambino può avere forti dolori alle ossa, chiamati «reumatismi», seguiti da osteosarcoma e/o da una fase leucemica o da una leucemia.

OTALGIA: dolore alle orecchie. L’orecchio destro riguarda la sfera affettiva per un destrimane, il sinistro l’informazione razionale. Per un mancino è il contrario.

Che cosa ho paura di sentire?

Cos’è che desidererei sentire e che invece non sento?

Cos’è che mi fa male in quello che sento?

OTITE: in senso generale, è un’infiammazione dell’orecchio. Secondo la localizzazione e la manifestazione, prende il nome di otite esterna, media (cassa del timpano), otite interna o labirintite, otite acuta, otite cronica, otite sierosa, suppurativa o purulenta. Se l’infezione proveniente dall’otite media si propaga alle cavità mastoidee (situate nell’apofisi ossea del cranio posta dietro l’orecchio, caratterizzate da cavità che comunicano con l’orecchio medio) si parla allora di mastoidite.

Tutte le forme di otite sono collegate a un senso di contrarietà, di delusione o rabbia nei confronti di quello che abbiamo sentito senza che ce lo aspettassimo (otite acuta) o di quello che si sente di continuo (otite cronica). Degenerano in mastoidite quando quello che si sente inizia a «uscirci dalle orecchie» perché non lo sopportiamo più.

I bambini piccoli in modo particolare sono colpiti da otite media.

È possibile che vivano un senso di contrarietà o di rabbia per il fatto di farsi dire di continuo quello che devono fare o non fare?

A meno che sia quello che sentono a casa: si riscontra un numero maggiore di otiti in ambienti famigliari in cui i genitori litigano.

Rientravo dall’asilo con mio figlio che aveva allora tre anni. Mi disse: «Mamma, ho male alle orecchie!» Gli chiesi se all’asilo lo avevano sgridato per avere fatto qualcosa che non doveva e se questo gli aveva fatto provare rabbia. Non mi rispose ma tornò un quarto d’ora dopo e mi disse: «Mamma, ho capito… non ho più male alle orecchie!» Avevo certamente colpito nel segno.

Gli adulti che soffrono di un’otite semplice (un orecchio) o doppia (entrambe le orecchie) possono chiedersi se hanno sentito qualcosa che ha potuto far provare loro rabbia.

Siamo irritati da una o più persone che parlano troppo, o che fanno commenti sgarbati o maldicenti?

Cos’è che ho sentito che mi ha fatto provare frustrazione, rabbia o un senso di contrarietà?

→ Otite media acuta in un bambino:

Il bambino si è trovato confrontato con la severità o i rimproveri di uno dei suoi insegnanti?

→ Otite sierosa: è caratterizzata da un accumulo di liquido siero-mucoso talvolta purulento nell’orecchio medio che ha come effetto quello di diminuire l’udito e di creare un certo disturbo nell’orecchio. Alla lunga questa otite può comportare la sordità.

In un adulto:

Sento o dico a me stesso cose che mi provocano tristezza?

Per esempio: «Non posso costruire la mia felicità sulla sofferenza degli altri!»

In un bambino:

Cos’è che il bambino può sentire e creargli contemporaneamente rabbia e tristezza? Sono forse i conflitti tra i genitori?Forse vorrebbe sentire la voce della madre invece che quella di un’altra persona?

OVAIE:è grazie alle ovaie che le donne possono donare la vita, dunque esse rappresentano la creatività. Questa può riguardare sia il proprio figlio sia quello che consideriamo come «il nostro bambino», parlando di un’opera che abbiamo realizzato o di un progetto riguardante la creazione di qualcosa.

I dolori alle ovaie possono anche provenire da preoccupazioni per il proprio figlio o per un progetto a cui si vuole dar vita.

→ Dolori alle ovaie: sono per lo più in relazione con una sofferenza che riguarda sia la possibilità di aver figli,sia«il proprio bambino»inteso come creazione o progetto.

Mentre scrivevo questo libro sono stata condotta a vedere il libro che uno dei miei studenti aveva realizzato. Vi ho ritrovato molte frasi che avevo pronunciato in occasione dei miei seminari o che avevo scritto nei miei libri.

Ho avuto molto dolore all’ovaia sinistra e ho detto al mio compagno: «Ohi! Ho male alla mia creatività!»

Me ne sono liberata accettando che il furto impoverisce e il dono arricchisce. Mi era facile constatare tutta la creatività che avevo ricevuto donandone altrettanta ai miei studenti, mentre lui doveva attingere all’ispirazione degli altri.

Mi affliggo perché non riesco a rimanere incinta?

Sono preoccupata per mio figlio o per il progetto a cui tengo?

Mi sono sentita offesa o ferita in ciò che riguarda la mia creatività?

→ Ciste alle ovaie: ha come effetto quello di aumentare la produzione di estrogeni. Si tratta di una soluzione biologica in risposta al dolore per una perdita o per una grande delusione riguardante la propria capacità di creazione (figlio o progetto). Può trattarsi di un aborto, della morte di un bambino, di una separazione da un figlio o della difficoltà di procreare o di avviare un progetto a cui teniamo. Talvolta si vedono gli anni passare e si può temere di non poter più avere figli o un secondo figlio se questo è il nostro desiderio.

Mi affliggo perché non ce la faccio a restare incinta o a realizzare un progetto che mi sta a cuore?

Una delle partecipanti ai miei seminari rimase stupita quando le dissi che una ciste ovarica è spesso legata al desiderio di avere un figlio o di far nascere un’opera. Aveva appena avuto una grossa ciste all’ovaia sinistra. «Ero separata e non volevo certo un altro figlio…» mi disse.

Conoscendo la sua storia, sapevo che con la separazione aveva affidato la figlia a suo marito per poter tornare a studiare. Il marito aveva trovato una compagna che si occupava molto bene della bambina. Le chiesi: «È possibile che non era un altro bambino che volevi, ma invece recuperare tua figlia?» Le vennero le lacrime agli occhi. La mia domanda aveva toccato il punto giusto.

→ Tumore alle ovaie: è molto spesso in relazione a forti emozioni che riguardano sia un bambino, un’opera o ciò che si considera come la nostra creazione, di cui si dice talvolta «è il mio bambino».

Il bambino può essere un fanciullo in tenera età, un adulto che si considera sempre come il proprio bambino, un progetto che avevamo realizzato o un’attività che avevamo sviluppato. Può trattarsi della morte di un figlio. Alcune persone che ne sono afflitte dicono: «La vita si è presa il mio bambino!»

Provo un senso di colpa per un aborto, per la sofferenza o la morte di uno dei miei figli?

Ho perduto quella che consideravo una parte di me stessa?

Ho rinunciato a mio figlio o a un progetto per rispondere al desiderio della persona che non volevo perdere?

Provo un senso di fallimento o di svalutazione per non aver potuto portare a termine il mio progetto o per non aver potuto donare la vita?

Una partecipante ai seminari che aveva avuto un tumore alle ovaie mi raccontò ciò che aveva vissuto prima della sua comparsa. Aveva progettato di scrivere un libro, che aveva iniziato. Ne aveva parlato alle sue amiche che le avevano fatto dei commenti molto negativi, dandole suggerimenti che aveva tentato di seguire ma che le avevano reso il compito così difficile che aveva finito per mettere da parte il libro. Aveva la sensazione che le sue amiche avessero buttato all’aria la sua creazione, mentre lei aveva bisogno di incoraggiamento per proseguire.

Un’altra partecipante mi aveva confidato di avere un rapporto profondo con la sua unica figlia, con cui condivideva una bella complicità. La figlia aveva però incontrato un uomo, con il quale era andata a convivere, che aveva fatto di tutto perché tagliasse il cordone ombelicale con la madre. La donna aveva perciò la sensazione che quell’uomo le avesse portato via «la sua bambina» e allo stesso tempo la sua ragione di vivere.

Infine, un’altra donna aveva una casetta che considerava il suo piccolo nido tanto ci stava bene. Aveva incontrato un uomo con il quale aveva avuto voglia di convivere. Lui le aveva proposto di vendere la sua casetta per investire insieme nel progetto di una casa più grande. Quando si ritrovò nella nuova abitazione, si rese conto che non ci stava altrettanto bene, e fu in quel momento che le venne un tumore alle ovaie. In terapia, comprese di aver rinunciato al proprio progetto (la sua casa) per rispondere a quello del compagno che desiderava una casa più grande.

OVARITE: infiammazione di un’ovaia che può essere collegata a rabbia perché non è stato rispettato il proprio figlio. Per esempio, se impongono a nostro figlio delle cure, degli esami o un vaccino mentre noi non siamo d’accordo. Può anche riguardare un animale che si considera come un figlio, un progetto sul quale si lavora, come pure ilnostro bambino parlando di una creazione(scritti, dipinti, sculture ecc.). Vedi anche Ovaie.

Ho provato una grande rabbia per la mancanza di rispetto nei confronti di mio figlio, del mio animale, del mio progetto o delle mie opere?

Lettera P

 PACEMAKER: vedi Stimolatore cardiaco.

PALATO: è la volta del cavo orale costituita dal pavimento delle fosse nasali e dal tetto della bocca. Il palato molle svolge una funzione importante nella deglutizione poiché chiude la cavità orale, evitando il passaggio di cibi e liquidi verso il naso. È nel palato che odorato e gusto si riuniscono. Problemi al palato possono venire da una difficoltà a conservare per sé ciò che è piacevole per noi. Per esempio la presenza della propria madre o del partner. Il palato rappresenta l’appoggio nel piacere dei sensi. Ciò spiega il fatto che, quando non ci si concede il diritto al piacere, non si prende il tempo per gustare il cibo e si perde la capacità di gustare le cose buone che mangiamo. Vedi anche Perdita del gusto.

→ Sapore cattivo quando la lingua viene in contatto col palato:

C’è una situazione nella mia vita che mi disgusta?


→ Bruciarsi il palato: 

Mi sono forse sentito in colpa per essere troppo goloso?

→ Frattura del palato: un adolescente aveva una relazione con una ragazza della sua età. I genitori di lei erano molto aperti e non vedevano niente di male nel fatto che i ragazzi dormissero insieme. Ma la madre del ragazzo non la pensava nello stesso modo e gli aveva fatto una scenata quando era venuta a sapere che dormiva con la sua ragazza. Era arrivata persino a trattarlo da vizioso, immorale e disgustoso. Qualche tempo dopo, il ragazzo ebbe un incidente nel quale prese un colpo al naso e alla bocca ed ebbe il palato fratturato.

Mi sono forse sentito in colpa per aver dato sfogo al piacere dei sensi?

PALPEBRE: ricoprono le ghiandole lacrimali. Servono a proteggere gli occhi dalla polvere, dai corpi estranei o dalla luce forte per permetterci di trovare il riposo, la quiete. Si possono paragonare alle tende che chiudiamo per rilassarci o per andare a dormire. Le palpebre sono le persiane degli occhi. Problemi con le palpebre riguardano il bisogno di riposo. Quando sono gonfie a causa delle ghiandole lacrimali, esprimono tristezza. Vedi anche Calazio e Orzaiolo.

→ Farsi male alle palpebre: 

Mi sentivo in colpa di rilassarmi mentre sono in ritardo col mio lavoro?

→ Contrazioni involontarie e ripetute delle palpebre o blefarospasmo: possono dipendere da una patologia neurologica o rivelare una grande tensione mentale.

Cos’è che mi crea tanta tensione e mi impedisce di trovare una pace interiore?

Sono preoccupato per i risultati che devo raggiungere?

→ Caduta delle palpebre: 

Mi sono forse sfinito?

→ Irritazione delle palpebre:

Mi sento frustrato per non potermi riposare perché ho troppo da fare?

→ Eczema alle palpebre: vedi Eczema.

→ Palpebre gonfie:

Quali sono le lacrime che trattengo?

→ Palpebre cadenti:

Qual è la tristezza che porto dentro?

La tristezza può essere in relazione con la morte o la partenza di una persona amata, con la sofferenza di una persona che non potevamo aiutare o anche con una situazione che ci rattristava ma che non potevamo cambiare. Se una sola palpebra è cadente: la sinistra riguarda quello che vediamo a livello affettivo, la destra quello che vediamo a livello concreto.

Una donna aveva le palpebre cadenti. La figlia soffriva da anni di un problema alla tiroide, oscillando tra l’ipertiroidismo e l’ipotiroidismo. La donna si portava dentro la tristezza di vedere la figlia soffrire (palpebra sinistra) e quella che i medici non potessero guarirla (palpebra destra).

PALUDISMO: vedi Malaria.

PANCREAS:è una ghiandola a forma di cono posta dietro lo stomaco, che possiede una doppia struttura anatomica, corrispondente a una doppia funzione. La parte più grande, il parenchima, è cosparso di «nidi» chiamati «isole di Langerhans», responsabili della secrezione dell’insulina e del glucagone che regolano il livello del glucosio nel sangue. Il parenchima produce gli enzimi digestivi che sono liberati dal condotto pancreatico principale, che raggiunge il dotto coledoco formando una piccola cavità, l’ampolla del Vater, che si apre sul duodeno.

Il pancreas ha dunque un ruolo digestivo e ormonale. L’ipoglicemia e il diabete riguardano le isole di Langerhans, mentre la pancreatite, il tumore del pancreas e la mucoviscidosi (fibrosi cistica) riguardano il parenchima, responsabile della secrezione degli enzimi digestivi. Vedi anche Diabete e Ipoglicemia.

PANCREATITE: infiammazione del parenchima del pancreas che può essere acuta o cronica. Vedi Parenchima.

→ Pancreatite acuta: si tratta di un evento acuto con possibilità di recidiva. Può essere legata a una litiasi biliare (vedi Litiasi) o a un’intossicazione alcolica (vedi Alcolismo). La pancreatite acuta è spesso in relazione a una grande rabbia, mescolata a tristezza e a ribellione nei confronti di una situazioneche consideriamo inaccettabile, ingiusta, al limite del tradimento.

Ho vissuto una situazione che mi ha rattristato e rivoltato e che non posso accettare, ritenendola una mancanza di considerazione o, peggio ancora, una carognata?

Marcel ha venduto al fratello una parte del suo terreno vicino a un lago, che aveva comprato una decina di anni prima. Tutti e due facevano progetti per la pensione, durante la quale si sarebbero dedicati alla pesca, avrebbero fatto grigliate… Marcel è il primo a dare forma al progetto costruendo una casa. Quando non ha ancora terminato la costruzione e non dispone di grandi capitali, il fratello ritorna sulla sua decisione. Questo mette Marcel di fronte a una scelta difficile: o ricompra la sua parte o accetta l’idea di avere accanto un estraneo, e ciò gli crea grandi difficoltà finanziarie proprio nel momento del prepensionamento. Ne prova un’enorme rabbia, sia contro se stesso per aver venduto una parte del suo bene, sia contro il fratello che rivuole i soldi subito. Ci si immischia la moglie di Marcel, e la cosa degenera in un conflitto di famiglia. Marcel conclude: «Mio fratello per me non esiste più!» Dopo questa storia, gli viene una pancreatite acuta che si trasforma in un tumore del pancreas e poi dei polmoni.

→ Pancreatite cronica: in questo caso la situazione infiammatoria e cicatriziale della struttura della ghiandola è permanente e colpisce la funzione digestiva in modo cronico. In questa patologia si ritrova spesso il rancore.

Gli alcolisti sono i soggetti più esposti alla pancreatite, dato che l’alcol vi contribuisce. Tuttavia in molti di loro si ritrovano emozioni di rancore verso il padre, la madre o il partner che non li ha compresi, riconosciuti o che li ha abbandonati.

Anche nei non alcolisti si trova il sentimento del rancore, ma questa volta nei confronti di una situazione che si considera ingiusta, inaccettabile. Per esempio vicende ereditarie.

Nutro rancore nei confronti di una persona che mi ha fatto soffrire o di una situazione che non ho mai digerito?

→ Tumore al pancreas: tumore esocrino che coinvolge la parte funzionale della ghiandola, ossia il parenchima. Spesso in relazione a forti emozioni di tristezza, di rabbia o di repulsione in cui si può pensare: «Mi ripugna, mi disgusta». Può avere a che fare con una persona che si è approfittata di noi, un genitore che ci ha picchiato o che ce ne ha fatte di tutti i colori, un parente o un amico che ci ha fatto una carognata. Può anche riguardare la difficoltà per mancanza di soldi, che può indurci a pensare che la vita è ingiusta, perché alcuni vivono nell’opulenza mentre gli altri si trovano confrontati di continuo con la mancanza.

Nutro un profondo risentimento verso un parente che mi ha fatto del male?

Trovo la vita ingiusta?

PANICO, ATTACCO DI: vedi Angoscia o attacco di panico.

PAPILLOMA: piccola vegetazione epiteliale di natura degenerativa (papilloma corneo o della cheratina) simile a una verruca. Più comune sulla pelle del viso e del collo, ma può svilupparsi su tutte le parti del corpo. A livello delle mucose i papillomi prendono l’aspetto di polipi. Vedi Polipi.

Conservo dei segreti di cui mi vergogno e che non voglio rivelare, neppure ai miei cari?

 Papillomi delle mucose: piccoli tumori benigni chiamati polipi. Vedi Polipi.

→ Papilloma anale e genitale e virus del papilloma: vedi Condiloma.

PARALISI: scomparsa o diminuzione considerevole della funzione motoria, generalmente in conseguenza di una lesione del sistema nervoso centrale o periferico. Può essere transitoria o permanente e colpire muscoli diversi, da un piccolo muscolo facciale (paralisi facciale) a muscoli essenziali alla mobilità del corpo. Può colpire la parte destra o sinistra del corpo (emiplegia), un arto (monoplegia) o i due arti inferiori (paraplegia) o, più raramente, tutti e quattro gli arti (tetraplegia). Possono venir colpiti anche i nervi cranici: si parla allora di paralisi oculare, faringea, laringea ecc. La paralisi è molto spesso legata a situazioni che vogliamo evitare, ma dove allo stesso tempo ci sentiamo costretti, obbligati a subire o prigionieri.

Qualche esempio:

→ Monoplegia del braccio: un sacerdote si sente fortemente attratto da una donna, tutto il suo corpo la desidera. Sogna di tenerla fra le braccia, ma allo stesso tempo si dice che non può, che i voti di castità glielo vietano. La notte ha le braccia intorpidite senza sapere perché. Inoltre si sente in colpa di avere simili desideri, anche se se li proibisce. Cade scendendo le scale, si rompe un braccio, alcuni nervi sono recisi, è la monoplegia.

→ Paralisi del piede: in una coppia sposata da oltre trent’anni, il marito si ammala di Alzheimer. Dimentica tutto quello che aveva imparato, compreso come nutrirsi e lavarsi. La moglie si vede costretta ad aiutarlo a mangiare e lo deve seguire anche quando va in bagno. Non ne può più delle cure che richiede il marito, ma non riesce a risolversi a metterlo in un istituto e non vede nessuno che lo possa aiutare. Si ripete: «È mio marito, non posso abbandonarlo!» ma allo stesso tempo pensa: «Non ce la faccio più, per me è troppo!» Non vede alcuna soluzione alla sua difficile situazione. Una mattina si sveglia e sente uno dei piedi freddi. Lo massaggia come può, fa impacchi caldi, ma non c’è niente da fare, ha la sensazione di avere un piede di legno, morto. Il piede è paralizzato. Va al pronto soccorso dove viene fatto un intervento per innervare il piede ma senza successo. Poi ne viene fatto un secondo che avrà un po’ più di successo. La cancrena si diffonde nel piede e si deve ricorrere all’amputazione.

→ Paralisi legata alla paura: una mamma porta il figlio a vaccinare. Quando il bambino vede la siringa ha paura, piange, si rifiuta, fa resistenza. La madre, aiutata dall’infermiera, gli tiene saldamente il braccio, mentre un’altra gli inocula il vaccino. Il bambino non ce la fa a liberarsi. È terrorizzato. Rinuncia a lottare. Dopo l’iniezione sviene. Quando torna in sé, ha il braccio (in cui è stata fatta la vaccinazione) e le gambe paralizzate.

I genitori di Mathéo hanno traslocato in una nuova residenza. Mathéo non vuole dormire nella sua nuova camera perché secondo lui ci sono delle ombre nere che gli fanno molta paura. Ogni sera, al momento di andare a letto, fa storie per non dormire in quella camera. Il padre pensa che siano capricci e lo costringe ad andarci. La madre, preoccupata per il fatto di vedere il figlio in quello stato, viene a chiedermi se posso fare qualcosa.

Ho aiutato Mathéo a capire con parole per lui comprensibili cos’erano le ombre nere che vedeva nella sua stanza. Gli ho spiegato che quelle che vedeva erano persone morte che non avevano più un corpo fisico ma solo uno etereo (come del vapore) e che volevano trasmettere un messaggio ai propri parenti. Per riuscirci, avevano bisogno di persone come lui che avevano la capacità di vederle. L’ho rassicurato dicendogli che non potevano in nessun modo fargli del male e che non volevano fargli paura, ma solo consegnargli un messaggio per qualcuno che amavano e che non riusciva a vederle. Gli ho anche detto che non doveva per forza essere il loro messaggero e che poteva dir loro di andarsene. Si è sentito rassicurato. Ho tuttavia invitato anche i genitori a trovare una soluzione perché non fosse più costretto a dormire in quella stanza. Lo hanno fatto, e le cose sono andate a posto.

Ci si potrebbe chiedere cosa sarebbe successo se i genitori avessero insistito a imporre al figlio di dormire in quella camera mentre lui ne era terrorizzato. Confrontati con tali angosce, alcuni bambini sviluppano l’epilessia e altri delle paralisi.

→ Emiplegia: paralisi di una metà del corpo. Il lato sinistro del corpo riguarda il femminile, l’emozionale, l’intuizione, il passato, la donna o la madre, quello destro il maschile, il razionale, il concreto, il presente, l’uomo o il padre. Il lato interessato dall’emiplegia sarà indicativo del tipo di conflitto.

Da chi o da che cosa avrei voluto fuggire ma non mi autorizzavo a farlo?

 Paralisi cerebrale: lesione cerebrale che sopravviene nel feto durante gli ultimi mesi di gestazione o al momento della nascita, nel periodo neonatale o nella prima infanzia. Bisogna cercare cosa abbia vissuto la madre prima del parto, quali erano le sue paure, ma anche quelle che avrebbe potuto provare il suo bambino.

Il bambino ha forse avuto paura di essere separato dalla madre al punto di non voler nascere, ed essersi sentito forzato, incapace di sfuggire o di sottrarsi a questa separazione?

→ Paralisi facciale: colpisce il viso, che rappresenta la nostra individualità. È la parte di noi stessi esposta agli altri e con la quale entriamo in contatto con il nostro ambiente.

C’è una situazione che avrei voluto rifiutare ma che, vietandomi di farlo per evitare il giudizio degli altri (salvare la faccia), mi ha fatto sentire intrappolato, senza vie di uscita?

→ Paralisi degli arti inferiori: vedi Paraplegia.

→ Paralisi del nervo sciatico: vedi Nervo sciatico.

→ Paralisi infantile o poliomielite: la poliomielite è un’infezione virale che si presenta di solito come una malattia benigna. È solo in alcuni soggetti che, dopo una breve fase di salute apparente, si manifesta una forma grave con sintomi di meningite quali febbre, rigidità della nuca, dolori muscolari, che evolvono in paralisi colpendo la parte inferiore del busto e le gambe. Vedi anche Miopatie.

Cosa stava vivendo il bambino prima di manifestare questa patologia? Voleva forse sfuggire da una situazione che gli faceva paura o che lo terrorizzava, ma di cui si sentiva obbligato a farsi carico?

→ Paraplegia: paralisi degli arti inferiori. Dipende da una lesione dei nervi periferici (polineurite, poliomielite…) o da un trauma del rachide (frattura della colonna vertebrale). La paraplegia può essere in relazione con qualcosa che si doveva imparare in questa vita.

Dobbiamo imparare a ricevere?

Dobbiamo imparare a sviluppare il nostro coraggio invece di crederci vittime degli altri o delle situazioni?

Dobbiamo imparare a sviluppare la nostra autonomia?

Dobbiamo imparare a concederci il diritto di vivere?

Una partecipante paraplegica aveva risposto affermativamente a queste domande, confermando ciò che stava vivendo prima di ammalarsi. Aveva anche fatto il collegamento con una parola che usava spesso: «urtare». Nell’incidente che le aveva lasciato le gambe paralizzate, era stata urtata da un camion. La donna, a differenza di molti paraplegici, non soffriva di piaghe da decubito. Ne aveva sofferto all’inizio, quando credeva di essere un peso per i suoi cari, ma aveva poi velocemente raggiunto la sua autonomia e non si era più sentita un peso per gli altri.

Prima che mi venisse la paraplegia:

Mi sono spesso sentito vittima di situazioni che incontravo nella vita?

Ho vissuto eventi di fronte ai quali ho potuto sentirmi in colpa di esserci o di vivere?

PARANOIA: vedi Malattie mentali.

PARAPLEGIA: vedi Paralisi.

PARASSITI DEI PELI: pidocchi, piattoni. Sovente questo problema deriva dalla sensazione di essere sporchi, abbandonati a se stessi, decrepiti, o da un senso di colpa per avere rapporti sessuali senza un legame affettivo. Può anche essere collegato a un sentimento di vergogna o a quello di ritrovarsi in un luogo che si considera ripugnante.

Mi sono forse sentito insudiciato o a disagio in un luogo che considero ripugnante o con una persona sporca?

PARASSITI INTESTINALI: i parassiti intestinali (amebe, tenia, entamoeba, giardia) provengono spesso dalla sensazione di essere stati usati, abusati, o vittime di una situazione in cui ci si è imbattuti. Se li abbiamo presi durante un viaggio, potremmo chiederci se per caso abbiamo avuto paura di rimanere infettati, se ci siamo sentiti prigionieri o se ci siamo sentiti in colpa per esserci concessi delle vacanze. Vedi Diarrea del viaggiatore, Dissenteria e Tenia.

È possibile che mi sia sentito prigioniero di un luogo o di una persona?

Mi sono forse sentito usato?

Gli ossiuri (nematodi) nei bambini corrispondono spesso alla sensazione di essere stati «sporcati» (palpeggiamento o abuso sessuale) o di sentirsi sporchi. Per esempio, il bambino di pelle nera cui viene detto: «Tu sei nero, sei sporco…» o il bambino cui viene chiesto di baciare la terra…

È possibile che mi sia sentito sporco o insudiciato?

PARENCHIMA: è la parte funzionale di un organo le cui cellule svolgono un’attività fisiologica determinata, diversamente dai tessuti connettivali che svolgono invece un ruolo di sostegno. Si parla di parenchima polmonare, epatico o renale. Una lesione parenchimatosa colpisce o sopprime la o le funzioni dell’organo interessato.

 Tumore del parenchima lesioni parenchimatose: sono molto spesso legate a problemi di sopravvivenza.

Per esempio, la paura di morire può causare una lesione parenchimatosa del polmone. La sensazione che si tolga il pane di bocca ai propri figli può dar luogo a una lesione parenchimatosa del fegato. La paura di essere attaccato o ucciso può invece produrre una lesione parenchimatosa del rene.

Ho vissuto forti emozioni legate alla mia sopravvivenza?

PARESTESIE: sono caratterizzate da sensazioni di formicolio, intorpidimento, perdita di sensibilità (caldo, freddo) o anche da pizzicore. Possono essere conseguenti a una riattivazione della circolazione sanguigna in seguito a ipotermia, a un’ostruzione di un vaso sanguigno (trombosi) o essere la conseguenza di una patologia del sistema nervoso.

Sono particolarmente frequenti in alcune miopatie, come fibromialgie, sclerosi a placche, sindrome di Guillain-Barré…

Vedi Miopatie.

PARKINSON: vedi Morbo di Parkinson.

PARODONTOLISI: malattia dei tessuti parodontali, ovvero della parte che sostiene i denti, chiamati più comunemente gengive, che sono in realtà la mucosa che riveste i parodonti. Le parodontolisi si presentano come un fenomeno infiammatorio acuto (parodontite) o non infiammatorio e cronico (parodontosi) che portano a una mobilità crescente dei denti che ne può causare la caduta. Vedi anche Gengive.

Sono molto spesso legate a un dubbio che ci rode. Può trattarsi di dubbi sulle nostre capacità, sul nostro valore o del fatto di sentirsi colpevoli per tutto quello che succede.

→ Parodontite:

Nutro rabbia nei confronti di una persona che ha seminato il dubbio in me?

Ce l’ho con me stesso per essere così esitante?

Ce l’ho con me stesso per aver preso delle decisioni così cattive?

→ Parodontosi:

È possibile che da molto tempo viva in un dubbio che non sono riuscito a risolvere?

PARTO: i problemi legati al momento del parto dipendono spesso da paure (di soffrire, nei confronti del futuro bambino, per ciò che succederà dopo la sua nascita…). Potremmo voler trattenere quella condizione privilegiata in cui sentivamo il partner più vicino e attento, oppure potremmo non sentirci pronte ad assumere il ruolo che ci attende.

→ Doglie: dolori eccessivi durante il parto possono avere origine dalla convinzione secondo cui bisogna soffrire per partorire, credenza rafforzata dalle parole bibliche «Partorirai nel dolore». Può anche darsi che la paura di soffrire spinga la donna a una maggiore tensione muscolare, con conseguente accrescimento del dolore.

Si possono anche avere preoccupazioni di ordine finanziario: temere che il bambino ci impedisca di proseguire i nostri studi o la nostra carriera. Si può temere che il figlio assuma maggiore importanza di noi agli occhi del nostro partner, soprattutto se durante l’infanzia abbiamo vissuto la sensazione che un altro bambino avesse preso il nostro posto. Questo genere di preoccupazioni può spingere a voler frenare la venuta del bambino, generando complicazioni durante il parto. Accade anche che la nascita di un figlio riporti la madre all’esperienza della sua nascita.

Che cosa provavo prima del parto?

Ero pronta ad accogliere il bambino?

Avrei voluto trattenere lo stato di gravidanza, l’attenzione particolare di cui ero oggetto in quel periodo?

Avevo paura dei cambiamenti che questa nascita avrebbe potuto apportare al mio rapporto di coppia?

→ Emorragia durante il parto:

Stavo forse vivendo una grande mancanza di gioia in quello che doveva essere uno dei momenti più belli della mia vita?

→ Eclampsia: può sopravvenire in gravidanza, durante o dopo il parto, ed è caratterizzata da convulsioni (contrazioni muscolari, spasmi) associate ad albuminuria e ipertensione. Nei casi più gravi, l’eclampsia può determinare un edema polmonare, un’insufficienza renale acuta e condurre alla morte del feto e/o della madre.

L’arrivo di questo bambino rappresentava un limite alla mia libertà?

Ho avuto la sensazione che con questa gravidanza io non appartenessi più a me stessa?

Jade è stata colpita da eclampsia alla fine della gravidanza e ha perso il bambino.

Quando le ho chiesto se si fosse sentita limitata nella sua libertà rispetto a questa gravidanza, lei mi ha risposto che, in effetti, sia da parte della sua famiglia che di quella del marito vi erano così tante aspettative per questo primogenito, che aveva la sensazione di vivere una gravidanza collettiva. Più la gravidanza avanzava, più si sentiva soffocare dalle attenzioni che pesavano su di lei. Vedi anche Gravidanza e suoi problemi.

PATERECCIO o GIRADITO: ascesso del polpastrello. Vedi anche Dita.

Ce l’ho con me stesso per dei dettagli?

Cosa mi rimprovero di non aver fatto abbastanza bene?

PATOLOGIE NEUROMOTORIE: queste malattie riguardano i nervi motori, i motoneuroni e le componenti dell’apparato locomotore (ossa, muscoli, articolazioni, tendini, legamenti) e hanno di conseguenza ripercussioni sull’esecuzione dei movimenti del soggetto malato. Presso alcune persone i movimenti sono effettuati in modo incerto e rallentato, che si tratti di parlare, scrivere, mangiare, muoversi ecc. Sono patologie legate a conflitti relativi ai movimenti. Può trattarsi di movimenti in contrasto.

Per esempio, una donna chiede al marito di appoggiare i fiori sul tavolo della sala da pranzo. Prima che abbia finito di farlo, gli dice: «No, mettili piuttosto sul tavolo del salotto». Con la ripetizione di questi comandi interrotti, il cervello esita di fronte all’azione da compiere. Si riscontra questa patologia nelle persone che vivono con un partner troppo veloce e troppo sollecito nel fare le cose al posto loro. Col tempo, la persona «in ritardo» rispetto all’altra perde fiducia nella propria capacità di agire. Il dubbio e l’esitazione si insediano nei loro movimenti.

La malattia colpisce in modo particolare le persone che hanno teso a lasciare il proprio partner o gli altri decidere al posto loro e si manifesta in genere dopo i cinquanta o sessanta anni.

Dubito delle mie azioni?

Ho paura di dispiacere al punto da non prendere posizionenei confronti di una persona che mi dice di continuo quello che devo e come lo devo fare?

Un’altra patologia dell’apparato locomotorio che colpisce soprattutto le persone anziane è l’esecuzione di movimenti rallentati. Talvolta, parlando di uno dei propri cari, si dice: «Si è rallentato». Si osserva sovente nelle coppie che, quando uno è molto dinamico, l’altro compensa con una maggiore ponderazione. Se con l’età il partner dinamico non rallenta il suo ritmo di vita, l’altro può compensare con un rallentamento più marcato.

Dico talvolta alle persone che non si fermano mai e che si lamentano che il proprio partner o il figlio non facciano niente: «È possibile che tuo marito o tuo figlio si riposino per te?»

È possibile che uno dei partner rallenti per l’altro?

È possibile che quello che è rallentato voglia dire: «Avrei bisogno che ci prendessimo un po’ più di tempo solo per noi»?

Vedi anche Morbo di Parkinson.

PEDICULOSI PUBICA: si parla anche di pidocchi o piattoni del pube. Vedi Parassiti dei peli.

PELI: i peli rappresentano la protezione poiché svolgono la funzione di proteggere e scaldare: è quello che la madre fa per il bambino.

→ Follicolite: infiammazione di un follicolo pilifero.

Provo rabbia verso uno dei mie cari per non avermi saputo meglio proteggere o sostenere quando ne avevo bisogno?

Se colpisce soprattutto i peli pubici:

La mia rabbia è forse rivolta verso il mio partner?

→ Perdita di peli: vedi Alopecia areata.

PELLE: costituisce, assieme alle fanere, l’involucro protettivo del corpo. È l’organo di senso del tatto e riguarda le nostre relazioni con gli altri. I problemi che hanno a che fare con la pelle sono quindi in relazione con i nostri scambi o la perdita di contatto (separazione, allontanamento, lutto) con gli altri. Vedi le diverse patologie della pelle in Eczema, Orticaria, Psoriasi ecc.

→ Bruciature o ferite alla pelle: vedi Incidente.

Di cosa mi sentivo in colpa nei confronti del mio ambiente?

Per esempio, sono in ritardo per preparare la cena e mi brucio le dita.

→ L’odore della pelle: esprime i pensieri diffusi attraverso le cellule. Una persona che ha un buon odore ha di solito pensieri lieti. Quella che suda molto, senza per questo avere un odore sgradevole, può sentirsi pervasa o vivere un senso di insicurezza. Gli agorafobici (vedi Agorafobia) in genere sudano molto. Un uomo che aveva una relazione extraconiugale si ritrovava madido di sudore ogni volta che faceva l’amore con la sua amante.

La persona che emana un odore sgradevole anche dopo una doccia, può essere che reprima la rabbia o che sia piena di odio o rancore.

La persona che si trascura non lavandosi e che porta abiti mal tenuti può esprimere una forma di autodistruzione legata a uno stato depressivo o a un sentimento d’abbandono. È anche possibile che nutra rancore e cerchi di rendere responsabili gli altri della propria situazione. Molti barboni rifiutano l’aiuto che si cerca di dar loro.

Tendo a non esprimere le mie frustrazioni?

Provo odio o rancore nei confronti di una o più persone?

Una volta una persona mi scrisse chiedendomi di riceverla. Mi raccontò che emanava un odore così sgradevole che le persone si allontanavano da lei o si tappavano il naso al suo arrivo. Ne era profondamente infelice. Accettai di riceverla. Nutriva un odio profondo verso la madre da cui era stata maltrattata. Le proposi di fare un seminario di «Liberazione della memoria emozionale», nel corso del quale poté liberarsi dei dolori del passato e perdonare sinceramente sua madre. Quando lasciò il seminario ero fiduciosa che il suo odore corporeo sarebbe cambiato. Mi scrisse due settimane più tardi per dirmi che si era infine liberata da quell’odore ripugnante e che ciò le apriva le porte di una nuova vita.

→ Pelle brufolosa: può esprimere ildesiderio di non essere toccati, di essere lasciati in pace. Può essere associata a una pelle grassa.

→ Pelle morbida: esprime la dolcezza e il desiderio di essere gentili. Non ci sentiamo minacciati, non abbiamo bisogno di proteggerci, al contrario, desideriamo che gli altri si avvicinino a noi.

→ Pelle rugosa: esprime una certa durezza nei rapporti con gli altri: «Non ho voglia di essere gentile con voi per farmi voler bene, prendetemi come sono perché non ho intenzione di cambiare per farvi piacere».

È possibile che mi senta minacciato dagli altri nella mia libertà di essere?

→ Pelle secca: esprime molto spesso un senso di solitudine, una mancanza di amore (ci si dona poco e si riceve poco). Se questo sintomo è accresciuto da un sentimento di tristezza la pelle può screpolarsi e sanguinare. Inoltre, se al sentimento di solitudine si aggiunge quello di rifiuto di una persona dalla quale avremmo il diritto di attenderci affetto, la pelle può irritarsi e screpolarsi.

→ Pelle secca del viso:

Mi sento rifiutato?

Mi sento solo nelle relazioni con gli altri?

Talvolta ci si può sentire soli in mezzo a una folla.

→ Pelle secca sulle mani e sulle braccia: 

Mi sento solo in quello che ho da fare?

→ Pelle secca sulle gambe: 

Mi sento forse solo per procedere nella vita?

→ Pelle grassa: esprime un «troppo». Si ha bisogno di più spazio, ci sentiamo invasi nel nostro territorioperché vogliamo rispondere troppo ai bisogni degli altri. Vedi anche Ghiandole sebacee.

Mi sento un po’ troppo posseduto dagli altri?

 Pelle grassa del viso:

Ho la tendenza a voler piacere a tutti?

→ Pelle grassa sulle pinne del naso: 

Ho la tendenza a immischiarmi troppo negli affari degli altri?

→ Angiodermite superficiale: si manifesta soprattutto sugli arti (braccia e gambe) e ha l’aspetto di punture di insetti.

Trovo difficile vedere soffrire uno dei miei cari?

Mi sento forse impotente ad aiutarlo?

→ Tumore della pelle:tra i tumori della pelle troviamo l’epitelioma e il melanoma maligno. Vedi Melanoma maligno.

Epitelioma è il termine usato per indicare i tumori maligni dei tessuti epiteliali e, in particolare, gli epiteliomi del rivestimento (pelle, mucose, canali escretori delle ghiandole ecc). Ne esiste una grande varietà fra quelli indifferenziati e quelli differenziati, di cui i più comuni sono l’epitelioma basocellulare e quello spinocellulare.

Epitelioma basocellulare:questo tumore nasce nelle cellule basali dell’epidermide o nello strato basale, ovvero la parte più profonda dell’epidermide. Riconoscibile per la presenza di perle rosse (epitelioma nodulare), isolate o a gruppi, talvolta assume invece una forma allungata (epitelioma pagetoide) o a chiazza che aumenta progressivamente (epitelioma piano cicatriziale). L’epitelioma basocellulare è il più comune tra i tumori della pelle. Colpisce in prevalenza le parti scoperte (mani, viso), ma spesso compare sul naso o all’angolo dell’occhio.

La madre di una delle partecipanti ai miei seminari, che soffriva di questo tumore all’angolo del naso, le disse sul letto di morte: «Non fare quello che ho fatto io, che ho passato la mia vita avoler salvare le apparenze. Non ho mai mostrato a nessuno la sofferenza che avevo dentro». Il tumore può essere legato alla sensazione di essere separati dalla propria verità agli occhi degli altri, o provenire da un affronto che ci ha feriti profondamente.

Quello che gli altri possono dire o pensare di me o dei miei cari mi spinge a non esternare quello che vivo o provo?

Ho vissuto un affronto che mi ha molto ferito?

Epitelioma spinocellulare:questo tumore si sviluppa a spese dei cheratinociti, le cellule dell’epidermide che producono la cheratina. Quest’ultima è una proteina fibrosa che entra nella composizione dello strato corneo della pelle (cheratina molle) e delle sue fanere: peli, capelli, unghie (cheratina dura). Un aumento della cheratina della pelle può dar luogo a dei corni cutanei.

L’epitelioma spinocellulare inizia con un piccolo nodulo o una placca dura, indolore, di solito sulle labbra, sulla pelle delle orecchie, vicino alle orecchie o sulle mani. La lesione si estende lentamente, può diventare crostosa e assomigliare a una verruca, o può ulcerarsi. La cheratina svolge un ruolo protettivo. Questo tumore è comune nelle persone anziane che non sanno difendersi o che vivono nel timore del giudiziodegli altri.

→ Se si sviluppa sulle orecchie o vicino alle orecchie:

Ho la sensazione di non essere stato protetto dai miei cari nei confronti di persone che mi dicevano cose offensive?

Ho perso una persona con la quale amavo discutere?

→ Se si sviluppa sulle mani: 

Ho la sensazione di non essere stato protetto dai miei cari nei confronti di coloro che dovevano prendersi cura di me e che mi hanno invece maltrattato?

→ Se si sviluppa sulle labbra: 

Mi sono sentito messo in ridicolo di fronte agli altri per quello che ho potuto dire?

PENE: il pene rappresenta il principio maschile attivo o yang, così come la vagina quello femminile o yin. Patologie del pene hanno a che fare con la sessualità.

→ Ulcerazione del glande: vedi Malattie sessualmente trasmissibili.

→ Lesioni e sanguinamento del pene: i tagli al pene, in particolare al glande, vicino all’orifizio dell’uretra, esprimono spesso una perdita di gioia nella propria sessualità.

L’uomo può sentirsi usato come unoggetto di piacere dalla sua partner o non concedersi il diritto di provare piacere sessuale dopo una separazione o un divorzio di cui si attribuisce la colpa.

Mi sento in colpa per il fatto di concedermi piacere sessuale?

Mi sento usato per il piacere sessuale dell’altro?

→ Restringimento anomalo dell’orifizio del prepuzio: vedi Fimosi.

→ Noduli nei corpi cavernosi del pene: vedi Malattia di La Peyronie.

PERDITA DEI DENTI o ESTRAZIONI VOLONTARIE: vedi Dentizione.

PERDITA DEL GUSTO: gustare il cibo è gustare la vita. Le persone depresse tendono a inghiottire il cibo intero, privando il sistema nervoso di certe sensazioni gradevoli e accentuando in tal modo la loro condizione. La persona depressa farebbe meglio a mangiare più lentamente, a gustare di più il cibo.

Non apprezzare le cose che mangiamo può essere una forma di autoprivazione o di autopunizione. Una delle partecipanti ai miei seminari perse il senso del gusto dopo il divorzio. Si sentiva in colpa per aver privato i figli del loro padre scegliendo di porre fine alla sua relazione.

Infine può esserci un senso di colpa verso il piacere o un divieto. Non ci diciamo forse, talvolta, a proposito di qualcosa di delizioso (pasticceria o cioccolato): «È un peccato di gola», come se concedersi qualcosa di buono andasse contro quello che ci è consentito. Una donna diceva alla nuora: «Non gusto niente!» per giustificarsi di tutte le cose buone che comprava. La nuora le rispose: «Ma allora, perché comprare tante cose, mangia la stessa cosa tutti i giorni!»

È possibile che non mi conceda o non mi conceda più il diritto di godere delle cose buone della vita?

PERDITA DELL’APPETITO: il nutrimento corrisponde sia a un bisogno (nutrire il corpo) sia a un piacere (mangiare cose buone). Entrambi corrispondono a vivere. Perdere il gusto di vivere può comportare un calo o la perdita dell’appetito. Vedi anche Anoressia.

Ho vissuto forti emozioni che mi hanno tolto il gusto di vivere?

Ho così poca voglia di vivere?

PERDITA DELL’EQUILIBRIO: vedi Cervelletto, Vertigini.

PERDITA DELL’ODORATO o ANOSMIA: l’odorato partecipa in gran parte al piacere dei sensi (gli aromi, il profumo di una persona, l’odore della pelle del proprio partner). La perdita totale dell’odorato (anosmia) o parziale (iposmia) può indicare una perdita di interesse per i piaceri dei sensi o una perdita della gioia di vivere.

Una delle partecipanti ai miei seminari aveva perso l’odorato dopo la sua separazione. Vedendo il marito infelice, non si concedeva più il diritto ai piccoli piaceri della vita.

Un’altra aveva perso l’odorato dopo la morte della madre. Mi confermò che, dopo il lutto, aveva perso la sua gioia di vivere. Quando le chiesi: «Cosa significa per te ritrovare la gioia di vivere?» Mi rispose: «Ritrovare la mia spensieratezza. Dopo la morte di mia madre ho assunto molte responsabilità». Rispondendomi, sapeva che, concedendosi di nuovo il diritto al piacere, avrebbe ritrovato l’odorato.

Ho perduto la gioia di vivere?

Mi sono forse proibita di godere dei piaceri della vita?

È anche possibile che si sia stati sottoposti, o che lo si sia ancora, a odori sgradevoli, provenienti per esempio dal luogo in cui abitiamo o dalla persona che condivide il nostro letto. La perdita dell’odorato in questi casi può essere parziale.

Cos’è che non posso più sentire?

PERDITA DI COSCIENZA: vedi Svenimento.
PERDITA DI LACRIME: vedi Ghiandole lacrimali.

PERDITE BIANCHE: vedi Leucorrea.

PERICARDITE: infiammazione del pericardio, accompagnata da febbre e dolori al torace. Il pericardio è una sacca membranosa che riveste il cuore e la base dei grandi vasi sanguigni che da qui hanno origine. Come tutti gli involucri, serve a proteggere, in questo caso il cuore. Una pericardite è spesso segno che si teme per il proprio cuore.

Ho sentito il mio cuore minacciato per gli sforzi che mi venivano richiesti o per l’intervento che mi proponevano?

Sono preoccupato per la fragilità del mio cuore?

PERITONEO: membrana sierosa che riveste le pareti interne dell’addome e dei visceri che contiene. Il peritoneo circoscrive una cavità virtuale, chiamata cavità peritoneale, delimitata da due foglietti: quello parietale, contro la parete addominale profonda, e quello viscerale, che riveste completamente il canale digerente e gli organi annessi (fegato, milza, pancreas). Il suo ruolo è quello di trattenere gli organi addominali, produrre un liquido lubrificante che permette ai visceri di scivolare l’uno sull’altro e contro la parete addominale. Ha anche una funzione protettiva poiché è in grado di assorbire alcuni liquidi. Rappresenta un sistema di filtraggio naturale in caso di dialisi peritoneale.

PERITONITE: infiammazione del peritoneo, sovente acuta e molto dolorosa, che dà la sensazione di una pancia dura come il legno. Questa patologia accompagna quasi sempre un’ulcera gastroduodenale, un’appendicite, una colecistite, una diverticolite o una salpingite acuta.

Sebbene si supponga quasi sempre una perforazione della membrana e un’infezione nella cavità addominale da parte dei batteri del canale digerente, o dei canali genitali per la salpingite, la peritonite è più legata a una paura da panico, una minaccia per i propri organi o per la propria vita. Vedi anche Liquido ascitico.

Prima che mi venisse la peritonite, ho forse vissuto una situazione che mi ha fatto provare una grande rabbia?

Durante la malattia che ho avuto, ho forse, in un dato momento, vissuto un timor panico per quello che succedeva nel mio addome?

È possibile che abbia molta paura di morire?

François non si arrabbia mai, è piuttosto un tipo di «uomo yin», quindi gli viene un’infezione dopo l’altra. Le infezioni traducono la rabbia che non esprime. Quando suo padre gli dice che va a stare da lui per qualche tempo, è incapace di dirgli di no. Si sente in un vicolo cieco. Non vuole che ci vada ma non riesce a dirglielo. Dopo qualche settimana, non sopporta più la sua presenza e gli viene una prima crisi di appendicite, che riesce a superare senza l’aiuto del medico. Suo padre riparte qualche tempo dopo, e lui rifiata.

Sei mesi dopo suo padre gli annuncia il suo arrivo, questa volta con la nuova compagna. Dopo aver riagganciato il telefono, François sente la rabbia montargli dentro. Durante la notte gli viene la febbre alta. Il giorno dopo è piegato in due dal dolore. Gli viene un’altra crisi di appendicite. È solo in casa, telefona a un amico che gli dice che passerà da lui, ma le ore passano, il dolore cresce, e inizia a entrare in panico. Cosa succede nella sua pancia? Ha paura di morire. Quando infine arriva l’amico, è talmente spaventato che non vuole chiamare l’ambulanza, vuole essere accompagnato subito all’ospedale. Al pronto soccorso il medico diagnostica un’appendicite con peritonite. Sarà operato nelle ore successive.

François detestava suo padre che si era mostrato violento con sua madre e i fratelli quando era un ragazzino. Per niente al mondo avrebbe voluto assomigliargli e per lui, esprimere la rabbia o un rifiuto equivaleva a essere come suo padre, quindi tutta la rabbia veniva repressa. Il voler essere gentile lo metteva in un vicolo cieco perché non riusciva a dire di no ma, allo stesso tempo, non si sentiva rispettato.

PERTOSSE: inizia con tosse, starnuti, escrezione nasale, febbre e lacrimazione.Dopo qualche giorno la tosse diventa più persistente e si aggrava, provocando episodi di vomito e il caratteristico rumore quando si inspira detto «canto del gallo». Si ritiene che sia causata dal batterio Bordetella pertussis ma, come per altre malattie infettive, ci si può chiedere se non è stata confusa la causa con le conseguenze. I batteri, come tutti i germi, hanno il compito di trasformare la materia. Potrebbero essere stati gli stessi tessuti colpiti la causa della presenza dei batteri? Vedi Infezione.

Quando avevo dodici anni la mia compagna di classe Lina ebbe la pertosse. Stavo con lei prima che le venisse e durante, visto che le portavo a casa i compiti. Io non ero stata vaccinata contro la pertosse e non fui contagiata anche se, quando tossiva, venivo colpita dalle sue goccioline di saliva (gocce di Flügge). All’epoca avevamo un’insegnante che era la rigidità fatta persona. La maggior parte degli allievi la temeva. Lina era una ragazza molto sensibile. È possibile che abbia reagito all’atteggiamento dell’insegnante? Al suo ritorno in classe questa si mostrò più gentile nei suoi confronti.

Può darsi che il bambino che contrae la pertosse critichi una situazione che sta vivendo (la tosse) che gli fa provare rabbia (la febbre) e tristezza (gli occhi che lacrimano) e che provi un senso di impotenza che lo spinge a rifiutare la situazione (gli episodi di vomito)?

La situazione può collegarsi anche al fatto di essere o meno il preferito, di sentirsi soffocati da comportamenti iperprotettivi ecc.

È possibile che un bambino piccolo provi sentimenti critici nei confronti di una persona o di una situazione? La più giovane partecipante ai miei seminari aveva tre mesi. Sua madre, per poter partecipare, l’aveva portata con sé per poterla allattare. Al suo arrivo, andai a vedere la bambina e notai che soffriva di una forma di congiuntivite all’occhio destro che glielo teneva praticamente chiuso. La madre mi disse che prima aveva avuto un raffreddore, seguito dalla congiuntivite. Stupita, le chiesi se la figlia non avesse visto qualcosa che avrebbe potuto farle provare rabbia. La donna allora si ricordò che c’era mancato poco che la facesse cadere dalla sdraietta. «Ha avuto più paura che male»mi disse, aggiungendo: «Ha reagito facendomi il broncio, e dopo è comparsa l’infezione all’occhio».La aiutai a prendere coscienza del rapporto tra l’incidente e l’infezione all’occhio. Essa si rivolse alla bambina dicendole: «La tua mamma si scusa per averti quasi fatto cadere, ti prometto di essere più prudente la prossima volta che ti metto sulla sdraietta». Alla fine della serata l’occhio chiuso della piccola era completamente aperto e non c’erano più tracce di infezione. Cos’era successo? La bambina si era liberata dalla rabbia verso la madre. In un bambino in buona salute, la guarigione è più rapida rispetto a un adulto, poiché il metabolismo è giovane (nuovo) e non ha bisogno di liberarsi (come invece deve fare l’adulto) di tutti gli strati della mente.

PESO: vedi Eccesso di peso.

PETECCHIA: macchie rosse o porpora della grandezza di una capocchia di spillo che appaiono sulla pelle o sulle mucose in seguito a rottura dei capillari sanguigni. Vedi Porpora e Capillari.

È possibile che io venga facilmente ferito, ma che scelga di tacere per non creare conflitti?

PIAGHE DA DECUBITO: piaghe che si formano in un punto di appoggio in cui la circolazione sanguigna locale è minore e sono dovute a una immobilizzazione di quella parte del corpo. Le persone su sedie a rotelle o costrette a letto a lungo sono le più colpite.

Ci si potrebbe tuttavia chiedere come mai persone allettate da più di sei mesi non ne abbiano, mentre in altre compaiono dopo poche settimane di immobilità. Potrebbe essere che il sentirsi un peso per la propria famiglia o i propri cari abbia come conseguenza energetica di appesantire la pressione esercitata su questo punto d’appoggio del corpo?

Ho la sensazione di essere un peso per la mia famiglia o per le persone che si prendono cura di me?

Una persona sulla sedia a rotelle da molti anni mi confidò di aver incontrato molti paraplegici con problemi di piaghe da decubito, mentre lei le aveva avute solo nei primi tempi. Se lo spiegava con il fatto di aver saputo sviluppare la propria autonomia e di non essersi più sentita un peso per le persone che la circondavano.

Qualche anno fa visitai un amico in ospedale. Il suo vicino di letto mi riconobbe e mi chiese: «Signora Rainville, lei che è una specialista di psicosomatica, mi può spiegare perché le mie piaghe non guariscono? Sono i farmaci o il letto?» L’uomo era diventato paraplegico in seguito a un incidente. Gli domandai se pensava che a casa sua sarebbe stato un fardello per i famigliari. Mi rispose: «Non faccio che pensarlo. Sono un peso per mia moglie. Io vorrei morire, la vita non ha più interesse per me, ma mia moglie e i miei amici non vogliono». L’uomo si trovava in un vicolo cieco: guarire significava poter tornare a casa, e tornare a casa equivaleva a essere un peso per i suoi cari. Per lui la soluzione era restare in ospedale. Vedi Paraplegia.

→ Piaghe da decubito nelle persone anziane:

Può darsi che mi senta un peso per i miei figli o per le persone che si prendono cura di me?

PIASTRINE: vedi Trombociti.

PIDOCCHI: vedi Parassiti dei peli.

PIEDI: rappresentano il nostro avanzamento nella vita. In India si venerano i piedi dei grandi maestri. In effetti, è il loro cammino spirituale che viene onorato. I piedi e l’andatura esprimono il modo in cui una persona procede nella vita.

→ Dolore ai piedi: sono spesso in relazione alla sensazione di non andare avanti, di aver paura di procedere o di segnare il passo. Ci si può sentire bloccati in quello che desideriamo fare.

Ho la sensazione di girare in tondo, di non avere uno scopo nella vita?

Ho paura di andare verso una situazione che mi crea insicurezza?

→ Distorsione del piede: vedi Distorsione alla caviglia in Distorsione.

 Frattura del piede: 

È possibile che avessi un gran bisogno di fermarmi ma che non vedevo soluzioni per farlo o nessuno che potesse darmi il cambio?

→ Edema ai piedi: è spesso collegato alla sensazione di sentirsi bloccati, limitati.

Mi sento limitato nel procedere?

→ Piede torto: chiamato anche «piede equino», è caratterizzato da una deformazione dell’insieme del piede che impedisce alla persona di appoggiarlo normalmente al suolo. Può essere innato o acquisito, cioè può essere conseguenza di una malattia come la poliomielite (vedi Paralisi).

È possibile che abbia avuto paura di mettere piede in questa vita?

 Piede d’atleta: vedi Micosi.

Al terzo dito:

Ho paura di dover rinunciare alla mia sessualità?

→ Piedi intorpiditi dopo un periodo di inattività: quando ci si alza, al mattino, o dopo essere rimasti seduti un certo tempo.

Ho paura di riprendere un lavoro o un’attività da cui mi ero congedato?

→ Piede freddo, senza vita o paralizzato: vedi Paralisi.

→ Piedi girati verso l’interno: denota un segno di introversione in un bambino, in un adolescente o in un adulto. Nei primi due può esprimere un rifiuto di crescere. Nell’adulto può essere in relazione a una paura di farsi carico di se stesso o di assumersi responsabilità.

Ho paura di crescere, di diventare adulto? Poiché «essere adulto» equivale a essere serio, ad assumersi responsabilità, ad avere problemi, mentre essere bambino equivale ad aver piacere e a essere spensierato?

Ho paura di non essere all’altezza delle responsabilità che potrebbero affidarmi?

→ Strapparsi pellicine sotto i piedi:

Vorrei cambiare pelle, essere diverso?

→ Strascicare i piedi: può essere un segno di mancanza di fiducia in sé o nella vita.

Manco forse di motivazioni o di fiducia in me stesso per andare avanti?

Parte anteriore del piede: rappresenta la mia motivazione ad andare avanti. Mi appoggio su questa porzione del piede per passare all’azione (camminare, correre, saltare) e per avanzare verso i miei obiettivi.1

Arco del piede o volta plantare: rappresenta il passaggio tra ciò che ho già acquisito (il tallone) e le mie aspirazioni (parte anteriore del piede). Quello che vivo in rapporto al mio passato e il luogo verso cui mi dirigo.

→ Piedi piatti abbassamento della volta plantare: i bambini che nascono con i piedi piatti hanno spesso una madre che non si è sentita sufficientemente appoggiata durante la gravidanza. Può tuttavia esserci un nesso con quello che l’anima del bambino ha vissuto prima del suo concepimento. Questi bambini cominciano la loro vita non sentendosi sufficientemente appoggiati (spesso dal padre) e, a seconda di come si svolgerà la loro vita, il problema potrà scomparire o accrescersi.

Ho bisogno di essere rassicurato, protetto per quello che voglio fare?

Tendo a reprimere le emozioni che costellano il mio percorso di vita?

Quando ero piccola avevo le volte plantari completamente piatte. Vivevo in una condizione di sopravvivenza rispetto alle emozioni che non sapevo esprimere. Ero dotata di un’ipersensibilità che non sapevo gestire. L’approccio della liberazione della memoria emozionale che ho sviluppato mi ha permesso di liberarmi dal peso delle mie emozioni passate e di utilizzare l’ipersensibilità per raggiungere i miei ascoltatori e lettori. Adesso, le volte dei miei piedi sono ben disegnate. Ciò dimostra che un cambiamento interiore ne comporta uno esteriore.

→ Piede cavo: caratterizzato dalla quasi assenza dell’appoggio della parte del piede compresa tra il calcagno e la parte anteriore. La curvatura esagerata della volta plantare dà l’aspetto di un embrione in posizione fetale. Lo si incontra in modo particolare nelle persone che hanno la tendenza a ripiegarsi su se stesse per bisogno di sicurezza e di protezione, o anche nelle persone iperattive che non si concedono il tempo di appoggiare il piede. La paura le porta a essere costantemente sul chi vive.

Di chi o di che cosa ho avuto paura?

Di chi o di che cosa ho paura in questo momento?

Cosa posso fare per fermarmi un momento senza timori?

Il tallone o calcagno: rappresenta le radici, i fondamenti, le strutture sulle quali ci si appoggia per andare avanti meglio nella vita: da dove si viene, il proprio bagaglio di esperienze passate.

→ Camminare sui talloni: può denotare un bisogno di sicurezza, di avere radiciai piedi. Così a ogni passo che si fa ci si appoggia a terra, come si vorrebbe essereappoggiati in ciò che si fa. Questo difetto è molto comune nelle persone che sono state sradicate dal loro Paese d’origine o che hanno una famiglia decimata.

Ho bisogno di un maggiore appoggio per poter andare più lontano nella vita?

→ Dolore al tallone: è spesso in relazione con una paura che ci manchi la terra sotto i piedi. Per esempio, non mi piace più il mio lavoro ma ho paura di ritrovarmi senza mezzi se lo lascio.

Una situazione di dipendenza affettiva o finanziaria nei confronti di un’altra persona per i propri bisogni fondamentali può allo stesso modo creare insicurezza, portandoci ad avere male al tallone. Vedi anche Spina di Lenoir o calcaneare.

Ho paura che mi manchi la terra sotto i piedi?

→ Frattura del calcagno: 

Mi sono forse sentito svalutato perché mi manca la terra sotto i piedi?

Ho provato un senso di ribellioneverso una persona o una società che mi ha tolto ciò su cui contavo per avanzare nella vita?

Per esempio, ho bisogno dell’auto per lavorare ma, siccome non potevo più pagare le rate, me l’hanno portata via.

Metatarso: struttura ossea del piede, compresa tra il tarso e le dita, che fa parte della volta plantare.

→ Metatarsalgia: dolore al metatarso.

Mi sono forse trattenuto dall’avanzare nella direzione che volevo prendere?

Una partecipante ai miei seminari che soffriva di questo disturbo voleva iscriversi a una scuola di teatro, mentre i suoi genitori non facevano che scoraggiarla dall’impegnarsi su quella strada.

→ Dolore metatarso-falangeo alla base dell’alluce: si tratta dell’articolazione che si trova tra l’alluce e il metatarso. Questo dolore ci obbliga a rallentare il passo: non è quello che inconsciamente desideriamo?

Ho paura di andare troppo veloce?

È possibile che mi sia sentito in colpa per aver rivelato un po’ troppo in fretta i miei sentimenti all’altro?

 Frattura del metatarso o del piede:

Mi sono forse sentito in colpa per aver deciso questo modo di procedere o questa direzione?

Ho voluto inconsciamente fermarmi o impedirmi di avanzare?

PINGUEDINE: vedi Eccesso di peso.

PIORREA ALVEOLARE o ALVEOLO DENTALE: accumulo di pus intorno al colletto di un dente che è uno dei sintomo rilevanti di una parodontolisi. Vedi Gengive e Parodontolisi.

Sono roso dal dubbio?

Ce l’ho forse con me stesso per essere sovente indeciso?

Provo rabbia verso una persona che mi tiene continuamente nel dubbio o nel senso di colpa?

PIPÌ A LETTO: vedi Enuresi.

PITIRIASI VERSICOLOR: vedi Micosi.

PIZZICORE o PRURITO: prurigine fastidiosa della pelle che spinge a grattarsi (vedi Allergie). Può esprimere ansia o impazienza. Quando queste emozioni ci portano a grattare la pelle al punto da lacerarla, si è in uno stato di esasperazione nei confronti di una situazione che viviamo o di una persona del nostro ambiente. La localizzazione del prurito è altrettanto indicativa. Di seguito qualche esempio:

 All’ano.

Ho paura di lasciare andare ciò da cui non voglio essere separato (un figlio, i genitori, un’azienda, un progetto, le mie creazioni…)?

→ Alle braccia:

Sono impaziente nei confronti dei tempi con i quali si svolgono le cose da fare?

 Alle dita:

Mi metto in ansia per i minimi dettagli perché desidero che tutto sia perfetto?

 Ai glutei (in posizione seduta o coricata):

Ho fretta di alzarmi per fare un’altra cosa?

In autobus, in treno o in aereo: ho fretta di alzarmi dal mio posto per incontrare la persona che mi aspetta?

Sono stufo di questo letto d’ospedale?

 Alle gambe:

Ho l’impressione che le cose non vadano abbastanza in fretta?

→ Ai piedi:

Ho la sensazione di girare in tondo e di non andare avanti come vorrei?

 Al seno:

Sono impaziente nei confronti dei miei figli o del mio partner?

→ Al cuoio capelluto:

Sono preoccupato perché non so come formulare quello che ho in testa?

→ Su tutto il corpo:

Ho la sensazione di perdere tempo nella situazione in cui mi trovo?

C’è una persona o una situazione che mi esaspera?

→ Vaginale: vedi Vaginite.

PLACENTA PREVIA MARGINALE: vedi Gravidanza e suoi problemi.

PLEURITE: vedi Travaso.

PNEUMOTORACE: afflosciamento di uno o di entrambi i polmoni che può sopraggiungere senza altra forma di pneumopatia o essere conseguenza di una malattia polmonare. Corrisponde a un senso di profondo scoraggiamento per non vedere via d’uscita alla propria situazione. È una patologia più frequente negli uomini e questo si spiega con il fatto che le persone che ne sono affette tendono a non manifestare quello che provano.

È possibile che mi sia sentito abbattuto da una situazione che non mi piace, ma alla quale non vedo via d’uscita (relazione di coppia o di lavoro)?

POLIARTRITE REUMATOIDE: patologia che colpisce diverse articolazioni che diventano dolorose, gonfie o rigide. Nei casi gravi possono anche deformarsi. La poliartrite può essere collegata a un senso di colpa o di svalutazione complessiva della persona.

Penso di essere meno capace degli altri, che, qualunque cosa faccia, non riuscirò mai a eguagliarli?

Mi sono sentito in colpa per non aver potuto fare niente per aiutare una persona che soffriva molto?

Mi sono sentito responsabile della sofferenza o della morte di uno dei miei cari?

Mi sento in colpa per il fatto di vivere mentre la persona che amavo è morta, o anche di aver tutto per essere felice mentre mia madre non lo è mai stata?2

POLIOMIELITE: vedi Paralisi.

POLIPI: piccole escrescenze che si sviluppano a livello delle mucose: nasale, orale, intestinale o vescicale. Esprimono spesso la sensazione di sentirsi «intrappolati» in una situazione che si vorrebbe lasciare.

 Polipo della mucosa intestinale: vedi anche Colon.

Mi sento bloccato in una relazione affettiva o famigliare perché non oso affermare me stesso per paura di dispiacere, di far male o di creare un conflitto?

Ci si può per esempio sentire intrappolati tra i propri genitori che sono in conflitto e cercare di riconciliarli per evitare di dover scegliere uno piuttosto che l’altro.

Ci si può sentire intrappolati tra il proprio partner e uno dei propri genitori. Tra nostro figlio e un nuovo partner. Ci si può sentire intrappolati da una persona che è molto innamorata di noi, che cerca di conquistarci attraverso una grande disponibilità nei nostri riguardi, e che cerchiamo di proteggere per non ferirla.

→ Polipo della mucosa nasale:

È possibile che mi senta bloccato nella vita perché non so quello che voglio o quello che potrebbe motivarmi?

→ Polipi vescicali: 

Voglio lasciare una situazione in cui non mi sento al mio posto?

Charle-Antoine ha un polipo alla vescica. Di fronte a questa domanda, mi risponde: «Sì, è il mio impiego che avrei voluto lasciare. Il lavoro non era quello che volevo fare, ma mi procurava il reddito di cui avevo bisogno».

Tessuto polipoide all’ingresso dell’utero:

Mi trovo confrontata con ostacoli nella scelta della mia relazione affettiva o nel desiderio di avere dei figli?

POLIPO DI KILLIAN: polipo benigno che nasce nel seno mascellare per diffondersi nel naso ostruendolo completamente, colpisce un solo lato. Può essere collegato a una difficoltà di accettare la vita. Ci si può sentire intrappolati nel proprio ambito famigliare, di lavoro o nel proprio ambiente sociale.

Mi sento intrappolato nella vita, nel senso di non poter fare ciò di cui avrei voglia?

POLLICE: vedi Dita.

POLMONI: organo principale dell’apparato respiratorio, forniscono l’ossigeno a tutto il corpo ed eliminano l’anidride carbonica dal sangue. I polmoni rappresentano la vita, il bisogno di spazio e di libertà. Malattie come la polmonite, la broncopolmonite, il pneumotorace acuto sono molto spesso collegate a un profondo scoraggiamento per cui non si ha più voglia di vivere. Vedi le voci corrispondenti.

→ Tumore ai polmoni: ci sono vari tipi di tumore ai polmoni, i più comuni sono il carcinoma e l’adenocarcinoma. Sono per lo più in relazione a una paura ossessiva di morire.

→ Macchie sui polmoni e tumore secondario ai polmoni: questo tumore, che sopravviene dopo un tumore primario, è spesso chiamato tumore metastatico al polmoneed è legato alla paura ossessiva di morire. La paura mantiene la persona malata in simpaticotonia, ovvero sotto l’azione del sistema nervoso simpatico, che è biologicamente programmato per mantenere in stato di veglia e di combattività. Esso accelera il nostro ritmo cardiaco e respiratorio per preparare il corpo ad agire o a reagire in caso di pericolo. Mantenendo il sistema nervoso in attività, il ritmo cardiaco aumenta, il sangue circola troppo rapidamente e non ha il tempo per caricarsi in modo sufficiente dell’ossigeno di cui i tessuti dell’organismo hanno bisogno. Per sopravvivere il cervello utilizza una soluzione biologica che consiste nella produzione di cellule speciali, ovvero alveoli polmonari, che hanno la capacità di assorbire una maggiore quantità di ossigeno di quelli normali, compensando così la carenza di ossigenazione dovuta all’aumento del ritmo cardiaco. Nella radiografia dei polmoni, dato che questi ammassi di cellule contengono più ossigeno di quelle normali, appariranno come macchie bianche. È quello a cui ci si riferisce quando si parla di «macchie bianche sui polmoni», che terrorizzano tanti pazienti.

È ciò che è accaduto al mio patrigno. Durante il ricovero in ospedale per l’ablazione della prostata, gli fu fatta una radiografia. Quando il medico gli disse che aveva delle macchie ai polmoni, pensò di avere un cancro. L’angoscia si impadronì di lui, il sistema simpatico accrebbe il suo lavoro. Gli ammassi di cellule speciali aumentarono formando tumori polmonari. Non ci fu il tempo di operarlo. Il mio patrigno si arrese e si lasciò morire. Questo risale a ventisei anni fa. A quell’epoca non avevo queste conoscenze, anche se lavoravo in ambito medico. Non possiamo fare niente per coloro che se ne sono andati, ma possiamo fare qualcosa per quelli che restano, a condizione di avere il coraggio di uscire dalle strade già battute.

Ho avuto molta paura di morire?

Ho avuto paura che questo primo tumore si estendesse?

POLMONITE: grave malattia dei polmoni caratterizzata da un’infiammazione. La polmonite è spesso l’espressione di un profondo scoraggiamento che ci porta a non voler più vivere, o perché non si vedono soluzioni alle difficoltà o perché ci si sente abbandonati dalla persona amata.

In un bambino o in un adolescente:

Il bambino si sente poco amato, rifiutato, abbandonato o colpevole di essere nato?

In un adulto:

Sono stanco della vita, scoraggiato da quello che vivo, degli sforzi che faccio per cercare di arrivare a qualcosa o per trovare un po’ di felicità?

Mi capita di pensare o di dire: «Questa non è vita!»?

POLPACCIO (dolore al polpaccio):i polpacci sono il motore delle gambe. Rappresentano la nostra capacità di avanzare rapidamente. Dolori ai polpacci danno spesso luogo a quello che viene chiamato crampo del corridore, che è legato alla sensazione che le cose vadano troppo in fretta. Si vuole mettere un freno. Può darsi anche che si sia in ansiaperché si pensa che un progetto non proceda abbastanza in fretta. Vedi anche Nervo sciatico.

Mi sento spinto ad avanzare in una direzione che non desidero?

Ho l’impressione che le cose vadano troppo in fretta?

Ho paura di non farcela, di non avere il tempo di finire un lavoro che devo consegnare?

Patrick ha violenti dolori ai polpacci. Ama molto giocare a hockey, fa parte di una squadra amatoriale. È reputato il migliore della squadra e il suo allenatore, vedendone il potenziale, lo spinge verso l’agonismo. Patrick non si sente pronto per la competizione. Qualche giorno dopo la proposta dell’allenatore avverte violenti dolori ai polpacci: è il timore di non farcela.

POLSI:rappresentano la flessibilità in ciò che si fa.

→segno di  Dolore ai polsi: sono spesso resistenza di fronte a ciò che ci viene chiesto di fare. Può trattarsi di un compito che ci ripugna o della paura di non essere all’altezza del progetto affidato.

Resisto a ciò che mi viene chiesto di fare perché non ho voglia di occuparmi di questo lavoro?

Ho paura di non saperci fare o di non essere all’altezza di ciò che mi viene chiesto?

 Lacerazione del menisco del polso: il menisco è un disco cartilaginoso a forma di mezzaluna presente in diverse articolazioni, tra cui il polso. La sua funzione principale è connessa ai legamenti che lo mantengono nella sua posizione perché possa diminuire l’attrito tra le ossa durante i movimenti.

Ho provato un senso di ribellione perché mi sentivo le mani legate in ciò che volevo fare?

 Prurito ai polsi: 

Provo impazienza perché non posso agire o intervenire?

Una partecipante ai miei seminari mi chiedeva informazioni a proposito dei pruriti che aveva ai polsi. Non era tanto preoccupata per i pruriti che aveva avuto, quanto per la risposta del terapeuta che aveva consultato, che le aveva detto che provenivano dal fatto che si era suicidata in una precedente incarnazione. La cosa l’aveva a turbata. Le chiesi se, in questa vita, avesse avuto idee suicide. Mi disse di no. Allora le dissi: «Delle due cose l’una: o non è questa la situazione, oppure lo è ed è risolta poiché, se non lo fosse, è molto probabile che avresti avuto idee suicide». Ne fu sollevata. In seguito studiammo la situazione che aveva vissuto quando aveva sofferto di pruriti ai polsi. Suo padre aveva avuto un infarto quando lei aveva partorito. Erano tutti e due ricoverati, ma in ospedali diversi. Sopportava male la sua incapacità ad aiutare il padre. «È possibile che tu provassi impazienza nello stare in ospedale mentre avresti voluto essere accanto a tuo padre?» «Era esattamente ciò che provavo.»

→ Frattura del polso: 

È possibile che mi sia sentito in colpa per aver rifiutato quello che mi veniva chiesto di fare?

Volevo porre fine a un’attività che non volevo più fare?

PORPORA: sindrome caratterizzata da un’eruzione di macchie cutanee di forme e dimensioni variabili e di colore rosso scuro, chiamate petecchie, che appaiono spontaneamente in seguito a piccole emorragie capillari sotto la pelle. Ci sono due tipi di porpora:

  • Porpora trombocitopenica:caratterizzata da una fragilità capillare eccessiva dovuta a una diminuzione del numero delle piastrine che crea piccole emorragie tra gli strati della pelle. Può essere dovuta a un’intossicazione da farmaci o a emopatie maligne (malattie del sangue o degli organi ematopoietici). Può esprimere unagrande tristezza per non sentirsi compresi nel proprio ambiente. Vedi anche Trombociti.

    Mi sento privo di difese di fronte alla mancanza di rispetto degli altri nei miei confronti?

  • Porpora non trombocitopenica:è caratterizzata da una fragilità capillare eccessiva, che dà origine a petecchie (piccoli punti rossi) situate sugli arti inferiori. La porpora non è dovuta a una diminuzione del numero delle piastrine quanto invece a un’alterazione della parete dei capillari. È accompagnata di solito da dolori addominali e articolari. Vedi anche Capillari.

Mi lascio ferire facilmente dai miei cari?

PRESBIOPIA: incapacità di distinguere in modo chiaro gli oggetti da vicino. Colpisce le donne molto prima degli uomini. Tuttavia, ce ne sono che non hanno mai avuto problemi di presbiopia. In generale sono donne che si preoccupano molto poco dell’apparenza, e questo si spiega col fatto che una delle cause principali della presbiopia dopo i quarant’anni è sovente la paura di invecchiare. Iniziano ad apparire le prime rughe, si ingrassa, ed è quello che non si vuole vedere. Il paradosso è che con le lenti correttive si vede ancora meglio quello che non si vuole vedere (le rughe, il fatto di essere ingrassate), cosa che ha per effetto quello di far ulteriormente peggiorare la presbiopia. È interessante il fatto che il problema si stabilizzi tra i cinquantadue e i cinquantacinque anni. «È possibile che a quell’età si accettino meglio le nostre piccole rughe e i chili di troppo, dando più importanza alla salute invece che all’apparenza?» Dato che gli uomini di solito si preoccupano un po’ meno dei capelli bianchi o delle rughe, possiamo capire perché la presbiopia colpisca prima le donne e in maniera più marcata. Può colpire anche persone più giovani e non aver niente a che fare con l’apparenza. In questo caso riguarda una situazione (vicina a noi) con la quale ci troviamo confrontati, che ci preoccupa e che non vogliamo vedere. Per esempio, il rischio di perdere il proprio impiego, la casa o l’azienda.

Che cosa mi sta vicino che non voglio vedere?

Sono forse i miei chili di troppo? Le gambe con le vene varicose o la cellulite? Le rughe che mi si formano sul viso?

È il lavoro a non piacermi più, a meno che non sia il mio compagno?

È la mia situazione finanziaria attuale che mi preoccupa?

La pensione che si avvicina?

PRESSIONE DEL SANGUE: vedi Ipotensione o Ipertensione.

PROLASSO GENITALE: caduta di un organo (la vescica o l’utero) a causa dell’allentamento dei suoi mezzi di sostegno. La caduta si produce nella vagina ed è collegata a un desiderio inconscio di chiudersi ai rapporti sessuali.

È possibile che voglia mettere un freno ai rapporti sessuali?

PROLASSO RETTALE: caduta della mucosa rettale all’esterno dell’ano, più frequente nei bambini e nelle persone anziane.

In un neonato o in un bambino piccolo:

Il bambino ha subito delle esplorazioni rettali a cui avrebbe voluto sottrarsi?

In una persona anziana:

Questa persona ha avuto lavaggi o esplorazioni rettali per verificare i suoi organi (retto, intestino, prostata) ai quali avrebbe voluto sottrarsi?

PROSTATA: ghiandola che produce un liquido che conferisce allo sperma il suo odore e colore. Rappresenta la potenza maschile. Un profondo senso di impotenza può dar luogo a problemi alla prostata. Può trattarsi di potenza sessuale ma anche di potenza di fronte a ciò che si intraprende (lavoro o progetti). Per esempio, una persona che presenta problemi alla prostata può pensare: «Se non posso più continuare a essere competitivo, nessuno vorrà più saperne di me», «Se non posso più soddisfarla, mi lascerà!»

→ Dolore alla prostata: colpisce soprattutto l’uomo che ha difficoltà ad accettare una diminuzione delle proprie capacità fisiche o sessuali o la propria incapacità di rendere felice la donna che ama.

Jacques aveva forti dolori alla prostata. Aveva iniziato una relazione con una donna che aveva perso il marito e che stava perciò attraversando un periodo molto doloroso. Jacques l’amava molto, soffriva al vederla così triste, si sentiva incapace di consolarla.

Ho paura di perdere la mia partner se non posso più soddisfarla?

Ho paura di perdere il mio lavoro se non sono più competitivo?

Vivo un profondo senso di impotenza in quanto uomo?

→ Tumore della prostata: se le emozioni legate a una diminuzione della potenza maschile (capacità fisiche o sessuali) perdurano o si intensificano, possono favorire la comparsa di un tumore.

Ho avuto paura di perdere l’amore o l’interesse della mia compagna perché non ero più così prestante sessualmente?

Ho paura di perdere il mio lavoro se non posso più continuare a sostenere le prestazioni che richiede la mia posizione?

È possibile che mi sia sentito colpevole per non esser stato capace di rendere felice la mia compagna?

È possibile che mi sia sentito in colpa per aver tradito mia moglie e per essere stato motivo di sofferenza per lei?

PROSTATITE: infiammazione della prostata che si accompagna spesso a ipertrofia della ghiandola e a dolori durante la minzione. Può esprimere frustrazione o rabbia per commenti sulle proprie capacità sessuali: «Non hai più vent’anni, non sei più così prestante, meglio lasciar perdere, invecchi ecc.» Può anche essere in relazione a un senso di colpa verso la compagna.

La moglie di Pierre-Olivier muore di un tumore al seno. Prima che si ammalasse, le aveva confessato di avere avuto una relazione extraconiugale. Durante la malattia, pensa di poter essere stato la causa del suo tumore. È l’inizio della prostatite. Dopo la morte della moglie, continua ad averne, una dopo l’altra. Quando viene da me, ha un tumore alla prostata.

Provo rabbia o frustrazione di fronte alla diminuzione delle mie capacità o a causa dei commenti degli altri sulle cose a cui attribuisco il mio valore di uomo?

Provo forse un senso di colpa sessuale verso la mia compagna?

PSICOSI: vedi Malattie mentali.

PSORIASI: malattia della pelle caratterizzata da macchie rosse ricoperte di squame abbondanti, biancastre, secche e friabili, localizzate soprattutto ai gomiti, alle ginocchia e sul cuoio capelluto. Colpisce di solito persone ipersensibili (si parla di sensibilità a fior di pelle). La psoriasi dipende nella maggior parte dei casi da emozioni legate a una separazione e a un senso di colpa o di impotenza. Se colpisce il derma, può esserci anche un sentimento di vergogna.

Due esempi: il primo dato dall’unione di emozioni legate a una separazione e di un senso di colpa; il secondo accresciuto da un sentimento di vergogna.

Primo esempio: Sylvie aveva la psoriasi diffusa su tutto il corpo. L’ultima grave crisi risaliva alla visita di sua madre. Durante il soggiorno, sua madre l’aveva fatta partecipe di quanto si sentisse sola dopo che Sylvie era partita e quano soffriva per la distanza che le separava, aggiungendo: «Non mi darai neppure la possibilità di veder crescere mia nipote!» sperando senza dubbio, con queste parole, di convincerla a tornare a vivere con lei. Dopo la partenza della madre Sylvie aveva avuto una crisi di psoriasi. Si sentiva colpevole dell’allontanamento che credeva di imporre alla madre. Quando ne prese coscienza, smise di assumersi la responsabilità della felicità della madre e riconobbe che doveva imparare a separarsi dai suoi figli. Smise di sentirsi in colpa per essere andata a stare lontano dalla sua città natale. La sua psoriasi guarì completamente.

Secondo esempio: Howard aveva tre anni quando suo padre se ne era andato di casa. Quando voleva delle coccole la madre lo respingeva. Nello stesso periodo un cugino adolescente lo aveva iniziato a pratiche sessuali. Crescendo, andava a cercare l’affetto in uomini che abusavano di lui. Il segreto con il cugino era diventato troppo pesante da portare. Nel corso di una riunione di famiglia nella quale il cugino veniva incensato per il suo successo famigliare e professionale, Howard non riuscì a trattenersi e rivelò il segreto. Il fatto gelò gli animi, e fu lui che la famiglia non volle più rivedere.

Howard se la prese con se stesso per essersi lasciato sfuggire il segreto. In seguito soffrì per la separazione dalla sua famiglia e sviluppò una psoriasi con macchie su tutto il corpo che nessun medicinale riusciva a guarire. Fu solo liberandosi delle emozioni legate all’abuso, al senso di colpa e alla separazione dalla famiglia che la sua psoriasi guarì.

Per riuscirci gli ho spiegato che da piccolo aveva confuso l’affetto con la sessualità. È andato a ritrovare il bambino che era (quello che viveva nei suoi ricordi) e lo ha aiutato a capire che era solo affetto quello che voleva, ma che lo aveva ricevuto solo attraverso il sesso. Questo gli ha permesso di liberarsi del sentimento di vergogna. Poi è andato a ritrovare l’uomo che era, quello che aveva rivelato il suo segreto alla famiglia. Lo ha aiutato a capire che, finché non perdonava se stesso di aver permesso che abusassero di lui, non poteva perdonare il cugino di averlo fatto. Si è perdonato riconoscendo che si era comportato in quel modo perché non ne vedeva un altro per avere l’affetto di cui ogni bambino ha bisogno. Nei confronti della famiglia si è liberato del senso di colpa accettando che la rivelazione del segreto gli aveva permesso di crescere molto, e che se i famigliari non avevano più voluto vederlo è perché il fatto li aveva sconvolti rispetto all’immagine che avevano del cugino e che avevano bisogno di tempo per riprendersi dalla rivelazione. In seguito ha gradualmente ripreso contatto con la sua famiglia.

Ho vissuto una situazione di rifiuto o di separazione nella quale mi sono sentito in colpa?

Nei bambini:la psoriasi riguarda nella maggior parte dei casi conflitti famigliari: conflitti tra il padre e la nonna, tra i genitori e i nonni. In questo tipo di conflitto, il bambino si sente separato da un membro o da una parte della sua famiglia e vive un senso di impotenza per non poterli far riavvicinare.

 Psoriasi all’inguine o agli organi genitali: vedi anche Inguine.

Un conflitto sessuale mi ha forse allontanato dalla persona che amavo?

Mi sento in colpa per aver avuto rapporti extraconiugali che fanno sì che non mi conceda più il diritto di provare piacere sessuale?

→ Psoriasi sulle pinne del naso e sulle guance:

È possibile che non mi senta bene nella mia pelle e non mi senta accettato dal mio ambiente?

→ Psoriasi alle ascelle:

È possibile che mi senta in colpa per non aver sostenuto abbastanza una persona che aveva bisogno di me e che è partita o è morta?

→ Psoriasi al gomito: 

È possibile che mi rifiuti di prendere una nuova strada e che sopporti il mio lavoro che non mi piace più, provando esasperazione verso i miei colleghi o i miei clienti, e che poi me la prenda con me stesso?

→ Psoriasi al cuoio capelluto: nella maggior parte dei casi è collegata a conflitti in cui ci si è sentiti rifiutati, sminuiti o separati dal proprio gruppo e che dopo è stato difficile vivere relazioni armoniche con esso.

Ho vissuto un conflitto in cui mi sono sentito rigettato, umiliato ed escluso dal mio gruppo?

Mi sono forse tagliato fuori dal mio gruppo per paura dei loro giudizi?

 Psoriasi alle pieghe delle ginocchia: 

Ho l’impressione di passare la mia vita a inchinarmi di fronte alle aspettative degli altri, di non esistere per me stesso e che la cosa mi faccia vivere un senso di irritazione e di aggressività nei loro confronti che mi porta a sentirmi in colpa o cattivo?

 Psoriasi alle gambe: 

Mi sento forse in colpa per essermi allontanato da una persona che era molto attaccata a me?

PTOSI MAMMARIA: vedi Seno.

PUBE: parte anteriore di ciascuna delle ossa iliache che forma l’eminenza triangolare situata nella parte inferiore dell’addome e che si copre di peli nella pubertà. Si utilizza l’aggettivo pubere per descrivere l’età della pubertà, caratterizzata dallo sviluppo delle ghiandole riproduttive dei caratteri sessuali secondari (pelosità del pube, mutamento della voce, sviluppo del seno nelle ragazze e del pene nei ragazzi).

→ Ferita al pube in un adolescente: problemi al pube possono essere legati a un disagio, a una svalutazione riguardante lo sviluppo dei nostri caratteri sessuali secondari o a un senso di colpa per giochi a sfondo sessuale.

Mi sono forse sentito in colpa per aver provato pulsioni sessuali?

→ Eczema ai peli pubici:

Mi sento forse solo, lontano dalla mia amante o dal mio amante?

PUNTI NERI davanti agli occhi: sono spesso collegati al fatto di vedere ostacoli in ciò che vogliamo compiere, rappresentano anche le difficoltà che vediamo nella relazione con nostro figlio o il nostro partner.

Quali sono le situazioni non risolte che vedo e che sono fonte di preoccupazioni per me?

1 Il podologo francese Michel Charruyer ha contribuito alle ricerche dell’Autrice sulla psicomorfologia del piede.

2 Vedi «Il senso di colpa e le sue ripercussioni», in Metamedicina. Ogni sintomo è un messaggio.

Lettera R

 RAFFREDDORE: può essere la manifestazione di una grande stanchezza. Ci obbliga quindi a fermarci perché il nostro corpo ha bisogno di riposo. Il raffreddore può anche essere associato a confusione nei pensieri. Non si sa più dove battere la testa. Ci si chiede: «Ce la farò a vivere con questo lavoro?» «Sarebbe meglio andarmene?» «È il momento buono?» Non si sa più quale decisione prendere.

C’è una situazione che mi crea confusione e che mi porta a non sapere più cosa devo fare?

Ho così tanto bisogno di riposo che mi nego perché credo di dover assolutamente finire quello che ho iniziato?

RAFFREDDORE DA FIENO: vedi Riniti allergiche.

RALLENTAMENTI LOCOMOTORI: vedi Patologie neuromotorie.
RAUCEDINE: può essere passeggera o cronica. Vedi Corde vocali. 

RAYNAUD: vedi Malattia di Raynaud.

RENI: i reni corrispondono alla stazione di filtraggio del corpo. Con le ghiandole surrenali che stanno al di sopra e il centro coccigeo (legato alla sopravvivenza) ai quali sono collegati, i reni prendono parte alla nostra sopravvivenza. Sebbene la loro funzione principale consista nel filtrare il sangue, assicurano anche la regolazione della pressione arteriosa, il mantenimento di un equilibrio elettrolitico e il controllo dell’equilibrio acido-base (regolazione del pH del sangue), oltre a produrre un ormone (eritropoietina) che sovrintende alla produzione e liberazione di globuli rossi da parte del midollo osseo. Grazie al lavoro di filtraggio il sangue può essere liberato dagli scarti prodotti dal metabolismo. Senza questa eliminazione, ci avvelenerebbero.

Problemi ai reni sono sovente legati alla paura per la nostra sopravvivenza o a problemi di avvelenamento (prodotti tossici, farmaci, situazioni o persone che ci avvelenano l’esistenza).

→ Dolori ai reni o ai canali collettori: i canali collettori sono localizzati nelle piramidi di Ferrein. Ciascuno di essi riceve i tubuli contorti distali da undici nefroni in media. Scendono in modo rettilineo nella midollare renale, aumentando progressivamente di diametro. A livello della midollare interna, si riuniscono in gruppi di otto per formare i canali collettori o papillari.

Ho paura, o ne ho avuta, che attentino alla mia vita o a quella di una persona che mi è vicina?

Ho paura di perdere ciò che ho messo anni ad accumulare?

Ho la sensazione che tutto mi crolli intorno?

→ Coliche renali: sono sovente causate dal passaggio di piccoli calcoli formati nel bacinetto renale che passano nei canali collettori. Sono il corrispondente delle coliche di fegato quando si verifica il passaggio di piccoli calcoli dalla vescicola biliare al coledoco.

I calcoli della vescicola biliare vengono dalla cristallizzazione della rabbia. Quelli renali dalla cristallizzazione della paura.

Ho nutrito emozioni di paura, tra cui quella di essere ucciso, annientato o rovinato?

→ Insufficienza renale: riduzione della capacità dei reni di svolgere le loro funzioni di: filtraggio, ovvero eliminazione degli scarti (del metabolismo l’urea, dei muscoli la creatina); riassorbimento (glucosio, elettroliti, aminoacidi) e regolazione della pressione arteriosa.

L’insufficienza renale può essere acuta o cronica e avere cause diverse, tra le quali una diminuzione importante dell’apporto di sangue (emorragie o ustioni gravi), infarto del miocardio, pancreatite acuta, un ostacolo (calcolo) all’escrezione delle urine, un tumore della vescica, un adenoma della prostata, o dipendere da malattie renali come una glomerulonefrite o una sindrome emolitica e uremica.

Un problema che colpisce il lavoro di filtraggio dei reni può essere collegato a ciò che conserviamo e che finisce per avvelenarci l’esistenza. Può trattarsi di paure, rimpianti, sensi di colpa, vecchie arrabbiature, una relazione che non ci rende felici o di un amore di cui non è stato elaborato il lutto. Vedi Dialisi.

Chi è che mi avvelena l’esistenza?

Nefrone:è l’unità funzionale del rene che comprende un glomerulo (unità di filtraggio) e un tubulo (unità di riassorbimento – glucosio, elettroliti, aminoacidi – e di escrezione di creatinina o di eccesso di potassio e di idrogeno).

→ Nefrite o pielonefrite acuta: infiammazione del rene con presenza di un focolaio infettivo.

Ho provato rabbia per essere costretto a far fronte alle difficoltà della vita e di non poter contare su alcun sostegno da parte dei miei cari?

Ho provato collera contro una persona che mi ha messo in una situazione pericolosa per la mia vita o la mia salute?

→ Glomerulonefrite: è una patologia infiammatoria dei glomeruli (unità di filtraggio dei reni). Può essere asintomatica o rivelare un’insufficienza renale. Quando è grave, può essere legata a una sensazione di annientamento del sogno che carezzavamo o che avevamo costruito. Può essere chiamato in causa anche un elemento liquido. Per esempio, l’alcolismo di una persona cara, un’inondazione, un uragano o qualcuno che è affogato.

Ho la sensazione che ciò che per me aveva importanza stia crollando?

C’è un problema di acqua, alcol o di un liquido in questo crollo?

Lucille sognava di finire gli studi per poi sposare l’uomo che amava. Ma ecco che una gravidanza modifica i suoi progetti. Vuole comunque terminare gli studi, mettere al mondo il bambino per poi fare quel bel matrimonio che sogna, ma la famiglia la spinge invece a sposarsi in fretta. Lucille abbandona gli studi e si rassegna a un matrimonio molto modesto. Vede crollare i suoi sogni. Inoltre, la gravidanza non procede come aveva desiderato. Durante il parto, il marito è trattenuto e non è presente alla nascita del bambino. Poi Lucille organizza il battesimo, e questa è la goccia che fa traboccare il vaso: il marito si è ubriacato la sera prima e sta troppo male per presenziare alla cerimonia. La sera le viene la febbre, un edema, non urina praticamente più e prova un forte dolore al rene sinistro. Attribuisce i suoi malesseri a sovraffaticamento. Si riposa e tutto sembra tornare a posto ma, in seguito, mostra una tendenza all’ipertensione e all’edema con, talvolta, sangue nelle urine. Fa degli accertamenti che rivelano una glomerulonefrite.

In terapia, Lucille scoprì di aver sempre avuto la tendenza a idealizzare le persone, così come gli avvenimenti futuri. Le sue esperienze le insegnarono a esaminare tutte le situazioni e a trarne il meglio. Capì che tutte le sue frustrazioni e delusioni di fronte agli eventi importanti della sua vita l’avevano portata a sviluppare problemi ai reni.

→ Ciste renale: si tratta di una sacca riempita di liquido all’interno del rene. Le cisti ai reni sono il prodotto di proliferazioni cellulari che, solidificando, si trasformano in tessuto renale. Partecipano alla riparazione del o dei reni danneggiati, sia durante lo stato fetale sia nel corso dell’esistenza.

Ho provato allo stato fetale, o in un momento particolare della mia vita, un grande spavento?

Ho conosciuto una persona il cui padre era in dialisi in seguito a un’insufficienza renale con cisti multiple ai reni. I medici, volendo sapere se dipendeva da un fattore ereditatrio, avevano fatto ricerche sugli antecedenti in famiglia. Non trovando niente, avevano cercato tra i suoi figli: una sola figlia aveva cisti ai reni.

La ragazza aveva ventitré anni quando le fu detto che aveva la stessa malattia del padre. Per lei la cosa significò: «Finirai in dialisi o morirai molto giovane». Per dieci anni visse male, sebbene non avesse alcun problema ai reni. Rinunciò a sposarsi e ad avere dei figli. Non sapeva come uscire da questa paura per poter finalmente vivere.

Quando comprese che non erano le cisti ai reni di suo padre che avevano generato la sua insufficienza renale, ma invece un problema che aveva ai suoi reni, smise di aver paura e ritrovò la fiducia nella vita.

RETINA: membrana sensibile alla luce che riveste i due terzi dell’interno del globo oculare, a cui arrivano le immagini trasmesse dalla cornea e dal cristallino. Contiene cellule nervose (coni e bastoncelli) che trasformano lo stimolo luminoso in stimolo nervoso. Possiede anche cellule di collegamento e di integrazione dei messaggi. Alcune di esse portano lo stimolo lungo il nervo ottico fino al cervello.

→ Distacco di retina:

Mi sono forse sentito impotente di fronte alla sofferenza di uno dei miei cari o di un animale che amavo?

Mi sono forse sentito in colpa per aver guardato solo ai miei interessi?

RETINITE: infiammazione della retina dell’occhio.

È possibile che abbia visto qualcosa che mi ha profondamente offeso o scioccato?

RETINITE PIGMENTOSA: degenerazione dei coni e dei bastoncelli della retina in entrambi gli occhi che si traduce in una visione difficoltosa al buio o in penombra.

Cos’è che non voglio più vedere?

È forse una persona o l’immagine di un ricordo che mi fa soffrire?

Cosa mi addolora non vedere più?Può trattarsi di una persona che non vedo più o molto di rado, o di un luogo a cui ero molto attaccato.

RETINOPATIE: malattie della retina che possono portare alla cecità. Si distinguono quelle dovute a ipertensione arteriosa, a un diabete o a una degenerazione della macula. Le retinopatie sono spesso legate a una forte preoccupazione o sono conseguenti a un evento emotivamente carico. Vedi anche Malattie autoimmuni.

Cos’è che ho visto che mi ha turbato?

Cos’è che temevo così tanto che mi succedesse?

→ Degenerazione della macula: questa infiammazione della retina colpisce la zona centrale, la macula, responsabile della precisione della vista (dettagli). La sua degenerazione riduce progressivamente il campo visivo e porta alla cecità.

Che cosa mi spaventa di più?

Cos’è che non potevo più vedere, che mi faceva così soffrire?

Ho forse vissuto un evento traumatico?

RETTO: parte in cui si accumulano le sostanze fecali fino al momento in cui si produce il bisogno di evacuazione. Qui vengono portati i resti della trasformazione degli alimenti prima di essere eliminati. Il retto riguarda la conclusione. Problemi al retto sono per lo più legati a una profonda delusione riguardante l’esito di ciò che ci ha richiesto degli sforzi.

→ Dolori al retto:

Mi addolora pensare che tutte le energie che ho profuso in questa impresa o in questa relazione di coppia siano stati vani? Vedi anche Emorroidi.

→ Tumore del retto: 

Considero un bel pasticcio la conclusione di tutti gli sforzi che ho fatto per il mio lavoro o per la mia relazione di coppia tanto che il solo pensarci mi fa star male?

Ho subito quella che considero una carognata da una persona che stimavo?

RETTOCOLITE EMORRAGICA: malattia infiammatoria cronica che provoca ulcerazioni della mucosa del retto e del colon. Il retto è sovente il primo a essere colpito. Il retto riguarda la conclusione. La colite ulcerosa emorragica riguarda una situazione nella quale ci si sente lacerati di fronte a una o più scelte da fare. Vedi anche Colite.

Mi sento forse lacerato tra scegliere la mia vita come ho voglia di viverla e quella che so che i miei cari vorrebbero per me?

REUMATISMI: termine non specialistico usato per indicare le patologie dolorose articolari o para articolari. Vedi Artrite.

REUMATISMO ARTICOLARE ACUTO o MALATTIA DI BOUILLAUD: malattia infiammatoria acuta che colpisce le articolazioni e il cuore.

È possibile che chieda a me stesso di essere perfetto, perché credo che occorra esserlo per essere amato?

Mi sono forse sentito umiliato, denigrato, ciò che mi avrebbe portato a provare rabbia verso le persone che mi rifiutano e a credere che non sono degno di essere amato?

→ Reumatismo articolare acuto dello sportivo: è legato a un sentimento di svalutazione per ciò che riguarda l’attività o gli sport di agilità o agonistici.

Mi svaluto perché non riesco a raggiungere risultati migliori?

→ Reumatismo articolare nel bambino (chiamato in certi casi «Raffreddore dell’anca»): questa patologia, rara nel passato, è oggi più frequente. Colpisce in modo particolare i bambini di nove o dieci anni.

Ci si può chiedere se per caso il bambino malato abbia paura di avanzare in questa vita. Il sentire alla televisione notizie a volte tristi o sentire gli adulti lamentarsi di continuo del costo della vita o dei problemi che minacciano il mondo (cambiamenti climatici, crisi finanziarie…) può creare nel bambino un senso di insicurezza.

Un’altra causa può essere legata ai richiami dei vaccini. Alcuni bambini reagiscono male alle vaccinazioni multiple che possono creare disordini nel periodo della crescita e colpire le ossa. Il corpo in seguito inizierà una fase di riparazione delle ossa malate. Questa fase di solito è molto dolorosa e può dare al bambino dolori forti nei punti in cui le ossa sono state più colpite. Il medico può allora diagnosticare un reumatismo articolare giovanile.

Mio figlio è forse preoccupato per l’avvenire che lo aspetta?

Mio figlio ha forse reagito male a certe vaccinazioni?

REUMATISMO DELL’ANCA: vedi Reumatismo articolare acuto.
REUMATISMO VERTEBRALE: vedi Artrite delle vertebre alla voce Artrite.

RIGIDITÀ DELLA NUCA: indica per lo più una paura di perdere il controllo(lasciarsi andare alle emozioni). Può anche essere legata a testardaggine. Vedi anche Vertebre cervicali alla voce Schiena.

Cerco forse di controllare tutto per sentirmi sicuro?

RIGIDITÀ DELLE ARTICOLAZIONI: la rigidità delle articolazioni (al di fuori di patologie come l’artrite, l’artrosi ecc.) dipende più da un problema di sedentarietà (mancanza di esercizio) che dall’età. Le persone anziane che fanno quotidianamente attività fisica non soffrono di dolori articolari.

Il progresso ci ha portato più comodità e facilitazioni (automobile, ascensore, telecomandi), ma ci ha anche indotti a ridurre l’esercizio fisico di cui il corpo ha bisogno. Di conseguenza la forza muscolare diminuisce, le membrane lubrificanti che permettono alle articolazioni di scivolare facilmente durante il movimento si asciugano e si contraggano e si avverte rigidità quando si esegue un movimento come rialzarsi dopo essersi piegati, scendere dal letto o salire una scala. Il corpo fisico ha bisogno di movimento, di esercizio per accrescere la propria forza, la resistenza, per bruciare l’eccesso di calorie e favorire una migliore circolazione del sangue. Tutto ciò che vive è in movimento, l’inerzia genera la decrepitezza. In Québec, dove sono nata, c’era un’espressione popolare che diceva: «Grouille ou rouille» (muoviti o arrugginisci).

Per rimediare alla rigidità, non serve lanciarsi in un programma di esercizi fisici quanto aumentare gradualmente l’attività fisica quotidiana. Una passeggiata di trenta minuti ogni giorno è ottima. Mio nonno faceva tutti i giorni una passeggiata di almeno un’ora. Non l’ho mai sentito lamentarsi di rigidità ed è morto a novant’anni in buona salute, in seguito a un intervento che gli era stato proposto per togliergli la prostata. Vedi anche Anchilosi.

→ Rigidità delle articolazioni al momento di alzarsi:

Ho forse meno motivazioni per vivere?

Forse la vita comincia a pesarmi?

 Rigidità cronica delle articolazioni:

Mi sento forse vecchio?

RINITE ACUTA: si manifesta con naso che cola e starnuti a ripetizione, talvolta anche con una congiuntivite. Vedi Raffreddore.

RINITI ALLERGICHE: nella maggior parte dei casi sono associate ad altre manifestazioni allergiche e si presentano sotto due forme:

→ Riniti allergiche aperiodiche: riguardano la polvere, le piume, il pelo di certi animali ecc. Le allergie sono legate a qualcosa che non accettiamo o che risveglia un ricordo ancorato nella nostra memoria emozionale e anche karmica. Vedi Allergie.

Quale ricordo ho in relazione all’elemento che mi provoca l’allergia?

Cos’è che non accetto e che è collegato a quest’allergia?

→ Raffreddore da fieno: inizia con la fioritura delle graminacee ed è caratterizzato da rinorrea acquosa, ostruzione nasale, cefalee e lacrimazione intensa. Ha a che vedere con situazioni che fanno sì che si rifiuti questo periodo dell’anno. Respingendo l’odore dei fiori (si starnutisce) si respinge anche la stagione estiva. Le ragioni possono essere molto diverse da una persona all’altra.

Qualche esempio.

Uno dei partecipanti ai miei seminari che soffriva di raffreddore da fieno abitava in un appartamento nel cuore di una grande città. D’estate per lui quel luogo diventava insopportabile per il caldo. Quindi, quando i primi fiori gli ricordavano il ritorno dell’estate, li rifiutava.

Una parrucchiera che soffriva dello stesso disturbo lavorava in un negozio situato in un centro commerciale illuminato da luce al neon. Quando veniva l’estate avrebbe tanto voluto poter godere del bel tempo pittosto che lavorare giornate intere senza vedere il sole.

Al termine di una conferenza una mamma mi si avvicinò con il figlio di circa dodici anni. Mi consultò sul raffreddore da fieno che il bambino aveva da qualche anno. Parlai un momento con lui e appresi che frequentava una scuola privata abbastanza distante da casa sua. Rimaneva lì durante la settimana e rientrava per il fine settimana. Gli chiesi allora: «È possibile che, quando arrivano le vacanze estive, trovi difficile perdere i tuoi compagni per due mesi?» Avevo colto nel segno, era esattamente ciò che provava.

Cos’è che mi è difficile accettare quando arriva il periodo estivo?

RINITI CRONICHE: vedi Naso.

RITENZIONE DI LIQUIDI: vedi Edema.

RITENZIONE URINARIA: vedi Anuria e Oliguria.
RONZIO NELLE ORECCHIE: vedi Acufene.

ROSICCHIARSI LE UNGHIE: vedi Unghie.

ROSSORI: sono dovuti all’aumento di dimensione e di numero di piccoli vasi sanguigni cutanei. Quando compaiono all’improvviso, sono l’espressione di emozioni legate alla timidezza, alla rabbia o alla vergogna. Quando formano macchie durature, possono essere in relazione con emozioni di attacco alla propria integrità, con una difficoltà a mantenere in seguito rapporti sereni con persone del proprio ambiente.

Quali sono le emozioni che mi fanno arrossire?

Ho paura che mi prendano in giro?

Mi vergogno di essere così timido o imbarazzato?

 Paura di arrossire o ereuterofobia: vedi Fobia.

ROTTURA DELLA MILZA: vedi Milza.

ROTULA: osso mobile posto sopra il ginocchio. Vedi Ginocchia.

 Dolori alla rotula: indicano spesso una mancanza di flessibilità verso un’autorità o una legge.

Ho paura di piegarmi di fronte a un’autorità che potrebbe dominarmi?

→ Frattura della rotula: vedi Frattura.

RUSSAMENTO: rumore associato alla respirazione durante il sonno. È un richiamo inconscio di un bisogno affettivo legato per lo più a un sentimento di solitudine o di abbandono. Questo spiega perché, in alcune persone, il solo fatto di essere toccate mentre russano abbia l’effetto di rassicurarle e di farle smettere. Al contrario, le camere separate possono dar luogo a una sensazione di rifiuto che avrà per effetto quello di aumentare il russamento. Il sentimento di mancanza può anche riguardare un’altra persona e non quella che ci dorme accanto. Può essere il figlio da cui si è stati allontanati, il compagno che se ne è andato, la madre che è morta…

È possibile che mi senta solo sul piano affettivo perché sono lontano dalla persona che amo o perché non mi sento amato come vorrei?

Sono in conflitto con uno dei miei cari?

Sono stato separato da una persona che mi era molto cara?

Lettera S

 

SALIVA: vedi Ghiandole salivari.

SALIVAZIONE ECCESSIVA: vedi Ghiandole salivari. 
SALMONELLOSI: vedi Dissenteria.

SALPINGITE: vedi Tube di Falloppio.

SANGUINAMENTI: i sanguinamenti possono essere lievi, e in questo caso si parla di perdite di sangue. Quando sono abbondanti si parla di emorragie. Vedi Emorragia.

Le perdite di sangue possono essere collegate a una perdita di gioia (vedi Sangue dal naso in Naso), a lesioni (eczema, emorroidi ecc.) o dipendere da tentativi fatti dal corpo per guarire, nel qual caso si può parlare di «fase di riparazione». Ciò riguarda in particolar modo l’eliminazione di tumori ulcerativi delle mucose: tumore gastrico (stomaco), vescicale (vescica), vaginale (collo dell’utero) o intestinale. Emozioni che toccano in profondità provocate da persone care possono dar vita a un tumore ulcerativo alla mucosa dell’organo collegato a quel turbamento. Se si tratta, per esempio, di una ferita dovuta a un’ingiustizia, il tumore interesserà per lo più la mucosa gastrica, se si tratta di una ferita dovuta a una posizione che non ci viene concesso di occupare o a un nostro spazio che viene violato, sarà invece la mucosa vescicale a essere colpita. Nel caso di una ferita affettiva da parte del partner sessuale, sarà la mucosa vaginale o quella del collo uterino. Infine, se la ferita riguarda gli scambi con gli altri, il tumore interesserà la mucosa intestinale.

A seguito della ferita, il corpo tenderà a riparare la mucosa colpita e per fare ciò utilizzerà dei micro enzimi (microzimi) che hanno la proprietà di trasformarsi in virus, batteri, funghi o cellule. Per eliminare il tumore ulcerativo il cervello attiverà dunque i micro enzimi affinché si trasformino in batteri, che avranno il compito di disgregare il tumore. Questo lavoro determinerà un aumento della leucorrea (che si attribuisce a un’infezione), che sarà accompagnata da sanguinamenti causati dall’aumento della vascolarizzazione (circolazione sanguigna) nella zona in riparazione e dalla destrutturazione cellulare del tumore ulcerativo.

Nella medicina classica questi sanguinamenti mettono in allarme i medici che, sospettando la presenza di un tumore, decidono di effettuare un tampone vaginale o un’esplorazione istologica. Ovviamente gli esami confermano la presenza di quelle cellule anomale che, di fatto, stavano per essere eliminate. La medicina tradizionale, a quel punto, utilizza tutto il suo arsenale bellico per distruggere le cellule cancerogene, quando invece il corpo stava già autoguarendosi e la cosa migliore da fare sarebbe stata astenersi da qualunque intervento. Intervenire significa infatti creare nuovi problemi e molto spesso nuovi tumori.

Se il nostro povero corpo potesse avere un linguaggio udibile dai medici, peraltro assolutamente ben intenzionati, si eviterebbero molte sofferenze ai pazienti! Si aggiunga infine che se il conflitto emozionale che ha generato il tumore ulcerativo non viene risolto e altri shock vanno ad aggiungersi, si riformeranno probabilmente dei tumori ulcerativi che questa volta potrebbero dar luogo a una massa o a un tumore cancerogeno.

→ Sanguinamenti intermestruali:

Prima di avere questi sanguinamenti ho forse vissuto una profonda delusione o una ferita da parte dell’uomo che amo? Vedi anche Utero.

→ Sanguinamenti o sangue nelle urine:

Prima di avere questi sanguinamenti ho vissuto forse un conflitto per il mancato riconoscimento di una posizione che mi spettava o il rispetto del mio spazio (territorio)?

→ Sanguinamenti nelle feci o rectorragia:

Prima di avere questi sanguinamenti ho vissuto un conflitto importante con un membro della famiglia?

SARCOIDOSI: caratterizzata dalla presenza nell’organismo di granulomi epitelioidi, ossia di ammassi di cellule giganti e macrofagi trasformati. I macrofagi sono i monociti (globuli bianchi) appartenenti al sistema immunitario che hanno il compito di fagocitare (mangiare e digerire) i batteri, i detriti cellulari o i corpi estranei che sono penetrati nell’organismo. Vedi Malattie autoimmuni.

SARCOMA: si usa questo termine generico per indicare un’affezione del tessuto connettivo differenziato o comune. Solitamente i sarcomi prendono il nome del tessuto in cui si sviluppano. Nelle ossa il sarcoma viene denominato osteosarcoma, a livello di cartilagini condrosarcoma, nei muscoli miosarcoma, in un tessuto fibroso fibrosarcoma, in un tessuto adiposo liposarcoma e così via. Il sarcoma è dovuto a una escrescenza di tessuto cicatriziale che segue la fase di riparazione dell’organo colpito. Vedi Osteosarcoma.

SARCOMA DI KAPOSI o ANGIOSARCOMATOSI: vedi Sindrome di Kaposi.

SCAPOLA: un dolore alla scapola può esprimere il fatto di imporsi molto lavoro, di guardare sempre a quello che c’è da fare invece che rilassarsi e divertirsi.

Ho difficoltà a vivere il piacere, a gioire della vita?

Ho visto i miei genitori lavorare senza sosta, senza mai prendere il tempo di divertirsi?

SCARLATTINA: caratterizzata da una faringite febbrile e da un’eruzione di puntini rossi che invadono il collo, il torace e la parte inferiore dell’addome e si estendono poi su tutto il corpo, localizzati specialmente nelle pieghe di flessione. Il viso risulta congestionato e la lingua si ricopre di una patina biancastra, a eccezione della punta e dei lati che rimangono rossi. Una volta calata la febbre, tra l’ottavo e il quindicesimo giorno, si osserva di frequente una desquamazione a partire dal palmo delle mani e dalla pianta dei piedi.

Ho forse imposto al bambino colpito da questa affezione una separazione da un suo famigliare che lui ha vissuto male?

SCHIENA o COLONNA VERTEBRALE:la schiena e la colonna rappresentano la protezione, il sostegno e il supporto, ma anche il modo di porsi nella vita.

  • VERTEBRE CERVICALI o COLLO: questa parte della colonna vertebrale rappresenta il collegamento fra testa e tronco. Contiene organi e vasi sanguigni molto importanti. Rappresenta il passaggio delle idee e, allo stesso tempo, la capacità di guardare i diversi aspetti di una situazione (girare la testa), di dar prova d’umiltà o di riflettere sulle proprie motivazioni o azioni (inclinare la testa).

→ Dolori alle cervicali superiori (C1, C2, C3): possono dipendere da una mancanza di autostima sul piano intellettuale, dalla paura dell’ignoto o di fare una scelta sbagliata.

Mi considero una nullità e meno intelligente degli altri?

Che cosa ho paura di intraprendere o di dover sperimentare che mi è sconosciuto?

Mi sono forse sentito svilito per una scelta che ho fatto? Per esempio, mi hanno forse detto: «Cosa ti è passato per la testa?» «Se credi di poter vivere del tuo sogno!» o parole di questo genere?

In uno studente:

Ho paura di non saper rispondere se mi interrogano?

Ho paura di non superare gli esami?

→ Dolori alle cervicali inferiori (C4, C5, C6, C7): sono per lo più legati a emozioni connesse a un senso di umiliazione.

→ Dolori alle cervicali quando si piega la testa:

Ho vissuto una situazione di vergogna, di umiliazione o di sconfitta?

Ho paura di guardare dentro me stesso?

→ Dolori cervicali quando si gira la testa:

Qual è la situazione che non voglio guardare?

Vedi anche Torcicollo.

→ Dolori alle cervicali che si irradiano fino al braccio dominante (destro per un destrimane, sinistro per un mancino):

Dubito forse delle mie capacità professionali?

Ho paura di non essere all’altezza della responsabilità che mi è affidata?

 Colpo di frusta: trauma del rachide cervicale che si verifica quando la testa subisce una brusca accelerazione seguita da un’iperestensione, oppure una decelerazione seguita da un’iperflessione.

Mi sono forse sentito colpevole per il fatto di non capire, di aver preso una decisione sbagliata o di non aver ottenuto migliori risultati scolastici?

→ Artrosi delle vertebre cervicali:

Mi sono forse sminuito durante molti anni perché non ho fatto lunghi studi?

Mi sono forse sminuito per il fatto di non riuscire a prendere decisioni?

→ Rigidità delle cervicali: vedi Rigidità della nuca.

• VERTEBRE DORSALI:riguardano il sostegno affettivo poiché comprendono il chakra del cuore.

→ Bruciature nella regione dorsale: sono spesso legate a un sentimento di rabbia per non sentirsi sostenuti sul piano affettivo. Può darsi che ritenga di essere io a dover far tutto: occuparmi dei figli, della loro educazione, delle faccende domestiche ecc., mentre mio marito, troppo preso dai suoi impegni, non mi aiuta per niente.

Ho abbastanza fiducia negli altri per delegare una parte delle mie responsabilità?

Ho deciso che era necessario che le cose andassero come dicevo io?

Quali sono le soluzioni che non ho considerato e che potrebbero sollevarmi dal peso che porto?

→ Dolore tra le scapole: riguarda il sovraccarico di lavoro che ci si impone per essere amati, riconosciuti o per toglierci il senso di colpa di possedere più degli altri. Può anche esprimere la difficoltà di gioire della vita nel caso che ci si imponga molto lavoro o che ci si dilunghi con quello che c’è da fare invece di rilassarsi e divertirsi.

Tendo a mettermi parecchio peso sulle spalle, in modo che mi rimane poco tempo per rilassarmi?

Perché mi impongo tutto questo lavoro?

→ Dolore a livello dei trapezi: può dipendere dalla difficoltà di comunicare agli altri i propri bisogni o il proprio rifiuto, per timore delle loro reazioni. Per questo motivo preferiamo assumerci dei pesi invece di esprimerci o chiedere aiuto.

Di che cosa mi faccio carico per salvaguardare la pace nelle mie relazioni famigliari o professionali?

Tendo a dire a me stesso «Preferisco farlo da solo, piuttosto che avere storie?»

Ho paura di non essere amato, se esprimo i miei bisogni o se oppongo un rifiuto?

→ Dolore intorno alla quinta vertebra dorsale: è spesso in relazione a un senso di impotenza nei confronti della sofferenza o della disperazione di una persona cara o a un senso di colpa per aver causato sofferenza in uno dei propri cari.

Si può ritenere, per esempio, che la propria madre abbia sofferto a causa della nostra nascita o che i propri figli soffrano a causa della nostra carriera o del divorzio. Il dolore in questa zona può essere collegato anche a un sentimento di svalutazione in seguito a un mutamento nel proprio corpo come può essere, per esempio, l’ablazione dei seni in una donna.

Ho vissuto una situazione che mi ha portato a svalutare me stesso?

Mi sono caricato della sofferenza e della disperazione di una persona che mi è cara (padre, madre, moglie, figlio ecc.)?

→ Dolore alla settima vertebra dorsale (centro cardiaco): esprime sovente la mancanza di un sostegno affettivo, la solitudine, il dispiacere o la difficoltà a comunicare i propri sentimenti. Non ci si sente riconosciuti, né sostenuti affettivamente e possiamo aver paura di venire abbandonati.

Mi sento forse solo, incompreso o abbandonato dalla persona da cui mi aspetto amore?

Potrà un’altra persona accogliermi nel mio bisogno di ascolto e di tenerezza?

→ Dolore alla settima vertebra dorsale e al diaframma:

È possibile che mi senta incompreso o abbandonato e che, allo stesso tempo, mi senta incapace di parlarne con chicchessia?

→ Dolore nella regione dorsale che si irradia fino al cuore: 

Ho paura di essere abbandonato un’altra volta?

Provo un senso di impotenza di fronte alla sofferenza di un essere caro?

→ Dolore di tutta la regione dorsale: è sovente legato a una svalutazione globale in cui si sente di non avere la forza di fronteggiare ciò che si sta vivendo.

La vita mi appare come un fardello da portare?

  • VERTEBRE LOMBARI:la regione lombare ha a che fare con il sostegno finanziario, la sicurezza materiale. È in questa zona che troviamo l’ernia discale, che può essere accompagnata anche da sciatica. La paura di non avere denaro può generare timore per quello che potrebbe accadere se ci si ritrovasse senza lavoro o senza introiti. Vedi Ernia discale alla voce Disco intervertebrale. 

→ Dolore nella regione lombare: vedi Lombalgia.

Vivo uno stato di ansia per le mie necessità finanziarie?

Nutro timori nei confronti di un cambiamento (auto nuova, casa nuova, impiego nuovo), di non farcela finanziariamente?

→ Articolazione lombo-sacrale: il rachide lombare è formato da cinque vertebre. La quinta vertebra lombare (L5) e la prima sacrale (S1) formano quella che viene chiamata «articolazione lombo-sacrale». È molto importante perché vi si incontrano i nervi sciatico e crurale che si irradiano negli arti inferiori.

Dolori alla quinta lombare possono avere a che fare con ansie sul piano finanziario. Ci può essere un’equazione del tipo «soldi = conflitti» che può spingere da una parte a bloccare l’energia e dall’altra a temere di non avere soldi. La prima vertebra sacrale (S1) riguarda i rapporti di coppia. Di conseguenza, dolori all’articolazione lombo-sacrale hanno a che fare con preoccupazioni di ordine finanziario all’interno della coppia.

Una partecipante ai miei seminari mi chiese informazioni in merito ai dolori in questa zona. Le chiesi se era preoccupata per questioni finanziarie all’interno della sua relazione. Mi rispose: «In effetti, sono in ansia per il modo in cui mio marito gestisce il denaro. Non sembra preoccuparsi che ci indebitiamo mentre, per quanto mi riguarda, la cosa mi destabilizza».

Un’altra partecipante aveva una cisti sebacea all’altezza della quinta lombare, oltre ad aver già avuto il disco di questa vertebra bloccato. Parlando con lei, scoprii che pensava a quanto le sarebbe piaciuto aver più tempo per fare ciò di cui aveva voglia ma, siccome doveva lavorare per guadagnare i soldi di cui aveva bisogno, non le restava abbastanza tempo e questo le creava un senso di frustrazione.

Mi confronto con conflitti relazionali legati ai soldi?

Ho paura di non avere i mezzi per concedermi ciò che sogno (per esempio una casa) o per fare ciò di cui ho voglia (cambiare lavoro)?

  • VERTEBRE SACRALI: la regione sacrale è unita alle ossa iliache che formano il bacino. Protegge gli organi riproduttori della vita. È nella zona del centro sacrale (situato tra il pube e l’ombelico) che risiede l’energia più forte del nostro corpo. I problemi che riguardano questa zona nella maggior parte dei casi sono legati a una svalutazione sul piano sessuale. In una donna i dolori si manifestano durante il ciclo mestruale. Si tratta di una disistima della propria libido o delle proprie prestazioni sessuali, oppure per non essere in grado di avere un bambino. Vedi Osso sacro.
  • VERTEBRE COCCIGEE:vedi Coccige.

SCHIZOFRENIA: vedi Malattie Mentali.

SCIATICA: vedi Nervo sciatico.

SCLERODERMIA: caratterizzata da indurimento della pelle e perdita della mobilità osteoarticolare e muscolare. La persona colpita è talvolta molto dura verso se stessa o verso un membro del suo ambiente. Tende a svalutarsi totalmente, giungendo anche a detestarsi. È possibile che abbia conosciuto la violenza e che la faccia subire a chi le vive accanto.

Una mia paziente soffriva di sclerodermia. Di indole chiusa, la donna era molto esigente nei confronti di se stessa e di conseguenza nei confronti dei suoi famigliari. Non riusciva a perdonarsi la violenza che aveva fatto subire a suo figlio. Era pervasa da una profonda rabbia interiore di cui non sapeva come liberarsi. Dopo aver seguito il mio seminario «Liberazione della memoria emozionale» la donna capì l’origine della sua rabbia, riuscì finalmente a liberarsene e a perdonarsi. Mi si avvicinò in lacrime e mi disse: «Sono riuscita a mangiare una banana!» Da oltre un anno non riusciva più a ingoiare cibi solidi. Sei mesi dopo il seminario era in grado di mangiare normalmente, muoversi liberamente e persino ballare. Aveva inoltre recuperato completamente la mobilità delle mani, che all’inizio della terapia non riusciva quasi più a usare. Era diventata più indulgente e più tollerante nei confronti di se stessa e degli altri.

È possibile che io sia animato da rabbia nei confronti di uno dei miei famigliari?

Ho avuto momenti di violenza che non riesco a perdonarmi?

Mi sono forse indurito nei confronti degli altri e della vita?

SCLEROSI A PLACCHE: affezione degenerativa che si manifesta con lesioni cutanee, sottocutanee, osteoarticolari, muscolari, digestive, respiratorie e renali. Si parla spesso di attacchi di sclerosi a placche. È importante non confondere i sintomi e la malattia. È infatti possibile averne i sintomi senza per questo avere sviluppato la malattia. Questi equivalgono a un allarme, ed è chiaro che se l’allarme viene ignorato i sintomi potranno portare alla malattia.

La sclerosi a placche è molto legata a un senso di svalutazione di sé che si tenta di sfidare. Si vuole cercare di mostrare agli altri ciò di cui si è capaci, anche a scapito del rispetto del proprio corpo. Può inoltre accadere che ci si spinga fino all’esaurimento, se questo serve a raggiungere l’obiettivo che ci si è prefissati. È allora che compaiono i primi segnali di allarme (sintomi) che spesso si manifestano con formicolii e con una sensazione di intorpidimento delle mani o delle gambe. Si può inoltre verificare una perdita di sensibilità che porta a non sentire più né il caldo né il freddo. Il tutto può anche manifestarsi inizialmente (o evolvere) con una nevrite ottica.

Le persone colpite dai sintomi di sclerosi a placche possono arrivare a sfidare la diagnosi del medico e a volergli dimostrare che ha torto, che tutto andrà per il meglio e che se la caveranno. Queste persone si trovano così a dovere fronteggiare una parte di loro che cerca di rassicurarsi dicendosi: «Riesco ancora a fare questo e quest’altro…» e un’altra parte che vive nell’angoscia che la malattia evolva.

Ignorano che quell’angoscia segreta avrà il duplice effetto di intensificare i sintomi e di condurli verso la malattia. E questo perché noi tutti tendiamo a ingigantire quello che ci preoccupa. Non sarebbe forse più saggio ascoltare quello che i sintomi provano a dirci, invece di nutrire la paura della malattia?

Ho la sensazione che non ce la farò mai a … piacergli, essere riconosciuto, essere accettato, essere alla sua altezza ecc.?

Mi spingo di continuo al limite di quello che il mio corpo può sopportare per provare agli altri e a me stesso che posso farcela?

Temo la sconfitta al punto da andare di continuo oltre i limiti del mio corpo per avere successo e ottenere i risultati che mi sono prefissato?

Ho fatto il vaccino contro l’epatite B? (Vedi Malattie autoimmuni.)

 Sclerosi a placche del bacino o degli organi genitali: Claire soffre di sclerosi a placche al bacino, agli organi genitali e alle gambe. Si è sposata tardi, suo marito presenta problemi di erezione. All’inizio, cerca di convincerlo ad andare da un medico per risolvere il problema. I mesi passano e Claire è sempre più preoccupata di non poter rimanere incinta.
La sua famiglia non era d’accordo che sposasse quell’uomo, ma lei lo desiderava a ogni costo. Così, nonostante la mancanza di sessualità nella loro vita di coppia, persiste a volere che il suo matrimonio continui a funzionare per dimostrare di aver fatto bene a sposarsi. Vuole anche convincere se stessa che ce la può fare, che il problema è risolvibile, mentre un’altra parte di sé soffre e prova un profondo senso di svalutazione della propria femminilità, poiché non ha una vita sessuale come le sue amiche e non può avere figli.

Per guarire, Claire doveva smettere di voler dimostrare alla famiglia che aveva fatto bene a sposare quell’uomo e accettare l’evidenza dell’omosessualità del marito che né lui né lei volevano riconoscere.

Claire stava vivendo quello che molte donne vivono o hanno vissuto. Alcuni uomini attratti dai ragazzini a volte temono di essere omosessuali o di causare dolore alla famiglia rivelando la loro omosessualità. Per negare questa attrazione a loro stessi e agli altri possono spingersi a intraprendere una relazione eterosessuale. In genere si tratta di uomini molto premurosi con la loro compagna, cosa che fa sì che queste non possano non amarli. Il problema si pone a livello sessuale, poiché questi uomini non provano praticamente alcun desiderio per la loro partner, che vedono più come una sorella o un’amica. Non è raro che queste coppie adottino dei bambini per ovviare alle carenze della relazione sessuale che impedisce l’arrivo di un figlio. Le donne colmano allora il loro bisogno d’affetto con i figli.

Che cosa avrei voluto sperimentare nella mia relazione di coppia o nella mia sessualità che invece ho vissuto con un profondo senso di svilimento?

SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA o MALATTIA DI CHARCOT o ancora MORBO DI LOU GEHRIG: affezioni nelle quali i nervi che controllano l’attività muscolare sono colpiti da degenerazione a livello dell’encefalo e del midollo spinale causando un indebolimento e un’atrofia dei muscoli che permettono di camminare e di respirare. Nella maggior parte dei soggetti colpiti la malattia si manifesta inizialmente con un indebolimento delle mani e delle braccia, per poi evolvere in un’atrofia muscolare.

Per questa malattia bisognerebbe investigare se, prima che si sviluppasse (ambito psicosomatico), la persona colpita non si era trovata a vivere un senso di impotenza e di scoraggiamento. Potrebbe trattarsi di un’impotenza nel far riconoscere il proprio operato o nel difendere le proprie posizioni, situazioni che possono indurre la persona a pensare: «A che pro tentare, tanto non ci riuscirò mai!»

Ho vissuto forse un profondo senso d’impotenza nel difendere ciò su cui avevo speso anni di lavoro?

Ho vissuto un profondo senso di scoraggiamento verso ciò che considero un fallimento?

Si aggiunga che, in una persona immunodepressa, la malattia può essere conseguente a una vaccinazione. Vedi Miopatie e Malattie autoimmuni.

SCOLIOSI: deviazione laterale della colonna vertebrale che può derivare dalla difficoltà di vivere stando diritti, sia perché ci si piega davanti a un’autorità sia perché ci si svaluta completamente.

Ho l’impressione che qualunque cosa io dica o faccia, l’altro (mio padre, mia madre, il mio coniuge) mi soverchierà sempre?

SCREPOLATURE: crepe o piccoli tagli della pelle che si osservano principalmente a livello delle labbra, delle mani e del seno. Alle mani e alle labbra possono essere dovute a un’esposizione a basse temperature.

Se la temperatura non è tra le cause, possono esprimere un sentimento di solitudine:

→ Alle mani, in ciò che si fa.

→ Alle labbra, in ciò che riguarda i bisogni affettivi.

→ Al seno:

È possibile che abbia la sensazione di occuparmi molto del mio bebè o della mia famiglia e di non avere sufficiente tempo per occuparmi di me stessa, o nessuno che si occupi di me?

SECCHEZZA VAGINALE: vedi Ghiandole di Bartolino.

SECREZIONE SIERO-MUCOSA: una secrezione acquosa chiara non purulenta dal naso o nella gola può esprimere una tristezza di cui non riusciamo a liberarci.

Qual è la tristezza di cui non parlo?

→ Secrezione nasale chiara al risveglio: può essere molto simile a un’allergia.

Sono triste perché quando mi sveglio non vedo più la persona che amavo?

→ Secrezione di liquido siero-mucoso nella gola:

Provo tristezza perché non posso rivelare un segreto o condividere quello che sto vivendo?

Mi dico: «Se si venisse a sapere, farebbe soffrire troppe persone…»

SENI PARANASALI: cavità situate nel massiccio osseo del viso che vengono riempite d’aria e comunicano con le fosse nasali. Ogni giorno circa 20.000 litri d’aria passano attraverso il naso. I seni paranasali hanno diverse funzioni:

– Filtrare l’aria respirata, umidificarla e riscaldarla prima che penetri nei polmoni.

– Drenare nelle fosse nasali particelle di polvere, pollini, virus, batteri, funghi ecc.

– Contribuire alla funzione olfattiva.

→ Sinusite: infiammazione dei seni facciali. Una sinusite può essere accomapagnata da un raffreddore (vedi Raffreddore). Se indipendente dal raffreddore, può essere collegata a una situazione o a una persona che non riusciamo più a sopportare. Ciò viene espresso con frasi del tipo: «In lui c’è qualcosa che mi puzza», o: «A naso, non mi piace».

Qual è la situazione o la persona che non posso sopportare?

Irène soffriva di sinusite da oltre sei mesi. Dopo la morte del marito aveva accettato la proposta della sorella di condividere con lei un appartamento all’interno di un complesso residenziale per persone anziane. Quando Irène era giovane sua sorella Olivia, di dodici anni più vecchia, aveva svolto il ruolo di madre. Ora che si ritrovavano nuovamente insieme, Olivia aveva riassunto quel ruolo continuando a dire a Irène come doveva comportarsi. A Irène la situazione «puzzava», ma pur provando irritazione e collera si sentiva incapace di lasciarla. Le ho suggerito allora di discutere francamente con la sorella del disagio che provava. Ha capito ed entrambe hanno trovato nuove soluzioni. La sinusite di Irène è guarita.

SENO (in una donna):il seno è costituito da gruppi di ghiandole alloggiate nel tessuto adiposo. I seni rappresentano la maternità, il nido e l’affettività.

In una donna destrimane il seno sinistro rappresenta l’aspetto materno dal momento che, quando prende in braccio il neonato, lo adagia nell’incavo del braccio sinistro in modo da poter usare il braccio destro per dargli il biberon o per accarezzarlo. La testa del bambino è dunque in contatto con il seno sinistro della madre. Nella donna mancina vale il contrario. Dunque il seno sinistro per la destrimane e il seno destro per la mancina rappresentano l’aspetto materno, vale a dire i rapporti che si intrattengono con coloro che si accudiscono maternamente o di cui ci si prende cura in qualche modo. Sono chiaramente i figli, ma possono essere anche un allievo, un nipote o persino il padre o la madre, se di loro ci si prende cura come se fossero dei bambini.

Quando una destrimane tiene una persona sul cuore, le appoggia la testa sulla spalla destra: il seno in contatto con la persona è il destro, per una mancina è il contrario. Dunque il seno destro per una destrimane e il seno sinistro per una mancina riguardano il lato affettivo, cioè coloro che ci stanno a cuore.

Una forte emozione legata a un dolore di separazione dal proprio partner può attaccare il seno destro (il lato affettivo di una destrimane). Tuttavia, se questa emozione è in risonanza con un dolore d’abbandono vissuto nell’infanzia (la persona ha operato un transfert sostituendo il coniuge al genitore), sarà solamente un seno a essere colpito, quello sinistro.

Una situazione simile in una mancina colpirà il suo seno destro. Se sono colpiti entrambi i seni significa che l’emozione riguarda sia l’aspetto affettivo sia quello materno.

Per qualsiasi affezione al seno sarà dunque necessario tener conto se si tratta del destro o del sinistro, a seconda che la persona sia destrimane o mancina, o di entrambi i seni. Per capirlo, è meglio non fidarsi troppo dell’uso della mano impiegata per scrivere: diverse persone credono di essere destrimani mentre sono mancine. Questo si spiega con il fatto che i mancini sono sovente ambidestri. Alcuni bambini mancini si sono conformati al modello del genitore o del professore destrimane per imparare a scrivere, e ciò li ha indotti a ritenere di essere destrimani. Eppure questi bambini tengono le carte con la mano destra in modo da utilizzare la sinistra per manipolarle, oppure applaudono colpendo il palmo della mano destra con la sinistra. Per quel che riguarda il seno, la cosa migliore è chiedere alla paziente come tiene un neonato. Sarà così possibile sapere se è destrimane o mancina, per lo meno riguardo al suo aspetto materno e al suo aspetto affettivo.

→ Ascesso al seno: un ascesso al seno sinistro in una destrimane può denotare frustrazione o collera nei confronti di un figlio o di ciò che riguarda un figlio.

Provo forse collera o frustrazione nei confronti di uno dei miei figli o di una situazione riguardante mio figlio o i miei figli?

Un ascesso al seno destro di una destrimane può esprimere delusione o collera nei confronti di una persona con cui intrattiene una relazione affettiva.

Provo collera o delusione nei confronti di una persona affettivamente molto vicina a me?

In una donna mancina, tutto risulta invertito.

→ Dolore ai seni:

Ho paura di lasciare andare o di perdere mio figlio o la persona che amo?

→ Prurito ai seni:

Provo impazienza nei confronti di mio figlio o della persona che amo?

→ Eczema ai seni:

Ho la sensazione che cerchino di allontanarmi da mio figlio o di allontanare lui da me? Mi sento rifiutata da mio figlio?

→ Cistosarcoma o tumefazione della mammella: tumore del tessuto connettivo, equivalente a un tessuto cicatriziale.

Porto sul petto o tra i seni la cicatrice della ferita del bambino o dell’essere amato che ho perso?

→ Adenofibroma: piccola massa indolore rotonda che si sviluppa a danno del tessuto ghiandolare e che nel corso del suo sviluppo è accompagnata da un abbondante tessuto fibroso. L’adenofibroma equivale a una ferita affettiva.

Ho vissuto una ferita da rifiuto, da abbandono o da tradimento da parte dell’uomo che amo, di mio figlio o di una persona cara?

→ Lipoma: tumore benigno costituito da tessuto adiposo. I lipomi al seno esprimono sovente un senso di svalutazione estetica legata ai propri seni.

È possibile che mi svaluti esteticamente perché i miei seni sono troppo piccoli, troppo grossi, o flaccidi, o perché sono pieni di smagliature?

→ Neurinomi: piccoli tumori benigni (a grappolo d’uva) localizzati a livello delle terminazioni nervose. Esprimono un’avversione a essere toccate o palpate.

Ho vissuto forti emozioni collegate a toccamenti incestuosi o irrispettosi del mio corpo?

→ Ciste al seno: le cisti hanno la proprietà di aumentare la funzione dell’organo in cui si sviluppano. Nel seno, possono esprimere il rimpianto di non avere avuto figli a cui dare la poppata, oppure un senso d’impotenza nel consolare una persona cara (lasciarle appoggiare la testa sul nostro petto). Potrebbe trattarsi di un fratello che ha appena perduto la moglie, della madre in cura per un cancro al seno o di un proprio allievo. Si vorrebbe prendere questa persona e stringerla al cuore, ma si è trattenuti da una sorta di pudore.

Prima che apparisse la ciste o le cisti come vivevo il mio bisogno di accudire?

Sono stata profondamente colpita dalla sofferenza di uno dei miei famigliari che non sapevo come aiutare?

→ Mastite: infiammazione del tessuto mammario.

Se si manifesta in un’adolescente o in una donna che non allatta:

Provo collera nei confronti di uno dei miei famigliari che tende ad accudirmi troppo o a iperproteggermi?

Se si manifesta quando la donna allatta il bambino:

Che cosa della mia maternità mi fa vivere un senso di frustrazione o di collera?

È forse lo scarso sostengo del mio coniuge?

Sono forse gli innumerevoli buoni consigli elargiti da chi crede di sapere meglio di me come devo prendermi cura del mio bambino?

→ Microcalcificazioni al seno: piccoli noduli calcificati successivi a shock o a sconvolgimenti che ci inducono a indurirci per proteggerci dalla sofferenza.

Jacqueline ha delle microcalcificazioni in entrambi i seni. Le faccio alcune domande per sapere se ha vissuto una situazione dolorosa riguardo a uno dei suoi figli che l’ha indotta a indossare una corazza per proteggersi dalla sofferenza. Mi racconta che anni prima aveva avuto una bambina. La neonata piangeva molto e spesso, non riuscendo a calmarla, si rassegnava a sentirla piangere. Una notte in cui la piccola stava nuovamente piangendo, stava per alzarsi quando il marito, trattenendola, le disse: «Lascia, si calmerà». Lei aspettò un attimo e non sentendola effettivamente più, ritenne che si fosse addormentata. Al risveglio andò a vedere la piccina e la trovò morta nel lettino. Jacqueline si sentì molto colpevole, ripetendosi mille volte che avrebbe dovuto alzarsi. Ma era un discorso che faceva tra sé, perché in realtà non ne parlava con nessuno. Con il tempo iniziò a indurirsi sul piano materno e su quello affettivo. La durezza verso le persone care rispecchiava la durezza che aveva nei confronti di se stessa, dato che non si perdonava la morte della figlia.

Ho vissuto una situazione legata a un figlio o a una persona di cui mi prendevo cura che mi ha fortemente scossa, che mi sono tenuta dentro e che non riesco a perdonarmi o non riesco a perdonare a uno dei miei famigliari?

Può darsi che io mi sia indurita nell’affetto verso i figli o i miei famigliari per proteggermi dalla sofferenza?

 Produzione di latte al di fuori del periodo dell’allattamento: vedi Ipofisi.
→ Ptosi mammaria o seni cadenti:

È possibile che non mi senta all’altezza del mio ruolo di madre perché prendo troppo a cuore quello che vivono i miei figli?

Penso di mancare di fermezza nei confronti dei figli?

Mi dico: «Non ho abbastanza polso con i miei figli, fanno tutto quello che vogliono e non riesco a farmi ubbidire da loro?»

→ Smagliature al seno dopo la gravidanza: vedi Smagliature.

Ero pronta per quella gravidanza?

Sono rimasta delusa perché il mio partner non mi ha dato il sostegno che mi aspettavo durante la gravidanza o alla nascita di nostro figlio?

→ Cancro del seno o tumori maligni: vedi anche Tumore.

Adenocarcinoma: tumore di una ghiandola o di un tessuto ghiandolare che si forma nello strato epiteliale che riveste le pareti di un organo; da qui la doppia composizione del nome, «adeno», che indica un tessuto ghiandolare, e «carcinoma» che fa riferimento al tessuto epiteliale o «epitelio».

Questo tumore è attinente sia alle persone di cui ci si prende cura sia alle relazioni intrattenute con loro. Un adenocarcinoma rappresenta dunque shock, sconvolgimenti e sensi di colpa nei confronti di coloro di cui ci si occupa. Può inoltre rivelare un grande bisogno che gli altri si prendano cura di noi.Attraverso questo cancro si può voler dire: «Non vedete che soffro? Non vedete che ho bisogno anch’io di qualcuno che si occupi di me?»

Alcuni esempi: Léonie possiede uno chalet nei dintorni di uno splendido lago. Durante il periodo estivo è solita ospitare la nipotina. Questa le chiede se può trascorrere una settimana da lei portando una sua compagna. Léonie accetta con gioia.

Le due ragazze si divertono ad andare su e giù per il lago con il gommone. Un pomeriggio, uno yacht guidato ad alta velocità da un ragazzo spericolato sbanda e colpisce in pieno l’imbarcazione delle due ragazze. Julie, la nipote di Léonie, se la cava per un pelo, ma la sua amica muore sul colpo. Per Léonie è uno shock enorme di cui si sente responsabile. Si dice infatti: «Non avrei dovuto lasciarle andare sole sul lago!» Sei mesi dopo l’incidente Léonie scopre di avere una massa nel seno: si tratta di un adenocarcinoma.

Agnès è il motivo del matrimonio dei suoi genitori. Sua madre Gilberte, che non è felice in quella relazione, gliene attribuisce la colpa: «Se non fossi stata incinta di te non avrei mai sposato quell’uomo». Diventata adulta, Agnès si ritrova incinta senza essere sposata, proprio come sua madre. Si dice allora: «Non farò come mia madre, non darò la colpa di questa gravidanza al mio bambino». Sceglie dunque di non sposarsi e di allevare la figlia da sola. Diventata a sua volta adulta, la figlia le rimprovera di aver fatto una scelta che l’ha privata di un padre e arriva al punto di esigere da lei i soldi che avrebbe potuto ricevere dal padre se Agnès avesse accettato di fargli riconoscere la paternità. Questa storia la sconvolge profondamente. I rimproveri della figlia che adorava e per cui si era tanto prodigata erano come pugnalate. Pochi mesi dopo, Gilberte scopre di avere una massa nel seno: adenocarcinoma mammario.

Diane è destrimane e ha un adenocarcinoma al seno sinistro. Il cancro ha avuto inizio verso la fine del periodo di allattamento del secondo figlio. Quando viene da me ha già subito una mastectomia totale del seno con sedute di chemioterapia. Ora le viene prospettata la radioterapia ai linfonodi ascellari. La donna sceglie di cercare di comprendere la causa del suo tumore. In terapia mi parla del rapporto con la suocera molto invadente. Questa ha un solo figlio e i due nipotini, che sono tutta la sua vita. Quando uno di loro si ammala lei si precipita e se ne occupa come se Diane fosse un’incapace. Si prodiga in manifestazioni d’affetto, risponde a ogni loro desiderio e fa loro molti regali, facendo sì che questi non diano più ascolto alla madre, si rifiutino di mangiare e vogliano solo la nonna. La situazione diventa insopportabile per Diane, che cerca di parlarne al marito, ma lui non capisce quale sia il problema: «I miei genitori sono vecchi, sono soli, hanno solo noi e i loro nipotini. Come faccio a dirgli di non venire più a casa nostra?»

Diane si sente del tutto incompresa e per nulla appoggiata dal marito. Nel corso della sua malattia le accade di pensare: «Farebbe comodo a tutti se morissi…»

Le chiedo: «Diane, hai forse la sensazione che tua suocera ti ha portato via i figli?» Lei scoppia a piangere. Ecco dov’era il dolore, lo provava ma non sapeva come esprimerlo. La suocera non era consapevole di quello che le stava facendo: era convinta di agire solo per il bene dei nipotini e non si rendeva conto di quello che provava la nuora. Diane doveva smettere di aspettarsi l’approvazione degli altri per far rispettare il suo ruolo di madre. Ora che era consapevole di quello che le faceva male, era in grado di verbalizzarlo in modo che il marito potesse capirla e la suocera le lasciasse il suo ruolo di madre, ricordando magari anche ai figli di fare altrettanto.

Ho forse vissuto una situazione che mi ha profondamente turbato o ferito riguardo a un figlio o a una persona che accudivo come un figlio?

Carcinoma canalare:tumore del tipo carcinoma che colpisce le cellule epiteliali dei dotti galattofori. Poiché colpisce l’epitelio (la pelle interna del nostro corpo), riguarda, proprio come la pelle, i contatti con gli altri.

In questo tipo di cancro è quasi sempre presente una storia lacerante di separazione che può determinare la sensazione di aver perso una parte di se stessi o una persona che rappresenta la propria fonte di affetto o addirittura la propria ragione di vita. In tal caso l’espressione tipica è: «Era l’uomo della mia vita, era la mia migliore amica, era colei che mi ha messo al mondo, era come se fosse mio figlio (parlando di un animale da compagnia)».

Questo tipo di cancro si riscontra pertanto dopo decessi, divorzi o separazioni dolorose. Se ciò riguarda la persona che ci è stata a cuore (il marito, la madre, l’amica, la sorella) il cancro colpirà il seno destro in una destrimane e quello sinistro in una mancina.

Se riguarda un figlio, o una persona o un animale che venivano considerati come figli, sarà il seno sinistro per la destrimane e il destro per la mancina.

Talvolta il decesso di una persona vicina, ancorché ben accettato, può risvegliare inconsapevolmente un dolore di separazione anteriore che non era stato guarito, vale a dire che le emozioni a esso legate non erano state liberate e il lutto non era dunque stato completato.

Un esempio: Caroline, destrimane, ha sviluppato un cancro al seno destro (carcinoma canalare) alcuni mesi dopo la morte del padre. Quando le ho fatto domande sui sentimenti che ha provato al momento del decesso, mi ha risposto: «Era ammalato ormai da tempo, ero quasi sollevata che avesse finito di soffrire. Non è stato uno shock per nessuno, tutta la famiglia se lo aspettava». In teoria, Caroline ha dunque vissuto bene la morte del padre. Come spiegare allora il tumore pochi mesi dopo il decesso?

Dieci anni prima Caroline aveva perso la madre a causa di un cancro. La separazione era stata molto dolorosa dato che non era ancora pronta a distaccarsi da lei. Caroline aveva provato un profondo dolore. Aveva perciò trasferito l’affetto che non poteva più dare alla madre sul padre, traendone consolazione. Quando il padre era morto, per lei era stato come perdere la madre per la seconda volta. È ciò che si chiama fenomeno di risonanza. Vedi Tumore.

Ho vissuto con difficoltà una separazione, un divorzio, un lutto o la perdita del mio animale da compagnia?

Ho la sensazione di aver perso una parte di me stesso?

La dipartita di questa persona mi riporta a un altro lutto, che non ho vissuto o non ho completato?

→ Melanoma al seno: vedi anche Melanoma maligno. Un melanoma al seno riguarda emozioni di vergogna (aver subito degli abusi) o di aggressione che hanno generato la sensazione di essere stati insozzati. Può anche essere legato a una sensazione di mutilazione, per esempio se si è subita una mastectomia totale.

Ho vissuto un abuso o una situazione che avrebbe potuto generare in me un senso di vergogna?

Mi sono forse sentita mutilata?

Seno in un uomo:nell’uomo o nell’adolescente i problemi al seno riguardano il rapporto con la madre o il proprio lato femminile (aspetto materno).

→ Dolore al seno:

Sono colpito da quello che sta vivendo mia madre, mia moglie o mio figlio?

L’uomo o l’adolescente possono rimanere colpiti dalla sofferenza della madre, che vorrebbero proteggere.

→ Tumore al seno: l’uomo colpito da un cancro al seno può aver vissuto conflitti irrisolti con la madre, che possono essersi amplificati con l’arrivo di un figlio. Se un uomo che ha vissuto un sentimento di rifiuto o di indifferenza da parte della madre cerca una compensazione stando molto vicino a suo figlio, e quest’ultimo riattiva in lui la ferita da rifiuto, può darsi che ciò intacchi la sua parte femminile e determini l’insorgere di un cancro al seno.

Un esempio: Franck ha sviluppato un cancro al seno a livello della mammella. Non ha mai avuto un buon rapporto con la madre. Già quando era bambino, la madre si dimostrava fredda e del tutto disinteressata a quello che gli accadeva. In terapia, mi dice: «Non è venuta al mio matrimonio…»

Quando è nato suo figlio per lui è stata una gioia immensa, e parlandomi dell’evento mi dice: «Quando abbiamo partorito…» Quel figlio l’aveva portato in grembo assieme alla moglie e gli aveva dato tutto quello che lui non aveva mai avuto. A ventisette anni il figlio si era trasferito all’estero. Un giorno gli aveva scritto una breve missiva per dirgli che si era sposato. Il fatto di non essere stato invitato al matrimonio aveva profondamente ferito Franck, ravvivando in lui la tristezza provata con la madre che non era stata presente alla sua cerimonia di nozze. Pochi mesi dopo scoprì un piccolo nodulo accanto alla mammella. Una biopsia gli confermò che si trattava di un cancro al seno.

L’ho aiutato a liberarsi delle emozioni relative a quell’evento e l’ho portato a capire che sua madre si era totalmente chiusa all’amore per non soffrire. Riguardo al figlio, che sapeva bene quale fosse la situazione finanziaria del padre, gli ho fatto notare come questi avesse voluto semplicemente evitare di metterlo in una situazione che gli avrebbe fatto spendere molti soldi. Franck aveva chiuso il proprio cuore al figlio esattamente come sua madre aveva fatto con lui. Lo capì. Chiamò dunque il figlio e sentì chiaramente quanto questi lo amasse. Poche settimane dopo la massa era scomparsa.

È possibile che io abbia vissuto forti emozioni nei riguardi di mia madre o di uno dei miei figli?

SESSUALITÀ: vedi Anorgasmia, Eiaculazione precoce, Impotenza ecc.

SESTA MALATTIA: caratterizzata da febbre, manifestazioni di irritabilità, irritazione della faringe, aumento dei linfonodi della testa e del collo, seguita da eruzioni sul busto, il viso e gli arti dei bambini piccoli.

È possibile che il bambino abbia provato rabbia perché si è sentito separato dalla madre in un momento in cui avrebbe avuto bisogno di lei per essere rassicurato?

Certe persone pensano che i neonati e i bambini piccoli non provino emozioni di rabbia. Niente di più falso.

Mi ricordo di una mamma che aveva assistito a una delle mie conferenze. Siccome allattava il suo bambino, aveva prima di tutto chiesto il permesso di portarlo con sé. Nel corso della conferenza venne a ringraziarmi per averla accettata. Notai che la sua bambina aveva i bordi delle palpebre incollate da un’infezione purulenta a un occhio. La madre mi disse che la bambina aveva preso freddo e che questo le aveva causato l’infezione. Le chiesi allora se la piccola (che aveva circa due mesi) aveva visto qualcosa che avesse potuto farle provare rabbia. La madre fu stupita dalla mia domanda. Le tornò in mente tuttavia un episodio accaduto prima che la bambina sviluppasse l’infezione: l’aveva appoggiata su una sdraietta e, facendo un falso movimento, l’aveva quasi fatta cadere, riprendendola per un pelo. Le chiesi se era possibile che la piccola avesse provato un’emozione di rabbia nei suoi riguardi, nel momento in cui l’aveva fatta cadere, come: «Quanto sei maldestra, avresti potuto ferirmi facendomi cadere!» La madre lo ritenne possibile. Rivolgendosi alla figlia, le disse: «La tua mamma sarà più prudente con te la prossima volta». Alla fine della conferenza la bambina aveva entrambi gli occhi spalancati.

Quando aiutiamo i nostri figli a capire quello che succede, è sorprendente osservare come recuperano rapidamente. I bambini sono come la cera molle, la loro comprensione non è ostacolata dagli strati spessi della mente. Più passano gli anni e più, se non siamo consapevoli di quello che accade in noi, accumuliamo strati della nostra mente.

SETTICEMIA o AVVELENAMENTO DEL SANGUE: contaminazione del sangue attraverso batteri causata da un focolaio di infezione o dalla rottura di un organo (contenente batteri, come l’intestino) e accompagnata da febbre alta, brividi e tachicardia. La rottura dell’appendice può determinare per esempio una peritonite e una setticemia. Nella setticemia sarà importante tener conto del focolaio che l’ha generata, mentre nella peritonite si potrà investigare se la persona ha provato una forma di ribellione verso qualcuno del suo ambiente che le avvelenava l’esistenza con aspettative o richieste.

Ho la sensazione che una persona o una situazione mi avveleni l’esistenza?

Mi ripeto di frequente: «Mi faccio il sangue cattivo»?

SHIGELLOSI: vedi Dissenteria.

SHOCK ANAFILATTICO: insieme di sintomi (forte calo della pressione arteriosa, difficoltà a respirare, angoscia, vertigini, vomito…) in seguito all’immissione nell’organismo di una sostanza che ci viene somministrata in dosi eccessive, come per esempio una soluzione di glucosio se si è diabetici o di una proteina alla quale siamo allergici perché già resi sensibili in occasione di un precedente contatto (per esempio il richiamo di un vaccino ecc.). Uno shock anafilattico può risultare mortale e per questo richiede un intervento d’urgenza.

Mi è stato somministrato un farmaco o un vaccino che avrebbe sollecitato il mio organismo al di là delle sue capacità di adattamento?

SIERO-MUCOSO (LIQUIDO):vedi Secrezione siero-mucosa.

SIFILIDE: vedi Malattie sessualmente trasmissibili.
SINDROME CEREBELLARE: insieme di sintomi che colpiscono il funzionamento organico del cervello più che il suo funzionamento psichico. I sintomi vanno dal lieve stato confusionale al coma passando per stati di stupore, agitazione, disorientamento, disturbi della memoria, idee deliranti o squilibri del metabolismo. Il più delle volte la sindrome colpisce le persone che hanno la sensazione di aver perso il controllo della loro vita.

posizione eretta. Sindrome cerebellare statica: comporta una certa difficoltà nel mantenere la

Mi sento così travolto dagli eventi da non sapere più nemmeno a che punto sono della mia vita e che cosa devo fare?

Ho la sensazione di subire più che padroneggiare gli eventi della mia vita?

→ Sindrome cerebellare cinetica: comporta una certa difficoltà nell’effettuare movimenti alternati. È dovuta a una lesione degli emisferi cerebellari.

È possibile che abbia annullato il mio lato emotivo privilegiando il lato razionale tanto da non sapere più quello che sento e come ritrovare l’equilibrio?

Ho la sensazione di non sapere più se devo ascoltare il mio cuore o la mia testa e di non sapere nemmeno come fare?

SINDROME DEL TUNNEL CARPALE: lesione che colpisce la mano e il polso dovuta a una compressione del nervo mediano. Il nervo mediano è uno dei tre nervi principali della mano e contribuisce alla sensibilità del pollice, dell’indice, del dito medio e della metà esterna dell’anulare. Partecipa inoltre alla motricità dei piccoli muscoli del pollice.

Il nervo mediano attraversa, a livello del polso, un tunnel chiamato per l’appunto «tunnel carpale». Qualunque modifica a ciò che si trova all’interno di questo tunnel viene avvertita a livello del nervo mediano e determina una sensazione di intorpidimento, formicolii e dolori al pollice, all’indice, al dito medio e all’anulare, sintomi che si manifestano o si aggravano in particolar modo di notte.

La sindrome può essere determinata da un insieme di sensazioni, come il senso di impotenza che si avverte quando si sta aiutando o si vorrebbe aiutare qualcuno (polso, mano). Il dolore al pollice può riguardare la pressione che si fa sulla persona aiutata. L’intorpidimento può indicare che una parte di sé vorrebbe potersi staccare (rendersi insensibile) dalla sofferenza della persona aiutata, mentre i formicolii corrispondono all’esasperazione (saturazione) che si prova davanti alla sua inattività.

Possono inoltre essere presenti sia il desiderio di porre fine a quella relazione d’aiuto sia un senso di colpa per aver smesso di aiutare quella persona, come se la si fosse abbandonata.

Provo forse un senso d’impotenza che mi induce a fare pressione sulla persona che vorrei aiutare?

È possibile che stia vivendo una situazione d’aiuto che non riesco più a sopportare e da cui vorrei sottrarmi, ma non so come fare perché mi sembrerebbe di essere senza cuore?

Per guarire è necessario accettare la propria impotenza, aver fiducia nella persona amata, accettare il fatto che probabilmente lei ha bisogno di superare quella tappa o quella prova del suo cammino di evoluzione. Accettare anche che forse non si è la persona adatta per aiutarla. Se in quella relazione d’aiuto non ci sta più bene, si può scrivere una lettera alla persona in questione spiegando quali erano le motivazioni che ci avevano spinto a starle accanto, quello che si sta vivendo ora al riguardo e comunicare la propria decisione di porre fine al rapporto. Una lettera ha il vantaggio di mettere un certo distacco con la persona in questione ed evitare così di trovarsi a dover fronteggiare una lotta di potere.

→ Dolore al nervo mediano: 

Ho la sensazione di non sapere come fare ad aiutare le persone che amo?

Per esempio, vedo che il mio coniuge si ubriaca, mio figlio si droga, oppure che mia figlia ha difficoltà a scuola o che mia sorella ha un rapporto di coppia che la rende infelice. Non so quali parole usare o cosa potrei fare per essere d’aiuto a questa persona, e vivo un grande senso di impotenza e allo stesso tempo di esasperazione nel vederla sprofondare nella sofferenza.

SINDROME DI CUSHING: vedi Ghiandole surrenali.

SINDROME DI GUILLAIN-BARRÉ:malattia che colpisce i nervi periferici dell’organismo. Caratterizzata principalmente da parestesie (formicolio e disturbi della sensibilità) che di solito iniziano dagli arti inferiori per salire a quelli superiori. Ne consegue una debolezza muscolare che può evolvere verso la paralisi. La sindrome può manifestarsi in maniera sporadica o prodursi poco dopo una vaccinazione. Alcuni vaccini presentano questo rischio. La gravità può variare in modo considerevole, da un caso di media entità a una malattia molto grave e invalidante. Vedi Malattie autoimmuni.

Prima della comparsa dei primi segni di debolezza muscolare:

Ho fatto un vaccino?

Ho presentito un pericolo di fronte a cui perdevo tutte le mie capacità?

SINDROME DI KAPOSI: malattia della pelle caratterizzata dalla presenza di tumori cutanei maligni, sovente riscontrati nei casi di AIDS. Questi piccoli tumori appaiono inizialmente come noduli di colore rosso porpora sulle gambe, sulle braccia, sulle natiche e sul viso. Esprimono per lo più un senso di vergogna.

Mi vergogno di avere l’AIDS?

Mi vergogno di come ho vissuto la mia sessualità?

SINDROME DI TOURETTE: affezione neurologica che si esprime attraverso varie manifestazioni, tra cui disturbi compulsivi e ossessivi, tic verbali e motori (spasmi muscolari) che colpiscono il viso con smorfie e contrazioni incontrollate.

Che cosa mi crea una tensione interiore così forte?

C’è forse qualcosa che mi rimprovero e che mi impedisce di trovare la pace interiore?

SINDROME PREMESTRUALE: insieme di disturbi fisici ed emotivi che compaiono nella donna una o due settimane prima delle mestruazioni. Colpiscono in particolar modo le donne che non si sentono comprese dal loro compagno o dal coniuge.Nel mondo animale la femmina avverte istintivamente il bisogno che sia il maschio a occuparsi di lei nel periodo del calore, e in seguito che sia lui a procurare il cibo e a proteggerla. Solo così lei potrà dedicarsi senza altre preoccupazioni al buon esito della gravidanza. Lo stesso accade nella donna. A un certo punto del ciclo mestruale diventa più sensibile, più vulnerabile, e in quei momenti avverte un maggior bisogno di essere capita dal partner. Se ne riceve le attenzioni, va tutto bene. In caso contrario, può diventare irritabile ed emotiva.

Ho l’appoggio e la comprensione dell’uomo che amo?

SINDROME SAPHO: insieme di patologie che colpiscono in particolar modo le ossa del torace, della colonna vetebrale o del bacino con o senza lesioni cutanee.

Queste patologie sono raggruppate nell’acronimo SAPHO: S per Sinovite, A per Acne, P per Pustolosi, H per Iperostosi e O per Osteite. Non sono necessariamente presenti allo stesso tempo. Alcune persone presentano solo le affezioni delle ossa. L’iperostosi (crescita eccessiva di una o più ossa con ispessimento ed eventuale deformazione) è tuttavia un buon indizio della sindrome SAPHO. Vedi anche Torace.

Prima di sviluppare questa sindrome sentivo forse il bisogno di proteggermi dagli altri (perché dubitavo delle mie azioni o non mi accettavo), in particolar modo riguardo alle critiche altrui nei miei confronti?

SINDROME VESTIBOLARE: vedi Sistema vestibolare.

SINGHIOZZO: vedi Diaframma.

SINOVIALE: le articolazioni sono avvolte da una spessa capsula fibrosa che le isola dai tessuti circostanti. La sinoviale è la sottile membrana che riveste la capsula. Ha la funzione di secernere il liquido sinoviale che permette di nutrire e lubrificare l’articolazione.

→ Liquido sinoviale o sinovia: fluido limpido, denso, simile all’albume, che ha la funzione di lubrificare l’articolazione, assorbire i colpi, fornire ossigeno e nutrimento alle condrociti (cellule della cartilagine) ed eliminare gli scarti del metabolismo da queste cellule. Potrebbe essere definito un lubrificante affettivo. Quanto più si è indulgenti con se stessi e con gli altri, tanto più questo liquido sarà presente e armonioso. Al contrario, più si manca d’indulgenza nei confronti di se stessi o degli altri più il proprio cuore si inaridisce e più il liquido nelle articolazioni potrà mancare. Il liquido sinoviale riguarda anche il rispetto di sé. Se ci si impone qualcosa per piacere agli altri o non ci si rispetta, si può essere carenti di questo lubrificante affettivo.

 Gomito che scricchiola: 

Tendo a strafare nel mio lavoro per compiacere chi mi circonda?

Manco forse di flessibilità nei confronti di certe persone in ambito lavorativo?

Manco forse di flessibilità di fronte ai cambiamenti della vita?

→ Ginocchio che scricchiola:

Cerco di uniformarmi alle aspettative degli altri tanto da dimenticare il rispetto di me stesso o dei miei bisogni?

Faccio fatica a sottostare a quello che mi viene richiesto?

 Polso che scricchiola:

Manco di flessibilità in quello che mi viene chiesto di fare?

Ho tendenza a essere poco indulgente verso me stesso in ciò che faccio?


→ Versamento del liquido sinoviale: il ginocchio, come tutte le articolazioni, è lubrificato dalla sinovia, liquido che secernono le cellule che rivestono l’articolazione. Se il liquido è presente in eccesso si verifica un rigonfiamento del ginocchio. In questo caso si dice comunemente: «Avere acqua nel ginocchio».

Ho la sensazione di passare la vita a subire azioni di mancanza di rispetto da parte delle persone del mio ambiente?

Una paziente era venuta da me per un consulto riguardante il ginocchio sinistro che si gonfiava e le faceva molto male. Al riguardo diceva: «Ho l’acqua nel ginocchio». Abbiamo ricostruito insieme quando il fatto era avvenuto per la prima volta e analizzato quello che stava vivendo in quel momento. Nella sua vita c’erano stati vari avvenimenti, ma prima che il ginocchio si gonfiasse ce n’era stato uno in particolare.

Lei e il marito erano partiti per andare in vacanza in un luogo poco frequentato dai turisti in quel periodo dell’anno. Pensavano di trovare prezzi più convenienti,e invece trovarono solo alberghi chiusi. Era quasi mezzanotte e ancora non sapevano dove alloggiare. Suo marito la lasciò nell’auto in un parcheggio dicendole che andava a cercare un bar per avere indicazioni sugli hotel aperti. Tornò tre ore dopo completamente ubriaco, incapace di mettersi al volante, tanto che quella notte dovettero dormire in macchina. Lei provò una rabbia enorme: suo marito non aveva minimamente tenuto conto della sua presenza. E non era la prima volta. Dentro di sé pensò: «Questa volta non ti perdonerò così facilmente».

→ Ciste sinoviale: piccola sacca contenente un liquido gelatinoso che si riscontra per lo più al polso (dorso o parte interna anteriore). Può essere molto piccola, a malapena visibile ma dolorosa quando si effettuano movimenti del polso, oppure voluminosa e antiestetica, ma indolore.

→ Ciste sinoviale al polso (piccola e dolorosa):

Ho paura di non essere sufficientemente adeguato in quello che faccio?

→ Ciste sinoviale al polso (voluminosa e indolore):

In uno studente:

Mi sento svilito perché prendo voti peggiori di altri famigliari e sento che avrei bisogno di maggior sostegno per riuscire ad averli migliori?

→ Sinovite: infiammazione della sinoviale caratterizzata dall’aumento del liquido sinoviale che fuoriesce dall’articolazione.

Ho forse provato rabbia per aver subito una mancanza di considerazione o di comprensione per la situazione che vivevo?

Ho provato un senso di ribellione o di rabbia perché mi si volevano imporre degli ordini?

SINUS PILONIDALE: vedi Ciste pilonidale alla voce Ciste.

SISTEMA IMMUNITARIO: insieme di cellule e di proteine che agiscono per proteggere l’organismo da agenti infettivi che possono nuocere alla salute. I problemi legati al sistema immunitario riguardano soprattutto la capacità di difendersi. Vedi Linfa e Milza.

Ho la sensazione di dover stare sempre in guardia e che mi si può colpire o ferire facilmente?

Ho la sensazione di non sapere come difendermi?

SISTEMA VESTIBOLARE: principale sistema sensoriale che governa la percezione del movimento e dell’orientamento in posizione eretta. È costituito dal labirinto posteriore (nell’orecchio interno), dal nervo vestibolare (vestibolococleare) e dai suoi nuclei encefalici. Riveste un ruolo fondamentale per l’equilibrio. Vedi anche Vertigini.

→ Infiammazione del nervo vestibolare o sindrome vestibolare: si manifesta attraversa diversi sintomi, tra cui vertigini, pallore, sudore, nausea, vomito, disturbi del tono muscolare e nistagmo (movimento oscillatorio involontario e irregolare del globo oculare).

È possibile che io stia facendo troppe cose, tanto che non so più dove battere la testa?

Sto forse vivendo un eccesso di emozioni?

SMAGLIATURE: segni cutanei dovuti all’assottigliamento e alla perdita di elasticità del derma. Le smagliature sono l’equivalente delle screpolature della pelle, che esprimono una tristezza, mentre la perdita di elasticità può esprimere una perdita di flessibilità, di malleabilità all’interno della relazione di coppia.

Ho la sensazione che mi manchino gesti teneri o manifestazioni d’affetto da parte della persona che amo?

È possibile che non apprezzi il mio corpo, che mi svaluti esteticamente e che tutto questo mi faccia provare una certa tristezza?

SOFFOCAMENTO: vedi anche Epiglottide.

 Soffocare parlando o mangiando: 

Che cosa è successo parlando di un’idea o di un alimento?

→ Sensazione di soffocamento: succede che il senso di soffocamento sia avvertito più come una sensazione sgradevole, come se qualcosa ci impedisse di respirare liberamente.

In occasione di un viaggio spirituale in India avevo ricevuto l’iniziazione di Bodhisattva in un monastero tibetano. Poco dopo il mio ritorno fui presa da una sensazione di soffocamento che durò due mesi. Cercavo di scoprirne l’origine ma non trovavo niente. Meditai sul problema e chiesi una risposta al mio superconscio. Un attimo dopo scoprii che ero io che mi soffocavo. Dal momento che avevo assunto degli impegni spirituali, ritenevo di dover essere perfetta. Compresi che il fatto di pronunciare un voto non ci dà la padronanza immediata di ciò per cui lo abbiamo fatto, e che è necessaria molta pratica prima di ottenerla. Capii quindi anche che avevo di fronte a me un lungo periodo di apprendistato. Mi concessi questo periodo e la sensazione di soffocamento scomparve. Inoltre, quando si domanda a se stessi di essere perfetti, si finisce per pretenderlo anche dagli altri, e questo può condurci a essere poco indulgenti, cosa che non va nella direzione di un cammino spirituale.

Che cosa mi soffoca?

Mi soffoco a voler agire in modo che tutto sia perfetto?

→ Tosse con sensazione di soffocamento: Dafne ha la tosse da mesi con sensazioni di soffocamento. Vuole molto bene al suo compagno, ma ogni volta che gli chiede qualcosa sembra che lui non la prenda in considerazione. Questo la addolora e la contraria, oltre a creare conflitti nella loro relazione. Dafne non sa più cosa fare, non può cambiare il suo compagno e non vuole lasciarlo, ma la situazione diventa per lei sempre più insostenibile.

Si libera dal senso di soffocamento quando comprende il legame con ciò che da bambina aveva depositato nella sua memoria emozionale: «Se non si risponde ai miei bisogni vuol dire che non sono amata». Nella sua vita aveva molta paura di domandare e, quando lo faceva, se non c’era risposta riteneva di non essere amata.

C’è una situazione che critico e che mi soffoca perché non so cosa devo fare?

SONNO (disturbi del):vedi anche Insonnia. I disturbi del sonno riguardano sia la difficoltà di prendere sonno sia la difficoltà di mantenere uno stato di riposo prolungato.

Alcune persone non hanno difficoltà ad addormentarsi ma si svegliano a un’ora precisa o più volte durante la notte, oppure se si svegliano la notte non riescono più a riaddormentarsi.

→ Paura di addormentarsi: può essere legata alla paura dell’ignoto o dell’inspiegabile. Nel bambino, la paura del buio può rappresentare ciò che è sconosciuto e l’insicurezza. Non è saggio forzare un bambino a rimanere al buio se ha paura, è meglio aiutarlo a vivere un buon rapporto con l’oscurità. I bambini piccoli sono molto impressionabili e alcuni lo sono più di altri. Vi sono inoltre frasi pronunciate dai genitori, film o immagini che possono far nascere in loro angosce che si amplificano quando sono soli e possono causare disturbi del sonno. Ci sono però anche bambini che possiedono percezioni extrasensoriali. La vista di determinate forme che non riescono a capire o a spiegare può spaventarli, angosciarli e persino portarli ad avere attacchi epilettici.

Una partecipante a un mio seminario soffriva di insonnia sin dall’infanzia e mi raccontava di aver avuto attacchi epilettici da piccola. Facendole delle domande, mi resi conto che la sua insonnia proveniva dalla paura del buio. Da bambina, aveva visto la sagoma di un uomo davanti alla finestra di camera sua. Aveva avuto l’impressione che volesse dirle qualcosa, ma non riuscendo a capire il senso della visione ne era rimasta molto spaventata. La paura di rivedere quell’uomo la angosciava e le impediva di abbandonarsi al sonno. Finiva così con l’addormentarsi per sfinimento e/o dormire di giorno. Decise di lavorare sul ricordo di quella bimba impaurita e capì di aver avuto, come accade a molti bambini, delle percezioni extrasensoriali. Ed erano proprio quelle a farle paura: era probabile infatti che si fosse trovata a comunicare con un’anima incorporea, verosimilmente una persona di famiglia che era deceduta e voleva trasmettere un’informazione a una persona cara. La donna lo capì, comunicò con quella persona chiedendole di andarsene e smise di avere paura. Dopo questo lavoro, riacquistò un ottimo sonno.

→ Disturbi del sonno legati al jet lag:

È possibile che il mio corpo tenti di riposarsi in un luogo mentre i miei pensieri sono rimasti in un altro?

Per esempio, se sono in viaggio in un certo luogo, penso forse a un essere o a esseri a me cari che si trovano nel luogo che ho lasciato? Questa potrebbe essere la ragione per cui la maggior parte delle persone soffre meno di jet lag al ritorno.

Ho difficoltà a essere totalmente presente dove sono?

Vorrei essere altrove o con un’altra persona?

Ho avuto difficoltà a lasciare un posto per andare in un altro?

→ Svegliarsi a un’ora precisa della notte: nel momento in cui ci si sveglia si può fare attenzione a chi o a cosa si sta pensando. Ci si può inoltre domandare se quell’ora ci ricorda una persona o un momento particolare, per esempio la morte di un famigliare.
Malika si svegliava sempre attorno alle cinque del mattino. Quando le chiesi se quell’ora le ricordava un momento particolare, si rese conto che sua madre era deceduta a quell’ora. Inconsciamente Malika avrebbe voluto tornare indietro, ritrovarsi nel periodo precedente la morte della madre in modo da riuscire a chiederle perdono. Non aveva potuto farlo poiché era morta prima che lei riuscisse a dirle quel che avrebbe voluto. Malika provava ancora sensi di colpa nei suoi confronti. Fu prendendo coscienza di ciò e liberandosi dal senso di colpa che riuscì a ritrovare un buon sonno.

Vorrei tornare indietro per stare ancora con la persona che amavo e che non c’è più?

Svegliarsi a un’ora precisa della notte può anche essere un segno di insicurezza nei confronti della propria relazione affettiva.

Ho bisogno di assicurarmi che la persona che amo è ancora al mio fianco?

→ Sonnolenza diurna con colpi di sonno che sopraggiungono più volte al giorno: vedi Narcolessia.

→ Apnea del sonno: diminuzione o arresto momentaneo del respiro durante il sonno. L’apnea nel sonno può assomigliare all’aritmia e concerne un’emozione inconscia che può essere riattivata attraverso il sogno. L’analisi dei sogni può aiutare a identificare l’emozione.

Faccio dei sogni in cui mi trovo ad aver paura?

SOPRACCIGLIA: le sopracciglia servono a proteggere gli occhi dal sudore che scende dalla fronte. Rappresentano l’energia dei pensieri.

→ Strapparsi le sopracciglia: 

Mi agito quando non capisco oppure quando non so cosa fare?

Ho la sensazione di avere ancora vicino un parente o un professore che nutre nei miei confronti delle aspettative per i risultati che posso ottenere?

Per smettere converrebbe forse ritrovare il bambino che un tempo era in agitazione per rassicurarlo.

SORDITÀ:diminuzione o assenza dell’udito. La sordità deriva molto spesso da un atteggiamento di chiusura verso ciò che non si vuole sentire. È possibile che non si vogliano sentire le critiche, le calunnie, le lamentele, le accuse e così via. Ci si può chiudere per non lasciarsi influenzare o sviare in qualcosa che si è deciso di fare, oppure per proteggersi dalla sofferenza o per non arrabbiarsi con chi esprime frasi colleriche nei nostri confronti. Ci si può chiudere anche per non sentire più la sofferenza di una persona, perché questo suscita in noi un senso di impotenza o di colpa.

Nei confronti di chi o di che cosa mi sono chiuso?

Può darsi che io non voglia sentire le critiche, le lamentele, la discordia, i diverbi, o magari la sofferenza degli altri perché ciò suscita in me un senso di impotenza o di colpa?

È possibile anche che ci si chiuda all’amore per non soffrire più.

Lisette ha iniziato a soffrire di sordità con il suo secondo matrimonio. Aveva atteso quell’uomo per anni, ma meno di un anno dopo l’unione tanto attesa, una sera in cui lui era molto arrabbiato con lei la picchiò. L’anima di Lisette ne rimase segnata in maniera indelebile. In seguito a quel fatto si chiuse a lui, pensando: «Non voglio mai più sentirmi dire ‘ti amo’ se poi mi deve ferire così tanto». Malgrado i rimorsi e le promesse del marito di non picchiarla mai più, lei non gli aprì mai più il suo cuore.

Henri soffre di sordità all’orecchio sinistro. Gli chiedo cosa si rifiuta di sentire. Mi dice che già da neonato soffriva di otiti. Credeva che un neonato fosse incapace di provare collera. Sua madre desiderava tanto una bambina prima che lui nascesse. Quando arrivò lui, rimase delusa e per anni andò ripetendo che avrebbe voluto avere una bambina ma che invece metteva al mondo solo maschi. Ogni volta che la madre ripeteva come le sarebbe piaciuto avere una femmina, in Henri si riaccendeva il senso di colpa di essere vivo. Era questo che non voleva sentire.

C’è poi il caso di sordità di Lizon, che ha sei anni e una sorellina di tre, Sophie. Un pomeriggio d’estate, mentre è seduta a tavola con la madre, sente lo stridio di una frenata seguito dal rumore di uno scontro. La madre guarda dalla finestra e lancia un grido disperato. Sophie era stata investita da un’auto ed era morta sul colpo. La madre era inconsolabile. Quel dolore l’aveva in seguito portata ad avere una depressione dopo l’altra, forse a causa del senso di colpa di non aver sorvegliato la piccola da vicino. Dentro di sé Lizon pensava: «Sarei dovuta morire io, la mamma amava così tanto Sophie». Ogni volta che sente la madre piangere Lizon rivive il senso di colpa di essere viva. E questa è la sofferenza che non vuole più sentire.

Un’anziana signora colpita da sordità diceva: «Ne ho sentite abbastanza».La sua sordità era un modo di chiudersi a quello che le aveva fatto male o che l’aveva delusa. Preferiva non sentire più nulla.

SPALLE: rappresentano la nostra capacità di portare o sostenere dei pesi. Quando abbiamo male alle spalle, dobbiamo individuare cos’è che ci sembra troppo pesante da sostenere. Può darsi che ci si imponga un sovraccarico di lavoro per rispettare le scadenze fissate, o per essere amati e ottenere riconoscimento.

Alcuni hanno registrato nella loro memoria emozionale l’idea che, per essere amati, devono assumersi molte responsabilità. È spesso il caso dei primogeniti. Talvolta siamo portati ad assumerci la responsabilità della felicità altrui e a sentirci così impotenti di fronte alla loro sofferenza da volerli portare sulle nostre spalle.

Una donna di sessant’anni aveva molto male alle spalle. Poiché aveva un seno molto grosso, il medico che la visitò ritenne che dipendesse dal peso di questo che, attraverso le spalline del reggiseno, esercitava una forte pressione. Le suggerì una mammoplastica per ridurne il volume. Uno dei suoi colleghi, che aveva seguito i miei seminari, si offrì di ricevere la paziente alla visita successiva. Quando la accolse, le disse con gentilezza: «Non è che ha troppi pesi sulle spalle in questo momento?» La paziente si mise a piangere. Aveva intuito bene. La donna si occupava della figlia, del genero e dei loro bambini. Attingeva alle sue magre economie per dar da mangiare alla sua piccola famiglia, e non aveva più spazio per se stessa. La situazione era diventata troppo pesante da sopportare, ma non sapeva come uscirne. La soluzione invece era semplice: bastava parlarne con sua figlia e suo genero per trovare una soluzione di comune accordo. Ciò che fece in seguito.

Un dentista (destrimane) aveva molto dolore alla spalla destra. Aveva subito un processo perché era stato accusato da uno dei suoi pazienti di avergli praticato cure non necessarie. Questo gli era costato molto in spese legali e aveva anche rischiato di perdere il diritto di esercitare. Aveva vinto la causa e si era attrezzato con apparecchi all’avanguardia per dimostrare ai pazienti i motivi dei suoi interventi. Tuttavia, le nuove apparecchiature non l’avevano liberato dalla paura che l’episodio potesse ripetersi. Ed era questo ciò che gli pesava così tanto sulle spalle.

Che cosa mi risulta troppo pesante da sostenere?

Mi sto assumendo la responsabilità del successo scolare dei miei figli, del successo della mia azienda o della felicità delle persone che amo?

Ho la sensazione di dovermi assumere troppe responsabilità?

Ritengo di avere delle responsabilità troppo grandi?

→ Bruciatura alla spalla

Sono arrabbiato perché sento che sto sostenendo tutte le cose da solo?

→ Spalle incurvate: 

Ho la sensazione di avere troppi pesi sulle spalle?

Vedo la vita come un fardello pesante da portare?

→ Microcalcificazione della spalla: 

Ho nutrito rabbia o risentimento nei confronti di una persona che non mi ha sostenuto?

SPASMI: vedi Crampi.

SPINA DI LENOIR o CALCANEARE: sperone, escrescenza ossea (visibile con una radiografia) che compare alla base di un osso del tallone chiamato calcagno.

I piedi sono il mezzo per avanzare nella vita. I talloni permettono di trovare l’appoggio.

Questa spina può essere considerata l’equivalente di una radice da affondare nel terreno per trovare un miglior appoggio.

Ho la sensazione di essere sradicato?

Ho paura di perdere le mie radici o di non aver più niente sotto i piedi?

SPLENECTOMIA: vedi Milza.

SPLENOMEGALIA: vedi Milza.

SPONDILOARTRITE ANCHILOSANTE: vedi Artrite delle vertebre alla voce Artrite.

SPUTARE: vedi Espettorazione.

STANCHEZZA: se è causata da un eccesso di attività (andare a letto tardi, lavorare molte ore, fare tanto sport) esprime un bisogno di riposo. Tuttavia, quando non deriva da questi motivi, può essere legata a una mancanza o perdita di motivazione, così come essere un modo per sfuggire a ciò che pesa o fa male. Si vorrebbe dormire e vedere al risveglio che nella propria esistenza tutto è cambiato. È il momento di lanciarsi in una nuova sfida, di darsi un obiettivo da raggiungere, una speranza cui aggrapparsi.

Attualmente pretendo molto dal mio corpo?

Cerco forse, attraverso il lavoro o altre attività, di fuggire da emozioni che preferisco dimenticare?

Che cosa fa sì che io non sia più motivato a fare questo lavoro o a continuare nella direzione che ho preso?

→ Sindrome di fatica cronica: vedi Fibromialgia e Miofascite macrofagica.

Per me vivere equivale forse a fare continuamente sforzi?

STARNUTO: caratterizzato dall’espulsione di aria in seguito a una sensazione di prurito nelle vie nasali. Si può voler espellere della polvere, un odore nocivo o sgradevole, così come può trattarsi di qualcosa che si prova e che non ci piace. Vedi anche Tosse.

Mi ha dato fastidio una sostanza o un odore?

Che cosa provo, che cosa rifiuto?

→ Starnuti in successione: 

Di chi o di quale situazione vorrei sbarazzarmi?

STENOSI DEL PILORO: restringimento dell’orifizio (sfintere) inferiore dello stomaco che impedisce il passaggio del cibo nel duodeno. Nei neonati che ne sono colpiti il muscolo che avvolge l’uscita dello stomaco risulta essere ispessito in maniera anomala, rendendo difficoltoso il passaggio del cibo nel duodeno. Ciò provoca vomiti esplosivi immediatamente dopo la poppata, con costipazioni e perdita di peso del neonato.

In un neonato:

È possibile che il neonato abbia vissuto male la sua venuta al mondo?

Può darsi che al neonato siano state imposte cose che lui non ha ben accettato?

È possibile che il neonato stia rifiutando qualcosa?

In un adulto:si tratta del progressivo restringimento dell’orifizio pilorico.

Qual è la situazione che non riesco a digerire, che mi sta sullo stomaco o che rifiuto?

STERILITÀ: incapacità di concepire figli malgrado organi e gameti (spermatozoi, ovuli) sani. Può essere dovuta a molteplici cause fisiche ma anche a cause psicosomatiche.

L’arrivo di un bambino quali paure può generare in me?

Ho paura di perdere la mia libertà?

Ho paura di perdere la mia bella silhouette?

Ho paura di non avere più la stessa importanza per il mio partner e che il bambino prenda il mio posto? (Questa paura può essere del tutto inconscia e legata alla sensazione di aver perso il nostro posto quando eravamo a nostra volta bambini.)

STERNO: osso piatto e allungato, situato verticalmente al centro della parte anteriore del torace. Assieme alle costole, forma una sorta di scudo per la protezione di organi vitali come il cuore e i polmoni. Sempre assieme alle costole, rappresenta la propria armatura, come ci si impone agli altri, ma anche la protezione che viene data agli altri (coloro che si proteggono, di cui ci si sente responsabili).


→ Dolore allo sterno:

Ho paura di impormi o di occupare troppo spazio?

Ho paura di essere rifiutato dagli altri se affermo troppo me stesso?

→ Dolore allo sterno e alle costole:

Mi sento forse impotente nel dare il mio aiuto a una persona che soffre o a uno dei miei cari?

 Ferirsi allo sterno o fratturarsi lo sterno: 

Mi sono forse sentito colpevole per aver occupato troppo spazio o essermi imposto?

Mi sono forse sentito colpevole per non aver saputo proteggere la persona che amavo?

→ Dolore alla faccia interna (posteriore) dello sterno:

È possibile che mi senta schiacciato da una persona che rappresenta l’autorità?

È possibile che mi senta oppresso dal peso delle difficoltà cui devo far fronte?

→ Tumore allo sterno: il tumore allo sterno colpisce maggiormente gli uomini, poiché è tipicamente maschile il voler proteggere le persone amate. È in questo modo che molti uomini dimostrano il loro amore. Un uomo che ha la sensazione di aver fallito nell’esprimere il proprio amore perché crede di non essere riuscito a proteggere la donna o il bambino che amava può sviluppare questo tumore.

Paolo ha un tumore allo sterno e alle costole. Quando gli faccio domande al riguardo, lui risponde: «Ho passato la vita a voler proteggere tutti!»

È possibile che mi sia sentito svilito perché non sono stato in grado di aiutare abbastanza le persone che mi stavano a cuore (figli, allievi, pazienti, famigliari)?

Ho forse vissuto un profondo senso di svilimento per non essere riuscito a proteggere meglio la persona che amavo?

STIMOLATORE CARDIACO: dispositivo che trasmette al cuore impulsi elettrici che garantiscono la regolarità delle contrazioni. Funziona con un elettrodo fissato nell’area del miocardio da stimolare. Come dice la parola, lo «stimolatore» serve a stimolare il muscolo cardiaco, la cui attività è necessaria per mantenerci in vita.

Mi trovavo alla festa di compleanno di un mio amico e chiacchieravo con un uomo seduto accanto a me. Questi mi confidò che gli avevano impiantato uno stimolatore cardiaco. Un giorno era svenuto a casa del figlio ed era stato ricoverato d’urgenza in ospedale, dove gli avevano riscontrato un’insufficiente attività elettrica del cuore. Per compensare la carenza gli era stato messo il pacemaker. A un certo punto l’uomo mi disse: «Io ho un vantaggio rispetto a lei!» Stupita, continuai ad ascoltarlo: «Il pacemaker è dotato di una pila che ha una durata massima di dieci anni. Al termine di questo periodo, posso non farla sostituire».Sbalordita da quella affermazione, non aggiunsi nulla. Tornando a casa, ho riflettuto su quanto mi aveva detto e ho pensato: Quando si ama la vita, non si fanno discorsi simili. Mi sono dunque chiesta se quell’uomo non avesse perso la motivazione per vivere. Era sempre stato molto attivo e ora che era in pensione forse si chiedeva a cosa serviva la sua vita.

Può darsi che non abbia più grandi motivi per continuare a vivere?

Ho vissuto parecchie delusioni che forse mi hanno tolto la motivazione per continuare a vivere?

STOMACOparte del canale digerente intermedio tra l’esofago e il duodeno. Svolge la funzione della digestione e rappresenta la nostra capacità di accettazione. I problemi allo stomaco riguardano situazioni che non sono state accettate o «digerite». Possono essere idee, alimenti o situazioni che si rifiutano (vomito), che si considerano ingiuste e che fanno male (dolori) o che ci fanno provare rabbia (bruciori). Può trattarsi di un dispiacere che ci è rimasto dentro, di una mancanza di gioia dovuta a una situazione che si considera ingiusta (emorragia gastrica), di una perdita del desiderio di vivere legata a un sentimento di ingiustizia, o di colpa per aver creato una situazione ingiusta.

→ Acidità gastrica: 

Che cosa mi preoccupa o mi inquieta?

Di cosa ho paura?

→ Dolori allo stomaco: 

Qual è la situazione che non riesco a digerire?

Gastrite: infiammazione della mucosa dello stomaco che può essere di breve durata o cronica.

 Gastrite acuta di breve durata: 

Ho vissuto una situazione che considero ingiusta o assolutamente inaccettabile?

→ Gastrite cronica: 

Che cosa mi è rimasto sullo stomaco?

Nel caso della gastrite cronica si trovano spesso emozioni legate a situazioni di eredità, in cui la persona non ha digerito il modo in cui i beni sono stati divisi.

 Aerofagia: letteralmente «mangiare l’aria» o inghiottire aria mangiando. Certe bibite gassate possono esserne la causa, ma anche la paura e l’ansia possono contribuire.

In passato, ogni volta che dovevo tenere una conferenza, prima di iniziare ero sempre alle prese con quella che chiamavo aria nello stomaco. Si trattava invece di aerofagia, visto che non mangiavo mai prima di una conferenza, e quindi non poteva essere causata da processi di fermentazione. Per fortuna il disturbo spariva non appena sentivo che il pubblico accoglieva con favore i miei argomenti. Non ho mai avuto invece questo problema durante i seminari. La mia paura era più legata a un grande pubblico, senza dubbio in un’equazione del tipo: grande pubblico = pericolo. Cercai allora ciò che mi inquietava e mi resi conto che temevo di non essere capita o che le mie argometazioni fossero male interpretate, mentre durante i seminari avevo il tempo di spiegare bene ciò che intendevo dire.

Che cosa mi fa paura o mi causa apprensione?

→ Ulcera allo stomaco: ulcera della mucosa gastrica. Proviene da una situazione che non è stata accettata o digerita. La rabbia che ha causato ci è rimasta sullo stomaco, creando dei bruciori che progressivamente ne hanno ulcerato la mucosa. Può trattarsi di un’azione di uno dei nostri cari che riteniamo imperdonabile o di una decisione che abbiamo subito e che abbiamo trovato ingiusta o inaccettabile.

Cos’è che non ho ancora accettato o digerito?

→ Cancro o tumore dello stomaco: colpisce in modo particolare le persone che vivono quotidianamente una situazione di impoten